In Europa il governo italiano ha votato NO alla tassa sugli extraprofitti dei petrolieriAppena due settimane fa, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti
rivendicava gli sforzi del governo italiano nelle sedi europee per chiedere alle
istituzioni comunitarie un intervento sugli extraprofitti dei colossi del
petrolio. «Spero che anche il resto d’Europa si svegli», diceva, mentre
Bruxelles puntualizzava all’Italia che avrebbe potuto intervenire autonomamente,
sfruttando i propri strumenti nazionali. Dopo lo scaricabarile istituzionale, il
governo ha svelato le carte: gli eurodeputati di Forza Italia e Fratelli
d’Italia hanno votato contro un emendamento alla relazione del Parlamento
europeo sull’approccio dell’UE alle imposte societarie, che chiedeva alla
Commissione di «presentare senza indugio una proposta per tassare gli
extraprofitti consolidati delle grandi compagnie petrolifere e del gas», con
l’obiettivo di sostenere le famiglie europee. L’emendamento è stato respinto. Se
FDI e FI hanno votato contro, i deputati della Lega si sono astenuti. Intanto,
Meloni torna a parlare di accise mobili, affermando che il governo è pronto a
riattivare il meccanismo che aveva promesso sarebbe scattato giorni fa.
Il tema della tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere è arrivato
sui tavoli comunitari lo scorso agosto. Verso la fine del mese ha iniziato a
circolare una lettera firmata da sei Paesi dell’UE e indirizzata alla
Commissione, nella quale veniva evidenziato il «bisogno di un approccio
congiunto che garantisca che coloro che traggono profitto dalla crisi facciano
la loro parte nel ridurre l’onere per il pubblico in generale». Il contenuto
della richiesta è stato confermato sin da subito dalla vicecapogruppo di
Fratelli d’Italia alla Camera, Augusta Montaruli: «Bene la richiesta dei Paesi
europei, tra cui l’Italia, di una tassazione comunitaria degli extraprofitti per
permetterci di arginare i prezzi della benzina. Il governo Meloni è in prima
fila per sostenere gli italiani anche su questo fronte e lo fa con ogni mezzo
necessario».
In appena due giorni, i portavoce dell’esecutivo europeo hanno rispedito la
richiesta al mittente, dando il via allo scaricabarile istituzionale: «Tassare
gli extraprofitti è competenza degli Stati membri, che possono agire sulla base
della legislazione nazionale», dichiaravano il 25 agosto. Il governo italiano
non ha mai risposto a tali dichiarazioni. Nel frattempo, tuttavia, è tornato più
volte sulla questione, presentando la presunta battaglia per l’introduzione
della misura come una priorità. A farne un tema centrale è stato soprattutto il
ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, esponente della Lega, partito che,
messo davanti alla possibilità di intervenire sul tema, ha preferito astenersi.
Di preciso, l’emendamento interveniva sulla relazione dell’Eurocamera relativa
all’approccio dell’UE alla politica in materia di imposte societarie. Se
approvato, avrebbe formalizzato una richiesta alla Commissione per
l’introduzione di una misura di tassazione degli extraprofitti delle compagnie
petrolifere.
Intanto Meloni torna a parlare di accise mobili: ieri, incalzata dai
giornalisti, ha dichiarato che il governo sarebbe «pronto a intervenire di
nuovo» per calmierare i prezzi del carburante, in particolare proprio «con il
meccanismo delle accise mobili». Si tratta di un intervento che prevede
l’utilizzo dell’extragettito fiscale derivante dall’IVA sui carburanti per
ridurne il costo: detto in maniera semplice, quando aumenta il prezzo del
carburante, aumenta anche l’IVA incassata dallo Stato, generando un gettito
aggiuntivo che può essere utilizzato per ridurre il prezzo alla pompa. Meloni,
tuttavia, non ha assicurato che la misura entrerà in vigore: «Al mese di
settembre abbiamo circa 170 milioni che possono essere spesi per questo
obiettivo», ha spiegato. «Ci stiamo interrogando se sia più efficace spenderli
in questo momento, in cui comunque ci sono misure di contenimento, o tenerli
come provvista quando dovessero terminare quelle misure. Dipende anche dalla
tenuta del cap», ossia il tetto sui prezzi introdotto dalle compagnie
petrolifere.
Le stesse compagnie petrolifere intervenute con misure di contenimento dei
prezzi hanno criticato gli indugi dell’esecutivo sulle accise mobili: a inizio
settembre il governo aveva infatti dichiarato che la misura sarebbe dovuta
scattare con la scadenza dei tagli sulle accise, il 6 ottobre. Nel frattempo
sono arrivati i tetti su gasolio e benzina di Eni, Q8, Total e IP, mentre Meloni
ha rinviato la decisione: nessun decreto è stato emanato per introdurre il
meccanismo. Eni ha dichiarato di non avere intenzione di farsi carico del rialzo
delle accise e ha ridotto il proprio sconto sui carburanti. Non si tratta,
insomma, solo della tassa sugli extraprofitti: nei mesi scorsi il governo Meloni
ha annunciato più volte interventi sul caro carburanti che non hanno poi trovato
attuazione, dimostrandosi forte a parole, ma debole nei fatti. Nel frattempo, i
prezzi alla pompa restano sopra i 2 euro al litro, aumentando il peso del caro
carburanti sulle tasche degli italiani.
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extraprofitti dei petrolieri appeared first on L'Indipendente.