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Nessuno comanda nessuno, ma Deliveroo sì
A marzo 2026 la Procura di Milano ha disposto il commissariamento del ramo italiano di Deliveroo per caporalato. Ventimila rider in tutto il paese, tremila solo a Milano. L’algoritmo assegna gli ordini, gestisce i rating, attiva e disattiva gli account. Nessun caporale in carne e ossa: solo un sistema che funziona esattamente come progettato. La risposta dei lavoratori è arrivata pochi giorni prima: il 14 marzo 2026, migliaia di rider sono scesi in piazza in oltre 30 città italiane, con lo slogan «Si lavora per vivere, non per sopravvivere». La mobilitazione, organizzata da Nidil Cgil, chiedeva l’applicazione del CCNL Merci e Logistica: ferie, malattia, infortuni, tredicesima. A Bologna, la Cgil aveva già aperto a marzo 2025 “Casa Rider”, uno spazio di supporto e organizzazione in collaborazione con Arci e Caritas. Il movimento esiste, si organizza, ottiene risultati parziali. Ma la domanda che questo articolo pone è più radicale: anche se tutte quelle battaglie contrattuali vincessero, il problema di fondo sarebbe risolto? La risposta è no. E per capire perché bisogna capire cos’è davvero il comando. IL COMANDO NON HA BISOGNO DI UN PADRONE Siamo abituati a pensare il comando come qualcosa che qualcuno esercita su qualcun altro. Il capo che ordina. Il poliziotto che minaccia. Il proprietario che sfratta. Il dominio, in questa versione, richiede un agente: qualcuno che vuole, decide, impone. > Deliveroo non funziona così. L’algoritmo non vuole nulla. Non ti odia. Non ti > sfrutta per piacere. Applica criteri pubblici, trasparenti, identici per > tutti: tasso di accettazione degli ordini, puntualità, valutazioni dei > clienti. Se scendi sotto la soglia, vieni deattivato. Nessuna discrezionalità. > Nessun arbitrio. Nessun padrone. Eppure il commissariamento è arrivato. Perché la struttura del rapporto — indipendentemente dalla buona o cattiva volontà di chiunque — produce sfruttamento. Come? Il comando strutturale esiste quando un’istituzione pone una persona nella posizione di determinare se un’altra conserva accesso alle condizioni di sopravvivenza. Non serve che qualcuno emetta ordini. Serve solo che rifiutare i termini significhi perdere ciò di cui hai bisogno per continuare a esistere. TRE CONDIZIONI, UNA STRUTTURA Per diagnosticare il comando strutturale bastano tre domande. Prima: il rider dipende dalla piattaforma per accedere a un reddito senza il quale non può sopravvivere? Sì. Come documenta il Dossier Rider 2025 di Nidil Cgil, basato su circa 500 questionari in quattro lingue, la maggior parte dei rider lavora sei o sette giorni a settimana, otto-dieci ore al giorno. Non è un lavoretto. È l’unica fonte di reddito — e per il 91,7% dei casi si tratta di uomini giovani, in larga parte migranti, senza alternative nel mercato del lavoro regolare. Seconda: la piattaforma si appropria di valore da questa dipendenza — valore che estrae precisamente perché il rider non può rifiutare credibilmente? Sì. Deliveroo trattiene dal 20% al 30% su ogni ordine. Il rider sopporta tutti i rischi — meteo, traffico, infortuni, assenza di tutele — mentre la piattaforma incassa la commissione. La commissione è estraibile perché chi la paga non ha alternative. Terza: il rischio di perdere tutto — reddito, accesso alla piattaforma, la possibilità stessa di lavorare — è asimmetricamente concentrato sul rider e funziona come meccanismo strutturale di compliance? Sì. Secondo i dati della Procura di Milano, il 73% dei rider monitorati guadagnava meno della soglia di povertà — con uno scarto medio di oltre 7.000 euro annui dal minimo necessario. La deattivazione dell’account è il licenziamento senza preavviso, senza appello, senza indennità. Il rider non può imporre costi equivalenti alla piattaforma. TRE CONDIZIONI, TUTTE SODDISFATTE. COMANDO STRUTTURALE Perché le riforme contrattuali non bastano La risposta istituzionale si è concentrata sul contratto: riconoscere la subordinazione, applicare il CCNL Logistica, garantire ferie e malattia. Il Tribunale di Milano lo ha stabilito nel 2023. La direttiva europea 2024/283 va nella stessa direzione. Nidil Cgil lo chiede da anni, con dati e vertenze. Queste battaglie sono giuste e necessarie. Ma non toccano la radice del problema. Un rider con contratto subordinato, ferie pagate e malattia garantita è ancora in una relazione di comando strutturale se non può rifiutare i termini del rapporto senza perdere il reddito da cui dipende la sua sopravvivenza. Hai migliorato le condizioni della resa. Non hai eliminato la struttura che la rende necessaria. Glovo lo ha dimostrato a modo suo: dal maggio 2025 ha introdotto il free-login, eliminando la prenotazione dei turni. Più rider connessi contemporaneamente, meno consegne per ciascuno, meno guadagno. Più «libertà», più comando. L’innovazione contrattuale viene costantemente aggirata quando la struttura di potere sottostante resta intatta. IL RIFIUTO SOPRAVVIVIBILE La domanda che il movimento dovrebbe porre non è solo «quanto pagate i rider?» ma «il rider può rifiutare senza essere distrutto?» Il rifiuto sopravvivibile non significa rifiuto comodo. Uscire da un rapporto di lavoro ha sempre costi. Non si tratta di eliminarli. Si tratta di garantire che non superino la soglia oltre la quale la persona non è più in grado di ricostruirsi: di cercare alternative, di deliberare, di agire come qualcuno che sceglie invece che come qualcuno che sopravvive. Quando quasi tre quarti dei rider monitorati guadagnano meno della soglia di povertà, il rifiuto non è sopravvivibile. Non perché Deliveroo sia particolarmente crudele, ma perché il mercato del lavoro italiano nel 2026 non offre alternative reali a chi è già ai margini. Questo è il punto che le battaglie contrattuali, da sole, non possono raggiungere. Il contratto regola i termini del rapporto. Il rifiuto sopravvivibile richiede le condizioni materiali esterne al rapporto: un reddito di base incondizionato, una rete di sicurezza che non si smonta appena smetti di «collaborare». Non per rendere i lavoratori capricciosi. Per rendere la loro partecipazione al mercato genuinamente volontaria. L’ALGORITMO COME FORMA DI DOMINIO SENZA DOMINATORI C’è qualcosa di politicamente rilevante nel fatto che Deliveroo sia stata commissariata per caporalato senza che ci sia un caporale identificabile. I manager non odiano i rider. I clienti non stanno consapevolmente partecipando a uno schema di sfruttamento. L’algoritmo non ha intenzioni. > Questo è esattamente ciò che rende il comando strutturale più difficile da > combattere del comando personale. Quando c’è un padrone, puoi organizzarti > contro il padrone. Quando c’è una struttura, devi organizzarti contro la > struttura — e la struttura non si vede, non si incontra in assemblea, non > firma contratti. Il commissariamento di Deliveroo è una vittoria legale. Ma la struttura sopravviverà al commissariamento, come ha sopravvissuto alle sentenze, alle direttive europee, ai codici etici. Perché la struttura non è nei contratti. È nella posizione relativa di chi può permettersi di aspettare e di chi non può. COSA SIGNIFICA LOTTARE CONTRO IL COMANDO STRUTTURALE Per i rider questo significa tre cose concrete che si possono portare avanti insieme: continuare le battaglie contrattuali per il riconoscimento della subordinazione — Nidil Cgil e i collettivi rider stanno facendo un lavoro essenziale; costruire potere collettivo capace di rendere la deattivazione individuale non-sopravvivibile per le piattaforme (reti mutualistiche, casse di resistenza, coordinamenti tra lavoratori come quelli che si stanno sviluppando a Bologna e in altre città); e spingere per le condizioni materiali esterne al rapporto di lavoro — reddito incondizionato, welfare universale — che rendono il rifiuto un’opzione reale. Le prime due sono battaglie di movimento. La terza è una battaglia di sistema. Tutte e tre sono necessarie, perché il comando strutturale si riproduce finché non vengono eliminate le condizioni che lo rendono possibile — non solo i suoi effetti più visibili. Deliveroo può essere commissariata. La struttura che l’ha resa possibile è ancora lì, e produce già il prossimo Deliveroo. Tommaso Biagi è ricercatore indipendente in filosofia morale e politica analitica. Lavora sul framework dell’Anarchismo del Limite, che sviluppa i concetti di Non-Comando, Comando Strutturale ed Equifelicità. Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Nessuno comanda nessuno, ma Deliveroo sì proviene da DINAMOpress.
June 9, 2026
DINAMOpress
Tassazione delle grandi fortune: non “patrimoniale”, solo buon senso – di Andrea Fumagalli
La raccolta delle firme a favore di una proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo “Imposta sui grandi patrimoni” (che avevamo già presentato qui lo scorso 10 maggio) si fonda sui principi costituzionali di capacità contributiva (art. 53, primo comma, Costituzione); progressività del sistema tributario (art. 53, secondo comma, Costituzione); eguaglianza sostanziale (art. [...]
June 8, 2026
Effimera
Contro lo sfruttamento lavorativo sono necessarie le lotte e le alleanze sociali – di Gennaro Avallone
Sappiamo tutto Sappiamo tutto su sfruttamento lavorativo, caporalato e sistemi generalizzati di intermediazione. Sappiamo tutto sulle filiere agricole, sul modo in cui funzionano e sui meccanismi di potere che le governano. Sappiamo anche come si produce l'irregolarità tanto salariale e contributiva (con il lavoro grigio e nero) quanto quella amministrativa (ad esempio, con le [...]
June 6, 2026
Effimera
United we bargain – Festival del sindacalismo conflittuale
Giovedì 4 e venerdì 5 giugno si terrà a Roma, presso il Casale Garibaldi autogestito a via Romolo Balzani 87, il Festival del sindacalismo conflittuale “United we bargain”. L’iniziativa, organizzata dai sindacati di base Clap – Camere del lavoro autonomo e precario e dalla Confederazione Cobas, vuole interrogarsi sulle sfide che le organizzazioni di lavoratori e lavoratrici devono affrontare nel contesto attuale. Riportiamo di seguito il testo introduttivo della due giorni e il programma degli eventi. I venti di guerra soffiano sempre più forti: l’Occidente globale – maschio, bianco e proprietario – ha deciso di rompere ogni mediazione per costruire un nuovo ordine mondiale fondato esplicitamente sul dominio di potenza e sulla crescente disparità di ricchezza e di diritti. Il “regime di guerra” monopolizza le risorse, le investe nella macchina bellica e in quella del genocidio palestinese, a discapito del welfare, dei salari, dei diritti, delle libertà conquistate in un secolo di lotte globali. I venti di guerra soffiano sempre più forti: l’Occidente globale – maschio, bianco e proprietario – ha deciso di rompere ogni mediazione per costruire un nuovo ordine mondiale fondato esplicitamente sul dominio di potenza e sulla crescente disparità di ricchezza e di diritti. Il “regime di guerra” monopolizza le risorse, le investe nella macchina bellica e in quella del genocidio palestinese, a discapito del welfare, dei salari, dei diritti, delle libertà conquistate in un secolo di lotte globali. Davanti a queste sfide epocali esiste uno spazio per una nuova idea di sindacato? Quali strumenti organizzativi, comunicativi e mutualistici all’altezza delle trasformazioni dei modelli produttivi e della forza lavoro contemporanea? Come costruire inchiesta e intervento in un’ottica di convergenza e di ricomposizione sociale e politica? Saranno queste le domande, complicate e ambiziose, che discuteremo pubblicamente giovedì 4, venerdì 5 giugno nel primo festival costruito insieme dalla Confederazione Cobas e dalle CLAP, United we bergain, che presenterà il patto federativo tra le due organizzazioni sindacali, collocato all’interno del più ampio quadro di convergenza nazionale della Rete Intersindacale. Una scommessa controcorrente, di chi intende farsi “infrastruttura di classe” per contribuire a un modello di sindacalismo sociale unitario, radicale, moltitudinario, oltre le identità e le piccole patrie. Per tornare a far male ai padroni, di oggi e di domani. Due giornate di dibattiti, teatro, musica, reading, cibo e tanto altro. Vi aspettiamo! PROGRAMMA  Giovedì 4 giugno  H 18:00 Dibattito: La scommessa della convergenza: quale rappresentanza sindacale nel Paese della precarietà? La situazione salariale in Italia, oramai impantanata dentro una trentennale stagnazione, rischia il tracollo sotto i colpi della crisi bellica globale e della spirale inflattiva. La contrattazione di primo livello vive da tempo una profonda crisi di efficacia, figlia soprattutto delle politiche concertative che per troppi anni hanno subordinato le lotte sul salario alle compatibilità politiche e di mercato. Salario minimo legale, settimana corta e riduzione dell’orario a parità di salario, forme di indicizzazione, tutela della rappresentanza e del pluralismo sindacale: questi sono i temi decisivi, per noi inaggirabili, che vorremmo discutere insieme alle organizzazione sindacali e alle forze politiche di opposizione. Le CLAP e la Confederazione Cobas in dialogo con: * Elisabetta Piccolotti (AVS) * Antonio Caso (M5S) * Alfredo D’Attore (PD) * Luca Dall’Agnol (ADL Cobas – Rete Intersindacale) * Matteo Maserati (Sial Cobas – Rete Intersindacale) * Luca Scacchi (FLC-CGIL)  H 20:00 Cena sociale – a cura di Casale Garibaldi  H 21:30 Spettacolo teatrale: Barillette Cosmico – Maradona Pedagogista di e con Christian Raimo. Disegno luci Matteo Ziglio, produzione Gruppo della Creta Qual è il gol più bello della storia del calcio? Molti forse risponderebbero quello di Diego Armando Maradona durante i mondiali del 1986 contro l’Inghilterra. Maradona scarta mezza squadra e infila in rete, raddoppiando il vantaggio dopo il gol con “la mano di Dio”. Ma quel gol non è solo un gesto atletico e artistico, è anche una grande lezione sull’origine del talento e sul senso dell’educazione. È Maradona stesso a spiegarlo. E siamo noi a poter seguire il suo commento, ripercorrendo la storia dell’Argentina, prima e durante e dopo la dittatura, e capendo insieme quanto ogni capolavoro come ogni riscatto nasca dalla dedizione e dal coraggio. Venerdì 5 giugno H 17:00 Reading: L come Luana – Tributo a Luana D’Orazio di e con Ugo De Vita ed Emma Marrazzo Poemetto in versi e prose che racconta la tragica vicenda di Luana D’Orazio, morta sul lavoro a poco più di vent’anni il 3 maggio 2021 in un’orditura a Montemurlo nella quale era apprendista. “Elle come Luana” è divenuto l’evento di teatro civile più importante della stagione teatrale. La semplicità della testimonianza di Emma Marrazzo e la accurata documentazione ha trovato riscontro negli oltre millecinquecento spettatori che dal 19 Febbraio in sale e teatri, come alla Camera e al Senato, hanno lungamente applaudito, commossi. Un tempo unico di poco meno di cinquanta minuti introdotti dalla testimonianza di Emma Marrazzo che ha collaborato alla stesura del testo che poi affida alla voce dell’interprete. La forma é quella tradizionale dell’Oratorio in musica, versi e prosa. Si avvertono “rumori” quelli della macchina tessile, sibilanti e sinistri, rumori che graffiano quando accostati al racconto. De Vita é poi voce familiare, voce che il poeta Mario Luzi nella sua prefazione a “lezioni di teatro” aveva definito così: “(…) voce che non esibisce nulla ma dal nulla é attratta. Voce che somiglia a tutte le voci e a nessuna. Voce di nessuno di noi”. Ugo De Vita (Roma, 1961) autore, attore, doppiatore, docente universitario. Ha lavorato per la TV, per il cinema e il teatro, compresi anche altri spettacoli di impegno civile. Emma Marrazzo è la madre di Luana D’Orazio.  H 19:00 Assemblea: Povero lavoro! Rompere la catena degli appalti, invertire la rotta delle esternalizzazioni In questi giorni in cui l’ennesima rappresentazione fiabesca del “Salario Giusto” irrompe su tutti i teatri mediatici, le vertenze che abbiamo animato in questi ultimi anni ci restituiscono una verità diversa, denunciando il sistema delle filiere degli appalti che costruisce carriere scintillanti per dirigenti pubblici e privati sulle spalle di lavoratrici e lavoratori, stretti tra salari iniqui e condizioni di estrema precarietà. Ragioniamo insieme intorno a una campagna di nuova ripubblicizzazione del welfare e dei servizi in appalto, verso lo sciopero del settore il prossimo 12 giugno.  H 20:30 Cena sociale – a cura di Casale Garibaldi Tappeto musicale e convivialità Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. 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June 4, 2026
DINAMOpress
Quando il lavoratore o la lavoratrice sono in vacanza – di Alessandro Villari
Pubblichiamo un articolo di Alessandro Villari sull’ennesimo tentativo di dare un definitivo colpo di spugna a tutte quelle cause con cui i lavoratori denunciano un salario inferiore al minimo costituzionale  (benché previsto da contratti collettivi sottoscritti anche dai sindacati confederali). Come scrive anche l’Associazione Comma 2: “Il lupo perde il pelo ma non il [...]
June 3, 2026
Effimera
Osservatorio economia e lavoro, CGIL Rimini
IRES Emilia-Romagna e CGIL Rimini hanno presentato i dati del 14° rapporto sull’economia ed il lavoro in provincia di Rimini | In provincia di Rimini è presente una popolazione che invecchia e che fa sempre meno figli; un’economia in rallentamento; il lavoro con numeri positivi in superficie; accessi in aumento alla Caritas. IRES Emilia-Romagna (Istituto Ricerche Economico Sociali) ha presentato in Sala Pironi i dati del 14° rapporto sull’economia ed il lavoro in provincia di Rimini. I dati della ricerca, commissionata da CGIL Rimini, sono stati illustrati da Valerio Vanelli (Ricercatore IRES). Alla presentazione ha assistito e portato i saluti dell’Amministrazione comunale di Rimini l’Assessora Francesca Mattei, che tra le deleghe ha anche quella al Patto per il clima e il lavoro e alle Politiche giovanili. Gli ambiti di approfondimento dell’Osservatorio IRES per la provincia di Rimini La ricerca – condotta da Valerio Vanelli con un’appendice statistica a cura di Federica Benni – si suddivide in 4 macro capitoli, che affrontano per la provincia di Rimini: la struttura e le dinamiche demografiche, le dinamiche economiche e d’impresa, il mercato del lavoro ed il benessere sociale, l’ambiente ed il territorio. Demografia: denatalità e invecchiamento preoccupano | Al 1° gennaio 2025, la provincia conta 341.844 residenti, il 44% concentrato nel comune capoluogo. In 20 anni, mentre la popolazione totale aumentava del 12,9%, i cittadini con più di 75 anni sono aumentati del 54,1%, con una riduzione della fascia 30-39 anni del 30%, corrispondente a oltre 15.300 residenti in meno in questa fascia d’età. Le nascite sono crollate del 47,6% dal 2010, dato peggiore rispetto a media regionale e nazionale. Parallelamente, l’indice di vecchiaia tocca quota 216, indicando che gli over 65 sono più del doppio degli under 15, e per la prima volta supera quello regionale (212), oltre a mantenersi sopra quello nazionale (208). L’incidenza della popolazione straniera è dell’11,2%, inferiore alla media regionale e tra le più basse in Emilia-Romagna. La quota di stranieri di almeno 50 anni è più che raddoppiata dal 2008 (dal 15,0% del totale al 31,3%), modificando le future esigenze di cura e di welfare. Economia in rallentamento, trainata dal turismo | Il sistema locale pur resiliente dopo lo shock pandemico, frena. Pesano l’instabilità globale, i conflitti internazionali e le spinte protezionistiche. Una forte contrazione del manifatturiero (produzione -6,7%, fatturato -5,4%, ordinativi esteri -9,5%), con l’export che crolla per i settori della pelle, metallo, farmaceutica e macchinari. Colpito anche il comparto delle costruzioni, in forte contrazione (- 1,2% 2025 e -2,1% nel 2024), mentre il commercio della grande distribuzione registra una tenuta positiva. A tenere alta la domanda è il turismo, con un aumento delle presenze (+4,6%), soprattutto straniere (+7,5%). Unico segnale fortemente positivo per l’export è il +30% nell’agroalimentare. Mercato del lavoro: occupazione in crescita, ma precarietà diffusa | Il 2025 segna un dato positivo: +2% di occupati rispetto all’anno precedente, dato identico alla media regionale e superiore alla media nazionale. Il tasso di occupazione arriva al 69,7% , mentre la disoccupazione cala drasticamente al 4,5%, dato ai minimi storici. Però solo il 32,7% ha un occupazione a tempo indeterminato, tempo pieno con 52 settimane di contribuzione. Dato che si riduce al 20,3% se parliamo di lavoratrici. Redditi bassi | In superficie numeri positivi, ma in profondità emerge la fragilità e la precarietà lavorativa. Avere un lavoro non significa più avere stabilità economica. La retribuzione media annua dei dipendenti privati si attesta a 18.350 euro lordi, fanalino di coda in Emilia-Romagna dove la media è di €26.377. L’incremento delle retribuzioni (dal 2008 al 2024 è stato del 24%) non è riuscito a compensare la recente spinta inflazionistica (dal 2008 al 2024 è stata del 35%). Considerando poi le dichiarazioni dei redditi, Rimini è ultima delle nove province emilianoromagnole, unica con reddito imponibile medio inferiore a 21.000 euro lordi annuali. La lettura dei dati con l’apporto anche di Isabella Mancino che ha illustrato l’Osservatorio della Povertà Caritas | Parlare di povertà significa analizzare un fenomeno multidimensionale. Fragilità economica, precarietà lavorativa, emergenza abitativa, difficoltà sanitarie e povertà educativa, non sono problemi isolati, ma dimensioni che si alimentano a vicenda, intrappolando le persone in un circolo di svantaggio sociale. I working poor incontrati dalla Caritas non riescono a sostenere le spese, e oltre a lavorare nei settori tradizionali come il turismo o l’edilizia, emergono nuovi settori di fragilità come gli sportivi, imprenditori, i magazzinieri. 1 su 3 incontrati dalla Caritas sono senza dimora ma con occupazione; spesso anche con figli minori, trovano alloggi solo nei residence e alberghi, essendo poi costretti ad uscire nel mese di maggio. Sempre più critica è la condizione delle vedove e delle donne ucraine anziane, non più nell’età lavorativa ma che nel loro Paese a causa del conflitto hanno perso il loro alloggio. Francesca Lilla Parco, lancia l’allarme sulla situazione reddituale e produttiva: Si può indagare il lavoro irregolare in questa provincia leggendo i dati sui redditi dichiarati e sulle retribuzioni medie; bassissime e sotto la media regionale, che sono la conseguenza di lavoro nero e irregolare dilagante. Nel settore turistico inoltre pesa in maniera considerevole l’assenza di un’indennità di disoccupazione specifica per il turismo, dove tutto è affidato alla NASPI che è uno strumento inadeguato.[…] Le crisi economico-occupazionali prima del 2008, poi del 2019-2020 (pandemia) e infine l’inflazione degli ultimi anni hanno colpito profili di nuclei familiari tradizionalmente non considerati a rischio. Le crisi sopra citate non hanno creato il problema, ma hanno probabilmente accelerato delle tendenze preesistenti e accentuato la fragilizzazione di un’ampia «fascia grigia» di famiglie, nuovi profili che si sono aggiunti a quelli tradizionalmente seguiti dai servizi. Anche la crisi della manifattura incide sulla situazione reddituale, con la fuoriuscita assorbita dai settori che oggi trainano l’economia territoriale, ma che sono caratterizzati da redditi bassi e diffusa precarietà. Rimini, 28/5/2026 Camera del Lavoro Territoriale – CGIL Rimini Redazione Romagna
June 1, 2026
Pressenza
L’Intelligenza Artificiale come «Macchina», «Iperindustrializzazione» e «Combinazione Attiva» alla luce della teoria della mercificazione dell’esperienza di Romano Alquati – di Emiliana Armano
Abstract Il presente articolo propone una rilettura critica dello sviluppo dell'Intelligenza Artificiale attraverso alcune categorie analitiche elaborate da Romano Alquati (1935-2010), sociologo e intellettuale italiano tra i più originali del secondo Novecento. Alquati si autodefiniva «marxiano» — e non marxista — per distinguersi dai marxismi ortodossi e per indicare un rapporto diretto, critico e [...]
June 1, 2026
Effimera
Governare le migrazioni producendo irregolarità – di Antonio Ciniero
La notizia degli arresti eseguiti all’alba del 18 maggio - dodici persone accusate di tratta, caporalato e sfruttamento lavorativo ai danni di braccianti indiani - non rappresenta purtroppo un’eccezione. È, piuttosto, l’ennesima manifestazione di un sistema che continua a produrre vulnerabilità, ricattabilità e sfruttamento come effetti strutturali del modo in cui in Italia viene [...]
May 26, 2026
Effimera