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Perché l’Occidente fa bombardare San Pietroburgo
L’Ucraina spara droni contro San Pietroburgo nel giorno in cui proprio nell’ex città imperiale si apre il St. Petersburg International Economic Forum (SPIEF), giunto alla ventinovesima edizione. Si tratta di un incontro, che durerà fino al 6, a cui partecipano i rappresentanti di governi e aziende di 130 paesi del […] L'articolo Perché l’Occidente fa bombardare San Pietroburgo su Contropiano.
June 5, 2026
Contropiano
Nel dubbio sul che fare, Trump spara
E’ quasi una regola automatica. Se si cambiano le carte in tavola, ossia le richieste “imprescindibili”, durante una trattativa è scontato che seguirà una qualche forma di attacco militare teso a “convincere” la controparte. Trump aveva riscritto la parte di accordo “concordata” dai suoi stessi mediatori relativa al “nucleare iraniano” […] L'articolo Nel dubbio sul che fare, Trump spara su Contropiano.
June 1, 2026
Contropiano
Global Sumud Flotilla, dieci imbarcazioni continuano ad avanzare verso Gaza
Circa 10 imbarcazioni civili della Global Sumud Flotilla stanno mantenendo la rotta verso Gaza, continuando ad avanzare in acque internazionali nonostante un’aggressiva operazione di intercettazione da parte della Marina dell’occupazione israeliana. Disarmate, nonviolente e circondate, un insieme eterogeneo di piccole barche a vela, imbarcazioni in legno e modesti motoscafi prosegue il viaggio attraverso uno schieramento imponente di navi da guerra israeliane grigie, corvette pesantemente armate e imbarcazioni militari ad alta velocità (RIB). La strategia di Israele ha fallito Ogni tentativo di terrorizzare questa missione fino alla resa ha invece rafforzato la determinazione di chi si trova a bordo e il loro impegno per la liberazione palestinese. Per ogni barca abbordata, sabotata o rimorchiata via, altre sono riuscite a superare il perimetro, utilizzando il peso del numero, una formazione strategica e una determinazione incrollabile per creare e mantenere un corridoio umanitario e affermare la sovranità palestinese. La presenza di circa 10 imbarcazioni ancora operative in mare rappresenta una storica smentita a un assedio illegale che per decenni si è basato su una totale impunità militare mentre opprimeva, occupava, genocidava e praticava la pulizia etnica contro il popolo palestinese. Schierando un’enorme forza navale contro una manciata di piccoli motoscafi civili, il regime di Netanyahu ha mostrato la propria disperazione strategica. Questo uso sproporzionato della forza tradisce una profonda paura della società civile indipendente e dello stato di diritto, comprese le leggi marittime e umanitarie. Un promemoria per il mondo Questo momento ricorda ciò di cui le persone comuni sono capaci contro una potenza militare enorme e smisuratamente finanziata. L’orizzonte non è più soltanto un punto di riferimento per la navigazione: è diventato la rappresentazione della volontà umana. Ogni comandante navale e ogni commando coinvolto in questa operazione viene documentato. Queste informazioni vengono trasmesse direttamente a team legali internazionali che stanno guidando procedimenti penali in venti giurisdizioni, con una dichiarazione chiara: la liberazione collettiva include il popolo palestinese e l’impunità di Israele ha una data di scadenza. L’impegno di chi è a bordo è assoluto, ma questa flotilla fa parte di una più ampia sollevazione globale per la liberazione della Palestina. Per due anni e mezzo, milioni di persone si sono mobilitate in ogni angolo del mondo. La flotilla ha riacceso una recente ondata di azioni dirette di solidarietà, riportando Gaza al centro del ciclo mediatico globale. Mentre si diffonde la notizia dell’intercettazione, decine di mobilitazioni d’emergenza via terra stanno esplodendo in quasi tutti i continenti. Oltre 61.000 persone hanno inviato lettere ai propri governi chiedendo un’azione urgente dall’inizio dell’intercettazione, appena poche ore fa. Contrastare la complicità, in modo continuo e strategico, via terra e via mare, è il modo in cui questo movimento vince e con cui sostiene il popolo palestinese. Navighiamo con l’eredità di un popolo che resiste da otto decenni, radicato nella fermezza, nel Sumud. Non ci fermeremo finché l’assedio non sarà spezzato e finché la Palestina non sarà libera. Global Sumud Flotilla
May 19, 2026
Pressenza
Attacco alla Global Sumud Flotilla, l’Europa non può restare in silenzio
La Global Sumud Flotilla è stata presa d’assalto stamattina dai militari israeliani con un rischio estremamente elevato per gli equipaggi. Ci sono 52 imbarcazioni sotto attacco dei militari sionisti con centinaia di civili provenienti da oltre 45 Paesi che stanno portando avanti una missione umanitaria pacifica diretta a Gaza. In questo contesto, l’allarme è chiaro: è in corso una intercettazione violenta e illegale in acque internazionali, accompagnata da possibili abusi, detenzioni arbitrarie e violazioni dei diritti fondamentali delle persone a bordo. L’elemento più grave non è soltanto la minaccia concreta contro la flottiglia, ma anche il clima politico e mediatico che la precede. L’appello della Flotilla denuncia infatti un’accelerazione della retorica israeliana volta a costruire consenso attorno a un’azione che rappresenta una grave violazione del diritto internazionale. Viene inoltre richiamato il precedente del 29 aprile, con l’intercettazione in acque internazionali in un’area di ricerca e soccorso greca (SAR), con il fermo di 180 civili e segnalazioni di abusi sessuali e torture. Siamo di fronte a un quadro di estrema gravità, che impone una risposta immediata da parte delle istituzioni europee e dei governi nazionali. Un dovere giuridico, non solo morale La richiesta rivolta ai governi non si limita a un generico appello alla solidarietà. Essa richiama infatti una serie di norme e principi giuridici che impongono la protezione del passaggio sicuro delle imbarcazioni civili impegnate in una missione umanitaria. Tra questi vengono citati: * La Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in particolare gli articoli 2, 3, 5 e 6; * Il Patto internazionale sui diritti civili e politici, articoli 6, 7 e 9; * La UNCLOS (United Nations Convention on the Law of the Sea), l’articolo 98 e il diritto internazionale consuetudinario, che impongono agli Stati il dovere di prestare assistenza alle persone in pericolo in mare; * Le convenzioni SOLAS e SAR, che rafforzano gli obblighi di soccorso e sicurezza marittima; * L’articolo 21 del Trattato sull’Unione Europea, che vincola l’azione esterna dell’UE ai principi di democrazia, Stato di diritto, diritti umani, dignità umana, uguaglianza, solidarietà e rispetto del diritto internazionale; * L’articolo 8(2)(b)(xxv) dello Statuto di Roma, che vieta di ostacolare gli aiuti umanitari nelle zone di conflitto (Convenzioni di Ginevra). Il punto centrale è semplice e politicamente scomodo: se la flottiglia viene attaccata, fermata o sequestrata senza base legale, non si tratta di un incidente isolato, ma di una possibile violazione multipla del diritto internazionale. Per questo l’appello chiede ai governi europei di assumere una posizione pubblica chiara, prima che sia troppo tardi. Gaza, la crisi umanitaria e la responsabilità europea L’iniziativa della flottiglia si colloca dentro una tragedia umanitaria che continua ad aggravarsi. L’appello della Global Sumud Flotilla parla apertamente di catastrofe in corso e genocidio, sottolineando che la situazione a Gaza non può essere trattata come una questione diplomatica ordinaria. Quando persone civili di tanti Paesi si espongono per portare aiuti, la loro protezione sarebbe una prova concreta della credibilità delle istituzioni internazionali. L’Europa, in particolare, non può limitarsi a dichiarazioni di principio. Se rivendica il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale, deve dimostrarlo nei fatti. Questo significa intervenire politicamente, esercitare pressione diplomatica e chiedere pubblicamente che la flottiglia possa raggiungere Gaza in sicurezza e senza interferenze illegali. Il silenzio, in questo caso, non sarebbe neutralità, ma complicità passiva davanti a un  abuso. La richiesta: protezione immediata e passaggio sicuro L’appello rivolto ai governi e alle istituzioni europee è netto: emettere una dichiarazione pubblica di sostegno alla flottiglia e chiedere la sua protezione. Non si tratta di una presa di posizione simbolica, ma di un atto necessario per prevenire un’azione di intercettazione illegale, sequestro, detenzione, maltrattamenti e persino morte. La posta in gioco è altissima. Da un lato ci sono civili impegnati in una missione umanitaria; dall’altro il rischio che il diritto internazionale venga ignorato ancora una volta. Per questo la richiesta è urgente e non rinviabile: garantire il passaggio sicuro della Global Sumud Flotilla è un obbligo politico, morale e giuridico. La vicenda della Global Sumud Flotilla non riguarda soltanto una nave o un gruppo di attivisti. Riguarda il modo in cui l’Europa e la comunità internazionale intendono difendere i principi fondamentali quando questi vengono messi alla prova. Si tratta di un’intercettazione violenta in acque internazionali, quindi il tempo delle ambiguità è finito. Serve una presa di posizione immediata, pubblica e inequivocabile. Proteggere la flottiglia significa proteggere il diritto internazionale, la dignità umana e il principio che gli aiuti umanitari non possono essere criminalizzati. Ray Man
May 18, 2026
Pressenza
La Flotilla sotto attacco. Presidi in tutta Italia
Stamattina la marina israeliana ha abbordato e sequestrato le barche della Global Sumud Flotilla al largo di Cipro: un ennesimo atto di pirateria in acque internazionali, in spregio al diritto marittimo internazionale e alla libertà di navigazione. Il tutto nel silenzio e nella complicità dei governi occidentali. In molte città si stanno organizzando presidi di solidarietà e protesta. Di seguito un elenco in aggiornamento: Biella alle 18 Prefettura, via Repubblica 26 Ivrea alle 18, Piazza F. Nazionale Milano alle 18 Piazza Gaza (ex Piazza Scala) Palermo alle 18 Piazza Gaza (ex Piazza Sant’Anna) Roma alle 18 Piazza Gaza davanti alla Stazione Termini Torino alle 18 Piazza Castello lato Prefettura Varese alle 18:30 Piazza Bambin* di Gaza (ex Piazza Monte Grappa) Vercelli alle 18 Piazza Cavour Redazione Italia
May 18, 2026
Pressenza
Ultim’ora: iniziato l’attacco militare israeliano contro la Flottiglia
Della Redazione – lunedì 18 maggio 2026 – ore 10:00 Poco fa è iniziata l’operazione di pirateria navale israeliane in acque internazionali. I media israeliani hanno riportato che unità d’élite della Marina israeliana avevano iniziato a prendere il controllo della Global Sumud Flotilla, salpata giovedì dalla Turchia in direzione della Striscia di Gaza. Il Canale 12 ha riferito che l’unità di commando navale numero 13 aveva iniziato a sequestrare la flottiglia, mentre un nostro contatto attivista imbarcato ha raccontato che la Marina israeliana aveva ordinato agli attivisti della flottiglia di spegnere i motori delle loro navi e imbarcazioni. Il Jerusalem Post ha citato una fonte israeliana secondo cui il Primo Ministro Benjamin Netanyahu avrebbe tenuto ieri domenica una riunione preliminare sulla sicurezza relativa alla Flottiglia, le cui navi erano in rotta dalla Turchia a Gaza, e che la flottiglia avrebbe dovuto raggiungere la costa israeliana entro 48 ore. La fonte israeliana ha aggiunto che il Primo Ministro avrebbe dovuto tenere oggi una riunione operativa con alti ufficiali militari per discutere la questione. Giornalisti sulle navi hanno spiegato che il piano israeliano si basa sicuramente sull’intercettazione della flottiglia nell’area SAR greca prima che raggiunga le acque territoriali israeliane, utilizzando navi e piattaforme galleggianti come centri di detenzione sul campo per gli attivisti, al fine di evitare il loro trasferimento nei porti israeliani o verso terzi, come accaduto con la precedente flottiglia della fermezza. Notizia pubblicata > Ultim’ora: iniziato l’attacco militare israeliano contro la Flottiglia ANBAMED
May 18, 2026
Pressenza
Flottilla attaccata dagli israeliani, sciopero generale in corso
Mentre scriviamo è in corso in tutto il paese lo sciopero generale convocato dall’Usb e la Gobal Sumud Flotilla risulta essere sotto attacco da parte delle unità navali militari israeliane. Pochi minuti fa dalla Flotilla è stato lanciato un messaggio: “In questo momento, in pieno giorno, sotto gli occhi del mondo. […] L'articolo Flottilla attaccata dagli israeliani, sciopero generale in corso su Contropiano.
May 18, 2026
Contropiano
Ancora guerra o ritirata, sbagliando comunque
Che fare? Sicuramente l’amministrazione Usa non vede in questa domanda l’ombra del leninismo, ma altrettanto certamente ne sono in questi giorni ossessionati. Ieri Trump ha riunito il vertice operativo per analizzare le possibili opzioni dopo la risposta iraniana al suo “memorandum”; il vicepresidente JD Vance, l’inviato della Casa Bianca Steve […] L'articolo Ancora guerra o ritirata, sbagliando comunque su Contropiano.
May 12, 2026
Contropiano
Sciopero generale per la Flotilla. Petizione su change org
La chiamata allo sciopero generale parte ancora una volta con l’appello dei portuali di Livorno e di Genova: la flottiglia è di nuovo stata bloccata con un atto di pirateria del governo genocida di Israele. Questa è una chiamata per convergere subito su una mobilitazione unitaria come quella del 3 ottobre. Le organizzazioni sindacali devono promuovere la lotta e l’unità per dare continuità agli impegni che pubblicamente hanno preso contro il riarmo e in solidarietà alla Palestina e ai popoli oppressi, perché la determinazione dei lavoratori e degli studenti non arretra: non farlo significherebbe fare un passo indietro rispetto a quello che abbiamo faticosamente costruito dopo il 3 ottobre. La determinazione dei lavoratori non si arresta, né contro l’ondata di repressione, né contro la repressione che subiamo sui posti di lavoro. L’assedio posto alla Palestina è lo stesso che ci incatena ovunque, anche nelle aziende, perché vuol dire alimentare un’economia di guerra, che per noi si traduce in precarietà delle nostre vite: troppe aziende lucrano sulle nostre morti, sia le morti sul lavoro che quelle tra le vittime civili palestinesi e libanesi, che sono figlie della stessa logica dell’odioso sistema capitalista che governa e impone al mondo violenza e odio. Questa stessa economia di guerra vuol dire soprattutto chiudere ospedali qui e distruggerne a Gaza, vuol dire ricatto tra lavorare per la guerra o fare la fame. La Palestina è in ognuno di noi lavoratori, perché la nostra determinazione non è devota all’immobilismo, né ai tempi diplomatici. Per lo sciopero generale. (Per favore aggiungi alla tua adesione, dove indichi il cognome, anche l’eventuale sindacato/RSU/RSA di appartenenza perché l’appello nasce da una spinta unitaria della base) Prime adesioni: Global Sumud Flotilla Italia Giuseppe Gomini, RSU FIOM Ducati Bologna Paolo Bocale, RSU USB Titan Finale Emilia Daniele Torregiani, RSA/RLS Filcams CGIL Torino Vincenzo Dell’Aquila, USB Marcegaglia Ravenna Ivan Lisanti RSU, FP e CMdL CGIL Bologna Isabella Cerutti, SGB cooperative sociali Bologna Elia Ansaloni, RSU CGIL Tecnoelastomeri Castelfranco Emilia Stefano Rebecchi, SGB AUSL Modena Giampietro Montanari, RSU FIOM Toyota Bologna Alessandro Cevenini, RSU USB Regione Emilia Romagna Virginio Piló, RSU FLC CGIL Università di Bologna Marco Deluca, insegnante Cobas scuola Bologna Nicola Sacchetto, pensionato ex dirigente Fiom Taranto Corrado Mannoni, FIOM GSM Bologna Mauro Covili, educatore sanitario per Gaza, Bologna Riccardo Gandini, Ufficio scolastico regionale Emilia-Romagna Virginio Piló, RSU FLC CGIL Università di Bologna Andrea Scagliarini, FIOM Nuova Star Zola Predosa Romeo Giannini, Unione degli Studenti, studente del liceo Monti di Cesena Marion Mucci, Oss cooperativa Sociale Bologna Giuseppe Curcio, funzionario Università di Bologna Sharon Ciarleglio, insegnante RSU SGB scuola comunale Bologna Link per firmare la petizione.       Redazione Italia
May 4, 2026
Pressenza
Donald Trump: “Di ritorno dall’Iran ci fermeremo a Cuba”
Il presidente degli Stati Uniti ha affermato che di ritorno dall’Iran si fermerà a Cuba, facendo intendere che terminata la guerra contro Teheran se ne inizierà un’altra, questa volta contro L’Avana. Le intenzioni di Donald Trump quindi sarebbero quelle di spostare la portaerei Abraham Lincoln, la più grande del mondo, con il suo gruppo di attacco a poche decine di metri dalle coste cubane aprendo di fatto un nuovo fronte bellico nei Caraibi dopo quello in Venezuela. Il presidente degli Stati Uniti, che ricordo aspira al Premio Nobel per la Pace, ha più volte sostenuto che Cuba è arrivata alla sua fine e che cadrà da sola. Secondo lui il Paese è stato mal governato e il suo sistema politico è pessimo. Le affermazioni del Reuccio della Casa Bianca denotano un’altra volta l’arroganza degli Stati Uniti, che vedono solo nell’uso della forza la risoluzione delle controversie internazionali, che per inciso sono proprio loro ad alimentare. Nel caso cubano poi occorre ricordare che L’Avana ha sempre espresso la volontà di collaborare con le varie amministrazioni statunitensi, ma dall’altra parte tali aperture non sono mai state accettate. La voglia di Trump di fermarsi a Cuba di ritorno dall’Iran segue l’annuncio di ieri della Casa Bianca, che ha emesso  nuove sanzioni contro il governo cubano, nell’ambito della strategia “America First”, accusando L’Avana di allearsi con “attori ostili” agli Stati Uniti. Il presidente cubano, Miguel Díaz Canel, ha reagito sui social network affermando che le sanzioni “rafforzano il brutale blocco genocida” di cui soffre l’isola. A suo avviso, l’ordine esecutivo evidenzia la “povertà morale” di Trump e il suo “disprezzo” per il popolo statunitense e la comunità internazionale. “Nessuna persona onesta può accettare la scusa che Cuba sia una minaccia per gli Stati Uniti. Il blocco e il suo rafforzamento procurano enormi danni, causati dal comportamento intimidatorio e arrogante della più grande potenza militare del pianeta”, ha concluso Díaz-Canel. Le “sanzioni” sono rivolte specificamente alle banche straniere che cooperano con il governo cubano e impongono maggiori restrizioni all’immigrazione. Secondo il decreto, gli Stati Uniti bloccheranno coloro che operano o hanno operato nei settori dell’energia, dell’estrazione mineraria, della difesa o della sicurezza di Cuba o hanno fornito supporto materiale, finanziario o tecnologico al governo di Cuba o ad altri individui “sanzionati”, riferisce Reuters. L’ordine esecutivo prevede che  qualsiasi persona, azienda o organizzazione finanziaria che opera o fa affari con entità cubane “sanzionate” subirà il blocco totale dei suoi beni negli Stati Uniti. Se una banca di un altro Paese facilita una “transazione significativa” per un’entità cubana sanzionata dal governo degli Stati Uniti, sarà esposta alla chiusura dei suoi conti o al divieto di operare in dollari. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
May 2, 2026
Pressenza