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Mestre, 26 febbraio, Corso di formazione per docenti: “La pace è ancora un diritto?”
GIOVEDÌ 26 FEBBRAIO 2026, DALLE ORE 8.30
AULA MAGNA LICEO ARTISTICO “M. GUGGENHEIM” DI MESTRE C.PO DEI CARMINI –
DORSODURO
Si svolgerà a Mestre (VE), giovedì 26 febbraio 2026, dalle ore 8.30 alle ore 13
presso l’aula Magna del Liceo Artistico “M. Guggenheim” di Venezia – Mestre C.po
dei Carmini – Dorsoduro il Corso di Aggiornamento Regionale per tutto il
personale della scuola (Valido ai fini dell’aggiornamento ex L.107/15)
organizzato dal CESP del Veneto dal titolo “La pace è ancora un diritto?”.
PROGRAMMA E RELATORI
Ore 8.30/9.00: registrazione dei partecipanti
9.00 – 9.30 Lauso Zagato, Direttore onorario di Cestudir (Centro Studi sui
diritti umani) Venezia
Il diritto internazionale sotto attacco? Profili (anche storico- politici) e
possibili sviluppi di una crisi
9.30 – 10.00 Carlo Tombola, tra i fondatori di Weapon Watch, già insegnante,
autore di articoli e volumi sull’economia dei trasporti e sulla logistica
militare
Sulle strade delle armi
Ore 10.00 – 10.15 Pausa caffè
10.15 – 10.45 Antonio Mazzeo, dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle
scuole e delle università, insegnante pacifista, autore del volume La scuola va
alla guerra, Manifestolibri
La scuola italiana in tempi di guerra. La militarizzazione dell’istruzione
10.45 – 12.00 – Proposte – da parte dei relatori – di attività didattiche di
educazione alla Pace e ai diritti umani;
12:00 – 13:30 Domande, dibattito e chiusura dei lavori.
Introduce e coordina il dibattito la prof.ssa Ambra Formenti – docente
dell’I.I.S. “M. Polo – Liceo Artistico” di Venezia
Verrà rilasciato l’idoneo attestato di frequenza ai sensi della normativa
vigente. L’iscrizione si effettua all’apertura del convegno, è gradita
l’adesione preliminare: mariamiseo@libero.it.
Qui tutte le info.
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Educazione e iniziative dal mare: soft skills, inclusione e militarizzazione
Venezia, Riva San Biasio, Sestiere Castello: il veliero – nave scuola – Amerigo
Vespucci all’ancora, mostra tutta la sua bellezza, lucido di legni, brillante di
metalli, nel candore delle vele ancora dispiegate. La folla ammira dalle
Fondamenta, i bambini e le bambine aspettano Capitan Uncino.
Ancora Venezia, l’Arsenale: i turisti che varcano il suo trionfale ingresso
governato dalle due torri, vedono l’enorme invaso protetto dalla lunga corona di
mura merlate, guardano con meraviglia le gigantesche gru, visitano il Museo.
Difficilmente volgono lo sguardo verso l’altro versante della Laguna dove, i
pinnacoli delle abbandonate industrie chimiche e metallurgiche diventano, al
tramonto, fantastici castelli di fantasmi, rivolti verso San Marco. Oggi, su
quella riva paludosa di Marghera, la Fincantieri ci costruisce le navi da
crociera, le stesse che i veneziani odiano.
Potrei continuare a dire di bellezza e di disarmonie disarmanti, ricordando il
Museo del Mare di Gaeta, ristrutturato a cura dell’Università Sapienza di Roma
che, dopo averne scempiato gli antichi spazi interni, ha abbandonato il sito al
volontariato e ai pochi fondi del Comune. Eppure, è bello, va visto. Ma, come
nelle segnalazioni che commentiamo, nelle favole, l’incanto, la meraviglia sono
apotropaici, sono funzionali a creare il clima di sospensione del giudizio, lo
stupore che blocca per un attimo il pensiero e lascia senza parola.
Insomma, la miscela emotiva che mantiene vivo il consenso verso le iniziative
formative e di orientamento (magia delle parole cangianti…) proposte alle scuole
italiane dalla Marina Militare. Aderisce al progetto della Fondazione Nave
Italia (https://www.naveitalia.org/) con il brigantino Ermes, biblica arca,
anche l’Istituto di Istruzione Superiore (IIS) Antonio Stradivari di Cremona
che, dalla terra ferma padana imbarca i suoi giovani e i suoi violini (clicca
qui per la notizia).
Le intenzioni sono al solito inclusive, pacifiste, soccorrevoli: come salvare
dal baratro della dispersione scolastica le migliaia di studenti naufraghi,
abbandonati senza giubbotti salvavita, nello sconforto che va dalla fragilità,
alla esclusione sociale e via verso la devianza della cultura del coltello e
dello spaccio. Lo spiega con orgoglio il dirigente dell’istituto padano.
Sembrano felici le professoresse e i professori di vedersi ancora una volta
scippato il lavoro educativo, di insegnamento, di costruzione di una scuola che
provi a sfidare il degrado dei quartieri periferici, lo squallore delle vite
famigliari, la violenza delle strade.
Le competenze non cognitive, le soft skill dell’affettività e della manualità
mutualistica si imparano a bordo. E qui faccio un inciso per segnalare
l’articolo di Rossella Latempa su ROARS
(https://www.roars.it/le-soft-skills-a-scuola-i-fragili-e-i-metal-detector/). I
progetti che presentano le scuole aderenti alla sperimentazione sulle abilità
soft, ex legge 19 febbraio 2026 n. 22, di cui scrive Latempa, sono simili a
quelli qui segnalati.
Passate attraverso le tre fasi previste anche da Nave Italia (momento
introduttivo al PNRR per un po’ di educazione economico-finanziaria; team
building creativo nell’ambiguità fra le skill dell’individualismo e della
cooperazione; mostra finale, ovviamente multimediale e multiverso), le attività
proposte verranno giudicate da una Commessione grazie alla restituzione operata
dall’INVALSI (e si stenta a crederlo, ma è proprio così).
Ormai si sa, noi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e
delle università siamo affetti da retropensiero, pensiamo che tutto questo
navigare serva solo a coltivare i sogni di un lavoro dignitoso signorsì, siano
ancorati a una scuola che non esiste più, fatta di aule, banchi, libri, voci che
narrano, discutono, cercano. Una scuola dove si impara che – nel Seicento – il
giusnaturalista olandese Grozio (Ugo de Groot), fondò il diritto del mare
nell’ambito del più ampio diritto internazionale.
Il mare infinito, libero da ogni contrattazione profittevole, bene di tutti,
definito come inappropriabile, nel secolo in cui la proprietà privata e lo
sfruttamento dell’uomo sull’uomo trovavano i loro pensatori. Una scuola dove si
ricordi agli studenti che il mare nostrum, il Mediterraneo, è diventato un
immenso cimitero, luogo di sepoltura anonima di migliaia di persone che nemmeno
sono arrivate a popolare i nostri degradati quartieri, a gonfiare le cifre
dell’abbandono scolastico.
Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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[Ora di buco] Scuola: solo repressione (1/3: trasmissione completa)
La trasmissione affronta la morte tragica di uno studente in un istituto
superiore di La Spezia: un componente del comitato antimilitarista della città
riflette intorno a questo dramma e spinge a trovare insieme le risposte più
adeguate per rilanciare il ruolo democratico ed educativo delle scuole,
che possa incidere realmente sulle condizioni sociali delle nuove
generazioni, investire soldi per ridurre il numero di studenti per classe,
sviluppare attività per rafforzare le relazioni, promuovere l'educazione
all'affettività e alla sessualità. E non militarizzare, come Valditara e governo
indicano (vedi metal detector).
Analizziamo poi la nota indirizzata ai/alle dirigenti di Roma e provincia che
deriva dalla circolare del Ministero rivolta alla rilevazione degli alunni
palestinesi su scala nazionale. Spieghiamo perché non regge il confronto con
l'Ucraina dichiarato dal ministro Valditara, che si sente offeso da chi denuncia
questa iniziativa come una schedatura etnica della popolazione
palestinese presente in Italia, che nulla ha a che vedere con presunti
interventi di accoglienza.
Registriamo l'ennesimo caso di censura, avvenuto al liceo Marco Polo di Venezia:
la scuola organizza un progetto approvato dal Collegio docenti che consiste in
una serie di appuntamenti con tema Palestina (mostra, presentazione di libri,
proiezione film): un blogger lancia la notizia, un politico di destra
interviene, monta la gogna mediatica e il ministero decide di inviare ispezioni.
L'accusa, falsa, è sempre di antisemitismo.
Corrispondenza su Idrovolante edizioni (pantheon di estrema destra) che prova ad
entrare nelle scuole, in particolare ad Alatri. Le proteste ne bloccano
l'ingresso.
Un argine alla “cultura della difesa” attraverso percorsi di pace. Osservatorio su Rivista DEP di “Ca Foscari”
PUBBLICHIAMO IN PDF IL TESTO DI CRISTINA RONCHIERI, DOCENTE E PROMOTRICE
DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ,
APPARSO SUL N. 56-57, 12/2025 – GUERRA ALL’INFANZIA DELLA RIVISTA TELEMATICA DI
STUDI SULLA MEMORIA FEMMINILE DEP – DEPORTATE, ESULI, PROFUGHE DELL’UNIVERSITÀ
DI VENEZIA “CA FOSCARI” DIRETTA DA BRUNA BIANCHI (CLICCA QUI PER LA RIVISTA). IL
TITOLO DEL SAGGIO È UN ARGINE ALLA ‘CULTURA DELLA DIFESA’ ATTRAVERSO PERCORSI DI
PACE. IL LAVORO DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E
DELLE UNIVERSITÀ.
INTRODUZIONE AL N. 56-57, 12/2025 – GUERRA ALL’INFANZIA
La guerra a bambini e bambine, principali vittime o bersagli privilegiati delle
guerre contemporanee, il loro vissuto, i tentativi di protezione giuridica,
l’opera di aiuto da parte delle donne umanitarie, è stato un asse portante della
Rivista fin dal suo primo numero. Alla luce degli eventi recenti, DEP riprende e
amplia questo tema e nelle sue rubriche lo affronta dal punto di vista storico,
filosofico, giuridico, educativo, nei suoi rapporti con il femminismo e
l’ecologia. Gli infanticidi perpetrati a Gaza hanno avviato un processo di
legittimazione della guerra genocidaria che tende a privare l’infanzia di ogni
forma di protezione e la guerra russo-ucraina ha esacerbato il processo di
militarizzazione nei paesi coinvolti nel conflitto. A quest’ultimo tema è
dedicata una intera sezione, mentre un saggio nella rubrica Ricerche invita a
riflettere anche sulla militarizzazione “di tutti i giorni” che invade le menti
infantili. Un’altra rubrica, Testimonianze, raccoglie scritti poetici e
letterali di giovani scrittori e scrittrici palestinesi nonché alcune “lettere”
che da tante parti del mondo sono state dedicate ai bambini di Palestina,
lettere di indignazione, dolore, condivisione e amore a base della rivolta
morale, antidoto alla guerra, che sarà al centro di un prossimo numero di DEP.
UN ARGINE ALLA ‘CULTURA DELLA DIFESA’ ATTRAVERSO PERCORSI DI PACE. IL LAVORO
DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ
11_RonchieriDownload
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Liceo “Marco Polo” di Venezia: in atto strategie di controllo educativo nelle scuole
Ormai è sotto gli occhi di tutte e tutti come la destra di governo abbia messo
in pratica una strategia che ha un doppio obiettivo: affossare nelle scuole il
dibattito sul genocidio che l’entità sionista sta ancora commettendo nella
striscia di Gaza (cui si accompagna una quotidiana operazione di pulizia etnica
in Cisgiordania in un’incredibile saldatura tra esercito e coloni fuori
controllo) e al contempo controllare e censurare le attività didattiche
liberamente approvate dai collegi dei docenti.
L’ultimo episodio di una bruttissima serie riguarda il liceo “Marco Polo” di
Venezia (clicca qui per la notizia su Il Fatto Quotidiano) che si pone in
perfetta continuità con quanto successo in alcuni istituti di Toscana ed Emilia
Romagna e su cui l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università aveva già espresso tutta la sua indignazione (clicca qui).
Nell’istituto in questione una serie di attività volte ad approfondire e
sviluppare un dibattito sui crimini di cui il popolo palestinese è vittima nella
striscia di Gaza ha provocato infatti la reazione del senatore di Fratelli
d’Italia Speranzon il quale, apprendiamo da Il Fatto Quotidiano, si starebbe
attivando per un’interrogazione al ministro dell’Istruzione e del merito,
Giuseppe Valditara, in quanto a suo dire le scuole starebbero diventando dei
laboratori di “indottrinamento ideologico”.
Un ragionamento stantio, addirittura illogico, se pensiamo che la scuola è
chiamata ad accompagnare la crescita e lo sviluppo del pensiero critico delle
nuove generazioni. Una posizione che assume i contorni del luogo comune e che
sembra completamente ignorare come questi obiettivi si possono raggiungere solo
attraverso scelte didattiche precise e tese a problematizzare il presente. Quel
presente segnato da un genocidio che non deve essere oggetto di dibattito nelle
nostre aule poiché chiama in causa direttamente le responsabilità di tutto il
mondo occidentale, complice di quello che passerà alla storia come la vergogna
del XXI secolo.
Le vicende e la sofferenza del popolo palestinese sono di fatto un argomento
scomodo sul quale è necessario che il mondo della formazione non apra una seria
discussione con studenti e studentesse poiché sono fatti che ci restituiscono,
ammutolendoci, tutta la natura coloniale e neoimperialista delle nostre pretese
“democrazie“.
La storia e la sofferenza del popolo palestinese sono un problema per la tenuta
di tutto un sistema e le mobilitazioni che si sono registrate nel corso 2025
hanno ampiamente dimostrato la potenzialità di cambiamento e l’energia che si
possono sprigionare quando milioni di persone si mettono in marcia.
Meglio, allora, buttare la palla in tribuna, ragionare a vanvera, sovrapponendo
antisionismo e antisemitismo, paventare pericoli inesistenti con parole
roboanti, ma, in fondo, ridicole. Meglio condire il tutto con un’operazione di
schedatura degli studenti e delle studentesse palestinesi che ricorda i tempi
più bui del ‘900.
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
esprimiamo la nostra solidarietà al liceo veneziano e a tutte le scuole che si
trovano costrette ad affrontare questi passaggi antidemocratici e invitiamo
tutto il personale scolastico alla Resistenza contro la quotidiana campagna di
demolizione della scuola pubblica.
Non sarà facile. Non sarà a breve termine. Dipende tutto da noi.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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La differenza
Emanuele Fiano, presidente di “Sinistra per Israele” (!?), ha dovuto affrontare
la contestazione di un gruppo di giovani di sinistra al grido di “fuori i
sionisti dall’università”. Come hasbara comanda, si è vittimizzato così: “Sono
scioccato da quanto accaduto. Impedire a una persona di parlare è fascismo.
L’ultima volta che […]
L'articolo La differenza su Contropiano.
Cosa resta di politico nell’arte?
Palestina pop? Negli ultimi mesi la causa palestinese è diventata pop per certi
versi, visto che molti personaggi pubblici si sono esposti mediaticamente,
soprattutto da quando pezzi grossi come Grossmann e affini hanno parlato, così
da poter dare il via libera a coloro che potevano seguirne la scia, per lo […]
L'articolo Cosa resta di politico nell’arte? su Contropiano.
Se Israele blocca la Sumud, noi blocchiamo l’Europa – di Effimera
I portuali di Genova hanno capito tutto. E noi dovremmo seguirli, senza pensarci
due volte, cogliendo lo spirito del tempo. I centri sociali del Nord Est hanno
boicottato la Mostra del Cinema di Venezia, chiedendo l’esclusione dal programma
di due star sioniste conclamate: il Lido è stato preso d’assalto da più di
diecimila attivisti. [...]