VENERDÌ SCIOPERO INTERNAZIONALE DEI PORTI. È LA PRIMA MOBILITAZIONE UNITARIA DI PORTUALI EUROPEI E MEDITERRANEI NELLA STORIA“I portuali non lavorano per la guerra“. E’ con queste parole che i sindacati di
Enedep di Grecia, Lab dei Paesi Baschi, Liman-Is di Turchia, ODT del Marocco e
USB in Italia hanno chiamato la Giornata internazionale di azione, sciopero e
lotta per venerdì 6 febbraio 2026.
Quel giorno i lavoratori e le lavoratrici dei porti di oltre 20 tra i più
importanti scali marittimi europei e del Mediterrano si fermeranno “per
garantire che i porti siano luoghi liberi da qualsiasi coinvolgimento alla
guerra”, fa sapere Usb. Sono i porti del Pireo ed Elefsina (Grecia), Bilbao e
Pasaia/San Sebastian (Paesi Baschi), Mersin (Turchia), Tangeri (Marocco) e una
dozzina di porti italiani (Genova, Livorno, Trieste, Ravenna, Ancona,
Civitavecchia, Salerno, Bari, Crotone, Palermo, Cagliari).
Un blocco della logistica delle armi, dunque, già messo in campo durante gli
scioperi nazionali per la Palestina nell’autunno 2025 e partiti proprio dal
Porto di Genova grazie ai Calp, Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali e Usb.
E’ inedita, invece, l’internazionalità della mobilitazione di venerdì, che ha
raccolto l’adesione di porti fuori dai confini italiani ed europei, raggiungendo
le coste di tutto il Mediterraneo, fino ad arrivare in Turchia e Marocco. E’ la
prima volta nella storia.
La giornata di venerdì sarà caratterizzata, sin dalle prime ore del mattino,
dallo sciopero di portuali, lavoratori e lavoratrici dei porti e,
successivamente, dalla mobilitazione pomeridiana nelle relative città (tutte le
informazioni qui).
L’intervista a Simone dei GAP, Gruppo Autonomo lavoratori Portuali, di Livorno.
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