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Veneto, l’assegnazione delle case popolari in base alla durata della residenza è discriminatoria
La Corte d’Appello di Venezia ha rigettato l’appello della Regione Veneto e del Comune di Venezia, ordinando alle amministrazioni di modificare bando ERP e legge regionale veneta. Lo rende noto ASGI, l’associazione Razzismo Stop e Sunia Federazione di Padova. Nel 2022, le tre organizzazioni e tre cittadini stranieri avevano impugnato il bando per le case popolari del Comune di Venezia che tra i criteri di assegnazione dei punteggi prevedeva, come statuito dalla Legge Regionale Veneta, l’attribuzione di fino a 7 punti per chi avesse la residenza anagrafica o l’attività lavorativa in Veneto da più di 10 anni, e fino a 8 punti per chi fosse residente o lavorasse nel Comune di Venezia da più di 15 anni. Il Tribunale di Padova aveva accolto le richieste dei ricorrenti e aveva dichiarato questo criterio illegittimo. Giurisprudenza italiana/Guida legislativa IL TRIBUNALE DI PADOVA “CANCELLA” IN TUTTA LA REGIONE GLI ANNI DI RESIDENZA PER ACCEDERE ALLE CASE POPOLARI: GRADUATORIE DA RIFARE Tribunale di Padova, sentenza del 2 gennaio 2025 ASGI - Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione 7 Gennaio 2025 Con la sentenza pubblicata il 21 gennaio, la Corte di Appello, spiegano le associazioni, ha confermato sostanzialmente quanto già stabilito in primo grado e più recentemente dalla Corte costituzionale nella sentenza 1/2026: l’utilizzo della residenza (o attività lavorativa) pregressa come criterio per l’assegnazione dei punteggi per le graduatorie ERP non è legittimo se slegato da qualsivoglia considerazione sul bisogno dei richiedenti. «La Corte ha infatti rilevato come il sistema di punteggi della Regione Veneto rischia concretamente di far prevalere la sola durata della residenza su tutti gli indicatori di bisogno abitativo. Nelle sue motivazioni, ha evidenziato come una persona anziana con invalidità grave e reddito bassissimo (11 punti) possa essere sopravanzata in graduatoria da chi semplicemente risiede in Veneto da oltre 30 anni (12 punti), anche in assenza di qualsiasi stato di bisogno. Ancora più evidente il caso del Comune di Venezia, dove i punteggi aggiuntivi per residenza comunale (fino a 8 punti) si cumulano con quelli regionali (fino a 7 punti), consentendo di raggiungere 15 punti per la sola residenza. Come rilevato dalla Corte, questo significa che “una coppia di mezza età senza figli, con residenza anagrafica o attività lavorativa in Veneto da oltre 30 anni” potrebbe sopravanzare “un nucleo familiare di nuova formazione con figli minori di età superiore a quattro anni, in alloggio sovraffollato, in coabitazione con altro o più nuclei familiari” che raggiunge al massimo 10 punti». La Corte, sottolineano le organizzazioni, ha pertanto accertato il carattere discriminatorio delle previsioni del bando e della legge regionale, e ha ordinato la rimozione della discriminazione. Adesso il Comune di Venezia dovrà emanare un nuovo bando per le assegnazioni non ancora definite, e la Regione sarà tenuta a presentare un piano di rimozione della discriminazione entro i prossimi 60 giorni. Confermata anche la condanna del Tribunale in primo grado, della Regione Veneto e del Comune di Venezia al risarcimento del danno non patrimoniale in favore delle tre associazioni ricorrenti, riconoscendo la loro funzione istituzionale di tutela dei diritti delle persone in condizioni di vulnerabilità. La sentenza si pone in continuità con la giurisprudenza costituzionale e di merito ormai consolidata in materia di accesso agli alloggi pubblici, ribadendo che l’edilizia residenziale pubblica deve rispondere effettivamente ai bisogni delle persone in condizione di fragilità, indipendentemente dalla loro storia migratoria, non potendo mai diventare criterio determinante o prevalente nell’accesso a un servizio sociale essenziale come quello dell’abitazione. Corte d’Appello di Venezia, sentenza n. 95 del 21 gennaio 2026
Dal linguaggio alle relazioni
L’articolo nasce dall’incontro di rete “Ridurre le distanze fra mercato del lavoro e cittadini”, svoltosi il 4 novembre 2025 alla sede di Coges Don Milani a Mestre nell’ambito del progetto PASSI PLUS, finanziato dal PR Veneto FSE+ 2021–2027. L’iniziativa ha riunito enti del terzo settore, istituzioni, sindacati e rappresentanti della società civile per riflettere sull’accesso alle politiche attive del lavoro da parte delle persone più fragili, con un focus sulla comunità bengalese veneziana. Nonostante il divario occupazionale tra cittadini italiani e stranieri sia ormai minimo, persistono forti criticità legate al genere e all’accessibilità dei servizi 1. Barriere linguistiche, culturali e informative, insieme a una rete pubblico-privata frammentata, rendono complesso l’orientamento tra sigle, enti e procedure. I destinatari delle politiche attive del lavoro (PAL) – e quindi dei programmi come PASSI PLUS, GOL2 e altri – sono spesso persone con bassi livelli di alfabetizzazione o fragilità sociali, che necessitano non solo di formazione, ma di un accompagnamento relazionale. L’incontro ha posto al centro proprio questa dimensione: ripensare le politiche attive come strumenti di tutela attiva e di valorizzazione delle risorse individuali, capaci di ridurre la distanza tra servizi e cittadini e di rendere il mercato del lavoro più accessibile e inclusivo. Di seguito l’articolo di Camilla Zampini. PPA, DID, SPID, PAL, CPI, CPIA 3. Le sigle non sono solo un linguaggio tecnico: sono il primo filtro dell’accesso. Chi non le capisce resta fuori. E non succede soltanto alle persone meno alfabetizzate o non italofone: spesso inciampano anche gli operatori, perché acronimi e procedure cambiano più velocemente della vita delle persone. Quando il mercato del lavoro diventa una traduzione continua, l’inclusione non dipende dalle competenze, ma dalla capacità di decifrare i servizi. Il tema non riguarda solo l’utenza, ma il sistema. L’accesso ai servizi spesso dipende dalla fortuna di incontrare qualcuno che “traduce”. Qui la rete fa la differenza (quando c’è, e quando funziona davvero). A Venezia, il Centro per l’Impiego ha scelto una posizione rara: non essere il punto finale della presa in carico, ma un alleato dei cittadini nel superare gli ostacoli. Non tutti i nodi si sciolgono, ma molti sì, perché l’orientamento non viene trattato come un adempimento, bensì come una relazione. È un esempio concreto di come il pubblico possa agire non solo come erogatore, ma come infrastruttura di accessibilità. Il confronto tra gli enti ha mostrato che le criticità più ricorrenti non sono nuove – informazioni frammentate, passaggi poco leggibili, accesso affidato al passaparola – ma ha evidenziato una direzione condivisa: l’inclusione non dipende dall’introduzione di nuovi strumenti, bensì dalla capacità di fare funzionare quelli esistenti attraverso legami stabili. Collaborazioni tra pubblico e privato sociale che non si attivano solo a progetto, il riconoscimento del ruolo dei mediatori culturali e dei peer educator, spazi di prossimità che non siano eccezioni ma dispositivi ordinari. È qui che il welfare territoriale smette di essere un concetto astratto e diventa una pratica quotidiana. PASSI PLUS non sostituisce le politiche attive: le rende praticabili. Lavora prima del lavoro, ma non fuori dal lavoro. Non riduce il tempo dell’attesa, ma trasforma l’attesa in capacità. L’inclusione non coincide con l’attivazione di una misura, ma con il momento in cui una persona riesce a entrarci senza sentirsi smarrita. Forse la vera innovazione sta tutta qui: non produrre nuove sigle, ma restituire significato a ciò che precede le sigle. Le politiche attive iniziano molto prima dei corsi e molto prima dei tirocini — iniziano quando qualcuno, finalmente, capisce dove può andare e sente di avere il diritto di farlo. È da qui che nasce l’idea di una pre-politica attiva: tutto ciò che serve prima di essere pronti a entrare in una misura. Non è un passaggio in più, ma il livello che mancava. PASSI PLUS lavora in questo spazio: non promette occupazione immediata, ma costruisce condizioni reali di accesso – lingua, orientamento, fiducia, prossimità – senza le quali le politiche attive restano teoriche. Lo si è visto durante l’incontro di rete “Ridurre le distanze fra mercato del lavoro e cittadini”, svoltosi a Mestre lo scorso novembre. Non un appuntamento celebrativo, ma un momento di confronto tra enti del terzo settore, associazioni, istituzioni e operatori. Il punto non era raccontare un progetto, ma osservare cosa succede quando le politiche incontrano le persone e non solo le procedure. La comunità bengalese è numerosa a Venezia, ma spesso invisibile nei servizi. In sala c’era un solo rappresentante diretto, e tuttavia il segnale più interessante arriva dai percorsi di lingua e autonomia attivati dal Progetto Guarda Avanti, inscritto nella DGR 1143/2024 – PASSI PLUS. Si nota infatti come sempre più donne partecipino alle attività, non per avvicinarsi subito al lavoro, ma per iniziare a far parte del territorio. In un welfare in transizione, questi spazi non producono risultati immediati, ma generano competenze trasversali: comprensione, orientamento, il coraggio di interfacciarsi con il territorio senza timore. Ma anche ascolto, prossimità e rispetto. Ridurre le distanze fra cittadini e mercato del lavoro significa innanzitutto tradurre linguaggi, bisogni e aspettative. Significa fare rete e gettare le basi per una partecipazione futura, in cui la rete diventi reale, tangibile, quotidiana. Dove ogni parola imparata, ogni conversazione, ogni incontro contribuisce a costruire fiducia e consapevolezza, che sono le vere premesse per un’inclusione duratura. 1. I dati: il divario occupazionale tra italiani e stranieri è ormai molto contenuto: 0,8 punti percentuali. Resta critica la questione di genere con una tasso di occupazione delle donne stranieri che passa dal 34,59% del 2020 al 32,61% del 2024 ↩︎ 2. Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori, programma nazionale di politiche attive del lavoro finalizzato a favorire l’inserimento o il reinserimento lavorativo attraverso percorsi personalizzati di orientamento, formazione, riqualificazione e accompagnamento al lavoro ↩︎ 3. PPA: Proposta di Politica Attiva, un patto individuale che delinea le azioni concordate per favorire l’occupazione; DID: Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro, necessaria per l’accesso ai servizi per l’impiego; SPID: Sistema Pubblico di Identità Digitale, credenziale unica per l’accesso ai servizi online della Pubblica Amministrazione; PAL: Politiche Attive del Lavoro, insieme di interventi volti a favorire l’occupabilità e l’inserimento lavorativo; CPI: Centro per l’Impiego, struttura pubblica che eroga servizi per il lavoro; CPIA: Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti, istituzione scolastica dedicata all’istruzione e alla formazione degli adulti ↩︎
Ciclo di formazioni sui Paesi di provenienza delle persone richiedenti asilo e rifugiate
L’associazione Lungo la rotta balcanica, in collaborazione col Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali – Università Ca’ Foscari Venezia , grazie al sostegno della Fondazione di Venezia, organizza un ciclo di 3 giornate di formazione sui Paesi di provenienza delle persone richiedenti asilo e rifugiate. Attraverso il contributo e la testimonianza diretta di giuristi, ricercatori, docenti universitari, giornalisti e attivisti della società civile, la formazione si concentra su 5 Paesi: il Pakistan, l’Afghanistan, la Turchia, il Kosovo e l’Albania (sotto il programma dettagliato). La formazione è gratuita e aperta a tutte e tutti. Sono stati richiesti crediti formativi per gli appartenenti all’ordine degli assistenti sociali. Viene rilasciato un attestato di frequenza. La registrazione è obbligatoria a questo link: Per info: festivalrottabalcanica@gmail.com Scarica il programma dettagliato delle formazioni Tutte le formazioni si svolgeranno a Venezia, esclusivamente in presenza. Gli incontri fanno parte del Festival della rotta balcanica che si svolgerà a Venezia nel mese di marzo 2026 GIORNATA 1: GIOVEDÌ 22 GENNAIO 2026 – 08:45/18:00 Aula magna Trentin a Cà Dolfin, Dorsoduro 3859/A 09:00 – 13:00 Il Patto UE su migrazione e asilo con Gianfranco Schiavone, presidente del Consorzio Italiano di Solidarietà (ICS) 14:00 – 18:00 Focus sul Pakistan con Tommaso Sbriccoli, docente di Antropologia all’Università di Siena con Ismail Swati, mediatore e operatore sociale a Trieste GIORNATA 2: GIOVEDÌ 26 MARZO 2026 – 08:45 / 18:00 Auditorium Danilo Mainardi al Campus Scientifico in via Torino 155 09:00 – 13:00 Focus sull’Afghanistan con Giuliano Battiston, giornalista e scrittore con Nina Khamsy, ricercatrice e docente presso l’Università di Neuchatel 14:00 – 18:00 Focus sulla Turchia con Murat Cinar, giornalista e scrittore GIORNATA 3: GIOVEDÌ 23 APRILE 2026 – 08:45 / 18:00 Auditorium Danilo Mainardi al Campus Scientifico in via Torino 155 09:00 – 13:00 Focus sull’Albania con Christian Elia, giornalista e scrittore con Ermira Kola, operatrice legale dell’Asgi 14:00 – 18:00 Focus sul Kosovo con Stefano Petrungaro, storico dell’Europa Orientale e docente Cà Foscari con Riccardo Roschetti, operatore sociale e scrittore Scarica il programma formazioni paesi sicuri 2025