Dal linguaggio alle relazioni
L’articolo nasce dall’incontro di rete “Ridurre le distanze fra mercato del
lavoro e cittadini”, svoltosi il 4 novembre 2025 alla sede di Coges Don Milani a
Mestre nell’ambito del progetto PASSI PLUS, finanziato dal PR Veneto FSE+
2021–2027. L’iniziativa ha riunito enti del terzo settore, istituzioni,
sindacati e rappresentanti della società civile per riflettere sull’accesso alle
politiche attive del lavoro da parte delle persone più fragili, con un focus
sulla comunità bengalese veneziana.
Nonostante il divario occupazionale tra cittadini italiani e stranieri sia ormai
minimo, persistono forti criticità legate al genere e all’accessibilità dei
servizi 1. Barriere linguistiche, culturali e informative, insieme a una rete
pubblico-privata frammentata, rendono complesso l’orientamento tra sigle, enti e
procedure. I destinatari delle politiche attive del lavoro (PAL) – e quindi dei
programmi come PASSI PLUS, GOL2 e altri – sono spesso persone con bassi livelli
di alfabetizzazione o fragilità sociali, che necessitano non solo di formazione,
ma di un accompagnamento relazionale.
L’incontro ha posto al centro proprio questa dimensione: ripensare le politiche
attive come strumenti di tutela attiva e di valorizzazione delle risorse
individuali, capaci di ridurre la distanza tra servizi e cittadini e di rendere
il mercato del lavoro più accessibile e inclusivo.
Di seguito l’articolo di Camilla Zampini.
PPA, DID, SPID, PAL, CPI, CPIA 3.
Le sigle non sono solo un linguaggio tecnico: sono il primo filtro dell’accesso.
Chi non le capisce resta fuori. E non succede soltanto alle persone meno
alfabetizzate o non italofone: spesso inciampano anche gli operatori, perché
acronimi e procedure cambiano più velocemente della vita delle persone. Quando
il mercato del lavoro diventa una traduzione continua, l’inclusione non dipende
dalle competenze, ma dalla capacità di decifrare i servizi.
Il tema non riguarda solo l’utenza, ma il sistema. L’accesso ai servizi spesso
dipende dalla fortuna di incontrare qualcuno che “traduce”. Qui la rete fa la
differenza (quando c’è, e quando funziona davvero).
A Venezia, il Centro per l’Impiego ha scelto una posizione rara: non essere il
punto finale della presa in carico, ma un alleato dei cittadini nel superare gli
ostacoli. Non tutti i nodi si sciolgono, ma molti sì, perché l’orientamento non
viene trattato come un adempimento, bensì come una relazione. È un esempio
concreto di come il pubblico possa agire non solo come erogatore, ma come
infrastruttura di accessibilità.
Il confronto tra gli enti ha mostrato che le criticità più ricorrenti non sono
nuove – informazioni frammentate, passaggi poco leggibili, accesso affidato al
passaparola – ma ha evidenziato una direzione condivisa: l’inclusione non
dipende dall’introduzione di nuovi strumenti, bensì dalla capacità di fare
funzionare quelli esistenti attraverso legami stabili. Collaborazioni tra
pubblico e privato sociale che non si attivano solo a progetto, il
riconoscimento del ruolo dei mediatori culturali e dei peer educator, spazi di
prossimità che non siano eccezioni ma dispositivi ordinari. È qui che il welfare
territoriale smette di essere un concetto astratto e diventa una pratica
quotidiana.
PASSI PLUS non sostituisce le politiche attive: le rende praticabili. Lavora
prima del lavoro, ma non fuori dal lavoro. Non riduce il tempo dell’attesa, ma
trasforma l’attesa in capacità. L’inclusione non coincide con l’attivazione di
una misura, ma con il momento in cui una persona riesce a entrarci senza
sentirsi smarrita.
Forse la vera innovazione sta tutta qui: non produrre nuove sigle, ma restituire
significato a ciò che precede le sigle. Le politiche attive iniziano molto prima
dei corsi e molto prima dei tirocini — iniziano quando qualcuno, finalmente,
capisce dove può andare e sente di avere il diritto di farlo.
È da qui che nasce l’idea di una pre-politica attiva: tutto ciò che serve prima
di essere pronti a entrare in una misura. Non è un passaggio in più, ma il
livello che mancava.
PASSI PLUS lavora in questo spazio: non promette occupazione immediata, ma
costruisce condizioni reali di accesso – lingua, orientamento, fiducia,
prossimità – senza le quali le politiche attive restano teoriche.
Lo si è visto durante l’incontro di rete “Ridurre le distanze fra mercato del
lavoro e cittadini”, svoltosi a Mestre lo scorso novembre. Non un appuntamento
celebrativo, ma un momento di confronto tra enti del terzo settore,
associazioni, istituzioni e operatori. Il punto non era raccontare un progetto,
ma osservare cosa succede quando le politiche incontrano le persone e non solo
le procedure.
La comunità bengalese è numerosa a Venezia, ma spesso invisibile nei servizi. In
sala c’era un solo rappresentante diretto, e tuttavia il segnale più
interessante arriva dai percorsi di lingua e autonomia attivati dal Progetto
Guarda Avanti, inscritto nella DGR 1143/2024 – PASSI PLUS.
Si nota infatti come sempre più donne partecipino alle attività, non per
avvicinarsi subito al lavoro, ma per iniziare a far parte del territorio.
In un welfare in transizione, questi spazi non producono risultati immediati, ma
generano competenze trasversali: comprensione, orientamento, il coraggio di
interfacciarsi con il territorio senza timore. Ma anche ascolto, prossimità e
rispetto.
Ridurre le distanze fra cittadini e mercato del lavoro significa innanzitutto
tradurre linguaggi, bisogni e aspettative. Significa fare rete e gettare le basi
per una partecipazione futura, in cui la rete diventi reale, tangibile,
quotidiana.
Dove ogni parola imparata, ogni conversazione, ogni incontro contribuisce a
costruire fiducia e consapevolezza, che sono le vere premesse per un’inclusione
duratura.
1. I dati: il divario occupazionale tra italiani e stranieri è ormai molto
contenuto: 0,8 punti percentuali.
Resta critica la questione di genere con una tasso di occupazione delle
donne stranieri che passa dal 34,59% del 2020 al 32,61% del 2024 ↩︎
2. Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori, programma nazionale di politiche
attive del lavoro finalizzato a favorire l’inserimento o il reinserimento
lavorativo attraverso percorsi personalizzati di orientamento, formazione,
riqualificazione e accompagnamento al lavoro ↩︎
3. PPA: Proposta di Politica Attiva, un patto individuale che delinea le azioni
concordate per favorire l’occupazione;
DID: Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro, necessaria per
l’accesso ai servizi per l’impiego;
SPID: Sistema Pubblico di Identità Digitale, credenziale unica per l’accesso
ai servizi online della Pubblica Amministrazione;
PAL: Politiche Attive del Lavoro, insieme di interventi volti a favorire
l’occupabilità e l’inserimento lavorativo;
CPI: Centro per l’Impiego, struttura pubblica che eroga servizi per il
lavoro;
CPIA: Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti, istituzione
scolastica dedicata all’istruzione e alla formazione degli adulti ↩︎