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Solidarietà al Senatore Scarpinato, colpevole di denunciare la “borghesia mafiosa” in Italia
In questi giorni sta esplodendo la polemica che sta colpendo il Senatore Roberto Scarpinato, membro della Commissione Antimafia in quota M5S ed ex-magistrato eroe dell’antimafia. Tutto è nato quando settimana scorsa il gip di Caltanissetta, Santi Bologna, ha accusato l’ex-magistrato antimafia Roberto Scarpinato di “attività depistanti” in antimafia per la strage di Via D’Amelio, affermando che la nota archiviazione dell’inchiesta Mafia-Appalti a Palermo – voluta da Scarpinato – è stata concausa delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Il gip ha espresso anche dure valutazioni sull’ex-magistrato, che risuonano un attacco politico più che una valutazione di merito o demerito. L’ANM di Caltanissetta è intervenuta per esprimere solidarietà al gip nisseno Santi Bologna auspicando “che il dibattito su vicende di interesse collettivo si svolga senza alimentare sfiducia nei confronti dei magistrati”. Peccato che il risultato sia stato proprio l’opposto: consegnare un eroe dell’antimafia nelle grinfie di quella classe politica che non vedeva l’ora di trovare un appiglio per poter gettare fango su Scarpinato. Un ottimo espediente che ha legittimato l’attacco frontale della destra unita contro Roberto Scarpinato, una vita da magistrato contro Cosa nostra, ora senatore M5s e membro attivo della Commissione antimafia. Tra Fdi e M5S sono volati gli stracci dopo la richiesta dei meloniani ai 5S di sostituire in Antimafia l’odiato Scarpinato, colui che in Commissione da anni sollecita indagini a 360 gradi sui mandanti esterni delle stragi, compresa la pista del terrorismo attuato dall’estrema destra eversiva di stampo neofascista. I membri della maggioranza di governo stanno chiedendo le dimissioni di Scarpinato per una ragione sostanzialmente pretestuosa, e cioè delle intercettazioni risalenti a trent’anni fa prive di rilievo e conseguenze giudiziarie. Un’accusa che già in passato era stata mossa contro Scarpinato e che i suoi detrattori avevano pagato in aule di tribunale. Roberto Scarpinato in passato era già stato diffamato per aver chiesto e ottenuto l’archiviazione dell’inchiesta “Mafia e appalti” di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il 1 febbraio 2023 i giornalisti Piero Sansonetti e Damiano Aliprandi sono stati condannati dal Tribunale di Avezzano – specificamente dalla giudice Camilla Cognetti – al pagamento di un’ammenda per diffamazione a mezzo stampa contro Roberto Scarpinato (all’epoca dei fatti procuratore generale di Palermo) e nei confronti dell’ex procuratore della Repubblica di Messina Guido Lo Forte. Lo Forte e Scarpinato avevano querelato Sansonetti e Aliprandi per una serie di alcuni articoli pubblicati sul quotidiano Il Dubbio (che era stampato in provincia di L’Aquila), all’epoca diretto da Sansonetti, in cui i due magistrati venivano praticamente accusati di aver “affossato” l’inchiesta Mafia-Appalti. Si trattava di un’indagine dei carabinieri del Ros aperta nel 1991 sui legami economici tra Cosa Nostra, l’imprenditoria e la politica: una sorta di costola siciliana di Tangentopoli che incrocia il periodo delle stragi di Capaci e di via d’Amelio. A Scarpinato e Lo Forte, che all’epoca erano sostituti procuratori a Palermo, viene da sempre contestata in modo strumentale la firma apposta sotto la richiesta di archiviazione di una parte di Mafia-Appalti, il 13 luglio 1992, sei giorni prima dell’omicidio di Paolo Borsellino. Ma quella era soltanto una costola dell’inchiesta, che venne riaperta poco dopo. A ricordarlo era stato lo stesso Scarpinato deponendo a Caltanissetta come testimone al processo sul depistaggio delle prime indagini su via d’Amelio: “L’archiviazione del luglio 1992? Non è l’archiviazione di mafia-appalti. Mafia-appalti continua anche dopo quella archiviazione, tant’è che il 5 settembre 1992 viene depositata la nuova informativa sulla Sirap e nel maggio 1993 vengono arrestati 25 personaggi, tra cui lo staff direttivo della Sirap, l’onorevole Lombardo e fu chiesta autorizzazione a procedere nei confronti dei Ministri – sono le parole del magistrato in aula – Quindi quella archiviazione non riguardava mafia-appalti, come spesso nella stampa si legge impropriamente, ma riguardava soltanto la posizione di alcuni soggetti per cui non erano stati aggiunti sufficienti elementi anche a causa di una grave anomalia istituzionale”. Nel corso della sua deposizione Scarpinato aveva ricordato la relazione della Procura di Palermo che, del giugno 1998, “ricostruiva l’intera vicenda dell’inchiesta mafia-appalti”. Dunque è falso sostenere che l’inchiesta Mafia-Appalti sia stata semplicemente “archiviata”, poichè nel luglio 1992 furono archiviate solo alcune posizioni, mentre l’indagine proseguì e alcuni degli interessati vennero successivamente arrestati. E’ anche falso sostenere che questa “archiviazione parziale” avvenne all’insaputa di Borsellino, poichè vi sono elementi – ampiamenti documentati – che dimostrano che Paolo Borsellino fosse stato informato della richiesta di archiviazione parziale. Più volte Scarpinato ha ricordato l’audizione del magistrato Patronaggio che, davanti alla stessa Commissione Antimafia, riferì della riunione del 14 luglio 1992 alla quale partecipò Borsellino e nella quale si parlò proprio di quella vicenda, richiamando ad atti giudiziari e dichiarazioni rese negli anni successivi. E allora una domanda sorge spontanea: 𝐬𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐨𝐜𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐨𝐧𝐨, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐢 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐚𝐧𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐭𝐞𝐥𝐞𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚? Roberto Scarpinato oggi muove accuse pesantissime alla presidente Chiara Colosimo e lo fa richiamando audizioni, dichiarazioni e atti giudiziari precisi. Scarpinato arriva a parlare addirittura di un “depistaggio in diretta televisiva”: un’accusa gravissima, che naturalmente dovrà essere verificata e alla quale Colosimo ha tutto il diritto di replicare. Ma proprio perché parliamo della Commissione parlamentare Antimafia, 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐟𝐚𝐫 𝐟𝐢𝐧𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢𝐚 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐧𝐮𝐥𝐥𝐚. Qui non stiamo discutendo di una normale polemica politica. Stiamo parlando delle stragi del 1992, di Paolo Borsellino, di Giovanni Falcone e della ricerca della verità su una delle pagine più drammatiche della Repubblica. E mentre da Fratelli d’Italia proviene la richiesta di cacciare Scarpinato dalla Commissione, forse sarebbe il caso, prima di distribuire sentenze politiche, di rispondere nel merito alle questioni che sta sollevando. A trattare in modo strumentale il caso sulle “intercettazione shock”, era stato anche Massimo Giletti che, nella puntata del 29 settembre 2025 de Lo stato delle cose dedicata al caso, dimostrava di non conoscere la vicenda e soprattutto di far di tutto per mettere in cattiva luce Scarpinato, il quale si sforza di spiegare a Giletti la vicenda trovandosi un muro di pietra. Non è la prima volta che Scarpinato viene preso di mira dall’establishment. A causa dell’attività svolta in tanti procedimenti concernenti la criminalità del potere e i rapporti di collusioni con la mafia di colletti bianchi del mondo della politica, delle istituzioni e della economia, è stato spesso al centro di interrogazioni parlamentari, articoli polemici e di attacchi. Nel 1999 l’onorevole Mancuso addebitò a Scarpinato con una interrogazione parlamentare di avere venduto nel 1996 un immobile di cui era comproprietario alla moglie di un soggetto che nel 1992 era stato indagato e archiviato dallo stesso Scarpinato. Il Ministro della Giustizia dopo avere effettuato accertamenti escluse in radice qualsiasi sospetto di irregolarità. Nel luglio 2012 su richiesta di un componente laico del CSM veniva aperta una pratica per il suo trasferimento di ufficio perché in occasione di un intervento – svolto su invito dei familiari di Paolo Borsellino il 19 luglio 2012 nella ricorrenza del ventennale della strage di Via D’Amelio nell’ora e nel luogo della strage -, aveva manifestato il disagio provato in passato nel constatare che in occasione delle commemorazioni ufficiali dei magistrati assassinati dalla mafia erano presenti tra le prime fila anche personaggi che rivestivano cariche pubbliche, la cui condotta non appariva coerente con i valori di legalità. La pratica di trasferimento non aveva alcun corso a seguito di una serie di prese di posizione a suo favore da parte dell’ANM nazionale, di parenti delle vittime delle stragi, di associazioni culturali e da 528 magistrati in servizio presso uffici giudiziari di tutto il paese, i quali sottoscrivevano e inviavano al CSM un documento con il quale ribadivano che il discorso pronunciato da Scarpinato costituiva esercizio non censurabile del diritto costituzionalmente garantito di manifestare il proprio pensiero. Si conosce molto bene la reputazione di Scarpinato, oltre alla carriera da magistrato che ha segnato la storia della giustizia in Italia. Il fatto che il capogruppo FdI alla Camera Galeazzo Bignami chieda la rimozione di Scarpinato dalla Commissione Antimafia e dal Copasir con congetture retoriche è solo per una ragione reale: Scarpinato si sta battendo per non far naufragare le indagini e le inchieste sulle stragi di mafia dei primi anni ‘90, che la destra vorrebbe ridurre a questioni di appalti, mentre invece hanno un profondo significato politico e costituiscono la parte finale dell’epoca dello stragismo iniziata 10-15 anni prima con chiare finalità eversive dell’ordine costituzionale e di attacco alla democrazia italiana. Negli ultimi 50 anni in Italia c’è ancora una parte della storia che deve essere scritta e che sta lentamente e faticosamente emergendo in vari filoni giudiziari e che mostra come l’Italia – fin dal Secondo dopoguerra – sia stata il teatro di trame e strategie occulte per tenere i comunisti lontano dal governo e deviare la vita politica del Paese dai binari del progresso democratico, sociale ed economico con il fine di tenere ogni governo italiano saldamente nelle mani degli interessi dei vertici sociali ed economici italiani, e disciplinatamente al servizio degli Stati Uniti d’America, che ci occupano militarmente dal 1945. Ecco dunque spiegata la storia, almeno dalla fine degli anni Ottanta, dell’esistenza di associazioni eversive come la P2, Gladio e della Rete Stay Behind. Fin dal Secondo dopoguerra, con la mancata epurazione dei fascisti dalle neonate istituzione democratiche repubblicane e con il principio della continuità dello Stato – come analizzò lo storico Claudio Pavone -,  una parte società italiana collusa col regime fascista sopravvissuta alla fine del fascismo venne riabilitata sulla scena pubblica si è data molto da fare per mettere in piedi un insieme di rapporti tra apparati di Stato, servizi segreti deviati, militanza neofascista, mafia, logge massoniche e CIA, finalizzata a organizzare il presidio del confine tra i due mondi nella Guerra Fredda e l’eventuale esercito “non ufficiale” funzionale a realizzare colpi di Stato eversivi dell’ordine costituzionale, qualora i comunisti fossero arrivati al governo. Ecco dunque il Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli; il Piano Solo del 1964, un tentativo di colpo di Stato  chiamato in tal modo perché “solo l’Arma dei Carabinieri” lo avrebbe dovuto attuare, fatto predisporre da Giovanni de Lorenzo durante il suo incarico di comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, per volere del presidente della Repubblica Antonio Segni; e il golpe Borghese, un tentato colpo di Stato neofascista avvenuto in Italia nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970, organizzato dal principe e comandante della Decima Flottiglia MAS Junio Valerio Borghese, a capo del movimento Fronte Nazionale. Per non parlare del sottile filo della strategia della tensione che lega una matassa piuttosto intricata di eventi, vicende, strategie e trame occulte che va dalla Strage di Portella della Ginestra alla morte di Pinelli, attraversa le stragi di Stato portate avanti dal neofascismo eversivo con esplosovi proveniente da basi NATO vicine (Strage di Piazza Loggia, Strage di Piazza Fontana, Strage di Bologna, Strage dell’Italicus) per poi arrivare a quello che Leonardo Sciascia chiamava l’Affare Moro (le cui indagini per il ritrovamento sono state sistematicamente depistate, al fine di far fallire la prospettiva del “compromesso storico”), alla P2, al terrorismo nero e alle innumerevoli stragi di civili e di magistrati da parte della mafia. È un pezzo di storia con cui l’Italia non ha ancora fatto i conti, e non vuole fare i conti, poiché oggi al governo e ai vertici economici e istituzionali del Paese ci sono proprio gli eredi politici di questa strategia antidemocratica che teneva insieme l’estrema destra, i pezzi di Stato deviato, le organizzazioni massoniche e gli interessi statunitensi. Eredi che, tra l’altro, nella destra politica, lo sono proprio sul piano della discendenza dalla collusione tra Berlusconi e le organizzazioni mafiose: quella che Scarpinato più volte ha definito “borghesia mafiosa”, quella che ha portato alla fondazione di Forza Italia e Berlusconi al potere oltre ad essere il garante del grande patto tra vertici del capitalismo italiano e organizzazioni criminali contro lo Stato. Quella al governo oggi è davvero la peggiore destra della storia repubblicana, proliferata grazie ai soldi della mafia e allo sfascio della cultura pubblica del Paese, ed erede degli stragisti neofascisti che erano gli alleati ed esecutori materiali delle strategie stragiste con la collusione degli occupanti americani. Sostenere Roberto Scarpinato significata sostenere il ruolo della Commissione antimafia, facendo sì che  le indagini non siano ancora vittime di depistaggio, dirottate lontano da questa immensa montagna di eversione, mafia, connivenza con pezzi di Stato deviati e servizi segreti stranieri.   Fonti: https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/10/15/caso-scarpinato-colosimo-propone-legge-su-incompatibilita-dei-commissari-conte-fdi-combatte-la-mafia-o-campioni-dellantimafia/7731884/ https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2019/01/Roberto-Scarpinato-I-mandanti-impuniti-delle-stragi-italiane-bb161272-4742-4706-8cbe-2fd9b8b07748.html https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2019/01/Roberto-Scarpinato-Listituto-della-prescrizione-in-Italia-cf42cbb3-fe8a-46c5-a477-7223aa4b36f1.html Lorenzo Poli
October 15, 2026
Pressenza
Gli USA pressano gli alleati NATO per abbandonare la Corte Penale Internazionale
Secondo quanto rivelato da un’inchiesta di Politico, gli Stati Uniti hanno chiesto agli alleati della NATO di ritirarsi dal trattato istitutivo della Corte Penale Internazionale (CPI) e di collaborare per depotenziarne l’operato a livello globale. La richiesta è stata avanzata a porte chiuse a Bruxelles, durante una riunione tra i […] L'articolo Gli USA pressano gli alleati NATO per abbandonare la Corte Penale Internazionale su Contropiano.
September 12, 2026
Contropiano
Cestinata una intervista a Lavrov su Europa, Ucraina e sicurezza, di nuovo
Il livello del degrado professionale e culturale è dimostrato anche da episodi in fondo minimi. E’ accaduto che la redazione europea della testata Politico – di proprietà dell’editore conservatore tedesco Axel Springer, che controlla anche la Bild, Die Welt e il polacco Fakt, nonché i siti americani Business Insider – […] L'articolo Cestinata una intervista a Lavrov su Europa, Ucraina e sicurezza, di nuovo su Contropiano.
June 23, 2026
Contropiano
Rutte propone di triplicare gli aiuti NATO all’Ucraina, ma anche in Europa si storce il naso
L’Alleanza Atlantica attraversa una fase di intensi dibattiti interni riguardanti il proprio fianco orientale, in relazione agli impegni degli Stati Uniti e al ruolo dell’Ucraina: il vertice NATO previsto ad Ankara nel mese di luglio sarà sicuramente un momento fondamentale per le sorti di Kiev. Soprattutto ora che Zelensky appare […] L'articolo Rutte propone di triplicare gli aiuti NATO all’Ucraina, ma anche in Europa si storce il naso su Contropiano.
May 15, 2026
Contropiano
Per il CEO della Alex Springer, i suoi giornalisti devono sostenere Israele o dimettersi
Il colosso mediatico tedesco Axel Springer è al centro di un caso che riguarda le fondamenta dell’attività giornalistica, tanto sul piano deontologico quanto su quello dell’indipendenza editoriale. L’amministratore delegato, Mathias Döpfner, ha detto che i giornalisti che lavorano alle testate possedute dalla Springer (Politico, i tedeschi Bild e Die Welt, […] L'articolo Per il CEO della Alex Springer, i suoi giornalisti devono sostenere Israele o dimettersi su Contropiano.
May 3, 2026
Contropiano
Riflessioni sulla crisi energetica
articoli di Nicolas Lozito, Gianluca Ruggieri, Stefania Del Bianco e delle redazioni di Kenergia e QualEnergia. A seguire notizie sulle conseguenze del blocco di Hormuz.   In questa piccola rassegna di articoli non troverete necessariamente posizioni politiche; tuttavia ci sono contenuti utili per farsi un quadro dello stato dell’arte e qualche esempio sul quale riflettere.   Miracolo spagnolo? di Nicolas
Giuliano Vassalli non è il “padre spirituale” della Riforma Nordio
Il governo Meloni e più in generale il fronte del SI’ in questi mesi hanno cercato di arruolare post-mortem il grande giurista e partigiano Giuliano Vassalli come garante della Riforma costituzionale Nordio. La riforma, che separa le carriere di giudici e pubblici ministeri, viene descritta dal Fronte del Sì come il necessario completamento di un processo penale che deve svolgersi davanti a un giudice terzo con accusa e difesa poste su un piano di parità: in sostanza sarebbe l’istituzionalizzazione finale del sistema accusatorio, modello su cui si fonda l’impianto del nostro sistema di giustizia. Il Ministro Nordio addirittura cita Vassalli come “padre spirituale” della Riforma, ma la storia smentisce la propaganda e dice l’esatto contrario. Giuliano Vassalli (Perugia, 25 aprile 1915 – Roma, 21 ottobre 2009) è stato un grande partigiano, antifascista, storico militante socialista, illustre giurista e politico italiano, nonchè presidente della Corte Costituzionale dall’11 novembre 1999 al 13 febbraio 2000 ed è considerato il Padre del Codice di Procedura Penale di stampo accusatorio del 1988, in quanto da lui formulato in veste di Ministro della Giustizia (1987-1991). Nel secondo dopoguerra si afferma come uno dei più autorevoli politici italiani. E’ dal 1974, subito dopo la battaglia comune con i Radicali per il divorzio, che Giuliano Vassalli propose al Partito Socialista la sua bozza complessiva per “una giustizia giusta” – così la titolò – che, oltre la separazione delle carriere dei magistrati prevedeva anche la responsabilità civile/penale dei magistrati. Dal 29 luglio 1987 al 2 febbraio 1991 è stato Ministro di Grazia e Giustizia nei governi Goria, De Mita e Andreotti VI. Durante il suo mandato presenta il disegno di legge delega per la Riforma del Codice di Procedura Penale che segue i precedenti progetti rimasti al palo a causa dello scioglimento anticipato della legislatura o di difficoltà di ordine politico. Il modello fondamentale su cui si formerà il nuovo codice è quello accusatorio, contrapposto a quello inquisitorio, modello invece appartenente al Codice Rocco risalente al ventennio fascista. Il processo si risolve in un “actus trium personarum”, nel quale è il pubblico ministero (PM) che indaga ed esercita l’azione penale, l’imputato che si difende ed il giudice che decide, in base a prove selezionate dalle parti ed acquisite in contraddittorio. È ribadita la presunzione di non colpevolezza, già contenuta nella Costituzione, e non è prevista la custodia cautelare dell’imputato, durante il processo, se non in casi eccezionali per la necessità di non disperdere la prova. Il nuovo codice, redatto da una commissione presieduta da Giandomenico Pisapia, venne approvato nel 1988 ed entrò in vigore nel 1989 (codice che tuttavia sarà sottoposto nel tempo a pesanti modificazioni). Sempre nel 1987 presenta un disegno di legge di riforma parziale del Codice di Procedura Civile, che sarà approvato, con numerose integrazioni, nel 1990. Nello stesso anno insedia una commissione di docenti universitari, presieduta da Antonio Pagliaro, con il mandato di mettere a punto un disegno di legge delega di riforma del codice penale (la commissione terminerà i suoi lavori presentando una proposta, alla quale seguiranno ulteriori progetti redatti da successive commissioni). Vassalli sosteneva convintamente che la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri fosse la naturale e necessaria conseguenza per il corretto funzionamento del nuovo processo, ritenendo che senza una netta distinzione tra chi accusa e chi giudica, il sistema accusatorio non potesse funzionare appieno. Vassalli Vassalli fu chiarissimo ed esplicito sulla separazione delle carriere, partendo dagli orientamenti in tal senso di Giacomo Matteotti. Riteneva la separazione delle carriere indispensabile per garantire la terzietà del giudice e l’equilibrio tra accusa e difesa, principi ispiratori della sua riforma che ha superato il precedente modello inquisitorio. Vassalli sosteneva che l’unificazione delle carriere fosse un retaggio inquisitorio incompatibile con il nuovo sistema e che il sistema accusatorio non potesse funzionare pienamente senza la netta separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti (PM), operazione rimasta incompiuta. In sintesi, per Vassalli, la separazione non era una mossa politica, ma un’esigenza tecnica e di garanzia per un processo più giusto e credibile. Pensiero che si può condividere o meno, ma pur sempre rimane il pensiero di un grande giurista che ha fatto la storia della giurisdizione in Italia. E’ proprio per queste sue posizione che il pensiero di Vassalli è oggi centrale nel dibattito sulla riforma costituzionale del Ministro Nordio, il quale riabilita il grande giurista come “padre spirituale” della sua riforma sulla separazione delle carriere in Italia, promuovendola come completamento della riforma del processo penale di Vassalli. L’1 marzo 2026 è uscito un importante articolo su La Repubblica scritto da Benedetta Tobagi e dal Professor Mitja Gialuz, ordinario di Diritto processuale penale, sulle menzogne che circolano da mesi nel dibattito pubblico per cercare di attribuire la paternità della modifica costituzionale Nordio-Meloni al defunto giurista. Spesso sui social sono girate immagini con due citazioni risalenti presumibilmente a Vassalli e citate in un’intervista avvenuta il 19 febbraio 1987 e destinata – in forma più ristretta – alla pubblicazione sul Financial Times (FT) dal titolo “La legge delega ed il nuovo processo penale. L’Ordinamento giudiziario in Italia oggi”. Le citazioni affermano: «parlare di sistema accusatorio laddove il pubblico ministero è un magistrato uguale al giudice … che continuerà a far parte della stessa carriera, degli stessi ruoli… essere colleghi eccetera, è uno dei tanti elementi che non rendono molto leale parlare di sistema accusatorio»; «Senza separazione delle carriere, la mia riforma di codice di procedura penale non funzionerà». Verificando sul sito dell’archivio storico del FT questa intervista, però, non sembra esistere. Tobagi e Gialuz sono andati a verificare nell’archivio del quotidiano americano, ma non hanno trovato nessuna intervista. Solo un articolo senza firma su altri temi, con appena due battute di Vassalli alla fine (che non riguardano la separazione delle carriere). Ad esistere c’è solo il dattiloscritto della sbobinatura di una conversazione avvenuta tra l’intervistatore Torquil Dick Erickson e Vassalli, fornita dall’intervistatore a Panorama nel luglio 2024 e ripubblicata recentemente dalla rivista in un articolo. Nel dattiloscritto si trovano solo tre righe in cui si parla, in termini generali, di separazione delle carriere, ma non c’è nulla che possa far pensare che Vassalli avrebbe gradito questa modifica costituzionale, oltre a non esserci un testo rivisto da Vassalli o proveniente dalle sue carte. Nell’articolo su La Repubblica e nell’articolo a firma del solo Prof Gialuz – pubblicato su Sistema Penale -si richiama chiaramente l’orientamento di Vassalli a una più netta separazione di funzioni tra giudici e pm, ma si sottolinea – a partire da fonti e testimonianze reali, anche attraverso le autorevoli voci di Enzo Cheli e Giorgio Lattanzi – l’enorme distanza di Vassalli, per quanto ha detto e scritto nella sua vita, da una modifica costituzionale come quella in discussione(che fa ben più che semplicemente separare le carriere). Sembra che il Fronte del Sì preferisca decontestualizzare le affermazioni di un convinto difensore della Costituzione per giustificare la sua mutilazione. Vassalli infatti si espresse in modo categorico contro le “modifiche di sistema” della Costituzione che stravolgessero l’impianto dei padri e delle madri costituenti. In un’intervista del 2007, dichiarò: “Io sono per il mantenimento il più possibile della Costituzione”. Vassalli, pur essendo favorevole alla separazione delle carriere, si espresse sempre contrario ad una riforma costituzionale in tal senso. Per Vassalli, la separazione delle carriere non richiedeva alcuna revisione della Legge Fondamentale e fu proprio lui, da Presidente della Consulta – attraverso la Sentenza 37/2000 -, a sancire che la Costituzione è già compatibile con la separazione, attuabile tramite semplice legge ordinaria. Vassalli non ha mai avallato lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura o di eleggere i membri tramite questo sorteggio – pilastri dell’attuale proposta di Nordio – che Vassalli avrebbe invece considerato estranei al nostro impianto democratico. Per lui, infatti, l’indipendenza della magistratura era un pilastro non negoziabile. Non esiste alcun testo in cui Vassalli sostiene che sarebbe opportuno creare un organo del genere, né tantomeno che nei suoi collegi i magistrati debbano avere solo una rappresentanza e non una maggioranza. Non lo ha mai scritto, mai detto, mai proposto. Non si trova nessun discorso, nessuna intervista, nessun documento ufficiale in cui lui si sarebbe espresso a favore di un organo speciale come l’Alta Corte disciplinare prevista nella riforma Nordio.Vassalli, da giurista finissimo e garantista qual era non ha mai sostenuto – né apertamente né tra le righe – i meccanismi previsti oggi dalla riforma. Evocare una delle più importanti figure della storia della giustizia italiana per mettere il timbro di legittimità su una riforma, oltre ad essere storicamente falso, è una scorciatoia retorica, un tentativo di mettere un’aura di autorevolezza su qualcosa che dovrebbe essere discusso apertamente e laicamente. Il suo pensiero va letto, non reinventato. E soprattutto non usato come slogan per sostenere posizioni che non ha mai espresso. Come ha dichiarato Democrazia Atea: “Citare Vassalli per cambiare 7 articoli della Carta non è un omaggio, è una distorsione storica. Non serve mutilare 7 articoli della Costituzione per attuarla. Chi usa il nome di Vassalli per giustificare questo attacco alla Costituzione compie un’operazione di puro sciacallaggio intellettuale.”   Per maggiori approfondimenti: https://shopdata.giuffre.it/media/estratti/ESTRATTO_024217256.pdf https://www.sistemapenale.it/it/opinioni/gialuz-giuliano-vassalli-e-la-riforma- costituzionale-della-magistratura http://www.osservatoriosullalegalita.org/26/acom/03/01violacost.htm La presunta intervista di Giuliano Vassalli al Financial Times, 19 febbraio 1987 https://www.panorama.it/attualita/politica/vassalli-intervista-separazione- carriere-giustizia Oliviero Mazza, “La separazione delle carriere e il processo accusatorio”  https://dirittodidifesa.eu/la-separazione-delle-carriere-e-il-processo-accusatorio-in-una-conversazione-con-giuliano-vassalli-di-oliviero-mazza/ Lorenzo Poli
March 18, 2026
Pressenza
Conflitto sociale, classi e alternativa dentro la crisi del XXI Secolo. Una discussione sul che e il come fare
Qui di seguito tutti gli interventi alla discussione nel Forum “Dalle piazze all’alternativa” organizzato dalla Rete dei Comunisti ieri a Roma. In ordine i contributi di Mauro Casadio, Sergio Cararo, Franco Russo, Emidia Papi, Giorgio Cremaschi, Cinzia Della Porta, Michele Franco, Paolo Spena, Paolo Ferrero, Bruno Papale, Marcella Grasso, Walter […] L'articolo Conflitto sociale, classi e alternativa dentro la crisi del XXI Secolo. Una discussione sul che e il come fare su Contropiano.
January 25, 2026
Contropiano
Sciopero politico, governo nervoso
Tornare a casa dopo giornate del genere, accendere la tv, ascoltare conduttori di tg e ospiti dei talk show (sempre gli stessi da anni, e quelli nuovi sono in genere ancora peggio) crea un effetto “realtà parallela”. Se pure è da sempre noto che i media lavorano per nascondere, sedare, […] L'articolo Sciopero politico, governo nervoso su Contropiano.
October 4, 2025
Contropiano
Nuova strategia del Pentagono, il focus torna sull’America Latina
Ogni volta che una nuova amministrazione si insedia a Washington, il Pentagono stila un documento, il National Defense Strategy (NDS), che serve a dare le linee guida principali per le politiche da seguire al “Department of War”, fresca ridenominazione della Difesa da parte di Trump (che se non altro si […] L'articolo Nuova strategia del Pentagono, il focus torna sull’America Latina su Contropiano.
September 8, 2025
Contropiano