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Le 10 notizie più importanti (e verificate) contenute negli Epstein Files
Gli Epstein Files non sono una semplice raccolta di atti giudiziari su abusi sessuali e tratta di minori, ma un archivio che attraversa una ragnatela complessa di relazioni tra finanza, politica, e intelligence. Milioni di documenti restituiscono il profilo di Jeffrey Epstein non come figura isolata, ma come facilitatore e nodo di connessione di un ecosistema di potere globale. Per oltre trent’anni, questa rete ha operato grazie a protezioni giudiziarie, omissioni investigative e silenzi istituzionali. Le desecretazioni del 2025 e, soprattutto, il rilascio del 30 gennaio 2026 hanno prodotto effetti concreti, travolgendo figure ritenute intoccabili e mostrando come il sistema sacrifichi alcune pedine per preservare la propria struttura. Molto è stato detto, scritto e speculato sul materiale emerso: quelle che seguono sono le dieci notizie più rilevanti e verificate, che emergono dal corpus documentale e che si trovano ampiamente analizzate in Epstein Files. I documenti verificati che fanno tremare le élite occidentali. 1. LA PRESENZA DI CONTENUTI VIOLENTI L’imprenditore emiratino Sultan Ahmed bin Sulayem Il 30 gennaio 2026 il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha ammesso ufficialmente di aver escluso dai documenti pubblicati immagini e video che mostrano morte, violenze, abusi sessuali sui bambini e pornografia. Nella stessa occasione ha riconosciuto di detenere ancora oltre due milioni di file “in fase di revisione”. L’ammissione implica l’esistenza di materiale ben più compromettente rispetto a quello reso pubblico. Tra i documenti pubblicati figurano e-mail che attestano lo scambio di video di torture tra Epstein e l’imprenditore emiratino Sultan Ahmed bin Sulayem, che si è dimesso dai vertici di DP World dopo le polemiche. Il rilascio appare dunque parziale e fortemente selettivo. 2. I DOCUMENTI FBI CITANO L’IPOTESI DI LEGAMI CON L’INTELLIGENCE ISRAELIANA L’ex Premier israeliano Ehud Barak Un memorandum dell’FBI (FD-1023) riporta la testimonianza di una fonte confidenziale secondo cui Epstein avrebbe operato per l’intelligence israeliana, il Mossad. Non si tratta di una prova giudiziaria, ma l’informazione è agli atti. I files mostrano, inoltre, rapporti stretti e duraturi con l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak e con Yehoshua “Yoni” Koren, alto ufficiale dell’intelligence militare israeliana (AMAN) e suo collaboratore diretto, che ha soggiornato per settimane nell’appartamento di Epstein a Manhattan, in almeno tre occasioni tra il 2013 e la fine del 2015. * 3. DONAZIONI E FLUSSI FINANZIARI VERSO NODI CENTRALI DELL’ECOSISTEMA ISRAELIANO La documentazione fiscale contenuta negli Epstein Files mostra donazioni e trasferimenti economici verso fondazioni e soggetti collegati all’ecosistema istituzionale israeliano. Epstein avrebbe finanziato sia il gruppo Friends of Israel Defense Forces (FIDF) sia il Jewish National Fund (JNF), coinvolto nella gestione dei terreni e nella costruzione di insediamenti, inclusi quelli in Cisgiordania. 4. I LEGAMI CON L’ALTA FINANZA GLOBALE Gli Epstein Files ricostruiscono una rete di rapporti con il mondo della grande finanza internazionale. Tra i contatti figurano esponenti di famiglie storiche e dirigenti apicali di importanti istituzioni bancarie, in particolare il gruppo Rotschild. In una mail del 28 febbraio 2026, Epstein scriveva a Peter Thiel vantandosi di essere l’intermediario della famiglia Rothschild: «Come probabilmente sai, rappresento i Rothschild». Un documento del 5 ottobre 2015 indica che la sua società offshore, la Southern Trust Company Inc., aveva siglato un accordo da 25 milioni di dollari con il gruppo Rothschild per servizi di analisi del rischio e algoritmi finanziari. Significativo è anche il caso di Kathy Ruemmler, responsabile legale di Goldman Sachs ed ex consigliera della Casa Bianca, che si è dimessa dopo la pubblicazione delle e-mail che evidenziavano uno stretto rapporto con Epstein, da lei descritto come una figura di riferimento personale. 5. LE CONNESSIONI CON IL WORLD ECONOMIC FORUM L’ex Ministro degli Esteri norvegese Børge Brende Sono documentati i rapporti di Epstein con figure legate al World Economic Forum, tra cui il CEO Børge Brende e l’intermediario Olivier Colom, di cui sono agli atti mail disturbanti in cui si paragonano le donne a “gamberetti”. Le carte indicano che Brende ha partecipato ad almeno tre cene di lavoro con Epstein tra il 2018 e il 2019 e che vi sono stati numerosi scambi di e-mail, foto e messaggi SMS tra i due. In un’e-mail del 16 settembre 2018, Epstein avanzava delle proposte sul futuro del World Economic Forum (WEF): «Davos può davvero sostituire l’ONU». 6. I PROGETTI CON STEVE BANNON PER FINANZIARE LA DESTRA SOVRANISTA EUROPEA Dai documenti emerge il tenativo di Epstein di collaborare con Steve Bannon per sostenere finanziariamente i movimenti e i partiti della destra sovranista europea Dai documenti emerge il tentativo di Epstein di collaborare con Steve Bannon per sostenere finanziariamente movimenti e partiti della destra sovranista europea, soprattutto tra il 2018 e il 2019, nel periodo in cui l’ex stratega di Donald Trump cercava risorse, contatti e sponde per iniziative politiche in Europa. I files mostrano discussioni, ipotesi operative e canali di finanziamento transnazionali, anche se molti progetti non si sono concretizzati. Bannon chiese aiuto, nel 2018, per contatti in Europa: «Conosci qualcuno in Europa che voglia controllare il Parlamento europeo e con esso l’UE?», mentre il 5 marzo 2019 scrisse di essere «concentrato sulla raccolta di fondi per Le Pen e Salvini, in modo che possano effettivamente presentare liste complete». 7. EPSTEIN COME FACILITATORE DI RELAZIONI DIPLOMATICHE MULTILATERALI L’ambasciatrice norvegese Mona Juul Gli Epstein Files delineano un quadro di relazioni e mediazioni internazionali che coinvolgono figure come l’ambasciatrice norvegese Mona Juul e l’ex primo ministro Thorbjørn Jagland. Epstein, modificò il testamento due giorni prima della morte, destinando 10 milioni di dollari  ai due figli di Juul. A questo si aggiungono legami finanziari opachi, soprattutto tramite il marito Terje Rød-Larsen (ex alto funzionario ONU, dimessosi nel 2020 proprio per legami con Epstein), che in passato ammise prestiti e donazioni da Epstein al suo International Peace Institute. 8. I TENTATIVI DOCUMENTATI, MA FALLITI, DI INCONTRARE PUTIN Le e-mail private di Epstein, soprattutto tra il 2010 e il 2018, rivelano una sequenza ripetuta di tentativi falliti di avvicinamento al Cremlino. Il finanziere appare ossessionato dall’idea di incontrare Vladimir Putin, percepito come un interlocutore strategico su investimenti, economia e potere globale. Un ruolo centrale in questi tentativi è attribuito all’ex primo ministro norvegese Thorbjørn Jagland, all’epoca figura influente nei circuiti diplomatici europei. I tentativi non hanno avuto successo, ma la loro esistenza è indicativa dell’ambizione geopolitica del network in cui Epstein si muoveva. 9. I CONTATTI CON GATES E JP MORGAN SUI PROGETTI DI “PREVISIONE” DELLE PANDEMIE Tra il 2015 e il 2017, anni che precedono l’esplosione della crisi da Covid-19, compaiono scambi di mail che chiamano in causa Bill Gates e ambienti riconducibili a Epstein e a JPMorgan Chase, in un perimetro di discussione che ruota attorno alla “preparazione alle pandemie”, alle simulazioni di ceppi patogeni e alla costruzione di infrastrutture – anche finanziarie e tecnologiche – per la gestione delle emergenze sanitarie. I documenti mostrano come, ben prima del 2020, una parte dell’élite economica stesse ragionando su scenari pandemici anche in termini di “opportunità” di intervento, investimento e governance. 10. IL FINANZIAMENTO DI PROGETTI DI CLONAZIONE UMANA ED EDITING GENETICO Il ranch di Epstein nel Nuovo Messico Infine, gli Epstein Files documentano il sostegno economico di Epstein a progetti di ricerca avanzata nel campo della clonazione umana e dell’editing genetico. A partire dai primi anni 2000, in diverse occasioni, il finanziere di Brooklyn confidò a scienziati e uomini d’affari le sue ambizioni di utilizzare il suo Zorro Ranch, nel Nuovo Messico, come laboratorio in cui alcune donne selezionate sarebbero state inseminate con il suo sperma e avrebbero dato alla luce i “suoi” bambini. Documenti pubblicati rivelano che Epstein stava finanziando un progetto di Bryan Bishop volto a progettare «la nascita di un bambino umano su misura, e possibilmente di un clone umano, entro 5 anni». Epstein appare coinvolto personalmente anche nella sperimentazione di tecniche di editing genetico, tramite il cosiddetto “Venus Project”, del dottor Joseph Thakuria, all’epoca medico e ricercatore affiliato al Massachusetts General Hospital (MGH) e collaboratore del Personal Genome Project della Harvard Medical School. L'Indipendente
February 22, 2026
Pressenza
“Intrappolati” e “manipolati”: dichiarazione ufficiale di Valéria Chomsky su Jeffrey Epstein
Riportiamo di seguito la traduzione della dichiarazione ufficiale di Valèria Chomsky, moglie del grande linguista e sociologo statunitense, in seguito alle rivelazioni degli Epstein Files che vedrebbero Noam Chomsky legato al magnate statunitense, nonchè punto di riferimento della “massoneria pedofila”, Jeffrey Epstein.  Come molti sapranno, mio marito, Noam Chomsky, che ora ha 97 anni, sta affrontando gravi problemi di salute dopo aver subito un ictus devastante nel giugno 2023. Attualmente, Noam è sottoposto a cure mediche 24 ore su 24, 7 giorni su 7 ed è completamente incapace di parlare o di partecipare al dibattito pubblico. Da quando è iniziata questa crisi sanitaria, mi sono dedicato interamente al trattamento e alla guarigione di Noam, unico responsabile di lui e delle sue cure mediche. Io e Noam non abbiamo alcun tipo di supporto per le pubbliche relazioni. Per questo motivo, solo ora ho potuto affrontare la questione dei nostri contatti con Jeffrey Epstein. Noam e io abbiamo sentito un profondo peso riguardo alle questioni irrisolte che circondano le nostre passate interazioni con Epstein. Non vogliamo lasciare questo capitolo avvolto nell’ambiguità. Nel corso della sua vita, Noam ha insistito sul fatto che gli intellettuali hanno la responsabilità di dire la verità e smascherare le bugie, soprattutto quando queste verità risultano scomode per loro stessi. Come è noto, una delle caratteristiche di Noam è quella di credere nella buona fede delle persone. La natura eccessivamente fiduciosa di Noam, in questo caso specifico, ha portato a gravi errori di giudizio da parte di entrambi. Sono state giustamente sollevate delle domande sugli incontri di Noam con Epstein e sull’assistenza amministrativa fornita dal suo ufficio in merito a una questione finanziaria privata, che non aveva assolutamente nulla a che fare con la condotta criminale di Epstein. Noam e io abbiamo conosciuto Epstein nello stesso periodo, durante uno degli eventi professionali di Noam nel 2015, quando la condanna di Epstein del 2008 nello Stato della Florida era nota a pochissime persone, mentre la maggior parte del pubblico – compresi Noam e io – ne era all’oscuro. La situazione è cambiata solo dopo l’articolo del Miami Herald del novembre 2018. Quando ci presentarono Epstein, si presentò come un filantropo della scienza e un esperto di finanza. Presentandosi in questo modo, Epstein catturò l’attenzione di Noam e iniziarono a scriversi. Senza saperlo, aprimmo la porta a un cavallo di Troia. Epstein ha iniziato a circondare Noam, inviandogli doni e creando opportunità di discussioni interessanti in ambiti su cui Noam ha lavorato intensamente. Ci dispiace non aver percepito questa come una strategia per intrappolarci e cercare di indebolire le cause che Noam sostiene. Una volta abbiamo pranzato al ranch di Epstein, in occasione di un evento professionale; abbiamo partecipato a cene nella sua casa a Manhattan e abbiamo soggiornato alcune volte in un appartamento che ci aveva offerto durante le nostre visite a New York. Un pomeriggio abbiamo anche visitato l’appartamento di Epstein a Parigi, in occasione di un viaggio di lavoro. In tutti i casi, queste visite erano legate agli impegni professionali di Noam. Non siamo mai andati sulla sua isola né abbiamo saputo nulla di ciò che vi accadeva. Abbiamo partecipato a incontri sociali, pranzi e cene in cui era presente Epstein e in cui si discuteva di questioni accademiche. Non abbiamo mai assistito a comportamenti inappropriati, criminali o riprovevoli da parte di Epstein o di altri. In nessun momento abbiamo visto bambini o minorenni presenti. Epstein propose incontri tra Noam e personalità che lo interessavano, date le loro diverse prospettive su temi legati al suo lavoro e al suo pensiero. Fu in questo contesto accademico che Noam scrisse una lettera di raccomandazione. L’email di Noam a Epstein, in cui quest’ultimo chiedeva consiglio sulla stampa, va letta nel suo contesto. Epstein aveva affermato a Noam di essere stato ingiustamente perseguitato, e Noam parlava della sua esperienza personale nelle controversie politiche con i media. Epstein aveva creato una narrazione manipolativa sul suo caso, a cui Noam, in buona fede, credeva. Ora è chiaro che tutto era orchestrato, avendo come almeno una delle intenzioni di Epstein quella di cercare di far sì che qualcuno come Noam riparasse la reputazione di Epstein per associazione. Le critiche di Noam non sono mai state rivolte al movimento femminista; al contrario, ha sempre sostenuto l’uguaglianza di genere e i diritti delle donne. Quello che è successo è che Epstein ha approfittato delle critiche pubbliche di Noam verso quella che è diventata nota come “cultura della cancellazione” per presentarsi come una vittima di essa. Solo dopo il secondo arresto di Epstein, nel [luglio] 2019, abbiamo appreso la piena portata e gravità di quelle che all’epoca erano accuse – e ora sono confermate – di crimini efferati contro donne e bambini. Siamo stati negligenti nel non aver indagato a fondo sul suo passato. È stato un grave errore e, per questo errore di giudizio, mi scuso a nome di entrambi. Noam mi aveva confidato, prima del suo ictus, di provare gli stessi sentimenti. Nel 2023, la risposta pubblica iniziale di Noam alle richieste di informazioni su Epstein non ha riconosciuto adeguatamente la gravità dei crimini di Epstein e il dolore persistente delle sue vittime, principalmente perché Noam dava per scontato di condannare tali crimini. Tuttavia, una posizione ferma ed esplicita su tali questioni è sempre necessaria. È stato profondamente sconvolgente per entrambi renderci conto di aver avuto a che fare con qualcuno che si presentava come un amico disponibile, ma che in realtà conduceva una vita nascosta fatta di atti criminali, disumani e perversi. Siamo rimasti scioccati da quando è stata rivelata la portata dei suoi crimini. Per chiarire l’assegno: Epstein chiese a Noam di elaborare una sfida linguistica che Epstein desiderava istituire come premio fisso. Noam ci lavorò ed Epstein inviò un assegno di 20.000 dollari come pagamento. L’ufficio di Epstein mi contattò per organizzare l’invio dell’assegno al nostro indirizzo di casa. Per quanto riguarda il trasferimento segnalato di circa 270.000 dollari, devo chiarire che si trattava interamente di fondi propri di Noam. All’epoca, Noam aveva individuato delle incongruenze nelle sue risorse pensionistiche che minacciavano la sua indipendenza economica e gli causavano grande disagio. Epstein offrì assistenza tecnica per risolvere questa specifica situazione. In questa vicenda, Epstein agì di conseguenza, recuperando i fondi per Noam, in una dimostrazione di aiuto e molto probabilmente come parte di una macchinazione per ottenere un maggiore accesso a Noam. Epstein agì esclusivamente come consulente finanziario per questa specifica questione. Per quanto ne so, Epstein non ha mai avuto accesso ai nostri conti bancari o di investimento. È anche importante chiarire che Noam e io non abbiamo mai avuto alcun investimento con Epstein o con il suo ufficio, né individualmente né come coppia. Spero che questo chiarisca e spieghi retrospettivamente le interazioni di Noam Chomsky con Epstein. Noam e io riconosciamo la gravità dei crimini di Jeffrey Epstein e la profonda sofferenza delle sue vittime. Nulla in questa dichiarazione intende minimizzare tale sofferenza ed esprimiamo la nostra incondizionata solidarietà alle vittime. Lorenzo Poli
February 16, 2026
Pressenza
Epstein files: quando alle Marche piacevano gli sceicchi
In una email recentemente pubblicata che è stata inviata da un anonimo (in quanto oscurato) personaggio a Jeffrey Epstein si fa esplicito riferimento a circostanze avvenute nel 2012 nelle Marche. Questa rivelazione riporta la regione di nuovo in primo piano sulla scena nazionale proprio nei giorni in cui in Italia si parla molto delle relazioni intercorse tra personalità politiche italiane ed il finanziere americano pedofilo. L’email si riferisce ad un contesto relativo ad un importante evento pubblico promosso dalla Regione Marche nell’estate di quasi 14 anni fa, quando lo slogan “Marche l’Italia in una regione” trainava la campagna di promozione turistica istituzionale della Regione governata dal presidente Gian Mario Spacca, per dieci anni a guida di una giunta di centrosinistra a trazione PD. Ispirato al Viaggio in Italia di Guido Piovene, quello slogan esprimeva il concetto che le Marche sono una terra che, in pochi chilometri, offre una sintesi di mare, collina e montagna e un pregevole patrimonio storico ed artistico. Ma la regione che diede i natali a Giacomo Leopardi è anche una realtà in cui, nonostante neanche un milione e mezzo di abitanti e la proverbiale tranquillità, non mancano ‘sorprese’ che improvvisamente la lanciano nel panorama nazionale o internazionale. Come, solo per fare un esempio recente, dell’anno scorso, il caso dei militari IDF nelle Marche per un vacanza ‘rigenerante’. Questo inizio del 2026 porta alla ribalta la recente rivelazione di una email tra il finanziere Epstein, ufficialmente suicidatosi in carcere nel 2019, e un misterioso personaggio che gli racconta della sua partecipazione nel giugno del 2012 ad una gara di equitazione nelle Marche. La pubblicazione di uno degli Epstein files ci riporta indietro nel tempo ad una manifestazione che si svolse per tre anni, dal 2012 al 2014, sulle spiagge e sulle pendici del Monte Conero. Un evento sportivo voluto proprio dal presidente fabrianese Gian Mario Spacca, il Marche Endurance Lifestyle era una manifestazione internazionale di endurance equestre, tenutasi sulla Riviera del Conero, focalizzata nella maratona a cavallo, anche definita “sport degli sceicchi”. Si trattava di una serie di gare di equitazione su lunghe distanze (tra 20 e 160 km), dove cavallo e cavaliere affrontano percorsi naturali, con priorità assoluta al benessere animale, controllato da veterinari. L’evento fortemente sostenuto dalla Regione, aveva l’obiettivo di coniugare la competizione sportiva con la promozione del turismo, della cultura e del territorio marchigiano. E nei tre anni in cui si svolse per la sua organizzazione furono investiti molti soldi pubblici: spulciando tra i decreti dirigenziali della Regione è possibile risalire a spese che superano il mezzo milione di euro per ognuna delle sue tre edizioni. A beneficiarne fu principalmente la Sistema Eventi di Perugia, agenzia specializzata in marketing, comunicazione e organizzazione di eventi, con un focus internazionale sull’endurance equestre dal 2007, che per conto della Giunta Regionale, organizzò l’evento. Il suo fondatore e CEO, Gianluca Laliscia, era un campione mondiale di endurance dalla stampa locale definito ‘rappresentante per Italia’ dello sceicco Mohammed Bin Rashid Al Maktoum. Protagonisti del Marche Endurance Lifestyle infatti erano proprio gli sceicchi degli Emirati Arabi Uniti, i cui cavalli personali furono fatti atterrare con un volo speciale all’aeroporto di Ancona. Si può dire che l’evento fu pensato proprio per i leader dello Stato arabico, nell’ottica di avviare delle relazioni economiche e commerciali tra le Marche e la monarchia assoluta della penisola arabica. Una realtà però, dietro il fascino della città finta di Dubai, di cui Amnesty International denuncia una spietata repressione del dissenso, caratterizzata da processi di massa iniqui, sparizioni forzate, tortura e severe restrizioni alla libertà di espressione, persecuzione delle persone LGTB+. Nonostante l’immagine ‘glamour’, e l’aver ospitato eventi come la COP28, le autorità emiratine continuano a imprigionare attivisti, difensori dei diritti umani e prigionieri di coscienza, utilizzando leggi antiterrorismo e reati informatici per soffocare ogni forma di critica. A detta degli allora vertici istituzionali della Regione, il ritorno economico per il territorio fu significativo, con un giro d’affari stimato sui 6,8 milioni di euro. Tra il 14 e il 17 giugno 2012, protagonisti del Marche Endurance Lifestyle furono il primo ministro e vice presidente degli EAU, Sua Altezza lo sceicco Mohammed Bin Rashid Al Maktoum (che vinse la gara delle 100 miglia) e i suoi figli Hamdan bin Mohammed Al Maktoum e Majid bin Mohammed Al Maktoum (secondo e terzo posto nel 2012, ma vinsero poi le edizioni del 2013 e 2014), e il ministro dell’economia emiratina Sultan Bin Saeed al Mansouri. L’anonimo personaggio che il 17 giugno 2012 scrive l’email ad Epstein riferisce di aver preso parte alla gara delle 100 miglia con Sheikh Hamdan, uno dei figli del primo ministro di Dubai. Poi i legami con le Marche di questi personaggi sono rimasti solidi nel tempo. L’allora ministro dell’economia Sultan Bin Saeed al Mansouri fa tutt’ora parte del Comitato Scientifico, presieduto da Enrico Letta, della Fondazione Aristide Merloni di Fabriano. Un organismo eterogeneo, in cui figurano personalità quali Romano Prodi, il dirigente istituzionale del Partito Comunista Cinese – Chen Zhimin, l’ex vicepresidente della Commissione Europea – Joaquin Almunia,… e di cui fino a non molto tempo fa era vicepresidente Gian Mario Spacca, nel 2012 presidente della Regione Marche. Ancor oggi la Regione governata da Fratelli d’Italia, con Francesco Acquaroli al secondo mandato, ha grata memoria del Marche Lifestyle Endurance, tanto da evocarlo nella rivista istituzionale a dieci anni di distanza dal 2012. Nel frattempo, l’ex presidente Gian Mario Spacca dal PD è confluito in Base Popolare, il partitino moderato dell’ex ministro Gaetano Quagliarello, una formazione politica che alle elezioni regionali del settembre 2025 ha sostenuto, con candidati inseriti nella lista di Forza Italia, il presidente rieletto della destra Acquaroli. * Epstein files, una gara di equitazione del 2012 ad Ancona citata in una mail al finanziere pedofilo / TGR Marche – 06.02.2026 Leonardo Animali
February 10, 2026
Pressenza
Lotta contro le fake news, il Dalai Lama non ha mai incontrato Epstein
Mesi dopo l’approvazione da parte del Congresso degli Stati Uniti del bipartisan “Epstein Files Transparency Act” nel novembre 2025, il Dipartimento di Giustizia (DOJ) ha pubblicato oltre 3 milioni di pagine di documenti, tra cui 2.000 video e 180.000 immagini. Questa rivelazione senza precedenti offre uno sguardo agghiacciante sulle attività di Jeffrey Epstein e sulla vasta portata del suo social network di alto profilo. I documenti rivelano un’inquietante vicinanza tra Epstein e alcune delle figure più influenti al mondo. Una ricerca condotta dall’AFP nei documenti ha rilevato che il nome del Dalai Lama è stato menzionato 154 volte, senza alcun riferimento a un suo incontro o a una sua interazione con Epstein. Anadolu Agency, ad esempio, riporta che il leader tibetano compare “decine di volte” e cita email del 2012 in cui si legge, tra l’altro, “I’m working on the Dalai Lama for dinner” [“Sto lavorando per avere il Dalai Lama a cena”] e “He can get us the Dalai Lama” [“Può procurarci il Dalai Lama”]. Giovedì, l’emittente televisiva statale China Global Television Network (CGTN) ha riferito che il termine “Dalai Lama” è apparso almeno 169 volte negli Epstein Files e ha menzionato un’e-mail in cui un mittente sconosciuto diceva a Epstein che stava pensando di andare a un evento a cui avrebbe dovuto partecipare il Dalai Lama. L’email menzionata da CGTN e visionata dall’AFP è stata inviata da una persona il cui nome è stato censurato, in cui scrive a Epstein: “Riguardo all’evento, ti ho detto quasi un mese fa sull’isola che il Dalai Lama sarebbe arrivato e che volevo andare lì per incontrarlo. Ma posso saltare questo evento se hai bisogno del mio aiuto oggi”. La persona scrive in una e-mail successiva: “…ora vado all’evento con il Dalai Lama”. Nelle e-mail non si fa alcun accenno al fatto che la persona abbia effettivamente incontrato o visto il Dalai Lama, che nel corso degli anni ha fatto numerose apparizioni pubbliche in tutto il mondo. La semplice menzione del nome di qualcuno nei documenti di Epstein non implica di per sé alcuna illecito da parte di quella persona. L’AFP non ha individuato alcun riferimento o suggerimento a un incontro tra il Dalai Lama ed Epstein. La Dichiarazione dell’Ufficio di Sua Santità il Dalai Lama – redatta l’8 febbraio 2026 – respinge le accuse distorte in relazione ai Epstein Files: “Alcuni recenti resoconti dei media e post sui social media riguardanti i “dossier Epstein” tentano di collegare Sua Santità il Dalai Lama a Jeffrey Epstein. Possiamo confermare inequivocabilmente che Sua Santità non ha mai incontrato Jeffrey Epstein né ha autorizzato alcun incontro o interazione con lui da parte di nessuno per conto di Sua Santità.” Si informa dunque che, a differenza di quello che vorrebbero i detrattori, non vi è nessuna presunta crisi dell’autorità morale di Sua Santità il Dalai Lama. Il novantenne premio Nobel per la Pace fuggì dalla capitale tibetana Lhasa all’età di 23 anni, temendo per la sua vita dopo che le truppe cinesi avevano represso una rivolta nel 1959, in seguito all’annessione del Tibet nel 1951 da parte di Mao Zedong. Ora vive in esilio nella città di Dharamsala, nell’India settentrionale, e guida una campagna per una maggiore autonomia dei tibetani, condannata dalla Cina, che definisce il leader spirituale un ribelle e un separatista. Ricordiamo invece che Epstein, tra i personaggi più oscuri del capitalismo globale, è stato condannato nel 2008 per aver indotto una minorenne alla prostituzione e morì suicida nel 2019 mentre era in prigione, accusato di traffico sessuale. Diversi personaggi pubblici di alto profilo sono stati coinvolti nell’ultima pubblicazione negli Stati Uniti di documenti collegati al finanziere: alcuni si sono dimessi dai loro incarichi e sono stati sottoposti a inchieste ufficiali e interrogatori pubblici.   Fonti: > The Epstein Files: Fact-Checking the Disinformation Against the Dalai Lama > Dalai Lama never met Epstein, Tibetan spiritual leader’s office says https://savetibet.org/statement-of-the-office-of-his-holiness-the-dalai-lama-on-epstein-files/ https://savetibet.org/wp-content/uploads/2026/02/20260209-hhdl-epstein-1.pdf Lorenzo Poli
February 10, 2026
Pressenza
Epstein Files. O dell’irriformabilità del maschio cishet (e dell’Occidente) – di Maddalena Fragnito
Quello che emerge dai cosiddetti Epstein Files — torture, abusi, stupri, sparizioni sospette e possibili omicidi di ragazze, traffico di bambini e bambine, impunità e insabbiamenti bipartisan — non è una sequenza di crimini eccezionali né l’ennesima prova della degenerazione delle élite. È un punto di condensazione oltre il quale diventa difficile continuare a [...]
February 9, 2026
Effimera
Venezuela, svelati legami tra cugino del golpista Leopoldo López e Jeffrey Epstein
Thor Halvorssen , cugino   del  leader dell’estrema destra venezuelana  Leopoldo López,   è stato implicato nel traffico sessuale di  minori, come è stato menzionato nelle  più recenti  fughe di notizie riguardanti il caso Jeffrey Epstein . La presenza di Halvorssen nel fascicolo del caso Epstein ha generato una serie di reazioni sui social media , che hanno messo in dubbio l’entità dei suoi legami internazionali con l’estrema destra venezuelana associata a settori estremisti in Venezuela. La notizia assume un significato ancora più profondo se si considera il background politico e familiare di Halvorssen . Suo cugino,  Leopoldo López, e il MCM  furono i principali promotori del  tentativo di colpo di Stato noto come “La Salida” nel 2014 .   Quel movimento diede origine a una spirale di violenza che causò la morte di cittadini , centinaia di feriti e milioni di danni materiali alle infrastrutture pubbliche del Paese. La scoperta del nome di Halvorssen nei file della rete di Epstein apre un nuovo capitolo di interrogativi  sull’integrità  di coloro che gestiscono reti internazionali a sostegno dell’opposizione estremista. Secondo gli analisti, questo legame non solo ha un impatto sulla sua reputazione individuale ,  ma  getta anche un’ombra sull’ambiente politico  che ha sostenuto e finanziato le sue attività negli ultimi dieci anni.   L’esame del caso del miliardario pedofilo Jeffrey Epstein si è concluso domenica, dopo che è stata resa pubblica una serie finale di documenti sull’indagine , ha annunciato il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Todd Blanche, procuratore generale aggiunto, ha dichiarato in un’intervista ad ABC News che la revisione del caso di traffico sessuale contro Epstein e la sua complice Ghislaine Maxwell “è conclusa ” . Resumen Latinoamericano
February 4, 2026
Pressenza
Stati Uniti, Epstein Files dimostrano che Jeffrey Epstein collaborava con il Mossad israeliano.
Documenti appena pubblicati tratti dagli archivi di Epstein dimostrano che Trump è stato “compromesso da Israele”, che il pedofilo condannato Jeffrey Epstein era un “agente cooptato del Mossad” e che l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak ha chiesto l’aiuto di Epstein per ottenere un’intervista con Trump per i media israeliani. I documenti di Epstein dimostrano che Jeffrey Epstein lavorava con il Mossad israeliano. Washington (QNN) – Documenti appena pubblicati tratti dai file di Epstein dimostrano che Trump è stato “compromesso da Israele”, che il pedofilo condannato Jeffrey Epstein era un “agente cooptato del Mossad” e che l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak ha chiesto l’aiuto di Epstein per ottenere un’intervista con Trump per i media israeliani. Ha lavorato con il Mossad Un promemoria declassificato dell’FBI tratto dai file di Epstein, pubblicato venerdì, scritto nel 2020 e basato su informazioni provenienti da una fonte umana confidenziale (CHS), dimostra che Epstein ha collaborato con i servizi segreti statunitensi e israeliani. “La CHS si convinse che Epstein fosse un agente cooptato del Mossad”, citando precedenti rapporti dell’FBI. “Epstein era vicino all’ex primo ministro israeliano Ehud Barak e fu addestrato come spia sotto il suo comando”, aggiunge il promemoria. Epstein e Barak hanno mantenuto un rapporto durato un decennio. Barak, che all’inizio della sua carriera era anche un alto funzionario dell’intelligence militare israeliana, ha visitato la residenza newyorkese di Epstein più di 30 volte tra il 2013 e il 2017. In uno scambio di email, Epstein scrisse a Barak: “Dovresti chiarire che non lavoro per il Mossad. :)” Barak rispose: “Tu o io?” Epstein rispose: “Non io :)”. Il documento collega tali accuse all’accordo di patteggiamento stipulato da Epstein nel 2008 e descrive una conversazione tra il suo avvocato, l’accademico filo-israeliano Alan Derschowitz, e l’allora procuratore federale Alex Acosta, a cui fu detto che Epstein “apparteneva all’intelligence”. I documenti dell’FBI rivelano che, secondo CHS, lo stesso Derschowitz “era stato cooptato dal Mossad e ne aveva sottoscritto la missione”. Un’e-mail del 7 settembre 2016 rivela inoltre che Barak inviò informazioni a Epstein mentre Trump e Hillary Clinton erano in competizione per la presidenza degli Stati Uniti. Nell’e-mail, Barak ha fatto notare che il canale di notizie israeliano Channel 2 aveva organizzato un’intervista esclusiva con Clinton e aveva chiesto a Epstein di valutare l’interesse di Trump nel rilasciare un’intervista simile al suo rivale Channel 10, che, a suo dire, avrebbe attirato “una grande percentuale di israeliani e la maggioranza dei cittadini americani in Israele”. Barak scrisse anche che Channel 10 era disposto a inviare negli Stati Uniti “la sua conduttrice principale, una donna bionda, talentuosa e positiva”.     Chabad “CHS ha riferito che Chabad sta facendo tutto il possibile per cooptare la presidenza di Trump”, si legge nel promemoria in merito al suo primo mandato. Chabad-Lubavitch, una setta religiosa ebraica fondata in Russia, conta circa 90.000 membri. La sua ideologia messianica e ultraortodossa è stata ripetutamente associata alle politiche coloniali intransigenti in Palestina. Il promemoria cita anche Berel Lazar, membro del Chabad ed ex rabbino capo della Russia, che lo descrive come uno stretto consigliere del presidente russo Vladimir Putin. Chabad è essenzialmente un ebraismo sancito dallo Stato. Putin lo usa per monitorare tutti gli oligarchi ebrei russi, aggiunge il promemoria dell’FBI. Identifica il genero di Trump, Jared Kushner, come un sostenitore del gruppo e una figura chiave nella cerchia ristretta di Trump. “Il giorno in cui Trump è stato eletto presidente, Ivanka Trump e Jared [Kushner] erano sulla tomba del rabbino Schneersom [sic], che era il rabbino più potente della rete Chabad”, si legge nel promemoria. La fonte prosegue affermando: “Trump è stato compromesso da Israele. E Kushner è la vera mente dietro la sua organizzazione e la sua presidenza”. Resumen latinoamericano, 2 febbraio 2026. Altre info: > Estados Unidos. Archivos del FBI vinculan a Jeffrey Epstein con inteligencia > israelí y tramas financieras > Estados Unidos. Descuartizamiento de bebés y extracción de intestinos: > archivos Epstein revelan poder oculto de Washington Resumen Latinoamericano
February 4, 2026
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