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Può un dirigente impedire al collegio di discutere una mozione su Gaza?
Mobilitazione “Non dimentichiamoci di Gaza”: una volta svolta la lezione del primo giorno di scuola per Gaza e per la libertà d’insegnamento, ricordati di compilare il questionario A QUESTO LINK. Il primo giorno di scuola si avvicina e con esso la prima lezione dell’anno. È in questa circostanza che si apre lo spazio per portare in classe una delle sei attività proposte dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Docenti per Gaza e Scuola per la Pace per la mobilitazione “Non dimentichiamoci di Gaza“. Le attività sono inserite all’interno di una mozione da presentare in Collegio Docenti. Riportiamo di seguito e commentiamo il caso di una scuola in cui il dirigente, illecitamente, ha di fatto ostacolato l’operato di un organo collegiale. Indipendentemente dall’esito della mozione in Collegio Docenti, ogni docente è libero e libera di aderire alla mobilitazione durante le sue prime ore di lezione dell’anno in virtù della libertà d’insegnamento. A pochi giorni dall’inizio, ricordiamo che le cinque attività sono: * Lettura corale della poesia “Pensa agli altri” di Mahmoud Darwish (vedi qui a pagina 3); * Visione del video “Canto e canterò ancora” di Luigi Lo Cascio e Moni Ovadia; * Volo di aquiloni o di aeroplanini; * Lettura della lettera del prof. Massimo Sabbatini del Liceo “Francesco Vivona” di Roma (vedi qui a pagina 4); * Visione del video “Rajieen” ( راجعين – “Torneremo”); * Visione del video del prof. Alessandro Barbero dal titolo “Nel 2030 ci sarà una guerra?“. La mozione in sostanza esprime «l’intenzione di parlarne [di quanto succede in Palestina], sia tra di noi che con i nostri studenti e le nostre studentesse, per approfondire e contribuire a far conoscere una tragedia umana di cui ancora è difficile vedere la fine, e di lavorare affinché memoria e azione siano, per le nuove generazioni, strumenti per una lettura critica della realtà e richiamo a un impegno quotidiano per la difesa dei diritti di chi non ha voce». Sottolineaimo che un Collegio Docenti ha pieno diritto di pronunciarsi in merito a tale questione, come stabilito per esempio dal Testo Unico del 1994 all’Articolo 7 comma 2: «Il collegio dei docenti ha potere deliberante in materia di funzionamento didattico del circolo o dell’istituto. In particolare cura la programmazione dell’azione educativa anche al fine di adeguare, nell’ambito degli ordinamenti della scuola stabiliti dallo Stato, i programmi di insegnamento alle specifiche esigenze ambientali e di favorire il coordinamento interdisciplinare. Esso esercita tale potere nel rispetto della libertà di insegnamento garantita a ciascun docente». Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ribadiamo questo aspetto a causa di una segnalazione. In un Collegio Docenti, un dirigente ha (colpevolmente) impedito la discussione sostenendo che: «Il collegio si esprime solo su questioni legate all’organizzazione e alla didattica della scuola. Quindi se voi proponete una vicinanza al popolo palestinese, è una cosa politica e le cose politiche non possiamo farle». È proprio qui che la mobilitazione arriva al suo nucleo più vivo: agire contro l’estrema e impunita oppressione del popolo palestinese rivendicando la libertà d’insegnamento attraverso una lezione in classe. Il dirigente ha colto pienamente. E ha scelto di abusare della sua posizione per impedire, in questa occasione, di discutere la mozione. Ha scelto di agire per mantenere il silenzio. Verrebbe da chiedergli chi è quindi che sta facendo una “cosa politica”. E verrebbe in mente il Freire della Pedagogia dell’Autonomia. > «Qual è la mia neutralità se non il modo comodo, forse, ma ipocrita, di > nascondere la mia scelta o la mia paura di accusare l’ingiustizia? “Lavarsi le > mani” di fronte all’oppressione è rafforzare il potere dell’oppressore, è > sceglierlo». Perché la mozione della mobilitazione riguarda sia il funzionamento didattico dell’istituto in modo diretto, attraverso la proposta delle attività didattiche per il primo giorno, sia in modo indiretto nel momento in cui si riconosce che la presenza oggi di un genocidio in corso. Un genocidio in cui il mondo in cui viviamo noi e i nostri e le nostre studenti è coinvolto pesantemente. E quindi un genocidio che dovrebbe avere ovvie conseguenze sull’azione educativa. E quindi sì, discuterne in Collegio Docenti è nostro diritto. Che la scuola italiana sia democratica non arriva dal nulla e sta a noi mantenerla tale. A noi con le nostre lezioni e i nostri collegi di questo anno che comincia e dei prossimi a venire. Il testo della mozione è a disposizione, e se non è stata discussa al primo collegio, nulla vieta di raccogliere un terzo delle firme dei docenti e obbligare il suo inserimento al successivo ordine del giorno. E poi, come possiamo discutere “programmando l’azione educativa”, sembrerebbe che ci siano leggi e leggi: > «A proclamarmi questo non fu Zeus, né la compagna degl’Inferi, Dike, fissò mai > leggi simili fra gli uomini. Né davo tanta forza ai tuoi decreti, che un > mortale potesse trasgredire leggi non scritte, e innate, degli dèi. Non sono > d’oggi, non di ieri, vivono sempre, nessuno sa quando comparvero né di dove». Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Docenti per Gaza Scuola per la pace – Torino e Piemonte -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Corpi in movimento. «Zapruder» 70 in tour! http://storieinmovimento.org/2026/09/12/corpi-in-movimento-zapruder-70-in-tour/?pk_campaign=feed&pk_kwd=corpi-in-movimento-zapruder-70-in-tour #autodeterminazione #transfemminismo #Iniziative #femminismi #medicina #Zapruder #scienza #welfare #aborto
MercoledìPoetico@LoSpigolo 9/9
9 SETTEMBRE 2026 dalle 20 MERCOLEdìPOETA SOLIDARIETA’ AL COLLETTIVO AUTISTICI/INVENTATI NON CI MANCHINO LE PAROLE poesie de n’antro monno per farla finita con le prigioni reali e virtuali per farla finita con l’angustia economica  per farla finita con la prosa sciatta del dominio  …e deliziarsi nella Poesia del non servire a niente !  Libere Letture con VERONICA BECCABUNGA ATTRICE CONTRO e CHI je VA  (nel mentre se beve e se magna vegan) Allo Spigolo sul crocicchio tra Via Braccio da Montone e Via Fanfulla da Lodi al Pigneto A sostegno della Biblioteca L’Idea La biblioteca è aperta tutti i martedì e venerdì dalle ore 17 in Via Braccio da Montone 71a L'articolo MercoledìPoetico@LoSpigolo 9/9 proviene da Romattiva.
September 9, 2026
romattiva.org
Pisa, 12 settembre: Sottrarsi alla guerra: antimilitarismo e obiezione di coscienza in Italia e in Europa
SABATO, 12 SETTEMBRE 2026, ORE 18 BIBLIOTECA FRANCO SERANTINI, VIA G. CARDUCCI N. 13, LOCALITÀ LA FONTINA, GHEZZANO (PISA) Nell’ambito dell’iniziativa che si svolgerà a Pisa per Liberazione in festa, organizzata dalla Biblioteca Franco Serantini, segnaliamo un dibattito dal titolo Sottrarsi alla guerra: antimilitarismo e obiezione di coscienza in Italia e in Europa. «Alla vigilia del vertice Nato di Ankara del luglio 2026, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e il segretario generale della Nato Mark Rutte hanno pubblicato un documento congiunto per annunciare un definitivo cambio di paradigma: l’Europa deve smettere di pensare alla guerra come un evento lontano, da cui la possano difendere alleati potenti, l’Europa deve armarsi e difendersi direttamente. Questo significa convertire i propri sistemi industriali alla guerra, ma anche obbligare i ragazzi e le ragazze di tutti i paesi membri a fare la guerra in prima persona. L’obiezione di coscienza alla leva obbligatoria ha una storia molto importante nel nostro paese, ma anche un presente di enorme importanza per il futuro del continente europeo, ai fini di contrastare un destino bellico che sembra già deciso». Ne parliamo con Marco Labbate (storico) Serena Tusini (attivista) Testimonianze di mobilitazioni contro l’arruolamento: le esperienze della Germania e del Movimento No Base di Pisa introduce Andrea Traina (BFS-Issoreco) Marco Labbate è dottore di ricerca in Storia dei partiti e dei movimenti politici all’Università di Urbino e vicedirettore dell’Istituto di storia contemporanea di Pesaro-Urbino, autore del libro Un’altra patria. L’obiezione di coscienza nell’Italia repubblicana (Pacini 2020). Serena Tusini è dottoressa di ricerca in Italianistica, insegna lettere nelle scuole superiori, è attiva nell’Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università, nato tre anni fa, in cui si occupa in particolare dei sistemi di leva a livello europeo. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Murgia, Terra di Pace. Le contraddizioni di un territorio ancora militarizzato
C’è qualcosa di profondamente stridente nell’immaginare la Murgia vestita di mimetica. Da una parte c’è il territorio che da oltre vent’anni cerca di essere riconosciuto per ciò che è: un patrimonio naturale, paesaggistico, archeologico e culturale, il luogo dei pascoli, del grano, delle masserie, dei muretti a secco, delle lame e della pietra. Dall’altra c’è una Murgia che continua a essere considerata anche un grande spazio disponibile per le esigenze militari. La prossima Apulia Exercise, prevista dal 25 al 27 settembre nell’area a sud di Monte Caccia (clicca qui per la notizia), ne è una manifestazione emblematica. Quest’anno – si sottolinea – non saranno impiegate armi da fuoco. Ma non per questo si tratta di una semplice manifestazione sportiva: gli stessi organizzatori la definiscono soprattutto un’attività addestrativa, destinata a militari in servizio e in congedo, con un percorso di 25 chilometri e prove di infiltrazione, contro-interdizione, assalto a un posto di comando, uso di droni e simulazioni di intelligence. Perché una competizione militare deve svolgersi proprio qui nel Parco dell’Alta Murgia? Non è una domanda peregrina, è una domanda sul destino di un territorio. Perché questa terra, prima ancora di essere un parco, un geoparco o una meta turistica, è stata per decenni un territorio sottoposto alle esigenze della macchina militare. E la sua storia comincia molto prima delle esercitazioni di oggi. Pochi lo ricordano. Eppure, tra il 1959 e il 1963, nel cuore della Murgia barese e materana furono installate le basi dei missili americani Jupiter, armati con testate nucleari. Nel gennaio del 1963, durante la crisi di Cuba, gli Stati Uniti decisero di smantellare le basi Jupiter. E fu allora che la domanda sulla guerra e sul disarmo uscì dai confini delle discussioni politiche e diventò una questione concreta riguardante il territorio. Il 13 gennaio 1963 si svolse la Marcia della Pace di Altamura, promossa dal Comitato degli intellettuali baresi e lucani, con il sostegno di Tommaso Fiore, Fabrizio Canfora, organizzazioni sindacali e forze politiche della sinistra. Era una marcia contro la guerra, ma anche – e forse soprattutto – contro la trasformazione della propria terra in un ingranaggio della guerra. Pochi mesi dopo, l’ultimo Jupiter avrebbe lasciato la Murgia. Sembrava l’inizio di una storia diversa. Non lo fu. Tolti i missili, sulla Murgia arrivarono i poligoni militari. Negli anni Settanta e Ottanta il territorio fu progressivamente sottoposto a nuove forme di servitù. La Regione Puglia, con la deliberazione n. 400 del 23 febbraio 1983, destinò a poligoni militari permanenti circa 14.000 ettari, una superficie persino superiore alle richieste avanzate dalle autorità militari. I poligoni di Parisi Vecchio, Madonna di Buoncammino, Torre di Nebbia, Sentinella e Monte Scorzone divennero parte stabile del paesaggio murgiano. Ma quella presenza non fu accettata passivamente. Negli anni Ottanta furono soprattutto agricoltori e allevatori a mobilitarsi contro l’espropriazione dei terreni e contro un sistema che poteva sottrarre per lunghi periodi le loro terre all’attivitàagricola. Nel dicembre 1985 una nuova Marcia della Pace percorse il tratto Gravina-Altamura. Nel 1986 arrivò la straordinaria mobilitazione in occasione anche della lettera don Tonino Bello «Sogno di Isaia», sottoscritta da 10.000 cittadini. E il 19 dicembre 1987 una nuova, grande Marcia Gravina-Altamura, organizzata dal “Coordinamento contro la Militarizzazione e per lo Sviluppo dell’Alta Murgia”, portò in strada una partecipazione popolare di massa. Le marce riuscirono a congelare l’esproprio. Non riuscirono però a liberare la Murgia dalle servitùmilitari. Negli anni Duemila la mobilitazione riprese. L’8 novembre 2003 furono circa 15.000 le persone che parteciparono alla Marcia Gravina-Altamura, questa volta anche contro lo scandalo dei rifiuti tossici che aveva trasformato vaste aree della Murgia nella cosiddetta «Murgia avvelenata». Il 14maggio 2004 furono oltre 10.000. Quella stagione di mobilitazione contribuì a consolidare una consapevolezza nuova: la Murgia non era una terra marginale da utilizzare all’occorrenza, ma un patrimonio da tutelare e valorizzare.In questo lungo percorso nacque anche il Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Una conquista importante. Ma oggi dobbiamo avere il coraggio di porci una domanda: che cosa è diventato quel progetto? È questa la questione che non possiamo più rimuovere. È in tale prospettiva che acquista significato la Marcia Gravina-Altamura del 24 ottobre 2026 per la pace. Non è soltanto una manifestazione contro la guerra lontana. È una domanda rivolta al nostro stesso territorio: che cosa vogliamo fare della Murgia? Vogliamo continuare a considerarla uno spazio nel quale tutto può essere collocato, poligoni, esercitazioni, infrastrutture, servitù, scorie nucleari?Oppure vogliamo finalmente considerarla un bene comune, con una vocazione precisa: la tutela della natura, l’agricoltura, la ricerca, l’educazione, il turismo lento, la cultura, la salute, il lavoro, la vita delle comunità? La differenza non è soItanto linguistica. È una scelta politica. E c’è persino qualcosa di simbolico nel fatto che la Murgia venga attraversata contemporaneamente da pattuglie militari in esercitazione e da persone che marciano per la pace. LA MURGIA NON VUOLE ESSERE ADDESTRATA A FARE LA GUERRA. LA MURGIA HA BISOGNO DI ESSERE CONOSCIUTA E CURATA, VISSUTA E PROTETTA, PERCHÉ POSSA TORNARE PIENAMENTE A CIÒ CHE DEVE ESSERE: UNA TERRA DI VITA, DI LAVORO E DI COMUNITÀ. Giuseppe Dambrosio, Comitato Promotore Marcia Gravina-Altamura 2026 -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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SFIDE
Campo Estivo Partigiano Ci sono momenti della storia in cui prendere parte attiva nelle sfide della società diventa inevitabile. Ce ne sono altri nei quali la comodità del lasciarsi trasportare […] L'articolo SFIDE proviene da Movimento di Cooperazione Educativa.
Ddl Antisemitismo: il 9 settembre la protesta di oltre 250 sigle
PRESIDIO-MARATONA A ROMA, A MONTECITORIO, E IN ALTRE 45 CITTÀ D’ITALIA PER DIRE NO ALLA NORMA-BAVAGLIO. LA MOBILITAZIONE IN OCCASIONE DELLA DISCUSSIONE DEL DDL ANTISEMITISMO ALLA CAMERA. Domani, mercoledì 9 settembre, oltre 250 sigle scendono in piazza insieme a Roma, in piazza Montecitorio, dalle ore 13, per un grande presidio-maratona d’interventi e, nello stesso giorno, in altre 45 città d’Italia per dire no al cosiddetto ‘disegno di legge antisemitismo’, in occasione della discussione del provvedimento in Commissione Affari Costituzionali alla Camera. Una vera e propria ‘norma-bavaglio’ che, basata sulla definizione IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), equipara ad antisemitismo le critiche verso le politiche del Governo d’Israele, e i suoi sostenitori, reprimendo così ulteriormente il diritto al dissenso, la libertà d’espressione e d’informazione. Ovvero: perseguire legalmente tutti coloro che denunciano pubblicamente le politiche coloniali, le violazioni dei diritti umani, il genocidio (riconosciuto anche dall’ONU un anno fa), la pulizia etnica e l’apartheid praticati dallo Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese. Da Roma a Milano, Torino, Genova, da Firenze a Brindisi fino a Catania e Palermo e in decine di altre piccole e grandi città italiane. Una mobilitazione diffusa, lanciata dalla Rete #NoBavaglio assieme a centinaia di organizzazioni sociali e politiche, in grado di riunire un’ampia pluralità di realtà in difesa dei diritti umani: dal mondo dell’informazione ai sindacati, dai movimenti per la Palestina alle comunità ebraiche e cattoliche, dalle campagne e reti per la pace e contro il riarmo fino alle sigle di rappresentanza di scuola e università. E ancora: dalle associazioni per i diritti dei migranti e per la giustizia sociale fino ai collettivi di artisti e comitati cittadini da tutta Italia. “I recenti attacchi e accuse di antisemitismo contro la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) per aver aderito tra gli organizzatori della mobilitazione di domani dimostrano proprio l’entità del rischio di censura e repressione a cui stiamo già andando incontro, ancora prima che il ‘ddl-antidissenso’, come andrebbe ribattezzato, sia approvato. – spiegano – Criticare Israele non è antisemitismo ma è un diritto costituzionale che va salvaguardato per il bene della nostra democrazia e dei diritti umani”. “È bene ricordare che gli strumenti normativi per prevenire e punire i crimini d’odio di diversa estrazione già ci sono, quali ad esempio la Legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205): sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione, senza il bisogno di evocare, strumentalmente, ulteriori norme, per di più liberticide come appunto quelle previste dal Ddl antisemitismo. In netto contrasto con questa deriva, come già approvato dall’Ordine dei Giornalisti, si può e si deve scegliere di abbandonare la definizione IHRA e adottare la Dichiarazione di Gerusalemme, che non vuole essere definizione vincolante dal punto di vista giuridico, ma uno strumento per identificare, monitorare e combattere l’antisemitismo attraverso una serie di linee guida, legando la lotta all’antisemitismo alla protezione dei diritti umani e alla libertà di critica”. “Ci appelliamo al mondo della cultura, scuola, università, ricerca, informazione, arte, sport e tutte le realtà sociali, culturali, sindacali, politiche, davvero democratiche, a fare fronte comune. Per far rispettare una normativa che: difenda la memoria della Shoah senza trasformarla in arma politica; protegga davvero le persone ebree da ogni forma d’odio; impedisca che l’antisemitismo venga manipolato per giustificare l’oppressione di un altro popolo e mettere in campo forme di repressione e derive autoritarie; garantisca che la lotta al razzismo sia una lotta unica, indivisibile, senza gerarchie né eccezioni”, concludono. Roma, 8 settembre 2026 SCOPRI DI PIÙ: ELENCO ORGANIZZAZIONI PROMOTRICI (In aggiornamento) https://pressingweb.altervista.org/2026/08/criticare-israele-non-e-antisemitismo-no-alla-norma-bavaglio/ MAPPA DEI PRESIDI IN ITALIA CON ELENCO DELLE PIAZZE: https://www.amnesty.it/eventi/mobilitazione-contro-il-ddl-antisemitismo/ -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Imperia, 12 settembre: Assemblea pubblica “La scuola (non) va alla guerra”
SABATO, 12 SETTEMBRE, ORE 18:00 IMPERIA, BIBLIOTECA DEL MONASTERO DI SANTA CHIARA VIA SANTA CHIARA, 9 (PORTO MAURIZIO) A Imperia, lo scorso maggio, è stata esposta nella palestra dell’Istituto “Ruffini” la mostra itinerante “I come intelligence“, progetto promosso dal Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS) insieme con il Ministero dell’Istruzione e del Merito per far conoscere agli studenti e alle studentesse delle scuole superiori l’intelligence italiana, le sue funzioni e organizzazione. L’iniziativa si inseriva in una serie di interventi su scala nazionale rivolti alle scuole, al fine di avvicinare ragazze e ragazzi al mondo dei servizi segreti e ai temi della sicurezza e della difesa della patria, come documentato anche dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università (clicca qui). A Imperia docenti e gruppi della società civile si erano indignati, il Comitato No Riarmo aveva definito la mostra una “mostruosità” e aveva organizzato un volantinaggio di protesta dal titolo arguto “I come… Indecenza“. Quell’episodio, che ha messo in luce concretamente e pubblicamente la militarizzazione delle scuole, ha condotto il Comitato stesso a voler approfondire il fenomeno della “guerra a scuola” in una una assemblea pubblica, invitando il 12 settembre alle 18 Maria Teresa Silvestrini, dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e Michelangelo Benza delegato scuola del sindacato USB. L’incontro si terrà a Porto Maurizio, nella biblioteca del monastero di Santa Chiara. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente