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I rischi dell’espianto degli alberi per i lavori della Metro C
scultura Humanitas di Andrea Roggi (foto ambm 25 7 25) di Paola Loche Roma è una città che vive su più livelli: quello millenario della storia archeologica e quello vitale del suo immenso patrimonio arboreo. Con l’avanzamento dei cantieri della Metro C, in particolare nelle aree centrali e storiche, il conflitto tra mobilità sostenibile e tutela del verde è tornato al centro del dibattito pubblico. Al centro della contesa c’è una pratica tanto necessaria quanto rischiosa: l’espianto e il successivo reimpianto di alberi maturi. Ma cosa accade davvero a un albero quando viene rimosso dal suo habitat per far posto a una stazione? Il primo errore, forse il più grave, è logistico e culturale: pensare che spostare un albero di 50 anni sia come traslocare un lampione o una panchina. Un esemplare maturo è un sistema complesso. Sotto terra, le sue radici non sono semplici ancoraggi, ma una rete neurale in simbiosi con il suolo, i funghi e i microrganismi locali. Estrarre un albero significa spezzare questo equilibrio vitale. Quando si procede all’espianto, i rischi principali sono: * Recisione delle radici: Per rendere l’albero trasportabile, viene recisa la maggior parte delle radici periferiche. Sono proprio queste, però, a nutrire la pianta. È come pretendere che un atleta corra una maratona dopo un intervento chirurgico alle gambe. * Shock da Trapianto: L’albero si ritrova improvvisamente in un mondo nuovo. Diversa esposizione solare, diverso drenaggio, diverso terreno. Questo “stress da trasloco” può paralizzare le funzioni vitali della pianta. * Crollo delle Difese: Un albero stressato è un albero indifeso. Funghi e parassiti, che in condizioni normali verrebbero respinti, trovano una porta aperta per sferrare l’attacco fatale. Nonostante l’adozione di rigorosi protocolli agronomici nella gestione del verde di cantiere, le evidenze statistiche continuano a mostrare risultati poco incoraggianti. Il reimpianto spesso avviene in zone distanti da quelle originali, alterando il microclima dei quartieri che perdono il “polmone verde” originale. Inoltre, la sfida a Roma è doppia: il sottosuolo è un groviglio di reperti archeologici e sottoservizi. Trovare un sito di reimpianto che offra spazio sufficiente alle radici è spesso un’impresa impossibile, trasformando il trapianto in un abbattimento differito nel tempo. Spesso i comunicati stampa rassicurano parlando di “compensazione ambientale”: per ogni albero rimosso, ne piantiamo di nuovi. Matematicamente torna, ecologicamente no. Sostituire un albero maturo con dieci piccoli alberelli è come pretendere che dieci neonati compiano lo stesso lavoro di un adulto esperto. Il servizio ecosistemico (ombra, abbattimento della CO2, assorbimento degli inquinanti, mitigazione termica) offerto da una chioma matura è incommensurabile rispetto a esemplari giovani che impiegheranno decenni per diventare efficaci. È possibile costruire una metropolitana senza condannare a morte il verde cittadino? La soluzione risiede in tre pilastri fondamentali: 1. Pianificazione Predittiva: Coinvolgere gli esperti botanici sin dalla fase di progettazione del tracciato per evitare lo spostamento di esemplari maturi e paesaggisticamente importanti. 2. Tecniche Avanzate: L’uso di tecnologie come l’escavazione pneumatica per preservare il più possibile l’apparato radicale. 3. Monitoraggio Post-Trapianto: Un albero spostato ha bisogno di cure intensive (irrigazione costante, concimazione specifica) per almeno 3-5 anni. Senza questo “reparto di terapia intensiva”, il reimpianto è destinato a fallire La Metro C è un’opera indispensabile per ridurre il traffico e l’inquinamento a lungo termine. Tuttavia, la sfida per Roma è dimostrare che il progresso infrastrutturale non debba necessariamente avvenire a scapito della sua memoria vegetale. Un albero che muore a causa di una gestione approssimativa non è solo un danno estetico, ma una mutilazione dei servizi ecosistemici della città. Tale perdita risulta insostenibile a fronte della crescente vulnerabilità climatica e ambientale del tessuto urbano. Paola Loche Per osservazioni e precisazioni scrivere a : laboratoriocarteinregola@gmail.com 18 aprile 2026 NOTE
April 18, 2026
carteinregola
San Donato Milanese: la tutela del verde arriva al Consiglio di Stato
C’è una differenza sostanziale tra una scelta tecnica e una scelta politica. Il ricorso al Consiglio di Stato contro una sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale che impone il rispetto dei vincoli ambientali non è un atto neutro. È una dichiarazione di priorità. A San Donato Milanese, nell’area San Francesco, la recente decisione del TAR ha riaffermato un principio elementare: la quota di verde fruibile prevista dalla convenzione urbanistica del 1993 deve essere rispettata. Non è un dettaglio burocratico. È un impegno pubblico. È un patto con la città. La sentenza ha annullato la delibera del 2021 che autorizzava il progetto “Sport Life City” — arena, strutture sportive, funzioni commerciali — riportando l’area a “zona bianca” nel PGT. In termini urbanistici significa una sola cosa: si riparte da zero. Serve una nuova pianificazione. Eppure l’Amministrazione ha scelto di impugnare la decisione davanti al Consiglio di Stato. Non è solo una questione locale Questa non è una vicenda che riguarda esclusivamente San Donato. Se passa il principio che un’Amministrazione possa aggirare — o tentare di superare — una sentenza che tutela vincoli ambientali sottoscritti in convenzioni urbanistiche, il precedente si estende ben oltre i confini comunali. La petizione promossa per fermare il ricorso non è quindi rivolta soltanto ai cittadini sandonatesi. È un appello a tutti i cittadini italiani. Perché il nodo è semplice: le convenzioni urbanistiche sono strumenti giuridici che regolano l’equilibrio tra interesse pubblico e intervento privato. Se quell’equilibrio diventa variabile, se gli impegni sul verde possono essere ridiscussi quando risultano scomodi, allora la tutela ambientale diventa negoziabile. E questo riguarda ogni città. Verde urbano: infrastruttura, non ornamento Ogni metro quadrato impermeabilizzato produce effetti misurabili: aumento del rischio idraulico, incremento delle isole di calore, riduzione della capacità di assorbimento del suolo, perdita di spazi pubblici. Il verde urbano non è arredo. È infrastruttura ambientale. È mitigazione climatica, qualità dell’aria, salute pubblica, equilibrio idrogeologico. In un Paese fragile come l’Italia, dove il consumo di suolo continua a crescere e il dissesto idrogeologico è una costante emergenza, sostenere che la rigenerazione debba prevalere sull’espansione non è ideologia: è buon senso pianificatorio. Rigenerare significa intervenire sull’esistente. Significa aumentare permeabilità e alberature. Significa progettare resilienza, non moltiplicare volumetrie. Una scelta di coerenza istituzionale Rinunciare al ricorso sarebbe un segnale chiaro su tre piani: * rispetto delle convenzioni urbanistiche sottoscritte; * coerenza istituzionale nei confronti delle decisioni della giustizia amministrativa; * visione di lungo periodo per una città adattiva e resiliente. Non si tratta di essere contro lo sport o contro lo sviluppo. Si tratta di stabilire quale sviluppo sia compatibile con gli impegni presi e con le esigenze ambientali del nostro tempo. La petizione chiede: * il ritiro del ricorso al Consiglio di Stato; * la conferma integrale della quota di verde prevista dalla convenzione del 1993; * l’avvio di una nuova pianificazione fondata su rigenerazione, fruibilità pubblica eresilienza ambientale. Difendere un principio, non solo un’area Se la tutela del verde diventa subordinata alla pressione edificatoria, il messaggio è chiaro: gli accordi ambientali sono reversibili. Se invece si afferma che un impegno pubblico va rispettato, si rafforza un principio di civiltà giuridica e ambientale. San Donato Milanese è oggi un caso emblematico, ma la questione è nazionale. Il territorio è un bene comune. La sua difesa non è un’opzione politica: è una responsabilità collettiva. E questa responsabilità riguarda tutti. Link alla petizione: https://www.change.org/p/fermiamo-il-ricorso-contro-la-tutela-del-verde-a-san-francesco-san-donato-milanese RecSando Rete Civica di San Donato Milanese e del Sud Est Milano Fabrizio Cremonesi Flavio Mantovani Redazione Italia
February 20, 2026
Pressenza
Piano del verde e ripristino della natura a Firenze: una proposta
Il 18 agosto 2024 è entrato in vigore il Regolamento UE 2024/1991, noto anche come Legge o Regolamento sul Ripristino della Natura, che afferma: “Gli spazi verdi urbani comprendono, tra l’altro, boschi, parchi e giardini urbani, fattorie urbane, … Leggi tutto L'articolo Piano del verde e ripristino della natura a Firenze: una proposta sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.