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Il 28 maggio in piazza per l’autodeterminazione di Cuba e contro le aggressioni USA
Il 28 maggio è stata chiamata una mobilitazione nazionale per difendere Cuba dall’aggressione statunitense, con la Casa Bianca che vuole strozzare un popolo che ha fatto della propria bandiera il simbolo della solidarietà internazionale. Del resto, non c’è frase che esprima meglio il senso di cosa rappresenti Cuba nel mondo […] L'articolo Il 28 maggio in piazza per l’autodeterminazione di Cuba e contro le aggressioni USA su Contropiano.
May 25, 2026
Contropiano
Ecco le fonti pagate dagli Usa che propagano disinformazione anti-cubana
Gli Usa stanno preparando il cambio di regime con una campagna mediatica anti-governativa fondata su “fonti cubane” che i media occidentali riportano come fossero imparziali. Ogni anno, dal 1992, l’Onu vota a stragrande maggioranza la fine dell’embargo Usa contro Cuba. Il voto è puramente simbolico: anche se la maggioranza è sempre schiacciante (da 33 anni i voti contrari sono quasi sempre solo due: Usa e Israele; l’anno scorso si sono aggiunti i voti ruffiani di Argentina, Ungheria, Paraguay, Macedonia del Nord e Ucraina), l’Onu non può obbligare gli Usa a cambiare la sua politica estera. Quando la rivoluzione cubana del 1959 rovesciò il dittatore Fulgencio Batista, che era sostenuto dagli Stati Uniti perché gli faceva comodo, l’amministrazione Eisenhower usò l’embargo per “provocare fame e disperazione e rovesciare il governo” (così un memorandum interno del governo Usa). Alla guerra economica s’aggiunse il tentativo di invasione dell’isola nel 1961, centinaia di attentati a Fidel Castro e attacchi terroristici anche con uso di armi biologiche. Obama tolse alcune restrizioni, ma Trump le ripristinò. Col cubano-statunitense Marco Rubio, senatore repubblicano della Florida durante il Trump I e oggi Segretario di Stato, Cuba è di nuovo attenzionata; da qualche mese Trump minaccia l’intervento militare. Oggi l’Onu denuncia il rischio di una catastrofe umanitaria. L’embargo petrolifero sta facendo collassare ospedali, trasporti, distribuzione alimentare e sistemi idrici: è una grave violazione del diritto internazionale. E come già successo in altre occasioni (Hong Kong, Bielorussia, Ucraina, Iran), gli Usa stanno preparando il cambio di regime con una campagna mediatica anti-governativa fondata su “fonti cubane” che i media occidentali riportano come fossero imparziali: in realtà sono megafoni di Washington pagati da Usaid e Ned (un proxy della Cia) per alimentare il malcontento nella popolazione e prepararla all’invasione. MintPress ha elencato i media e gli organismi antigovernativi più rilevanti. 1) CubaNet, fondato a Miami nel 1994 da attivisti anticastristi. Ha ricevuto milioni di dollari da Usaid, Ned e Open Society Foundation. Viene citato come fonte obiettiva da Washington Post, Wall Street Journal, Fox News, Los Angeles Times e USA Today. 2) ADN Cuba, “un media indipendente impegnato per la libertà e la democrazia a Cuba”, ha ricevuto milioni di dollari da Usaid. Ha sede in Spagna. 3) Diario de Cuba, un altro organo digitale di info antigovernative con sede in Spagna e finanziamenti milionari Usaid. Questi siti di notizie pettinate hanno milioni di follower sui social. La conferma di quanto questi “media cubani” siano protesi di Washington venne l’anno scorso quando l’amministrazione Trump decise di sospendere i fondi all’Usaid perché Musk, capo del Dipartimento efficienza amministrativa (Doge), li considerava “un nido di marxisti radicali che odiano l’America”. All’istante, CubaNet e Diario de Cuba chiesero ai lettori un sostegno economico, pena la chiusura. La decisione di Musk fece emergere in questo modo un migliaio di media “indipendenti” (cioè finanziati da Washington) in tutto il mondo. 4) Movimento San Isidro, un collettivo di artisti e giornalisti che nel 2021 organizzò a Cuba un’ondata di proteste nazionali. Figura chiave del movimento era Esteban Rodríguez di ADN Cuba. E adesso indovinate chi elargiva milioni di dollari al movimento (spoiler: Usaid). 5) El Toque e El Estornudo sono invece finanziati dal Ned. Fare i pappagalli Cia conviene: lo stipendio dei giornalisti di El Toque è dieci volte quello dei cronisti statali cubani. 6) Radio e Tv Martí: fondata nel 1985 dall’amministrazione Reagan, ha sede a Miami. Finora ha ricevuto dai governi Usa 800 milioni di dollari. 7) Osservatorio Cubano dei Diritti Umani (Ocdh) e Cubalex, un gruppo di avvocati: sono stipendiati da Usaid (Ocdh) e Ned (Cubalex). New York Times, Cnn e Washington Post citano i loro documenti come imparziali. 8) App di messaggistica che diffondono info antigovernative e organizzano smart mobs: Zunzuneo (un progetto segreto Usaid) lasciò il posto a Piramideo, un’iniziativa di Radio e Tv Martí che prometteva ai cubani notizie senza censura. Immediate le proteste cubane quando Piramideo prese a diffondere false notizie (manifestazioni antigovernative mai avvenute). Piramideo fu chiuso dopo la rivelazione delle interferenze Usa a Cuba. Questo accadeva 20 anni fa: oggi lo stesso compito viene svolto alla luce del sole da bot di propaganda antigovernativa che proliferano indisturbati su Instagram e X. Fonte: il Fatto Quotidiano Da Associazione Nazionale d’Amicizia Italia-Cuba Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
May 22, 2026
Pressenza
Firmo por Cuba. Parte la campagna globale di raccolte firme per difendere il popolo cubano
È partita da alcuni giorni una nuova campagna di solidarietà e sostegno internazionalista a Cuba e alla sua sovranità, contro l’aggressione imperialista statunitense. Cuba is not alone – Firmo por Cuba è il nome della Campagna Globale promossa dall’International Workers Institute, dalla World Federation of Trade Unions – Regional Office […] L'articolo Firmo por Cuba. Parte la campagna globale di raccolte firme per difendere il popolo cubano su Contropiano.
May 20, 2026
Contropiano
L’incognita di Cuba
Da mesi prosegue lo strangolamento Usa di Cuba. Ospitiamo il parere di Maurizio Fantoni Minnella e restiamo aperti ad altre idee contributi sulla drammatica situazione dell’isola. Ehi Nixon, giù le mani da Cuba! Mario Monicelli, da Romanzo popolare Foto: La Jornada 1. In oltre un secolo di storia moderna e contemporanea la Sinistra ha creato e alimentato le sue mitologie,
La leggenda della “scomunica” di Papa Giovanni XXIII a Fidel Castro
Più volte, in questi anni, sul web, è stata rilanciata la leggenda secondo cui, il 3 gennaio 1962, Papa Giovanni XXIII – rifacendosi al decreto originale del Sant’Uffizio emesso da Papa Pio XII nel 1949 – avrebbe scomunicato l’allora trentaseienne e già a capo della Repubblica caraibica Fidel Castro, in linea con il decreto del 1949 che vietava ai cattolici di appoggiare la “dottrina del comunismo materialista e anticristiano”. Con la cosiddetta «scomunica ai comunisti» di Pio XII, ovvero il celebre decreto del Sant’Uffizio pubblicato il 1° luglio 1949 e de facto cancellato (formalmente mai revocato) col nuovo Codice di diritto canonico del 1983, devono ritenersi scomunicati gli iscritti al Partito Comunista e tutti coloro che appoggiano o sostengono gli ideali socialisti, comunisti e rivoluzionari. Il decreto considerava peccato grave leggere o propagare la stampa comunista e i fedeli “colpevoli” di simili comportamenti erano scomunicati, ovvero: non erano ammessi ai sacramenti, non potevano accedere all’eucarestia ed erano considerati addirittura apostati, vale a dire rei di avere abbandonato la fede cattolica. Al momento della sua emissione – in un’Italia che pativa ancora le pesanti conseguenze del conflitto mondiale – il decreto scatenò forti reazioni tra i comunisti italiani e anche a livello internazionale e destò forti perplessità sia perchè negli ambienti cattolici alcuni si erano avvicinati al PCI sia perché era stato emesso senza alcun preavviso o preparazione. Secondo quanto detto in questi anni, Papa Roncalli non solo non tolse la scomunica di Pio XII ai comunisti, ma anzi addirittura formalmente fece di tutto per inasprita. Sempre secondo quanto si riferisce, mentre il decreto del 1949 comminava la scomunica a coloro che si iscrivevano a partiti comunisti, filocomunisti o alleati con essi, quello del 25 marzo 1959 l’avrebbe estesa anche a coloro che semplicemente votavano per tali partiti. Si tratta di una bufala, una leggenda metropolitana nata proprio in seno ad alcuni ambienti più conservatori delle gerarchie ecclesiastiche vaticane, che consideravano il provvedimento già operativo sulla scorta del decreto emanato nel 1949 da Pio XII che, di fatto, vietava ai cattolici di iscriversi a partiti comunisti o dare loro appoggio in qualsiasi maniera, specialmente con il voto (1). Papa Pio XII si limitò a promulgare il documento emesso dal Santo Uffizio, ma non ci fu nessun inasprimento da parte di Giovanni XXIII. Il 3 gennaio 1962 si diffuse la voce di una scomunica direttamente da parte di Giovanni XXIII nei confronti di Castro, ma mai ci fu prova scritta di questo provvedimento. Anche spulciando il settimo volume dell’edizione critica dell’Istituto per le scienze religiose di Bologna, non si troverà alcun accenno: né quel giorno, né prima, né dopo. La famosa scomunica al Líder Máximo che rimbalza da anni nei media di tutto il mondo, più che mai citata in vista del viaggio apostolico di Benedetto XVI a Cuba avvenuto dal 26 al 28 marzo 2012, non c’è mai stata. Nel 2012, cinquanta anni dopo, l’allora segretario di Giovanni XXIII, Monsignor Loris Capovilla smentì la notizia della scomunica da parte del Santo Padre: «Questa parola, “scomunica”, non esiste nel vocabolario giovanneo. Perché continuino a tirarla fuori, non l’ho capito». Oltretutto questo atto, che tra l’altro colpirebbe chi si trova all’interno della comunità cristiana, sarebbe stato formalmente inutile in quanto Castro, con l’adesione alla ideologia comunista, aveva già violato i precetti stabiliti nel decreto del 1949. «Giovanni XXIII ha aperto una fessura nel muro di odi, divisioni e guerre», sospirava monsignor Capovilla il 28 marzo 2012 a Il Corriere della Sera. «Anche durante la crisi dei missili a Cuba, nell’ottobre 1962, la sua mediazione spirituale e la sua preghiera furono decisive». Eppure, in Vaticano, c’era chi sperava in una linea più dura, anche per ragioni tutte italiane. Per questo nacque la leggenda: «A parlare ai giornali di scomunica a Castro, richiamando il decreto del 1949, fu all’inizio del ’62 l’arcivescovo Dino Staffa, che più tardi fu creato cardinale da Paolo VI», spiegava il teologo Gianni Gennari, il «Rosso Malpelo» che su Avvenire teneva la rubrica Lupus in pagina: «Si voleva usare la cosa a fini interni, in Italia era in vista il primo centrosinistra. A questo serviva la voce della scomunica a Castro. E il Papa ne rimase molto dispiaciuto». L’obiettivo di Staffa era lanciare un monito nei confronti del centrosinistra che si stava formando, oltre ad essere un chiaro segnale ai fedeli cattolici di Cuba, esortandoli a revocare ogni consenso nei confronti della Rivoluzione cubana, ed un segnale a tutti quei cattolici che si stavano avvicinando al socialismo e al PCI (2). Un modus operandi totalmente contrapposto a quello di Papa Roncalli, il cui pontificato coincise con l’inizio del centro-sinistra in Italia (governi Dc-Psdi-Pri con appoggio socialista):un’apertura politica che non fu ostacolata dalla Chiesa, a differenza del passato. In un periodo di tensioni globali e di Guerra Fredda, l’atto di scomunica a Castro avrebbe sottolineato ancor di più il profondo contrasto tra la Chiesa cattolica e il comunismo, considerato incompatibile con i principi cristiani. Il pontificato di Roncalli si concentrò sull’opposto: superare la “guerra fredda” interna alla Chiesa, concentrandosi sul dialogo sociale piuttosto che sulla contrapposizione ideologica. Quando all’inizio del 1959 Fidel Castro prese il potere, in Vaticano arrivò la notizia che missionari e suore erano andati via da Cuba. Roncalli, Papa da un paio di mesi, ne parlò con il cardinale Domenico Tardini e dopo l’udienza mi a Capovilla: «non ho mai visto il Segretario di Stato così irritato». E come mai? Capovilla disse al Corriere: «Perché non si scappa. Non si scappa mai. E il Santo Padre era d’accordo con Tardini. Se ci mandano via, come poi è accaduto, allora dobbiamo andare. Ma la Santa Sede non prende mai l’iniziativa di rompere i rapporti diplomatici, non lo ha mai fatto». Ecco che quando il 17 settembre 1961 furono espulsi da Cuba 132 sacerdoti e il vescovo ausiliare dell’Avana, Eduardo Boza Masvidal, Papa Roncalli ne parlò all’udienza generale («Detto tutto ma in forma moderata», scrive nel diario) denunciando «prove e sofferenze» nella nazione nonché l’«esodo, in parte imposto, in parte subito come minor male» di sacerdoti e religiose: «Confidiamo ancora che il buon volere, la calma delle decisioni, la ricerca sincera di salvaguardare i valori della civiltà cristiana abbiano il sopravvento su affrettate deliberazioni». Non è certo il tono di chi si prepara a lanciare scomuniche o a elargire condanne. Vi è infatti da sottolineare che una eventuale scomunica contro Castro non sarebbe mai stata nello stile e nel modo di Giovanni XXIII. Roncalli era un uomo del suo tempo sul piano teologico ma molto aperto sul piano sociale: si parla di una forte attenzione alle istanze sociali, ai poveri e ai lavoratori, frutto della sua origine contadina e della sua visione pastorale aperta al dialogo. La sua sensibilità si concentrava sulla dignità umana e la giustizia sociale, spesso trascurate nel dibattito politico, differenziandosi dalle rigide chiusure anticomuniste del suo predecessore, Pio XII. Giovanni XXIII fu anche il papa che indisse il Concilio Vaticano II e contribuì a modernizzare la Chiesa, svecchiandola di vecchi privilegi, concentrandosi su uno sguardo molto più ecumenico. In campagna elettorale, il 20 marzo del 1963, Palmiro Togliatti tenne un discorso a Bergamo, dal titolo Il destino dell’uomo, da cui emerge l’intento di costruire un ponte con quel mondo cattolico che vive “una svolta riformatrice” sotto il Pontificato di Giovanni XXIII. Pochi giorni dopo, l’11 aprile, il Santo Padre promulga l’Enciclica Pacem in Terris nella quale si rivolge “a tutti gli uomini di buona volontà e li richiama a uno sforzo comune al fine di attuare il valore supremo della pace”. Giovanni XXIII distinse – da uomo del suo tempo convinto delle sue opinioni – tra l’errore (l’ideologia falsa) e l’errante (la persona), aprendo di fatto al dialogo con movimenti storici ispirati a ideologie diverse, inclusi socialisti e comunisti, purché finalizzati al bene comune. Non è un caso che quella Enciclica ricevette anche l’apprezzamento di Pietro Nenni, leader del Partito Socialista Italiano. Le parole di Togliatti a Bergamo ebbero grande risonanza, pro e contro, anche dentro la Chiesa stessa. Negli ambienti vaticani ci fu chi accusò il Papa di aver regalato, prima con l’udienza dell’autunno precedente al genero di Krusciov, e poi con la Pacem in terris rivolta “a tutti gli uomini di buona volontà”, qualche milione di voti ai comunisti. D’altronde bisogna ricordare che il mondo cristiano cattolico che solidarizzava con la sinistra era veramente ampio: dai teologi della liberazione ai preti operai, dai dirigenti di Lotta Continua di stampo cattolico alle correnti interne alle ACLI interessate ad un socialismo cristiano, per non parlare del Movimento Cristiani per il Socialismo (3) che vide al suo interno personalità di grande spessore culturale come la partigiana Lidia Menapace e il teologo Giulio Girardi, quest’ultimo addirittura autore di un meraviglioso libro intitolato Che Guevara visto da un cristiano. Il significato etico della sua scelta rivoluzionaria. Tutto questo per sottolineare come in pontificato di Papa Giovanni XXIII, pur non approvando la Rivoluzione cubana – che piaceva comunque a molti cattolici progressisti – non concepì minimamente la scomunica a Fidel Castro. La leggenda della scomunica ferì Roncalli e creò molti disguidi diplomatici ed aggiunse un’ulteriore dimensione ideologica e spirituale alle sfide politiche dell’epoca. Infatti la notizia della scomunica continuò a circolare e venne creduta anche dallo stesso Castro che, peraltro, aveva già abbandonato la fede cattolica. La bufala non giovò sicuramente in quegli anni immediatamente dopo la rivoluzione, dove i rapporti tra Cuba e Vaticano non erano certo idilliaci. Solo nel corso degli anni le relazioni si sono ammorbidite al punto che sia Giovanni Paolo II che Papa Francesco hanno incontrato Castro nelle loro visite a L’Avana.     (1) Il riferimento al voto non è mai stato formalmente indicato nel documento del Sant’Uffizio del 1949, ma venne stampato a chiare lettere sui manifesti con cui vennero tappezzate le chiese italiane: un modo per far accettare pubblicamente all’opinione pubblica cattolica il fatto di non avvicinarsi a simpatie socialiste nè con l’ideale nè con il voto. Il decreto non è mai stato revocato formalmente. Qualcuno lo ritiene implicitamente decaduto all’esito del Concilio Vaticano Secondo ma ciò si porrebbe in contrasto proprio con lo stesso Concilio laddove condanna le dottrine atee e materialiste. (2) C’è da dire che, per venire incontro alle esigenze di alcuni cattolici vicini o aderenti a esso, il Partito Comunista Italiano non richiedeva l’adesione all’ideologia del materialismo dialettico, ma solo una generica adesione al programma del partito. (3) Movimento Cristiani per il Socialismo un’organizzazione politica e culturale nata all’inizio degli anni Settanta originariamente in Cile come aggregazione di cristiani progressisti a sostegno della candidatura a presidente del socialista Salvador Allende. In Italia il primo convegno nazionale dei “Cristiani per il socialismo” si tenne a Bologna nel settembre del 1973, proprio nei giorni tragici della caduta e della fine di Salvador Allende. Il gruppo raccoglieva cristiani di sinistra ed esponenti dell’associazionismo cattolico che avevano vissuto con entusiasmo l’esperienza di apertura e rinnovamento della Chiesa cattolica seguita al Concilio Vaticano II e che vedevano con interesse l’idea di una “via cristiana al socialismo” e di un “socialismo dal volto umano”. Il movimento ebbe un’adesione significativa, ma vita breve e venne osteggiato dalla Chiesa cattolica. A poco a poco il movimento, per le sue posizioni molto progressiste (NO all’abrogazione del divorzio, NO all’abrogazione dell’aborto), divenne espressione esclusiva dei “cattolici del dissenso”. Negli anni successivi molti dei suoi esponenti svolsero attività politica, aderendo a diversi partiti della sinistra (PCI, PSI, DP, Il manifesto, Rifondazione Comunista).   Fonti: https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2014/04/30/news/giovanni-xxiii-e-togliatti-tra-fatti-e-ideologie-1.35771332/ > La leggenda della “scomunica” a Fidel Castro https://www.corriere.it/esteri/12_marzo_28/segretario-papa-giovanni-scomunica_62ee0478-7903-11e1-9401-15564ff52752.shtml > Pier Paolo Pasolini e Giovanni XXIII Lorenzo Poli
May 2, 2026
Pressenza
Indiscrezioni del Pentagono: in accelerazione i piani per un’operazione contro Cuba
La pianificazione militare per una possibile operazione guidata dal Pentagono contro Cuba sta subendo un’accelerazione. Secondo quanto riportato da USA Today, che cita fonti interne al Dipartimento di Guerra, l’amministrazione guidata da Donald Trump starebbe definendo i dettagli tecnici per un intervento armato, nell’eventualità che il tycoon decida di impartire […] L'articolo Indiscrezioni del Pentagono: in accelerazione i piani per un’operazione contro Cuba su Contropiano.
April 17, 2026
Contropiano
Il “necio” di Silvio Rodríguez e la testardaggine della Rivoluzione cubana
Quando Silvio Rodríguez scrisse “El Necio” (il testardo, ndr), non stava pensando solo a Fidel o a se stesso… stava cantando per tutti noi cubani che portiamo quella testardaggine rivoluzionaria come un giuramento di sangue e dignità! Quella testardaggine che l’imperialismo yankee non è mai riuscito a piegare in oltre […] L'articolo Il “necio” di Silvio Rodríguez e la testardaggine della Rivoluzione cubana su Contropiano.
March 24, 2026
Contropiano
Corrispondenze da Cuba
Oggi le varie missioni di solidarietà e di sostegno con Cuba inserite dentro la cornice del Nuestra América Convoy, convergeranno su L’Avana, per rompere l’assedio criminale dell’imperialismo statunitense. Nei giorni scorsi sul giornale abbiamo seguito le varie tappe dello European Convoy, nell’ambito della campagna “Let Cuba Breathe”. Purtroppo, sui media […] L'articolo Corrispondenze da Cuba su Contropiano.
March 21, 2026
Contropiano
Di Cuba e Fidel ci parlano ancora i documentari di Gianni Minà
La Fondazione Gianni Minà ha deciso di non postare nulla su Cuba, perchè al suo posto ha parlato e continua a parlare approfonditamente Gianni Minà attraverso tutti i suoi documentari, i suoi libri e i suoi articoli su questo tema che sono presenti nel suo archivio digitale. Qualche anno fa, […] L'articolo Di Cuba e Fidel ci parlano ancora i documentari di Gianni Minà su Contropiano.
March 21, 2026
Contropiano
Cuba sotto assedio
In una corrispondenza con un compagno da Cuba, approfondiamo la situazione nell'isola che, in questi giorni, sta affrontando sfide gigantesche a causa dell'inasprimento del bloqueo criminale da parte dell'amministrazione Trump. Il governo rivoluzionario sta attuando misure eccezionali per riorganizzare tutti i settori della vita economica e sociale; è stato necessario ristrutturare le attività scolastiche e sanitarie: gli ospedali stanno concentrando lo sfruttamento del flusso energetico disponibile per la salvaguardia delle situazioni più complicate, che comportano il rischio di vita. Nel frattempo, si stanno costruendo parchi fotovoltaici per assicurare l'approvvigionamento quotidiano e la completa sovranità energetica dell'isola. Il discorso si sposta quindi su quanto accaduto in Venezuela il 3 gennaio 2026, che ha segnato uno spartiacque enorme, che ha profondamente scosso il popolo cubano. Enormi mobilitazioni spontanee, che hanno coinvolto decine di migliaia di persone, si sono svolte in occasione del rientro a Cuba delle salme dei compagni caduti in Venezuela e nei giorni successivi. Tutti gli sforzi si stanno concentrando sull'obiettivo di difendere il paese e la rivoluzione. In chiusura l'invito di rompere il silenzio mediatico e le false notizie ascoltando e leggendo i mezzi di informazione cubani.
February 11, 2026
Radio Onda Rossa