Evasioni. «Zapruder» 67 in tour
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#presentazioniZapruder #repressione #Iniziative #reclusione #carcere
Tag - iniziative
Mestruo riot: perchè non si sa quasi niente sulle mestruazioni?
Domenica 11 Gennaio allo spazio sociale occupato 100celle aperte si terrà
l'iniziativa Mestruo riot dalle 17.00.
In questa corrispondenza telefonica presentiamo l'evento con Julia, educatrice
mestruale, con cui abbiamo anche accennato ad alcuni temi relativi come il
congedo mestruale nelle scuole e nei posti pubblici in generale, i tabù, di cosa
vuol dire essere educatrice mestruale o di cosa si intende per decolonizzare il
corpo.
Di seguito il testo che accompagna la locandina:
🔥 ⚧️ Mestruo Riot⚧️ 🔥
Quanto ne sai sulle mestruazioni?
Di solito nada de nada, ed è normale, altrimenti che tabù sarebbe!!
👉🏽 Domenica 11 Gennaio allo spazio sociale occupato 100celle Aperte ci
prenderemo una tisanella affrontando proprio questo grande tema.
Romperemo tabù, idee e preconcetti sulle mestruazioni e vedremo come sia un tema
centrale per decolonizzare il nostro corpo.
⚠️Lo spazio sarà separato, dedicato a donne e persone queer.
Puoi portare snakkini vegani da condividere.
🕰️Ci vediamo alle 17:00!🌞
Domenica 11 gen, 17:00-20:00
100 Celle Aperte
Via delle Resede, 5, 00171 Roma
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Vogliono sgomberare il Gridas, una delle esperienze che sta cambiando dal basso Scampia
Una delle realtà storiche di Scampia, il Gridas, rischia di perdere la sua casa
per una sentenza della Corte d’Appello, dopo 45 anni di lavoro su inclusione,
educazione e creazione di alternative alla criminalità.
Sono passati ormai 13 anni da quando il camper di Italia Che Cambia si fermò
all’ombra delle vele di Scampia. Eravamo lì per trovare la bellezza in uno dei
luoghi eletti dai media e dall’opinione pubblica a simbolo di degrado,
criminalità, abbandono. E la trovammo. Ma la bellezza non si costruisce da sola.
Dietro a quella di Scampia c’è un colorato movimento di singole persone,
associazioni, artisti e artiste, educatori ed educatrici che da anni si
adoperano per proporre soluzioni alle oggettive e reali difficoltà che questa
periferia italiana presenta. Una delle loro case è, sin dal 1981, il Gridas,
Gruppo di risveglio dal sonno.
Oggi però il Gridas è in grave pericolo. Non è la prima volta: tre anni fa
seguimmo – raccontandola – con il fiato sospeso la vicenda della minaccia di
sgombero a seguito di una sentenza che giudicava il Gridas colpevole di occupare
senza titolo lo stabile in cui ha la sua sede, condannandolo a pagare circa
15.000 euro di spese processuali. “Un’accusa piuttosto paradossale per un
progetto che nel 2018 è stato persino riconosciuto come bene comune della città
di Napoli”, osservava all’epoca il nostro direttore Andrea Degl’Innocenti. A
febbraio 2023 arrivò la sospensiva che congelò il procedimento.
Oggi però il pericolo si ripresenta: a seguito di una sentenza della Corte
d’Appello per occupazione senza titolo, in favore dell’Acer – l’ex Istituto
Autonomo Case Popolari, ente afferente alla Regione Campania –, presunto
proprietario del bene, il Gridas rischia di essere cacciato via dopo “quasi 45
anni di attivismo, volontariato, iniziative culturali e di solidarietà, arte
murale, carnevali sociali al servizio degli ultimi della periferia nord di
Napoli e non solo”, scrive l’associazione in un comunicato.
Come sottolinea Martina Pignataro, amica storica di Italia Che Cambia e anima
del Gridas, «stiamo riportando la questione sul piano politico e abbiamo
lanciato un appello. Questa volta chiediamo a chi ci supporta da sempre,
soprattutto artisti, di prendere la parola in difesa del Gridas». Già, perché il
mondo artistico è arte integrante del processo di “risveglio” portato avanti dal
Gridas, a partire dal carnevale sociale che ogni anno colora le vie di Napoli,
non una sfilata a cui assistere, ma un’esperienza a cui gli abitanti del
quartiere partecipano attivamente. «Queste iniziative vengono ostacolate perché
non si riconoscere il valore sociale di spazi che rivolgono servizi alla
collettività e che invece si vorrebbero privatizzare per monetizzare», spiega
Martina.
“Abbiamo sempre agito per il bene del territorio – sottolineano dal Gridas –
senza ricevere alcun finanziamento né pubblico né privato e ci siamo sempre
attivati gratuitamente”. Lo stabile oggetto della contesa fu costruito tra gli
anni ’60 e ’70 per essere destinato a centro sociale. “Il Gridas, sottraendolo
all’incuria e all’abbandono, lo ha mantenuto nella sua destinazione d’uso,
tenendo aperte le sue porte al quartiere, pagandone le utenze e cercando
soluzioni per regolarizzare la sua presenza nello spazio. Già nel 2013 il Gridas
vinse un processo penale con piena assoluzione per la sua opera gratuita al
servizio della collettività”.
«Nel tempo sono nate altre associazioni, non tutte in rete con noi ma comunque
in relazione con il territorio; la partecipazione è cresciuta molto, di pari
passo con la faida c’è stato un riscatto dei cittadini che spesso non viene
raccontato», aveva sottolineato Martina con l’intenzione di restituire il valore
che il Gridas rappresenta per Scampia e la sua gente. Un valore purtroppo quasi
mai riconosciuto dalle istituzioni, protagoniste di un’assenza atavica e
costante: «È stata fatta molta repressione nei confronti della criminalità, ma
poi non è stato fatto nulla per risollevare il quartiere, dare opportunità
lavorative».
Chiediamo a chi ci supporta da sempre, soprattutto artisti, di prendere la
parola in difesa del Gridas.
A due mesi esatti dalla 44esima edizione del Carnevale Sociale di Scampia – che
parte proprio dal centro sociale –, a cui partecipano persone, bande musicali e
associazioni da tutta Italia, il Gridas lancia un appello per far sentire la
propria voce e farla giungere al Presidente della Regione Campania Fico, al
Sindaco di Napoli Manfredi e al Dirigente dell’Acer Lebro, affinché consentano
al Gridas di continuare la propria opera culturale, sociale e artistica di
riscatto e risveglio della periferia di Napoli, come sempre gratuitamente e per
il bene del prossimo.
Già tante persone – da Roberto Saviano a Trisha Palma, da Marisa Laurito a
Maurizio Capone – hanno già dichiarato il loro supporto alla causa. Come Italia
Che Cambia non possiamo che sostenere con tutta la nostra forza l’appello del
Gridas e invitarvi a fare lo stesso, diffondendo la notizia e sottoscrivendo la
petizione lancia su Change.org – la potete leggere e firmare cliccando qui.
Italia che Cambia
CHE NON CI MANCHINO LE PAROLE NEANCHE NELLA GUERRA
[MESSINA] DUE GIORNI A FIANCO DELLX IMPUTATX DEL CARNEVALE NO PONTE ED
OPERAZIONE IPOGEO: 16/12 ORE 16:30: PIAZZA CASA PIA, chiacchiere ed
aggiornamenti/ Vinbrulè benefit 17/12 ORE 9.00: PRESENZA SOLIDALE AL TRIBUNALE
DI MESSINA Mercoledì 17 si terra prima udienza del processo contro il Carnevale
No Ponte per il quale Andre, Gui e Bak sono […]
Terzo settore e turismo. L’impresa del bene, oggi a Bologna
(l’impresa del bene. terzo settore e turismo a napoli)
Sarà presentato mercoledì 3 dicembre a partire dalle 19:30, al Centro sociale
della pace di Bologna (via del Pratello, 53), L’imprea del bene. Terzo settore e
turismo a Napoli, di Luca Rossomando.
Alla presentazione, che si svolgerà nell’ambito del ciclo di incontri “Le mani
su Bologna”, interverrà l’autore, insieme ad attivisti e sindacalisti
protagonisti di battaglie contro la privatizzazione dei servizi pubblici nel
capoluogo emiliano.
Dell’Impresa del bene abbiamo pubblicato qui un estratto.
In questa pagina trovate invece i link ad alcune recensioni e/o riflessioni
scaturite dalla lettura del volume.
Calabria. Studenti “sotto stretto controllo”
Se la comunicazione riservata dei primi di settembre dell’Ufficio scolastico
regionale del Lazio ai Dirigenti scolastici, che invitava ad “assicurare la
specificità dei luoghi e dei momenti della vita scolastica, quali le riunioni
degli organi collegiali, che devono essere esclusivamente finalizzate alla
trattazione delle tematiche relative al buon funzionamento dell’istituzione […]
L'articolo Calabria. Studenti “sotto stretto controllo” su Contropiano.
Le librerie africane custodi di cultura e memoria che resistono nel tempo
Nel continente resistono e fioriscono librerie universitarie e non solo, capaci
di resistere al mercato centralizzato dei libri. Custodi della memoria e del
sapere dell’Africa, questi spazi non vendono solo libri, ma sono spazi culturali
vivi ed eterogenei.
In un mondo editoriale sempre più digitale e centralizzato, ci sono librerie
universitarie e piccole realtà indipendenti, situate in Paesi diversi
dell’Africa, capaci di resistere nel tempo.
Una di queste si trova a Ibadan, in Nigeria, una città che ha costituito un
importante polo culturale negli anni Sessanta, il Mbari Mbayo Club. Un luogo
dove pensatori e intellettuali come Chinua Achebe, Wole Soyinka, JP Clark,
Christopher Okigbo, Uche Okeke, Bruce Onobrakpeya, Mabel Segun e il
sudafricano Es’kia Mphahlele si riunivano e scambiavano idee. Ibadan è stata la
prima città della Nigeria, nel 1948, ad avere un’università. Ed è proprio
nell’università della città che resiste ancora oggi uno scrigno importante per
la conservazione e la promozione intellettuale del Paese.
La libreria universitaria, riporta un approfondimento pubblicato su The
Conversation, è infatti oggi un luogo vivo, ricco di libri e iniziative, un polo
culturale che testimonia la vivacità intellettuale del Paese nella storia e
nella contemporaneità. Questo spazio non vende solo libri, ma possiede un
archivio, una tipografia ed è impegnato nel promuovere, diffondere e conservare
libri, riviste e pubblicazioni nigeriane. Un polo che resiste alla
centralizzazione del mercato librario dei giganti europei e americani.
La vita intellettuale africana resiste e non solo in Nigeria. Altre piccole
realtà come questa si trovano sparse nel continente, tante piccole fiammelle di
luce che accendono la speranza per il futuro. Molto simile alla libreria
universitaria di Ibadan è la libreria dell’Università di Harare, in Zimbabwe.
Conserva e promuove testi accademici, poesia e narrativa africana.
Spostandoci in Ghana, una di queste è sicuramente la libreria indipendente EPP
Bookshop ad Accra e Kumasi. Fondata nel 1991 da Gibrine Adam, all’epoca autore
emergente, oggi è considerata la più grande del Paese. E’ noto il suo impegno
nel rendere più accessibili testi universitari e scolastici. Muovendoci ancora
più a sud del continente, a Johannesburg (Sudafrica) troviamo il Kalamazoo
Bookstore, piccola libreria dal forte impegno culturale, riferimento per
scrittori, intellettuali, docenti e studenti.
Africa Rivista
20-22 GIUGNO 2025: GIORNATE INTERNAZIONALI DI AZIONE PER L’ESTRADIZIONE IMMEDIATA IN GERMANIA DELLA COMPAGNA ANTIFASCISTA MAYA!
RICEVIAMO E DIFFONDIAMO: 20-22 GIUGNO 2025: GIORNATE INTERNAZIONALI DI AZIONE
PER L’ESTRADIZIONE IMMEDIATA IN GERMANIA DELLA COMPAGNA ANTIFASCISTA
MAYA!SOLIDARIETA’ DA ROMA CON LA LOTTA ANTIFASCISTA IN OGNI DOVE! Dal 1997, ogni
anno, in Ungheria i nazionalisti dell’estrema destra provano a commemorare i
soldati ungheresi e tedeschi che morirono nell’assedio realizzato dall’esercito
sovietico a Budapest nel […]
COSA SONO I CPR? PARLIAMONE IN VISTA DEL PRESIDIO AL CPR DI TRAPANI-MILO DEL 28 GIUGNO
Cosa Sono i CPR? Centri Permanenza Rimpatrio, frontiere, territori, corpi.
Sabato 28 giugno sarà una giornata densa, in Sicilia: a Messina ci sarà un
corteo in solidarietà alla causa palestinese (di cui seguiranno presto maggiori
informazioni), mentre a Trapani ci sarà un presidio sotto le mura del Centro di
Permanenza e Rimpatrio. Una rete solidale […]
Se vuoi la pace…
Dieci azioni che le istituzioni locali possono mettere in campo contro la
guerra. Uno: sostenere i percorsi di riconversione civile delle attività
industriali legate alla produzione di armi. Due: istituire fondi, di concerto
con i sindacati, per supportare i lavoratori che decidessero di fare obiezione
di coscienza all’industria bellica. Tre: adottare codici etici war free per gli
appalti pubblici, le sponsorizzazioni e le collaborazioni. Quattro: aderire alle
campagne nazionali per il disarmo e l’economia di pace promuovendole sui
territori. Cinque: sottoscrivere protocolli con gli Uffici scolastici regionali
per arginare il processo di militarizzazione della formazione. Sei: promuovere e
finanziare percorsi di educazione alla pace nelle scuole e di formazione alla
nonviolenza per gli insegnanti. Sette: organizzare nei luoghi della memoria
tragica della guerra – da Monte Sole a Sant’Anna di Stazzema – soggiorni estivi
di training per la risoluzione nonviolenta dei conflitti con gruppi misti di
ragazzi provenienti dai paesi in guerra. Otto: promuovere Scuole e Accademie di
pace e ricerche sulla risoluzione nonviolenta dei conflitti in collaborazione
con la Rete delle Università per la Pace. Nove: contribuire a costituire
corridoi umanitari per i profughi dai paesi in guerra. Dieci: prevedere percorsi
di supporto nell’accoglienza dei rifugiati. Il punto di partenza? Smettere di
pensare che la guerra sia una follia e considerarla invece come una strategia
razionalmente perseguita. Smettere di pensare la pace come mera assenza di
guerra.
“Se vuoi la pace, prepara istituzioni di pace. Ci rendiamo sempre più conto che
non si tratta solo di istituzioni politiche, nazionali o internazionali, ma è
l’insieme delle istituzioni – educative, economiche, sociali – ad essere
chiamato in causa”, è uno dei passaggi più significativi del discorso di papa
Leone XIV nell’incontro dello scorso 30 maggio con i movimenti per la pace e il
disarmo ad un anno dall’Arena di pace, voluta da papa Francesco a Verona.
Affermazione che non solo ribalta l’obsoleto, falso e illusorio mantra del se
vis pacem para bellum, del quale sono fanatici fondamentalisti i decisori
nazionali e internazionali, e i loro chierici mediatici, ma riconduce alla
responsabilità di tutti la costruzione di prassi di pace per il superamento dei
sistema di guerra.
Ed è di questi giorni anche l’inedito attivismo per la pace di diversi
amministratori locali: dalla convocazione della Marcia Save Gaza, da Marzabotto
a Monte Sole, significativamente nei luoghi dell’eccidio nazista, voluta dalla
sindaca Valentina Cuppi per il prossimo 15 giugno, alle dichiarazioni di
“interruzione delle relazioni istituzionali” con il governo israeliano espresse
dai presidenti delle regioni Puglia, Michele Emiliano, ed Emilia Romagna,
Michele De Pascale, seguiti da diversi sindaci dei rispettivi territori. Mentre
parteciperemo alla marcia Save Gaza e vedremo come si declineranno concretamente
i boicottaggi delle Regioni al governo genocida di Israele, è utile qui
evidenziare il ruolo strutturale e continuativo che anche le istituzioni locali
possono mettere in campo per preparare la pace, esattamente sui piani educativo,
economico e sociale esplicitati da Prevost.
Il punto di partenza è considerare la pace non come mera assenza di guerra (pace
negativa), ma come costruzione delle condizioni per la sua preparazione e
manutenzione (pace positiva). La degenerazione bellica dei conflitti è solo la
punta dell’iceberg di un sistema di guerra che prepara e legittima questo esito:
è il punto di esplosione di una lunga e articolata filiera di guerra. Rispetto
alla quale se le Regioni e le altre istituzioni locali non possono fermare
direttamente la violenza una volta avviata, possono invece contribuire
attivamente a decostruirne la filiera, non sull’onda dell’emozione temporanea ma
strutturalmente e culturalmente, ed a costruirne le alternative. Non solo,
peraltro, nell’interesse generale della pace, ma anche di quello specifico dei
propri cittadini, visti i numerosi tagli ai trasferimenti dallo Stato agli Enti
Locali per alimentare le crescenti spese militari.
Le azioni che le istituzioni locali possono mettere in campo, in modalità non
occasionale ma continuativa, sono molte, sia a livello di Comuni che di Regioni
e possono dare sostanza e coerenza alle diverse “deleghe alla pace” che si vanno
diffondendo. Sul piano economico, per esempio, si possono monitorare le attività
industriali che nei diversi distretti contribuiscono alla produzione, diretta o
indiretta, di armi e sostenerne i percorsi di riconversione civile –
ostacolandone quelli contrari – con l’istituzione di peace list virtuose e
premianti; istituire fondi locali, di concerto con i sindacati, per supportare i
lavoratori che decidessero di fare obiezione di coscienza all’industria bellica;
adottare codici etici war free per gli appalti pubblici, le sponsorizzazioni e
le collaborazioni, sotto qualunque forma. Oltre che aderire alle campagne
nazionali per il disarmo e l’economia di pace, anziché per il riarmo e
l’economia di guerra, promuovendole sui territori.
E poi sono molte le azioni possibili e necessarie sui piani culturale e
formativo. Per citarne solo alcune: sottoscrivere protocolli con gli Uffici
scolastici regionali per arginare il processo di militarizzazione della
formazione e, invece, promuovere e finanziare percorsi di educazione alla pace
nelle scuole di ogni ordine e grado e di formazione alla nonviolenza per gli
insegnanti; organizzare nei luoghi della memoria tragica della guerra del nostro
Paese – da Monte Sole a Sant’Anna di Stazzema – soggiorni estivi di training per
la risoluzione nonviolenta dei conflitti con gruppi misti di ragazzi provenienti
dai paesi in guerra.
Inoltre, Comuni e Regioni potrebbero farsi direttamente promotori di Scuole e
Accademie di pace, anche in collaborazione con la Rete delle Università per la
Pace (Runipace), per promuovere la ricerca e la formazione alla trasformazione
nonviolenta dei conflitti, su tutte le scale: dal locale all’internazionale.
Infine, contribuire a costituire corridoi umanitari per i profughi dai paesi in
guerra e strumenti di protezione delle vittime, prevedere percorsi di supporto
nell’accoglienza dei rifugiati che ne portano il trauma, favorire nei territori
esperienze di dialogo tra comunità originarie da paesi in conflitto armato e
adoperarsi per il riconoscimento dello status di rifugiati ad obiettori di
coscienza e disertori di tutti i fronti.
Si tratta solo di alcuni, ma fondamentali, esempi di come le istituzioni locali,
che volessero davvero mettere in campo non retoriche ma politiche attive di
pace, potrebbero agire pratiche di nonviolenza secondo il nuovo principio,
razionale, realistico e universale: se vuoi la pace, prepara la pace. Ovunque.
Pubblicato su un blog del fattoquotidiano.it (qui con il consenso dell’autore
che ha aderito alla campagna Partire dalla speranza e non dalla paura)
Pasquale Pugliese