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Per la prima volta i Mondiali di atletica si svolgeranno in un Paese africano
Altopiano di Iten, duemilaquattrocento metri, Rift Valley. Ogni mattina, prima che il sole scaldi la terra rossa, centinaia di atleti keniani corrono sullo sterrato che ha prodotto più campioni del mondo di fondo e mezzofondo di qualsiasi altro luogo del pianeta. Da qui sono partiti nomi come Kipchoge, Kipyegon e Rudisha. Sempre da qui, tra tre anni, partirà anche una storia mai scritta prima. Il Consiglio di World Athletics – riunitosi a Budapest per la sua 242esima sessione – ha assegnato al Kenya i Campionati del mondo di atletica leggera del 2029. Si disputeranno a Nairobi, capitale keniana, allo stadio Kasarani. Sarà la prima volta nella storia della manifestazione, nata a Helsinki nel 1983, che l’evento arriva in un Paese africano. Battute, nella corsa a quattro, le candidature di Roma, Londra e Monaco di Baviera, che però ha ottenuto l’assegnazione dell’edizione successiva, quella del 2031. Da sottolineare non c’è solo la bacheca dei record, ma il fatto che il Kenya, per la corsa sulle lunghe distanze, non è un Paese come gli altri: è la sua patria non ufficiale. Il primato si restringe, però, se si guarda alla velocità o a gare di salto e lancio, dove il Paese resta una nazione come tante altre. «Nairobi ha presentato una candidatura avvincente ed emozionante: portare i Campionati mondiali di atletica leggera in Africa per la prima volta sarà un evento storico», ha dichiarato il presidente di World Athletics Sebastian Coe. Poi ha snocciolato un elenco che suona come un albo d’oro: Faith Kipyegon, Eliud Kipchoge, Hellen Obiri, David Rudisha, e prima di loro i pionieri Kip Keino e Paul Tergat. «Il Kenya è una delle grandi nazioni di questo sport», ha evidenziato spiegando che: «L’atletica è intessuta nel tessuto sociale del Paese». I numeri, del resto, gli danno ragione. Il Kenya è la seconda nazione più medagliata nella storia dei Mondiali di atletica, alle spalle degli Stati Uniti. Anche a Tokyo, nel 2025, ha chiuso al secondo posto del medagliere, con sette ori e undici medaglie complessive. E se si guarda al Paese invece che ai singoli campioni, il distacco con il resto del mondo si allarga ancora: secondo una ricerca di World Athletics, il sessantotto per cento dei keniani intervistati dichiara un forte interesse per l’atletica leggera, contro una media globale ferma al trentanove. Non è dunque un premio simbolico concesso a un continente rimasto ai margini, ma il riconoscimento di un primato. Restava la variabile infrastrutture, storicamente il tallone d’Achille delle candidature africane. Anche qui Nairobi si è presentata con le carte in regola. Lo stadio Kasarani, che ospiterà la rassegna, è già in ristrutturazione avanzata in vista della Coppa d’Africa di calcio del 2027, organizzata insieme a Uganda e Tanzania: sarà pronto con due anni di anticipo sui Mondiali. Non è la prima prova generale della capitale keniana, che ha già ospitato i Mondiali Under 18 nel 2017 e gli Under 20 nel 2021, oltre al Kip Keino Classic, tappa fissa del Continental Tour Gold di World Athletics dal 2020. Anche il resto del continente ha fatto la sua parte, negli ultimi anni: i Mondiali di corsa campestre si sono disputati a Kampala nel 2017, e le World Athletics Relays 2026 sono state assegnate a Gaborone, in Botswana. Un rodaggio lungo un decennio, insomma, per prepararsi al grande appuntamento. Nella scelta c’è poi un disegno più ampio, che lo stesso Coe non ha nascosto: «Asia, Africa ed Europa nelle prossime tre edizioni», ha rivendicato, riferendosi al trittico Pechino 2027, Nairobi 2029 e Monaco 2031. Una rotazione per continenti che chiude, almeno sulla carta, il cerchio dell’espansione globale della disciplina. A pagare il conto di questa strategia è stata soprattutto Roma. La Federazione italiana di atletica leggera, guidata da Stefano Mei, e il Coni puntavano con decisione proprio al 2029, per evitare la sovrapposizione con gli Europei di calcio del 2032. La candidatura contava sul prestigio dello stadio Olimpico – che ospitò l’ultima edizione italiana dei Mondiali di atletica, nel 1987 – e su una generazione di atleti azzurri tra le più competitive di sempre, ma non è bastato. A Iten, sull’altopiano, la notizia non cambierà granché la routine dell’alba, perché chi ci corre da sempre sa già cosa dia necessario per eccellere in queste discipline: tra tre anni lo saprà anche il resto del mondo. The post Per la prima volta i Mondiali di atletica si svolgeranno in un Paese africano appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 17, 2026
L'INDIPENDENTE
La Françafrique si sposta a Nairobi. Da Hormuz il profitto si irradia all’orbe terraqueo
NON AID AFRICA, MA RECIPROCA CONVENIENZA E TECNOLOGIA Per un paio di giorni Nairobi è diventata la capitale diplomatica e finanziaria non solo per il Continente, ospitando i vertici politico-finanziari mondiali nell’occasione di un Forum per lo sviluppo dotato in partenza di più di 20 miliardi di investimenti, assicurati dalla presenza di António Guterres (che ha sottolineato l’ingiustizia del sistema creditizio nei confronti dei paesi africani) e Macron, che cacciato dalla Françafrique atlantica, sposta lo sguardo speranzoso del suo fine mandato verso l’Oceano Indiano. Presente al Forum era anche Freddie Del Curatolo, che ci ha restituito non solo testimonianza dei meme che hanno stigmatizzato gli atteggiamenti paternalistici di Macron (difficile uscire dai panni plurisecolari dellla grandeur coloniale), ma anzi ha illustrato i molti aspetti positivi del Forum panafricano, che ha visto Ruto nei panni di leader potenzialmente in grado di aggregare le istanze e i bisogni delle economie di scala non solo regionale, candidandosi al seggio promesso da Macron al continente presso i G8. Come scrive Freddie nel suo Malindikenya.net: «Secondo Ruto, il problema dell’Africa non è la mancanza di liquidità globale. I soldi nel mondo ci sono. Il problema è “l’architettura del rischio”. Tradotto dal linguaggio economico: il continente continua a essere valutato dalle agenzie di rating e dai grandi finanziatori internazionali come se fosse un posto eternamente instabile, ingestibile e prossimo al fallimento. Risultato: prestiti più costosi, investimenti frenati, sviluppo rallentato». Queste le storture da aggiustare. Infatti con Freddie si è analizzata anche la non facile situazione del Congo K, assente perché la scelta di campo è stata quella di affidarsi all’altra grande potenza antagonista della Cina regalando le Terre rare a Trump (ottenendo la ritirata dell’M23 dal Sud Kivu, ma l’avanzata del jihadismo); mentre la Nigeria è parte integrante della partita e la Tanzania deve risolvere le tensioni interne. Polemici gli stati del Sahel, anch’essi però alle prese con il terrorismo e l’arretramento della capacità di protezione della Russia. Insomma il Forum si inserisce in un momento in cui l’inserimento della iniziativa europea può incunearsi tra l’atteggiamento “predatore” (come Macron ha definito la prassi cinese) e quello americano, sprezzante di tutte le regole https://www.spreaker.com/episode/la-francafrique-parle-anglais-a-nairobi–72011942 -------------------------------------------------------------------------------- --------------------------------------------------------------------------------
RADIO AFRICA: L’AMICIZIA TRA SENEGAL E MAROCCO OLTRE IL CALCIO, LE ELEZIONI IN UGANDA E IL RISARCIMENTO DEI CRIMINI COLONIALI
Radio Africa: nuova puntata, giovedì 29 gennaio, per l’approfondimento quindicinale dedicato all’Africa sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, dentro la Cassetta degli attrezzi. In questa puntata parleremo delle relazioni di amicizia che legano Senegal e Marocco partendo dalla finale della Coppa d’Africa che si è svolta a Rabat. Lo faremo con Abdou Ndao presentatore della trasmissione Kaddu Modu Modu la voce dei migranti, in onda ogni domenica alle ore 15 su queste frequenze. Riprenderemo poi dal Senegal con il corrispondente del Sole 24 ore da Nairobi Kenya, Alberto Magnani, con il quale parleremo anche di risarcimento dei crimini coloniali e delle elezioni presidenziali in Uganda. La puntata di Radio Africa, in onda giovedì gennaio alle ore 18.45 e in replica venerdì 19 dicembre, alle ore 6.30. Ascolta o scarica
January 29, 2026
Radio Onda d`Urto
DiPLab’s Antonio Casilli on Le Iene (11 Jan 2026)
Antonio Casilli, professor and researcher at DiPLab, appeared in a recent episode of Le Iene, Italy’s well-known investigative television program, as part of an in-depth report on the working conditions of people who train artificial intelligence systems in Nairobi, Kenya. No Caption No Caption No Caption No Caption The report focuses on the human infrastructure behind AI technologies: men and women who label data, moderate content, and refine algorithms, often working for major multinational companies under precarious conditions. Casilli contributed his analysis to help contextualize this hidden economy and explain the structural dynamics that shape it. A significant part of the investigation takes place in Nairobi, Kenya, where many of these tasks are outsourced. The report documents how local workers are employed to train algorithms for low pay, performing repetitive and psychologically demanding work that makes AI systems appear more “intelligent.” Through on-the-ground reporting and interviews, journalist Nicola Barraco examines the economic and human costs embedded in today’s AI supply chains. Casilli’s intervention situates these testimonies within a broader critique of the global AI industry. The segment underscores a central question: as artificial intelligence becomes more powerful and profitable, who bears the real cost of its development? By bringing visibility to this hidden labor, Le Iene contributes to a growing international debate on ethics, accountability, and working conditions in the AI economy.
January 11, 2026
DiPLab