Francia: dalle discussioni informali in sala insegnanti alla campagna nazionale. Chi vuole la pace, prepara la pace.Anche in Francia insegnanti e genitori si mobilitano contro la guerra. È quanto
sta accaduto alla scuola media “Jean Lolive” di Pantin, nella provincia di Seine
– Saint-Denis (nell’Île de France, stessa regione di Parigi), dove a maggio è
stata lanciata la campagna “Ècole contre la guerre“.
Su iniziativa del personale scolastico e dei genitori degli alunni di quella
scuola, con il sostegno dei rappresentanti sindacali dell’Istruzione si è svolta
un’affollata assemblea che ha visto la rappresentanza di 14 istituti scolastici
della provincia. È durante l’incontro che si è deciso di condividere l’appello
per trasformarlo in una petizione.
Come denuncia l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università, il ritorno della leva, in qualsivoglia forma e definizione (incluso
quindi tutte le misure volte ad aumentare gli arruolamenti volontari), appare
come un fenomeno strutturale europeo e, in tutta Europa, passa attraverso la
militarizzazione delle scuole. Oltre a quanto mostrano la campagna de La
conoscenza non marcia, le ricerche dell’Osservatorio e le stesse narrazioni
delle varie istituzioni, ora anche questa notizia francese arriva a conferma che
la “difesa” europea si è di fatto sostituita all’impegno green, dai fondi di
investimento fino ai banchi di scuola. Riportiamo qui alcuni dei contenuti della
petizione e le parole di un docente francese (clicca qui per visionare e firmare
il testo completo della petizione).
> «Non lasceremo sensibilizzare i nostri studenti alle questioni relative alla
> difesa al fine di un riarmo morale della popolazione e in particolare dei
> giovani».
È dall’inizio dell’anno scolastico che il personale docente e non docente,
discute della crescente militarizzazione della società in generale e della
scuola in particolare. All’unisono denunciano questa militarizzazione messa in
atto da Emmanuel Macron.
Durante le assemblee sindacali hanno denunciato la necessità di fermare queste
collaborazioni e questi moduli di propaganda, così come i corsi di difesa, i
raduni civici, i libretti didattici che servono solo a catturare i giovani.
Le e i firmatari chiedono fermamente che vengano sospesi sia la legge Blanchet,
una legge ad hoc per militarizzare le scuole, in quanto volta a «rafforzare
l’insegnamento della difesa nazionale nell’ambito del percorso di cittadinanza»,
sia l’aggiornamento della legge di programmazione militare che aggiungerebbe 36
miliardi di euro ai 432 già previsti per 2026-2030 a sostegno del riarmo.
> «Questi dispositivi propagandistici mirano a distruggere la Scuola nelle sue
> fondamenta, trasformandola in un luogo di indottrinamento. Laddove invece le
> nostre professioni mirano a trasmettere le conoscenze e le competenze delle
> nostre discipline, a stimolare lo spirito critico e la capacità di
> riflessione».
«Prima delle vacanze, con una mozione approvata all’unanimità e poi ripresa dal
Consiglio di Istituto, abbiamo chiesto l’abbandono della legge Blanchet», dice
un docente della scuola media Jean Lolive di Pantin e aggiunge: «Se dovesse
essere approvata, non la applicheremo».
Denunciano che malgrado molti e molte insegnanti abbiano manifestato contro il
genocidio a Gaza, i sanguinosi attacchi di Trump in Iran, la guerra di Israele
in Libano, la propaganda bellica dilaga e si è fatta più intesa.
«Il governo e la presidenza della Repubblica intendono fare di noi, della
scuola, «punti di riferimento per i giovani» a favore dell’esercito», scrivono
le e gli insegnanti, che indicano come il militarismo serva anche a minare i
diritti.
L’aggiornamento della legge di programmazione militare poi prevede la
possibilità di derogare alle norme in caso di “minaccia grave e attuale” – una
formulazione ampia e vaga che consente ogni tipo di abuso.
Come se non bastasse, le misure attuali vengono attuate a scapito delle ore di
lezione. «Sono inoltre concepite per dividere la categoria. Tutti noi subiamo la
precarietà delle nostre professioni, a causa della mancata rivalutazione dei
nostri stipendi sotto E. Macron e, prima di lui, sotto F. Hollande, N. Sarkozy,
J. Chirac e compagnia. Alcuni colleghi, per mancanza di denaro, accettano questi
«progetti», non per ideologia, ma per necessità», continua il collega.
> «Insomma, vogliamo insegnare. Vogliamo ore di lezione per le nostre materie.
> Vogliamo che il numero di alunni per classe sia limitato. Come insegnanti,
> assistenti sociali, infermieri e medici scolastici, non ce la facciamo più.
> Vogliamo porre fine a questa politica di armamento che sta distruggendo i
> nostri servizi pubblici».
> «Chi vuole la pace, prepara la pace».
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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