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Gaza, Israele rifiuta il piano USA e Ben-Gvir protesta: “uccidiamo pochi palestinesi”
Secondo Jared Kushner, l’inviato speciale USA e uomo di fiducia di Trump, i colloqui svoltisi ieri con Benjamin Netanyahu e la sua amministrazione sono stati «molto, molto positivi». Eppure, non sembra che siano stati fatti ulteriori progressi nelle trattative, dal momento che Israele continua a rifiutarsi di retrocedere di un solo passo dalle zone occupate a Gaza prima di un completo disarmo di Hamas. Nei piani originali del Board of Peace, l’organo di “pace” voluto da Trump per risolvere la “crisi” a Gaza che fino ad ora non è riuscito a ottenere nessun risultato concreto, il ritiro israeliano doveva infatti procedere di pari passo con il disarmo del gruppo palestinese (il quale ha già accettato questa condizione). Di fatto, tale condizione era prevista anche dal cessate il fuoco siglato dalle due parti lo scorso ottobre. Ma, quando ormai mancano poco più di due mesi alle prossime elezioni, il primo ministro israeliano rimane fermo sulle proprie posizioni. A mostrare le reali intenzioni di Tel Aviv è invece il ministro della Sicurezza Nazionale israeliana Itamar Ben Gvir, il quale ha dichiarato che il numero di palestinesi massacrati a Gaza dovrebbe essere aumentato fino a «30, 40 persone ogni notte». Poco, dunque, sembra essere cambiato nel corso delle quattro ore di dialogo tra le delegazioni USA e israeliana. Anzi, in un’intervista all’emittente Fox News, Kushner ha riferito che ci sono «valide preoccupazioni» dell’amministrazione israeliana riguardo il piano del Board of Peace per Gaza che gli americani dovranno risolvere, accompagnate da qualche «incomprensione» e «fraintendimento» delle due parti. Israele, assicura l’uomo di fiducia di Trump, è «profondamente impegnato» a ricostruire Gaza, ma questo non accadrà fino a che Hamas non avrà deposto fino all’ultima arma. «Nessuno vuole mettere così tanti soldi in un progetto se deve essere sotto il controllo dei terroristi o distrutto di nuovo», spiega. Dal canto loro, poi, gli USA non hanno intenzione di mettere in discussione il «diritto di Israele a difendersi da qualsiasi minaccia». «Ci saranno progressi molto presto, ma è necessaria cooperazione da entrambe le parti» ha detto Kushner. Per quanto riguarda l’incontro con la delegazione di Hamas, svoltosi domenica 16 agosto in Egitto, Kushner ha commentato che «è difficile fidarsi di un’organizzazione terroristica che ha commesso queste orribili atrocità, ma hanno detto tutte le cose giuste, quindi daremo loro un’occasione». Il comunicato rilasciato dall’ufficio del primo ministro israeliano aggiunge poco a quanto trapelato dall’intervista a Kushner. Nel corso delle discussioni, «profonde e costruttive», è stato concordato di avviare due gruppi di lavoro, «uno sul disarmo e la smilitarizzazione di Gaza», la quale dovrà avvenire «prima che avvenga qualsiasi ricostruzione» nell’enclave, e uno che «si concentrerà su igiene, acqua pulita e altre questioni di sanità pubblica per la popolazione di Gaza e che impattano anche la popolazione di Israele». Tutto il contrario di quanto già stabilito dal Board of Peace, il cui ruolo e scopo in questo conflitto risultano sempre più dubbi. Già nei giorni scorsi, infatti, l’organo aveva stravolto completamente questo punto, il più delicato e importante del piano, dichiarando che, «contrariamente a quanto riportato in modo inaccurato, precisiamo che il ritiro delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) oltre la Linea Gialla avverrà solo al termine del disarmo, come promesso da Hamas ai mediatori. Questo vale sia per le armi leggere che per quelle pesanti, nonché per i tunnel». Nel frattempo, a fare chiarezza su quali siano le posizioni del governo israeliano circa il futuro di Gaza ci ha pensato il ministro di estrema destra Itamar Ben Gvir. Nel corso di una trasmissione, dialogando con un ex ostaggio israeliano, il ministro ha dichiarato di essere «felice» che la situazione a Gaza sia estremamente difficoltosa per i palestinesi, aggiungendo che questo «è l’unico modo che può portare una loro correzione, almeno parziale». «Credo che si dovrebbero portare a termine attacchi mirati a Gaza, uccidendo 30, 40 persone a notte, non solo quelli che rappresentano una minaccia immediata. Ci sono persone lì che non meritano di vivere. Non sono nemmeno persone» ha poi aggiunto, ritornando alla retorica tipica di una certa politica israeliana che paragona i palestinesi a bestie. Nel frattempo, nella Striscia di Gaza poco è cambiato dal cessate il fuoco siglato nell’ottobre 2025. Gli attacchi israeliani non si sono mai fermati, prendendo di mira indiscriminatamente uomini, donne, bambini e intere famiglie. Esperti dei diritti umani alle Nazioni Unite hanno recentemente condannato gli attacchi israeliani nei territori palestinesi, che hanno ucciso 160 persone a Gaza nel solo mese di luglio e oltre 1200 dal cessate il fuoco. «Nessun luogo a Gaza è sicuro», dichiarano gli esperti, descrivendo gli attacchi sistematici dell’esercito israeliano contro zone densamente popolate di sfollati, come Al-Mawasi, o contro edifici usati come rifugio dai civili. «La continua avanzata verso ovest della cosiddetta “linea gialla”, la costruzione di una barriera lunga 23 chilometri lungo il suo percorso e la demolizione sistematica di edifici residenziali stanno ridisegnando la geografia di Gaza, occupata illegalmente, attraverso la forza e lo sfollamento», scrivono. 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August 18, 2026
L'INDIPENDENTE
L’ombra dell’impunità sul Board of Peace, a discapito dei palestinesi
La Risoluzione n. 2026/3 del Board of Peace, l’organismo voluto da Donald Trump per demolire l’ONU ma avallato dallo stesso Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sembra voler mettere su carta quel che viene denunciato da tempo, ovvero che si tratta dell’ennesimo organismo coloniale, pensato per istituzionalizzare la pulizia etnica dei […] L'articolo L’ombra dell’impunità sul Board of Peace, a discapito dei palestinesi su Contropiano.
July 3, 2026
Contropiano
MEDIO ORIENTE: NETANYAHU VERSO LE ELEZIONI SPINGE PER IL CAOS IN LIBANO, GAZA OCCUPATA AL 62%
In vista delle elezioni per il rinnovo della Knesset previste per l’autunno e sotto una tempesta di attacchi interni, Benjamin Netanyahu spinge verso il caos nella regione, specialmente nella Striscia di Gaza e in Libano. Anche il ministro Katz alza i toni e torna a minacciare la deportazione totale dei gazawi, la cosiddetta “emigrazione volontaria” dalla Striscia che “sarà attuato, nei tempi e nei modi appropriati”. Una Striscia cui territorio risulta occupato per il “60-62%”. Contro la guerra santa di Israele mossa al Libano, resiste Hezbollah. Una soldatessa ventenne dell’Idf è rimasta uccisa e due riservisti sono rimasti feriti ieri in un attacco con un drone di Hezbollah nel nord di Israele, vicino al confine con il Libano.  Secondo una prima ricostruzione, i due droni lanciati dal movimento sciita sono esplosi in una zona militare al confine. L’esercito israeliano ha ordinato oggi l’evacuazione di diversi edifici della città di Tiro, la maggiore città a sud del Libano che conta 200mila abitanti, e delle zone circostanti nel sud del Libano, in vista di rappresaglie. A Gaza invece negli ultimi due giorni i raid israeliani hanno ucciso 11 palestinesi, tra i quali anche Muhammad Odeh, ennesimo capo dell’ala militare di Hamas. La situazione umanitaria resta estremamente preoccupante e la popolazione è sempre più ammassata nelle tendopoli a causa della crescente occupazione della Striscia da parte dell’Idf, che è arrivata al 60-62%. Infine il Board of Peace che è senza fondi: non è stato versato nemmeno un dollaro per il progetto colonial-immobiliarista di Trump nella Striscia di Gaza, nemmeno dagli Stati Uniti stessi. Gli aggiornamenti da Gerusalemme con Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica
May 28, 2026
Radio Onda d`Urto
Una nuova Global Sumud Flotilla è in partenza
Manca solo una settimana alla partenza ufficiale della nuova missione della Global Sumud Flotilla. Il 12 aprile è la data segnata come il momento principale di avvio della traversata, da Barcellona a Gaza, ancora posta sotto assedio dal regime sionista. Per quanto riguarda il nostro paese, alcune navi sono già […] L'articolo Una nuova Global Sumud Flotilla è in partenza su Contropiano.
April 6, 2026
Contropiano
Palestina: navigare in acque infuocate
Anbamed, aggiornamenti 27 e 28 marzo Roberta Parravano sulla scuola-tenda a Gaza Dalila Vilella sulla istruzione in Palestina presentazione dossier GPI su esportazione Italia-Israele Ilaria De Bonis entra nel merito del dossier Stefano Nanni su commercio complice nel bergamasco Elisabeth Di Luca: cento porti cento città Il Nicaragua obbliga la Germania a rinunciare alla difesa di Israele alla Corte Internazionale
Gaza futura tra annientamento e colonialismo ipertecnologico
la relazione tra ricostruzione e giustizia. La domanda “Israele deve pagare?” non è solo morale: è giuridica e politica. Nel diritto internazionale, la riparazione per atti illeciti e danni di guerra è un principio consolidato; non coincide automaticamente con un meccanismo praticabile, ma stabilisce un orizzonte di responsabilità. Nel caso palestinese, inoltre, la questione delle riparazioni è intrecciata al riconoscimento dell’illegalità dell’occupazione e delle politiche di annessione che non riguardano solo Gaza. Continua a leggere→
February 26, 2026
Rizomatica
Neocolonialismo e debiti di ricostruzione
Articolo pubblicato in origine su Transform Italia il 22/10/2025 di M. Minetti Chi ricostruirà la città di Gaza, se davvero la tregua attualmente negoziata diventerà una pace stabile? Chi investirà in abitazioni e infrastrutture che, ovviamente, i cittadini palestinesi non … Continua a leggere→
February 25, 2026
Rizomatica
A Vicenza non solo basi USA, ci si addestrano anche i militari che verranno dislocati a Gaza
La prima riunione del Board of Peace progetto coloniale voluto da Trump ha visto la partecipazione anche del Governo italiano nel ruolo ipocrita di osservatore. Oltre all’interesse economico, non a caso Confindustria ha affermato che bisogna esserci, l’Italia si è offerta come paese in grado di addestrare soldati e poliziotti […] L'articolo A Vicenza non solo basi USA, ci si addestrano anche i militari che verranno dislocati a Gaza su Contropiano.
February 22, 2026
Contropiano
L’Italia nel Board of Peace. Dire una cosa giusta e farne una sbagliata
Motivando alla Camera le ragioni per cui l’Italia sarà presente come osservatore al Board of Peace, il ministro degli esteri Tajani ha detto una cosa giusta: “L’Italia è sempre stata protagonista nell’area del Mediterraneo. Non possiamo non essere parte di una strategia che dovrà vederci ancora in prima linea”. Il […] L'articolo L’Italia nel Board of Peace. Dire una cosa giusta e farne una sbagliata su Contropiano.
February 19, 2026
Contropiano