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La 1268ª ‘ora’ di Genova. Il 25° anniversario dell’iniziativa in una data emblematica
La settimanale “Ora in silenzio per la pace” praticata il 16 settembre ha ricordato che la manifestazione viene svolta sui gradini di Palazzo Ducale ogni mercoledì pomeriggio dal settembre 2001. Nel luglio di 25 anni fa il capoluogo ligure era stata la città italiana al centro del mondo perché dove la violenta repressione della protesta di migliaia di giovani italiani ed europei contro il summit dei G8 aveva attirato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale, che l’11 settembre aveva assistito sgomenta alla serie di attentati negli USA e al crollo delle torri gemelle di New York [Percorsi. L’11 settembre 2001, per chi in quei giorni ancora non c’era / Il BOlive – Università di Padova, 11-09-2026]. Quest’anno il gruppo che da allora manifesta contro la guerra ogni settimana rammenta che in quel frangente si era espresso affermando “Non faremo distinzioni tra i terroristi che hanno commesso questi attacchi e quelli che li hanno aiutati...” e che la reazione degli USA e i loro alleati “alimentò immediatamente la certezza che la risposta sarebbe stata di guerra indiscriminata”. Ai pacifisti liguri era palese l’evidenza della realtà malcelata nei discorsi dell’autunno 2001 sulla difesa di sicurezza, libertà e valori del mondo occidentale: “la guerra, che dopo la fine della guerra mondiale non era mai cessata in varie parti del mondo, stava per entrare in una nuova fase: più larga, più diretta, più vicina. Ma rimaneva quello che ogni guerra è sempre stata: fonte di lutti e distruzioni, assassina di civili, fonte di immensi profitti per chi fabbrica e vende armamenti”. Da qui la decisione: “In giorni di così grande sgomento, decidemmo di riprendere una forma di protesta che avevamo attuato nel passato durante le guerre del Golfo [Desert Shield e Desert Storm, 1990-1991]: l’ora in silenzio“. E, a distanza di un quarto di secolo dalla prima, la manifestazione settimanale del 16 settembre scorso li ha coinvolti a protestare contro altri conflitti bellici le cui cause sono, ancora, le stesse avversioni e ostilità che allora infiammavano il mondo e i cui deflagranti effetti diretti e ‘collaterali’ incombono sul futuro dell’umanità. La 1268ª Ora in silenzio per la pace di Genova ha ricordato che in tutte le guerre combattute nel passato recente, in particolare nei conflitti armati combattuti in Medio Oriente con il coinvolgimento di molte altre e poi tutte le nazioni, sono avvenute vicende le cui conseguenze gravano nelle crisi globali del presente. IL 16 SETTEMBRE NEL 2026 E DI 4 E DI 44 ANNI FA Al mercoledì di quest’anno ricorrevano anche due anniversari di rilevanza internazionale. Nelle indagini da Amnesty International divulgate in questa data del 2026 sono documentate le responsabilità di 87 iraniani – 62 comandanti delle forze dell’ordine e 25 funzionari del ministero dell’Interno – pianificatori e artefici di ‘operazioni’ condotte in tanti anni, dal 2017 al gennaio 2026, e in particolare nel 2022, quando il 16 settembre moriva la 22enne curda Mahsa Amini, arrestata e seviziata perché non indossava il velo nel modo imposto dalla leggi in vigore dal 1981, e iniziava la rivolta Donna Vita Libertà. Nell’occasione, l’associazione ha evidenziato che oggi dissidenti e minoranze etniche in Iran sono oppressi, e vengono massacrati, in una micidiale ‘morsa’ letale: le persone “da un lato, sono esposte a violazioni del diritto internazionale umanitario da quando, il 28 febbraio 2026, Stati Uniti e Israele hanno attaccato illegalmente l’Iran in violazione della Carta delle Nazioni Unite” e “dall’altro, rischiano di essere vittime di ulteriori crimini contro l’umanità nel contesto della repressione delle proteste”. Nel 1982 dal 16 al 18 settembre le milizie falangiste insieme alle truppe libanesi e con il supporto delle forze armate israeliane dislocate nella capitale libanese assaltarono Sabra, il quartiere di Beirut abitato da sciiti, e Chatila, il campo profughi dove erano rifugiati gli esuli palestinesi. Quante furono le vittime del massacro non è mai stato stabilito: il ‘bollettino’ ufficiale riporta che nelle macerie vennero recuperati 762 cadaveri, ma nei registri della Croce Rossa c’è riscontro di circa 2˙400 salme e i resoconti di istituzioni ed enti palestinesi riferiscono di sicuramente 2˙000 e plausibilmente 3˙500 morti e dispersi. Oltre che per la analogia del pretesto addotto nelle circostanze – la vendetta, nel 1982 a rivalsa dell’assassinio di Bashir Gemayel, leader falangista neoeletto presidente del Libano, e nel 2023 in reazione alla strage del 7 ottobre in Israele – il ricordo del massacro a Sabra e Chatila oggi riverbera nella protesta contro l’assedio della Striscia di Gaza e contro il genocidio dei palestinesi. In base ai dati forniti dalle autorità palestinesi – oltre ai 73˙786 morti accertati, di cui 1˙372 dopo l’11 ottobre 2025, data dell’entrata in vigore del cessate il fuoco (dati aggiornati il 15 settembre scorso) – risultano disperse circa 8˙000 vittime dei bombardamenti. Martedì 15 settembre scorso l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha formalmente chiesto che “agli investigatori internazionali sia consentito l’accesso a tutte le zone di Gaza”. Denunciando che nella Striscia di Gaza gli edifici in rovina, da cui dal novembre 2025 a oggi sono stati recuperati 630 corpi, “continuano a venir rasi al suolo dai bulldozer senza alcun rispetto per i morti sepolti sotto le macerie”, Volker Türk ha dichiarato che tale ‘bonifica’ – effettuata dalle truppe israeliane per ‘sgomberare’ i terreni su cui, come pianificato dai governanti e imprenditori di USA e altre nazioni ‘consociati’ nel Board of Peace, costruire lussureggianti e lucrosi palazzi, centri commerciali e resort turistici – impedisce di “documentare e identificare queste vittime” e di “preservare le prove forensi e i campioni biologici”, ovvero di raccogliere prove sulla scena del crimine e, così, di accertare con evidenze inconfutabili il compimento dei crimini di guerra commessi dall’ottobre 2023 in poi. Il giorno dopo, mercoledì 16, un praticante l’ora in silenzio per la pace a Genova ha evidenziato la rilevanza dell’anniversario del massacro a Sabra e Chatila in relazione alla realtà odierna e, in particolare, all’attuale situazione in Italia: «In questi giorni la Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati sta deliberando in merito al disegno di legge sull’antisemitismo, già approvato il 4 marzo scorso dal Senato, che condanna il dissenso nei confronti del genocidio dei palestinesi». La precedente Ora di silenzio per la pace a Genova si era svolta in concomitanza e nell’ambito della mobilitazione nazionale del 9 settembre contro l’approvazione di tale decreto. Nella stessa data della 1268ª Ora in silenzio per la pace, in Vaticano veniva annunciata la divulgazione della Nota “Un cammino di speranza“ che esprime la posizione della Chiesa cattolica sulla strumentalizzazione dell’antisemitismo come ‘scudo’ dei fanatismi religiosi e delle ideologie razziste e come pretesto che fomenta i conflitti bellici combattuti in Medio Oriente. UN’ORA ALLA SETTIMANA, OGNI VOLTA PER TANTE RAGIONI Da ormai già tre anni i pacifisti genovesi manifestano insieme ai Sanitari per Gaza e altri gruppi e comitati cittadini per chiedere la liberazione del dottor Hussam Abu Safya e dei medici e infermieri e, come il Mandela palestinese Marwan Barghouti, di tutti i palestinesi illegalmente detenuti nelle carceri israeliani. Inoltre, il gruppo protesta contro l’arresto, e dal 27 dicembre 2025 la prigionia, dei dirigenti dell’associazione filopalestinese fondata in Italia nel 1994 (ABSPP Odv): Ryad Albunstanji, Ra’ed Dawoud, Yaser Elasaly e Mohammad Hannoun, anche un rinomato architetto e noto attivista residente a Genova. Nelle giornate di venerdì e mercoledì 14-19 novembre 2025 il collettivo ha partecipato alle manifestazioni contro il riarmo e contro gli investimenti nell’industria bellica svolte in tutta Italia davanti alle sedi locali della Leonardo SpA e venerdì 8 maggio scorso ha svolto alcune attività “E io faccio scuola lo stesso. Ed educo alla pace, non alla guerra” organizzate nella città ligure. Quest’anno il gruppo di pacifisti genovesi è stato ‘capofila’ promotore delle l’iniziative svolte a Genova e anche a Milano, Sartirana Lomellina e Savona a gennaio in concomitanza con il “35° anniversario della Guerra del Golfo, alba del nuovo millennio” e nella settimana del 6 e 9 agosto, ricorrenze delle esplosioni a Hiroshima e Nagasaki, dai gruppi praticanti il silenzio per la pace in tante altre città, insieme coinvolti a commemorare le vittime delle bombe atomiche focalizzando la propria e altrui attenzione anche sugli ‘effetti collaterali’ delle devastazioni ambientali prodotte dai conflitti bellici. Alla 1268ª Ora in silenzio per la pace, Norma ha osservato: > Spesso è compito mio distribuire i volantini, che modifichiamo ogni settimana > per seguire l’attualità. Io ho l’aspetto di una innocua vecchina, e forse > questo condiziona le reazioni dei miei destinatari, ma il mio è un > osservatorio verso la categoria passanti davvero istruttivo. > Ad un gruppo numeroso appartengono quelli che mi avvistano da lontano, e fanno > lo slalom per evitarmi… > “Me l’ha già dato”… “Non mi interessa”… “Ma perché non vi occupate di…”… > Da qualche tempo è comparso anche il passante patriota, categoria assente nei > nostri primi anni. “Pensate all’Italia!”, ci esorta. E qui la tentazione > sarebbe quella di assumere la postura del gorilla pensoso e di informarlo “ci > sto pensando”. Oppure di canticchiargli “nostra patria è il mondo intero…”… O > di citargli Don Milani. Ma di solito il passante patriota non me ne dà il > tempo. Mi ordina di pensare all’Italia, e va via. > Non è solo così, non è sempre così. Per questo invitiamo tutti, ma proprio > tutti, e tutte, ma proprio tutte, ad unirsi a noi… E a osservare i passanti. > Senza deprimersi, però.   16 SETTEMBRE 2026 * A Genova per la 1268ª volta, come ogni settimana… da 25 anni! * Nel 4° anniversario della rivolta ‘Donna Vita Libertà’, presentata l’inchiesta “Architettura delle atrocità” * Sabra e Shatila: un massacro impunito. La denuncia di un genocidio che continua ancora oggi *   Maddalena Brunasti
September 18, 2026
Pressenza
White Coats on the Hill! Sanitari a Washington e a Roma contro il genocidio palestinese
Insieme a Sanitari per Gaza e Libere Cittadine per la Palestina, abbiamo raccolto l’invito dei colleghi americani di Doctors Against Genocide e giovedì 24 settembre alle ore 17 saremo a Roma, in piazza Montecitorio contro il genocidio palestinese. Da Roma a Washington manifesteremo contro le complicità dei nostri governi nel genocidio palestinese, per la liberazione di tutti i sanitari palestinesi detenuti nelle carceri israeliane e contro la criminalizzazione dell’antisionismo e della solidarietà con il popolo palestinese. Come personale sanitario abbiamo la responsabilità di agire, di denunciare collusioni e complicità delle nostre istituzioni, in nome della nostra etica professionale, in nome della dignità umana, del diritto alla cura e alla vita che siamo chiamati a difendere e che Israele continua a calpestare sotto gli occhi complici del mondo. Invitiamo il personale medico, infermieristico e tutti coloro che operano in ambito sanitario, in particolare nell’area romana, ad essere a Montecitorio il 24 settembre con i propri camici e divise, con i propri corpi e voci perché come operatrici e operatori sanitari non possiamo tacere di fronte a 21mila bambini palestinesi uccisi in tre anni e 43mila persone con gravi lesioni e amputazioni (uno su quattro ha meno di 18 anni). Non possiamo tacere di fronte ai continui bombardamenti, ai blocchi di aiuti umanitari, agli ospedali senza farmaci e lasciati al buio, alle detenzioni e torture sul personale sanitario, alle uccisioni quotidiane dell’esercito israeliano sia a Gaza che in Cisgiordania. Abbiamo la responsabilità di agire, di denunciare collusioni e complicità delle nostre istituzioni, in nome della nostra etica professionale, in nome della dignità umana, del diritto alla cura e alla vita che siamo chiamati a difendere e che Israele continua a calpestare sotto gli occhi complici del mondo. Chi non può partecipare al presidio a Roma, potrà prendere parte al digiuno a staffetta del personale sanitario che si svolgerà nel resto d’Italia, secondo le modalità consuete (vedi https://www.digiunogaza.it/digiuno-staffetta/) Per informazioni: https://www.digiunogaza.it/white-coats-on-the-hill-24-settembre-sanitari-a-montecitorio/ Redazione Italia
September 18, 2026
Pressenza
Mala sanità. Sei sindacalista e denunci? Ti licenzio
“Mala gestio” continua. Margherita Napoletano coordinatrice RSU all’Ospedale San Raffaele di Milano è in presidio permanente dentro la struttura sanitaria dal 27 luglio scorso, dopo aver ricevuto una lettera di licenziamento. Con motivo pretestuoso (secondo l’Ospedale aver messo in pericolo una stagista durante il tirocinio) in realtà è stata definitivamente allontanata dal proprio lavoro dopo che aveva denunciato, nei mesi scorsi, le pessime condizioni lavorative in cui medici, infermieri e professionisti sanitari sono costretti a vivere all’interno del San Raffaele. I sindacati presenti all’interno della struttura privata, convenzionata con la SSR di regione Lombardia, denunciano da anni la pessima qualità di assistenza ai pazienti certificata anche dalla recente indagine d Report – La punta dell’iceberg – che ha evidenziato come la preparazione del personale medico-sanitario sia ormai inaccettabile. Questo sarebbe il vero motivo del licenziamento di Margherita, aver detto la verità per iniziare la ricerca di un rimedio ad una situazione altamente pericolosa per i cittadini milanesi. Per chiedere il ritiro del licenziamento, il 27 luglio Margherita ha iniziato lo sciopero della fame, interrotto solo dopo la notizia di un incontro tra regione ed amministratore unico del gruppo San Donato, proprietario del San Raffaele. L’esito dell’incontro non è stato reso noto, finora solo indiscrezioni raccolte da telegiornali locali. La sindacalista ha trovato molto sostegno e solidarietà nelle persone comuni, nei colleghi, oltre che in altre associazioni. Molti si alternano sulla panchina su cui dorme di notte e di giorno raccoglie firme a sostegno della causa e dove volentieri chi chiede trova spiegazioni. Ricordiamo che Margherita fa parte ed è impegnata anche nel gruppo “SANITARI PER GAZA” rete spontanea formata da operatori sanitari contro il genocidio del popolo palestinese. Attendiamo gli sviluppi dei prossimi giorni nella speranza di rivedere presto Margherita dipendente  del San Raffaele.         Redazione Milano
August 3, 2026
Pressenza
La normalizzazione del genocidio: parliamone insieme l’11 agosto all’Isolotto
In questo periodo stiamo assistendo ad una vasta operazione di “normalizzazione” della situazione in Palestina. Attraverso operazioni artistiche e culturali che mettono a confronto le esperienze di gruppi di israeliani e palestinesi, omettendo il contesto di oppressione sistematica che questi … Leggi tutto L'articolo La normalizzazione del genocidio: parliamone insieme l’11 agosto all’Isolotto sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
TOSCOLANO MADERNO: TENDA DI SOLIDARIETÀ CON LA PALESTINA A ROCKERELLANDO. DAL 30 LUGLIO AL 2 AGOSTO
Dal 30 luglio al 2 agosto torna la Tenda di solidarietà con la Palestina promossa dal gruppo Sanitari per Gaza Brescia. Località scelta per questo nuovo appuntamento solidale sarà Toscolano Maderno, nell’ambito della 30esima edizione del festival Rockerellando, in programma dal 30 luglio al 2 agosto in via Statale 92. La tenda – organizzata grazie alla collaborazione della sezione Anpi di Toscolano Maderno e del Gruppo Gandhi per la Pace – resterà allestita per tutta la durata del Festival, dal tardo pomeriggio in poi. L’obiettivo è, come sempre, richiamare l’attenzione sul genocidio in corso in Palestina, nonché sulla drammatica situazione del personale sanitario palestinese detenuto illegalmente nelle carceri israeliane. Per farlo, verrà organizzato anche un momento di incontro e confronto che, nella serata di sabato 1 agosto (ore 20,30) presso l’Orto botanico G.E. Ghirardi (via Religione, 25), vedrà protagonisti la dott.ssa Siria Garattini e il dott. Esmail Abousalameh. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, la presentazione di Siria Garattini dei Sanitari per Gaza Ascolta o scarica
July 29, 2026
Radio Onda d`Urto
Sanitaricidio, genocidio, Palestina: una serata per parlarne
Mercoledì alle 20.45 nel Teatro San Carlo di Casalborgone, siamo al confine tra la provincia di Torino e quella di Asti, si è tenuto l’incontro “Sulla rotta per Gaza: dall’attivismo alle missioni umanitarie”. Occasione motrice dell’organizzazione, la liberazione di Dina Alberizia del Convoglio di terra della Global Sumud Flotilla, detenuta per un mese insieme ad altri dieci attivisti in Libia, rientrata con la consapevolezza di dover parlare, far conoscere questa situazione, metterla a disposizione. L’evento è stato organizzato dalla pro loco di Casalborgone in collaborazione con l’amministrazione comunale e ha visto una bella partecipazione. Oltre Dina hanno partecipato Maria Elena Delia portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Irdi Memaj di Emercency rientrato un mese fa dalla Striscia, Chiara Panzacchi di Sanitari per Gaza e il gruppo Castelnuovo per la Palestina. Ha chiuso l’evento la proiezione del documentario: GAZA: DOCTORS UNDER ATTACK, l’indagine sulla distruzione sistematica del sistema sanitario della Striscia operata colpendo parimenti strutture e operatori. Sono 74 minuti che ripercorrono ciò che è avvenuto nella Striscia di gaza dal 7 ottobre 2023 fino a inizio 2025. Poco più di un’ora che sono come tanti pugni. Non è la storia di una guerra, è la storia di un genocidio pianificato anche sul lungo termine. Demolendo le strutture ospedaliere si toglie la possibilità di curare nell’immediato, uccidendo il personale sanitario si rende difficile curare per molti più anni perché non ci sarà nessuno in grado di farlo. Il sistema di aggressione usato è stato quasi sempre lo stesso: prima viene colpita la zona intorno all’ospedale, la struttura si riempie di persone, feriti e familiari, a questo punto parte l’attacco verso la struttura stessa, con l’ingresso diretto delle forze armate all’interno degli ospedali per rintracciare i tunnel sotterranei, nascondiglio di Hamas. Questo modalità ha portato a moltissimi arresti e uccisioni e la chiusura della struttura stessa tanto che prima del 7 ottobre 2023 erano presenti 36 ospedali ridotti a 9 nel pieno della cruenza aggressiva dell’Idf. In alcuni casi i medici sono stati deliberatamente presi di mira anche al di fuori della struttura sanitaria. Le persone arrestate venivano poi condotte nei centri di detenzione israeliane dove la quotidianità è violenza e sopruso abituale. Questo è quel che sta patendo il dottor Hussam Abu Safiya. Pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan è stato arrestato il 27 dicembre 2024. Anche a lui si fa riferimento nel documentario, da allora è ancora trattenuto ma le notizie sono poche e quelle poche per nulla positive. La distruzione volontaria e sistematica del sistema sanitario e dei suoi operatori è quello che Chiara Panzacchi di Sanitari per Gaza ci dice essere stato nominato Sanitaricidio. Com’è adesso la situazione nella Striscia? La tregua è finta ma la situazione è ancora gravissima. lo racconta Irdi Memaj il dottore del Papa Giovanni di Bergamo che ha lavorato con Emergency nella striscia ed è recentemente rientrato. A Gaza Emergency è presente dall’agosto del 2024 e gestisce la clinica di salute primaria ad al-Qarara, dove ha lavorato il dottor Irdi, e attività di supporto all’Ambulatorio di al-Mawasi Il dottor Memaj ha definito quello che si vive adesso a Gaza un “conflitto a bassa intensità”, non pace. La Striscia è un fazzoletto di terra: sono 40 km di lunghezza con una larghezza che va dai 6 ai 12 km, piccola ma densamente popolata anche dopo le migliaia di morti provocati da continui attacchi e bombardamenti. Tra l’altro la popolazione avrebbe avuto diritto al 50% del territorio ma Israele sta continuamente rosicchiando questo limite e attualmente sono al 70% di occupazione. Le case sono quasi completamente distrutte, le tende ovunque, mancano bagni ed elettricità. La vita quotidiana dei gazawi è una continua lotta, contro i bombardamenti, e una continua coda, per i beni di prima necessità. Ci si mette in fila per il cibo, per l’acqua da bere e per l’acqua con cui lavarsi. L’acqua manca la quantità disponibile pro capite è ben al di sotto la soglia minima stabilita. Nonostante questo non si riescono ad avere i pezzi di ricambio per ripristinare gli impianti di desalinizzazione, molti dei quali andati distrutti. Le attività produttive sono interrotte, il lavoro così come possiamo intenderlo noi, inesistente. Il 40% dei pazienti della clinica è sotto i 14 anni. Il 10% dei bambini tra i 6 mesi e i 5 anni sono malnutriti. Oltre le ferite dovute a bombe e proiettili un grosso problema è la mancata possibilità di cura di patologie che in altri luoghi sarebbero curabili. Il dottor Memaj ha voluto ricordare il caso di una giovane di 18 anni Yasmine affetta da una grave forma di polmonite. La clinica di Emergency la sera chiude. Effettuato il trasferimento in ospedale, a breve arrivò la notizia del bombardamento della struttura. Cosa è successo a Yasmine? Il dottore non lo ha raccontato. Ha raccontato però un altro frammento di quotidianità che ha vissuto a Gaza. Cosa succede prima di un bombardamento? Viene emesso un ordine di evacuazione: tra i 15 minuti e le due ore si deve abbandonare la zona interessata, dopo il bombardamento si può tornare e vedere se la propria casa è rimasta in piedi. Alcuni colleghi gazawi non vanno più via, gli ordini di evacuazione sono talmente frequenti che, esasperati, non scappano neppure più. Cosa possiamo fare, noi europei, di fronte a tutta questa violenza? Per rispondere torniamo all’inizio dell’incontro e alla testimonianza di una persona che a questa domanda una risposta l’ha data. Dina Alberizia ha partecipato alla spedizione via terra della Global Sumud Flotilla. Dovevano attraversare la Libia ma sono stati fermati. Una piccola delegazione, dieci di loro tra cui Dina Alberizia e Domenico Centrone, si era allontanata per  provare a mediare un accordo con il governo locale in quanto spedizione umanitaria, in teoria difesa dal diritto internazionale. Sono invece stati arrestati e trattenuti per un mese in una struttura dei servizi segreti. I beni di prima necessità che rasportavano sono ancora fermi là, in Libia. Dina ha raccontato che sono stati trattati da “detenuti privilegiati”, non hanno subito tortura fisina nè psicologica. Però la spedizione umanitaria è stata bloccata indifferente alla protezione prevista dal diritto internazionale. Proprio questa è una delle cose più gravi che stanno avvenendo. Sta vincendo la legge del più forte, ma se con il nostro silenzio avvalliamo questo stato di cose perdiamo tutto il lavoro fatto dalla conclusione della seconda Guerra Mondiale. Oggi la legge del più forte sta prevaricando un’intera popolazione in Palestina, domani potrà accadere in qualunque altra parte del mondo. Per mobilitarsi non è necessario partire e viaggiare su un convoglio via mare o terra. Possiamo farlo tutti e tutte, sostenendo le realtà che collaborano con chi porta aiuti in queste zone, partecipando alle iniziative di proteste e soprattutto boicottando tutto ciò che con l’economia di guerra guadagna e prospera. Un esempio è il boicottaggio dei prodotti dell’azienda farmaceutica Teva, un colosso che produce farmaci generici venduti in ogni parte del mondo. Teva sostiene apertamente i militari dell’IDF, offrendo sostegno psicologico e supporto. Tra le realtà che sostengono i palestinesi e presenti alla serata, oltre a Emergency c’era anche il gruppo Castelnuovo per la Palestina. Alcuni attivisti dell’associazione hanno presentato la loro mission: “diffondere la cultura e la storia palestinesi”. Per farlo sostengono la comunità di Sebastia, vicino Nablus in Cisgiordania. Ritrovano una somiglianza tra quel paese e il loro, numero di abitanti sui 3500, attività agricole, anche la presenza di una personalità religiosa, Don Bosco qui, a Sebastia fu sepolto Giovanni il Battista. Spesso organizzano momenti d’incontro tra le loro comunità, cercando di aiutarli a superare le difficoltà di un’aumentata aggressività dei coloni: hanno mandato piantine per le coltivazioni che la non riuscivano a reperire, hanno mandato kit di automedicazione e adesso stanno cercando di mandare materiali non infiammabili essendo il fuoco uno degli strumenti più utilizzati dai coloni per attaccarli. Per questo hanno sempre aperta una raccolta fondi organizzando anche momenti diretti di sensibilizzazione. Per maggiori informazioni sul gruppo di Castelnuovo Don Bosco: Instagram: @castelnuovoperlapalestina Mail: castelnuovoperlapalestina@proton.me Per maggiori informazioni sul BDS Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni per il popolo palestinese, anche in merito all’azienda Teva Gruppi locali e associazioni aderenti a BDS Italia – tabella – BDS Italia Per il dottor Hussam Abu Safiya è attiva la raccolta firme di Amnesty International. Gaza: libertà per il dottor Hussam Abu Safiya – Appelli – Amnesty International Italia Sara Panarella
July 25, 2026
Pressenza
La rete #DigiunoGaza: operatrici e operatori della sanità contro il genocidio palestinese
Siamo una rete nazionale di operatrici ed operatori della sanità che non vogliono rimanere in silenzio di fronte al genocidio del popolo palestinese portato avanti dal governo di Israele. La nostra è una rete informale, non collegata a nessun partito né organizzazione sindacale. Manifestiamo il nostro dissenso e orrore con azioni di testimonianza personale e di protesta collettiva, concrete e visibili. Fin dalla nostra nascita nel luglio 2025 abbiamo scelto come nostra pratica principale il digiuno a staffetta, un atto di testimonianza e responsabilità che, a livello individuale e collettivo, rendiamo pubblico davanti ai nostri ospedali e sui social. Oltre alla pratica del digiuno, promuoviamo flash mob davanti agli ospedali, campagne di boicottaggio, raccolte fondi, webinar, e altre iniziative. Gli ospedali come luoghi di cura e la nostra professione come impegno etico rimangono i nostri punti cardine: come operatori ed operatrici che lavorano ogni giorno nei luoghi di cura del nostro sistema sanitario, in nome dei valori deontologici che ci accomunano e che ci impegnano a salvare vite e a difendere sempre e comunque la dignità umana, rifiutiamo di rimanere in silenzio di fronte al genocidio del popolo palestinese, pianificato deliberatamente dal governo di Israele con la complicità dei governi occidentali. La nostra rete nasce in Toscana il 29 luglio 2025 grazie ad un gruppo di operatrici e operatori del Sistema sanitario nazionale che ha pensato di lanciare un digiuno a staffetta di solidarietà con Gaza. In pochi giorni il numero dei partecipanti si è ampliato, registrando ogni giorno e in tutta Italia centinaia di adesioni da parte del personale sanitario, al quale si sono aggiunti anche tantissimi cittadini, attivisti, amministratori locali, associazioni, rappresentanti di enti e istituzioni. Il 28 agosto 2025, insieme alla rete Sanitari per Gaza e alla campagna “No Teva” di Bds Italia, abbiamo quindi organizzato la prima Giornata nazionale di digiuno contro il genocidio a Gaza, a cui si sono iscritte ben 10mila persone ma stimiamo che alla Giornata di digiuno abbiano preso parte almeno 30mila persone, tra personale sanitario e comuni cittadini. La rete #DigiunoGaza nasce così, in modo assolutamente spontaneo e dal basso. Attraverso i nostri digiuni a staffetta e altre iniziative pubbliche vogliamo tenere alta l’attenzione sul genocidio in corso a Gaza, manifestare la nostra profonda solidarietà al popolo palestinese e richiamare la nostra responsabilità di operatrici e operatori sanitari nella difesa del diritto alla cura e alla vita. Lo scorso 2 ottobre abbiamo promosso un grande flash mob nazionale dal titolo “Luci sulla Palestina“, che ha visto mobilitazioni davanti a ben 250 ospedali italiani e la partecipazione di oltre 20mila persone. Mai in Italia, davanti agli ospedali, si era vista una mobilitazione così partecipata e diffusa. Sostenere i nostri colleghi palestinesi che ogni giorno devono affrontare emergenze di ogni tipo, senza mezzi, sotto attacco continuo, sottoposti ad arresti arbitrari e violenti è un altro importante obiettivo che ci siamo dati come rete. Ecco che allora il 10 dicembre abbiamo lanciato in 60 ospedali italiani la campagna “La sanità non si imprigiona” per chiedere la liberazione dei sanitari palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, tra i quali il pediatra Hussam Abu Safiya che oggi, dopo oltre 550 giorni di prigionia, rischia di morire in un carcere israeliano a causa delle continue torture e privazioni a cui è sottoposto. Per la liberazione di Abu Safiya abbiamo promosso campagne ad hoc e lanciato, insieme ad altre organizzazioni internazionali, una raccolta di firme. Garantire la presenza delle Ong a Gaza, le uniche che al momento possono offrire sostegno sanitario gratuito anche in aree periferiche è un altro aspetto sul quale ci siamo concentrati attraverso una grande raccolta fondi per sostenere la clinica Emergency di Al Qarara, vicino Khan Yunis, e attraverso la campagna #NoListeNoBersagli con flash mob in 62 ospedali e una petizione sottoscritta da oltre 10mila persone abbiamo chiesto il ritiro del bando israeliano contro le Ong che rifiutano di consegnare i nomi del personale palestinese. E’ sotto gli occhi del mondo che, nonostante il cosiddetto “cessate il fuoco”, Israele non si ferma e il genocidio palestinese continua e dunque continua anche il nostro impegno di operatrici e operatori sanitari: continuiamo con il boicottaggio di Teva e i digiuni settimanali , con le campagne a sostegno di Abu Safiya e gli altri sanitari palestinesi prigionieri, con la proiezione negli ospedali del documentario “Gaza: Doctors Under Attack” e altro ancora. Continuiamo perché il silenzio è complicità, perché crediamo che sia anche nostra responsabilità opporci a questa barbarie e fare il possibile per mantenere alta l’attenzione su quanto sta accadendo a Gaza e Cisgiordania. Il genocidio palestinese non si è fermato, ha solo cambiato passo.     Redazione Italia
July 16, 2026
Pressenza
GAZA: MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE PER LA LIBERAZIONE DEL DOTTOR HUSSAM ABU SAFIYA
Hussam Abu Safiya è un pediatra. È un medico che ha scelto di restare a Gaza per continuare a curare i bambini, anche mentre gli ospedali venivano bombardati, anche dopo che le forze dell’IDF hanno ucciso suo figlio. Il 27 dicembre 2024, il dott. Hussam Abu Safiya è stato arbitrariamente arrestato. Da allora è detenuto senza incriminazione né processo, sulla base di ordini di detenzione rinnovati a tempo indeterminato ai sensi della Legge sui combattenti illegali. Dal 3 giugno 2026 è detenuto in isolamento. Il 16 giugno, la Corte suprema israeliana ha stabilito che resterà in carcere almeno fino a ottobre. Le sue condizioni di detenzione, così come quelle di altre persone, sono estremamente precarie: è confinato in una cella sotterranea, non ha accesso alle cure mediche e le quantità di cibo sono misere. Abu Safiya ha perso una significativa quantità di peso, circa 40 chili. Negli ultimi mesi sono emerse notizie di maltrattamenti e di possibili torture subite dal pediatra, tra cui ripetuti colpi alla schiena, al collo e al volto.Le notizie sulle sue condizioni sono drammatiche. Dopo settimane di isolamento, il suo stesso avvocato ha raccontato di aver fatto fatica a riconoscerlo a causa dei maltrattamenti subiti in carcere. Per la sua liberazione si sono mobilitate ong israeliane e internazionali, pochi giorni fa è arrivato anche un appello di cinque esperti delle Nazioni Unite. Sempre, finora, senza successo. Oggi, mercoledi 15 luglio, si è svolto un presidio a Roma davanti a Montecitorio promosso da Sanitari per Gaza in contemporanea con una chiamata internazionale da parte di Doctors against genocide e altre organizzazioni per la richiesta di liberazione immediata del DOTTOR HUSSAM ABU SAFIYA e di tutti i prigionieri sanitari e non rapiti e deportati nelle carceri Israeliane. Da Roma sentiamo il Dott Vittorio Infante di Sanitari per Gaza Ascolta o scarica 
July 15, 2026
Radio Onda d`Urto
Sanitari per Gaza Emilia-Romagna mappa i rapporti economici tra la Regione e il gruppo Teva
Sanitari per Gaza Bologna ci racconta di un loro progetto che, insieme a BDS, nel contesto della campagna di boicottaggio TEVA, si concentra su una mappatura degli appalti pubblici vinti dall’azienda. Teva è la più grande azienda per fatturato israeliana, complice del genocidio in corso e che beneficia direttamente dell’occupazione in Cisgiordania. È una grande azienda produttrice di farmaci generici che partecipa agli appalti pubblici anche in Italia. 80% dei farmaci che propone sono generici (ovvero che non hanno più un brevetto) e che quindi potrebbero essere tranquillamente forniti da altre aziende farmaceutiche. Nella campagna di boicottaggio si sottolinea quindi come potrebbero essere inserite clausole etiche nelle gare d’appalto, che permettano di evitare che aziende come Teva vengano finanziate con soldi pubblici. Di fronte all’immobilismo della politica istituzionale, la mappatura espone le responsabilità della Regione e quantifica queste relazioni economiche. In Emilia-Romagna dal 2015 al 225 sono stati aggiudicati 115 milioni di euro a Teva Italia. Parte di questi soldi (95 milioni di euro) erano sotto completo controllo della Regione, perché spesi da aziende direttamente dipendenti dalla sua amministrazione. In questo approfondimento, Sanitari per Gaza Bologna ci spiega anche, al livello metodologico, come sono stati reperiti questi dati (accessibili a tuttx). Questo tipo di studio può essere riprodotto anche in altre zone d’Italia, per dotarci di un numero sempre maggiore di strumenti, costruire una piattaforma rivendicativa precisa e andare ad inchiodare i decisori politici di fronte alle loro responsabilità. Qui anche il fascicolo della mappatura: https://bdsitalia.org/index.php/teva-notizie/3023-mappatura-appalti-pubblici-rer
“Come e perché boicottare TEVA: una guida per medici e farmacisti”, un webinar
BDS Italia, Sanitari per Gaza (SpG) e #DigiunoGaza organizzano un webinar sul boicottaggio di TEVA Farmaceutici (e sue controllate Cephalon, Dorom e Ratiopharm) rivolto a medici, farmacisti e a tutto il personale sanitario interessato, invitando alla massima partecipazione TEVA Pharmaceutical Industries Ltd è una multinazionale con sede in Israele. Opera nel settore farmaceutico dal 1901 ed è tra le venti aziende farmaceutiche più grandi al mondo (1). Presente in 57 paesi, è considerata il leader globale nella produzione e commercializzazione di farmaci equivalenti (detti anche “generici”). Per l’importo delle imposte versate, TEVA si colloca tra i maggiori finanziatori dello Stato di Israele (2). TEVA è stata condannata più volte per condotte ritenute non conformi ai principi etici, vedi lo scandalo degli oppiodi in USA nel 2022 (3) o la recente sanzione per violazione delle norme antitrust relativamente al Copaxone in EU nel 2024 (4), solo per citare i fatti più noti. TEVA aderisce al Global Compact delle Nazioni Unite (UNGC) (5), la più grande iniziativa strategica di sostenibilità aziendale al mondo, lanciata nel 2000 per promuovere un’economia globale rispettosa dei diritti umani, del lavoro, dell’ambiente e anti-corruzione. Tuttavia, TEVA è oggetto di una petizione internazionale che ne chiede l’espulsione a causa della violazione di 5 su 10 principi fondamentali di questa iniziativa (6). È noto che TEVA gode da sempre dei vantaggi derivanti dal regime di occupazione israeliano del territorio palestinese, grazie anche al Protocollo di Parigi, parte integrante degli accordi di Oslo del 1993, che affida ad Israele il controllo delle frontiere e la gestione dei flussi di merci, determinando così la totale dipendenza dei Territori Palestinesi Occupati (TPO) e della Striscia di Gaza dalle leggi doganali e dai servizi israeliani per l’import/export di merci, con effetti drammatici sull’economia palestinese, in particolare sul settore farmaceutico (7). Oltre a tutto ciò, TEVA sostiene attivamente lo sforzo bellico di Israele fornendo all’IDF risorse economiche e supporto logistico per la campagna militare a Gaza e per le operazioni militari in Cisgiordania e nelle colonie illegali, come si evince dalle numerose dichiarazioni del suo CEO e Dirigenti (8–9–10); oltre a ciò collabora con l’ente di beneficenza Pitchon-Lev, che ha avviato una campagna per la donazione di materiali ai soldati dell’esercito israeliano, istituendo punti di raccolta di materiale per l’IDF in tutte e cinque le sedi di TEVA in Israele (11) e, ancora, supporta programmi di assistenza psicologica alle vittime, esclusivamente israeliane, di traumi causati dalle guerre e fornisce assistenza ai riservisti nella fase di ritorno dal fronte(12,13) Inoltre TEVA è partner ufficiale di “Thank Israeli Soldiers” (TIS) un ente la cui mission dichiarata è quella di “accogliere, rafforzare ed educare i soldati dell’IDF, dall’inizio del servizio militare fino alla transizione alla vita civile”. Più di un milione di soldati israeliani hanno beneficiato dei suoi programmi e tra questi ci sono soldati in servizio attivo, riservisti, comandanti e familiari di militari. TIS ha inoltre fornito all’esercito, dal 7 ottobre 2023 in poi, più di 850.000 forniture “umanitarie”.(14) Per tutti questi motivi nel 2024 è partita la campagna congiunta BDS-SpG “TEVA? NO GRAZIE!”, oggi diventata campagna globale, e che a livello nazionale ha già registrato l’adesione di parecchi Comuni, a partire da Sesto Fiorentino e molti altri, oltre che di migliaia di cittadini italiani e di farmacie private (vedi sito bdsitalia.org per la lista di tutti i Comuni aderenti alla campagna). Nell’ambito di questa campagna di boicottaggio è stato pensato un webinar con lo  scopo di informare, sensibilizzare e fornire strumenti concreti ed efficaci al mondo sanitario (e non solo), per farci sentire tutti meno impotenti e con un ruolo più attivo rispetto al bloccare le complicità del genocidio in corso ed a quanto si sta consumando in Palestina, Libano ed in tutti i Paesi vittime della brutale aggressione di Israele, stato razzista e colonialista di insediamento. Il webinar si articolerà in una prima fase di “apprendimento”, coadiuvato dalla proiezione di slides, per poi concludersi con un momento interlocutorio di Q&A, guidato per tutta la durata (di un’ora circa) da un medico ed un farmacista esperti. I link Zoom per le iscrizioni alle sessioni del webinar sono disponibili di seguito: – 3 giugno ore 18.00 https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_wj-ubshJRjuz0cu0j2cFZg – 10 giugno ore 12.00 https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_DO0Fit6zS1ywHo8l8mXMHg – 17 giugno ore 18.00 https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_tkzJBGX6T5mPMshQheCqZg Per approfondimenti, si consiglia di consultare il sito: https://bdsitalia.org/index.php/teva-notizie/3010-webinar-teva e i riferimenti bibliografici di seguito riportati:   1. Dunleavy K. Top 20 pharma companies by 2024 revenue. 2. Teva Reaches Agreement With the Israel Tax Authority to Resolve All Pending Litigation for the Company’s Taxable Years 2008-2020. 2024. 3. Office of the New York State Attorney General. Attorney General James Secures $523 Million from Top Opioid Manufacturer Teva, Bringing Total Funds for New Yorkers to More Than $2 Billion. 2022. 4. European Commission. Commission fines Teva €462.6 million over misuse of the patent system and disparagement to delay rival multiple sclerosis medicine. 2024. 5. Teva. Teva Italia aderisce al Global Compact delle Nazioni Unite. 2024. 6. Network A. Letter to UN Global Compact for removal of Teva Pharmaceuticals from list of participants. 7. Who Profits – The Israeli Occupation Industry – Teva Pharmaceutical Industries. 2012. 8. Teva Israele. Teva per Israele (tradotto dall’ebraico). 2023. 9. Wrobel S. Teva CEO says production and distribution in Israel remain largely unaffected by war. The Times of Israel. 20 febbraio 2024. 10. Levanon A. La preparazione alle emergenze è la nostra routine, siamo sempre pronti per la prossima sfida. Ynet. 25 settembre 2024. 11. Ynetnews. ynetglobal. 2023. International solidarity: World joins hands to aid Israelis post Hamas attack. 12. About Natal. Natal Israel Trauma & Resilience Center. 13. 13. 2023 Healthy future report. 14. 14. Thank Israeli Soldiers – About us.     BDSItalia
May 31, 2026
Pressenza