Tag - morto

Quentin Deranque era in prima linea nella rissa
Quentin Deranque era in prima linea nell’assalto che ha portato alla sua morte. Dopo lo scontro, era cosciente, in piedi e rifiutava i soccorsi. Un nuovo video lo prova e distrugge definitivamente la narrazione dell’estrema destra. Le immagini girate subito dopo la rissa del 12 febbraio a Lione mostrano Quentin […] L'articolo Quentin Deranque era in prima linea nella rissa su Contropiano.
March 7, 2026
Contropiano
Incidente mortale a Taranto, sciopero Usb in tutti i siti di Acciaierie d’Italia
Quello che è accaduto oggi a distanza di solo un mese e mezzo dall’ultimo incidente mortale nello stabilimento siderurgico tarantino, peraltro con evidenti elementi comuni, mostra la fatiscenza degli impianti sui quali non si interviene in maniera efficace da tempo ormai. Una situazione di estrema precarietà e quindi di insicurezza […] L'articolo Incidente mortale a Taranto, sciopero Usb in tutti i siti di Acciaierie d’Italia su Contropiano.
March 2, 2026
Contropiano
IRAN: È MORTO ALI KHAMENEI, UCCISO NEI RAID ISRAELO-STATUNITENSI. PROSEGUONO LA GUERRA DI AGGRESSIONE E LA RISPOSTA IRANIANA
Domenica 1 marzo 2026: secondo giorno di aggressione militare israelo-statunitense all’Iran. Ieri, 28 febbraio, gli eserciti di Usa e Israele hanno iniziato una nuova guerra bombardando tutto il territorio iraniano. L’esercito iraniano risponde con lanci di missili e droni contro le basi statunitensi di tutta la regione, dalle monarchie del Golfo all’Iraq, oltre che sulle città israeliane. I pesanti bombardamenti israelo-statunitensi sull’Iran (già centinaia le vittime, almeno 148 soltanto nel raid che ha colpito una scuola femminile a Minab, nel sud del Paese) proseguono anche oggi, così come i contrattacchi iraniani. Ieri, il premier israeliano Netanyahu e il presidente Usa Trump hanno annunciato l’uccisione, negli attacchi, della Guida suprema della Repubblica islamica dell’Iran, Ali Khamenei. In un primo momento, Teheran aveva smentito, ma nella notte è arrivata la conferma anche da parte della tv di stato iraniana (la cui sede, tra l’altro, è stata colpita dai raid): l’Ayatollah è morto. Il regime di Teheran ha proclamato 40 giorni di lutto nazionale. I media e i video che circolano in rete mostrano reazioni diverse nella società iraniana: c’è chi festeggia, ma ci sono anche migliaia di persone che sono scese nelle strade per omaggiare Khamenei e protestare contro gli attacchi israeliani e statunitensi. Negli attacchi sono rimasti uccisi anche il ministro della difesa iraniano Aziz Nasirzadeh, il comandante del Corpo delle Guardie rivoluzionarie Mohamad Pakpour, il capo dell’intelligence della polizia, Gholamreza Rezaian, e diverse altre figure apicali – politiche, religiose e militari – della Repubblica islamica e dei Pasdaran. L’aggressione all’Iran decisa dai governi Usa e israeliano ha infiammato l’intera regione e oltre, coinvolgendo un numero crescente di attori internazionali. Il primo ministro inglese Starmer ha annunciato la partecipazione dell’esercito britannico nella guerra all’Iran. Dall’altra parte i missili iraniani hanno preso di mira diversi paesi del Golfo che ospitano le basi militari Usa nella regione. Colpita la base militare Usa in Qatar, la più importante nell’area, la flotta statunitense in Bahrein, gli hotel di lusso dell’isola artificiale di Palm Jumeirah a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, e Riad, in Arabia Saudita. Il regno saudita si è riservato il “diritto di rispondere”. Colpiti anche l’aeroporto internazionale, una base militare e il consolato Usa a Erbil, capitale della Regione del Kurdistan in Iraq. A Karachi, megalopoli nel sud del Pakistan, centinaia di manifestanti sciiti filo-iraniani hanno dato l’assalto al consolato Usa: almeno 8 persone sono rimaste uccise nella violenta repressione della polizia pakistana schierata a difesa della sede diplomatica statunitense. Presa d’assalto dai manifestanti anche la “Green zone” di Baghdad, il cuore della presenza militare statunitense in Iraq. Sul fronte delle relazioni internazionali, stanotte – su richiesta di Cina e Russia – si è riunito il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite. Pechino e Mosca hanno sottolineato come i raid di Tel Aviv e Washington siano illegittimi per il diritto internazionale. La delegazione cinese ha definito l’aggressione “arrogante e scioccante”. Teheran ha denunciato gli attacchi come “crimini contro l’umanità”. Ovviamente, Israele e Stati Uniti hanno rivendicato il proprio operato. “I raid sono legittimi, l’Iran non deve avere l’arma nucleare”, hanno ribadito gli statunitensi. “Abbiamo agito perché necessario, il regime di Teheran non ci ha lasciato alternativo”, fanno loro eco gli israeliani. Nel tardo pomeriggio di oggi, domenica, si terrà una riunione straordinaria dei Rappresentanti Permanenti dei 27 stati membri dell’Ue. Intanto il ministro della Difesa italiano, Maurizio Crosetto di Fratelli d’Italia, ignaro di tutto, è rimasto bloccato a Dubai dove aveva raggiunto – in vacanza – la famiglia. Domenica 1 marzo, è intervenuta sulle frequenze di Radio Onda d’Urto Farian Sabahi, professoressa associata in Storia contemporanea all’Università dell’Insubria e visiting senior fellow alla London School of Economics. “Tra gli iraniani le reazioni (all’uccisione di Khamenei, ndr) sono diverse“, afferma Sabahi ai nostri microfoni. “Dall’Iran – spiega – giungono immagini contrastanti: ci sono migliaia di persone che commemorano e piangono la sua morte, ma ci sono anche tantissimi iraniani, in Iran e soprattutto nella diaspora, che festeggiano e celebrano con gioia la morte del leader supremo perché questa lascia immaginare un futuro diverso e migliore”. “Io di questo futuro diverso e migliore ho qualche dubbio perché in queste ore, e per tutta la notte, l’Iran è stato bombardato”, commenta la studiosa nell’intervista. “Siamo in tanti – nella diaspora e all’interno dell’Iran – a dire ‘no’ sia al regime oppressivo della Repubblica islamica che ai bombardamenti“, afferma ancora Sabahi. Ascolta o scarica l’intervista.
March 1, 2026
Radio Onda d`Urto
Livorno. Incidente mortale nel porto. Sciopero immediato
Ieri pomeriggio un lavoratore di 31 anni, un pilota marittimo, è deceduto nel porto di Livorno. Ennesima tragedia nel nostro scalo che si va ad aggiungere alle decine di incidenti sul lavoro che vengono periodicamente segnalati. USB ha proclamato sciopero immediato per tutto il personale portuale e marittimo. Uno sciopero […] L'articolo Livorno. Incidente mortale nel porto. Sciopero immediato su Contropiano.
February 25, 2026
Contropiano
Milano. “Facciamo luce sui fatti di Rogoredo”
Ieri sera un ragazzo è stato ucciso durante un’operazione di polizia in borghese nei pressi del campo nomadi tra Rogoredo e San Donato Milanese. Stando alle dichiarazioni degli unici testimoni ancora vivi, gli agenti, si parla della presunta presenza di un’arma impugnata dalla vittima ventinovenne, Abderrahim Mansouri. L’unica cosa certa […] L'articolo Milano. “Facciamo luce sui fatti di Rogoredo” su Contropiano.
January 27, 2026
Contropiano
CPR: LA MORTE DI ABEL OKUBOR E LE TRAGEDIE INVISIBILI NEI CENTRI PER IL RIMPATRIO
Ennesima morte nei Centri di Permanenza per il rimpatrio (CPR). Abel Okubor, un uomo di 37 anni originario della Nigeria, è deceduto per un presunto “malore” sabato 3 maggio nel lager per migranti di Brindisi. “Quando una persona di 37 anni muore in un CPR, non si può parlare semplicemente di un malore. È fondamentale capire cosa è successo prima che quel malore portasse alla morte. L’autopsia è fondamentale per comprendere la catena di eventi che ha determinato questa tragedia”, ha spiegato ai microfoni di Radio Onda d’Urto Nicola Cocco, medico della Rete Mai più Lager – No ai CPR. Nicola Cocco ha inoltre sottolineato la responsabilità dello Stato nell’assicurare la sicurezza e la salute di chi si trova in custodia. La morte di Abel Okubor non è un caso isolato: i CPR italiani, da anni, sono al centro di numerosi episodi di violenze contro i migranti e per le condizioni disumane a cui sono costrette le persone detenute. La situazione nei CPR, secondo Cocco, è sempre più simile a quella dei vecchi manicomi: “molte persone che si trovano nei CPR soffrono di problemi di salute mentale, ma non vengono adeguatamente trattate. I farmaci vengono somministrati senza un’adeguata supervisione, spesso solo per sedare e non per curare. Questo porta a una deriva manicomiale, dove le persone sono lasciate senza alcuna attenzione psicologica”, ha dichiarato il medico, facendo riferimento al caso del CPR di Gradisca d’Isonzo, dove recentemente si è registrata una situazione di abbandono psichiatrico. Le pessime condizioni di vita nei CPR italiani vengono ciclicamente denunciate. Un esempio delle difficoltà quotidiane è la situazione nel CPR di Torino, recentemente riaperto. Qui, il 1 maggio, si è verificata una protesta che è sfociata in scontri con le forze dell’ordine, con tre feriti tra le persone detenute. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Nicola Cocco, medico della Rete Mai più Lager – No ai CPR. Ascolta o scarica