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Evasioni. «Zapruder» 67 in tour http://storieinmovimento.org/2025/10/23/evasioni-zapruder-67-in-tour/?pk_campaign=feed&pk_kwd=evasioni-zapruder-67-in-tour #presentazioniZapruder #repressione #Iniziative #reclusione #carcere
Mestruo riot: perchè non si sa quasi niente sulle mestruazioni?
Domenica 11 Gennaio allo spazio sociale occupato 100celle aperte si terrà l'iniziativa Mestruo riot dalle 17.00.  In questa corrispondenza telefonica presentiamo l'evento con Julia, educatrice mestruale, con cui abbiamo anche accennato ad alcuni temi relativi come il congedo mestruale nelle scuole e nei posti pubblici in generale, i tabù, di cosa vuol dire essere educatrice mestruale o di cosa si intende per decolonizzare il corpo. Di seguito il testo che accompagna la locandina:   🔥 ⚧️ Mestruo Riot⚧️ 🔥 Quanto ne sai sulle mestruazioni? Di solito nada de nada, ed è normale, altrimenti che tabù sarebbe!! 👉🏽 Domenica 11 Gennaio allo spazio sociale occupato 100celle Aperte ci prenderemo una tisanella affrontando proprio questo grande tema. Romperemo tabù, idee e preconcetti sulle mestruazioni e vedremo come sia un tema centrale per decolonizzare il nostro corpo. ⚠️Lo spazio sarà separato, dedicato a donne e persone queer. Puoi portare snakkini vegani da condividere. 🕰️Ci vediamo alle 17:00!🌞 Domenica 11 gen, 17:00-20:00 100 Celle Aperte Via delle Resede, 5, 00171 Roma   --------------------------------------------------------------------------------          
Vogliono sgomberare il Gridas, una delle esperienze che sta cambiando dal basso Scampia
Una delle realtà storiche di Scampia, il Gridas, rischia di perdere la sua casa per una sentenza della Corte d’Appello, dopo 45 anni di lavoro su inclusione, educazione e creazione di alternative alla criminalità. Sono passati ormai 13 anni da quando il camper di Italia Che Cambia si fermò all’ombra delle vele di Scampia. Eravamo lì per trovare la bellezza in uno dei luoghi eletti dai media e dall’opinione pubblica a simbolo di degrado, criminalità, abbandono. E la trovammo. Ma la bellezza non si costruisce da sola. Dietro a quella di Scampia c’è un colorato movimento di singole persone, associazioni, artisti e artiste, educatori ed educatrici che da anni si adoperano per proporre soluzioni alle oggettive e reali difficoltà che questa periferia italiana presenta. Una delle loro case è, sin dal 1981, il Gridas, Gruppo di risveglio dal sonno. Oggi però il Gridas è in grave pericolo. Non è la prima volta: tre anni fa seguimmo – raccontandola – con il fiato sospeso la vicenda della minaccia di sgombero a seguito di una sentenza che giudicava il Gridas colpevole di occupare senza titolo lo stabile in cui ha la sua sede, condannandolo a pagare circa 15.000 euro di spese processuali. “Un’accusa piuttosto paradossale per un progetto che nel 2018 è stato persino riconosciuto come bene comune della città di Napoli”, osservava all’epoca il nostro direttore Andrea Degl’Innocenti. A febbraio 2023 arrivò la sospensiva che congelò il procedimento. Oggi però il pericolo si ripresenta: a seguito di una sentenza della Corte d’Appello per occupazione senza titolo, in favore dell’Acer – l’ex Istituto Autonomo Case Popolari, ente afferente alla Regione Campania –, presunto proprietario del bene, il Gridas rischia di essere cacciato via dopo “quasi 45 anni di attivismo, volontariato, iniziative culturali e di solidarietà, arte murale, carnevali sociali al servizio degli ultimi della periferia nord di Napoli e non solo”, scrive l’associazione in un comunicato. Come sottolinea Martina Pignataro, amica storica di Italia Che Cambia e anima del Gridas, «stiamo riportando la questione sul piano politico e abbiamo lanciato un appello. Questa volta chiediamo a chi ci supporta da sempre, soprattutto artisti, di prendere la parola in difesa del Gridas». Già, perché il mondo artistico è arte integrante del processo di “risveglio” portato avanti dal Gridas, a partire dal carnevale sociale che ogni anno colora le vie di Napoli, non una sfilata a cui assistere, ma un’esperienza a cui gli abitanti del quartiere partecipano attivamente. «Queste iniziative vengono ostacolate perché non si riconoscere il valore sociale di spazi che rivolgono servizi alla collettività e che invece si vorrebbero privatizzare per monetizzare», spiega Martina. “Abbiamo sempre agito per il bene del territorio – sottolineano dal Gridas – senza ricevere alcun finanziamento né pubblico né privato e ci siamo sempre attivati gratuitamente”. Lo stabile oggetto della contesa fu costruito tra gli anni ’60 e ’70 per essere destinato a centro sociale. “Il Gridas, sottraendolo all’incuria e all’abbandono, lo ha mantenuto nella sua destinazione d’uso, tenendo aperte le sue porte al quartiere, pagandone le utenze e cercando soluzioni per regolarizzare la sua presenza nello spazio. Già nel 2013 il Gridas vinse un processo penale con piena assoluzione per la sua opera gratuita al servizio della collettività”. «Nel tempo sono nate altre associazioni, non tutte in rete con noi ma comunque in relazione con il territorio; la partecipazione è cresciuta molto, di pari passo con la faida c’è stato un riscatto dei cittadini che spesso non viene raccontato», aveva sottolineato Martina con l’intenzione di restituire il valore che il Gridas rappresenta per Scampia e la sua gente. Un valore purtroppo quasi mai riconosciuto dalle istituzioni, protagoniste di un’assenza atavica e costante: «È stata fatta molta repressione nei confronti della criminalità, ma poi non è stato fatto nulla per risollevare il quartiere, dare opportunità lavorative». Chiediamo a chi ci supporta da sempre, soprattutto artisti, di prendere la parola in difesa del Gridas. A due mesi esatti dalla 44esima edizione del Carnevale Sociale di Scampia – che parte proprio dal centro sociale –, a cui partecipano persone, bande musicali e associazioni da tutta Italia, il Gridas lancia un appello per far sentire la propria voce e farla giungere al Presidente della Regione Campania Fico, al Sindaco di Napoli Manfredi e al Dirigente dell’Acer Lebro, affinché consentano al Gridas di continuare la propria opera culturale, sociale e artistica di riscatto e risveglio della periferia di Napoli, come sempre gratuitamente e per il bene del prossimo. Già tante persone – da Roberto Saviano a Trisha Palma, da Marisa Laurito a Maurizio Capone – hanno già dichiarato il loro supporto alla causa. Come Italia Che Cambia non possiamo che sostenere con tutta la nostra forza l’appello del Gridas e invitarvi a fare lo stesso, diffondendo la notizia e sottoscrivendo la petizione lancia su Change.org – la potete leggere e firmare cliccando qui.   Italia che Cambia
CHE NON CI MANCHINO LE PAROLE NEANCHE NELLA GUERRA
[MESSINA] DUE GIORNI A FIANCO DELLX IMPUTATX DEL CARNEVALE NO PONTE ED OPERAZIONE IPOGEO: 16/12 ORE 16:30: PIAZZA CASA PIA, chiacchiere ed aggiornamenti/ Vinbrulè benefit 17/12 ORE 9.00: PRESENZA SOLIDALE AL TRIBUNALE DI MESSINA Mercoledì 17 si terra prima udienza del processo contro il Carnevale No Ponte per il quale Andre, Gui e Bak sono […]
Terzo settore e turismo. L’impresa del bene, oggi a Bologna
(l’impresa del bene. terzo settore e turismo a napoli) Sarà presentato mercoledì 3 dicembre a partire dalle 19:30, al Centro sociale della pace di Bologna (via del Pratello, 53), L’imprea del bene. Terzo settore e turismo a Napoli, di Luca Rossomando. Alla presentazione, che si svolgerà nell’ambito del ciclo di incontri “Le mani su Bologna”, interverrà l’autore, insieme ad attivisti e sindacalisti protagonisti di battaglie contro la privatizzazione dei servizi pubblici nel capoluogo emiliano. Dell’Impresa del bene abbiamo pubblicato qui un estratto. In questa pagina trovate invece i link ad alcune recensioni e/o riflessioni scaturite dalla lettura del volume.
Calabria. Studenti “sotto stretto controllo”
Se la comunicazione riservata dei primi di settembre dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio ai Dirigenti scolastici, che invitava ad “assicurare la specificità dei luoghi e dei momenti della vita scolastica, quali le riunioni degli organi collegiali, che devono essere esclusivamente finalizzate alla trattazione delle tematiche relative al buon funzionamento dell’istituzione […] L'articolo Calabria. Studenti “sotto stretto controllo” su Contropiano.
Le librerie africane custodi di cultura e memoria che resistono nel tempo
Nel continente resistono e fioriscono librerie universitarie e non solo, capaci di resistere al mercato centralizzato dei libri. Custodi della memoria e del sapere dell’Africa, questi spazi non vendono solo libri, ma sono spazi culturali vivi ed eterogenei. In un mondo editoriale sempre più digitale e centralizzato, ci sono librerie universitarie e piccole realtà indipendenti, situate in Paesi diversi dell’Africa, capaci di resistere nel tempo. Una di queste si trova a Ibadan, in Nigeria, una città che ha costituito un importante polo culturale negli anni Sessanta, il Mbari Mbayo Club. Un luogo dove pensatori e intellettuali come Chinua Achebe, Wole Soyinka, JP Clark, Christopher Okigbo, Uche Okeke, Bruce Onobrakpeya, Mabel Segun e il sudafricano Es’kia Mphahlele si riunivano e scambiavano idee. Ibadan è stata la prima città della Nigeria, nel 1948, ad avere un’università. Ed è proprio nell’università della città che resiste ancora oggi uno scrigno importante per la conservazione e la promozione intellettuale del Paese. La libreria universitaria, riporta un approfondimento pubblicato su The Conversation, è infatti oggi un luogo vivo, ricco di libri e iniziative, un polo culturale che testimonia la vivacità intellettuale del Paese nella storia e nella contemporaneità. Questo spazio non vende solo libri, ma possiede un archivio, una tipografia ed è impegnato nel promuovere, diffondere e conservare libri, riviste e pubblicazioni nigeriane. Un polo che resiste alla centralizzazione del mercato librario dei giganti europei e americani. La vita intellettuale africana resiste e non solo in Nigeria. Altre piccole realtà come questa si trovano sparse nel continente, tante piccole fiammelle di luce che accendono la speranza per il futuro. Molto simile alla libreria universitaria di Ibadan è la libreria dell’Università di Harare, in Zimbabwe. Conserva e promuove testi accademici, poesia e narrativa africana. Spostandoci in Ghana, una di queste è sicuramente la libreria indipendente EPP Bookshop ad Accra e Kumasi. Fondata nel 1991 da Gibrine Adam, all’epoca autore emergente, oggi è considerata la più grande del Paese. E’ noto il suo impegno nel rendere più accessibili testi universitari e scolastici. Muovendoci ancora più a sud del continente, a Johannesburg (Sudafrica) troviamo il Kalamazoo Bookstore, piccola libreria dal forte impegno culturale, riferimento per scrittori, intellettuali, docenti e studenti. Africa Rivista
20-22 GIUGNO 2025: GIORNATE INTERNAZIONALI DI AZIONE PER L’ESTRADIZIONE IMMEDIATA IN GERMANIA DELLA COMPAGNA ANTIFASCISTA MAYA!
RICEVIAMO E DIFFONDIAMO: 20-22 GIUGNO 2025: GIORNATE INTERNAZIONALI DI AZIONE PER L’ESTRADIZIONE IMMEDIATA IN GERMANIA DELLA COMPAGNA ANTIFASCISTA MAYA!SOLIDARIETA’ DA ROMA CON LA LOTTA ANTIFASCISTA IN OGNI DOVE! Dal 1997, ogni anno, in Ungheria i nazionalisti dell’estrema destra provano a commemorare i soldati ungheresi e tedeschi che morirono nell’assedio realizzato dall’esercito sovietico a Budapest nel […]
Se vuoi la pace…
Dieci azioni che le istituzioni locali possono mettere in campo contro la guerra. Uno: sostenere i percorsi di riconversione civile delle attività industriali legate alla produzione di armi. Due: istituire fondi, di concerto con i sindacati, per supportare i lavoratori che decidessero di fare obiezione di coscienza all’industria bellica. Tre: adottare codici etici war free per gli appalti pubblici, le sponsorizzazioni e le collaborazioni. Quattro: aderire alle campagne nazionali per il disarmo e l’economia di pace promuovendole sui territori. Cinque: sottoscrivere protocolli con gli Uffici scolastici regionali per arginare il processo di militarizzazione della formazione. Sei: promuovere e finanziare percorsi di educazione alla pace nelle scuole e di formazione alla nonviolenza per gli insegnanti. Sette: organizzare nei luoghi della memoria tragica della guerra – da Monte Sole a Sant’Anna di Stazzema – soggiorni estivi di training per la risoluzione nonviolenta dei conflitti con gruppi misti di ragazzi provenienti dai paesi in guerra. Otto: promuovere Scuole e Accademie di pace e ricerche sulla risoluzione nonviolenta dei conflitti in collaborazione con la Rete delle Università per la Pace. Nove: contribuire a costituire corridoi umanitari per i profughi dai paesi in guerra. Dieci: prevedere percorsi di supporto nell’accoglienza dei rifugiati. Il punto di partenza? Smettere di pensare che la guerra sia una follia e considerarla invece come una strategia razionalmente perseguita. Smettere di pensare la pace come mera assenza di guerra. “Se vuoi la pace, prepara istituzioni di pace. Ci rendiamo sempre più conto che non si tratta solo di istituzioni politiche, nazionali o internazionali, ma è l’insieme delle istituzioni – educative, economiche, sociali – ad essere chiamato in causa”, è uno dei passaggi più significativi del discorso di papa Leone XIV nell’incontro dello scorso 30 maggio con i movimenti per la pace e il disarmo ad un anno dall’Arena di pace, voluta da papa Francesco a Verona. Affermazione che non solo ribalta l’obsoleto, falso e illusorio mantra del se vis pacem para bellum, del quale sono fanatici fondamentalisti i decisori nazionali e internazionali, e i loro chierici mediatici, ma riconduce alla responsabilità di tutti la costruzione di prassi di pace per il superamento dei sistema di guerra. Ed è di questi giorni anche l’inedito attivismo per la pace di diversi amministratori locali: dalla convocazione della Marcia Save Gaza, da Marzabotto a Monte Sole, significativamente nei luoghi dell’eccidio nazista, voluta dalla sindaca Valentina Cuppi per il prossimo 15 giugno, alle dichiarazioni di “interruzione delle relazioni istituzionali” con il governo israeliano espresse dai presidenti delle regioni Puglia, Michele Emiliano, ed Emilia Romagna, Michele De Pascale, seguiti da diversi sindaci dei rispettivi territori. Mentre parteciperemo alla marcia Save Gaza e vedremo come si declineranno concretamente i boicottaggi delle Regioni al governo genocida di Israele, è utile qui evidenziare il ruolo strutturale e continuativo che anche le istituzioni locali possono mettere in campo per preparare la pace, esattamente sui piani educativo, economico e sociale esplicitati da Prevost. Il punto di partenza è considerare la pace non come mera assenza di guerra (pace negativa), ma come costruzione delle condizioni per la sua preparazione e manutenzione (pace positiva). La degenerazione bellica dei conflitti è solo la punta dell’iceberg di un sistema di guerra che prepara e legittima questo esito: è il punto di esplosione di una lunga e articolata filiera di guerra. Rispetto alla quale se le Regioni e le altre istituzioni locali non possono fermare direttamente la violenza una volta avviata, possono invece contribuire attivamente a decostruirne la filiera, non sull’onda dell’emozione temporanea ma strutturalmente e culturalmente, ed a costruirne le alternative. Non solo, peraltro, nell’interesse generale della pace, ma anche di quello specifico dei propri cittadini, visti i numerosi tagli ai trasferimenti dallo Stato agli Enti Locali per alimentare le crescenti spese militari. Le azioni che le istituzioni locali possono mettere in campo, in modalità non occasionale ma continuativa, sono molte, sia a livello di Comuni che di Regioni e possono dare sostanza e coerenza alle diverse “deleghe alla pace” che si vanno diffondendo. Sul piano economico, per esempio, si possono monitorare le attività industriali che nei diversi distretti contribuiscono alla produzione, diretta o indiretta, di armi e sostenerne i percorsi di riconversione civile – ostacolandone quelli contrari – con l’istituzione di peace list virtuose e premianti; istituire fondi locali, di concerto con i sindacati, per supportare i lavoratori che decidessero di fare obiezione di coscienza all’industria bellica; adottare codici etici war free per gli appalti pubblici, le sponsorizzazioni e le collaborazioni, sotto qualunque forma. Oltre che aderire alle campagne nazionali per il disarmo e l’economia di pace, anziché per il riarmo e l’economia di guerra, promuovendole sui territori. E poi sono molte le azioni possibili e necessarie sui piani culturale e formativo. Per citarne solo alcune: sottoscrivere protocolli con gli Uffici scolastici regionali per arginare il processo di militarizzazione della formazione e, invece, promuovere e finanziare percorsi di educazione alla pace nelle scuole di ogni ordine e grado e di formazione alla nonviolenza per gli insegnanti; organizzare nei luoghi della memoria tragica della guerra del nostro Paese – da Monte Sole a Sant’Anna di Stazzema – soggiorni estivi di training per la risoluzione nonviolenta dei conflitti con gruppi misti di ragazzi provenienti dai paesi in guerra. Inoltre, Comuni e Regioni potrebbero farsi direttamente promotori di Scuole e Accademie di pace, anche in collaborazione con la Rete delle Università per la Pace (Runipace), per promuovere la ricerca e la formazione alla trasformazione nonviolenta dei conflitti, su tutte le scale: dal locale all’internazionale. Infine, contribuire a costituire corridoi umanitari per i profughi dai paesi in guerra e strumenti di protezione delle vittime, prevedere percorsi di supporto nell’accoglienza dei rifugiati che ne portano il trauma, favorire nei territori esperienze di dialogo tra comunità originarie da paesi in conflitto armato e adoperarsi per il riconoscimento dello status di rifugiati ad obiettori di coscienza e disertori di tutti i fronti. Si tratta solo di alcuni, ma fondamentali, esempi di come le istituzioni locali, che volessero davvero mettere in campo non retoriche ma politiche attive di pace, potrebbero agire pratiche di nonviolenza secondo il nuovo principio, razionale, realistico e universale: se vuoi la pace, prepara la pace. Ovunque. Pubblicato su un blog del fattoquotidiano.it (qui con il consenso dell’autore che ha aderito alla campagna Partire dalla speranza e non dalla paura)   Pasquale Pugliese