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Cuba sotto assedio
In una corrispondenza con un compagno da Cuba, approfondiamo la situazione nell'isola che, in questi giorni, sta affrontando sfide gigantesche a causa dell'inasprimento del bloqueo criminale da parte dell'amministrazione Trump. Il governo rivoluzionario sta attuando misure eccezionali per riorganizzare tutti i settori della vita economica e sociale; è stato necessario ristrutturare le attività scolastiche e sanitarie: gli ospedali stanno concentrando lo sfruttamento del flusso energetico disponibile per la salvaguardia delle situazioni più complicate, che comportano il rischio di vita. Nel frattempo, si stanno costruendo parchi fotovoltaici per assicurare l'approvvigionamento quotidiano e la completa sovranità energetica dell'isola. Il discorso si sposta quindi su quanto accaduto in Venezuela il 3 gennaio 2026, che ha segnato uno spartiacque enorme, che ha profondamente scosso il popolo cubano. Enormi mobilitazioni spontanee, che hanno coinvolto decine di migliaia di persone, si sono svolte in occasione del rientro a Cuba delle salme dei compagni caduti in Venezuela e nei giorni successivi. Tutti gli sforzi si stanno concentrando sull'obiettivo di difendere il paese e la rivoluzione. In chiusura l'invito di rompere il silenzio mediatico e le false notizie ascoltando e leggendo i mezzi di informazione cubani.
February 11, 2026
Radio Onda Rossa
Cuba, 6 febbraio 1932 nasceva il rivoluzionario Camilo Cienfuegos
“Il dovere di ogni rivoluzionario è fare la Rivoluzione”. “Non devi dire di essere un rivoluzionario, devi dimostrarlo”. “Nemmeno un briciolo di rispetto per i traditori”. “Non ho nemici personali; i miei nemici sono i nemici del popolo”. – Camilo Cienfuegos – «Negli anni della lotta in montagna noi dedicavamo una cura particolare per la nostra avanguardia, perché aveva compiti molto speciali ed importanti. Era la prima unità ad affrontare il nemico se lo s’incrociava, guidava il cammino, montava di guardia costantemente, e lì, nel plotone dell’avanguardia, stava Camilo. Questo è il Partito, l’Avanguardia». – Fidel Castro – «Quello che per noi – quelli che ricordano Camilo come una cosa, come un essere vivo – fu sempre maggiormente attraente, fu quello che attraeva anche tutto il popolo di Cuba, era il suo modo d’essere, il suo carattere, la sua allegria, la sua franchezza, la sua disposizione in ogni momento d’offrire la sua vita, correre i pericoli più grandi con una totale naturalezza, con una completa semplicità, senza la minima ostentazione del valore, della sapienza, essendo sempre il compagno di tutti, e anche se era già terminata la guerra, era indiscutibilmente il più brillante di tutti i guerriglieri». – Ernesto “Che” Guevara – Camilo Cienfuegos Gorriarán  è stato un rivoluzionario e guerrigliero cubano e una delle personalità più influenti della Rivoluzione cubana, così come Fidel Castro, Che Guevara, Raúl Castro e Juan Almeida. Conosciuto anche come “Il Comandante del Popolo”, “Il Signore dell’Avanguardia”, l'”Eroe di Yaguajay”, era di modeste origini e divenne molto popolare anche per il suo carattere gioviale. È considerato il fondatore e uno dei leader principali dell’esercito ribelle nella guerra di liberazione contro la dittatura di Fulgencio Batista. Camilo Cienfuegos nacque a L’Avana, nel barrio di Lawton (odierno Diez de Octubre), il 6 febbraio del 1932, figlio di Ramón Cienfuegos Flores ed Emilia Gorriarán Zaballa, ambedue anarchici spagnoli originari, rispettivamente, di Pravia (nelle Asturie) e di Castro-Urdiales (nella Cantabria). Studiò inizialmente nella Scuola Pubblica N° 96 San Francisco de Paula a L’Avana; in seguito, obbligato dalla difficile situazione economica della sua famiglia, si spostò in luoghi diversi e ritornò poi a Lawton, dove terminò la scuola primaria nella Scuola Pubblica N° 105 Félix E. Alpízar. Già nel 1948 aveva cominciato a partecipare alla lotta politica, unendosi alle proteste popolari contro l’aumento della tariffa degli autobus urbani. Il 10 marzo 1952, al prodursi del colpo di Stato di Fulgencio Batista, con un gruppo di giovani lottò per resistere alla dittatura. In quell’epoca stabilì amicizia con altri giovani che avrebbero avuto una grande importanza negli eventi successivi: Carlos Leijás, Israele Tápanes, Reinaldo Benítez e i fratelli Mario e José Fonti. Nell’aprile 1953, assieme all’amico Rafael Serra, viaggiò negli Stati Uniti in cerca di una migliore situazione economica. Lavorò in varie città come operaio e cameriere e – assieme ad altri emigrati latinoamericani – partecipò a diverse manifestazioni, scrivendo anche per il giornale La voce di Cuba un articolo critico contro Batista, intitolato Identificación moral. Nel 1955 fu detenuto a San Francisco dal dipartimento di immigrazione e infine deportato in Messico. Ritornò a Cuba il 5 giugno 1955, aggregandosi alla lotta contro il regime di Batista; in settembre contrasse matrimonio con Isabel Blandón, un’infermiera salvadoregna che aveva conosciuto a San Francisco. Il 14 dicembre 1955 fu ferito da un’arma da fuoco durante una manifestazione in onore dell’eroe independentista cubano Antonio Maceo; ciò tuttavia non gli impedì di partecipare alla commemorazione del 103º anniversario della nascita di José Martí nel parco Centrale. Qui fu picchiato e condotto al BRAC (Buró de Represión de Actividades Comunistas), dove fu bollato come comunista dal corpo di polizia del dittatore Batista. Vedendosi perseguitato e senza lavoro, decise di andare in esilio e nel marzo 1956 andò nuovamente negli Stati Uniti. In settembre si trovava in Messico, dove riuscì a stabilire un contatto con Fidel Castro, che stava organizzando una spedizione rivoluzionaria a Cuba per rovesciare il regime di Batista. Cienfuegos fu l’ultimo scelto nella spedizione del Granma, poiché non aveva un addestramento militare sufficiente. Per quel motivo fu mandato velocemente all’accampamento di Abasolo, nello Stato di Tamaulipas, dove fu addestrato alla guerriglia. Ricevette il battesimo di fuoco ad Alegría de Pío (presso Niquero), il 5 dicembre 1956. Nel combattimento dell’Uvero era già tenente e comandava un plotone. Nella lotta armata nella Sierra Maestra, per le sue azioni in combattimento, fu promosso capitano dell’Esercito ribelle. Nel 1957 fu creata una nuova colonna guerrigliera: la colonna numero 4, figlia della colonna madre “José Martí” e di quella che stava a carico del comandante Ernesto Guevara. In questa colonna il capitano Cienfuegos compì la funzione di capo dell’avanguardia. Qui nacque l’amicizia tra lui e il Che e i combattimenti di Bueycito, El Hombrito e Pino del Agua contribuirono a formare il mito del «Señor de la Vanguardia». Nel marzo 1958 divenne capo del movimento che portava il combattimento oltre la Sierra Maestra, alle piane del Cauto. Con il successo di questa breve campagna gli venne dato da Fidel Castro il grado di comandante. In agosto gli fu assegnato il compito di dirigere la colonna numero 2 “Antonio Maceo”, la quale, con 92 combattenti (soltanto 82 armati), partì dalla Sierra Maestra per la parte occidentale di Cuba, avviando le sue operazioni in coordinamento con la colonna 8 “Ciro Redondo” al comando di Ernesto Che Guevara, estendendo le azioni militari che erano iniziate nella zona orientale fino all’occidente del Paese. La battaglia di Yaguajay, che ebbe lo scopo di vincere la resistenza dell’esercito di 350 effettivi al comando del capitano Alfredo Abón Lee, durò fino al pomeriggio del 31 dicembre 1958 e rappresentò un colpo decisivo dell’esercito ribelle per indebolire le forze di Fulgencio Batista. Le sue gesta in questa battaglia gli valsero il soprannome di «Eroe di Yaguajay». Dopo il trionfo della Rivoluzione cubana, Cienfuegos formò parte dell’Esercito Rivoluzionario come Capo supremo. Combatté le sollevazioni controrivoluzionarie e partecipò anche alla riforma agraria. Il comandante Camilo Cienfuegos era apprezzato per la sua umiltà, la semplicità, il sorriso e la sua popolarità arrivò ad essere paragonabile a quella del leader della rivoluzione, Fidel Castro. Divenne un comandante rispettato, guidando vittoriosamente la guerriglia nelle campagne e nelle città e riuscendo, con un’incredibile resilienza, a debellare le sacche di resistenza controrivoluzionaria. Dopo il trionfo della Rivoluzione Cubana nel 1959 fu nominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Ribelle, carica dalla quale si occupò dell’arresto di Hubert Matos dopo il tentativo di rivolta a Camagüey: Cienfuegos fu protagonista nella repressione delle insurrezioni golpiste sostenute dall’imperialismo americano, sempre al fianco del popolo e fedele ai valori della Rivoluzione. L’aereo su cui viaggiava scomparve misteriosamente il 28 ottobre 1959 durante un viaggio da Camagüey all’Avana e non fu mai ritrovato. Quel giorno, il popolo gettò fiori nel mare e nei fiumi di tutta Cuba in segno di tributo alla sua vita e alla sua opera. La borghesia, la destra controrivoluzionaria cubana e i traditori della Rivoluzione, tra cui l’ex comandante Huber Matos, hanno tentato a posteriori di usare la sua morte per infangare la Rivoluzione Cubana, addossando a Fidel la colpa della sua morte. Sono tentativi patetici che si accompagnano alle accuse ridicole che vorrebbero Fidel responsabile anche della morte del “Che”. L’imperialismo e i suoi servi cercano sempre di screditare le rivoluzioni e i loro uomini con ogni mezzo, anche il più bieco. La miglior risposta a queste accuse insulse è data dalla dura realtà: per volontà del governo rivoluzionario infatti in tutti i 170 municipi cubani vi sono caserme, scuole e musei che ricordano Cienfuegos. La sua vita storica e le sue azioni rivoluzionarie a fianco del popolo di Cuba vengono insegnate in tutti gli istituti scolastici dell’Isola caraibica. Ogni 28 ottobre la gente va in riva al mare o su un fiume e vi getta «una flora para Camilo» (un fiore per Camilo). Cienfuegos vive nella memoria del popolo, che si riconosce in un semplice lavoratore elevato dalla rivoluzione a capo leggendario. Il popolo ha fatto proprio il motto: «C’é stato un Camilo, ci saranno molti Camilo». Il “Che”, suo grande amico, chiamerà Camilo uno dei suoi figli. All’indomani della sua morte ha scritto il seguente atto d’accusa: «Lo ha ucciso il nemico, lo ha ucciso perché voleva la sua morte. Lo ha ucciso perché non ci sono aerei sicuri, perché i piloti non possono acquisire tutta l’esperienza necessaria, perché sovraccarico di lavoro voleva essere a L’Avana in poche ore…e lo ha ucciso il suo carattere: Camilo non considerava il pericolo, lo utilizzava come divertimento, giocava con lui, toreava con lui, lo attirava e lo maneggiava; nella sua mentalità di guerrigliero una nube non poteva fermare o deviare un percorso tracciato». Fidel disse di Camilo: «Uomini come Camilo Cienfuegos sono nati dal popolo e hanno vissuto per il popolo. L’unica consolazione per la perdita di un compagno così caro a noi è sapere che il popolo cubano produce uomini come lui. Camilo vive e vivrà nel popolo». Il comandante Ernesto Che Guevara disse di lui: “Camilo è stato il compagno di cento battaglie, l’uomo di fiducia di Fidel nei momenti difficili della guerra e il combattente abnegato che ha sempre fatto del sacrificio uno strumento per temprare il proprio carattere e forgiare quello delle truppe… Camilo era Camilo, signore dell’avanguardia, guerrigliero completo che si imponeva per quella guerra colorata che sapeva fare.” La figura di Cienfuegos continua a incarnare la lotta rivoluzionaria per la libertà e i diritti sociali e ci invita a mantenere viva la lotta militante contro ogni forma di oppressione, poiché il vero cambiamento richiede determinazione e impegno collettivo, esattamente come Cienfuegos ci ha insegnato con la sua vita.     Per altre informazioni: https://www.storiauniversale.it/101-camilo-cienfuegos-il-ampldquosignore-dell-avanguardiaamprdquo.htm Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
February 8, 2026
Pressenza
Díaz-Canel: “Il popolo cubano non è antimperialista secondo le regole; è stato l’imperialismo a renderci antimperialisti”.
“Nell’ora più buia del mattino, mentre il suo nobile popolo dormiva, la sorella Repubblica Bolivariana del Venezuela è stata aggredita a tradimento”, ha ricordato venerdì scorso Miguel Díaz-Canel Bermúdez, Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba e Presidente di Cuba, all’Anti-Imperialist Tribune. Con questa azione, ha affermato, si sono confermate la profezia di Bolívar sugli Stati Uniti e l’avvertimento di Che Guevara: non ci si può fidare “nemmeno un po’” dell’imperialismo. Ha raccontato nei dettagli la codardia dell’attacco, che è stato accolto con bombe e un tentativo di sequestro in risposta alla disponibilità del presidente venezuelano a dialogare. Ha poi sottolineato il giuramento che ha definito la risposta cubana: la dichiarazione del Primo Colonnello Humberto Alfonso Roca, capo della sicurezza, che aveva dichiarato: “Solo con il mio cadavere potranno prendere o assassinare il Presidente”. “I resti sacri dei nostri 32 compatrioti sono tornati ieri in Patria”, ha proseguito Díaz-Canel, “come eterni soldati dell’integrazione che ci dobbiamo”. Con queste parole, ha elevato coloro che sono caduti in un atto di difesa a simbolo dell’unità continentale. Rivolgendosi a coloro che riducono l’alleanza tra Cuba e Venezuela a una mera transazione, è stato categorico: “Prima di tutto, cubani e venezuelani sono fratelli”. La parte più incisiva del suo discorso ha affrontato le minacce attuali. Citando recenti dichiarazioni di alti funzionari statunitensi che hanno parlato di “entrare e distruggere il posto”, il Presidente le ha definite “grottesche” e un “incitamento al massacro”. In risposta, ha invocato la filosofia della resistenza cubana: “Il popolo cubano non è antimperialista per definizione. L’imperialismo ci ha resi antimperialisti”. E ha ricordato la definizione di Martí: il patriottismo è “l’odio invincibile per coloro che ci opprimono”. Ha fatto appello all’unità, che ha definito l’arma più potente, e si è rivolto ai giovani che stanno diffondendo le leggende della Rivoluzione. Il suo messaggio è stato una sfida diretta: “No, signori imperialisti, non abbiamo affatto paura di voi… Non ci piace essere minacciati, come ha detto Fidel. Non ci intimidirete”. > “Oggi ci sono 32 nuovi volti. 32 nuove storie che incarnano la definizione > insuperabile di Martí: ‘La patria è l’umanità'”, ha detto Díaz-Canel. Secondo il presidente, questi combattenti cubani non solo hanno difeso la sovranità del Venezuela, il presidente Nicolás Maduro e la vicepresidente Cilia Flores, ma hanno anche “difeso la dignità umana, la pace e l’onore di Cuba e della nostra America”. Li ha descritti come “la spada e lo scudo dei nostri popoli contro l’avanzata del fascismo”, rendendoli un simbolo del fatto che “nessuna nazione è insignificante quando la sua dignità rimane salda”. Il discorso del presidente si è concentrato sull’omaggio alle famiglie dei caduti, abbracciando “madri, padri, mogli, figli, nipoti, fratelli, nonni, compagni d’armi e amici”. Ha citato Fidel Castro, ricordando le sue parole durante il lutto per i martiri di Barbados: “Il dolore non si condivide, il dolore si moltiplica; e quando un popolo forte e coraggioso piange, l’ingiustizia trema”. Questo sentimento, ha osservato, è stato catturato dal cantautore Silvio Rodríguez, che ha messo in musica l’idea che “l’ingiustizia trema quando piange il valoroso popolo di Fidel”. Il presidente ha sottolineato la natura pacifista di Cuba. “Cuba non minaccia né sfida. Cuba è una terra di pace”, ha dichiarato, ricordando che fu all’Avana dodici anni fa, durante il Secondo Vertice della CELAC, che l’America Latina e i Caraibi furono proclamati Zona di Pace, un’iniziativa guidata da Cuba. Ha aggiunto che questo risultato è stato “brutalmente minato dal colpo di stato fascista in Venezuela”. Tuttavia, ha avvertito che questo “impegno per la pace non diminuisce in alcun modo la nostra disponibilità a combattere in difesa della sovranità e dell’integrità territoriale”. Il messaggio era chiaro e forte: se Cuba fosse attaccata, “combatteremmo con la stessa fedeltà che ci è stata tramandata da diverse generazioni di coraggiosi combattenti cubani”, tracciando una linea storica che va dalle guerre d’indipendenza del XIX secolo alla partecipazione ai conflitti in Africa e, ora, in Venezuela. > “Cuba non è tenuta a fare alcuna concessione politica, né questa sarà mai sul > tavolo dei negoziati per raggiungere un’intesa tra Cuba e gli Stati Uniti. È > importante che lo capiscano”, ha affermato. Díaz-Canel ha ribadito la sua volontà di dialogare e migliorare le relazioni bilaterali, ma a condizioni ben precise: “sempre a parità di condizioni e sulla base del rispetto reciproco”. Ha ricordato che questa è la posizione mantenuta “da oltre sei decenni” e che “la storia non cambierà ora”. Il discorso del presidente si è concluso con un avvertimento rivolto all'”impero che ci minaccia”: “Siamo milioni di cubani. Siamo un popolo pronto a combattere se attaccato, con la stessa unità e ferocia dei 32 cubani caduti il 3 gennaio”.   Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
January 17, 2026
Pressenza