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Francia, è crisi nera. Sul bilancio tutti contro tutti
A Parigi emergenze a ripetizione Non è un bel momento per Emmanuel Macron e per la Francia, in generale. Stanno venendo al pettine i nodi accumulati in anni di governance che, viste col senno di poi, si sono dimostrate più preoccupate di conservare le poltrone che di preparare un futuro […] L'articolo Francia, è crisi nera. Sul bilancio tutti contro tutti su Contropiano.
Spese militari e strategie di bilancio: cosa aspettarsi da questo Governo
La discussione in Parlamento sulla Legge di Bilancio andrà avanti per giorni e, alla fine, a colpi di maggioranza ci sarà il voto del provvedimento, senza confronto alcuno sui contenuti, tra qualche giorno, tuttavia, qualche anticipazione degna di nota merita di essere commentata. Nelle prossime ore sono previsti gli emendamenti del Governo anche se il Ministro dell’Economia ha già precisato che non ci saranno aperture alle richieste di spesa avanzate da alcuni Ministeri. La vera manovra è stata scritta con il bilancino, cercando un sostanziale equilibrio tra le richieste NATO e quelle di Bruxelles, tra le promesse elettorali in vista delle Elezioni politiche e la credibilità di una manovra complessiva, resta insomma il solito lavoro finale di rifinitura, ma in sostanza i giochi sono fatti e l’auspicato confronto sulle aliquote fiscali, sugli aiuti alle imprese, sulle spese militari non ci sarà. Del resto, gran parte delle forze politiche, incluse molte di minoranza, si sono ben guardate dal portare il dibattito nelle piazze e nei luoghi di lavoro, ma si limitano a scarni comunicati stampa addomesticati o pettinati al punto giusto da apparire in fondo condivisibili. E, alla fine, non mancherà l’assenso dell’ANCI, che ci ha abituato nel tempo a proteste, salvo poi allinearsi sulle posizioni del Governo di turno. Veniamo, invece, alle spese militari che potrebbero addirittura crescere destinando dei capitoli di bilancio a carico di altri ministeri: non è una certezza, ma un sospetto fondato. E nella giornata del 9 dicembre, a Palazzo Chigi, si è tenuto l’incontro tra i sindacati del comparto sicurezza e difesa e il Governo presente con i parlamentari che contano, quelli insomma maggiormente rappresentativi e di peso. Il confronto era stato rinviato di pochi giorni e il suo ordine del giorno era chiaro, cioè entrare nel merito delle richieste economiche per il comparto difesa dopo alcune aperture del Ministro della Difesa Guido Crosetto, che aveva ipotizzato un regime previdenziale agevolato, misure di welfare costruite ad hoc e in fondo stipendi più alti degli altri comparti della Pubblica amministrazione. E dal cappello fatato del Governo si sono trovati i soldi mancanti ad esempio per la perequazione dei salari degli enti locali rispetto al comparto ministeri, soldi invece disponibili da gennaio per gli straordinari arretrati, sotto forma di un decreto anticipi approvato in commissione Bilancio alla Camera. Parliamo di decine di milioni di euro a tutto il comparto sicurezza a cui aggiungere interventi sulle carceri fino al rinnovo contrattuale 2025/27, il rafforzamento del fondo di previdenza complementare, sarà invece spostato di qualche settimana. Per chi veste la divisa potrebbe venir meno l’aumento di tre mesi dei requisiti previdenziali valido per i civili, inizia a profilarsi quell’atteggiamento di miglior favore per il comparto militare che poi è uno degli elementi salienti dell’economia di guerra. Non ci resta che attendere qualche giorno e scopriremo quali altri privilegi saranno inventati per favorire l’ascesa del settore militare invogliando ad indossare la divisa numeri crescenti di giovani, carne da macello per le prossime guerre che si profilano all’orizzonte. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
#norearmeurope Mercoledì 19 novembre dalle ore 20: Discussione su #Legge di #Bilancio 2026 Interverranno: Antonio Mazzeo (giornalista e attivista); Simona Paladino (docente, USB); Matilda Favillo e Alice Rubino (studentesse medie, Collettivo Jama'a); Alex Ammendolia (CUB); Giuseppe Girgenti (pensionato); Serena Lentini (docente); Michele Tinti (studente universitario Cravos); Gianni Bassani (operaio, COBAS).
Il 1° novembre assemblea nazionale a Roma contro la manovra di bilancio per la guerra, le imprese e le banche!
Aumento vertiginoso delle spese militari, il solito pacchetto di aiuti alle imprese, oboli in più in busta paga attraverso il versante fiscale per un ceto medio i cui salari sono stati letteralmente mangiati dall’inflazione e il nulla cosmico per i pensionati al minimo e più in generale per quella fetta […] L'articolo Il 1° novembre assemblea nazionale a Roma contro la manovra di bilancio per la guerra, le imprese e le banche! su Contropiano.
A Vienna “i ricchi” cercano di preconfezionare il bilancio della UE
Neanche il tempo di archiviare il discorso-fiume del generale von der Leyen al Parlamento europeo (i toni militareschi, compreso l’elogio postumo ai “Fratelli della foresta” baltici – collaborazionisti delle SS poi dediti al terrorismo anti-sovietico – hanno cancellato qualsiasi vago accenno politico) che ecco partire le coltellate tra “fratelli nel […] L'articolo A Vienna “i ricchi” cercano di preconfezionare il bilancio della UE su Contropiano.
Gli inesistenti progressi dell’Italia
In Italia sta andando tutto bene: è questa la conclusione a cui si arriva ascoltando le quotidiane dichiarazioni di esponenti del Governo o della maggioranza che lo sostiene in Parlamento. Sarà vero? Un’occasione per verificare la distanza tra propaganda e realtà è fornita dall’obbligo di presentare entro il 30 aprile al Consiglio dell’Unione europea e alla Commissione europea il Documento di Finanza Pubblica (DFP), che in Italia è stato approvato dal Governo il 9 aprile e dal Parlamento il 24 aprile. Il DFP 2025 è suddiviso in due parti: la prima sezione include la “Relazione annuale sui progressi compiuti nel 2024″, mentre la seconda sezione fornisce “Analisi e tendenze della finanza pubblica”. La prima parte è sicuramente la più interessante, perché va ricordato che il 19 giugno 2024 la Commissione europea ha pubblicato un Rapporto, in cui ha valutato la conformità alla disciplina di bilancio prevista dalle regole dell’Unione Europea da parte degli Stati membri. A conclusione dell’analisi dei fattori rilevanti, la Commissione europea ha proposto l’apertura di una procedura di infrazione (PDE) per sette Paesi: Belgio, Francia, Malta, Polonia, Slovacchia, Ungheria e Italia. Ovviamente, per questi Paesi che si trovano sotto la lente di ingrandimento dell’Istituzione europea è fondamentale dimostrare di aver intrapreso una strada virtuosa, per evitare pesanti sanzioni. Infatti, nella Relazione del DFP presentata dall’Italia si legge: “Le previsioni e le simulazioni aggiornate in questo Documento suggeriscono di ritenere che le misure incluse nella manovra di bilancio per il triennio 2025-2027 siano state efficaci nel conseguire gli obiettivi che il Governo italiano si era prefissato e che la Commissione confermerà molto probabilmente questo giudizio nella sua valutazione sulle azioni previste ai fini della procedura PDE in corso” (pag. 78-79). Da notare che il Governo – in modo non corretto – prefigura già il giudizio della Commissione europea. In realtà, leggendo la Relazione inviata in Europa sui progressi compiuti dall’Italia nel 2024, c’è da dubitare di quel “confermerà molto probabilmente” un giudizio positivo. Ecco i punti fondamentali della DFP: 1. Nel complesso la pressione fiscale è salita nel 2024 al 42,6 per cento dal 41,4 per cento nel 2023. L’incremento del fabbisogno ha contributo all’aumento del rapporto debito/PIL, che dal 134,6 per cento del 2023 è passato al 135,3 per cento del 2024 (pag. 43). 2. Per il 2025 “risulterebbe un lieve aumento della pressione fiscale complessiva”, mentre il rapporto debito/PIL del 2025 è previsto al 136,6 per cento (pag. 48). Nel 2026 il rapporto debito/PIL arriverà al 137,6 per cento (pag. 50). 3. La spesa per interessi sul debito pubblico nel 2023 è stata di 78 miliardi di euro, pari al 3,7 per cento del PIL. Nel 2024 e nel 2025 è previsto che la percentuale sul PIL salga al 3,9% (pag. 68). Nel 2026 salirà al 4,0% e nel 2027 al 4,2% (pag. 73). In sintesi, sono aumentate la pressione fiscale, il debito pubblico e la spesa per interessi. E nei prossimi anni si prevede un peggioramento. Tutto ciò non va sicuramente nella direzione indicata dalla Commissione europea che aveva chiesto esplicitamente che “il Governo italiano adotti, o programmi, misure discrezionali di bilancio efficaci volte a porre fine in modo duraturo all’eccesso di deficit, rispettando gli obiettivi indicati nella raccomandazione” (pag.77). È interessante constatare che ad aumentare è soltanto il debito delle amministrazioni centrali: 2.905 miliardi di euro nel 2024, 3.021 miliardi nel 2025, 3.138 nel 2026 e 3.218 nel 2027. Invece, quello delle amministrazioni locali è relativamente piccolo e in continuo calo: 109 miliardi di euro nel 2024, 108 miliardi nel 2025, 106 nel 2026 e 104 nel 2027 (pag. 54). Da anni si discute di federalismo fiscale, ma nella realtà continua a prevalere il centralismo in deficit. Nel DFP c’è anche un elemento sicuramente positivo: “Il risultato raggiunto nel 2024 dall’attività di contrasto all’evasione fiscale rappresenta il valore più elevato registrato negli ultimi anni in termini di recupero di gettito. L’Agenzia delle entrate ha infatti riscosso complessivamente 26,3 miliardi, ovvero 1,6 miliardi in più rispetto al 2023” (pag. 97). Resta però da spiegare perché nel 2025 il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, che ha raggiunto questi risultati record, sia stato sostituito. Viene il dubbio che forse l’Agenzia sia diventata “troppo” efficiente… Rocco Artifoni