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Lavorare fino a lasciarci la pelle
Letteralmente: da quando la Regione ha iniziato a cercare attivamente i tumori alla cute legati all'esposizione al sole in edilizia o agricoltura le diagnosi sono più che raddoppiate. In calo invece i nuovi casi di mesotelioma da amianto, stabili quelli di neoplasie da inalazione di polveri di legno o cuoio.
CGIL Emilia-Romagna: “dati allarmanti, la prevenzione degli infortuni resta al palo”
In occasione della Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, il sindacato dell’Emilia-Romagna lancia un grido d’allarme che non può restare inascoltato. I dati dell’Osservatorio relativi al primo bimestre 2026 trasformano questa ricorrenza in un momento di mobilitazione piuttosto che di celebrazione: nella nostra regione gli infortuni crescono a una velocità tripla rispetto alla media nazionale. Non si ferma l’emergenza sicurezza nei luoghi di lavoro in Emilia-Romagna e si conferma un trend estremamente critico: mentre a livello nazionale l’aumento delle denunce di infortunio si attesta al +2,6%, nella nostra regione la crescita è quasi tripla, segnando un preoccupante +7,2%. IL BILANCIO DEL BIMESTRE GENNAIO-FEBBRAIO 2026 In Emilia-Romagna, nei primi due mesi dell’anno, si sono quindi già verificate 11.924 denunce di infortunio, contro le 11.126 dello stesso periodo del 2025. Morti sul lavoro: Nonostante una lieve flessione numerica rispetto all’inizio del 2025 (6 decessi contro i 10 dell’anno precedente), il tributo di vite umane resta inaccettabile. Sei lavoratori che non hanno fatto ritorno a casa in soli 60 giorni rappresentano una ferita aperta nel tessuto sociale regionale. Malattie Professionali: Continua la crescita silenziosa ma costante delle patologie legate all’attività lavorativa, con 1.395 denunce registrate nel bimestre (+3,2% rispetto al 2025). “Siamo di fronte a un’anomalia regionale inaccettabile – ha denunciato Daniele Dieci della segreteria della Cgil Emilia Romagna – Mentre a livello nazionale l’aumento appare contenuto, nel nostro territorio l’incidenza degli infortuni corre a una velocità tripla. Questo divario dimostra che il sistema di prevenzione locale sta subendo una pressione insostenibile e che il modello produttivo regionale sta scaricando sui lavoratori il costo della competitività”. “I numeri di questo inizio 2026 non sono semplici statistiche, ma il segnale di un sistema di prevenzione che sta fallendo – evidenzia Dieci – Il fatto che l’Emilia-Romagna cresca negli infortuni molto più della media nazionale dimostra che l’aumento dei ritmi produttivi e la frammentazione dei contratti stanno indebolendo le tutele”. Per porre fine a questa strage continua la Cgil chiede con forza: * Stop alla logica del massimo ribasso: Negli appalti e subappalti si annidano spesso le violazioni più gravi. * Controlli serrati e immediati: Chiediamo alla Regione e agli organi ispettivi un piano straordinario di verifiche, partendo dai settori dove l’incidenza infortunistica è maggiore. * Investimenti in tecnologia e formazione: La digitalizzazione e l’automazione devono servire a rendere il lavoro più sicuro, non solo più veloce. “Non resteremo a guardare mentre i dati peggiorano mese dopo mese. La sicurezza deve tornare a essere la priorità assoluta dell’agenda politica e industriale della nostra regione”, conclude il sindacato di via Marconi. Redazione Italia
April 28, 2026
Pressenza
Di lavoro si continua a morire
Al 17 aprile 2026, come certifica l’Osservatorio di Bologna sulle morti sul lavoro di Carlo Soricelli, sono già 299 i morti sul lavoro, che arrivano a 384 includendo anche quelli in itinere, con una media di 3,43 morti al giorno. Aperto il 1° gennaio 2008, a seguito della strage all’acciaieriaThyssenkrupp di Torino (dove nella notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2008 morirono sette lavoratori in un incendio), quello di Soricelli è il primo osservatorio nato in Italia (e ancora l’unico) che monitora e registra tutti i morti sul lavoro nel nostro Paese, anche quelli che non dispongono di un’assicurazione (morti in nero) o che ne hanno una diversa da INAIL: https://cadutisullavoro.blogspot.com/. Siamo di fronte ad un’incredibile strage di lavoratori che non si riesce a fermare. Lavoratori che non di rado sono anziani costretti a dover ancora lavorare e a svolgere un lavoro pericoloso e stranieri: solo il 13% degli occupati è di origine straniera, ma il 25%, cioè un quarto, delle vittime sul lavoro registrate nel 2024 era immigrato. Una strage che è figlia di un modo di fare impresa malato, che abusa, sfrutta e uccide le persone. Di fronte a questa tragedia, le misure governative che si tenta di mettere in campo non sembrano andare nella giusta direzione. E’ il caso del Decreto Sicurezza sul lavoro, approvato definitivamente alla fine dello scorso anno, che – a parere della CGIL – non cambia affatto le condizioni che producono infortuni e morti. “Per le lavoratrici e i lavoratori nulla di nuovo, anzi – aveva sottolineato al momento dell’approvazione del testo la segretaria confederale della CGIL, Francesca Re David – Dal testo è stata cancellata la previsione di allargare le prestazioni per malattie professionali e infortuni, ferme da 25 anni; è stata bloccata l’estensione dei diritti per i superstiti alle coppie di fatto e ai conviventi con figli, una scelta tutta ideologica, ancor più insopportabile di fronte a una tragedia; è stato rimosso l’obbligo, nel settore turistico-alberghiero-ristorazione, alla formazione sulla salute e sicurezza al momento dell’assunzione, dilatandolo a trenta giorni, con il risultato di escludere i lavoratori precari e, comunque, quelli nella fase più delicata di avvio al lavoro. Questi sono solo alcuni dei peggioramenti su cui la maggioranza di Governo si è esercitata. Non si possono più ascoltare dichiarazioni di cordoglio quando si è scelto, ancora una volta, di fare risparmi di cassa e <<semplificazione>> sulla pelle di chi lavora. La salute e la sicurezza sul lavoro sono per il Governo solo un costo”. Oggi, 28 Aprile, è la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, dedicata quest’anno dall’ILO al benessere psicosociale: https://www.ilo.org/it/aree-tematiche/salute-e-sicurezza-sul-lavoro/giornata-mondiale-la-salute-e-la-sicurezza-sul-lavoro-2026. “Non è fatalità. È il sistema che va cambiato. La vita e la salute, fisica e mentale, delle lavoratrici e dei lavoratori va messa al centro. Basta precarietà, appalti selvaggi e scarsi investimenti. LE PERSONE SONO IL VALORE”. Questo lo slogan scelto dalla CGIL per celebrare questo importante appuntamento, riprendendo, in parte il tema del benessere mentale e organizzativo, assegnato quest’anno a livello mondiale e internazionale dall’ILO, ma rilanciando anche i temi che caratterizzano l’adesione della Cgil a livello nazionale. Per l’occasione, la Federazione agroalimentare della Cisl ha invece tracciato con un report un bilancio dal 2020 ad oggi proponendo una più attenta tutela dei lavoratori e delle lavoratrici del settore agricolo. Il rapporto completo è stato pubblicato nell’ultimo numero della rivista del sindacato, “Fai Proposte”. Nel periodo gennaio-febbraio 2026 gli infortuni sul lavoro denunciati sono stati in totale 91.912, contro gli 89.556 di gennaio-febbraio 2025: di questi, 3.245 riguardano l’agricoltura. Mentre nel complesso gli infortuni sono aumentati, dunque, in agricoltura sono leggermente diminuiti, passando da 3.529 a 3.245, di cui 3.099 sul lavoro e 146 in itinere. Gli eventi con esito mortale sono scesi da 138 a 102 in totale, in agricoltura sono passati da 16 a 5. Tra gli aspetti preoccupanti evidenziati dal sindacato, la crescita delle malattie professionali. L’inizio del 2026 segna un aumento sia per uomini che donne: le denunce sono passate in totale dalle 14.917 del bimestre gennaio-febbraio 2025 alle 17.036 del 2026; significativo l’aumento anche in agricoltura, dove si è passati da 1.667 a 1.902 denunce per gli uomini e da 749 a 797 per le donne, per un totale di 2.699 denunce, contro le 2.416 di inizio 2025. I dati del rapporto fanno emergere una tendenza, sempre con riferimento all’agricoltura, che non ha subito grandi variazioni, a parte una importante diminuzione del 2,1% degli infortuni in occasione di lavoro. Nel 2020 le malattie professionali denunciate sono state 7.520, l’anno seguente 9.151, poi 10.015, successivamente 11.484 fino ai 14.026 casi del 2024. Anche nel 2025, si configura un aumento delle malattie professionali, passate a 15.346 (+9,4%), mentre gli infortuni risultano diminuiti da 24.207 a 23.695, ma sono aumentati da 102 a 106 gli infortuni con esito mortale. Mettendo insieme i tre indicatori, infortuni, incidenti mortali e malattie professionali, emergono nel lungo periodo tre elementi strutturali: stabilità dell’infortunio traumatico, persistenza di una soglia mortale stabile e non in riduzione, esplosione delle patologie croniche lavoro-correlate. Il sistema agricolo italiano – si legge nel report – appare caratterizzato da una “progressiva cronicizzazione del rischio”: non aumenta l’evento acuto, ma cresce l’usura del lavoro nel tempo, per cui complessivamente il fenomeno delle malattie professionali in agricoltura appare in costante espansione in quasi tutte le categorie diagnostiche. Per il sindacato bisogna agire su diverse direttrici di intervento, come il rafforzamento della contrattazione su ergonomia, pause, turnazioni e meccanizzazione, più investimenti in formazione continua obbligatoria, promozione della bilateralità attiva sulla prevenzione sanitaria, maggiore incidenza sulle politiche pubbliche affinché i fondi della PAC includano indicatori di sicurezza e salute nel lavoro, e infine la possibilità di ampliare la platea delle professionalità usuranti per garantire più tutele e maggiori agevolazioni nel maturare i requisiti per l’età pensionistica. Per approfondire i dati del report di FAI CISL su “Salute e sicurezza in Agricoltura” – aprile 2026: https://www.faicisl.it/attachments/article/4813/Salute%20e%20sicurezza%20in%20Agricoltura%20-%20nota%20FAI%20CISL%20aprile%202026.pdf. Giovanni Caprio
April 28, 2026
Pressenza
Non c’è festa il 1 maggio, se si muore sul lavoro
di Umberto Franchi (*) NON C’E’ FESTA DEL LAVORO PER CHI MUORE SUL LAVORO PRIMO MAGGIO 2026 FESTA DEL LAVORO. MA CONTINUANO GLI OMICIDI SUL LAVORO. COSA FARE PER IMPEDIRE LE STRAGI SUL LAVORO ? Secondo i dati dell’Osservatorio di Bologna curato da Carlo Soricelli, nell’anno 2025 i morti sul lavoro sono stati 1.450 comprensivi di quelli in itinere e
Amianto/Inps: Franz Kafka abita a Ravenna?
di Vito Totire (*). A seguire il testo dell’interpellanza di Tino Magni. LA VICENDA AMIANTO/INPS DI RAVENNA ARRIVA AL SENATO E ALLA CAMERA Non c’è stato modo di appianare la questione nei contatti con Inps di Ravenna nonostante che tutto sia estremamente chiaro. Ai lavoratori a cui è stata già disconosciuta (in maniera errata e rocambolesca) l’esposizione ad amianto, questa
Salute e «rupe Tarpea»
Vito Totire (*) su due brutte storie della sanità bolognese e genovese. Lavoratori e lavoratrici con problemi di salute (e chi non ne ha? ): inclusione e non espulsione Abrogare il decreto 171/2011: un decreto da rupe tarpea ; è un percorso utilizzato solo per i dipendenti pubblici … è costituzionale ? Certamente il decreto non avrebbe il consenso di
February 1, 2026
La Bottega del Barbieri