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Bruxelles tratta coi talebani sui rimpatri. Kabul legittimata in nome della “remigrazione”
L’arrivo di una delegazione ufficiale formata da cinque funzionari talebani a Bruxelles ha scatenato un vero e proprio terremoto politico. E non poteva essere altrimenti, dato che la UE continua a proclamarsi l’ultimo baluardo della democrazia e dei diritti, umani e civili (quelli sociali mai, ci mancherebbe…), e poi legittima […] L'articolo Bruxelles tratta coi talebani sui rimpatri. Kabul legittimata in nome della “remigrazione” su Contropiano.
June 27, 2026
Contropiano
La strage di Cutro arriva a Bruxelles: l’appello per verità e giustizia
Prima le foto della tragedia, poi il film “Cutro 94… and more”. La strage del 26 febbraio 2023 arriva nel cuore della politica continentale, al Parlamento Europeo di Bruxelles, grazie all’iniziativa di The Left “Verità e giustizia per il naufragio di Cutro”, voluta da Mimmo Lucano e svoltasi il 23 giugno. Un incontro nella sala 7C50 dell’Europarlamento al quale hanno partecipato familiari delle vittime e superstiti. “Dobbiamo spezzare il silenzio. Contribuire a non far passare un evento drammatico come qualcosa destinato a scadere nella routine”, ha detto Mimmo Lucano spiegando i motivi dell’iniziativa. “Prima i soccorsi, poi la sicurezza” Aprendo la manifestazione, Lucano ha sottolineato: “Da quel dramma bisogna costruire rapporti e relazioni di solidarietà, non basate sull’avversione, sulla discriminazione o sulla sicurezza. Bastava dire che venivano prima i soccorsi e non la sicurezza: c’era tempo per la sicurezza. Dal naufragio, quello che succede nella mia coscienza non è la ricerca giustizialista o l’individuazione dei colpevoli. I colpevoli si sa già chi sono. Come diceva Pier Paolo Pasolini dopo la strage di Piazza Fontana: ‘Io i colpevoli li conosco, ma non ho le prove’. Cutro dimostra un modello politico che accetta la morte come effetto collaterale. Cutro è il risultato di una strategia che criminalizza chi salva e chi arriva.” La critica alle politiche europee sui rimpatri “Cutro è stato causato da un sistema che non mette la persona al primo posto. Le persone che fuggono sono, per me, come i martiri della libertà, degli eroi”, ha sottolineato. Lucano ha evidenziato il contrasto tra i valori fondanti dell’Unione Europea e l’approvazione del regolamento sui rimpatri: “Ora l’Europa apre alla deportazione di massa, mentre siamo qui davanti a una verità che molti vorrebbero evitare. L’approvazione di quei regolamenti è avvenuta anche con il contributo di forze politiche moderate: è qualcosa che annulla il motivo stesso per il quale nasce l’Europa, il rispetto dei diritti umani e dell’uguaglianza. Quindi è un’Europa che rinnega se stessa.” Le 94 foto della mostra de ‘Il Crotonese’ La manifestazione svolta nell’Europarlamento è stata caratterizzata da due momenti intensi. Prima un flash mob durante il quale tutti i presenti, oltre un centinaio di persone, hanno sollevato le foto della mostra de Il Crotonese sul naufragio di Cutro, realizzata con gli scatti del direttore Giuseppe Pipita, che è stato il primo giornalista ad arrivare sulla spiaggia di Steccato. “Questa è la storia di 94 persone” ha detto Pipita “che non sono mai riuscite ad arrivare in Europa, perdendo la vita il 26 febbraio 2023 a Cutro, in Calabria, sulla spiaggia di un Paese occidentale, un Paese del G7 che avrebbe dovuto incarnare i valori di umanità, accoglienza e solidarietà. Al contrario l’Italia, come molti altri Paesi europei, sta subendo una deriva fascista e razziale in cui l’umanità non conta più.” Il direttore ha sottolineato l’attualità del caso Cutro: “Oggi è fondamentale essere qui, nel cuore dell’Europa. Raccontare la strage di Cutro in questa sede deriva anche dal fatto che in Italia non se ne parla più. A soli tre anni di distanza, mentre nelle televisioni nazionali si continua a discutere quotidianamente, in trasmissioni lunghe ore, di omicidi avvenuti vent’anni fa, su un processo che chiama alla responsabilità una nazione per la morte di 94 persone è calato il silenzio. Il presidente del collegio del Tribunale di Crotone ha persino vietato l’ingresso delle telecamere in aula per “garantire la serenità del processo”, sebbene le stesse siano regolarmente ammesse per i processi contro presunti scafisti o per mafia.” “Sul processo è calato il silenzio” Dal direttore è arrivato un accorato appello, soprattutto agli europarlamentari: “Vi prego, continuate a parlare di questo processo e a raccontare ciò che è successo a Cutro il 26 febbraio 2023. La mia mostra è composta da 94 foto, tante quante le vittime. Il titolo “I sogni attraversano il mare” vuole significare che quelle persone hanno comunque portato i loro sogni di una vita di libertà oltre il mare e noi dobbiamo fare in modo che si realizzino, perché quel 26 febbraio 2023 siamo stati tutti naufraghi su quella spiaggia.” La proiezione di “Cutro 94… and more” Dopo gli interventi c’è stata la proiezione del film “Cutro 94… and more”, per il quale erano presenti gli autori Vincenzo Montalcini, Bruno Palermo, Angelo Resta e Francesco Pupa con la giornalista Francesca Travierso e il sound designer Daniele Sorrentino. Momenti intensi che hanno suscitato forti emozioni tra i presenti. Ad assistere anche gli eurodeputati di The Left Pasquale Tridico, Ilaria Salis, Cecilia Strada, Leoluca Orlando, Gaetano Pedullà. “Questo è un documento che serve per conservare la memoria di quei giorni” ha detto Bruno Palermo nel suo intervento. “Per raccontarla per come è accaduta, senza che nessuno, col passare del tempo, possa poi fornire una versione diversa e magari dire che è stata colpa del mare. No. Non è colpa del mare. Il mare fa il mare. L’uomo, invece può scegliere e scegliere di non intervenire ha fatto la differenza tra la vita e la morte”.   Redazione Italia
June 24, 2026
Pressenza
MIGRANTI: IN ITALIA ED EUROPA NUOVE LEGGI SU RIMPATRI E INNALZAMENTO DELLE FRONTIERE
Via libera definitivo alle nuove norme sull’innalzamento delle frontiere, con l’ok alla deportazione dei migranti irregolari nell’Ue. Secondo il regolamento, approvato mercoledì 17 giugno con i voti del Ppe assieme alle forze di destra, una decisione di rimpatrio comporterà l’obbligo di lasciare immediatamente, o entro un termine stabilito, il territorio dello Stato membro interessato, ma i migranti potranno anche essere incarcerati nei lager europei fino a due anni. Possibile anche il trasferimento verso Cpr nel territorio di un paese terzo (esclusi i minori non accompagnati). L’intervista a Gianfranco Schiavone, presidente di ICS, consorzio italiano di solidarietà. Ascolta o scarica. Via libero definitivo della Camera anche al decreto sui cosiddetti “rimpatri volontari assistiti”. La norma approvata martedì 16 giugno ha di fatto corretto il testo proposto dal centrodestra e già approvato in prima lettura dal Senato. Il testo originale  prevedeva un contributo di 615 euro per gli avvocati (attraverso il Consiglio nazionale forense) per l’assistenza alle pratiche di rimpatrio e il rientro effettivo. Il Dl sicurezza-bis o Dl rimpatri è quindi il correttivo del precedente decreto legge, su cui il Quirinale aveva sollevato dubbi circa la costituzionalità dei suoi contenuti. Il testo approvato prevede il compenso in favore del rappresentante, munito di mandato, che abbia fornito assistenza al cittadino di origine nella presentazione della richiesta di partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito, a conclusione del procedimento e una serie di altri correttivi atti ad attenuare i contorni anticostituzionali, tuttavia l’impianto della norma resta lo stesso. Abbiamo chiesto cosa cambia con le modifiche approvate a Federica Resta, avvocata, ricercatrice in diritto penale e coautrice, tra gli altri, dei libri Abolire il carcere (Chiarelettere, 2015) e Non sono razzista, ma. La xenofobia degli italiani e gli imprenditori politici della paura Ascolta o scarica
June 17, 2026
Radio Onda d`Urto
SULLA COSTRUZIONE DI UN CPR A CASTEL VOLTURNO. INTERVENTO DI SERGIO SERRAINO RESPONSABILE PROGETTI EMERGENCY IN CAMPANIA
In questi giorni la questione dei CPR è stata al centro del dibattito politico campano perchè è stato pubblicato un bando per la costruzione di una di queste strutture a Castel Volturno. Sergio Serraino responsabile dei progetti di Emergency in Campania ci ha inviato una rilessione sul tema. Sergio nel 2002 , quando era attivista del Coordinamento per la pace di Trapani,  è stato autore di un libro dal titolo ” Storie da un lager. Un libro bianco sul Cpt Serraino-Vulpitta di Trapani”. Sergio Serraino lo abbiamo intervistato Ascolta o scarica  Il primo maggio 2025, Abel Okubor, cittadino nigeriano di 37 anni, è morto nel Centro per i rimpatri (CPR) di Brindisi-Restinco. Il decesso è avvenuto in circostanze ancora credo da chiarire, si è parlato di infarto, di overdose da psicofarmaci. In questi giorni la questione dei CPR è stata al centro del dibattito politico campano e nazionale perchè è stato pubblicato un bando per la costruzione di una di queste strutture a Castel Volturno. Cone mio contributo personalissomo al dibattito, e per cultura generale di chi non si è mai interessato di questi centri, e anche per onestà intellettuale mia, faccio notare che il primo dossier in Italia su uno di questi centri è stato scritto nel 2002, con il titolo, che allora appariva scandaloso, “storie da un lager”. Quello di Trapani è stato uno dei primi centri di detenzione amministrativa attivati in Italia, salito subito agli onori della cronaca perchè nella notte tra il 28 e il 29 dicembre del 1999, dopo l’ennesimo tentativo di fuga, venne appiccato il fuoco ad alcuni materassi in una camerata e fu l’inferno. La cella non venna aperta e nel rogo che ne scaturì morirono bruciati vivi tre giovani tunisini, altri tre morirono in ospedale a causa delle ustioni riportate: Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti e Nasim. Per quella strage ci fu un processo per omicidio plurimo colposo contro il Prefetto di allora, che venne assolto, e la cui strategia di difesa fu di scaricare tutte le responsabilità sulla polizia, che all’interno di questi centri ha il compito di sorvegliare e mantenere l’ordine. Ricordo bene al processo la testimonianza e le lacrime di un dirigente della Questura che quella tragica notte era di turno. Ovviamente i poliziotti ed i carabinieri erano impreparati a gestire quel tipo di evento, perché di regola il loro mestiere non è fare i carcerieri, questo lo scrivo nel caso in cui a leggermi ci sia qualche operatore delle FF.OO. o di qualche sindacato di polizia, perché credo dovrebbero essere in prima fila a protestare contro questi centri. Quelle furono le prime di una lunga serie di morti tragiche avvenute all’interno dei vari centri per i rimpatri forzati sparsi per l’Italia. Di seguito un estratto dell’introduzione alla seconda edizione del dossier sopra citato, pagina 39: «Ragazzi giovanissimi, come Kaled per esempio, che la prima volta che li vedi sono allegri, sempre un po’ spacconi, ti dicono che loro al paese non ci tornano, magari sposano un’italiana per avere il permesso di soggiorno, poi li rivedi la volta dopo e ti accorgi di quanto la paura e la “terapia” li abbiano già segnati profondamente e per sempre». Credo che in queste poche parole sia racchiusa l’essenza di questi luoghi. Era il 2003 quando venivano scritte e faccio notare che già allora denunciavamo la sedazione di massa, la “terapia”. Sembra che tutto accada solo adesso, che lo scandalo sia solo recente, ora che al governo c’è la destra, invece sono 28 anni di violazioni ininterrotte della dignità di migliaia di persone. 28 anni di morti sospette, suicidi, autolesionismo, psicofarmaci e di violenza generalizzata, insita nella natura stessa di questi centri. 28 anni di barbarie. Già allora li definivamo una “vergogna di Stato”, ma come potete immaginare, avevamo poco seguito a livello di c.d. società civile, a differenza di adesso per fortuna, “addirittura lager” ci dicevano, neanche mio padre mi credeva, però forse la nostra ostinazione a qualcosa è servita. D’altronde allora, con la legge Turco-Napolitano che li ha istituiti nel 1998, li avevano chiamati “centri di permanenza temporanea e assistenza”, trucco semantico che a mio parere nascondeva imbarazzo politico se non cattiva coscienza. Dopo quella esperienza ho avuto modo di interessarmi ancora di questi centri quando lavoravo con Medici senza frontiere per il dossier “Al di là del muro”, e poi di entrarci nuovamente quando collaboravo con Save the Children. Se in 28 anni nulla è cambiato, se quello che denunciavamo allora accade ancora oggi, ciò non dipende da chi o come li gestisce, o da chi sta al governo, ma dalla ragione per cui questi centri esistono: il rimpatrio forzato di donne e uomini che, migrando, esercitano e rivendicano il proprio diritto di fuga, la libertà di sottrarsi a condizioni di vita infelici, inaccettabili, pericolose. La detenzione amministrativa è poi un mostro giuridico, una aberrazione ed un unicum nell’ordinamento giuridico italiano, e questi centri sono figli della stessa logica dei campi di concentramento. È bene ricordare che la maggior parte delle persone internate nei campi dai nazisti lo erano in regime di “custodia preventiva” (in tedesco Schutzhaft), una misura amministrativa di polizia, esattamente come lo è il regime di detenzione nei centri per i rimpatri. Ed è per tutti questi motivi che questi centri non si possono né migliorare, né ripensare, come spesso sento dire da sinistra, ma si devono solamente ABOLIRE, in Italia, in Albania, ovunque. Per questo bisogna dire no al CPR a Castel Volturno e stiamo attenti a dare come motivazione il fatto che Castel Volturno è un territorio già martoriato, perché allora, secondo questa logica, a Trento, per esempio, andrebbe bene? Nessun altro CPR deve essere costruito nè a Castel Volturno né altrove, e diciamo anche con forza che vanno chiusi tutti i lager di Stato attualmente in funzione. Sergio Serraino
June 15, 2026
Radio Onda d`Urto
Nessuna legittimità dall’Europa a chi massacra i diritti delle donne e delle bambine afghane
Le dichiarazioni di principio sono una cosa, gli interessi politici un’altra, anche per l’Unione Europea. Il Parlamento Europeo ha fin dall’inizio condannato i Talebani e le loro politiche fondamentaliste contro i diritti umani, negando sempre il riconoscimento del governo talebano de facto. In questo modo, l’Unione Europea si è presentata come paladina dei valori della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, coerentemente con la propria storia e identità politica. Una crescente distanza tra principi e pratiche politiche Tuttavia, questa attenzione dichiarata alla difesa dei diritti delle donne e del popolo afghano appare sempre meno coerente con alcune scelte politiche concrete adottate in questa fase sia dagli Stati membri sia dalle istituzioni europee. Infatti, osservando provvedimenti, dichiarazioni e iniziative rivolte ai migranti afghani, emerge una direzione diversa: accanto alle prese di posizione ufficiali, si sono sviluppati contatti e colloqui con i rappresentanti del governo talebano finalizzati a facilitare i rimpatri degli afghani ritenuti “indesiderati”, anziché esercitare una reale pressione per l’allentamento delle loro politiche repressive. In questo quadro, la crescente pressione dell’opinione pubblica europea a favore di un contenimento dei flussi migratori ha contribuito a trasformare il rifiuto formale del riconoscimento del governo talebano in un dialogo sempre più pratico e operativo. Ne è un esempio la progressiva normalizzazione dei contatti tecnici, che hanno finito per sostituire il negato riconoscimento politico con relazioni di fatto con delegati talebani e con l’accettazione di ambasciatori designati da Kabul. Si arriva così all’annuncio dell’invito della Commissione Europea a rappresentanti talebani per un incontro “tecnico” a Bruxelles, previsto per giugno, volto a discutere la possibilità di espulsione di cittadini afghani presenti in Europa. Secondo il portavoce Markus Lammert, si tratterebbe di un “incontro di follow-up”, successivo ai colloqui già svolti in Afghanistan, nell’ambito del dialogo operativo sui rimpatri. Il rischio di legittimazione politica Un incontro, tuttavia, fortemente contestato. Il Relatore speciale sui diritti umani in Afghanistan per le Nazioni Unite, Bennett, ha espresso preoccupazione per il rischio che qualsiasi forma di rimpatrio possa violare il principio di non respingimento, alla luce delle diffuse violazioni dei diritti umani. Anche la diaspora afghana e numerose organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato l’iniziativa come un tradimento dei diritti fondamentali. Sul piano politico, la maggior parte delle forze europee ha sottolineato come non esistano incontri realmente “tecnici”, poiché ogni contatto rischia di contribuire a una normalizzazione del regime talebano e a conferirgli una legittimità indiretta. Riconoscere anche solo indirettamente una qualche legittimità ad attori che violano sistematicamente i principi dell’Unione Europea finisce per indebolirne l’autorevolezza morale e la credibilità come garante dei diritti fondamentali. Anche Cecilia Strada – nel video che pubblichiamo – ha esortato a non fare alcun compromesso con i Talebani e invitato la Commissione a desistere dai colloqui. Una diplomazia silenziosa di avvicinamento di fatto Le contestazioni hanno portato il 21 maggio il Parlamento Europeo a esprimere una posizione contraria all’iniziativa, nell’ambito della delibera che condanna il Codice giuridico adottato dai Talebani e, più in generale, contro il riconoscimento del loro governo e per un impegno a riconoscere l’Apartheid di genere come crimine contro l’umanità. Tuttavia, l’invito non è stato ritirato. L’iniziativa si inserisce infatti in un processo di avvicinamento graduale, spesso definito “tecnico” o “pragmatico”, che si traduce in una diplomazia silenziosa fatta di piccoli passi e contatti informali. Dietro la definizione di “dialogo tecnico” si nasconde l’ambiguità della attuale fase politica europea: il difficile tentativo di mantenere l’equilibrio tra il rifiuto formale di legittimare i Talebani e la volontà di interagire con loro su questioni operative come i rimpatri.   CISDA - Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane
May 31, 2026
Pressenza