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Napoli Felix: un film del GRIDAS mentre il GRIDAS rischia lo sgombero
La proiezione diventa un atto di memoria collettiva su oltre quarant’anni di cultura popolare a Scampia, mentre lo storico centro sociale è sotto sfratto. Domenica 18 gennaio 2026, alle ore 18:00, al Giardino Liberato di Materdei (Salita San Raffaele 3, Napoli) sarà proiettato “Napoli Felix”, film autoprodotto dal GRIDAS – Gruppo Risveglio dal Sonno, per la regia di Alessia Maturi e Maria Reitano. Dopo la proiezione, la serata continuerà in festa con le murge del Frente Murguero Campano. Non è solo un’anteprima cinematografica. È un appuntamento culturale che arriva in uno dei momenti più delicati nella storia del GRIDAS, lo storico presidio sociale e artistico di Scampia che oggi rischia di perdere la propria sede dopo una sentenza che ne conferma lo sgombero. “Napoli Felix” nasce da un lavoro di documentazione avviato nel 2023 durante i laboratori collettivi di costruzione dei carri dei Carnevali Sociali e proseguito nei due anni successivi. Il film prende le mosse dal Carnevale di Scampia, promosso dal GRIDAS a partire dal 1983, e segue il seme che da lì si è diffuso in altri quartieri della città, dando vita a una rete di carnevali sociali. Attraverso le esperienze di Scampia, Materdei, Montesanto e Soccavo, il film racconta cortei, laboratori, momenti di costruzione collettiva, intrecciando l’allegoria e l’ironia del carnevale con le lotte quotidiane per il riscatto sociale dei territori. Ne emerge un racconto corale fatto di corpi, maschere, musica, lavoro manuale, relazioni, in cui il carnevale non è evasione ma linguaggio politico, popolare, condiviso. Uscendo oggi, mentre il GRIDAS vive uno dei momenti più difficili della sua storia, “Napoli Felix” assume inevitabilmente anche un valore di memoria. Restituisce visibilità a un percorso lungo oltre quarant’anni e a ciò che ha generato in città, mostrando quanto è stato costruito nel tempo attorno a quell’esperienza. Lo fa mentre uno dei luoghi da cui tutto questo ha avuto origine è sotto minaccia, e mentre si riapre una discussione pubblica sul destino degli spazi sociali e culturali. Il GRIDAS nasce a Scampia nel 1981 dall’incontro tra Felice Pignataro, Mirella La Magna, Franco Vicario e altre persone unite dall’idea di mettere capacità artistiche ed educative al servizio della comunità. Il nome richiama una frase di Goya, “il sonno della ragione genera mostri”, e indica fin dall’inizio una direzione: usare arte e cultura come strumenti di coscienza, partecipazione, emancipazione. Felice Pignataro, muralista originario di Mola di Bari, era arrivato a Napoli alla fine degli anni Cinquanta per studiare Architettura e poi Teologia. Qui incontra Mirella La Magna, insegnante, con cui condivide vita e visione. Negli anni in cui Scampia accoglieva migliaia di famiglie provenienti da quartieri popolari e dall’emergenza abitativa del post-terremoto, scelgono di essere presenti in un territorio quasi privo di servizi e presìdi sociali. Da quella scelta nasce il GRIDAS. Se Felice è stato il volto più noto per i suoi murales, Mirella è da sempre una figura centrale sul piano educativo e organizzativo: lavoro quotidiano con bambini e scuole, costruzione di percorsi pedagogici, cura delle relazioni, continuità del progetto. Dopo la morte di Felice nel 2004, è lei a portare avanti il GRIDAS, custodendone la visione e la coerenza. Fin dall’inizio, il GRIDAS utilizza il muro come mezzo di comunicazione popolare. I murales, ispirati all’arte pubblica sudamericana e realizzati collettivamente, diventano strumento per restituire colore e dignità a spazi segnati dall’abbandono. Accanto all’arte visiva si sviluppano pratiche quotidiane di educazione, mutualismo, confronto. Nel 1983 nasce il Carnevale di Scampia. Non una festa decorativa, ma un percorso collettivo fatto di laboratori, costruzione dei carri, riflessioni politiche, allegorie sull’attualità. Un carnevale interclassista e intergenerazionale che negli anni si è intrecciato con altre esperienze, fino a costruire una vera e propria rete di carnevali sociali. Dal 2003 il GRIDAS promuove anche un cineforum gratuito settimanale, pensato come spazio di visione condivisa, discussione e crescita culturale. La sede storica del GRIDAS, in via Monte Rosa, era stata costruita tra gli anni Sessanta e Settanta per attività sociali. Sottratta all’abbandono, è stata mantenuta nella sua destinazione d’uso grazie al lavoro volontario: porte aperte al quartiere, utenze pagate, tentativi ripetuti di regolarizzazione. Una lunga vicenda giudiziaria ha però riportato tutto a una definizione amministrativa: “occupazione senza titolo”, con il riconoscimento della proprietà dell’immobile all’ACER (ex IACP). Nel novembre 2025 la Corte d’Appello ha respinto il ricorso del GRIDAS, rendendo concreto il rischio di sgombero. Qui si apre un nodo che è prima di tutto politico. Chi restituisce vita a un luogo abbandonato viene trattato come un problema. È la stessa contraddizione che Felice Pignataro denunciava già negli anni Novanta, quando scriveva che abusivo non è chi restituisce spazi ai cittadini, ma chi li sottrae per incuria. Dopo la sentenza, il GRIDAS ha rilanciato una mobilitazione pubblica: assemblee, appelli, una petizione che ha raccolto migliaia di firme e l’adesione di numerose personalità della cultura. Non per rivendicare privilegi, ma per affermare che qui non è in discussione solo un edificio, bensì un’idea di città fondata su partecipazione, autorganizzazione, cultura come diritto. In questo contesto, la proiezione di “Napoli Felix” diventa anche un’occasione per interrogare il presente e il futuro. Se davvero si vuole parlare di legalità, rigenerazione urbana, coesione sociale, allora occorre trovare soluzioni che garantiscano spazio, tutela e continuità a esperienze come il GRIDAS. Perché questa cultura non può essere archiviata. E soprattutto non può essere espulsa proprio dai luoghi in cui nasce come risposta a un bisogno. “Napoli Felix” si proietta per una sera. Ma la storia che racconta riguarda il futuro. Link di riferimento Trailer ufficiale: https://vimeo.com/1153769715 Pagina del film (approfondimenti e crediti): https://www.felicepignataro.org/napolifelix Evento Facebook: https://facebook.com/events/s/napoli-felix/1570948240913879/ Lucia Montanaro
Napoli, il 4 gennaio una giornata di incontri sui diritti umani nel solco del Festival del Cinema dei Diritti Umani
Cinema, diritto internazionale e territori Tre appuntamenti pubblici il 4 gennaio 2026 con Francesca Albanese e la proiezione del documentario “Disunited Nations” proseguono il percorso avviato dalla XVII edizione del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli. Domenica 4 gennaio 2026 Napoli ospiterà una giornata di appuntamenti pubblici dedicati ai diritti umani e al diritto internazionale, promossa nell’ambito delle attività sostenute dal Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli. Al centro della giornata, la presentazione del documentario Disunited Nations, che affronta il ruolo delle Nazioni Unite di fronte al genocidio in corso a Gaza. La giornata si articolerà in tre appuntamenti. Alle 10.30, Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Occupati, sarà ospite dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Nel pomeriggio, alle 15.00, a Scampia, è previsto un incontro pubblico con le comunità territoriali e dell’VIII Municipalità, organizzato dall’associazione “Chi rom… e chi no”. In serata, alle 18.30, presso il Cinema America Hall (via Tito Angelini 21, Napoli), è in programma la proiezione del documentario Disunited Nations, alla presenza di Francesca Albanese e del regista Christophe Cotteret. Il film segue il lavoro della Relatrice Speciale durante missioni, interventi pubblici e momenti di confronto istituzionale, restituendo uno sguardo dall’interno sulle tensioni che attraversano le Nazioni Unite e mettendo in evidenza le difficoltà di applicazione del diritto internazionale, insieme alle pressioni politiche che accompagnano il lavoro di tutela dei diritti umani. L’iniziativa del 4 gennaio si inserisce nel percorso tracciato dal Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, nato nel 2008 come iniziativa dell’Associazione Cinema e Diritti e giunto nel 2025 alla sua XVII edizione. Fin dalla sua nascita nel 2008, il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli è stato guidato e coordinato da Maurizio Del Bufalo, presidente dell’Associazione Cinema e Diritti e figura centrale nella costruzione dell’identità culturale della rassegna. Sotto la sua guida, il Festival si è sviluppato come un progetto diffuso e partecipato, capace di coniugare cinema, attivismo e formazione, mantenendo nel tempo una forte coerenza tematica e un’attenzione costante ai territori, ai giovani e ai contesti sociali più fragili. Nel corso degli anni, il Festival si è affermato come una rassegna diffusa, capace di portare il dibattito sui diritti umani fuori dai circuiti culturali tradizionali, incontrando studenti, cittadini e comunità nei territori, nelle periferie e nei luoghi in cui il disagio e l’emarginazione sono più evidenti. L’edizione 2025, intitolata “Terre promesse, terre rubate, popoli senza pace”, ha attraversato le storie di popoli senza Stato, con particolare attenzione alle realtà palestinese, curda e sahrawi, raccontate attraverso film, incontri e momenti di confronto pubblico. Il concorso cinematografico ha proposto una selezione di cortometraggi, documentari e lungometraggi provenienti da diversi Paesi, valutati da giurie plurali: giurie esperte, giurie popolari e giurie giovanili, composte anche da studenti delle scuole medie e superiori, coinvolti direttamente nella visione e nella discussione delle opere. Accanto alle proiezioni, il Festival ha promosso dibattiti, installazioni artistiche e iniziative formative, contribuendo a costruire uno spazio di riflessione collettiva sui diritti umani, sulla pace e sulle responsabilità della comunità internazionale. Conclusasi ufficialmente nel mese di novembre 2025 con le premiazioni, la XVII edizione del Festival non esaurisce tuttavia il proprio percorso con la chiusura del concorso. La giornata del 4 gennaio rappresenta infatti un momento di continuità e approfondimento, che porta nel nuovo anno i temi affrontati dalla rassegna, rilanciando una riflessione urgente sui conflitti del presente e sul ruolo del diritto internazionale. Per assistere alla proiezione serale al Cinema America Hall è necessaria la prenotazione online (posti limitati): https://america.cinemadinapoli.18tickets.it/film/30341 Lucia Montanaro
Vogliono sgomberare il Gridas, una delle esperienze che sta cambiando dal basso Scampia
Una delle realtà storiche di Scampia, il Gridas, rischia di perdere la sua casa per una sentenza della Corte d’Appello, dopo 45 anni di lavoro su inclusione, educazione e creazione di alternative alla criminalità. Sono passati ormai 13 anni da quando il camper di Italia Che Cambia si fermò all’ombra delle vele di Scampia. Eravamo lì per trovare la bellezza in uno dei luoghi eletti dai media e dall’opinione pubblica a simbolo di degrado, criminalità, abbandono. E la trovammo. Ma la bellezza non si costruisce da sola. Dietro a quella di Scampia c’è un colorato movimento di singole persone, associazioni, artisti e artiste, educatori ed educatrici che da anni si adoperano per proporre soluzioni alle oggettive e reali difficoltà che questa periferia italiana presenta. Una delle loro case è, sin dal 1981, il Gridas, Gruppo di risveglio dal sonno. Oggi però il Gridas è in grave pericolo. Non è la prima volta: tre anni fa seguimmo – raccontandola – con il fiato sospeso la vicenda della minaccia di sgombero a seguito di una sentenza che giudicava il Gridas colpevole di occupare senza titolo lo stabile in cui ha la sua sede, condannandolo a pagare circa 15.000 euro di spese processuali. “Un’accusa piuttosto paradossale per un progetto che nel 2018 è stato persino riconosciuto come bene comune della città di Napoli”, osservava all’epoca il nostro direttore Andrea Degl’Innocenti. A febbraio 2023 arrivò la sospensiva che congelò il procedimento. Oggi però il pericolo si ripresenta: a seguito di una sentenza della Corte d’Appello per occupazione senza titolo, in favore dell’Acer – l’ex Istituto Autonomo Case Popolari, ente afferente alla Regione Campania –, presunto proprietario del bene, il Gridas rischia di essere cacciato via dopo “quasi 45 anni di attivismo, volontariato, iniziative culturali e di solidarietà, arte murale, carnevali sociali al servizio degli ultimi della periferia nord di Napoli e non solo”, scrive l’associazione in un comunicato. Come sottolinea Martina Pignataro, amica storica di Italia Che Cambia e anima del Gridas, «stiamo riportando la questione sul piano politico e abbiamo lanciato un appello. Questa volta chiediamo a chi ci supporta da sempre, soprattutto artisti, di prendere la parola in difesa del Gridas». Già, perché il mondo artistico è arte integrante del processo di “risveglio” portato avanti dal Gridas, a partire dal carnevale sociale che ogni anno colora le vie di Napoli, non una sfilata a cui assistere, ma un’esperienza a cui gli abitanti del quartiere partecipano attivamente. «Queste iniziative vengono ostacolate perché non si riconoscere il valore sociale di spazi che rivolgono servizi alla collettività e che invece si vorrebbero privatizzare per monetizzare», spiega Martina. “Abbiamo sempre agito per il bene del territorio – sottolineano dal Gridas – senza ricevere alcun finanziamento né pubblico né privato e ci siamo sempre attivati gratuitamente”. Lo stabile oggetto della contesa fu costruito tra gli anni ’60 e ’70 per essere destinato a centro sociale. “Il Gridas, sottraendolo all’incuria e all’abbandono, lo ha mantenuto nella sua destinazione d’uso, tenendo aperte le sue porte al quartiere, pagandone le utenze e cercando soluzioni per regolarizzare la sua presenza nello spazio. Già nel 2013 il Gridas vinse un processo penale con piena assoluzione per la sua opera gratuita al servizio della collettività”. «Nel tempo sono nate altre associazioni, non tutte in rete con noi ma comunque in relazione con il territorio; la partecipazione è cresciuta molto, di pari passo con la faida c’è stato un riscatto dei cittadini che spesso non viene raccontato», aveva sottolineato Martina con l’intenzione di restituire il valore che il Gridas rappresenta per Scampia e la sua gente. Un valore purtroppo quasi mai riconosciuto dalle istituzioni, protagoniste di un’assenza atavica e costante: «È stata fatta molta repressione nei confronti della criminalità, ma poi non è stato fatto nulla per risollevare il quartiere, dare opportunità lavorative». Chiediamo a chi ci supporta da sempre, soprattutto artisti, di prendere la parola in difesa del Gridas. A due mesi esatti dalla 44esima edizione del Carnevale Sociale di Scampia – che parte proprio dal centro sociale –, a cui partecipano persone, bande musicali e associazioni da tutta Italia, il Gridas lancia un appello per far sentire la propria voce e farla giungere al Presidente della Regione Campania Fico, al Sindaco di Napoli Manfredi e al Dirigente dell’Acer Lebro, affinché consentano al Gridas di continuare la propria opera culturale, sociale e artistica di riscatto e risveglio della periferia di Napoli, come sempre gratuitamente e per il bene del prossimo. Già tante persone – da Roberto Saviano a Trisha Palma, da Marisa Laurito a Maurizio Capone – hanno già dichiarato il loro supporto alla causa. Come Italia Che Cambia non possiamo che sostenere con tutta la nostra forza l’appello del Gridas e invitarvi a fare lo stesso, diffondendo la notizia e sottoscrivendo la petizione lancia su Change.org – la potete leggere e firmare cliccando qui.   Italia che Cambia