Tag - criminalità organizzata

La difesa del Cile non viene pianificata a Washington
Chi decide le priorità strategiche del Cile? I cileni o una potenza straniera? La domanda sembra ovvia, ma ha smesso di esserlo quando Elbridge Colby, sottosegretario alla Difesa degli Stati Uniti, ha esortato i paesi dell’America Latina, durante la Conferenza dei ministri della Difesa tenutasi a Cusco, ad aumentare la spesa militare fino al 3,5% del PIL, seguendo lo standard che oggi Washington impone ai paesi membri della NATO. Lo ha fatto presentando il cosiddetto «corollario di Trump» alla Dottrina Monroe e mettendo in guardia dall’influenza delle potenze «extra-emisferiche», in un evidente riferimento alla Cina. Non si è trattato di una semplice raccomandazione di bilancio. È stata una definizione geopolitica. Il messaggio è chiaro: gli Stati Uniti identificano le minacce, definiscono chi sono i propri avversari e si aspettano che l’America Latina destini una quota crescente delle proprie risorse per affiancarli in tale strategia. Ogni potenza ha il diritto di difendere i propri interessi nazionali. Ciò che non è accettabile è che pretenda di definire le priorità strategiche di altri paesi. Oggi il Cile destina circa l’1,5% del proprio prodotto interno lordo alla difesa. La proposta di Colby prevede di aumentare tale quota al 3,5%, più che raddoppiando la spesa militare. Ciò comporterebbe stanziare circa sette miliardi di dollari in più ogni anno. Ogni decisione di bilancio comporta delle rinunce. La domanda è inevitabile: a cosa dovremmo rinunciare per farlo? All’istruzione? Alla sanità? Alle infrastrutture? Alla ricerca? All’edilizia abitativa? La politica di difesa deve rispondere esclusivamente a una domanda: di cosa ha bisogno il Cile per proteggere il Cile? Non di cosa hanno bisogno gli Stati Uniti per affrontare la Cina. Mantenere forze armate moderne, professionali e dotate di capacità deterrente è un obbligo permanente dello Stato. Ben diversa è la scelta di partecipare a una corsa agli armamenti i cui obiettivi sono stati definiti al di fuori dei nostri confini. La stessa logica emerge quando si propone di affrontare la criminalità organizzata come se si trattasse di una guerra. Considerare i cartelli della droga come organizzazioni terroristiche e privilegiare risposte militari può risultare allettante per società terrorizzate, ma comporta un rischio enorme per lo Stato di Diritto. I criminali devono essere perseguiti, arrestati, indagati e giudicati. Quando lo Stato sostituisce la giustizia con l’eliminazione fisica dei criminali, scompaiono anche informazioni indispensabili per conoscere le loro reti di finanziamento, i loro legami con le autorità, i loro meccanismi di corruzione e l’identità di chi li protegge. La morte di Niño Guerrero ha lasciato aperto questo interrogativo. La forza di una democrazia non consiste nel decidere chi vive e chi muore, ma nell’avere istituzioni capaci di assicurare alla giustizia anche i peggiori criminali. Dobbiamo inoltre respingere la pretesa che siano altri a determinare con quali paesi possiamo intrattenere relazioni. Dal ritorno alla democrazia, il Cile ha costruito una politica estera basata sull’autonomia, sul rispetto del diritto internazionale, sul multilateralismo e sull’apertura al mondo. Tale strategia ha permesso di mantenere relazioni politiche e commerciali con gli Stati Uniti, la Cina, l’Europa, l’Asia e l’America Latina. Lungi dall’essere una debolezza, questa diversificazione è stata uno dei nostri maggiori punti di forza. Il vero dibattito non consiste nello scegliere tra Washington e Pechino. Consiste nel decidere quale posto il Cile voglia occupare nel mondo che sta emergendo. Mentre alcune potenze continuano a organizzare il proprio potere attorno al petrolio, all’industria militare e al controllo degli idrocarburi, il Cile ha un’opportunità diversa. Abbiamo le condizioni per diventare uno «Stato dell’energia»: una nazione capace di trasformare il proprio enorme potenziale in energie rinnovabili, idrogeno verde, rame, litio, innovazione e conoscenza in sviluppo, autonomia e prosperità. Questo è il dibattito strategico che conta davvero. Perché la vera sovranità non consiste nell’allinearsi con una potenza piuttosto che con un’altra. Consiste nel conservare la libertà di decidere, da soli, quale paese vogliamo costruire e come proteggerlo. Marcelo Trivelli
July 18, 2026
Pressenza
Siamo alle ronde
Le indagini sono ancora in corso, ma pare che venti maschi “coraggiosi” di S. Fruttuoso abbiano aggredito a bastonate un minorenne non accompagnato, colpevole (forse) di molestie e danneggiamenti. Gli hanno spaccato il cranio. Sembra anche che una ronda analoga  sia stata organizzata a Quinto, i cui abitanti da tempo lamentavano molestie e atti di vandalismo. Non “sembra”, ma “è certo” che sui social si contino centinaia di commenti che approvano le ronde e la giustizia “fai da te”. E chi prova a ragionare viene invitato a portarli a casa sua. In Italia muoiono tre persone al giorno sul lavoro, soprattutto in edilizia. Un fatto che dovrebbe creare un forte allarme sociale. Vogliamo organizzare ronde per sprangare i padroni che ignorano le norme di sicurezza? Chi plaude ai venti vigliacchi di S. Fruttuoso ribadirebbe anche in questo caso “colpirne uno per educarne cento?” In Italia l’evasione fiscale ha raggiunto livelli record. Gli evasori li conosciamo tutti, con nome e cognome, perché ogni giorno abbiamo a che fare con loro. L’evasione fiscale incide fortemente sul bilancio dello Stato. Vogliamo aspettare sotto casa medici, idraulici, negozianti che non rilasciano lo scontrino fiscale? A Taranto esiste un’azienda (ha cambiato diversi nomi: ILVA, Acelor Mittal, ecc, ma sono sempre gli stessi) che da decenni emette sostanze cancerogene. Ha sulla coscienza migliaia di tumori, anche di bambini. Cerchiamo i padroni e i loro complici e gli bruciamo la casa? Intere regioni italiane sono ostaggio della criminalità organizzata. Mafia, camorra, ‘ndrangheta, stidda, sacra corona unita. Vivono a “cento passi” da casa nostra. Anche in questo caso vale il principio del “colpirne uno per educarne cento”? Li spranghiamo?  E da quale mafioso vogliamo cominciare? I venti vigliacchi di S. Fruttuoso hanno scelto di colpire chi dà loro fastidio, ma sta anche sotto di loro nella scala sociale e hanno perfettamente assimilato i disvalori che hanno portato le destre al governo: meritocrazia, competizione, indifferenza verso gli altri, nazionalismo, razzismo. E’ più che mai necessario che, a partire dalle scuole, dai quartieri  e dai luoghi di lavoro, l’individuazione delle radici delle ingiustizie e il valore della solidarietà vengano riscoperti. 1256° ora in silenzio per la pace Redazione Italia
June 22, 2026
Pressenza
Storia e analisi dell’evoluzione del caporalato in Italia
L’autore de “Il Caporalato. Una Storia” pubblicato nella collana “Nodi dell’Italia repubblicana” di Carocci editore all’iniziativa organizzata venerdì 5 giugno a Salerno da Memoria in Movimento ODV, che spiega:  > L’evoluzione del caporalato in Italia, dal secondo dopoguerra a oggi, > restituisce la dimensione storica di una pratica che, pur trasformandosi, > conserva rilevanza sociale e incidenza economica strutturale, essendo una > realtà non confinabile al solo settore agricolo del Mezzogiorno, secondo una > rappresentazione riduttiva ancora molto diffusa. > > Nel libro Il Caporalato. Una Storia l’analisi delle dinamiche economiche e del > mercato del lavoro si intreccia con i flussi migratori, gli sviluppi > normativi, le risposte istituzionali e l’azione degli attori sindacali, > evidenziando infine le connessioni del fenomeno con la criminalità > organizzata, la violenza di genere e forme di sfruttamento del lavoro > minorile. > > L’autore, Giovanni Ferrarese è assegnista di ricerca nell’Istituto di Studi > sul Mediterraneo del Consiglio Nazionale delle Ricerche, insegna Storia > contemporanea nell’Università degli Studi di Salerno. venerdì 5 giugno 2026 a Salerno alle 18:30 – Casa del Volontariato (via F. Patella / traversa del corso V. Emanuele altezza civico 90) presentazione del libro IL CAPORALATO. UNA STORIA Introduce Mary Abbondanza – Coordina Alfonso Conte Anselmo Botte ed Eugenio Gammaldi dialogano con l’autore, Giovanni Ferrarese Redazione Italia
June 2, 2026
Pressenza
La fabbrica dell’azzardo
Come precarietà economica, interessi pubblici e privati, controllo sociale e criminalità trasformano il gioco in un dispositivo di estrazione e disciplinamento nell’Italia contemporanea L’Italia contemporanea presenta un quadro segnato da …
Referendum: voci diverse per un NO e…
…. e un caro amico della “bottega” che invece vota Sì. Interventi di Raffaele Barbiero, Valerio Calzolaio, Davide Fabbri, Luigi Ferrajoli, Gianni Lixi, Mario Sommella. Con una breve replica di Daniele Barbieri all’amico che nell’urna “tradirà”… A seguire i link ai nostri articoli precedenti. L’invito di Valerio Calzolaio Domenica prossima andrò a votare e voterò no. I referendum contengono vari
Eurispes sullo sfruttamento degli immigrati
di Giovanni Caprio (*). Con link al rapporto. Studio Eurispes: lo sfruttamento dei migranti in Italia prende nuove forme foto di Fabrizio Maffioletti Caporalato, prostituzione, accattonaggio e persino sfruttamento digitale: sono i quattro volti del rapporto tra immigrazione e criminalità organizzata in Italia descritti nello studio “Immigrazione e criminalità organizzata: le strategie dei sodalizi italiani”, realizzato dall’Eurispes e coordinato da
January 10, 2026
La Bottega del Barbieri