Azione digitale di ReCommon su SACE: «non finanziate la distruzione della Patagonia argentina!»
Roma, 3 marzo 2026 – ReCommon lancia oggi un mailbombing su SACE per chiedere
che l’assicuratore pubblico italiano non contribuisca alla distruzione di un
tratto di costa della Patagonia settentrionale, attraverso il sostegno
finanziario ad Argentina LNG. Il progetto prevede, tra l’altro, l’installazione
di 6 navi di liquefazione di gas (FNLG) nell’incontaminato Golfo San Matías, due
delle quali saranno realizzate da ENI, alla quale SACE garantirebbe l’operazione
con soldi pubblici.
Le 6 unità galleggianti riceveranno il gas da trasformare in forma liquida per
l’export dall’immenso giacimento di Vaca Muerta, sito nelle province
occidentali argentine di Neuquén, Rio Negro Pampa y Mendoza, seconda riserva di
gas di scisto del mondo. L’iniziativa è in capo a YPF, la principale società
argentina del petrolio e del gas, controllata dallo Stato.
Il gas di Vaca Muerta è prodotto prevalentemente attraverso il fracking, una
pratica ultra-invasiva che richiede grandi quantità di acqua e l’uso di sostanze
chimiche, e di conseguenza aumenta il rischio di inquinamento da idrocarburi
delle falde acquifere.
L’intero progetto Argentina LNG, sia nella parte di estrazione che di
processamento per l’export, prevede un costo complessivo intorno ai 50 miliardi
di dollari.
Le comunità del Golfo San Matías vivono in simbiosi con il mare, da cui da
decenni traggono sostentamento, ma è proprio questo ecosistema unico al mondo a
essere a rischio a causa del potenziale intensificarsi del traffico marittimo e
dall’inquinamento provocato dalle navi FLNG. All’estremità meridionale del Golfo
si trova la Penisola di Valdés, patrimonio dell’umanità UNESCO per la presenza
di diverse specie marine, tra cui spicca la balena franca australe. L’area dove
dovrebbero essere posizionate le 6 unità galleggianti per il gas corrisponde
proprio a quella interessata dalle rotte migratorie del cetaceo.
«Ai finanziatori di questo progetto dico di tornare a casa. Vogliamo continuare
a convivere con il mare, che è vivo e che vogliamo difendere» ha dichiarato
Raquel Perrier, biologa marina residente nell’area interessata dalle navi FLNG.
«Chiedo a coloro che vogliono finanziare Argentina LNG di guardare e sentire il
Golfo San Matías come lo guardiamo e lo sentiamo noi che viviamo qui: è la
nostra casa, abbiamo un legame d’amore che ci unisce, ci dà cibo e lavoro. Non è
un luogo da riempire di navi inquinanti. Lo vogliamo così, blu per sempre, e lo
difenderemo ogni volta che qualcuno lo metterà a rischio» ha aggiunto Fabricio
Di Giacomo della Multisectorial Golfo San Matías, assemblea nata in difesa del
golfo.
In un Paese economicamente fragile come l’Argentina, è pressoché impossibile che
un’azienda privata, nel caso specifico di questa operazione ENI, si muova senza
un forte sostegno pubblico. Per questa ragione entrano in gioco le agenzie di
credito all’esportazione come SACE, controllata dal ministero dell’Economia e
delle Finanze. Val la pena ricordare che l’attività prevalente di queste agenzie
è il rilascio di garanzie, una sorta di assicurazione pubblica: se le cose vanno
male, SACE rimborsa le aziende oppure le banche che hanno prestato capitali alle
aziende per i loro investimenti esteri. In entrambi i casi lo fa con soldi
pubblici. Per molti anni l’operatività di SACE in Argentina è proceduta con il
contagocce, ma l’affinità politica tra la presidente del Consiglio Giorgia
Meloni e il presidente argentino Javier Milei ha contribuito enormemente a
invertire la rotta.
«È l’operatività di SACE a fare dell’Italia il primo finanziatore pubblico
dell’industria fossile in Europa e il quarto a livello globale. Non si tratta
però solo di clima: in gioco ci sono anche la tutela dei diritti umani e
l’utilizzo problematico di risorse pubbliche. Un vero e proprio gioco d’azzardo
sulla pelle delle persone. L’agenzia e il governo hanno l’opportunità di
invertire la rotta, iniziando dal non sostenere finanziariamente Argentina LNG»,
ha affermato Simone Ogno di ReCommon.