Tag - rimpatri

I cacciatori di uomini sono al lavoro
Lo scorso 17 giugno il Parlamento UE ha approvato un nuovo “regolamento sul rimpatrio” dei migranti e lo ha fatto con una maggioranza composta da conservatori, nazionalisti e fascisti. Questo prevede l’istituzione di centri di deportazione, o “hub di ritorno”, altrove ma non in Europa. La misura è stata voluta […] L'articolo I cacciatori di uomini sono al lavoro su Contropiano.
August 25, 2026
Contropiano
Le “sboronate” della Meloni sull’immigrazione provocano danni
Prima la Germania, adesso l’Austria e l’elenco pare destinato ad aumentare. Le “sboronate” della Meloni in materia di immigrazione e contro la Spagna rischiano di essere pagate seriamente. Dal resto d’Europa infatti i governi si apprestano a rinviare in Italia i migranti che qui erano sbarcati e poi transitati in […] L'articolo Le “sboronate” della Meloni sull’immigrazione provocano danni su Contropiano.
August 21, 2026
Contropiano
Bruxelles tratta coi talebani sui rimpatri. Kabul legittimata in nome della “remigrazione”
L’arrivo di una delegazione ufficiale formata da cinque funzionari talebani a Bruxelles ha scatenato un vero e proprio terremoto politico. E non poteva essere altrimenti, dato che la UE continua a proclamarsi l’ultimo baluardo della democrazia e dei diritti, umani e civili (quelli sociali mai, ci mancherebbe…), e poi legittima […] L'articolo Bruxelles tratta coi talebani sui rimpatri. Kabul legittimata in nome della “remigrazione” su Contropiano.
June 27, 2026
Contropiano
La strage di Cutro arriva a Bruxelles: l’appello per verità e giustizia
Prima le foto della tragedia, poi il film “Cutro 94… and more”. La strage del 26 febbraio 2023 arriva nel cuore della politica continentale, al Parlamento Europeo di Bruxelles, grazie all’iniziativa di The Left “Verità e giustizia per il naufragio di Cutro”, voluta da Mimmo Lucano e svoltasi il 23 giugno. Un incontro nella sala 7C50 dell’Europarlamento al quale hanno partecipato familiari delle vittime e superstiti. “Dobbiamo spezzare il silenzio. Contribuire a non far passare un evento drammatico come qualcosa destinato a scadere nella routine”, ha detto Mimmo Lucano spiegando i motivi dell’iniziativa. “Prima i soccorsi, poi la sicurezza” Aprendo la manifestazione, Lucano ha sottolineato: “Da quel dramma bisogna costruire rapporti e relazioni di solidarietà, non basate sull’avversione, sulla discriminazione o sulla sicurezza. Bastava dire che venivano prima i soccorsi e non la sicurezza: c’era tempo per la sicurezza. Dal naufragio, quello che succede nella mia coscienza non è la ricerca giustizialista o l’individuazione dei colpevoli. I colpevoli si sa già chi sono. Come diceva Pier Paolo Pasolini dopo la strage di Piazza Fontana: ‘Io i colpevoli li conosco, ma non ho le prove’. Cutro dimostra un modello politico che accetta la morte come effetto collaterale. Cutro è il risultato di una strategia che criminalizza chi salva e chi arriva.” La critica alle politiche europee sui rimpatri “Cutro è stato causato da un sistema che non mette la persona al primo posto. Le persone che fuggono sono, per me, come i martiri della libertà, degli eroi”, ha sottolineato. Lucano ha evidenziato il contrasto tra i valori fondanti dell’Unione Europea e l’approvazione del regolamento sui rimpatri: “Ora l’Europa apre alla deportazione di massa, mentre siamo qui davanti a una verità che molti vorrebbero evitare. L’approvazione di quei regolamenti è avvenuta anche con il contributo di forze politiche moderate: è qualcosa che annulla il motivo stesso per il quale nasce l’Europa, il rispetto dei diritti umani e dell’uguaglianza. Quindi è un’Europa che rinnega se stessa.” Le 94 foto della mostra de ‘Il Crotonese’ La manifestazione svolta nell’Europarlamento è stata caratterizzata da due momenti intensi. Prima un flash mob durante il quale tutti i presenti, oltre un centinaio di persone, hanno sollevato le foto della mostra de Il Crotonese sul naufragio di Cutro, realizzata con gli scatti del direttore Giuseppe Pipita, che è stato il primo giornalista ad arrivare sulla spiaggia di Steccato. “Questa è la storia di 94 persone” ha detto Pipita “che non sono mai riuscite ad arrivare in Europa, perdendo la vita il 26 febbraio 2023 a Cutro, in Calabria, sulla spiaggia di un Paese occidentale, un Paese del G7 che avrebbe dovuto incarnare i valori di umanità, accoglienza e solidarietà. Al contrario l’Italia, come molti altri Paesi europei, sta subendo una deriva fascista e razziale in cui l’umanità non conta più.” Il direttore ha sottolineato l’attualità del caso Cutro: “Oggi è fondamentale essere qui, nel cuore dell’Europa. Raccontare la strage di Cutro in questa sede deriva anche dal fatto che in Italia non se ne parla più. A soli tre anni di distanza, mentre nelle televisioni nazionali si continua a discutere quotidianamente, in trasmissioni lunghe ore, di omicidi avvenuti vent’anni fa, su un processo che chiama alla responsabilità una nazione per la morte di 94 persone è calato il silenzio. Il presidente del collegio del Tribunale di Crotone ha persino vietato l’ingresso delle telecamere in aula per “garantire la serenità del processo”, sebbene le stesse siano regolarmente ammesse per i processi contro presunti scafisti o per mafia.” “Sul processo è calato il silenzio” Dal direttore è arrivato un accorato appello, soprattutto agli europarlamentari: “Vi prego, continuate a parlare di questo processo e a raccontare ciò che è successo a Cutro il 26 febbraio 2023. La mia mostra è composta da 94 foto, tante quante le vittime. Il titolo “I sogni attraversano il mare” vuole significare che quelle persone hanno comunque portato i loro sogni di una vita di libertà oltre il mare e noi dobbiamo fare in modo che si realizzino, perché quel 26 febbraio 2023 siamo stati tutti naufraghi su quella spiaggia.” La proiezione di “Cutro 94… and more” Dopo gli interventi c’è stata la proiezione del film “Cutro 94… and more”, per il quale erano presenti gli autori Vincenzo Montalcini, Bruno Palermo, Angelo Resta e Francesco Pupa con la giornalista Francesca Travierso e il sound designer Daniele Sorrentino. Momenti intensi che hanno suscitato forti emozioni tra i presenti. Ad assistere anche gli eurodeputati di The Left Pasquale Tridico, Ilaria Salis, Cecilia Strada, Leoluca Orlando, Gaetano Pedullà. “Questo è un documento che serve per conservare la memoria di quei giorni” ha detto Bruno Palermo nel suo intervento. “Per raccontarla per come è accaduta, senza che nessuno, col passare del tempo, possa poi fornire una versione diversa e magari dire che è stata colpa del mare. No. Non è colpa del mare. Il mare fa il mare. L’uomo, invece può scegliere e scegliere di non intervenire ha fatto la differenza tra la vita e la morte”.   Redazione Italia
June 24, 2026
Pressenza
MIGRANTI: IN ITALIA ED EUROPA NUOVE LEGGI SU RIMPATRI E INNALZAMENTO DELLE FRONTIERE
Via libera definitivo alle nuove norme sull’innalzamento delle frontiere, con l’ok alla deportazione dei migranti irregolari nell’Ue. Secondo il regolamento, approvato mercoledì 17 giugno con i voti del Ppe assieme alle forze di destra, una decisione di rimpatrio comporterà l’obbligo di lasciare immediatamente, o entro un termine stabilito, il territorio dello Stato membro interessato, ma i migranti potranno anche essere incarcerati nei lager europei fino a due anni. Possibile anche il trasferimento verso Cpr nel territorio di un paese terzo (esclusi i minori non accompagnati). L’intervista a Gianfranco Schiavone, presidente di ICS, consorzio italiano di solidarietà. Ascolta o scarica. Via libero definitivo della Camera anche al decreto sui cosiddetti “rimpatri volontari assistiti”. La norma approvata martedì 16 giugno ha di fatto corretto il testo proposto dal centrodestra e già approvato in prima lettura dal Senato. Il testo originale  prevedeva un contributo di 615 euro per gli avvocati (attraverso il Consiglio nazionale forense) per l’assistenza alle pratiche di rimpatrio e il rientro effettivo. Il Dl sicurezza-bis o Dl rimpatri è quindi il correttivo del precedente decreto legge, su cui il Quirinale aveva sollevato dubbi circa la costituzionalità dei suoi contenuti. Il testo approvato prevede il compenso in favore del rappresentante, munito di mandato, che abbia fornito assistenza al cittadino di origine nella presentazione della richiesta di partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito, a conclusione del procedimento e una serie di altri correttivi atti ad attenuare i contorni anticostituzionali, tuttavia l’impianto della norma resta lo stesso. Abbiamo chiesto cosa cambia con le modifiche approvate a Federica Resta, avvocata, ricercatrice in diritto penale e coautrice, tra gli altri, dei libri Abolire il carcere (Chiarelettere, 2015) e Non sono razzista, ma. La xenofobia degli italiani e gli imprenditori politici della paura Ascolta o scarica
June 17, 2026
Radio Onda d`Urto
SULLA COSTRUZIONE DI UN CPR A CASTEL VOLTURNO. INTERVENTO DI SERGIO SERRAINO RESPONSABILE PROGETTI EMERGENCY IN CAMPANIA
In questi giorni la questione dei CPR è stata al centro del dibattito politico campano perchè è stato pubblicato un bando per la costruzione di una di queste strutture a Castel Volturno. Sergio Serraino responsabile dei progetti di Emergency in Campania ci ha inviato una rilessione sul tema. Sergio nel 2002 , quando era attivista del Coordinamento per la pace di Trapani,  è stato autore di un libro dal titolo ” Storie da un lager. Un libro bianco sul Cpt Serraino-Vulpitta di Trapani”. Sergio Serraino lo abbiamo intervistato Ascolta o scarica  Il primo maggio 2025, Abel Okubor, cittadino nigeriano di 37 anni, è morto nel Centro per i rimpatri (CPR) di Brindisi-Restinco. Il decesso è avvenuto in circostanze ancora credo da chiarire, si è parlato di infarto, di overdose da psicofarmaci. In questi giorni la questione dei CPR è stata al centro del dibattito politico campano e nazionale perchè è stato pubblicato un bando per la costruzione di una di queste strutture a Castel Volturno. Cone mio contributo personalissomo al dibattito, e per cultura generale di chi non si è mai interessato di questi centri, e anche per onestà intellettuale mia, faccio notare che il primo dossier in Italia su uno di questi centri è stato scritto nel 2002, con il titolo, che allora appariva scandaloso, “storie da un lager”. Quello di Trapani è stato uno dei primi centri di detenzione amministrativa attivati in Italia, salito subito agli onori della cronaca perchè nella notte tra il 28 e il 29 dicembre del 1999, dopo l’ennesimo tentativo di fuga, venne appiccato il fuoco ad alcuni materassi in una camerata e fu l’inferno. La cella non venna aperta e nel rogo che ne scaturì morirono bruciati vivi tre giovani tunisini, altri tre morirono in ospedale a causa delle ustioni riportate: Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti e Nasim. Per quella strage ci fu un processo per omicidio plurimo colposo contro il Prefetto di allora, che venne assolto, e la cui strategia di difesa fu di scaricare tutte le responsabilità sulla polizia, che all’interno di questi centri ha il compito di sorvegliare e mantenere l’ordine. Ricordo bene al processo la testimonianza e le lacrime di un dirigente della Questura che quella tragica notte era di turno. Ovviamente i poliziotti ed i carabinieri erano impreparati a gestire quel tipo di evento, perché di regola il loro mestiere non è fare i carcerieri, questo lo scrivo nel caso in cui a leggermi ci sia qualche operatore delle FF.OO. o di qualche sindacato di polizia, perché credo dovrebbero essere in prima fila a protestare contro questi centri. Quelle furono le prime di una lunga serie di morti tragiche avvenute all’interno dei vari centri per i rimpatri forzati sparsi per l’Italia. Di seguito un estratto dell’introduzione alla seconda edizione del dossier sopra citato, pagina 39: «Ragazzi giovanissimi, come Kaled per esempio, che la prima volta che li vedi sono allegri, sempre un po’ spacconi, ti dicono che loro al paese non ci tornano, magari sposano un’italiana per avere il permesso di soggiorno, poi li rivedi la volta dopo e ti accorgi di quanto la paura e la “terapia” li abbiano già segnati profondamente e per sempre». Credo che in queste poche parole sia racchiusa l’essenza di questi luoghi. Era il 2003 quando venivano scritte e faccio notare che già allora denunciavamo la sedazione di massa, la “terapia”. Sembra che tutto accada solo adesso, che lo scandalo sia solo recente, ora che al governo c’è la destra, invece sono 28 anni di violazioni ininterrotte della dignità di migliaia di persone. 28 anni di morti sospette, suicidi, autolesionismo, psicofarmaci e di violenza generalizzata, insita nella natura stessa di questi centri. 28 anni di barbarie. Già allora li definivamo una “vergogna di Stato”, ma come potete immaginare, avevamo poco seguito a livello di c.d. società civile, a differenza di adesso per fortuna, “addirittura lager” ci dicevano, neanche mio padre mi credeva, però forse la nostra ostinazione a qualcosa è servita. D’altronde allora, con la legge Turco-Napolitano che li ha istituiti nel 1998, li avevano chiamati “centri di permanenza temporanea e assistenza”, trucco semantico che a mio parere nascondeva imbarazzo politico se non cattiva coscienza. Dopo quella esperienza ho avuto modo di interessarmi ancora di questi centri quando lavoravo con Medici senza frontiere per il dossier “Al di là del muro”, e poi di entrarci nuovamente quando collaboravo con Save the Children. Se in 28 anni nulla è cambiato, se quello che denunciavamo allora accade ancora oggi, ciò non dipende da chi o come li gestisce, o da chi sta al governo, ma dalla ragione per cui questi centri esistono: il rimpatrio forzato di donne e uomini che, migrando, esercitano e rivendicano il proprio diritto di fuga, la libertà di sottrarsi a condizioni di vita infelici, inaccettabili, pericolose. La detenzione amministrativa è poi un mostro giuridico, una aberrazione ed un unicum nell’ordinamento giuridico italiano, e questi centri sono figli della stessa logica dei campi di concentramento. È bene ricordare che la maggior parte delle persone internate nei campi dai nazisti lo erano in regime di “custodia preventiva” (in tedesco Schutzhaft), una misura amministrativa di polizia, esattamente come lo è il regime di detenzione nei centri per i rimpatri. Ed è per tutti questi motivi che questi centri non si possono né migliorare, né ripensare, come spesso sento dire da sinistra, ma si devono solamente ABOLIRE, in Italia, in Albania, ovunque. Per questo bisogna dire no al CPR a Castel Volturno e stiamo attenti a dare come motivazione il fatto che Castel Volturno è un territorio già martoriato, perché allora, secondo questa logica, a Trento, per esempio, andrebbe bene? Nessun altro CPR deve essere costruito nè a Castel Volturno né altrove, e diciamo anche con forza che vanno chiusi tutti i lager di Stato attualmente in funzione. Sergio Serraino
June 15, 2026
Radio Onda d`Urto