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Cittadinanzattiva: l’emergenza italiana è l’accesso alle cure
La principale emergenza sanitaria in Italia non riguarda la qualità delle cure, ma la possibilità stessa di accedervi. È un quadro a tinte fosche quello dipinto da Cittadinanzattiva, che un paio di settimane fa ha presentato presso il Ministero della Salute il “Rapporto civico sulla salute 2025” e il “Rapporto […] L'articolo Cittadinanzattiva: l’emergenza italiana è l’accesso alle cure su Contropiano.
Infanzia ferita. Gaza e il trauma che non finisce
Il convegno “Infanzia ferita. Salute mentale e sostegno alle vittime di conflitto: il caso di Gaza”, svoltosi il 16 dicembre presso il Meyer Health Campus di Firenze, ha rappresentato molto più di un momento di aggiornamento scientifico. È stato uno spazio di testimonianza, di presa di posizione etica, politica e di riflessione collettiva sul senso stesso della cura quando il trauma non è un evento isolato, ma una condizione permanente. Organizzato dal Centro di Salute Globale della Regione Toscana e dall’AOU Meyer IRCCS, con il coinvolgimento di Oxfam Italia e PCRF-Italia, l’incontro ha messo al centro la salute mentale dei bambini colpiti dai conflitti, con uno sguardo specifico sulla Striscia di Gaza, oggi teatro di una devastazione che colpisce in modo sistematico l’infanzia, le famiglie e i sistemi di cura. La responsabilità della sanità pubblica e delle istituzioni Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali, che hanno subito chiarito la cornice politica e culturale dell’iniziativa. La Regione Toscana e il Comune di Firenze hanno ribadito il valore della sanità pubblica come strumento universale di tutela dei diritti e come presidio di umanità nei contesti di guerra. È emersa con forza l’idea che la salute mentale non sia un ambito secondario o accessorio, ma una componente essenziale della risposta alle crisi umanitarie, soprattutto quando coinvolgono bambini e adolescenti. La Toscana, è stato ricordato, ha costruito negli anni un modello di accoglienza diffusa e integrata, fondato sulla collaborazione tra istituzioni, terzo settore e servizi socio-sanitari. Un modello oggi messo sotto pressione da politiche nazionali restrittive, ma che continua a rappresentare un riferimento, in particolare per l’accoglienza di minori e famiglie provenienti da aree di conflitto. In questo quadro si collocano anche le esperienze di evacuazione sanitaria (Medevac), che hanno consentito a bambini feriti o gravemente malati di essere curati negli ospedali toscani, e i progetti di cooperazione sanitaria internazionale, come gli ospedali da campo e i poliambulatori pediatrici pronti a intervenire nelle emergenze. Gaza: quando il trauma non è “post” Il cuore del convegno è stato dedicato alla riflessione clinica e psicosociale. Gli interventi degli psicologi e dei neuropsichiatri hanno messo in discussione categorie diagnostiche consolidate, a partire dal disturbo post-traumatico da stress. Nel caso palestinese – è stato più volte sottolineato – non esiste un “post”: il trauma è continuo, cumulativo, intergenerazionale. I bambini di Gaza non vivono un singolo evento traumatico, ma una sequenza ininterrotta di bombardamenti, lutti, sfollamenti, fame, perdita dei riferimenti materiali e simbolici. I sintomi – disturbi del sonno, regressioni, mutismo, iperattaccamento, anestesia emotiva – non possono essere letti come patologie individuali isolate, ma come risposte adattive a una violenza strutturale. Questa situazione ha influito e influisce anche sul linguaggio che, anche nei piccoli, ruota tutto attorno alla guerra. Bambini neonati che come prima parola, anziché “mamma” o “babbo” dicono “bomba”! Da qui la critica a un approccio esclusivamente individualistico e medicalizzante. La salute mentale, in questi contesti, è inseparabile dalla dimensione familiare, comunitaria e politica. Curare un bambino significa sostenere i genitori, ricostruire routine, offrire contenimento emotivo e restituire un minimo di senso e di continuità alla vita quotidiana. La famiglia come spazio di cura e di frattura Un tema trasversale a molti interventi è stato il ruolo della famiglia, colpita anch’essa dal trauma e spesso privata della possibilità di svolgere la propria funzione protettiva. Genitori stremati, padri resi impotenti dall’impossibilità di garantire sicurezza e futuro, madri sopraffatte dal dolore e dalla paura: tutto questo incide profondamente sul benessere dei bambini. È emersa con forza la necessità di interventi che vadano oltre la presa in carico del singolo minore e coinvolgano l’intero nucleo familiare. Senza questo sostegno, il rischio è la cronicizzazione del trauma e la sua trasmissione alle generazioni successive. In questo senso, le esperienze di lavoro con famiglie palestinesi accolte in Toscana mostrano come l’emersione della sofferenza possa avvenire anche a distanza di mesi dall’arrivo, quando la sicurezza fisica permette finalmente al dolore di manifestarsi. L’accoglienza, allora, non può limitarsi all’emergenza, ma deve essere pensata come un processo di lungo periodo. Testimoniare, non solo curare Particolarmente toccanti sono state le testimonianze dei professionisti palestinesi, che hanno intrecciato esperienza personale e competenza clinica. Il racconto di chi ha vissuto la guerra come padre e come psicologo ha reso evidente come, in certe situazioni, il confine tra ruolo professionale e dimensione umana si dissolva. Essere presenti, ascoltare, condividere un momento di normalità – anche solo attraverso un gesto, una musica, un silenzio – diventa parte integrante della cura. La clinica, in questo senso, si trasforma anche in un luogo di testimonianza: dare parola al dolore significa riconoscerlo, sottrarlo all’invisibilità, contrastare l’annientamento simbolico di un popolo. È stato sottolineato come il lavoro psicologico non possa essere neutrale. Ignorare le cause politiche e storiche della violenza equivale a rendere incomprensibile la sofferenza che si incontra nei servizi. Da qui la proposta di un approccio psicopolitico e culturalmente situato, capace di riconoscere il trauma collettivo e le specificità culturali, senza imporre modelli occidentali inadeguati. Molto interessante è stata la testimonianza e il confronto dello psicologo palestinese che, assieme ai medici italiani, ha permesso di approfondire la “psicologia islamica”, una disciplina che ha le proprie radici all’interno della cultura musulmana e della religione islamica. Fare rete, costruire futuro Il convegno ha mostrato l’importanza della rete: tra servizi sanitari, accoglienza, scuola, mediazione culturale, cooperazione internazionale. Nessun attore, da solo, può rispondere alla complessità di questi bisogni. Allo stesso tempo, è emersa la necessità di prendersi cura anche degli operatori, dei mediatori, di chi quotidianamente entra in contatto con storie di dolore estremo e rischia la traumatizzazione vicaria. In conclusione, Infanzia ferita ha restituito l’immagine di una sfida enorme ma non eludibile: riconoscere che la salute mentale dei bambini di Gaza – e di tutti i bambini colpiti dalla guerra – riguarda anche noi. Non solo come professionisti, ma come comunità. Curare, in questo contesto, significa resistere alla disumanizzazione, mantenere aperto uno spazio di dignità, e affermare che, anche nel cuore della devastazione, la vita dei bambini continua a contare: il bene psicologico non è accessorio ma primario e di questo va tenuto ancor conto ora che “la finta pace” ha fatto abbassare i riflettori su Gaza.   LOCANDINA . INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA PROGRAMMA PARTE 1. INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA PROGRAMMA PARTE 2. INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA Monia Monni - Assessora alla Sanità, al Diritto alla Salute e alle Politiche Sociali, Regione Toscana INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA Maria José Caldés Pinilla Direttrice del Centro di Salute Globale, Regione Toscana Consigliere comunale Firenze - Caterina Arciprete - AVS Consigliere comunale Firenze - Caterina Arciprete - AVS INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA Roberto Barbieri - Direttore Generale Oxfam Italia. INFANZIA FERITA. SALUTE MENTALE E SOSTEGNO ALLE VITTIME DI CONFLITTO: IL CASO DI GAZA Mohamed Tuaima Psicologo Psicoterapeuta e Presidente dell'Associazione SCH Gaza per la cura delle persone con disabilità nella Striscia di Gaza Mario Landi - Direttore UFC Salute Mentale dell'Infanzia e Adolescenza, Firenze, AUSL Toscana Centro. Mohamed Abushawish - Psicologo. Filippo Alderghi - Psicologo Psicoterapeuta UFC Salute Mentale dell'Infanzia e Adolescenza, AUSL Toscana Centro. Alberto Mascena - Psicologo e Referente dell'Area di Salute Mentale di PCRF-Italia. Alberto Mascena - Psicologo e Referente dell'Area di Salute Mentale di PCRF-Italia. Marianna Scollo Abeti - Psicologa Psicoterapeuta AOU Meyer IRCCS. Alberto Mascena - Psicologo e Referente dell'Area di Salute Mentale di PCRF-Italia. Foto Paolo Mazzinghi Paolo Mazzinghi
Povertà sanitaria e scarsa aderenza terapeutica: ricerche di Banco Farmaceutico e di Cittadinanzattiva
Il 12° “Rapporto sulla povertà sanitaria” elaborato dall’Osservatorio Povertà Sanitaria di Banco Farmaceutico e i risultati dalla “Indagine civica sull’aderenza terapeutica: un piano d’azione comune” di Cittadinanzattiva evidenziano molte problematiche e criticità. La povertà assoluta in Italia è in costante aumento: dal 6,2% delle famiglie nel 2014 all’8,4% nel 2024. E le famiglie povere spendono per la salute molto meno, in termini assoluti, delle altre famiglie (10,66 € mensili pro capite contro 67,97 €), ma anche in termini relativi: solo il 2,1% della loro spesa totale è destinata alla sanità, contro il 4,4% delle famiglie non povere. Le regioni in cui per diversi motivi (risorse disponibili, invecchiamento della popolazione, presenza di un grande contesto metropolitano) la spesa sanitaria mensile pro capite è più elevata (Valle d’Aosta, Liguria e Lazio) sono anche quelle in cui il gap di spesa tra poveri e non poveri è più alto (tra i 70 e gli 85 euro). Un gap leggermente più ridotto (60-70 euro) si ritrova in Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Umbria e Sicilia, dove la spesa sanitaria è lievemente più bassa rispetto alle regioni di testa. Esiste dunque una relazione stretta tra le due variabili, che ritroviamo anche nelle altre regioni. Unica eccezione, la Calabria, dove si registra un gap intermedio in presenza di una spesa sanitaria medio-bassa. È quanto si legge nel 12° Rapporto sulla povertà sanitaria a cura dell’Osservatorio Povertà Sanitaria di Banco Farmaceutico. Il SSN tutela la salute come diritto fondamentale. Per questo prevede l’esenzione dal ticket per alcune categorie (vedi Tabella 1), cui si aggiungono altre esenzioni per patologia o quelle introdotte da alcune regioni. “Si tratta di esenzioni parziali e, nel complesso – si sottolinea nel Rapporto – il SSN sembra mostrare un profilo regressivo: le famiglie più povere spendono meno sia in termini assoluti sia in proporzione. In particolare, tendono a limitarsi all’acquisto di farmaci, rinunciando ad altre prestazioni sanitarie (visite specialistiche, esami diagnostici ecc.), con potenziali effetti negativi sulla salute a lungo termine e il rischio di aumento della cronicizzazione delle patologie”. Le famiglie povere spendono, ogni mese, proporzionalmente di più in medicinali (58,6% vs il 39,6% delle famiglie non povere), ma molto meno in servizi dentistici (6,8% vs 22,6%) e in ausili sanitari (protesi, ausili per la mobilità, per la comunicazione ecc). Contrariamente a quanto atteso, la spesa per la prevenzione è leggermente superiore tra le famiglie povere rispetto a quelle non povere (15,6% vs 14,4%). Le famiglie povere limitano il numero di visite e accertamenti medici (24,3%) o si rivolgono a medici e centri diagnostici più economici (7%) in misura superiore rispetto alle famiglie non povere (rispettivamente 3,7% e 10,6%). Tale comportamento, evidentemente, non è ipotizzabile come frutto di libera scelta, ma come una strategia di adattamento a condizioni economiche sfavorevoli che spingono a sacrificare la salute per sostenere altre necessità. Particolarmente accentuata e drammatica è la distanza di spesa per servizi ambulatoriali dentistici. Chi ha limitato la spesa sanitaria mostra una distribuzione della spesa effettiva molto più concentrata sui medicinali (47,8% rispetto al 39,3% di chi non ha limitato la spesa – grafico 6). Per quanto riguarda le rimanenti spese, solo quelle odontoiatriche risultano lievemente superiori (21,7% vs 21,5%), mentre tutte le altre voci di spesa risultano compresse e, in particolare, i servizi per la prevenzione (11,5% vs 14,8%), dispositivi, ausili e articoli sanitari (10,9% vs 12,3%), riabilitazione (3,4% vs 5,2%) e servizi di long term care (1,7% vs 2,2%). Intanto, solo la metà dei cittadini, in cura per una o più patologie, segue le terapie in modo costante ed appropriato. L’altra metà si divide fra chi, in maniera preponderante, le salta raramente (35,6%) e chi occasionalmente (11,5%). Un residuo 1,5% non le segue con alcuna costanza. Il profilo dei pazienti “non aderenti” è rappresentato principalmente da persone fragili e anziane, con basso livello socio-culturale, spesso sole o comunque con scarso supporto familiare. A pesare sulla non aderenza contribuisce molto anche la comorbidità, ossia la presenza di due o più patologie. Sono questi alcuni dei risultati che emergono dalla Indagine civica sull’aderenza terapeutica: un piano d’azione comune di Cittadinanzattiva. La quota più ampia di pazienti intervistati (38%) interpreta l’aderenza come rispetto puntuale delle indicazioni mediche, il 18% come un fattore di consapevolezza e responsabilità personale, mentre il 15% come conseguenza diretta della relazione medico-paziente, basata su dialogo, fiducia, confronto e collaborazione. Fra le motivazioni che portano a non seguire la terapia prevalgono, a detta dei pazienti, aspetti psicologici e percettivi: il (28,3%) soffre la sensazione di dipendenza dal farmaco, mentre la pigrizia o mancanza di motivazione (20,8%) e la percezione di non essere in pericolo reale (20,2%) contribuiscono a una riduzione dell’aderenza. Interessante il profilo dei pazienti “non aderenti” fornito dai Presidenti delle associazioni: quasi il 73% di questi ultimi afferma che sono maggiormente a rischio le persone fragili e anziane, quelle con basso livello socio-culturale (58,3%), chi vive in condizione di solitudine e di scarso supporto familiare (54,2%), a conferma del ruolo cruciale della rete sociale nel sostenere la gestione quotidiana della terapia. Rilevante anche la quota (45,8%) di chi sostiene che i pazienti con comorbidità siano quelli più a rischio. Anche i professionisti intervistati confermano in gran parte le caratteristiche del paziente a maggior rischio di non aderenza: con percentuali superiori al 70%, lo individuano nelle persone sole o anziane, poco meno (con percentuali intorno al 65%) in soggetti con basso livello socio-culturale. La presenza di due o più patologie risulta essere un fattore importante ma meno rilevante degli altri rispetto al rischio di non seguire correttamente le terapie: ad indicarla è circa un terzo del campione dei medici di medicina generale e degli infermieri, oltre la metà dei farmacisti ospedalieri e degli specialisti. Cosa manca per una maggiore aderenza terapeutica? Fra le priorità indicate dai Presidenti delle Associazioni, emerge sicuramente il rafforzamento della comunicazione medico-paziente (22%), il coinvolgimento strutturato delle Associazioni nei percorsi assistenziali (18%), la necessità di educazione terapeutica e informazione capillare (16%), il bisogno di formazione e supporto ai caregiver e ai volontari (12%), riconosciuti come attori centrali nei percorsi di aderenza. Anche i cittadini, al fine di migliorare l’aderenza terapeutica, chiedono prima di tutto più dialogo con il medico curante (36,1%) e un maggiore supporto pratico, sia digitale sia analogico (35,6%). Un altro quarto dei rispondenti manifesta il bisogno di confronto con altri pazienti (26,1%) e di un maggiore coinvolgimento di altri professionisti sanitari — infermieri, farmacisti, operatori di prossimità (25,2%), vedere miglioramenti tangibili (24,9%). Il bisogno di un supporto motivazionale è indicato dal 19,9%. I pazienti chiedono dunque un supporto personalizzato, che combini: una relazione più stretta e continua con il medico; strumenti concreti per la gestione quotidiana; un accompagnamento motivazionale e relazionale non necessariamente clinico. «L’aderenza terapeutica è un fenomeno complesso e multifattoriale e, in quanto tale, necessita di interventi personalizzati e allo stesso tempo strutturali per garantire l’efficacia delle cure e quindi la qualità di vita dei pazienti. Interventi che consentirebbero di contenere le spese economiche derivanti dalla scarsa aderenza alle terapie, stimate in circa 2 miliardi di euro l’anno per il Servizio Sanitario Nazionale – sottolinea Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva – Quanto e come il cittadino segua con costanza le terapie, siano esse farmacologiche e non, è condizionato da numerosi fattori, di carattere anagrafico, sociale, economico, di stili di vita, e dunque – accanto ad interventi di sistema finalizzati a integrare un modello di rete coordinato, di prossimità, supportato da strumenti digitali e capacità organizzativa – occorre puntare molto sul tempo che i professionisti possono dedicare al paziente e ai suoi caregiver». FONTI INFORMATIVE * rapporto sulla Povertà Sanitaria * ricerca di Cittadinanzattiva Giovanni Caprio
A difesa del diritto alla salute e della Sanità pubblica siciliana. È tempo di dire basta!
Era il 2008 quando Cuffaro veniva condannato in primo grado per favoreggiamento aggravato con Cosa Nostra. Recluso nel carcere romano di Rebibbia dal 22 gennaio 2011 è stato scarcerato il 13 dicembre 2015. Oggi, a distanza di quasi 10 anni dalla scarcerazione, ritorna sulla sanità siciliana l’ombra della gestione clientelare […] L'articolo A difesa del diritto alla salute e della Sanità pubblica siciliana. È tempo di dire basta! su Contropiano.
Aversa (CE). Vigilare per tutelare il diritto alla salute
La ‘Petizione malati e derubati in Campania’ segue con grande preoccupazione le vicende che si stanno susseguendo al Distretto Sanitario 17-19 di Aversa, la chiusura e lo spostamento presso il Distretto di Trentola di attività assistenziali importanti, la chiusura dell’ambulatorio infermieristico che ha prodotto tantissime prestazioni (chiusura prevista per il […] L'articolo Aversa (CE). Vigilare per tutelare il diritto alla salute su Contropiano.
[2025-09-19] Assemblea Pubblica - sull'esplosione in Via dei Gordiani @ Piazza San Gerardo Maiella
ASSEMBLEA PUBBLICA - SULL'ESPLOSIONE IN VIA DEI GORDIANI Piazza San Gerardo Maiella - Via Romolo Balzani, 74, 00177 Roma RM, Italia (venerdì, 19 settembre 17:30) Sono passati due mesi dalla tragedia annunciata di via dei Gordiani, che ha visto la morte di un lavoratore del distributore di benzina, decine di feriti, la devastazione della scuola Balzani e di tantissime case nel quartiere. Fin da subito si è attivata una mobilitazione dal basso, promossa da una vasta rete di genitori, abitanti, lavoratrici e lavoratori della scuola, comitati, spazi sociali e solidali del quadrante Est di Roma. Nel giro di poche settimane si sono susseguite assemblee, cortei, presidi che hanno messo al centro la critica a un modello di città centrato sugli interessi privati e non sul bene pubblico, tutte e tutti insieme abbiamo ottenuto i primi risultati: lo stanziamento di un fondo speciale per la ricostruzione della scuola, la presa di posizione di diversi esponenti istituzionali a sostegno dello spostamento dei siti industriali, l'avvio di un tavolo di confronto in Campidoglio. Tutto questo, nonostante l'assenza pesante della Regione Lazio che ha in capo la responsabilità politica della delocalizzazione e della bonifica dell'area. A distanza di un mese dall'incontro in comune, torniamo in piazza con una nuova assemblea pubblica che faccia il punto della situazione a partire dalle necessità delle cittadine e dei cittadini, e dal confronto con le istituzioni tutte. Questi i temi che discuteremo pubblicamente: 1. Tempi, modi e obiettivi della bonifica dell'area e risultati del monitoraggio del suolo e dell'aria 1. Delocalizzazione dei siti industriali e del distributore GPL 2. Tempistiche riguardanti i lavori di ristrutturazione della Scuola Balzani 3. Risarcimenti per i danni alle case e alle strutture pubbliche 4. Mappatura delle ulteriori criticità presenti sul territorio ASSEMBLEA PUBBLICA - VENERDI' 19 SETTEMBRE - ORE 17:30 - PIAZZA SAN GERARDO MAIELLA Villa De Sanctis - Casilino 23 Con la presenza delle istituzioni, per continuare la mobilitazione (in caso di pioggia l'incontro si svolgerà a Casale Garibaldi) RETE TERRITORIALE 4 LUGLIO
[2025-09-13] Marco Cavallo arriva al CPR di Ponte Galeria - Assemblea pubblica di preparazione @ Centro Socio-Culturale Ararat
MARCO CAVALLO ARRIVA AL CPR DI PONTE GALERIA - ASSEMBLEA PUBBLICA DI PREPARAZIONE Centro Socio-Culturale Ararat - Largo Dino Frisullo, Mattatoio, Roma (sabato, 13 settembre 18:00) Sabato 13 settembre ore 18 presso il Centro socio culturale Ararat (largo Dino Frisullo - Ostiense/Piramide) Assemblea pubblica verso la manifestazione contro il CPR di Ponte Galeria. 📢 Come Rete romana Stop CPR invitiamo tutta la città antirazzista a promuovere una manifestazione importante, lanciata dal Forum Salute Mentale, che si terrà la mattina di sabato 27 settembre davanti al CPR di Ponte Galeria e nel pomeriggio dello stesso giorno all'Ospedale Grassi di Ostia. 🐎 Si tratta della tappa romana del percorso lanciato dal Forum, inserito nella campagna nazionale #180 Bene Comune, che consiste nel portare l'opera Marco Cavallo di Basaglia davanti ai CPR di tutta Italia per denunciarne le gravi condizioni sanitarie e come la medicina venga strumentalizzata per nuocere gravemente alla salute delle persone detenute, un'ulteriore vergogna che questi luoghi di morte si portano appresso. 👉Chiamiamo quindi collettivi, associazioni, ong, reti, singolə a incontrarci sabato 13 settembre al Centro Socio culturale Ararat - largo Dino Frisullo - alle 18 per una grande assemblea pubblica che si aprirà con la presentazione dell'ultimo numero di Controfuoco, la rivista di Meltingpot Europa dedicato al tema della detenzione come momento di avvicinamento e costruzione della manifestazione del 27 settembre. La libertà di movimento non si arresta.
Strage ferroviaria di Brandizzo: adesso giustizia!
A due anni dalla strage ferroviaria a Brandizzo, Medicina Democratica aderisce all’iniziativa dei sindacati di base, sabato 30 agosto 2025, dalle ore 14.00 davanti alla Stazione ferroviaria: non solo per non dimenticare, ma anche per chiedere un procedimento giudiziario rigoroso, rapido e che faccia emergere tutte le responsabilità.  “Aderiamo all’iniziativa dei sindacati di base di sabato 30 agosto, ore 14 , davanti alla stazione ferroviaria di Brandizzo (TO), non solo per non dimenticare la strage avvenuta esattamente due anni fa e costata la vita a 5 lavoratori, ma anche e soprattutto per chiedere un procedimento giudiziario rigoroso e rapido, che faccia emergere tutte le responsabilità”, ha dichiarato Marco Caldiroli, Presidente di Medicina Democratica ETS. “Oltre al dovuto ricordo dei lavoratori uccisi da una organizzazione del lavoro criminale – ha aggiunto Caldiroli – sosteniamo qui e altrove ogni iniziativa per l’affermazione del diritto alla salute e alla sicurezza in tutti i luoghi di lavoro”. L’indagine per la strage di Brandizzo è stata chiusa a luglio 2025 con il rinvio a giudizio di 24 persone lungo tutta la filiera, dal committente RFI, alle imprese appaltatrici, per cui si attende un processo in tempi rapidi; c‘è però una lunga catena di eventi che hanno interessato i luoghi di lavoro ferroviari con effetti disastrosi sia nei confronti dei lavoratori così come degli utenti, come a Pioltello (MI) 25 gennaio 2018, che costò la vita a due passeggeri, e/o dei residenti come a Viareggio, 29 giugno 2009, con 32 morti e un centinaio di feriti, ma non sempre si è arrivati a una giustizia. Oltre alla ricorrenza della strage di Brandizzo, occorre ricordare che pochi giorni fa sono state depositate le motivazioni della sentenza per il disastro di Pioltello, in cui i vertici di Rete Ferroviaria Italiana sono stati incredibilmente assolti perché “non potevano sapere” del giunto della rotaia in pessime condizioni, scaricando ogni colpa sul responsabile locale della manutenzione. “Le motivazioni assolutorie non appaiono condivisibili, perché negano il ruolo di garanzia dei datori di lavoro e dei dirigenti, responsabili delle politiche manutentive, scaricando sull’ultima ruota della gerarchia aziendale tutte le responsabilità,” ha sottolineato Marco Caldiroli. “Ma la catena di eventi che ha determinato il disastro di Pioltello – ha aggiunto – è simile, anche nella distribuzione delle responsabilità, a quella di Viareggio, dove, anche se non siamo alla sentenza finale, le responsabilità dei vertici delle singole aziende coinvolte sono state riconosciute. Nel caso di Viareggio, inoltre, vi è da segnalare che Medicina Democratica come altre parti civili associative sono state estromesse dalla Cassazione dal processo nella sua parte finale, dopo aver seguito tutte le udienze, con un danno economico importante per le spese legali sostenute. Sul nostro sito www.medicinademocratica.org sono indicate le modalità per sostenerci per continuare la nostra azione anche in sede giudiziaria”. L’iniziativa per Brandizzo è promossa da Assemblea Nazionale Lavoratori Manutenzione, Assemblea Nazionale PDM & PDB, CUB Trasporti, COBAS; SGB, USB con il sostegno Associazioni Familiari Viareggio “Il mondo che vorrei”, Coordinamento 12 ottobre; Cassa di solidarietà tra ferrovieri; CUB Piemonte, Medicina Democratica Piemonte, FGC, redazioni di Ancora in Marcia e Cub Rail. Medicina Democratica
[2025-07-09] Non è stato un caso - Assemblea Pubblica davanti alla Scuola Balzani @ Scuola Balzani
NON È STATO UN CASO - ASSEMBLEA PUBBLICA DAVANTI ALLA SCUOLA BALZANI Scuola Balzani - Via Romolo Balzani, 55, 00177 Roma RM, Italia (mercoledì, 9 luglio 18:00) Per troppo tempo, come Comitato dei Genitori della Balzani, abbiamo denunciato i rischi di un sito produttivo come quello della MCR Metalli e dell’impianto GPL a ridosso della scuola. Non siamo stati ascoltati. Le nostre preoccupazioni sono state ignorate, le nostre richieste si sono perse nei meandri di una burocrazia indifferente. L’incendio di venerdì 4 luglio è la prova drammatica che avevamo ragione. Un bilancio pesantissimo che per puro caso non si è trasformato in una strage. È la conseguenza diretta di una scelta precisa: quella di privilegiare la logica industriale a discapito del diritto alla salute e alla sicurezza, specialmente dei più piccoli. Non si tratta di un incidente, ma del risultato di decisioni che non hanno mai messo al primo posto il benessere delle persone e la qualità della vita del territorio. Di fronte alla scuola ferita, a un Quartiere duramente colpito, la nostra pazienza è finita. Come Comitato dei Genitori, non ci accontentiamo più di rassicurazioni. Pretendiamo un cambio di rotta immediato e garanzie reali, non più promesse: la messa in sicurezza e la bonifica della zona, lo spostamento definitivo delle attività industriali, il ripristino nel più breve tempo possibile della funzionalità della scuola. Annunciamo un’assemblea il 9 luglio davanti alla scuola, in via Romolo Balzani 55 alle ore 18 per rilanciare, insieme agli abitanti del quartiere e alle reti sociali, il tema di una visione diversa del territorio e degli spazi pubblici.
SOS Mediterranee: il diritto alla salute affonda nel Mediterraneo
Chi sopravvive alla traversata nel Mar Mediterraneo arriva a bordo delle navi di salvataggio quasi sempre in condizioni critiche: disidratazione, ustioni da carburante, traumi fisici e psicologici.    Quando si parla di soccorso in mare c’è un tema che difficilmente assume rilevanza: le condizioni mediche dei sopravvissuti. Coloro che riescono ad arrivare vivi su una nave di soccorso o sulla terraferma sono quasi sempre in condizioni psico-fisiche precarie, e hanno bisogno di cure mediche. Per questo SOS MEDITERRANEE ha elaborato il dossier “Curati con umanità” incentrato proprio su questo tema, e lanciato la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi  “Anche questo è un salvagente”, in riferimento a tutti i dispositivi medici forniti dall’equipaggio ai naufraghi. Quello che si legge nel report è preoccupante: la maggior parte delle persone soccorse non ha mai ricevuto alcuna cura cure medica nel proprio Paese d’origine; chi parte sano per il viaggio verso l’Europa con tutta probabilità si ammala nei centri di detenzione in Libia o durante la traversata del deserto o del mare.   Nel solo 2024, su 1.948 persone salvate dalla Ocean Viking, il team (composto da un medical team leader, un medico, un’ostetrica e un infermiere) ha effettuato ben 1.357 consultazioni mediche. Una volta a bordo della nave, la maggior parte delle persone soccorse riceve qualche tipo di diagnosi e molto spesso anche più di una, a volte per malattie croniche mai curate, a volte per malattie contratte nei centri di detenzione e altre per le problematiche insorte durante la traversata (ustioni da carburante, ipotermia, disidratazione).  Nel dossier elaborato da SOS MEDITERRANEE si leggono storie raccolte negli anni dal team della nave Aquarius prima e della Ocean Viking poi, come quella di Jane, che ha raccontato di sentire ancora dolore alla pancia per aver subito violenza da più uomini contemporaneamente in Libia.  “La maggior parte delle persone che soccorriamo – spiega Valeria Taurino, direttrice generale di SOS MEDITERRANEE Italia – presenta problematiche relative alla salute fisica o psichica e per la prima volta sulla Ocean Viking riceve assistenza medica. La nostra nave è attrezzata per far fronte a tutte le emergenze, ma in ben 30 casi nello scorso anno si sono resi necessari dei MEDEVAC, ovvero delle evacuazioni d’urgenza per condizioni di salute troppo complesse. Ho visto con i miei occhi una bambina di 11 mesi con la scabbia, malattia che spesso si contrae nei centri di detenzione per le condizioni igieniche insufficienti. Se ce ne fosse ancora bisogno, questo report ci racconta una realtà fatta di sofferenze, violenze e privazioni che l’Europa finge di non vedere.  Il diritto alla salute è universalmente riconosciuto come diritto inviolabile di ogni essere umano: come si possono considerare sicuri Paesi in cui questo diritto non è garantito neanche per i bambini?”. “Anche questo è un salvagente”: aiutaci a salvare i naufraghi dal mare ma anche dalle ferite della fuga DONA ORA Redazione Italia