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Restituire valore alle biblioteche: più libri, meno propaganda di guerra
Una biblioteca pubblica e/o privata, prima dell’attuale decadenza, soprattutto per il disinvestimento dei governi e delle amministrazioni locali in “cultura”, la concorrenza dei social e delle forme sostitutive di informazione realizzate dalla Intelligenza Artificiale, emanava un’aura particolare, di luogo protetto e affascinante. Un’atmosfera che veniva dai libri che, consultati, studiati, presi in prestito, costituivano il patrimonio a cui fare capo per capire il Mondo. La manipolazione del libro portava le tracce di coloro che già lo avevano letto, spesso sottolineando parole e frasi, annotando in margine, un segno della propria presenza di lettore anonimo, anche se era pratica non conforme alle regole d’uso. Nel film 84 Charing Cross Road (1987), la protagonista cerca e legge solo di libri usati, ne ama i segni impressi dalla mano altrui e, dunque, il pensiero incarnato nella lingua letta. Maria Moliner, autrice del primo vocabolario di lingua spagnola a uso popolare, promosse le biblioteche circolanti nella Spagna dell’ultima Repubblica, soprattutto in Andalucía dove l’analfabetismo soprattutto femminile toccava quasi il 100%100. Il fatto che la biblioteca in questione (nella segnalazione inviataci da Cremona) sia comunale starebbe a ricordarne gli aspetti di partecipazione attiva della cittadinanza, di luogo culturale a cui i fruitori concorrono, formandosi allo spirito critico, dubbioso, tipico del buon lettore. Il cittadino cremonese, il cives, deve invece essere grato del servizio rivolto alla collettività grazie alla partecipazione dell’esercito. In forma apparentemente bonaria, è stata ospitata la presentazione – il 21 gennaio – del Calendario dell’Esercito 2026. Il Generale Carmine Sepe, ricordando il motto “Lo giuro”, a cui lo scorrere dei giorni si ispira, parla di lealtà, di dovere, di obbedienza alle “regole di ingaggio” che diventano norme etiche, di comportamento per tutti noi, a cui allevare infanzia e gioventù nelle scuole. Certo, sempre per bonomia, i ricavi saranno devoluti all’Opera Nazionale di Assistenza ai figli dei morti per la Patria (e i mercenari, i contractor inviati in missioni di esportazione della pace?). Anche il calendario ha dismesso la sua aura popolare, sostituito dai dispositivi elettronici che ci ricordano ogni giorno dove e cosa siamo. I nostri nonni, che avevano vissuto lotte e guerre di inizio Novecento, amavano il Calendario di Frate Indovino, con i suoi disegni ingenui in stile Domenica del Corriere, le ricette, gli aforismi dei santi nato nel 1946 ad opera dei Francescani, rappresentava l’augurio di un nuovo inizio, della speranza post-bellica (ancora oggi si pubblica in un formato non dissimile dall’originale). Non sappiamo quando ci verrà presentato in un luogo pubblico, scuola o biblioteca, il Calendario dei Carabinieri, editato nel 1928, oggetto di collezionismo. Complimenti a chi dirige la Biblioteca Comunale di Cremona, al coordinatore cittadino della rete bibliotecaria: ingenuità o malafede, nella difficile navigazione a vista in questi tempi amari. Magari in controtendenza, qualcuno potrebbe organizzare la presentazione del calendario a cura di Alessandro Portelli con le sue 22 date, fatidiche per la memoria collettiva, dalla Breccia di Porta Pia ai fatti del G8 di Genova (a cura di A. Portelli, Calendario civile. Per una memoria laica, popolare e democratica degli italiani, Donzelli, 2017). Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
A Cremona “Lo giuro”: educare alla Costituzione… con l’elmetto in biblioteca
Una biblioteca (statale) dovrebbe connotarsi come uno spazio di pluralismo, un laboratorio di pensiero e discernimento, non il palcoscenico per eventi a forte connotazione militare. Eppure, a Cremona, la presentazione del Calendario dell’Esercito 2026 – accompagnata dallo slogan solenne “Lo giuro!” – si è svolta proprio lì, all’interno di un luogo dedicato alla conoscenza critica, alla cultura e alla cittadinanza. Il pubblico era composto dalle più alte cariche civili e militari, con la partecipazione di una classe di una scuola superiore, l’IIS A. Stradivari di Cremona; l’obiettivo dichiarato era la difesa dei valori costituzionali, in particolare attraverso “i principi etici che guidano i militari nelle missioni di pace e nel servizio quotidiano alla comunità”. Il risultato, però, forse ha rischiato di essere un altro: parlare di Costituzione attraverso la retorica militare, trascurando un suo principio fondativo – il ripudio della guerra, nato dalle ceneri della dittatura fascista e della Seconda guerra mondiale, quanto mai urgente oggi – significa operare una torsione narrativa e una banalizzazione che rischia di svuotare quel principio del suo significato originario. Nell’incoraggiare la partecipazione degli studenti e delle studentesse a un evento autocelebrativo dell’Esercito, ma privo di un reale dibattito critico, il messaggio implicito è stato chiaro: legittimare agli occhi dei ragazzi la gerarchia, la cultura bellicista, le Forze Armate come garanti della Costituzione; a sua volta la presenza delle Istituzioni scolastiche ha convalidato il valore pedagogico dell’iniziativa. Presentare simili iniziative come “educazione alla Costituzione” svilisce pericolosamente quella che dovrebbe essere una seria ed articolata educazione civica utilizzando messaggi banalmente accattivanti (disciplina, etica, impegno, missioni di pace…), invece di portare alla conoscenza dei ragazzi quale impegno civile sarebbe urgente per reagire ai venti di Terza guerra mondiale sempre più pericolosamente vicina! Esiste una lunga tradizione di pedagogia della pace, spesso ignorata in contesti istituzionali: da Maria Montessori ad Aldo Capitini, da Lorenzo Milani, Paulo Freire alle più recenti riflessioni sull’educazione nonviolenta, il messaggio è inequivocabile: la pace non è semplice assenza di guerra, ma una competenza da apprendere, da educare, una pratica da esercitare, una responsabilità collettiva. E ci sono strumenti da conoscere come la nonviolenza e l’obiezione di coscienza, una delle forme più alte di fedeltà costituzionale, la gestione dei conflitti nel micro e nel macro, la diplomazia. Insomma, formare i/le giovani al pensiero critico per renderli cittadini/e attivi/e e costruttori/trici di un futuro di pace è inconciliabile col propagandare una pedagogia dell’obbedienza, con l’insegnare a giurare. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ci chiediamo se sia proprio il caso che si inculchi negli studenti e studentesse questa fascinazione per il mondo militare, mentre assistiamo ad un rialzo pauroso delle spese militari (che tolgono risorse a sanità, scuola e welfare), a progetti di ripristino della leva già in stadio avanzato in tanti paesi europei e di cui già si parla anche in Italia, al decadimento del Diritto Internazionale surclassato dalla legge del più forte. Il generale Masiello ha recentemente affermato che mancano all’appello 45mila militari; i più alti generali delle Forze armate francesi e britanniche hanno dichiarato che serve rimpolpare gli eserciti e che le famiglie si devono preparare a perdere i loro figli per la patria. Sono consapevoli gli adulti formatori che aderiscono a momenti di propaganda bellica e militare ormai sempre più pervasiva di questi scenari internazionali? E che gli stessi giovani, oggi pubblico a “Lo giuro”, in un domani non troppo lontano potrebbero essere destinatari dei nuovi disegni di legge sulla leva, al fine di fare la guerra? La presenza di una scuola superiore in una biblioteca avrebbe potuto trasformarsi in un’occasione preziosa di formazione e confronto: si sarebbero potuti ascoltare costituzionalisti, pedagogisti, associazioni pacifiste, cooperanti, testimoni dell’obiezione di coscienza. Una pluralità di voci, insomma, all’altezza della complessità del tema per intravedere una alternativa di respiro e speranza oltre i cupi orizzonti di guerra. LO GIURO? NOSSIGNORE!! Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente