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Milano Cortina: l’ambiente non vince
articoli di Michela Vanda Caserini, Cristina Guarda e  Luigi Casanova. Con immagini bellissime. In coda i nostri link.  Echi e tracce. Le vene aperte dietro il paesaggio olimpico di Milano Cortina 2026 Michela Vanda Caserini, ricercatrice del Politecnico di Milano e illustratrice, ha curato un racconto visivo a carattere di inchiesta sull’impatto ambientale delle infrastrutture legate alle Olimpiadi invernali nei
February 28, 2026
La Bottega del Barbieri
La politica della distrazione di massa
Tutto è cominciato con l’annuncio che ai giochi olimpici invernali il vice-presidente Vance e il segretario di Stato Rubio si sarebbero portati le guardie del corpo dell’Ice. Da quel momento si salvi chi può: il presidente della Lombardia Fontana annuncia che l’Ice in Italia ci sarà, nonostante le polemiche delle opposizioni. Ma lo dice subito dopo la smentita del ministro Piantedosi: «Non risulta il loro impiego». Ecco cosa resta delle Olimpiadi, una scarica di gaffe e luoghi comuni e la solita storia: lavoro per le e i giovani ma basato sullo sfruttamento e mal pagato. Oltre, naturalmente, alle solite colate di cemento che, in queste solenni occasioni, non mancano mai. Il tutto condito con un’enfasi nazional-popolare che poco ha a che fare con lo sport e molto con la distrazione di massa. > Cerchiamo di tirare qualche filo: i lavoratori dei servizi hanno denunciato > turni di dodici ore con temperature fino a meno 15 gradi e senza un > abbigliamento adeguato, la paga 10 euro l’ora, grazie alla gestione della On > Location, l’organizzazione slovena fornitore ufficiale ed esclusivo > dell’hospitality. Perché a loro? La risposta ufficiale è stata perché la > Slovenia è più vicina (!?). Quanto alla cerimonia di apertura, a molti rimarranno nelle orecchie i fischi dei 70mila spettatori e spettatrice alla delegazione israeliana e a Vance, trasmessi in mondovisione ma non alle italiane e agli italiani perché il direttore di Rai Sport ha tentato di silenziarli. Stiamo parlando di Paolo Petrecca, che ha collezionato una quantità inverosimile di sfondoni e, quando alla fine è stato costretto a dimettersi, se n’è uscito con un messianico «uno di voi mi tradirà», paragonabile solo alla castrazione dell’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci apparsa nella sigla Rai dei giochi olimpici. A nulla è valso il suo insuperabile tentativo di recupero patriottico: «se Puccini si fosse chiamato Bianchini avremmo avuto Rossini, Bianchini e Verdi a rappresentare i colori della nostra bandiera». La sua carriera nel mondo dello sport sembra al capolinea. Forse anche quella, di qualità opposta, del giornalista svizzero della Radio televisione svizzera (Rts), Stefan Renna, che ha riportato alcune dichiarazioni del bobbista israeliano Adam Edelman sull’orgoglio di essere «sionista fino al midollo» e di considerare l’intervento militare israeliano «la guerra più giusta della storia». Edelman ha vinto una medaglia d’oro, il giornalista è stato ricoperto di contumelie. La par condicio è salva. Perché queste Olimpiadi invernali saranno ricordate soprattutto per sequele di scivoloni (e non solo sul ghiaccio), di omissioni, di censure? A qualcuno sono venute in mente le Olimpiadi del 1936 volute da Hitler. Peccato che a trionfare fu Jesse Owens, atleta afroamericano vincitore di quattro medaglie d’oro. Novant’anni dopo, la storia si ripete in forma di farsa. Eppure, l’Italia ne è uscita alla grande, in particolare le donne, ma è come se qualche oscuro burattinaio avesse a cuore, più che lo sport, il messaggio nazional-popolare che i giochi dovevano comunicare. > Una cortina (con la c minuscola) fumogena ben orchestrata per distrarre da una > valanga (è il caso di dirlo) di problemi reali. A cominciare dalle catastrofi > ambientali che stanno sgretolando mezza Italia, per arrivare alla fatidica > data del 22 e 23 marzo in cui si compirà il rito solenne del referendum che > dovrebbe definitivamente mettere il silenziatore alla giustizia (e non > chiamiamolo separazione delle carriere, per favore). Uno dei burattinai protagonisti del “fumus” è senza dubbio il “Corriere della Sera”. Il 7 febbraio, giorno di inizio delle Olimpiadi, riserva all’evento le prime nove pagine, mentre la notizia che la Cassazione ha considerato ammissibile il quesito del Comitato per il “No” finisce in decima pagina. Andiamo avanti: due giorni dopo, l’articolo sul referendum è a pagina 12 e il 13 febbraio le prime otto pagine sono per le Olimpiadi e le “Regine azzurre” mentre quel punticino di differenza tra i Sì e i No al referendum dà parecchio fastidio, perciò a pagina 22 c’è un titolone sulle dichiarazioni di Gratteri e il titolo è «Nordio: serve il test psico-attitudinale?». Vale la pena di insistere, così il 14 arriva «Il caso Gratteri che spacca il Csm». Non contento, il Corrierone del 15 febbraio dedica la pagina 10 all’ex-presidente della Corte Costituzionale, Augusto Barbera, che «bacchetta severamente Gratteri per gli indagati che voteranno per il Sì». Per fortuna ci sono le sciatrici alle Olimpiadi che continuano a vincere, così il giornale può cavarsela con una bella apertura sull’«Italia da record», anche se non si lascia sfuggire il ministro Nordio che definisce «paramafioso» il Csm. > E finalmente il referendum merita l’apertura del giornale: «Liti sui fondi al > No». Perfino Mattarella non ne può più e alla fine sbotta. Cosicché al > quotidiano lombardo tocca “abbozzare” ma fino a un certo punto, perciò il 19 > del mese dedica l’apertura alla notizia parlando però di «Scontro sui > giudici». Per fortuna tra la fine delle Olimpiadi e l’inizio del Festival di Sanremo passano solo un paio di giorni. Speriamo che non ci sia l’ennesimo femminicidio per riempire il giornale. Poi tutti a cantare. La copertina è di SHVETS production (Pexels) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo La politica della distrazione di massa proviene da DINAMOpress.
February 23, 2026
DINAMOpress
[2026-02-26] Olimpiadi Milano Cortina - Proiezione del film "Il Grande Gioco" @ CSOA Ex-Snia
OLIMPIADI MILANO CORTINA - PROIEZIONE DEL FILM "IL GRANDE GIOCO" CSOA Ex-Snia - Via Prenestina 173 (giovedì, 26 febbraio 16:30) Giovedì 26 febbraio il CSOA Ex-Snia ospita la proiezione di “Il grande gioco Milano-Cortina: il rovescio delle medaglie” documentario prodotto dal laboratorio Off Topic Lab e dal C.I.O. 2026 – Comitato Insostenibili Olimpiadi. Un viaggio dentro la macchina dei Giochi Milano-Cortina 2026, che promettono sostenibilità e inclusione ma, tra grandi opere e vetrine globali, drenano risorse dai territori a beneficio di pochi, rivelando la logica predatoria che accomuna tutti i mega-eventi. A seguire, dibattito con gli interventi di Beatrice Citterio, ricercatrice e autrice, presenterà la fanzine “Giochi Preziosi”, e di Filippo Tantillo, esperto di politiche dello sviluppo e trasformazioni territoriali. Filo conduttore della serata sarà l’analisi critica di un modello di sviluppo estrattivo che trova nelle Olimpiadi un esempio emblematico, ma che attraversa molte località montane tra Alpi e Appennini, riproducendo le stesse dinamiche speculative nei territori metropolitani. L’iniziativa è il primo appuntamento di un percorso condiviso tra Ivy Roots, Alpinismo Orizzontale e APE Roma: una serie di incontri per mettere in discussione il paradigma patologico dello sviluppo in montagna e immaginare alternative possibili. 📍 CSOA Ex Snia ✅ Free entry 📆 Giovedì 26 febbraio 🧗🏻‍♀️ 16.30-19.30 Arrampicata Libera 🍻 19:00 Bar e Polenta 🫕 📺 20:00 Proiezione "Il grande gioco" 👥 interventi e dibattito 🔗 Evento a cura e con la partecipazione di Lokomotiv Prenestino CSOA Ex-Snia Alpinismo Orizzontale Il Grande Gioco Beatrice Citterio A.P.E. Roma C.I.O. 2026 Off Topic Lab Lago Bullicante Ex-Snia
February 20, 2026
Gancio de Roma
Una Olimpiade insostenibile
Il 6 febbraio avranno inizio le Olimpiadi di Milano-Cortina. 20 anni dopo quelle torinesi del 2006, la competizione olimpica nella sua versione invernale torna in Italia. In contemporanea alla cerimonia di apertura, a Milano si svolgeranno giornate di protesta, come ce ne sono state nei lunghi anni dalla vittoria della candidatura fino a oggi. Ormai è dato consolidato, le Olimpiadi sono una manifestazione a elevato impatto sociale e ambientale, quelle invernali in modo particolare, visto che si svolgono in un ecosistema fragile e delicato quale la montagna. Due candidate a ospitare l’edizione 2026, Sion in Svizzera e Calgary in Canada, si sono ritirate a seguito di referendum cittadini, che in Italia non si sono voluti organizzare. Il Comitato internazionale olimpico (CIO), per far fronte alle numerose critiche rispetto all’impatto della competizione, nel 2020 stabilì alcuni criteri minimi di sostenibilità per l’organizzazione dell’evento, come ad esempio riutilizzare strutture esistenti. Il comitato organizzatore di Milano-Cortina sulla carta promise di rispettarli, ma è evidente che questo non è avvenuto e che non si sia creato nessun meccanismo di controllo di un reale rispetto di tali principi. Le Olimpiadi di Cortina sono “sostenibili” solo nella narrazione di chi le organizza. C’è una questione di fondo che va premessa. A oggi la macchina organizzativa dei giochi non è sostenibile a prescindere. Molti tratti sono evidenti e sono in comune con i giochi estivi, ossia l’avvio del meccanismo della “grande opera” predatrice che non dialoga con i bisogni di chi vive i territori. Conseguenze di questo sono: processi di gentrificazione violenti, regole sugli appalti stravolte, assenza di Valutazione di Impatto Ambientale, rischio corruzione e infiltrazione mafiosa, infrastrutture costruite in deroga alle norme vigenti e finalizzate a un evento di durata limitatissima ma dall’impatto ecologico irreversibile. Il CIO può pure stilare la lista della sostenibilità e il comitato fingere di rispettarla, ma è evidente quanto sia una foglia di fico per coprire una realtà ontologicamente insostenibile. > Le Olimpiadi invernali non sono solo gare di discesa tra i boschi su piste > innevate come raccontano slide di promozione su instagram, ma sono sopratutto > villaggi olimpici costruiti per due settimane di utilizzo, parcheggi, > disboscamenti, sbancamenti di terreno, macchine, traffico, nuove strade, > cemento e asfalto in un area già soggetta a turistificazione eccessiva quale è > quella dolomitica. Nello specifico a Cortina ci sono state due opere particolarmente dannose. Una pista da bob nuova che ha comportato il disboscamento di 800 abeti secolari e il costo di circa 131 milioni di euro, e la costruzione di una ulteriore cabinovia da 35 milioni di euro in una zona franosa che ha provocato una grave lunga faglia di 50 centimetri di ampiezza. La cabinovia – progetto bloccato per via della faglia – era finalizzata a facilitare un collegamento già presente, la pista da bob perché si è deciso di non riparare la pista esistente utilizzata durante Olimpiadi del 1956. Il bob, in Italia, è praticato da un centinaio di persone. Terminate le Olimpiadi, la pista cadrà in disuso come accadde alla precedente e come accadde quella costruita a Cesana di Torino per le Olimpiadi del 2006. Scopriremo nei prossimi mesi quanto il debito pubblico costituito da questi giochi impatterà sulla nostra economia e sulle future scelte economiche di governi regionali e nazionali. > C’è poi un problema più ampio in cui queste Olimpiadi si inseriscono, ossia > l’assenza di sostenibilità dello sport invernale oggi, con l’innalzamento > delle temperature e una riduzione generalizzata delle precipitazioni nevose > che determina l’impiego massiccio di neve artificiale che ha costi economici e > ambientali enormi – dal consumo di acqua a quello elettrico. Un chilometro di > pista da discesa innevata artificialmente costa oggi tra i 30 e i 40 mila > euro. A Cortina ha iniziato a nevicare attorno al 22 gennaio per la prima volta in questa stagione che, in tutto l’arco alpino orientale è stata estremamente secca. Già tra 20 anni, si stima, ci sarà neve naturale solo oltre i 1800 metri, eppure l’industria dello sci continua a correre per macinare denaro e investimenti. Si è stimato che le Olimpiadi comporteranno complessivamente una emissione di 930 milioni di tonnellate di Co2. Le ricerche condotte da Scientists for Global Responsibility hanno dimostrato che questa immissione provocherà nel corso del tempo lo scioglimento di 14 milioni di tonnellate di ghiacciai. Ossia, le Olimpiadi invernali causano la fine di se stesse in un prossimo futuro. C’è poi il problema delle opere non concluse. Cortina oggi è ancora una selva di gru e si stima che saranno completate solo il 43% delle opere progettate. I difensori delle stesse si nascondono dietro al «così il progetto non sarà solo per gli sportivi ma anche per gli abitanti». É però vero che molto spesso queste opere non erano necessarie né richieste e che la loro costruzione, avvenuta in deroga a norme edilizie e regolamenti ambientali, alla fine implicherà una ulteriore cementificazione, privatizzando ulteriormente l’ecosistema montano. Ricordiamo che la popolazione di Cortina si è ridotta da 8000 a 5000 abitanti in soli 18 anni e che le Dolomiti stanno progressivamente svuotandosi di popolazione per due motivi principali, il costo della vita esorbitante e la carenza di servizi come ospedali o scuole. Paesi interi si stanno trasformando in inquietanti luna park per un turismo predatore e desertificatore tanto in inverno quanto d’estate, mentre è difficile pensare che l’eredità dell’Olimpiade – parcheggi, cavalcavia, servizi turistici, varianti stradali – siano infrastrutture che rispondano ai bisogni di chi vuole vivere il territorio anche al di fuori delle stagioni turistiche. > Tra le tante opere forse un’unica sarebbe servita davvero, un ammodernamento > della linea ferroviaria Venezia – Calalzo, cittadina a 40 minuti da Cortina. > La linea oggi è lenta, non elettrificata, a binario unico, in forte disuso ma > se fosse efficientata invece potrebbe un po’ decongestionare la statale > Alemagna, unica arteria del flusso turistico che dalla pianura è diretto > all’alto bellunese. Ammodernamento che ovviamente non c’è stato. Va inoltre ricordato che queste sono anche le Olimpiadi di Milano – tutte le discipline da Palaghiaccio si svolgeranno nel capoluogo – città tutt’altro che protetta da speculazioni, gentrificazione e aumento del costo della vita. A Milano le montagne si vedono solo quando c’è davvero bel tempo e Cortina dista 412 km. Risulta chiaro quanto questa sia una ulteriore operazione di messa a valore speculativa della città, arricchita da opere accessorie come il villaggio olimpico di Porta Romana che, finiti i giochi, diverrà, ça va sans dire, uno studentato di lusso, o il Palaghiaccio che diverrà una arena concerti. Entrambe le opere sono private ma sussidiate in parte significativa da fondi pubblici. > Da ultimo, in questi giorni, è divenuta pubblica la notizia che l’ICE sarà > presente a protezione degli atleti statunitensi. Ancora una volta una grande > opera diventa anche il pretesto per la militarizzazione del territorio e delle > vite. Ci sarebbero alternative? Ne vengono a volte proposte, ad esempio dislocare la manifestazione in un arco geografico più ampio per ridurre le nuove infrastrutture e utilizzarne di esistenti. L’Olimpiade in realtà si snoda già tra varie località quali Bormio, la Val di Fiemme, Anterselva e Cortina. A conti fatti non sembra però che questo abbia realmente ridotto l’impatto complessivo. Quando il CIO suggerì di svolgere alcune gare come lo slittino e il bob in Austria – dove esistevano piste adeguate – il governo regionale di Zaia e nazionale di Meloni si opposero fermamente. Più semplicemente si potrebbe ammettere che la brillante idea avuta 130 anni fa dal barone De Coubertin oggi non è sostenibile in un pianeta in grave crisi eco-climatica e in un contesto di feroce attacco capitalistico alle città e ai luoghi del turismo. Purtroppo sembra che questa riflessione sia ben lontana dall’essere condivisa nei centri di potere economico e politico. Prima di goderci lo spettacolo delle discese e delle danze sul ghiaccio, consigliamo allora vivamente un ottimo video in cui il collettivo milanese Off Topic, che ha seguito la vicenda, racconta pezzo per pezzo l’assurdità e la dannosità di questo evento, per farci conoscere il lato oscuro che si cela dietro a medaglie, luci e scintille. La copertina è dal profilo Facebook di Ape Milano. SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Una Olimpiade insostenibile proviene da DINAMOpress.
February 4, 2026
DINAMOpress
Resistenza Comune – di Emanuele Braga
Bando alle ciance. Parliamo di politica, con la P maiuscola. Siamo dentro una bufera di merda in cui gli interessi del capitale sono entrati apertamente in guerra. Dopo decenni di neoliberismo, “fine della storia”, globalizzazione, transizione green, libera circolazione, gentrificazione e piattaforme digitali, il capitalismo ha deciso di dichiararsi per quello che è: fascista. [...]
January 28, 2026
Effimera