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Corso di Formazione: La scuola tra Resistenza e Pace
CORSO DI AGGIORNAMENTO E FORMAZIONE PER IL PERSONALE DELLA SCUOLA, APERTO ALLA CITTADINANZA L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università in collaborazione con Scuola e Società, ente di formazione riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, ha messo a punto una proposta di formazione e aggiornamento gratuita e online di 12 ore in totale. Finalità del percorso di formazione è quella di fornire un aggiornamento e strumenti didattici per una scuola culturalmente smilitarizzata. Il corso si svolgerà nel periodo gennaio-maggio 2026. La scelta degli argomenti è in linea con quanto l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università porta avanti da anni per opporsi alla “cultura della difesa”, alla “cultura della sicurezza”, alla normalizzazione della guerra e alla crescente deriva militarista. I temi prescelti vertono su: 1. Diserzione come rifiuto della guerra contro la visione di tradimento della Patria; 2. Leva le nuove norme europee sul reclutamento e la nuova concezione del servizio civile come parte integrante del sistema difesa; 3. Il colonialismo dal punto di vista di chi lo ha subito; 4. La Palestina come laboratorio di negazione dei diritti;  5. Per una didattica della pace: 4 ore di attività laboratoriale. Ad ogni tema saranno dedicate 2 ore da svolgere con un/una esperto/a.  All’analisi dei temi seguiranno 4 ore di laboratorio volte a preparare insieme percorsi, materiali e pratiche attraverso un momento di confronto tra i/le docenti che parteciperanno. Il laboratorio partirà da esperienze già svolte a cui segue una condivisione di esperienze su base volontaria e preparazione di percorsi didattici che saranno pubblicati sul sito come materiale da mettere a disposizione per altre/i docenti. Anche l’eventuale realizzazione in classe dei percorsi potrebbe essere pubblicata come condivisione di “buone pratiche”.  La proposta è rivolta anche all’assolvimento delle possibili ore di formazione “obbligatorie”  (vd. obbligo formativo del CCNL). PROGRAMMA Mercoledì 21 gennaio 2026, ore 17:00-19:00 Marco Rossi, Libero ricercatore e autore di lavori sulla I guerra mondiale La diserzione come forma di resistenza alla guerra            Mercoledì 18 febbraio 2026, ore 17:00-19:00 Serena Tusini, Docente di scuola superiore, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università La nuova leva in Europa e in Italia Venerdì 13 marzo 2026, ore 17:00-19:00 Miguel Mellino, Antropologia culturale, Università di Napoli “Orientale” Colonialismo. La storia del colonialismo visto dai colonizzati Mercoledì 8 aprile 2026, ore 17:00-19:00 Rosita Di Peri, Dipartimento di Culture, Politica e Società Università di Torino Palestina, storia e diritti negati Mercoledì 29 aprile e lunedì 4 maggio 2026, ore 17:00-19:00 Laboratori a cura dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Per una didattica della pace  PER ISCRIZIONE FINO AD ESAURIMENTO POSTI CLICCA QUI (MAX 100). AL CORSO DI FORMAZIONE SI POTRÀ PARTECIPARE DA REMOTO CLICCANDO SU QUESTO LINK. IL CORSO DI AGGIORNAMENTO È COMPLETAMENTE GRATUITO E I/LE RELATORI/TRICI ACCETTANO DI FARE FORMAZIONE A TITOLO GRATUITO, TUTTAVIA PER UN CONTRIBUTO VOLONTARIO ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ SI POSSONO USARE L’IBAN E IL MODULO DI DONAZIONE IN BASSO. GRAZIE A CHI VORRÀ CONTRIBUIRE! -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La commovente debolezza del ministro Guido Crosetto
Il povero ministro della Difesa Giodo Crosetto, che sa benissimo di essere seduto su uno scranno da cui dovranno essere presi dei provvedimenti profondamente antipopolari, ha cominciato a costruire la sua immagine di buon padre di famiglia della Nazione, rivisitazione contemporanea del fu Ottaviano Augusto, un padre “della famiglia della difesa” come ha avuto modo di dichiarare. Ci riferiamo all’incredibile intervista andata in onda il 18 dicembre su RAI 2 all’interno di un contenitore tipicamente nazionalpopolare: “Ore14-sera”, trasmesso subito dopo TG2 Post alle 21.20, dunque in orario di punta (clicca qui il video). Importante sottolineare il contenitore, un programma, come ben il pubblico sapeva anticipatamente, che si sarebbe occupato del caso Garlasco e di quello della “casa nel bosco”, due dei maggiori argomenti distrattori di massa dell’attualità e che attraggono e interessano uno specifico segmento di spettatori, nazionalpopolari appunto. Ebbene, un ministro della Repubblica, ha valutato opportuno presenziare a una trasmissione di questo taglio; ma aldilà della presenza, ciò che veramente ha dell’incredibile è il “come” il ministro Crosetto ha deciso di entrare nelle case di quel preciso segmento della società italiana appoggiato sulla spalla di un giornalista che nient’altro era chiamato a fare che le domande prestabilite. La questione di Gaza è stata liquidata con l’intervento dei carabinieri italiani, al solito portatori di pace, e dalla negazione del termine genocidio (il giornalista si è guardato bene dal ricordare al pubblico che la definizione è giuridicamente sostenuta dalle istituzioni internazionali); ma il peggio doveva ancora venire: pur di innescare empatia, utile per i futuri provvedimenti antipopolari che comporteranno anche il ritorno della leva, non si sono peritati di chiamare in causa gli stessi figli minori del ministro, bambini costretti a subire una scorta, dovuta alla colpa morale e politica che, senza giri di parole, viene attribuita alle manifestazioni dei “Propal”, novelli “autonomi” da agitare come spauracchio dell’ordine pubblico davanti agli occhi e alle orecchie del solito pubblico nazionalpopolare. Uno spettacolo veramente pietoso, segno della debolezza di cui un ministro (capace e intelligente come Crosetto) si rende perfettamente conto: una propaganda contro tutto l’imponente movimento che ha conquistato la maggioranza del Paese e della sua opinione pubblica, una propaganda tutta volta ad esaltare i valori militaristi di difesa della patria, con tanto di caduti su cui versare lacrime, anch’esse nazionalpopolari. E che dire sulle domande del giornalista Milo Infante che esorta il ministro a spiegare le motivazioni concrete che stanno alla base delle enormi spese per la difesa che anche il popolo italiano deve capire bene di dover sopportare? Certamente per difendere le nostre pensioni, i nostri conti bancari, i nostri collegamenti internet dagli attacchi hacker o addirittura le nostre città costiere colpite a morte da petroliere lanciate “sopra i continenti come fossero cosa viva”, con pazzi pronti a sbucare dietro ogni angolo a minacciare la nostra sicurezza, come se non fossimo dentro a una crisi geopolitica mondiale nella quale i singoli “pazzi” davvero non giocano un grande ruolo. Ma insomma dov’era la notizia, Milo Infante? Quali le notizie del giorno che questo giornalista ha voluto affrontare? Ma dov’era il contradditorio, così evocato dal ministro Valditara e puntualmente omesso dalla stragrande maggioranza della stampa italiana? Povero Crosetto… che prima parla dell’Ucraina come le “forze armate più forti d’Europa” in grado di difendersi da sola (rassicurando perciò che i militari italiani non andranno al fronte) e cinque minuti dopo parla dell’Ucraina che “ha perso il 90% della capacità energetica, il 90% della luce, il 90% del gas”; forse, ministro, c’è qualcosa da rivedere nelle capacità di comunicazione della cultura della difesa? È insomma partita l’OPA del ministro Crosetto sul pubblico generalista; non dubitiamo che la strategia sarà implementata e che a poco a poco il ministro tornerà sul Grande Fratello a parlarci della necessità di arruolare i nostri giovani e i nostri figli. LA DIAMO NOI LA NOTIZIA, SIG. MILO INFANTE: IL POTERE MANIPOLATORIO CHE AVEVATE FINO A POCHI ANNI FA È AL TRAMONTO, PERCHÉ IL POPOLO ITALIANO SI È RISVEGLIATO, HA LUOGHI DI CONFRONTO E DI SCAMBIO NEI QUALI LE VOSTRE SCENEGGIATE VENGONO QUOTIDIANAMENTE SMONTATE; NON SARÀ FACILE PER VOI SMONTARE LA REALTÀ DI UN TERRIBILE GENOCIDIO E CONVINCERE I GIOVANI ITALIANI E LE LORO MADRI CHE È GIUSTO MORIRE PER VOI. Serena Tusini, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Intervista di Serena Tusini dell’Osservatorio a Radio Onda Rossa sul ritorno della leva
PUBBLICHIAMO IL PODCAST DI SERENA TUSINI, DOCENTE E ATTIVISTA DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ SUL RITORNO DELLA LEVA OBBLIGATORIA IN TUTTA EUROPA, SEGNO DI UN INESORABILE CORSA VERSO LA GUERRA, CHE SARÀ, PURTROPPO, COMBATTUTA DAI RAGAZZI E DALLA RAGAZZE, ANCHE COME RIMEDIO AD UNA TERRIBILE DISOCCUPAZIONE DILAGANTE. L’INTERVISTA, RILASCIATA A RADIO ONDA ROSSA IL 5 DICEMBRE, È DISPONIBILE A QUESTO INDIRIZZO. Mentre Crosetto, ministro della Difesa, torna a parlare della “necessità” di aumentare il numero delle persone che si arruolano nel nostro Paese, si sollevano le voci contrarie alla guerra e al ripristino della leva obbligatoria, come quella degli studenti e delle studentesse di Cambiare Rotta e OSA. C’è, infatti, un quadro europeo che vede, dietro al cambiamento della tipologia di guerre, la volontà di tornare a forme di arruolamento più ampie, per cui, sul modello scandinavo, si usa l’ossimoro “leva volontaria”. In Germania, mentre nel Bundestag si vota la nuova legge, manifestazioni studentesche si sono svolte contro la leva in 60 città e su questo Serena Tusini, attivista dell’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’università, si è soffermata nella sua intervista a Radio Onda Rossa. Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Ottime notizie dalla Germania: sciopero studenti e studentesse contro la militarizzazione
Gli studenti e le studentesse tedesche si stanno preparando a uno sciopero della scuola per venerdì 5 dicembre, in contemporanea con il voto al Bundestag sulla riforma della leva. Sarà uno sciopero capillare con manifestazioni previste in ben 60 città della Germania (clicca qui per la notizia). La Germania punta a realizzare l’esercito più forte d’Europa e questo significa anche rinforzare in modo significativo il numero dei propri soldati; la legge che sarà discussa punta direttamente a questo e ciò che ha mobilitato i giovani tedeschi è la possibilità di procedere con una lotteria se non saranno sufficienti gli arruolamenti volontari. Il sistema della lotteria non è nuovo: oltre ad essere attualmente impiegato di Danimarca, è stato utilizzato anche dagli USA per la guerra del Vietnam, addirittura con diretta televisiva. I ministri tedeschi si sono affrettati a dichiarare che la lotteria non sarà presa in considerazione e sarà solamente l’ultima ratio di fronte a scenari bellici molto impegnativi, ma intanto si apprestano ad approvare il dispositivo legislativo che la renderà possibile. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università solidarizza con gli studenti e le studentesse tedesche e auspica che sappiano trovare, da subito, la forza per bloccare il loro governo e dare un esempio a tutti i giovani del continente; ci auguriamo che gli studenti non siano lasciati soli dalla società civile tedesca che deve capire come la loro lotta sia decisiva per allontanare la guerra dal loro paese e dall’Europa tutta. Serena Tusini, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Obbligo di leva in Germania: venti di guerra all’orizzonte
Come ampiamente annunciato, la Germania si appresta ad operare importanti cambiamenti per quanto riguarda il sistema del reclutamento militare; l’obiettivo è chiaro: aumentare di 80.000 uomini gli effettivi dell’esercito e arrivare ad avere 200.000 riservisti (clicca qui per la notizia). Il problema dei guerrafondai tedeschi è quello di tutti i governi europei: inserire una qualche forma di obbligo senza suscitare una poco controllabile opposizione nella popolazione giovanile e nell’opinione pubblica tutta. Per questo anche la Germania si è ispirata al modello scandinavo: un questionario iniziale obbligatorio, una prima selezione e successivamente visite militari obbligatorie; la selezione punta a ridurre drasticamente il numero dei giovani non volontari che saranno costretti a svolgere un periodo di leva. Tuttavia, accanto a questo è necessario rendere più attraente il servizio militare per il quale sono previsti forti aumenti economici (2.600 euro al mese) e incentivi vari (come un aiuto per prendere la patente). Il governo tedesco si riserva comunque la possibilità di estendere l’obbligo di leva se le condizioni internazionali lo richiederanno e in questo caso i giovani da chiamare al servizio militare saranno sorteggiati. Il primo step è dunque quello di aumentare il numero di volontari, ma per ottenerlo c’è bisogno non solo di incentivi economici e pratici, ma soprattutto è necessario investire molto in propaganda, nella diffusione di quella cultura della difesa che tanto si sta dispiegando anche nel nostro paese; si punta così ad un intervento più diretto nelle scuole: in Germania si parla di introdurre nelle scuole due ore settimanali nelle scuole di cultura della sicurezza, seguendo in questo le raccomandazioni arrivate direttamente dal parlamento europeo e già attive in Polonia. Sempre nel solco della ricezione delle raccomandazioni europee, non manca il potenziamento in direzione militare e della sicurezza del servizio civile, nell’ottica di una difesa totale che deve coinvolgere il maggior numero di cittadini possibili. La Germania dunque punta molto concretamente a costruire la difesa più forte d’Europa e lo fa con massicci investimenti in armi e in personale (si prevede la programmazione di un progressivo aumento delle spese militari fino ad arrivare nel 2029 a 152,83 miliardi). Ciò che sta accadendo oggi in Germania deve preoccupare tutta l’Europa, non solo perché sembrano riaffiorare i fantasmi delle due guerre mondiali del secolo scorso, ma perché se una potenza politica e economica come la Germania decide di intraprendere un percorso di queste dimensioni (sia come investimento economico sia sfidando l’impatto con la propria opinione pubblica), significa che i guerrafondai davvero pensano a una guerra imminente e noi dobbiamo da subito con tutte le nostre forze impedire che ciò avvenga, intralciando tutti i loro piani di propaganda, e per quanto ci riguarda più direttamente come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università continuare a costruire opposizione alla militarizzazione delle nostre scuole. Serena Tusini, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Incontro a Bologna contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Si è svolto a Bologna mercoledì 12 novembre un incontro tra Serena Tusini e Giuseppe Curcio dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e alcuni/e docenti e pacifisti/e della città. La questione della militarizzazione delle scuole ha suscitato interesse e molte sono state le domande del pubblico. La discussione si è allargata anche alle università, alla situazione di guerra internazionale, alle attività didattiche percorribili dentro le aule, al contributo che internamente ed esternamente alle scuole può dare chi alla guerra e alla militarizzazione vuole opporsi. L’incontro si è concluso con la volontà di proseguire il percorso sul territorio di Bologna e costruire altri appuntamenti. Qui alcuni scatti della giornata a Bologna.
Bologna, 12 novembre: Incontro “Il processo di militarizzazione nell’istruzione”
MERCOLEDÌ, 12 NOVEMBRE ALLE ORE 17:00 BOLOGNA, CENTRO SOCIALE COSTARENA (SALA SOPRA IL BAR), VIA AZZO GARDINO 48 L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, a seguito dell’interesse mostrato da insegnanti di Bologna, ha organizzato un incontro formativo ed informativo dal titolo “il processo di militarizzazione nell’istruzione: strumenti per insegnanti e spunti di metodo“, in programma per mercoledì 12 novembre alle 17:00 (durata: 2 ore). L’iniziativa arriva subito dopo la censura del MIM con l’annullamento del corso organizzato dal Cestes e promosso dallo stesso Osservatorio. Una censura governativa alla quale non è tardata la determinata risposta sul campo col convegno e le piazze del 4 novembre e con il rilancio delle iniziative dirette a docenti delle scuole. Intervengono Serena Tusini e Giuseppe Curcio, entrambi promotori dell‘Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università L’obiettivo rimane naturalmente quello di arrestare il processo di militarizzazione in atto nei luoghi d’istruzione e nel Paese.
Convegno 4 novembre: “La scuola non va alla guerra. L’educazione alla pace risponde alla repressione”
Come anticipato, dopo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha annullato il corso di formazione e aggiornamento che il CESTES-PROTEO (ente di formazione accreditato presso il MIM) insieme all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università aveva organizzato per il 4 novembre 2025 con il titolo “4 novembre, la scuola non si arruola”, abbiamo deciso, come atto di dissenso e di disobbedienza, di confermare ugualmente la data dell’evento con un nuovo Convegno che, però, non potrà godere dell’accreditamento presso il MIM, per cui non è possibile chiedere un esonero per formazione per il personale scolastico. Di seguito il programma e tutte le indicazioni per seguire il Convegno dal titolo: “LA SCUOLA NON VA ALLA GUERRA. L’EDUCAZIONE ALLA PACE RISPONDE ALLA REPRESSIONE”. PROGRAMMA CONVEGNO ONLINE 4 NOVEMBRE 9.00 -13.00 Modera Serena Tusini Roberta Leoni, Militarizzazione e repressione nella scuola Presidente Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Marco Meotto, Sguardi coloniali. Il genocidio nella didattica della storia Docente e ricercatore Antonio Mazzeo, Genocidio crimine collettivo. Verso l’israelizzazione della società italiana? Insegnante e giornalista Mjriam Abu Samra, Critica decoloniale dell’accademia neoliberale: La Conoscenza non marcia Ricercatrice e attivista italopalestinese Caterina Donattini, La scuola per la Palestina: il racconto degli ultimi mesi di lotta BDS Italia Don Andrea Bigalli,  La libertà delle coscienze e il significato della disobbedienza Facoltà Teologica dell’Italia Centrale Tommaso Marcon, La militarizzazione della formazione, tra scuola gabbia e Valditara Studente OSA Leonardo Cusmai, L’Università ai tempi della crisi tra militarizzazione, repressione e riforme Studente universitario – Cambiare Rotta Conclusioni: Roberta Leoni,  Il 4 novembre non è la nostra festa! LINK DEL CONVEGNO CLICCA QUI PER LE PIAZZE DEL 4 NOVEMBRE CLICCA QUI INVITIAMO TUTTI E TUTTE, PERSONALE DELLA SCUOLA E DELL’UNIVERSITÀ, STUDENTI E STUDENTESSE, GENITORI E GENITRICI A SEGUIRE IL CONVEGNO. RICORDIAMO A TUTTI I E A TUTTE LE DOCENTI CHE IL CORSO DI FORMAZIONE NON È COPERTO DALL’ESONERO.
Intervista a Serena Tusini per Radio Rogna sulle mobilitazioni e il Convegno del 4 novembre
Serena Tusini, docente e promotrice dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, interviene a Radio Rogna, emittente radiofonica indipendente, presentando la giornata di mobilitazione del 4 novembre con il Convegno nazionale “La scuola non si arruola” e le mobilitazioni in tutta Italia. L’intervista è anche un’occasione per riflettere sulle mobilitazioni che si sono prodotte nel Paese a partire dal 22 settembre a sostegno del popolo palestinese e contro le politiche di riarmo. Di seguito il file audio dell’intervista.
Orientamento con la Marina Militare? Noi abbiamo la Flotilla
Come ogni anno la Marina Militare si affaccia nelle nostre scuole promettendo mirabolanti carriere lavorative ai nostri studenti e alle nostre studentesse. È dello scorso 8 ottobre l’invito arrivato a tutte le scuole per le attività di orientamento per l’anno 2025/26 “al fine di far conoscere ai/alle giovani i propri valori, la propria etica e la propria missione”. Conosciamo ormai benissimo questo tipo di attività: l’esercito, in tutte le sue varie articolazioni, si presenta nelle nostre scuole e, mentre fa indottrinamento sui valori militari, fa intravedere ai nostri ragazze e alle nostre ragazze la possibilità di avere un futuro lavorativo stabile e ben remunerato sfruttando il futuro di precarietà feroce che intanto il nostro paese presenta loro. Ma noi, cari signori e care signore della guerra, abbiamo capito come si sta sul mare: sul mare si sta con le nostre Flotillas, si sta con chi rifiuta il futuro di morte e di guerra che ci state apparecchiando. Il movimento imponente che si è manifestato in Italia e che ha visto protagonisti studenti, studentesse e docenti saprà espellere dalle nostre scuole i vostri “valori” e la vostra presenza. Invitiamo tutti i nostri colleghi, colleghe, gli studenti, le studentesse e i genitori ad avvalersi degli strumenti contenuti nel nostro Vademecum ed agire concretamente per fermare la militarizzazione delle nostre scuole e della società tutta. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università continua a lavorare nelle nostre scuole non per costruire soldati, ma marinai per tutte le Flotillas che ancora continueremo ad organizzare e che metteremo in mare per mettere la guerra fuori dalla storia. Serena Tusini, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università