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Palestina: effetto collaterale?
Con aggiornamenti di Anbamed e Radio Onda d’Urto; appuntamenti; articoli e analisi di Awad Abdelfattah, di Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad, di Ilaria de Bonis, di Claudio Geymonat, di Gaurav Kumar, di Lavinia Marchetti, di Tamer Nafar, di Enrico Semprini e altre/i Prefazione di Enrico Semprini. In questo dossier si parla di eccidi, di solidarietà e…del punto di vista palestinese
Palestina: basta massacri e razzismo
Articoli di Sausan Khalil, Tareq S. Hajjaj, Enas Abu Ghayad, Operazione Colomba, Francesca Campanini, Adla Alnazer, Mariana Hristova, Mario Sommella, Luigi Daniele, Anna Maria Selini, Lavinia Marchetti ed altri. Con un link ad una nostra pagina: https://www.labottegadelbarbieri.org/cinema-28-30-settembre-naza-e-the-bibi-files/ Genocidio a Gaza 26 settembre Un palestinese è stato ucciso e altri sono rimasti feriti in un raid aereo israeliano che ha preso
September 26, 2026
La Bottega del Barbieri
Dopo un anno, il Board of Peace ha approvato un piano per Gaza
A febbraio il presidente USA Donald Trump aveva promesso 17 miliardi di dollari per Gaza. Sette mesi dopo, il Board of Peace presenta a New York un programma per i primi sei mesi di ricostruzione dal costo stimato ridotto a 2,45 miliardi: una prima tranche ancora senza copertura finanziaria completa, mentre gran parte dei fondi annunciati a febbraio non è stata versata. Il Board, previsto nel piano del 29 settembre 2025 e costituito formalmente a Davos il 22 gennaio, elenca 66 progetti, ma non indica quando potranno iniziare. Il conteggio dei sei mesi partirà soltanto dall’ingresso nella Striscia della nuova amministrazione palestinese, ancora in attesa di assumere le proprie funzioni. Il programma, anticipato da Barak Ravid su Axios e N12, porta la firma del Board e del comitato tecnocratico palestinese incaricato di amministrare Gaza sotto la sua supervisione. Eppure, dopo mesi di lavoro, non fissa il momento in cui quell’amministrazione potrà entrare nella Striscia. Il Board spera di avviare la ricostruzione dopo le elezioni israeliane del 27 ottobre e la formazione di un nuovo governo; un esito incerto potrebbe rinviare ulteriormente i lavori. Nickolay Mladenov, Alto rappresentante del Board per Gaza, ammette che i colloqui con Israele sono difficili durante la campagna elettorale e rivendica «progressi lenti ma costanti», ma la ricostruzione di Gaza resta in attesa delle elezioni israeliane: a stabilire quando i palestinesi potranno cominciare a ricostruire è, ancora una volta, chi controlla l’accesso alla Striscia. Il linguaggio della diplomazia serve per nascondere che il calendario della ripresa resta subordinato alla politica israeliana. Anche i finanziamenti raccontano la distanza tra la promessa e la possibilità di realizzarla. Alla prima riunione del Board, il 19 febbraio, Trump annunciò 10 miliardi di dollari dagli Stati Uniti e altri 7 dagli alleati; il Board prospettò investimenti infrastrutturali superiori a 30 miliardi e centinaia di migliaia di nuove abitazioni. Al 23 settembre, secondo il Times of Israel, dei 17 miliardi promessi ne sono stati trasferiti appena 280 milioni. I 2,45 miliardi del nuovo programma non sono un ulteriore stanziamento: rappresentano il costo indicativo dei progetti da finanziare, la cui realizzazione dipende anche dall’accesso a Gaza. Sulla carta ci sono 400 milioni per alloggi temporanei, 275 per rimuovere macerie e ordigni inesplosi, 80 per affrontare l’inverno, 50 per medicinali e forniture sanitarie e 40 per ripristinare scuole e allestire aule. Sul lato egiziano del confine, intanto, restano ferme 5.000 case mobili donate da Egitto e Qatar a cui Israele non consente l’ingresso. La prima prova per questo piano è dunque far arrivare ai palestinesi ciò che è già disponibile, prima di annunciare nuovi cantieri. Guardare come sono ripartiti i 2,45 miliardi aiuta a capire quale Gaza si stia progettando. Il capitolo «pace e sicurezza» assorbe circa 885 milioni di dollari, quasi tre volte i 303 milioni riservati a sanità, istruzione e assistenza. Due voci distinte da 275 milioni finanziano una sede per la commissione degli Interni e il Comitato nazionale palestinese per l’amministrazione di Gaza (NCAG) e una base fortificata a Rafah, dimensionata per 5.000 membri della Forza internazionale di stabilizzazione. Seguono 140 milioni per reclutare ed equipaggiare il contingente, 120 per formare il personale di polizia e 20 per un programma di consegna delle armi. Accanto agli ospedali e alle scuole compaiono un’identità digitale per ottenere servizi e aiuti, pagamenti elettronici, reti 4G e la futura gestione dei valichi. Il piano non si limita a ricostruire edifici: definisce chi presidierà la sicurezza e i valichi e chi gestirà gli strumenti digitali attraverso cui i palestinesi accederanno ad aiuti e servizi. Sopra la futura amministrazione della Striscia c’è il Board of Peace, il cui statuto estende la missione anche ad altre aree di conflitto. Trump lo presiede: le decisioni degli Stati membri richiedono la sua approvazione e quelle del comitato esecutivo possono essere bloccate dal suo veto, anche dopo essere entrate in vigore. Chi versa oltre un miliardo in contanti entro il primo anno di vigenza dello statuto è esentato dalla scadenza ordinaria del mandato triennale. Nel consiglio per Gaza siedono anche Marc Rowan, alla guida del colosso finanziario Apollo, e l’imprenditore immobiliare israelo-cipriota Yakir Gabay. La loro presenza evidenzia come il confine tra governo del territorio e interessi economici sia sempre più sottile. La tabella di marcia del 30 luglio prevedeva che lo smantellamento delle armi di Hamas procedesse insieme al ritiro graduale delle truppe israeliane. Dopo un incontro con Netanyahu, il Board ha però precisato che Israele avrebbe lasciato le posizioni oltre la «linea gialla» soltanto a disarmo completato. È su questa condizione che resta sospeso anche il programma di ricostruzione: il Board promette di trasferire al comitato palestinese NCAG la gestione dei valichi e dei servizi pubblici, senza indicare quando il comitato potrà entrare a Gaza o quando potranno arrivare i materiali necessari. Intanto, si progettano una base fortificata da 275 milioni di dollari e alloggi per una popolazione di cui oltre un milione di persone vive ancora nelle tende. Il Board stima i danni materiali in 35,2 miliardi e il costo della ripresa complessiva in 71,4 miliardi nel prossimo decennio. Già nell’ottobre 2025, un rappresentante dell’UNDP stimava che circa l’84% degli edifici fosse stato danneggiato o distrutto. A fronte di questa devastazione, Israele siede nell’organismo che decide le priorità della ricostruzione, mentre i palestinesi ne restano esclusi: al loro comitato viene affidata sulla carta l’amministrazione di un territorio al quale, per ora, non può nemmeno accedere.   The post Dopo un anno, il Board of Peace ha approvato un piano per Gaza appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 24, 2026
L'INDIPENDENTE
Gaza, Israele rifiuta il piano USA e Ben-Gvir protesta: “uccidiamo pochi palestinesi”
Secondo Jared Kushner, l’inviato speciale USA e uomo di fiducia di Trump, i colloqui svoltisi ieri con Benjamin Netanyahu e la sua amministrazione sono stati «molto, molto positivi». Eppure, non sembra che siano stati fatti ulteriori progressi nelle trattative, dal momento che Israele continua a rifiutarsi di retrocedere di un solo passo dalle zone occupate a Gaza prima di un completo disarmo di Hamas. Nei piani originali del Board of Peace, l’organo di “pace” voluto da Trump per risolvere la “crisi” a Gaza che fino ad ora non è riuscito a ottenere nessun risultato concreto, il ritiro israeliano doveva infatti procedere di pari passo con il disarmo del gruppo palestinese (il quale ha già accettato questa condizione). Di fatto, tale condizione era prevista anche dal cessate il fuoco siglato dalle due parti lo scorso ottobre. Ma, quando ormai mancano poco più di due mesi alle prossime elezioni, il primo ministro israeliano rimane fermo sulle proprie posizioni. A mostrare le reali intenzioni di Tel Aviv è invece il ministro della Sicurezza Nazionale israeliana Itamar Ben Gvir, il quale ha dichiarato che il numero di palestinesi massacrati a Gaza dovrebbe essere aumentato fino a «30, 40 persone ogni notte». Poco, dunque, sembra essere cambiato nel corso delle quattro ore di dialogo tra le delegazioni USA e israeliana. Anzi, in un’intervista all’emittente Fox News, Kushner ha riferito che ci sono «valide preoccupazioni» dell’amministrazione israeliana riguardo il piano del Board of Peace per Gaza che gli americani dovranno risolvere, accompagnate da qualche «incomprensione» e «fraintendimento» delle due parti. Israele, assicura l’uomo di fiducia di Trump, è «profondamente impegnato» a ricostruire Gaza, ma questo non accadrà fino a che Hamas non avrà deposto fino all’ultima arma. «Nessuno vuole mettere così tanti soldi in un progetto se deve essere sotto il controllo dei terroristi o distrutto di nuovo», spiega. Dal canto loro, poi, gli USA non hanno intenzione di mettere in discussione il «diritto di Israele a difendersi da qualsiasi minaccia». «Ci saranno progressi molto presto, ma è necessaria cooperazione da entrambe le parti» ha detto Kushner. Per quanto riguarda l’incontro con la delegazione di Hamas, svoltosi domenica 16 agosto in Egitto, Kushner ha commentato che «è difficile fidarsi di un’organizzazione terroristica che ha commesso queste orribili atrocità, ma hanno detto tutte le cose giuste, quindi daremo loro un’occasione». Il comunicato rilasciato dall’ufficio del primo ministro israeliano aggiunge poco a quanto trapelato dall’intervista a Kushner. Nel corso delle discussioni, «profonde e costruttive», è stato concordato di avviare due gruppi di lavoro, «uno sul disarmo e la smilitarizzazione di Gaza», la quale dovrà avvenire «prima che avvenga qualsiasi ricostruzione» nell’enclave, e uno che «si concentrerà su igiene, acqua pulita e altre questioni di sanità pubblica per la popolazione di Gaza e che impattano anche la popolazione di Israele». Tutto il contrario di quanto già stabilito dal Board of Peace, il cui ruolo e scopo in questo conflitto risultano sempre più dubbi. Già nei giorni scorsi, infatti, l’organo aveva stravolto completamente questo punto, il più delicato e importante del piano, dichiarando che, «contrariamente a quanto riportato in modo inaccurato, precisiamo che il ritiro delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) oltre la Linea Gialla avverrà solo al termine del disarmo, come promesso da Hamas ai mediatori. Questo vale sia per le armi leggere che per quelle pesanti, nonché per i tunnel». Nel frattempo, a fare chiarezza su quali siano le posizioni del governo israeliano circa il futuro di Gaza ci ha pensato il ministro di estrema destra Itamar Ben Gvir. Nel corso di una trasmissione, dialogando con un ex ostaggio israeliano, il ministro ha dichiarato di essere «felice» che la situazione a Gaza sia estremamente difficoltosa per i palestinesi, aggiungendo che questo «è l’unico modo che può portare una loro correzione, almeno parziale». «Credo che si dovrebbero portare a termine attacchi mirati a Gaza, uccidendo 30, 40 persone a notte, non solo quelli che rappresentano una minaccia immediata. Ci sono persone lì che non meritano di vivere. Non sono nemmeno persone» ha poi aggiunto, ritornando alla retorica tipica di una certa politica israeliana che paragona i palestinesi a bestie. Nel frattempo, nella Striscia di Gaza poco è cambiato dal cessate il fuoco siglato nell’ottobre 2025. Gli attacchi israeliani non si sono mai fermati, prendendo di mira indiscriminatamente uomini, donne, bambini e intere famiglie. Esperti dei diritti umani alle Nazioni Unite hanno recentemente condannato gli attacchi israeliani nei territori palestinesi, che hanno ucciso 160 persone a Gaza nel solo mese di luglio e oltre 1200 dal cessate il fuoco. «Nessun luogo a Gaza è sicuro», dichiarano gli esperti, descrivendo gli attacchi sistematici dell’esercito israeliano contro zone densamente popolate di sfollati, come Al-Mawasi, o contro edifici usati come rifugio dai civili. «La continua avanzata verso ovest della cosiddetta “linea gialla”, la costruzione di una barriera lunga 23 chilometri lungo il suo percorso e la demolizione sistematica di edifici residenziali stanno ridisegnando la geografia di Gaza, occupata illegalmente, attraverso la forza e lo sfollamento», scrivono. 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August 18, 2026
L'INDIPENDENTE
L’ombra dell’impunità sul Board of Peace, a discapito dei palestinesi
La Risoluzione n. 2026/3 del Board of Peace, l’organismo voluto da Donald Trump per demolire l’ONU ma avallato dallo stesso Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sembra voler mettere su carta quel che viene denunciato da tempo, ovvero che si tratta dell’ennesimo organismo coloniale, pensato per istituzionalizzare la pulizia etnica dei […] L'articolo L’ombra dell’impunità sul Board of Peace, a discapito dei palestinesi su Contropiano.
July 3, 2026
Contropiano
MEDIO ORIENTE: NETANYAHU VERSO LE ELEZIONI SPINGE PER IL CAOS IN LIBANO, GAZA OCCUPATA AL 62%
In vista delle elezioni per il rinnovo della Knesset previste per l’autunno e sotto una tempesta di attacchi interni, Benjamin Netanyahu spinge verso il caos nella regione, specialmente nella Striscia di Gaza e in Libano. Anche il ministro Katz alza i toni e torna a minacciare la deportazione totale dei gazawi, la cosiddetta “emigrazione volontaria” dalla Striscia che “sarà attuato, nei tempi e nei modi appropriati”. Una Striscia cui territorio risulta occupato per il “60-62%”. Contro la guerra santa di Israele mossa al Libano, resiste Hezbollah. Una soldatessa ventenne dell’Idf è rimasta uccisa e due riservisti sono rimasti feriti ieri in un attacco con un drone di Hezbollah nel nord di Israele, vicino al confine con il Libano.  Secondo una prima ricostruzione, i due droni lanciati dal movimento sciita sono esplosi in una zona militare al confine. L’esercito israeliano ha ordinato oggi l’evacuazione di diversi edifici della città di Tiro, la maggiore città a sud del Libano che conta 200mila abitanti, e delle zone circostanti nel sud del Libano, in vista di rappresaglie. A Gaza invece negli ultimi due giorni i raid israeliani hanno ucciso 11 palestinesi, tra i quali anche Muhammad Odeh, ennesimo capo dell’ala militare di Hamas. La situazione umanitaria resta estremamente preoccupante e la popolazione è sempre più ammassata nelle tendopoli a causa della crescente occupazione della Striscia da parte dell’Idf, che è arrivata al 60-62%. Infine il Board of Peace che è senza fondi: non è stato versato nemmeno un dollaro per il progetto colonial-immobiliarista di Trump nella Striscia di Gaza, nemmeno dagli Stati Uniti stessi. Gli aggiornamenti da Gerusalemme con Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica
May 28, 2026
Radio Onda d`Urto
Una nuova Global Sumud Flotilla è in partenza
Manca solo una settimana alla partenza ufficiale della nuova missione della Global Sumud Flotilla. Il 12 aprile è la data segnata come il momento principale di avvio della traversata, da Barcellona a Gaza, ancora posta sotto assedio dal regime sionista. Per quanto riguarda il nostro paese, alcune navi sono già […] L'articolo Una nuova Global Sumud Flotilla è in partenza su Contropiano.
April 6, 2026
Contropiano
Palestina: navigare in acque infuocate
Anbamed, aggiornamenti 27 e 28 marzo Roberta Parravano sulla scuola-tenda a Gaza Dalila Vilella sulla istruzione in Palestina presentazione dossier GPI su esportazione Italia-Israele Ilaria De Bonis entra nel merito del dossier Stefano Nanni su commercio complice nel bergamasco Elisabeth Di Luca: cento porti cento città Il Nicaragua obbliga la Germania a rinunciare alla difesa di Israele alla Corte Internazionale
Gaza futura tra annientamento e colonialismo ipertecnologico
la relazione tra ricostruzione e giustizia. La domanda “Israele deve pagare?” non è solo morale: è giuridica e politica. Nel diritto internazionale, la riparazione per atti illeciti e danni di guerra è un principio consolidato; non coincide automaticamente con un meccanismo praticabile, ma stabilisce un orizzonte di responsabilità. Nel caso palestinese, inoltre, la questione delle riparazioni è intrecciata al riconoscimento dell’illegalità dell’occupazione e delle politiche di annessione che non riguardano solo Gaza. Continua a leggere→
February 26, 2026
Rizomatica
Neocolonialismo e debiti di ricostruzione
Articolo pubblicato in origine su Transform Italia il 22/10/2025 di M. Minetti Chi ricostruirà la città di Gaza, se davvero la tregua attualmente negoziata diventerà una pace stabile? Chi investirà in abitazioni e infrastrutture che, ovviamente, i cittadini palestinesi non … Continua a leggere→
February 25, 2026
Rizomatica