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“SAVE AIDA PITCH, SAVE OUR DREAMS”: L’APPELLO PER SALVARE IL CAMPO SPORTIVO DELL’AIDA CAMP A BETLEMME
In West Bank, la battaglia per salvare dalla demolizione il campo sportivo sito nel campo profughi Aida, alle porte di Betlemme, continua. Addossato al muro dell’apartheid costruito da Israele – che ne ha ordinato la distruzione lo scorso novembre – il campo è divenuto negli ultimi un simbolo della resistenza culturale, sociale e anche sportiva dei palestinesi, essendo di fatto uno dei pochissimi spazi più o meno sicuri in cui intere generazioni – in particolare bambine-i – possono muoversi e correre, senza il rischio incombente di una pallottola. Tel Aviv, di fronte alle pressioni dal basso, ha posticipato di una settimana l’abbattimento. Sono infatti molte le iniziative partite in difesa del campo gestito dall’Aida Youth Center. Tra queste “Save Aida Pitch, Save Our Dreams”,  l’appello rivolto a Fifa e Uefa affinchè fermino l’ennesiva offensiva sionista. Al momento, la petizione sta raggiungendo le 350mila le firme, anche grazie alla partecipazione e al rilancio di decine di realtà sportive popolari italiane e internazionali. Tra le realtà italiane che per prime hanno risposto alla chiamata di solidarietà arrivata da Betlemme, il collettivo Calcio e Rivoluzione, che ha rilanciato l’iniziativa sui social con queste parole “Fermiamo la demolizione del campo da calcio dell’Aida Camp di Betlemme dalla furia devastatrice di Israele. Difendiamo quello che non è solo un campo da calcio, ma uno dei pochissimi spazi di incontro e speranza per le ragazze e i ragazzi di Aida che ogni giorno resistono all’ombra del muro”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il punto con Gabriele del collettivo Calcio e Rivoluzione Ascolta o scarica
PALESTINA: L’ESERCITO OCCUPANTE ISRAELIANO MINACCIA DI DEMOLIZIONE IL CAMPO DI CALCIO DI AIDA CAMP
Striscia di Gaza: sono almeno 430 i palestinesi uccisi da Israele in tre mesi di cosiddetto “cessate il fuoco”, 5 in media al giorno, mentre Israele fa sapere di aver definito “nuovi piani militari” per lanciare altre aggressioni militari contro Gaza. I media israeliani parlano di marzo come mese individuato per il possibile attacco.  Oltre alle uccisioni dirette,  a Gaza si muore anche per freddo, fame, malattie. 4 persone decedute solo martedì 13 gennaio 2026, nel crollo di alcuni ruderi, spazzati dal vento e dalle piogge continue, mentre – nonostante le promesse di Netanyahu – il valico principale, quello di Rafah, rimane sigillato. Da Gaza alla Cisgiordania. Anche qui proseguono le violenze e le uccisioni, da parte sia dei coloni che dell’esercito israeliano. “La quotidianità è sempre più segnata da incursioni militari, arresti arbitrari e una crescente ondata di aggressioni da parte dei coloni contro i civili palestinesi”, denuncia Fabian Odeh, cittadino italo palestinese che viaggia spesso in Cisgiordania, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. “La sottrazione – prosegue Odeh – di risorse e territori è sistematica, vengono demolite le infrastrutture vitali e si espandono gli insediamenti. Violenze che negano anche l’accesso alle situazioni più normali: andare all’università è pericoloso. Pochi giorni fa l’attacco dell’esercito con l’incursione all’ateneo di Birzeit, vicino a Ramallah: l’esercito ha sparato pallottole vere e ferito almeno una dozzina di studenti”. Altre situazioni che altrove sarebbero normali, in Cisgiordania sono a rischio, come il gioco del calcio. Negli ultimi giorni infatti si è parlato con insistenza dell’abbattimento per volere israeliano del campo sportivo del campo profughi di Aida, vicino Betlemme, a pochi metri dal muro dell’apartheid voluto da Tel Aviv. Quello di Aida Camp è uno dei pochissimi spazi ricreativi rimasti e proprio per questo nel mirino dell’esercito e dell’occupazione. L’ordine di demolizione, in scadenza in queste ore, è stato al momento rinviato, ma solo di una settimana. Una petizione per salvarlo rivolta a Fifa e Uefa si sta avvicinando al mezzo milione di firme ed è stata già siglata da decine di realtà sportive popolari italiane e internazionali.  Della situazione in Cisgiordania Occupata, di quanto accaduto a Birzeit e della situazione di Aida Camp su Radio Onda d’Urto l’intervista a Fabian Odeh, cittadino italopalestinese spesso in West Bank. Ascolta o scarica