Tag - Kobane

Proteggiamo la diversità etnica e religiosa della Siria
Pubblichiamo ampi stralci della Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione nel nord-est della Siria, le violenze contro i civili e la necessità di mantenere un cessate il fuoco duraturo, approvata a Strasburgo il 12 febbraio 2026 Il Parlamento europeo […] 1.condanna fermamente tutti gli atti di violenza contro i civili, comprese le esecuzioni extragiudiziali, le sparizioni forzate, le detenzioni arbitrarie, gli sfollamenti forzati e i danni alle infrastrutture civili; sottolinea che tali atti possono costituire gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e, in determinate circostanze, crimini di guerra; esprime preoccupazione per le segnalazioni attendibili provenienti dalle Nazioni Unite, da organizzazioni non governative internazionali e da organizzazioni umanitarie relative a violazioni dei diritti umani perpetrate nelle ultime settimane, in particolare nei confronti della popolazione curda, tra cui diversi episodi di profanazione di cadaveri, sia uomini che donne, di vandalismo contro luoghi di sepoltura, nonché il presunto uso in zone civili di munizioni non guidate; chiede una rapida indagine sui crimini denunciati contro i civili, commessi sia dalle forze governative che dalle milizie; invita le autorità siriane a fornire un accesso pieno e trasparente a tutti gli organi competenti delle Nazioni Unite, compresa la commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sulla Repubblica araba siriana; 2.esprime profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione umanitaria nel nord-est della Siria, nelle zone urbane a maggioranza curda, tra cui Kobane, Manbij e Qamishli, che hanno subito ripetute interruzioni dei servizi essenziali e danni alle infrastrutture civili, nonché sfollamenti di massa, insicurezza alimentare e accesso limitato all’assistenza sanitaria, all’acqua e ai servizi igienico-sanitari; evidenzia la situazione a Kobane, città sotto assedio dove i civili stanno soffrendo; chiede corridoi umanitari permanenti e sicuri per tutte le zone assediate e colpite del nord-est della Siria, compresa Kobane; chiede che alle organizzazioni umanitarie internazionali della società civile sia concesso un accesso indiscriminato alle zone bisognose; invita l’UE e i suoi Stati membri a rafforzare l’assistenza umanitaria e il sostegno psicosociale alle regioni colpite, anche a favore delle donne e delle ragazze, nonché la protezione delle donne impegnate nella difesa dei diritti umani e delle organizzazioni della società civile guidate da donne in tutta la Siria; 3.accoglie con favore il recente accordo concluso tra le SDF e il governo di transizione siriano; ribadisce il suo costante e fermo sostegno al cessate il fuoco e al riconoscimento dei diritti civili e dei diritti all’istruzione dei curdi; invita tutte le parti ad astenersi da qualsiasi azione che possa portare a una nuova escalation di violenza, a rispettare gli accordi per il cessate il fuoco esistenti e a sostenere i meccanismi volti a monitorare e mantenere gli impegni di cessate il fuoco; 4.invita tutti gli attori regionali, compresa la Turchia, ad astenersi da qualsiasi azione militare o sostegno ai gruppi armati che rischi di compromettere il cessate il fuoco, la protezione dei civili e le prospettive di una soluzione inclusiva; denuncia i continui interventi militari e le continue aggressioni da parte della Turchia nel nord-est della Siria, anche con attacchi mortali contro civili e infrastrutture civili in città e province a maggioranza curda lungo la frontiera tra i due paesi; esorta il governo turco a porre immediatamente fine al suo coinvolgimento militare nel nord-est della Siria e a permettere lo svolgimento di negoziati per una soluzione pacifica tra il governo di transizione siriano e le SDF; invita la Commissione, il SEAE e gli Stati membri ad affrontare il coinvolgimento turco in Siria nell’ambito di scambi bilaterali con il governo turco; sottolinea che qualsiasi accordo in materia di sicurezza deve essere conforme al diritto internazionale e rispettare l’integrità territoriale della Siria, e non deve comportare sfollamenti forzati o operazioni di ingegneria demografica; 5.ribadisce che la stabilità nel nord-est della Siria è di rilevanza cruciale per la riuscita di una transizione politica globale, inclusiva e giusta in Siria; invita le autorità siriane a garantire la protezione e i diritti fondamentali delle comunità etniche e religiose della Siria, tra cui arabi, curdi, sunniti, sciiti, alawiti, cristiani, drusi e yazidi; insiste sul fatto che la protezione della diversità etnica e religiosa della Siria, compresi il pieno riconoscimento della comunità curda, la sua partecipazione politica e la parità dei suoi diritti, è essenziale per salvaguardare la pace civile e garantire una Siria stabile e inclusiva; invita il governo di transizione siriano a sancire tali diritti nella Costituzione siriana, rispettando nel contempo il principio fondamentale dell’integrità territoriale della Siria; […] 7.esprime profonda preoccupazione, in particolare, per il rischio rappresentato dall’elevato numero di combattenti e affiliati di Daesh che sono fuggiti dai campi e dai centri di detenzione nel nord-est della Siria; avverte che il graduale spostamento del problema dei detenuti di Daesh in Iraq rischia di creare nuove forme di incertezza e dipendenza dalle capacità e dalla volontà politica di paesi terzi; sottolinea inoltre che qualsiasi trasferimento o rilascio di combattenti e sospetti affiliati adulti di Daesh all’interno della Siria o in paesi terzi, compresi l’Iraq e la Turchia, deve rimanere soggetto a disposizioni efficaci in materia di custodia, monitoraggio e condivisione delle informazioni, anche in caso di trasferimenti transfrontalieri, al fine di evitare fughe o movimenti non monitorati […]; invita la coalizione internazionale, compresi gli Stati Uniti, ad adottare senza ritardo tutte le misure necessarie per attenuare tale rischio per la sicurezza e invita l’UE a fornire il sostegno necessario a tal fine; […] 9.deplora l’annuncio dell’amministrazione statunitense secondo cui porrà fine all’operazione Inherent Resolve e ritirerà le truppe statunitensi dalla Siria e dall’Iraq; invita l’UE, gli Stati membri e i paesi che condividono gli stessi principi a intensificare gli sforzi per combattere qualsiasi recrudescenza di Daesh, che minaccerebbe la sicurezza della Siria, della regione e dell’Europa […]; invita l’UE e i suoi Stati membri a intraprendere azioni concrete per garantire la gestione a lungo termine dei detenuti e dei campi di Daesh; 10.[…] evidenzia la necessità di una maggiore protezione delle donne, compresi un accesso umanitario sicuro e servizi sensibili alla dimensione di genere; 11. ricorda il contributo decisivo delle forze curde nella lotta contro Daesh, compreso il ruolo delle donne combattenti, e plaude alla loro eccellente cooperazione con la coalizione internazionale nella lotta dell’UE contro il terrore seminato da Daesh e la minaccia che lo stesso rappresenta per l’Europa, i suoi cittadini e le sue capitali; ricorda e plaude al coraggio e alla determinazione delle innumerevoli donne curde che hanno coraggiosamente guidato la lotta contro Daesh, da cui sono state costrette a subire brutalità inimmaginabili; invita le autorità siriane a indagare sugli atroci crimini perpetrati da Daesh, in particolare contro la comunità yazida; sottolinea che una stabilità duratura in Siria richiede il riconoscimento dei sacrifici compiuti dalla comunità curda, delle loro legittime preoccupazioni in materia di sicurezza e della loro rappresentanza politica, comprese garanzie per i diritti delle donne e la loro partecipazione significativa alla vita pubblica; 12.esorta le autorità siriane a intensificare gli sforzi per includere tutte le componenti della società siriana nel processo decisionale;[…] 13.invita il SEAE e gli Stati membri a intensificare gli sforzi diplomatici volti ad allentare le tensioni, proteggere i civili e creare un clima di fiducia in Siria e nella regione nord- orientale del paese; 14 […] accoglie con favore il pacchetto di sostegno finanziario della Commissione di circa 620 milioni di euro per il 2026 e il 2027 e invita l’UE e i suoi Stati membri a continuare a fornire assistenza umanitaria e sostegno alla ripresa rapida nel nord-est della Siria, prestando particolare attenzione alla protezione dei civili, alla resilienza delle comunità locali e al sostegno alla società civile siriana, alle organizzazioni indipendenti per i diritti umani e alle iniziative locali di costruzione della pace; […] 16. sottolinea che qualsiasi impegno con le autorità siriane deve rimanere subordinato a progressi tangibili e verificabili in materia di protezione dei civili, nonché al rispetto degli accordi per il cessate il fuoco, dei diritti umani e dei diritti delle minoranze; 17.incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla vicepresidente della Commissione/alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alle Nazioni Unite e agli attori siriani e regionali pertinenti, e chiede che la presente risoluzione sia tradotta in arabo e in curdo. dal Documento di seduta del Parlamento Europeo (2026/2602RSP) leggibile qui nella versione integrale: https://oeil.europarl.europa.eu/oeil/it/procedure-file?reference=2026/2602(RSP)   Redazione Italia
February 14, 2026
Pressenza
Rojava resiste: fra compromessi, crimini di guerra e…
… e difesa delle conquiste delle donne. Appuntamenti in Italia Condividiamo un po’ di contributi per capire cosa sta accadendo in Siria del Nord-Est, con sviluppi in continua evoluzione. Appuntamenti e appelli In evoluzione, perché le trattative fra le Forze Democratiche Siriane (SDF) e il governo di transizione di Damasco sono ancora in corso, e risentono anche dei troppi interessi
February 12, 2026
La Bottega del Barbieri
Kobane sotto assedio
Lo scorso venerdì 6 febbraio una delegazione internazionale di giovani da tutta Europa, che si trova nel nord-est della Siria, ha rilasciato una dichiarazione a proposito delle condizioni della popolazione civile e dell’assedio della città di Kobane. La dichiarazione è stata rilasciata nella città di Qamishlo assieme alla Mezzaluna Rossa Kurda (Who we are? – Kurdish Red Crescent), un’organizzazione sanitaria indipendente della regione. Siamo un gruppo di giovani provenienti da diversi paesi europei che si è recato nel nord-est della Siria, una regione attualmente teatro di una guerra brutale, minacciata dal genocidio e da una grave crisi umanitaria. Lo scopo della nostra visita era valutare la situazione umanitaria e verificare i resoconti di violazioni dei diritti umani nei confronti della popolazione civile. Ciò che abbiamo visto contraddice gran parte delle notizie riportate dai media internazionali, che sono state fuorvianti o incomplete. Il nord-est della Siria ospita un progetto democratico unico nel suo genere, basato sui diritti delle donne, sull’ecologia e sulla coesistenza pacifica tra comunità e popoli differenti. Dal 6 gennaio, questo progetto è sotto attacco da parte del governo di transizione siriano e dei gruppi armati affiliati all’ISIS e all’Esercito Nazionale Siriano, sostenuto dalla Turchia. Questi attacchi hanno comportato il rilascio di miliziani dell’ISIS dalle prigioni in cui erano detenuti e efferati crimini di guerra, tra cui violenze contro le donne, uccisioni di civili e bombardamenti di strutture sanitarie civili. La situazione umanitaria è critica. Kobanê è sotto assedio, i civili devono affrontare una grave carenza di cibo e forniture mediche, i bambini muoiono di freddo, acqua ed elettricità sono state interrotte. La situazione è aggravata dal fatto che decina di migliaia di persone sfollate durante le settimane e i mesi precedenti hanno cercato riparo a Kobanê, che ora accoglie oltre 200 mila persone. La crescente influenza dell’ISIS e di altri gruppi islamisti rappresenta una grave minaccia per la regione e per il mondo intero. Chiediamo alla comunità internazionale di sostenere con urgenza la popolazione della Siria del Nord-Est, di ritenere responsabile il governo di transizione siriano e di sospendere ogni sostegno finanziario e politico a esso, fino a quando non saranno garantiti i diritti e la sicurezza di tutti i popoli e gruppi etnici in Siria. Chiediamo l’immediata attuazione del cessate il fuoco e la piena applicazione dell’accordo del 29 gennaio, comprese le garanzie per i diritti dei civili e il ritorno degli sfollati. La delegazione internazionale in Siria del Nord-Est Redazione Italia
February 8, 2026
Pressenza
Furundulla 306 – cose disd.ice-voli…
…che non si dovrebbero manco pensare! di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) Casa Trumpound Il trumpismo di casa nostra, Andrea Fabozzi su il manifesto Pubblicità progresso Pubblicità Progresso AIDS – 1990  youtube SIran: Donna, Vita, Libertà… L’angelo di custodia  
February 5, 2026
La Bottega del Barbieri
14 Febbraio 2026: DEFEND ROJAVA
Le manifestazioni in Italia per il Rojava, nell’anniversario della cattura illegittima di Ocalan: Roma, Milano, Cagliari Roma e Milano 14 Febbraio ore 14:30 DEFEND ROJAVA Manifestazioni a ROMA, Piazza Indipendenza, e a Milano, Kobane è sotto assedio. Undici anni fa era l’ISIS a stringere d’assedio la città simbolo della resistenza curda, oggi sono le forze del nuovo governo siriano, affiancate
February 5, 2026
La Bottega del Barbieri
Carovana dei Popoli in Difesa dell'Umanità: un aggiornamento
Un nuovo aggiornamento sulla "Carovana dei Popoli in Difesa dell'Umanità" che, con alcune decine di compagn*, è riuscita ad attraversare la frontiera greco-turca per arrivare a pochi chilometri da Kobane. I compagn* sono stat* arrestat* e successivamente deportat* fuori dalla Turchia. Riflettiamo quindi sulla situazione umanitaria in Siria ed in particolare a Kobane, dopo che è entrato in vigore l'accordo tra le Forze Democratiche Siriane (SDF) e il Governo di Transizione Siriano che prevede la graduale integrazione delle strutture militari, amministrative e civili dell'amministrazione autonoma nello Stato. La corrispondenza si conclude con il lancio delle prossime manifestazioni nazionali del 14 febbraio a Roma e a Milano. Di seguito, l'appello. Appello per i cortei del 14 febbraio a ROMA e MILANO Kobane è sotto assedio. Undici anni fa era l'ISIS a stringere d'assedio la città simbolo della resistenza curda, oggi sono le forze del nuovo governo siriano, affiancate da milizie filoturche, a chiudere ogni via di fuga. Cambiano gli attori, ma non la logica: cancellare l'esperimento politico curdo e ridurlo a una parentesi da archiviare con la forza. Il ritiro forzato delle Forze della Siria Democratica (SDF) da Raqqa, Tabqa e Deir ez-Zor ha ridotto drasticamente il territorio amministrato dall'Amministrazione Autonoma Democratica del Nord-Est della Siria (DAANES). Kobane è oggi senza elettricità, acqua, riscaldamento, carburante e collegamenti internet, mentre migliaia di civili provenienti dai villaggi circostanti hanno trovato rifugio in città, aggravando una situazione già al collasso. Bambini, anziani e famiglie dormono all'aperto o in tende improvvisate, mentre le strutture sanitarie operano senza corrente. Le SDF continuano a difendere la popolazione civile e a garantire la custodia dei prigionieri ISIS, ma il collasso di prigioni e campi rischia di favorire fughe di massa e la riorganizzazione di cellule jihadiste, minacciando la stabilità regionale e la sicurezza internazionale. Alla base della DAANES c'è il Confederalismo Democratico, il progetto politico sviluppato da Abdullah Ocalan, leader storico del movimento curdo. La sua visione rifiuta lo Stato-nazione come strumento di oppressione e propone autonomie locali, consigli popolari, parità di genere, economia cooperativa e autodifesa comunitaria. Questo modello ha ispirato la costruzione di un progetto di Siria plurale, dove curdi, arabi, cristiani, ezidi e altre minoranze hanno coabitato, sperimentando forme di democrazia diretta e convivenza tra identità diverse. E' qui che l'ISIS è stato sconfitto, al prezzo di migliaia di vite, dimostrando che un Medio Oriente libero e democratico è possibile. La rivoluzione del Rojava e l'esperimento dell'autogoverno sono oggi messi in pericolo non solo dalle offensive militari, ma anche dall'inerzia della comunità internazionale, che osserva mentre città come Kobane vengono isolate e private dei servizi essenziali. In questo contesto, la liberazione di Abdullah Ocalan rimane centrale. Dal 1999, Ocalan è detenuto in isolamento sull'isola-prigione di Imrali: la sua detenzione non rappresenta solo una violazione dei diritti umani, ma costituisce un ostacolo alla pace e alla risoluzione della questione curda in ognuno dei paesi in cui il Kurdistan è diviso. Ocalan ha più volte proposto soluzioni politiche e negoziati per il riconoscimento dei diritti dei curdi all'interno dei paesi in cui questi vivono, e la sua liberazione è un passo fondamentale per sostenere l'autogoverno del Rojava e le prospettive di stabilità regionale. Inoltre il leader curdo ha mostrato la sua volontà di concludere il conflitto ancora una volta il 27 febbraio scorso, aprendo la via ad un nuovo processo di pace con lo scioglimento del PKK. Quel processo, è ora più fragile che mai. Come nel passato, la resistenza continua. A Kobane, la popolazione civile si mobilita per difendere la città, con donne e uomini, curdi ed ezidi, armeni e siriaci che sostengono la difesa dei quartieri. Quello che è in gioco non è soltanto un territorio, ma un intero modello politico: la possibilità concreta di costruire una Siria democratica, plurale e inclusiva, che sfidi il fondamentalismo e il centralismo autoritario. Il 14 febbraio 2026 ci ritroveremo in corteo a Roma e Milano per chiedere la liberazione di Abdullah Ocalan e di tutti i prigionieri politici in Turchia, per difendere la rivoluzione curda e il futuro delle comunità del Nord-Est della Siria. Tacere oggi significherebbe voltare le spalle a chi ha combattuto l'ISIS e tradire chi dimostra, da oltre dieci anni, che un Medio Oriente libero e democratico è possibile. La resistenza continua, e noi saremo al loro fianco. ROMA - 14 Febbraio ore 14:30 - Piazza indipendenza MILANO - 14 Febbraio ore 14:30 
February 4, 2026
Radio Onda Rossa
Partecipanti alla carovana arrestati dopo la protesta al confine turco-siriano
Ieri, la “Carovana per la difesa dell’umanità” ha rilasciato nella città di Pirsus/Suruç, al confine turco-siriano, una dichiarazione di solidarietà con la popolazione della città assediata di Kobanê, Siria. In essa ha criticato la comunità internazionale per il suo sostegno al governo islamista di transizione di Damasco e ha chiesto aiuti immediati per la popolazione del nord-est Siria, nota anche come Rojava. Dopo aver partecipato a una grande manifestazione a Pirsus e aver rilasciato la sua dichiarazione alla stampa, la carovana è stata arrestata dalla polizia turca in prima serata. In totale sono stati arrestati 29 partecipanti di diverse nazionalità europee, tra cui Irlanda, Francia, Inghilterra, Germania, Spagna e Danimarca. Tra loro ci sono giornalisti, agricoltori, artigiani, membri di una rete europea contro il femminicidio e rappresentanti del gemellaggio tra le città di Göttingen e Tirbespiyê (Siria). Verso le 19:00 ora locale, la polizia ha fermato la carovana nei pressi della città di Pirsus/Suruç. Al momento non è disponibile alcuna dichiarazione ufficiale sul motivo dell’arresto. I membri della carovana sono stati trasportati in autobus della polizia nella città di Riha/Urfa. Da lì, secondo le informazioni raccolte sul posto, saranno trasferiti a Istanbul per essere espulsi dalla Turchia. “Questo è l’ultimo video girato dall’auto della polizia che ci porta al centro di detenzione per immigrati. Invitiamo tutti a scendere in strada per porre fine all’assedio della città di Kobanê e ai massacri. Vogliamo che tutti vedano il coinvolgimento della Turchia in questa guerra contro la popolazione curda. Che tutti alzino la voce per il Rojava”, dice la partecipante Anna Ellenberger alla telecamera negli ultimi minuti prima dell’arresto. Già il 29 gennaio un gruppo di 19 persone della carovana è stato arrestato dalla polizia turca vicino alla città di Mêrdîn/Mardin, e deportato in Germania il 30 gennaio. I partecipanti muovono gravi accuse alla polizia turca. Parlano di violenze e torture subite durante la detenzione in attesa di espulsione. Dall’Italia l’europarlamentare Ilaria Salis e il deputato di Alleanza Verdi Sinistra Marco Grimaldi hanno rilasciato una dichiarazione congiunta sottolineando il valore della solidarietà per il Rojava e il coinvolgimento della Turchia nell’assedio di Kobanê. “Chiediamo alle autorità italiane ed europee di intervenire e di prendere posizione di fronte a questo ennesimo episodio di repressione arbitraria. Il governo di Erdogan, alla luce del suo sostegno ad Al-Jolani/Al-Sharaa in funzione anti-curda, tenta di spezzare la solidarietà internazionalista verso l’esperienza del confederalismo democratico in Rojava. Proprio per questo è nostro dovere rafforzarla e sostenerla. I continui attacchi, la catastrofica situazione umanitaria e gli sfollamenti forzati della popolazione civile, perpetrati dall’esercito siriano con il sostegno di quello turco, stanno destabilizzando sempre più l’intera regione. Si apre così un grave problema di sicurezza non solo per le popolazioni locali, ma anche per l’Europa, alimentando le condizioni per una possibile rinascita dell’ISIS,” hanno scritto sul social media X. Le repressioni contro gli attivisti per la pace non sono un caso isolato in Turchia. Nelle ultime settimane, centinaia di persone sono state arrestate in Turchia durante le manifestazioni di solidarietà con la popolazione della Siria del nord-est. Solo sabato 24 gennaio 2026, secondo i dati dell’Associazione dei giornalisti liberi (ÖHD) di Istanbul, 95 persone sono state arrestate durante una manifestazione contro l’assedio di Kobanê. Tra loro anche il presidente locale del partito DEM/Partito dell’Uguaglianza e della Democrazia dei Popoli, Çınar Altan. Redazione Italia
January 31, 2026
Pressenza
Rojava, la rivoluzione è in pericolo
Il 2026 è iniziato con l’attacco delle milizie jihadiste controllate dal governo di Damasco contro i quartieri di Aleppo Ashrafiyeh e Sheikh Maqsud  a maggioranza curda. I quartieri Ashrafiyeh e Sheikh Maqsud  per tutta la durata della guerra civile siriana hanno resistito agli attacchi delle formazioni jihadiste e alle pressioni del governo di Assad, attuando l’autogoverno dal basso e divenendo luogo di accoglienza per i profughi del distretto di Afrin dopo il feroce attacco delle milizie jihadiste filo turche e il complice abbandono della guarnigione dell’esercito russo. Già il 6 gennaio 2026 le bande mercenarie affiliate al Governo ad interim di Damasco, con il supporto di aerei dello Stato turco, e utilizzando carri armati, artiglieria, veicoli blindati e ogni tipo di arma pesante, insieme a migliaia di miliziani armati, hanno lanciato un brutale attacco contro i quartieri a maggioranza curda di Aleppo. L’obiettivo è apparso subito chiaro: sottomettere la popolazione curda e costringerla all’esodo, modificare la composizione demografica dell’area, spezzare la dignità del popolo, cancellare l’esperimento sociale del Confederalismo Democratico. Le Forze di resistenza della Siria Democratica, SDF e Asayîş, congiuntamente alle milizie popolari YPG e YPJ, hanno deciso di lasciare la città di Aleppo per scongiurare l’ennesimo bagno di sangue e arretrare verso le zone più orientali della Siria del Nord. A seguito delle milizie rivoluzionarie, nel timore della violenza cieca dei jihadisti (come accaduto ad Afrin nel 2018) decine di migliaia di cittadini hanno abbandonato le loro abitazioni rifugiandosi in Rojava. L’offensiva degli attuali padroni di Damasco è proseguita senza sosta e ha spinto le forze rivoluzionarie a ritirarsi dagli importanti centri di Tabqa, Raqqa e Deir ez-Zor. In aperta violazione alle false dichiarazioni di cessate il fuoco dell’autoproclamato presidente della Siria, l’ex comandante di al-Qaeda  al-Jolani, l’offensiva di Damasco prosegue su più fronti. L’avanzata delle milizie jihadiste  è drammaticamente costellata da saccheggi e distruzioni di strutture umanitarie e sanitarie. Vengono da più parti segnalate esecuzioni sommarie. La ferocia cieca si abbatte sulle eroiche combattenti delle YPJ che se catturate, prima di essere uccise, vengono sottoposte a supplizi inenarrabili. Smentendo di fatto la loro estraneità alla Stato Islamico le milizie jihadiste di Damasco hanno messo in libertà migliaia di tagliagole dell’ISIS attaccando i centri di segregazione controllati dalle SDF. La stessa città di Kobanê, simbolo della resistenza e della sconfitta dell’ISIS, rischia di essere aggredita. Kobane è assediata sotto la neve: l’esercito di al-Jolani ha interrotto l’acqua, il gas e l’elettricità, anche dopo l’annuncio della tregua ha continuato a bombardare la città con droni e artiglieria. Attualmente è molto dura la resistenza dei combattenti delle Sdf che stanno rispondendo al fuoco, riuscendo a distruggere diversi veicoli militari del nemico. Anche questa volta le donne sono schierate in prima linea con le YPJ (Unità di protezione della donna), che fanno parte integrante delle SDF. In soccorso del Rojava rivoluzionario stanno arrivando in Siria del Nord uomini e donne da quasi tutte le regioni del Kurdistan. In tutta la Turchia sono esplose manifestazioni contro il governo, che è uno dei principali sponsor di al-Jolani. Diversi cortei hanno provato a sfondare le recinzioni del confine meridionale e a entrare in Siria. Dall’Iraq molti giovani sono riusciti ad oltrepassare la frontiera per unirsi alla lotta, congiuntamente a convogli della Mezzaluna Rossa Kurda ed ad aiuti umanitari. Il governo di al-Jolani è apertamente sostenuto dalla Turchia e dagli Emirati del Golfo. Dopo la caduta di Assad, al-Jolani è stato ricevuto in pompa magna da tutte le diplomazie occidentali, da Trump, a Macron, alla Meloni. Lo stesso Putin tiene ottimi rapporti con la Siria jihadista mantenendo le sue basi militari a Tartus e Latakia. I governi occidentali, gli Stati Uniti,  la Russia hanno volutamente dimenticato il recente passato di al-Jolani come esponente di al-Qaeda. L’offensiva militare contro l’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est è sostenuta da tutti gli attori presenti in Medio Oriente. Si sta attuando il tentativo di distruggere una delle più rare esperienze emancipatorie del nostro tempo. Un’esperienza in cui le persone, al di là dei confini nazionalisti e delle strutture statali, hanno cercato di costruire la propria vita sulla base dell’autogoverno, dell’autogestione e dell’auto-organizzazione orizzontale, del mutuo appoggio, dell’uguaglianza di genere e della libera convivenza tra differenti gruppi etnici e credenze. Curdi, arabi, assiri, armeni, yazidi, siriaci e altri abitanti di questa terra hanno dimostrato che è possibile organizzare la vita economica, sociale, politica e culturale senza uno Stato centralizzato, senza eserciti repressivi e senza sistemi gerarchici. L’attacco al Rojava è un attacco alla stessa possibilità di auto-organizzazione orizzontale, ai consigli e alle comuni, e alla volontà collettiva di vivere senza padroni. Il diritto all’autodeterminazione non significa sostituire uno Stato Nazione con un altro; significa il diritto delle donne e degli uomini a decidere direttamente del proprio modo di vivere, della propria economia, cultura e sicurezza, senza confini imposti, senza eserciti occupanti e senza élite autoritarie. Difendere Rojava significa difendere il principio secondo cui la libertà nasce dalla solidarietà e dalla resistenza collettiva, non dalle canne dei fucili statali. Sia le potenze regionali che quelle globali, condividono un elemento comune: la preservazione del dominio, del controllo, dello sfruttamento capitalista, del patriarcato e la riproduzione della violenza. Con le donne e gli uomini del Rojava per un Mondo senza frontiere,  di libere e liberi ed uguali Donna Vita Libertà       Renato Franzitta
January 25, 2026
Pressenza
Messaggio da Kobane: Qaedisti e turchi aggrediscono Rojava
Noi, docenti, studenti e personale delle Università del Rojava/Siria settentrionale e orientale, vi inviamo questo messaggio mentre usciamo dalle nostre aule per contribuire a difendere le nostre università, le nostre città e la nostra rivoluzione insieme alle forze di autodifesa. Prima dell’amministrazione autonoma, Raqqa (Sharq) e Kobanê non avevano università. I nostri campus, costruiti nel mezzo della guerra, hanno rivendicato l’istruzione a lungo negata ai giovani, fondando l’apprendimento sulla liberazione delle donne, sull’ecologia e su una vita democratica e comunitaria per il popolo. Negli ultimi quindici anni nel Rojava/Siria settentrionale e orientale, sotto costante pressione e ripetuti attacchi da parte delle potenze imperiali, sub-imperiali e coloniali, il nostro popolo ha costruito una vita condivisa attraverso la capacità collettiva. Contro il capitalismo e il patriarcato, abbiamo lavorato per promuovere una società radicata nella liberazione delle donne, nella vita ecologica e nell’autogoverno democratico. Nelle condizioni di guerra che caratterizzavano l’intera regione, e contro la violenza e le imposizioni degli stati regionali e dei loro mercenari, abbiamo fatto affidamento sulla nostra autodifesa e sulla nostra diplomazia per ritagliarci uno spazio, e all’interno di quello spazio abbiamo lottato per costruire una vita che un tempo sembrava impossibile. Oggi, quella vita è sotto attacco. Ciò che abbiamo costruito, questa fonte di speranza per i popoli oppressi nella regione e in tutto il mondo, è presa di mira da ogni parte dalle forze fasciste dell’Esercito Arabo Siriano, un pezzo di al-Qaeda trasformato in autorità statale e in giacca e cravatta, e da mercenari, sostenuti da potenze imperialiste regionali e globali. È in corso un femminicidio e un genocidio. La situazione sul campo è urgente e peggiora di giorno in giorno. I nostri edifici universitari sono pieni di sfollati che cercano di sopravvivere all’inverno senza coperte o vestiti di ricambio. Droni turchi hanno preso di mira diversi luoghi vicino all’Università del Rojava a Qamishlo negli ultimi giorni. Gli studenti nei dormitori di Qamishlo sono isolati dalle loro famiglie a Kobanê, senza sapere se i loro cari sono al sicuro e impossibilitati a contattarli. La situazione a Kobanê è particolarmente grave. La città è attualmente sotto assedio, circondata dalle forze dell’esercito siriano da un lato e dall’esercito turco dall’altro. Da sette giorni non c’è elettricità, acqua e nessun accesso affidabile ai beni di prima necessità. In queste condizioni, l’apprendimento, la sicurezza e la sopravvivenza sono presi di mira nell’ambito di un assedio coordinato. Lo diciamo chiaramente ai nostri amici, colleghi e compagni: ci difenderemo con tutto ciò che abbiamo. Difenderemo il nostro popolo, le nostre università e la possibilità di vivere la vita che abbiamo lottato per costruire. Vi invitiamo, ovunque siate, a schierarvi dalla parte del Rojava. Alzate la voce. Organizzatevi nei vostri campus, nei vostri sindacati e nelle vostre comunità. Usate le vostre posizioni, per quanto limitate possano sembrare, per spingere all’azione, per chiedere conto e per rifiutare il silenzio. Rafforzate le reti di solidarietà che rendono possibile la resistenza. Sostenete gli obiettivi rivoluzionari di libertà, liberazione delle donne, vita ecologica e vita comunitaria democratica. La vostra solidarietà è parte della nostra autodifesa e può contribuire a spostare l’equilibrio e a prevenire un altro genocidio nella regione”. Universities in Rojava/Northern and Eastern Syria University of Rojava, Kobani University, University of Al-Sharq Students,a Faculty and Staff -------------------------------------------------------------------------------- Tradotto e diffuso da Franco Berardi Bifo. Comune-info
January 24, 2026
Pressenza
Appello alla solidarietà dalle università del Rojava
In Siria prosegue l’attacco totale alla rivoluzione confederale del Rojava da parte delle milizie del presidente autoproclamato Al Jolani, sostenuto dalla Turchia con il favore di Stati Uniti, Ue, Israele e petro-monarchie del Golfo. Nonostante il cessate il fuoco dichiarato martedì sera, i tagliagole dell’esercito governativo siriano continuano ad attaccare le posizioni delle Forze [...]
January 24, 2026
Effimera