Tag - criminalità organizzata

Soldati statunitensi armati in Messico
Il Senato messicano autorizza l’ingresso di 139 uomini della 101ª Divisione aviotrasportata per esercitazioni in Chihuahua: è il quarto contingente statunitense ammesso quest’anno e di gran lunga il più numeroso. Sheinbaum parla di cooperazione “senza subordinazione”, mentre Washington militarizza la guerra al narcotraffico in America Latina. di redazione Pagine Esteri (*) Centotrentanove soldati statunitensi entreranno armati in Messico il 20
September 23, 2026
La Bottega del Barbieri
Come la mafia nigeriana ha conquistato le città italiane, da nord a sud
Non parla siciliano né calabrese e i suoi riti di affiliazione affondano le radici nella storia dei campus universitari della Nigeria degli anni Settanta, piuttosto che nelle tradizioni delle campagne del Mezzogiorno. Eppure, nel giro di un paio di decenni, la mafia nigeriana si è trasformata in una delle organizzazioni criminali più radicate, ricche e pericolose presenti sul territorio italiano, capace di insediarsi da Torino a Palermo passando per gli snodi più lucrosi del centro-Italia e, quasi sempre, riuscendo a dialogare da pari a pari con le potenti consorterie autoctone. Queste ultime,... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post Come la mafia nigeriana ha conquistato le città italiane, da nord a sud appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 20, 2026
L'INDIPENDENTE
La miniserie prossimamente in onda su Rai 1 e Rai Play
Negli anni Ottanta in Sicilia si incrociano i destini del giudice ragazzino e di un gruppo di giovani stiddari, cresciuti nella povertà e attratti dalla criminalità come ‘via di riscatto’. Nato a Canicattì nel 1952, dal 1979 sostituto procuratore al Tribunale di Agrigento, Rosario Livatino combatte il potere mafioso colpendone patrimoni, interessi economici e radicamento nel territorio dove, intanto, la stidda conquista spazi e consensi. Quando viene assassinato ha 37 anni. La sua biografia redatta a cura del Centro Studi Rosario Livatino – fondato da un gruppo di giuristi, magistrati, avvocati, docenti universitari e notai – riferisce che “Nel decennio dal 29 settembre 1979 al 20 agosto 1989, come Sostituto Procuratore della Repubblica, Livatino si è occupato delle più delicate indagini antimafia, di criminalità comune ma anche, nel 1985, di quella che poi negli anni 1990 sarebbe scoppiata come la Tangentopoli siciliana. Fu ucciso la mattina del 21 settembre 1990 sul viadotto Gasena lungo la SS 640 Agrigento-Caltanissetta mentre, alla guida della propria auto, si recava in Tribunale. Per la sua morte sono stati individuati, grazie al testimone oculare Pietro Nava, i componenti del gruppo omicida e i mandanti, e tutti sono stati condannati, in tre differenti tronconi processuali”. Nel 2021 Chiesa cattolica ha proclamato Rosario Livatino un beato, martire della lotta alla mafia, che l’Assemblea generale della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) lo scorso maggio ha elevato patrono dei magistrati – Vatican News / Rosario Livatino, la giustizia sotto lo sguardo di Dio > Quando moriremo non ci verrà chiesto se siamo stati credenti, ma se siamo > stati credibili – Rosario Livatino “La personalità del giudice Rosario Livatino potrebbe essere riassunta in questa sua frase, che fa il paio con quella in cui sosteneva che un magistrato non deve limitarsi a essere indipendente, ma deve anche apparire tale. Profondamente religioso, da bambino Livatino era soprannominato 101 anni per la precoce maturità e saggezza. Privo di scorta perché l’aveva sempre rifiutata, il 21 settembre 1990 Livatino fu freddato lungo la strada Canicattì-Agrigento. Paolo Borsellino fu fra i primi ad accorrere sul posto. All’indomani dell’omicidio, Giovanni Falcone immaginò che di lì a poco nessuno si sarebbe più ricordato di Livatino, vista la minore centralità che Agrigento aveva rispetto a Palermo nella lotta alla mafia. La realtà di Girgenti era quella di una città ripiegata su se stessa, dove alcuni dei superiori di Livatino avevano frequentazioni imbarazzanti. Livatino invece si distingueva per la ritrosia verso le uscite pubbliche, si teneva lontano da ogni possibile clamore mediatico, con un atteggiamento che, unito alle sue inchieste e ai suoi processi, favorì la decisione di ucciderlo. Nando dalla Chiesa è dubbioso riguardo l’estraneità di Cosa Nostra all’assassinio: difficile, seppur non impossibile, che la decisione di eliminare Livatino sia stata della sola Stidda. Il giudice ragazzino, il libro che Nando Dalla Chiesa scrisse sulla vicenda Livatino, volle essere anche una risposta alla previsione di Falcone” – Rai Cultura / Rosario Livatino, “il giudice ragazzino” sottratto all’oblio. La storia di Rosario Livatino, che la Chiesa ha proclamato un ‘beato’, martire della lotta alla mafia, e il ‘patrono dei magistrati’, viene narrata in una miniserie televisiva LIVATINO IL GIUDICE E I SUOI ASSASSINI, una coproduzione Rai Fiction – Goldenart Production – Rai Com prodotta da Federica Luna Vincenti  e realizzata con contributi del Ministero della Cultura / Direzione Generale Cinema e audiovisivo, della Regione Sicilia / Assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo e di Sicilia Film Commission. Il cast di interpreti – tra cui Giuseppe De Domenico nel ruolo del protagonista principale e Leonardo Maltese, Nino Frassica, Michela De Rossi, Ninni Bruschetta e Brenno Placido – è stato condotto da Michele Placido, per la sua prima volta alla regia di una fiction per la Rai. Il ciclo di 4 episodi da 50′ ciascuno andrà in onda prossimamente su Rai 1 e Rai Play. Redazione Italia
September 16, 2026
Pressenza
EPPO e tutela degli interessi finanziari dell’UE: sfide e prospettive
La conferenza internazionale riunirà rappresentanti di istituzioni europee e nazionali, membri della magistratura, accademici ed esperti a confrontarsi sulle questioni della tutela degli interessi finanziari dell’Unione europea, del ruolo dell’EPPO e della cooperazione nella lotta contro le frodi che colpiscono il bilancio dell’UE. La serie di incontri in svolgimento a Roma all’Europa Experience – David Sassoli (piazza Venezia 6c) è organizzata dalla Fondazione Lelio e Lisli Basso con contributo del programma EUAF dell’Unione europea. Istituita nel 2021 con il fine di vigilare sul bilancio dell’UE e portare in giudizio i reati che ledono gli interessi finanziari dell’UE, la procura indipendente EPPO svolge indagini, svolge azioni penali ed esercita le funzioni di pubblico ministero dinanzi agli organi giurisdizionali competenti degli Stati membri partecipanti in merito ai reati PIF (Protezione degli Interessi Finanziari): * frodi transfrontaliere in materia di IVA che comportano danni totali pari ad almeno 10 milioni di euro * spese e frodi doganali * corruzione che lede o rischia di ledere gli interessi finanziari dell’UE * appropriazione indebita di fondi o beni dell’UE da parte di funzionari pubblici * riciclaggio di denaro inoltre qualsiasi altro reato indissolubilmente legato a una di queste categorie e reati PIF connessi ad attività criminali e alla partecipazione a un’organizzazione criminale. L’EPPO e la tutela degli interessi finanziari dell’UE: sfide, cooperazione e prospettive future. Giovedì 17 settembre 2026 h 09:00 – 10:10 / registrazione e interventi di  * Franco Ippolito, President of Fondazione Lelio e Lisli Basso * Carlo Corazza, Head of the Office of the European Parliament in Italy * Andrea Venegoni, European Prosecutor * Peter Csonka, Director (acting) for Justice Policies in DG JUSTICE, European Commission * Pietro Gaeta, General Prosecutor at the Italian Supreme Court of Cassation * Giovanni Melillo, National Anti-Mafia Prosecutor * Antonino Raimondo, Commander of the Special Currency Police Unit, Guardia di Finanza * Luigi Marini, Magistrate, Fondazione Lelio e Lisli Basso h 10:10 – 11:30 / Sessione I – EPPO: Valutazione iniziale e cooperazione istituzionale * Peter Csonka, direttore (facente funzioni) per le politiche di giustizia presso la DG Giustizia, Commissione europea * Francesco Lo Gerfo , esperto nazionale distaccato presso l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) * Gianluca Forlani , assistente del deputato nazionale per l’Italia presso Eurojust * Mariarosaria Guglielmi , procuratrice delegata europea (EDP) * Francesca Ruggieri, professoressa di procedura penale presso l’Università dell’Insubria (Como) * Chiara Ricci, segretaria giuridica presso la Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) h 12:00 – 13:00 / tavola rotonda e sessione di domande e risposte h 14:00 – 16:0 / Sessione II – Direttiva PIF e competenze dell’EPPO * Lorena Bachmaier Winter, professoressa ordinaria di sistemi e procedure giudiziarie presso l’Università Complutense di Madrid * Valsamis Mitsilegas, professore di Diritto Europeo e Globale e preside della Facoltà di Giurisprudenza e Giustizia Sociale, Università di Liverpool * Michele Caianiello, professore di Procedura Penale presso l’Università di Bologna * Rosaria Sicurella, professoressa Ordinaria di Diritto Penale, Università di Catania * Pasquale Profiti, Procuratore Delegato Europeo (PED) h 16:00 – 17:00 / tavola rotonda e sessione di domande e risposte Venerdì 18 settembre  h 09:30 – 11:30 / Sessione III – Indagini transnazionali: dentro e fuori l’EPPO * Katalin Ligeti , professoressa di diritto penale europeo e internazionale presso l’Università del Lussemburgo * Danilo Ceccarelli , coordinatore senior – Lotta contro la criminalità organizzata, EPPO * Davide D’Auria , responsabile dell’Unità per i reati economici presso il Centro europeo per la lotta alla criminalità finanziaria ed economica (EFECC) di Europol * Gaetano De Amicis , presidente di sezione della Corte di Cassazione italiana * Gabriella Di Paolo , professoressa di diritto processuale penale presso l’Università di Trento * Nicholas Franssen , consigliere presso il Ministero della Giustizia e della Sicurezza dei Paesi Bassi h 12:00 – 13:00 / tavola rotonda e sessione di domande e risposte h 14:00-16:00 / Sessione IV – Il futuro dell’EPPO: poteri e sfide geopolitiche  * Lorenzo Salazar , Vice Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Napoli (in pensione) * Fabio Giuffrida , Capo del Settore Politiche Penali Antifrode, Unità Giustizia Penale, DG JUST, Commissione Europea * Caterina Chinnici , Vicepresidente della Commissione CONT del Parlamento Europeo * Danilo Ceccarelli , Coordinatore Senior – Lotta alla criminalità organizzata, EPPO * Nicoletta Parisi , Professoressa a contratto di Diritto e Politiche per il contrasto alla corruzione nazionale e internazionale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano * John Vervaele , Professore emerito presso la Facoltà di Giurisprudenza di Utrecht e professore presso il Collegio d’Europa di Bruges h 16:00 – 17:00 / tavola rotonda e sessione di domande e risposte h 17:00 – osservazioni conclusive di Andrea Venegoni, Procuratore europeo ISCRIZIONI: https://www.fondazionebasso.it/2015/17-18-sept-2026-eppo-and-the-protection-of-eu-financial-interests-challenges-cooperation-and-the-road-ahead/#form L’evento sarà trasmesso in streaming sul canale YouTube della Fondazione Basso.           Redazione Italia
September 9, 2026
Pressenza
La difesa del Cile non viene pianificata a Washington
Chi decide le priorità strategiche del Cile? I cileni o una potenza straniera? La domanda sembra ovvia, ma ha smesso di esserlo quando Elbridge Colby, sottosegretario alla Difesa degli Stati Uniti, ha esortato i paesi dell’America Latina, durante la Conferenza dei ministri della Difesa tenutasi a Cusco, ad aumentare la spesa militare fino al 3,5% del PIL, seguendo lo standard che oggi Washington impone ai paesi membri della NATO. Lo ha fatto presentando il cosiddetto «corollario di Trump» alla Dottrina Monroe e mettendo in guardia dall’influenza delle potenze «extra-emisferiche», in un evidente riferimento alla Cina. Non si è trattato di una semplice raccomandazione di bilancio. È stata una definizione geopolitica. Il messaggio è chiaro: gli Stati Uniti identificano le minacce, definiscono chi sono i propri avversari e si aspettano che l’America Latina destini una quota crescente delle proprie risorse per affiancarli in tale strategia. Ogni potenza ha il diritto di difendere i propri interessi nazionali. Ciò che non è accettabile è che pretenda di definire le priorità strategiche di altri paesi. Oggi il Cile destina circa l’1,5% del proprio prodotto interno lordo alla difesa. La proposta di Colby prevede di aumentare tale quota al 3,5%, più che raddoppiando la spesa militare. Ciò comporterebbe stanziare circa sette miliardi di dollari in più ogni anno. Ogni decisione di bilancio comporta delle rinunce. La domanda è inevitabile: a cosa dovremmo rinunciare per farlo? All’istruzione? Alla sanità? Alle infrastrutture? Alla ricerca? All’edilizia abitativa? La politica di difesa deve rispondere esclusivamente a una domanda: di cosa ha bisogno il Cile per proteggere il Cile? Non di cosa hanno bisogno gli Stati Uniti per affrontare la Cina. Mantenere forze armate moderne, professionali e dotate di capacità deterrente è un obbligo permanente dello Stato. Ben diversa è la scelta di partecipare a una corsa agli armamenti i cui obiettivi sono stati definiti al di fuori dei nostri confini. La stessa logica emerge quando si propone di affrontare la criminalità organizzata come se si trattasse di una guerra. Considerare i cartelli della droga come organizzazioni terroristiche e privilegiare risposte militari può risultare allettante per società terrorizzate, ma comporta un rischio enorme per lo Stato di Diritto. I criminali devono essere perseguiti, arrestati, indagati e giudicati. Quando lo Stato sostituisce la giustizia con l’eliminazione fisica dei criminali, scompaiono anche informazioni indispensabili per conoscere le loro reti di finanziamento, i loro legami con le autorità, i loro meccanismi di corruzione e l’identità di chi li protegge. La morte di Niño Guerrero ha lasciato aperto questo interrogativo. La forza di una democrazia non consiste nel decidere chi vive e chi muore, ma nell’avere istituzioni capaci di assicurare alla giustizia anche i peggiori criminali. Dobbiamo inoltre respingere la pretesa che siano altri a determinare con quali paesi possiamo intrattenere relazioni. Dal ritorno alla democrazia, il Cile ha costruito una politica estera basata sull’autonomia, sul rispetto del diritto internazionale, sul multilateralismo e sull’apertura al mondo. Tale strategia ha permesso di mantenere relazioni politiche e commerciali con gli Stati Uniti, la Cina, l’Europa, l’Asia e l’America Latina. Lungi dall’essere una debolezza, questa diversificazione è stata uno dei nostri maggiori punti di forza. Il vero dibattito non consiste nello scegliere tra Washington e Pechino. Consiste nel decidere quale posto il Cile voglia occupare nel mondo che sta emergendo. Mentre alcune potenze continuano a organizzare il proprio potere attorno al petrolio, all’industria militare e al controllo degli idrocarburi, il Cile ha un’opportunità diversa. Abbiamo le condizioni per diventare uno «Stato dell’energia»: una nazione capace di trasformare il proprio enorme potenziale in energie rinnovabili, idrogeno verde, rame, litio, innovazione e conoscenza in sviluppo, autonomia e prosperità. Questo è il dibattito strategico che conta davvero. Perché la vera sovranità non consiste nell’allinearsi con una potenza piuttosto che con un’altra. Consiste nel conservare la libertà di decidere, da soli, quale paese vogliamo costruire e come proteggerlo. Marcelo Trivelli
July 18, 2026
Pressenza
Siamo alle ronde
Le indagini sono ancora in corso, ma pare che venti maschi “coraggiosi” di S. Fruttuoso abbiano aggredito a bastonate un minorenne non accompagnato, colpevole (forse) di molestie e danneggiamenti. Gli hanno spaccato il cranio. Sembra anche che una ronda analoga  sia stata organizzata a Quinto, i cui abitanti da tempo lamentavano molestie e atti di vandalismo. Non “sembra”, ma “è certo” che sui social si contino centinaia di commenti che approvano le ronde e la giustizia “fai da te”. E chi prova a ragionare viene invitato a portarli a casa sua. In Italia muoiono tre persone al giorno sul lavoro, soprattutto in edilizia. Un fatto che dovrebbe creare un forte allarme sociale. Vogliamo organizzare ronde per sprangare i padroni che ignorano le norme di sicurezza? Chi plaude ai venti vigliacchi di S. Fruttuoso ribadirebbe anche in questo caso “colpirne uno per educarne cento?” In Italia l’evasione fiscale ha raggiunto livelli record. Gli evasori li conosciamo tutti, con nome e cognome, perché ogni giorno abbiamo a che fare con loro. L’evasione fiscale incide fortemente sul bilancio dello Stato. Vogliamo aspettare sotto casa medici, idraulici, negozianti che non rilasciano lo scontrino fiscale? A Taranto esiste un’azienda (ha cambiato diversi nomi: ILVA, Acelor Mittal, ecc, ma sono sempre gli stessi) che da decenni emette sostanze cancerogene. Ha sulla coscienza migliaia di tumori, anche di bambini. Cerchiamo i padroni e i loro complici e gli bruciamo la casa? Intere regioni italiane sono ostaggio della criminalità organizzata. Mafia, camorra, ‘ndrangheta, stidda, sacra corona unita. Vivono a “cento passi” da casa nostra. Anche in questo caso vale il principio del “colpirne uno per educarne cento”? Li spranghiamo?  E da quale mafioso vogliamo cominciare? I venti vigliacchi di S. Fruttuoso hanno scelto di colpire chi dà loro fastidio, ma sta anche sotto di loro nella scala sociale e hanno perfettamente assimilato i disvalori che hanno portato le destre al governo: meritocrazia, competizione, indifferenza verso gli altri, nazionalismo, razzismo. E’ più che mai necessario che, a partire dalle scuole, dai quartieri  e dai luoghi di lavoro, l’individuazione delle radici delle ingiustizie e il valore della solidarietà vengano riscoperti. 1256° ora in silenzio per la pace Redazione Italia
June 22, 2026
Pressenza
Storia e analisi dell’evoluzione del caporalato in Italia
L’autore de “Il Caporalato. Una Storia” pubblicato nella collana “Nodi dell’Italia repubblicana” di Carocci editore all’iniziativa organizzata venerdì 5 giugno a Salerno da Memoria in Movimento ODV, che spiega:  > L’evoluzione del caporalato in Italia, dal secondo dopoguerra a oggi, > restituisce la dimensione storica di una pratica che, pur trasformandosi, > conserva rilevanza sociale e incidenza economica strutturale, essendo una > realtà non confinabile al solo settore agricolo del Mezzogiorno, secondo una > rappresentazione riduttiva ancora molto diffusa. > > Nel libro Il Caporalato. Una Storia l’analisi delle dinamiche economiche e del > mercato del lavoro si intreccia con i flussi migratori, gli sviluppi > normativi, le risposte istituzionali e l’azione degli attori sindacali, > evidenziando infine le connessioni del fenomeno con la criminalità > organizzata, la violenza di genere e forme di sfruttamento del lavoro > minorile. > > L’autore, Giovanni Ferrarese è assegnista di ricerca nell’Istituto di Studi > sul Mediterraneo del Consiglio Nazionale delle Ricerche, insegna Storia > contemporanea nell’Università degli Studi di Salerno. venerdì 5 giugno 2026 a Salerno alle 18:30 – Casa del Volontariato (via F. Patella / traversa del corso V. Emanuele altezza civico 90) presentazione del libro IL CAPORALATO. UNA STORIA Introduce Mary Abbondanza – Coordina Alfonso Conte Anselmo Botte ed Eugenio Gammaldi dialogano con l’autore, Giovanni Ferrarese Redazione Italia
June 2, 2026
Pressenza
La fabbrica dell’azzardo
Come precarietà economica, interessi pubblici e privati, controllo sociale e criminalità trasformano il gioco in un dispositivo di estrazione e disciplinamento nell’Italia contemporanea L’Italia contemporanea presenta un quadro segnato da …