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Fuga da Big Tech
YouTube, Facebook, Instagram, TikTok: sono le piattaforme social più utilizzate dagli italiani. Social media, e non social network, visto che – come sottolinea Kenobit nel suo nuovo saggio “Assalto alle piattaforme” (Agenzia X) – l’obiettivo è tenerci agganciati a consumare passivamente contenuti multimediali, invece che mobilitarci per creare rete. App come queste sono infatti caratterizzate dall’apparente gratuità e da un algoritmo esplicitamente progettato per generare dipendenza, stimolando uno scrolling destinato a non finire mai. Lo stesso Aza Raskin, il designer che nel 2006 ha ideato lo scrolling infinito (cioè il caricamento continuo e automatico di nuovi contenuti durante lo scorrimento, senza un punto di arresto naturale), a distanza di 20 anni si è dichiarato pentito della sua invenzione. Inoltre queste piattaforme intrappolano gli utenti in modo che non clicchino su link che rimandano a siti esterni, inibendo così l’uscita dalle piattaforme. “Il gioco è sempre lo stesso”, scrive Kenobit. “Visto che il profitto delle piattaforme è direttamente proporzionale al tempo che gli dedichiamo, i loro meccanismi sono studiati scientificamente per aumentarlo il più possibile. Produciamo valore quando creiamo contenuti, ma anche quando li consumiamo”. Per un utente che non cerca altro che intrattenimento, luoghi del genere sembrano l’Eldorado. E invece si tratta, antropologicamente parlando, di veri e propri non luoghi: spazi in cui non si creano connessioni, ma che si attraversano di passaggio per andare da un contenuto a un altro senza che resti all’utente alcun valore aggiunto. “Se non stai pagando per il prodotto, il prodotto sei tu”, verrebbe da dire, riprendendo le parole rese celebri dal film “The social dilemma”. Ed ecco una delle frasi che Kenobit punta a decostruire nel suo saggio: su queste piattaforme persino chi paga – le aziende e le attività che versano una quota per occupare spazi pubblicitari – è a sua volta un prodotto, perché genera ulteriori dati che le piattaforme raccolgono e sfruttano per arricchirsi vendendoli. Ma cosa – o meglio chi – sono queste piattaforme? Tra quelle citate, si possono raggruppare Facebook e Instagram (e WhatsApp), del gruppo Meta fondato da Mark Zuckerberg. C’è poi YouTube, proprietà come Google della holding Alphabet Inc., di cui i fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, sono ancora i maggiori azionisti e membri del consiglio di amministrazione, detenendo di fatto il controllo dell’azienda, pur non essendo più amministratori delegati. Meta ha registrato un fatturato di 164,5 miliardi di dollari per l’intero anno 2024, segnando una crescita del 22% rispetto al 2023. Alphabet Inc. ha registrato ricavi annuali record, superando i 400 miliardi di dollari nel 2025, grazie alla crescita della pubblicità. C’è di più: entrambi i colossi hanno espliciti legami con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, e sono nella lista BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) per il loro coinvolgimento nel genocidio in Palestina. Ma se sono così poco etiche perché è tanto difficile abbandonare queste piattaforme? Probabilmente, perché non tutto ciò che avviene sui social è nocivo. Quante amicizie, progetti, idee, iniziative non sarebbero nate o diventate così note se non fosse stato per i social? Kenobit fa l’esempio delle mobilitazioni per la Palestina realizzate dal 7 ottobre 2023 in poi, in cui i social, nonostante le varie dinamiche di shadow ban – cioè di oscuramento della tematica, costringendo talvolta a utilizzare caratteri speciali per parlarne (per esempio scrivendo G4z4 invece di Gaza) – hanno avuto un ruolo fondamentale. Il ruolo dei social è stato centrale anche nella formazione di grandi movimenti di protesta come Fridays For Future, con la nascita di nuclei di attivisti in ogni parte del mondo, o Black Lives Matter, con la condivisione di massa del video della morte di George Floyd e la propagazione delle sue ultime parole “I can’t breathe”. Il problema è che, sui social, in breve tempo si passa oltre: nuovi contenuti, nuovi trend, nuove cose a cui prestare attenzione, togliendo forza al desiderio e all’urgenza di convergenza e di organizzazione. Tra i limiti dell’attivismo online c’è infatti la necessità di sottostare alle logiche algoritmiche delle piattaforme, con Meta che al contempo blocca la possibilità di promuovere post dal contenuto a sfondo politico o sociale e ne limita anche la diffusione organica, tramite l’impostazione che permette di non visualizzare contenuti politici tra quelli suggeriti nel proprio feed. Fare attivismo sui social significa inoltre rischiare di scivolare, talvolta senza rendersene nemmeno conto, in quello che viene definito slacktivism, o attivismo da poltrona, cioè un tipo di attivismo che si limita alla condivisione di contenuti sui propri canali, senza che questo gesto si concretizzi in nulla di più radicale o d’impatto. Inoltre, perché il proprio attivismo cambi le cose, l’obiettivo dev’essere quello di costruire comunità. Appoggiarsi alle piattaforme mainstream significa invece, come scrive Kenobit, “costruire a casa d’altri”, lasciando in mano loro il destino del nostro attivismo ed esponendosi al rischio che post, profili e gruppi vengano cancellati in qualsiasi momento, quasi senza possibilità di replica. “Queste piattaforme non sono democratiche”, scrive sempre Kenobit. Chi crea contenuti rischia, tra l’altro, di diventare schiavo dei numeri, piegandosi a trattare di temi non controversi o divisivi in modo da raggiungere il maggior numero di persone possibili – talvolta finendo per capitalizzare le lotte sponsorizzando prodotti che con queste hanno qualche punto di contatto (magliette, tote bag o oggetti figli, per esempio, del greenwashing). Così facendo, l’attivismo diventa un lavoro da influencer più che da potenziali leader politici. È POSSIBILE CAMBIARE PIATTAFORME? “Abbiamo davanti una lotta impari, contro un nemico ben fortificato, con risorse economiche e tecnologiche senza precedenti nella storia dell’umanità”, prosegue Kenobit nel saggio. “Non lo prenderemo mai per sfinimento, né possiamo sperare di batterlo sul suo stesso terreno. Le piattaforme possiedono tutto, incluso il campo di battaglia, e se anche riuscissimo a metterle in difficoltà in casa loro potrebbero semplicemente cambiare le regole del gioco. Per lo stesso motivo, anche se usare alcuni dei loro strumenti può avere dei meriti strategici, non possiamo sperare di cambiarle dall’interno. Non può esserci riformismo in una dittatura. La disparità è evidente anche sul fronte della comunicazione, perché le piattaforme, controllando la dimensione digitale, proiettano un’influenza tangibile sul reale”. Nonostante questa posizione, Kenobit è abilissimo nel fornire alternative valide a ciascuno dei problemi legati alle piattaforme, spiegando con parole comprensibili a tutti che cosa si può fare e perché dovremmo farlo. Per esempio, la proposta di passare al Fediverso come alternativa ai social media mainstream è legata all’eticità dell’utilizzo di un software open source, ovvero il cui codice è consultabile e utilizzabile praticamente da chiunque, invece che chiuso, proprietario e i cui meccanismi sono noti solo a pochi eletti. Come si legge in “Assalto alle piattaforme” (disponibile gratuitamente anche come audiolibro): Il software libero si basa su una filosofia completamente diversa. Come suggerisce il nome, è pensato per tutelare la nostra libertà. Nello specifico, quattro libertà: * ⁠  ⁠la libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo; * ⁠  ⁠la libertà di studiare come funziona il programma e di modificarlo in base alle proprie necessità; * ⁠  ⁠la libertà di ridistribuire copie del programma in modo da aiutare il prossimo; * ⁠ ⁠la libertà di migliorare il programma e di distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio. Kenobit elenca molti motivi per cui preferire i social del Fediverso a quelli ancora mainstream: tra questi, l’assenza di un algoritmo che determina che cosa mostrare a chi a favore di un feed che rispetta l’ordine cronologico delle pubblicazioni, garantendo a tutti di non perdersi nulla e di dare a ogni contenuto la giusta dignità e diffusione. “L’assenza di pubblicità vanifica la necessità di un algoritmo che seleziona al posto nostro cosa mostrarci”. Va da sé che è impossibile che il passaggio dai social mainstream al Fediverso sia rapido e collettivo. Per questo, una valida soluzione intermedia consiste nel mantenere i propri profili sui social tradizionali, ma smettendo gradualmente di postare contenuti e utilizzandoli soprattutto, come da tempo fa Kenobit, per sponsorizzare il passaggio ad altre piattaforme. PIÙ COOPERAZIONE E MENO COMPETIZIONE Il controllo che Big Tech può esercitare va però ben oltre le singole piattaforme. Durante una presentazione del libro che si è svolta a Torino, a Radio Blackout, l’11 febbraio 2026, è nato un dibattito sul possesso delle dorsali internet (backbone): infrastrutture fisiche ad altissima capacità, composte da cavi sottomarini in fibra ottica posati sui fondali oceanici. Trasportano oltre il 99% del traffico dati mondiale tra continenti, connettendo reti locali e garantendo la velocità della connessione web. Già questo aspetto pone un importante problema, perché, anche utilizzando piattaforme alternative a quelle mainstream, ci si continuerebbe ad appoggiare a questo sistema, che resta in buona parte in mano a colossi privati. Le dorsali sono infatti gestite da un consorzio di grandi aziende di telecomunicazioni internazionali, colossi tecnologici (Google, Meta, Amazon, Microsoft) e, in parte, da governi. In risposta a questa osservazione, Kenobit ha suggerito di cercare il sito di Antennine, che punta a costruire reti comunitarie. Citando il loro blog, “le reti comunitarie sono infrastrutture locali di telecomunicazione create da gruppi di persone (una comunità) per connettersi a Internet e fornire servizi di comunicazione digitale. Sono costruite e gestite come un bene comune, cioè una risorsa prodotta e mantenuta collettivamente, piuttosto che detenuta privatamente, come alternativa alle grandi reti commerciali o statali e ai fornitori di servizi Internet”. Sul sito di Antennine sono presenti le istruzioni per contattare gli organizzatori del progetto e unirsi alla rete. È solo un inizio, che rappresenta però un baluardo di resistenza per ricordarsi che costruire delle alternative è possibile. Altri esempi internazionali di gestione comunitaria e democratica dell’accesso a internet sono Guifi.net, nata in Catalogna nel 2004 e che punta a costruire una rete dal basso in modo da connettere aree rurali portando la connessione internet laddove non arrivano gli operatori commerciali tradizionali, e Freifunk, nata a Berlino, che ha come obiettivo quello di fornire una rete internet libera e accessibile a tutti. Un altro tema critico riguarda le conoscenze necessarie per poter usare – o anche solo entrare in contatto – con le piattaforme alternative. È necessaria in primis un’alfabetizzazione digitale, non scontata in un contesto in cui solo il 46% degli italiani possiede competenze di base in quest’ambito, ma anche una coscienza politica tale da problematizzare le piattaforme, oltre a contatti che tramite il passaparola permettano di accedere ad alternative come il Fediverso. Per fare effettivamente la differenza, c’è insomma prima di tutto bisogno di fare massa critica, scegliere che direzione prendere e costruirla insieme. Come scrive Kenobit, “abbiamo un’occasione imperdibile per rivendicare una dimensione digitale fondata sulla cooperazione invece che sulla competizione”. L'articolo Fuga da Big Tech proviene da Guerre di Rete.
May 13, 2026
Guerre di Rete
News digitali ed eventi maggio 2026
Immagine di copertina: AI Am Over It by Nadia Piet & Archival Images of AI + AIxDESIGN [Image credits: Janet Turra / https://betterimagesofai.org / https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/] Puntata: https://hackordie.gattini.ninja/randioworld/wp-content/uploads/2026/04/hod28aprile.ogg Link: https://www.valigiablu.it/bolla-intelligenza-artificiale-costi-rischi/ https://www.guerredirete.it/che-cosa-fa-lintelligenza-artificiale-in-guerra/ https://www.wumingfoundation.com/giap/2026/04/resistenze-ia/ https://agenziax.it/assalto-piattaforme Eventi: 8 MAGGIO  https://reteappenninica.it/aggiornamenti/maledetti-bagagli-digitali-una-giornata-per-le-alternative-software/ https://slowscience.cnr.it/scritture-digitali2/
April 28, 2026
hack or die
Resistenze digitali al CSOA Ipò
Giornata dedicata alle Resistenze Digitali al Centro Sociale Occupato Autogestito IPO' di Marino Dalle ore 11 al tramonto a via Capo 'acqua 2, Marino (RM) Il programma: * ore 11 : laboratorio "Giocare o essere giocati" a cura di CIRCE. * ore 13 : pranzo sociale * ore 14:30 : laboratorio "Un, dos, tre, passo passo oltre le Big Tech" a cura di AvANa. * ore 16 : presentazione di libri "Assalto alle piattaforme" (AgenziaX, 2025) di Kenobit e "Internet, Mon Amour" (Altraeconomia, 2026) di Agnese Trocchi * ore 17:30 : gameboy live set a cura di Kenobit Qui lo spot radio!
Le Dita Nella Presa - Hai detto consulente tecnicx di parte?
Siamo partite da un recap delle recenti/prossime iniziative a cura di AvANa, hacklab locale: * giovedì 9 aprile scorso al Che Guevara di Roma * domenica 19 aprile al CSOA Ipo' di Marino, dove verranno presentati i libri Internet Mon Amour e Assalto alle piattaforme, tra vari laboratori e momenti di convivialità :) e sempre a proposito di iniziative passate, abbiamo raccontato qualcosa di HackInSOCS, occasione di ritrovo della comunità Hackmeeting a Milano, dal 27 al 29 marzo scorso. In un crescente clima di oppressione e repressione digitale, invitiamo a consultare un paio di risorse utili per la tutela dei dispositivi personali e di tutte le preziose relazioni e informazioni che contengono: * https://arachidi.noblogs.org/ (nuova sezione: Hai detto spyware?! ;) * https://lattuga.net/pubblica/ctp.pdf infine, un compagno del Quarticciolo presenta un'iniziativa sul tema dei dati "aperti", a partire da esperienze locali: come organizzarsi dal basso per smontare le retoriche "data-driven" che calano dall'alto per giustificare, ad esempio, il decreto Caivano? Appuntamento sabato 18 aprile alle 16 PUNTUALI! Your page content goes here.
Le Dita Nella Presa - I social media commerciali danno dipendenza, smetti subito!
Con Kenobit per imparare come e perché sperimentare il fediverso; nuove evidenze della tossicità dei social media commerciali; il ransomware alla Sapienza e il blocco dei siti delle olimpiadi sono davvero entrambi frutto di un attacco russo? Iniziamo la puntata con l'intervista a Kenobit che non siamo riusciti a fare la settimana scorsa: parliamo del suo libro Assalto alle piattaforme e facciamo una panoramica del fediverso. I social media danno dipendenza "by design": è quello che mostrano sia dei documenti pubblicati da Tech Oversight , basati su inchieste giudiziarie negli Usa; sia il recente pronunciamento della commissione europea su Tiktok, che viene considerato non conforme al Digital Service Act perché i meccanismi che sono alla base (e che stanno alla base di tutti i social) creano dipendenza. Gli hackers filorussi sono intorno a noi? Commentiamo le recenti notizie del ransomware che ha bloccato i servizi dell'Università Sapienza di Roma, insieme a quelle degli altri attacchi che riguardano siti internet connessi alle olimpiadi invernali, cercando di confrontare gli articoli usciti sui giornali con le evidenze a nostra disposizione.
February 11, 2026
Pillole di info digitale
Le Dita Nella Presa - Con o senza filo?
Iniziamo segnalando la presentazione di Assalto alle piattaforme di Kenobit (ed. Agenzia X) al CSOA Forte Prenestino, il 4 Febbraio. Nvidia ha preso molto del suo materiale di "training" da Anna's Archive; quella che sembra essere una pratica comune questa volta è stata confermata da documenti interni. Meraviglioso il modo in cui si sono difesi. Dopo il blocco di Internet durante le elezioni in Uganda, e il lunghissimo blocco di Internet in Iran, guardiamo ad alcuni report che segnalano l'utilizzo di Bitchat, una applicazione di messaggistica che sembra interessante per casi in cui la possibilità di comunicare via Internet è impedita. Ma non è tutto oro quello che luccica. Notiziole: * Microsoft perde la causa intentata da NOYB riguardo al tracciamento di persone minorenni tramite la sua suite Microsoft 365 Education, rivolta alle scuole. * la Corea del Sud fa (per prima) una legge sulla sicurezza della cosidetta intelligenza artificiale ad alto impatto. confrontiamola con l'AI Act europeo. * Nel Regno Unito il dibattito sulla perdita di posti di lavoro (per la verità ancora fenomeno la cui esistenza è dibattuta) dovuta all'intelligenza artificiale torna a far parlare di reddito di cittadinanza. * TikTok è passato a guida Usa, e gli effetti si vedono: la nuova privacy policy gli consente di raccogliere più dati di quella precedente * Il capo dell'agenzia per la cybersicurezza Usa ha caricato sul ChatGPT pubblico dei documenti riservati dell'agenzia stessa Infine, il quizzone: quando visitate un sito i cui server si trovano negli Usa, come fanno i dati inviati dal vostro dispositivo a raggiungere il server? A) con sistemi di trasmissione radio, come il Wi-Fi B) con sistemi satellitari C) con dei cavi La risposta esatta è la C: dei cavi sottomarini. Questo ci permette di parlare della continua espansione di questa infrastruttura (ormai esistono circa 600 cavi sottomarini, per un'estensione totale che supera abbondamentemente il milione di kilometri), ma anche della crescente concentrazione. A stendere sempre più tratte sono non tanto le imprese di telecomunicazioni, ma quelle di contenuto, come Google, Meta, ecc. insomma, le solite. Ascolta la puntata sul sito di Radio Onda Rossa
February 2, 2026
Pillole di info digitale
Pressentazione del libro ASSALTO ALLE PIATTAFORME
MERCOLEDì 4 FEBBRAIO 2026 Forte infoshop, AvANa e Sala da the interferenze Presentano insieme all’autore Kenobit: ASSALTO ALLE PIATTAFORME. RIPRENDIAMOCI INTERNET Possiamo evadere? Possiamo ribellarci? Possiamo rivendicare una dimensione online libera e rispettosa del nostro tempo? Un libro che analizza i meccanismi oppressivi del capitalismo sul web e propone un percorso concreto per neutralizzarli. Focalizzando lo sguardo critico sul concetto di content creation qui si tenta di svelare le trappole che si nascondono dietro il “successo” online e le dinamiche che trasformano le nostre passioni in catene. Evento su Gancio de Roma
January 29, 2026
Pillole di info digitale
“Assalto alle piattaforme”, il libro!
“Assalto alle piattaforme” è il libro di Kenobit, uscito settimana scorsa per Agenzia X. Di sperimentazioni come queste ne sentivamo il bisogno e ci piace leggere la testimonianza diretta da un artista che nei social c’è cresciuto e ad oggi condivide una visione mondiale di “via d’uscita”. O come dice lui nella sua newsletter: > Parla del rapporto tossico che abbiamo con le piattaforme commerciali, > analizza i meccanismi che ci rubano il tempo, racconta il grande inganno della > content creation e propone un percorso concreto per smettere di sostenere il > capitalismo digitale e rivendicare una dimensione online che non inquini il > mondo e le nostre vite. È frutto di due anni di sperimentazione (cominciati > proprio qui, sulla Settimana Sovversiva), tecnologica e umana, e spiega nel > modo più semplice possibile le alternative e le pratiche che possono > liberarci. Leggi la recensione su cavallette.noblogs.org
December 22, 2025
Pillole di info digitale