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“Garibaldini” senza Casale, una battaglia per la città pubblica a Roma Est
Alle 9 e 15 un gruppo di persone inizia a radunarsi in un parcheggio di fronte a un cancello solitamente aperto. Siamo in via Romolo Balzani 87, di fronte al Mercato Casilino 23, al confine tra Centocelle e Torpignattara, a Roma. Il cancello porta a un edificio colorato da vari murales, immerso in un parco verde con alcune panchine: è il Casale Garibaldi. È un lunedì di febbraio e quel cancello viene chiuso. Attiviste, attivisti, cittadine e cittadini non si sono riunite per le solite attività: il corso di pittura su ceramica, il laboratorio di teatro, quello di fotografia, lo studio musicale, la scuola popolare. > Sono qui per andare alla sede della Direzione tecnica del Municipio V, in via > Perlasca: lì si terrà una manifestazione per difendere la sorte > dell’Associazione culturale Casale Garibaldi, che da quarant’anni gestisce > questo spazio e ora rischia di perderlo. L’ingresso dell’edificio è piccolo e affollato: un tavolino con volantini colorati, alcune sedie, un compensato con appiccicati poster di tutte le dimensioni. Si passa poi per un corridoio stretto, con giocattoli sparsi da un lato e la segreteria dall’altro. In fondo, un bancone da bar con davanti un divano, pieno di cuscini e cappotti. Siamo nel cuore del Casale: di fronte al bar c’è un salone vuoto, in continua trasformazione: sala prove per attrici e attori, palco per le band, luogo di riunione e di creazione per i collettivi. Un ritrovo per tutti. «Dal 2017 c’è stato un grande ricambio, abbiamo cercato di mantenere la partecipazione di tutte le componenti storiche, ma allo stesso tempo di svecchiarci», racconta Valeria, attivista del Casale che insieme ad altre e altri ha preso le redini dell’associazione dal 2017, anno in cui è scaduta la prima concessione dello spazio, risalente al 2011. «Negli ultimi anni abbiamo collaborato molto anche con i collettivi studenteschi, perché anche il ricambio generazionale è un tema. Però è difficile tenere assieme tutto, soprattutto in questo clima», conclude Valeria, alludendo all’incertezza di questi mesi. «A metà gennaio, quando esce la graduatoria, scopriamo che non siamo assegnatari. Dagli unici atti disponibili sul sito del comune risultano vincitrici altre due associazioni in combinazione» spiega Emiliano Viccaro, anche lui attivista della prima ora che oggi gestisce l’associazione, oltre a far parte delle Camere del lavoro autonomo e precario (Clap). Casale Garibaldi ha partecipato a un bando relativo all’articolo 42 della delibera 104 del 2022, nata per regolare l’assegnazione di immobili comunali per finalità di interesse generale. La delibera nasce per riconoscere esperienze con una lunga storia di attività sociali, politiche e culturali, senza però procedere con un’assegnazione diretta, ma prevede una «premialità» per le realtà che hanno maturato «esperienza nell’immobile oggetto di concessione». Una sorta di “sanatoria”, dunque, che prevede una finestra pubblica di 30 giorni in cui altre realtà possono manifestare un interesse e partecipare all’avviso. Il bando per l’assegnazione dello spazio di via Romolo Balzani viene indetto a settembre 2025. > L’associazione Casale Garibaldi, già assegnataria, partecipa rispettando i > criteri: è in regola con i pagamenti, ha una concessione scaduta e presenta un > progetto con obiettivi di inclusione sociale. Nel pieno spirito della delibera > 104, che pure sembra essere contraddetto dal risultato. Nel piazzale dell’aula municipale di via Perlasca c’è una folta delegazione dell’associazione. In prima linea le signore del gruppo di pittura su ceramica e porcellana, come Maria, membro dal 1988, con in mano il cartello «la nostra città contro guerra e povertà». Alcune persone sono venute da fuori Roma, come Antonella: «ho frequentato Casale Garibaldi negli anni Novanta, poi mi sono trasferita, ma sono tornata perché ho un ricordo sentimentale legato al Casale». Insieme ai membri storici sono presenti anche alcune bambine e alcuni bambini che hanno decorato cartelli e striscioni coi loro disegni: fanno parte del gruppo di lettura organizzato dai genitori del quartiere. Tra i più giovani ci sono anche le ragazze e i ragazzi del collettivo Francesco d’Assisi, dal nome di un liceo della zona. «Vado al Casale almeno due volte a settimana, per andare a ripetizioni o alle riunioni del collettivo», racconta Rimes, che frequenta il liceo scientifico ed è una presenza fissa del collettivo, oltre che della scuola popolare del Casale. «All’inizio facevamo le riunioni sui tetti dei centri commerciali, nei parchi o dove capitava» spiega Simone, che invece è in quinta e frequenta il collettivo da più tempo. «Il salto di qualità è avvenuto quando abbiamo iniziato a farli al Casale, il che ci consentiva di stare in uno spazio che offre una certa idea di mondo: prima non avevo idea di cosa fosse o cosa facesse un centro sociale». Secondo Flavia, che va in terza ed è tra chi si prepara a prendere le redini del collettivo l’anno prossimo, Casale Garibaldi è un luogo sicuro: «al Casale ci aiutano se c’è una difficoltà politica a scuola, o anche solo con un confronto con persone più grandi che hanno fatto lotte simili. E poi ci riconoscono come parte del quartiere e dell’associazione». > È evidente l’impegno politico e sociale del Casale, caratterizzato da una > partecipazione trasversale. «Rispetto agli altri, l’associazione aveva un > vantaggio accumulato storicamente come radicamento nel quartiere» afferma > Fabio Grimaldi, avvocato militante che con il suo studio difende la causa del > Casale. «Il provvedimento assegna però la gestione a due associazioni senza > questo radicamento sociale: quali criteri di valutazione sono stati > adottati?». Per rispondere, è stata fatta richiesta di accesso agli atti, in modo da poter impugnare la sentenza e fare ricorso al Tar. Sono sospetti anche i tempi con cui la commissione giudicatrice ha analizzato i progetti: il verbale redatto certifica in sette ore, dalle 10 alle 17, il tempo dedicato all’apertura delle buste, l’analisi e la proposta di aggiudicazione della “gara”. Un tempo davvero ridotto per svolgere una valutazione accurata. I dubbi sono legittimi visti i requisiti del bando, gli obiettivi della delibera 104 e il clima che i membri del Casale hanno constatato negli ultimi anni. C’è infatti da considerare il quadro politico. «Quello che è avvenuto in queste settimane è l’apice di un assedio che subiamo dal 2017: da quel momento in poi abbiamo vissuto un vero e proprio calvario politico, burocratico e tecnico», afferma Emiliano. Un assedio che ha condotto a tre processi: il primo per la restituzione dell’immobile in attesa di un nuovo bando, il secondo per le accuse di abuso edilizio e il terzo per il ricalcolo del canone agevolato previsto per le attività del terzo settore. Tre processi, due vittorie del Casale, 20.000 euro spesi per difendersi. I mezzi sono stati di natura tecnica e burocratica, ma le responsabilità sono politiche, insistono le attiviste e gli attivisti. «Nemmeno con l’insediamento della giunta di centro sinistra, nel 2021, è avvenuto un cambio di passo: la nuova amministrazione non è riuscita a portare avanti gli ideali della delibera 104, che ha contribuito a scrivere», conclude Emiliano. Sono le stesse istanze presentate in assemblea il 9 febbraio scorso: «stiamo giocando una partita che parte da uno spazio ma che ambisce a un modello sociale che riguarda tutta la metropoli» – conclude Emiliano come portavoce. In aula, dopo il suo intervento si sentono applausi, fischi, piedi che battono a terra e un tamburo che suona. La riunione si interrompe e i consiglieri del Municipio parlano con alcune attiviste e alcuni attivisti del Casale: i primi si prendono la responsabilità di indagare gli aspetti denunciati, i secondi promettono di portare avanti il ricorso e intensificare la mobilitazione sociale contro il provvedimento. «È importante che ci sia l’impugnazione a livello formale, oltre alla protesta», fa notare l’avvocato Fabio Grimaldi. «Proporremo l’istanza per la sospensione del provvedimento in autotutela e addirittura l’annullamento: speriamo che questo dia la possibilità di ripensare la decisione». > La richiesta è che lo spazio rimanga all’associazione mentre si attende la > pronuncia del Tar. Il processo formale serve anche ad affermare il valore dei > centri sociali, luoghi di elaborazione culturale e politica, avamposti e > strumenti di democrazia partecipata. «Casale Garibaldi si iscrive dentro questa dimensione culturale e politica, che però è anche legale, perché è fatta di conquiste di diritti molto importanti», conclude Grimaldi. Ed è per il riconoscimento di questo patrimonio che oggi attiviste, attivisti, cittadine e cittadini stanno protestando: non è solo per Casale Garibaldi, è per il diritto a esistere degli spazi sociali. La copertina è di Casale Garibaldi SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo “Garibaldini” senza Casale, una battaglia per la città pubblica a Roma Est proviene da DINAMOpress.
March 23, 2026
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Casale Garibaldi non si arrende di fronte allo sgombero e alla burocrazia
È dal 1988 che quel vecchio casale rurale al centro del quartiere Casilino 23 è un presidio dove molte le realtà di diverse generazioni hanno dato vita ai primi tentativi di welfare dal basso: cinema ,teatro, sala musica e concerti, scuola di italiano per persone migranti, insomma un laboratorio ricco di iniziative, progetti e campagne sociali. La sua storia non si è mai fermata, si sono susseguite una serie di concessioni e convenzioni, fino al bando pubblico del 2011 vinto dall’Associazione Casale Garibaldi, che univa le varie realtà che lì portavano avanti tanti progetti. > Inizia la seconda vita di Casale Garibaldi, con l’avvio della collaborazione > con il mercato contadino Terra/Terra, con la promozione di attività per i più > piccoli, con una stagione di politicizzazione, l’apertura degli sportelli di > CLAP, le relazioni di mutuo scambio con le scuole del quartiere. La scadenza dell’affidamento del 2011 arriva a maggio 2017 e coincide con l’aggressione neoliberale della Delibera 140 del Commissario Tronca. Arriva una lettera dove si legge «Si invita quindi l’associazione in indirizzo a lasciare liberi gli spazi siti in via Romolo Balzani 87 entro i 90 giorni dallo scadere della predetta convenzione». Insomma, entro l’11 agosto, lo spazio andava liberato. Si decide allora di rilanciare una scommessa e di difendere questo patrimonio della città dalle mire speculative. Si da vita a un nuovo progetto politico di autogestione, che sappia tenere insieme forme di vita e di impegno politico, produzione culturale e servizi autorganizzati. “Common at work” è la definizione del nuovo spazio, per riscoprire la natura cooperativa e produttiva dello stare insieme. > L’attacco da parte dell’amministrazione municipale non si ferma, vengono > richiesti ingenti somme per il pagamento dell’indenntità di occupazione. Il > ricorso presentato dà ragione alle e agli occupanti. Anche l’accusa di abusi > edilizi che si sarebbero commessi viene respinta dal tribunale. In quel periodo a livello comunale si stava costruendo la delibera 104 che avrebbe regolato le concessioni future degli spazi pubblici. Un tentativo di dare riconoscimento agli spazi sociali attivi nella città e dall’altra attraverso i bandi di evidenza pubblica garantirsi una procedura legale. Ci racconta Emiliano: «La delibera 104 prevede due canali per assegnare gli spazi. Uno regolato dall’articolo 11 riguarda il patrimonio abbandonato e vuoto, l’altro regolato dall’articolo 42 è riferito a concessioni scadute o a occupazioni senza titolo. Noi aderiamo all’articolo 42 che prevede un’istanza da parte dell’ex-concessionario che in pratica diventa il progetto pilota che darà seguito a un bando di evidenza pubblica aperto per 30 giorni. È quello che noi abbiamo fatto e il progetto che abbiamo presentato è stato la base su cui si è costruito il bando. Per stabilire la graduatoria delle domande presentate sono previsti quattro criteri. Uno di questi prevede una premialità per chi è un ex-concessionario e ha svolto attività culturali e sociali per anni in quello spazio». > Casale Garibaldi per quanto stabilito dalla commissione tecnica è stato > assegnato a due realtà del tutto estranee al territorio e non agli > ex-concessionari. Continua Emiliano: «Per noi è un fatto gravissimo che mette in discussione il senso della delibera. Di tutto questo discuteremo nell’assemblea pubblica che abbiamo convocato per sabato 17 alle 16. Contemporaneamente stiamo valutando il ricorso al Tar per annullare quanto è stato deciso e che per noi rappresenta una ferita. Pensiamo però che ci sia ancora spazio per la politica, visto che l’assegnazione vera e propria scatterà dopo che gli atti della commissione con la graduatoria saranno stati ratificati con delibera dalla giunta municipale. Le forze politiche devono assumersi la loro responsabilità». Di seguito il comunicato che convoca l’assemblea 𝗖𝗢𝗟𝗣𝗢 𝗗𝗜 𝗠𝗔𝗡𝗢 𝗦𝗨 𝗖𝗔𝗦𝗔𝗟𝗘 𝗚𝗔𝗥𝗜𝗕𝗔𝗟𝗗𝗜: 𝗗𝗜𝗙𝗘𝗡𝗗𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗟𝗔 𝗖𝗜𝗧𝗧𝗔̀ 𝗣𝗨𝗕𝗕𝗟𝗜𝗖𝗔! Sabato 17 gennaio, ore 16, ASSEMBLEA PUBBLICA (firma l’appello in fondo al comunicato) 𝗔𝗱𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗲̀ 𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲: 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗶𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘁𝗲𝗰𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝘂𝗻𝗶𝗰𝗶𝗽𝗶𝗼 𝗩 𝗵𝗮 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗡𝗢𝗡 𝗮𝘀𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗼 𝘀𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝗮 𝗥𝗼𝗺𝗼𝗹𝗼 𝗕𝗮𝗹𝘇𝗮𝗻𝗶 𝟴𝟳 𝗮𝗹𝗹’𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗖u𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗲 𝗖𝗮𝘀𝗮𝗹𝗲 𝗚𝗮𝗿𝗶𝗯𝗮𝗹𝗱𝗶. Qualcuno vorrebbe cancellare 40 anni di mutualismo, autogestione, sindacalismo sociale, produzione culturale, welfare dal basso, cura di un bene comune urbano, che hanno segnato la storia del territorio di Roma est e della città tutta. 𝗨𝗻 𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘃𝗶̀𝗼𝗹𝗮 𝗹𝗼 𝘀𝗽𝗶𝗿𝗶𝘁𝗼 𝗲 𝗹𝗮 𝗹𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗗𝗲𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮 𝟭𝟬𝟰 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗴𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗼, frutto di un lungo percorso di confronto, conflitto e compromesso tra amministrazione e reti sociali, che fa emergere con chiarezza uno scontro di potere tra indirizzo politico-normativo e “burocrazia neoliberale”. Non a caso ci giungono voci di una giunta municipale in fibrillazione, a partire dal ruolo dell’assessore al Patrimonio. 𝗦𝗶 𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗹𝗽𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗱𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗶𝗹𝗹𝗶𝗰𝗶𝗱𝗶𝗼 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗰𝗮𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗻𝗲𝗹 𝟮𝟬𝟭𝟳: aggressioni legali e fiscali, rispedite sempre al mittente anche attraverso il pronunciamento dei tribunali, in una lunga lotta di resistenza che c’è costata fatica e un esborso economico pesantissimo. 𝗖𝗼𝗻 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗶 𝗮𝘃𝗮𝗹𝗹𝗮 (𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲) 𝘂𝗻𝗮 “𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 𝘁𝗿𝗮 𝗽𝗼𝘃𝗲𝗿𝗶” 𝘁𝗿𝗮 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁𝗮̀ 𝗮𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝘃𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗮 𝘀𝗽𝗮𝘇𝗶 𝗲 𝗼𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗻𝗼𝗻 𝗶𝗻 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗲𝘁𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, che devono trovare soluzioni diverse, previste proprio dal regolamento della Delibera 104. In questo modo si rischia di azzerare una esperienza di partecipazione inventata dalle lotte, un insediamento pluridecennale che ha dato vita a una rete infinita di progetti, percorsi, attività, segnate da una composizione sociale e generazionale vasta e plurale. 𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗮𝘁𝘁𝗼 𝘀𝗶 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗿𝗶𝘀𝗰𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗯𝗲𝗻 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗶𝘀𝗼: 𝗱𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲, 𝗹𝗮 𝗰𝗮𝗺𝗽𝗮𝗴𝗻𝗮 𝘀𝗲𝗰𝘂𝗿𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗲 𝗺𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗲𝘀𝘁𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗼𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝘀𝘁𝗲 𝗮𝗹 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼 che, dopo gli scalpi del Leoncavallo a Milano e Askatasuna a Torino, mettono nel mirino, a Roma, alcune tra le più importanti esperienze sociali, culturali, abitative, per spianare definitivamente la strada alla rendita immobiliare e finanziaria; una strategia di costruzione del “nemico esemplare”, utile per mascherare mediaticamente le misure economiche antipopolari e di guerra del governo, che colpiscono i salari, la sanità, il welfare, i servizi pubblici. 𝗗𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗹t𝗿𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲, 𝗽𝗲𝗿𝗼̀, 𝗰’𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼𝘀𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗰𝗵𝗲, 𝗮𝗹 𝗹𝗶𝘃𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮̀ 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗮, 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝘀𝗰𝗲𝗴𝗹𝗶𝗲𝗿𝗲 𝘁𝗿𝗮 “𝗺𝗼𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗠𝗶𝗹𝗮𝗻𝗼” 𝗲 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗯𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲; tra gli interessi immobiliari della “rigenerazione” degli ex-mercati generali di Ostiense e il diritto alla città; tra i manganelli di Piantedosi e Meloni e le lotte dei movimenti e degli spazi sociali che costruiscono mutualismo nella crisi economica e nella povertà dilagante. 𝗡𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮̀, 𝗹𝗮 𝗴𝗶𝘂𝗻𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗱𝗲𝗿𝗲 𝘀𝗲 𝗶𝗹 𝗣𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗰𝗮𝘀𝗮 𝗲 𝗹𝗮 𝗗𝗲𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮 𝟭𝟬𝟰 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗲𝗿𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗮𝘀𝗮, 𝗽𝗲𝗿 𝘁𝘂𝘁𝗲𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝘂𝘁𝗼𝗴𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗻 𝘂𝘁𝗶𝗹𝗶𝘇𝘇𝗼 𝗱𝗲𝗺𝗼𝗰𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗼, oppure se servono soltanto a mitigare ma non a cambiare radicalmente le politiche della destra. Una cosa è certa, questa storia collettiva, che compone un mondo fatto di tante storie, non si può cancellare. 𝗖𝗶 𝗼𝗽𝗽𝗼𝗿𝗿𝗲𝗺𝗼 𝗮 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝘀𝗰𝗲𝗺𝗽𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗺𝗲𝘇𝘇𝗼 𝗻𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗮𝗿𝗶𝗼: 𝗹𝗲𝗴𝗮𝗹𝗲, 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲. COSTRUIAMO LA MOBILITAZIONE PERMANENTE IN DIFESA DEGLI SPAZI SOCIALI, DEL DIRITTO ALLA CASA, DELLA CITTÀ PUBBLICA. La copertina è tratta dalla pagina Facebook Casale Garibaldi – common at work SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Casale Garibaldi non si arrende di fronte allo sgombero e alla burocrazia proviene da DINAMOpress.
January 15, 2026
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