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La Befana della Polizia 2026: un Natale di sorprese al Policlinico Gemelli
Anche quest’anno, nel 2026, la Befana della Polizia di Stato si è presentata al Policlinico Gemelli di Roma, a bordo della Lamborghini “Huracan”, per fare visita ai piccoli degenti del reparto pediatrico oncologico, con le calze, targate ovviamente Polizia di Stato (clicca qui). Ma la propaganda, quest’anno, non finisce qui perché questa si sviluppa a 360 gradi indirizzandosi a vari target di popolazione coinvolgendo nella campagna “promozionale” anche le testate giornalistiche locali che puntualmente segnalano enfaticamente tutte quelle notizie sulle forze dell’ordine che in un modo o nell’altro possono incuriosire il lettore per i loro “salvataggi” eroici o per fatti curiosi in puro stile circense. È il caso dello zainetto ritrovato a Verona da uno zelante poliziotto che subito dopo aver restituito la refurtiva al legittimo proprietario, si vede coinvolto, insieme ai colleghi del commissariato, in una richiesta di fidanzamento in diretta, tra il derubato e la propria giovane compagna (clicca qui per la notizia). Ci chiediamo se questo zelo nel raccontare queste notizie irrilevanti per la popolazione sia frutto di una povertà comunicativa e dell’inconsapevolezza di alcuni cronisti locali o sia invece una deliberata strategia a livello nazionale del Ministero degli Interni che da anni coinvolge stampa locale, l’ufficio centrale comunicazione e immagine del Ministero inserita in un quadro generalizzato di ricettività della popolazione. Quest’ultimo aspetto è sviluppato anche attraverso campagne di promozione dell’immagine “positiva” delle forze dell’ordine che vede delle accelerazioni notevoli proprio in occasione delle festività, in particolare il Natale durante il quale vige il diktat, derivante da un grande classico dei luoghi comuni, secondo il quale in questo periodo “tutti sono più buoni”. Uno dei tanti esempi può essere il mega cartellone luminoso all’aeroporto di Palermo che a gennaio inoltrato, propone ancora improbabili personaggi festosi che intorno ad un albero di Natale, maneggiano delle palle marchiate Polizia di Stato, in particolare una bambina che grazie alle braccia possenti di un poliziotto appende una palla nel ramo più alto. Tra i vari personaggi non potevano mancare, per completare il quadro retorico, le persone dalla pelle nera e i disabili, in questo caso un giovane con una protesi a una gamba. Disabilità, in tutte le sue forme, infanzia, genere femminile, cani affettuosi, ecc. sono i classici combustibili che alimentano questa retorica normalizzante. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Dove nasce Gesù? Dove eri tu?
Corteo a Napoli nella notte di Natale: un Gesù Bambino avvolto in una kefiah per denunciare la tragedia di Gaza e interrogare le coscienze. Napoli, 24 dicembre 2025. Nelle nostre case va in scena una liturgia stanca e distratta. Un Natale per inerzia: luci accese, alberi perfetti, tavole imbandite, televisori che coprono il silenzio. Un rito consumato senza corpo e senza ferite. Eppure Gesù, oggi, non nasce lì. Nasce tra le macerie e il fango di Gaza. A Napoli pioveva. Una pioggia insistente, fredda, che entrava nelle scarpe e non chiedeva permesso. Pioveva come piove a Gaza: senza riparo, senza pausa, senza la possibilità di asciugarsi. Sotto quella pioggia, nel quartiere Vomero, un corteo ha attraversato via Scarlatti e via Luca Giordano. Non una rappresentazione, non un presepe vivente per addolcire le coscienze. Un gesto netto. Un atto politico e umano. Un Gesù Bambino avvolto in una kefiah è stato portato in strada dal Comitato Pace e Disarmo – Campania insieme a Alex Zanotelli. È il secondo anno che accade. Abbastanza per dire che, mentre tutto invita alla distrazione, qualcuno sceglie la fedeltà alla realtà. Gaza non è una metafora. È un luogo devastato: decine di migliaia di civili uccisi, ospedali distrutti, strutture sanitarie ridotte a ciò che resta dopo un bombardamento. Le ONG ostacolate, i soccorsi rallentati, la vita resa impraticabile. E mentre Gaza viene annientata, la Cisgiordania continua a essere erosa dall’espansione dei coloni, fino a lambire Betlemme. Betlemme, proprio Betlemme: il luogo in cui la tradizione cristiana colloca la nascita di un Dio che sceglie di venire al mondo come scarto, come povero, come corpo vulnerabile. Al corteo hanno partecipato la Comunità Palestinese, la Rete Sociale No Box, il Presidio di Pace IoCiSto, i Sanitari per Gaza e molte persone senza sigle, senza ruoli, senza protezioni. Persone che non hanno parlato di Gaza, ma hanno camminato per Gaza. I Sanitari hanno denunciato la condizione drammatica delle poche strutture ospedaliere ancora operative e l’atteggiamento ostativo di Israele verso chi tenta di portare aiuti umanitari. Padre Zanotelli ha letto un messaggio arrivato dalla Palestina: parole di gratitudine per la solidarietà italiana, ma soprattutto un appello a non fermarsi. Continuare con le campagne BDS. Sostenere azioni nonviolente come la Flotilla. Disinvestire dalle banche armate. Fare. Non limitarsi a commentare. Non rifugiarsi in una spiritualità che consola senza assumere responsabilità. Il cristianesimo, quello che non tranquillizza, nasce qui. Non nella sicurezza delle nostre case riscaldate, ma dove un bambino non ha una culla, dove una madre non può proteggere, dove un padre non può promettere il futuro. Il Vangelo non è decorativo: disturba. Non anestetizza: smaschera. Se Dio nasce sotto le bombe, allora la neutralità diventa una menzogna. Gravi e inquietanti i tentativi legislativi che in Italia cercano di equiparare antisionismo e antisemitismo. Confondere la critica politica con l’odio razziale non tutela nessuno: serve solo a spegnere le parole, a rendere impronunciabile l’ingiustizia. Questo corteo non cercava consenso. Interrompeva la corsa ai regali, la liturgia del consumo, la pace fittizia del “non mi riguarda”. E poneva una domanda che il Natale tenta disperatamente di evitare: Se Gesù nasce oggi tra le macerie, tu dove eri? Il corteo si è concluso con l’auspicio di rilanciare nuove iniziative per una Palestina finalmente libera. Ma la domanda resta aperta, inchiodata nelle nostre case illuminate e distratte. Dove nasce Gesù? E soprattutto: dove eri tu? Stefania De Giovanni
Natale di Pace. Dall’Abete e dall’Albero della Pace di Alife, il messaggio per Gaza e per tutti i popoli della terra
Da Alife, cuore del parco Nazionale del “Matese Terra di Pace”, un Ponte di Pace tra Campania e Puglia. “Il messaggio di Natale anche quest’anno è dedicato a Gaza, ma vogliamo ricordare anche tutti quei paesi come Ucraina, Siria, Afghanistan, Somalia, Sudan, Congo, Myanmar, Iran colpiti dalle guerre. Il grande “Abete della Pace” è stato addobbato con le bandierine di tutti i paesi del mondo per ricordare i conflitti dimenticati, a significare che il messaggio di Pace va’ oltre ogni confine e abbraccia tutti i popoli. Non ci sarà mai Pace senza libertà, giustizia e riconoscimento dei diritti per ogni uomo. Non si può celebrare il Natale senza ricordare che il dramma di ogni popolo della terra ci appartiene, ci tocca, è la nostra umanità, siamo tutti parte dello stesso corpo. Se un membro del corpo soffre, tutto il corpo finirà per subire quella sofferenza se non si interviene per debellarla. Siamo un’ unica famiglia umana”. Così fa sapere il Movimento Internazionale per la Pace e la Salvaguardia del Creato III Millennio campano, ente promotore della grande mobilitazione della Fiaccola della Pace, che di recente, a chiusura del decennale dello storico evento legato al tema dei 100 anni della grande guerra, è approdata in Puglia per il passaggio di consegna dalla Campania alle terre del grande don Tonino Bello. “Si ringrazia l’ Istituto Comprensivo “P. Impastato” di Veglie (Lecce), Scuola di Pace-Ambasciatrice della Fiaccola della Pace in Puglia, di cui nostra referente è la prof.ssa Clemy Vetrano, per aver fatto dono delle bandierine di tutto il mondo con le quali è stato addobbato il grande Abete, omaggiando così il nostro Giardino e Albero della Pace, luogo da cui 10 anni or sono partì la storica mobilitazione, e dove è presente il “Segnavia madre del percorso della Fiaccola della Pace” collegato con il Segnavia posizionato a Veglie durante l’ultima tappa della Fiaccola avvenuta nei giorni 11 e 12 dicembre 2025, scrivendo così lo storico passaggio, a chiusura del decennale, dalla Campania alla Puglia”. Ha fatto sapere la Presidente dell’ente promotore Agnese Ginocchio. Redazione Italia
Dall’Abete e dall’Albero della Pace, il messaggio per Gaza e per tutti i popoli della terra
Da Alife, cuore del parco Nazionale del “Matese Terra di Pace”,  un Ponte di Pace tra Campania e  Puglia.   “Il messaggio di Natale anche quest’anno è dedicato a Gaza, ma vogliamo ricordare anche tutti quei paesi come Ucraina, Siria, Afghanistan, Somalia, Sudan, Congo, Myanmar, Iran.., ma proprio tutti, colpiti dalle guerre. Il grande Abete della Pace è stato addobbato con le bandierine di tutti i paesi del mondo, per ricordare i conflitti dimenticati, a significare che il messaggio di Pace va’ oltre ogni confine e abbraccia tutti i popoli. Ed ancora, non ci sarà mai Pace senza libertà, giustizia e riconoscimento dei diritti per ogni uomo. Non si può celebrare il Natale senza ricordare che il dramma di ogni popolo della terra ci appartiene, ci tocca, è la nostra umanità, siamo tutti parte dello stesso corpo. Se un membro del corpo soffre, tutto il corpo finirà per subire quella sofferenza se non si interviene per debellarla. Siamo un’ unica famiglia umana”. Così fa sapere il Movimento Internazionale per la Pace e la Salvaguardia del Creato III Millennio campano, ente promotore della grande mobilitazione della Fiaccola della Pace, che di recente, a chiusura del decennale dello storico evento legato al tema dei 100 anni della grande guerra, è approdata in Puglia per il passaggio di consegna dalla Campania alle terre del grande don Tonino Bello. “Si ringrazia l’Istituto Comprensivo P. Impastato di Veglie (Lecce), Scuola di Pace-Ambasciatrice della Fiaccola della Pace in Puglia, di cui nostra referente è la prof.ssa Clemy Vetrano, per aver fatto dono delle bandierine di tutto il mondo con le quali è stato addobbato il grande Abete,  omaggiando così il nostro Giardino e Albero della Pace, luogo da cui 10 anni or sono partì la storica mobilitazione, e dove è presente il Segnavia madre del percorso della Fiaccola della Pace collegato con il Segnavia posizionato a Veglie durante l’ultima tappa della Fiaccola avvenuta nei giorni 11 e 12 dicembre 2025, scrivendo così lo storico passaggio, a chiusura del decennale, dalla Campania alla Puglia”. Ha fatto sapere la Presidente dell’ente promotore Agnese Ginocchio Redazione Italia
La ‘pace in Terra’ immaginata nelle tradizioni e rappresentata da antichi e nuovi rituali
Tante rappresentazioni, in particolare le scenografie, coreografie e sceneggiature del presepe ‘inventato’ da Francesco d’Assisi nel 1223 e il ‘copione’ del corteo dei re magi che il 6 gennaio sfila a Milano dal 1336, sono vivide espressioni dell’auspicio che nel mondo regnino la pace e la giustizia e che l’umanità riesca a debellare la guerra. L’anelito per la pace infatti è un’aspirazione umana infusa nelle fedi religiose che, oltre che nella volontà divina, confidano nella capacità delle persone a ripudiare la violenza ed ‘estromettere’ la guerra dalle civiltà. Ed è lo ‘spirito’ che ‘anima’ le celebrazioni del Natale, una festa cristiana e universale, che ha origini e analogie con i rituali di molti altri culti, in particolare nel Natale Sol Invictus degli antichi romani, e dell’Epifania indicate nella mappa di manifestazioni pacifiste periodicamente svolte in numerose città e località italiane. VERSO UNA PACE DISARMATA E DISARMANTE Citando Isaia, che nell’VIII secolo a. C. “profetizzava un futuro in cui le armi fossero abolite e gli esseri umani abbandonassero la cultura della guerra, il preparare i giovani a combattere: «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra» (Isaia 2, 4)”, e il messaggio di Leone XIV per la LIX Giornata della Pace / La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante, ieri – 21 dicembre – Pierpaolo Loi si è rivolto al capo dello Stato italiano per ricordare “i pronunciamenti della Chiesa, a partire dall’Enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII e da quando Papa Paolo VI indisse la Giornata della Pace (1968), da celebrare ogni 1° Gennaio” – Si vis pacem para pacem: non c’è altra via. Nella rilevazione elaborata quest’anno, online nel repertorio di produzioni di PRESSENZA dal giugno scorso e continuamente aggiornata con le informazioni man mano fornite e raccolte, da qualche giorno sono incluse due iniziative molto particolari.   CASALE MONFERRATO, AL La mezz’ora di silenzio per la pace che nel periodo dell’Avvento, nella data precedente la vigilia di Natale, coinvolge associazioni, gruppi e cittadini, persone di ogni età – adulti, giovani e bambini – e di varie appartenenze – comunità religiose, etniche,… e politiche – di Casale Monferrato e dintorni “tutti insieme, insieme a tutti” viene praticata dal 1987, il prossimo 23 dicembre per quasi 40 anni consecutivi. Il tema che la contrassegna nel 2025 è una frase emblematica del pacifismo teorico e pratico che i promotori dell’iniziativa interpretano affermando: > Come da quasi 40 anni, a Casale Monferrato prima di Natale ci raduniamo nel > ‘cuore’ della città addobbata a festa per fermarci per mezz’ora di silenzio. > Fermarci, fare silenzio non ferma le guerre, però indica chiaramente dove > vogliamo stare: NON C’È VIA PER LA PACE, LA PACE È LA VIA > Nel giardino della sede a New York delle Nazioni Unite c’è il monumento La > pace è la via dedicato al mahatma Gandhi (Mohāndās Karamchand Gāndhī, > 1869-1948) con incisa la frase Non esiste una via per la pace, la pace è la > via … pronunciata per la prima volta da un americano, A.J. Muste (Abraham > Johannes Muste, 1885–1967), la cui vita è stata documentata da Leilah > Danielson nel libro edito nel 2014 con un titolo emblematico: American Gandhi: > AJ Muste and the History of Radicalism in the Twentieth Century … Dal > reverendo Martin Luther King nel 1967 candidato all’assegnazione del Premio > Nobel per la pace, Thích Nhất Hạnh ha spesso citato e scritto la frase Non c’è > via per la pace, la pace è la via … il libro edito nel 2024, intitolato La > pace è l’unica strada, raccoglie una serie di saggi e articoli dell’israeliano > ebreo David Grossman [23 DICEMBRE 2025, come l’anno scorso e ogni anno dal > 1987]. MILANO Il corteo dei re magi che dal 1336, oltre sei secoli, il 6 gennaio attraversa il centro di Milano, da piazza Duomo fino alla basilica di Sant’Eustorgio, è una manifestazione a cui partecipano le rappresentanze della popolazione e di tutti i ‘popoli’ che abitano nella metropoli e una tradizione locale rievocativa delle vicende storiche narrate nei Vangeli in funzione della loro valenza come avvenimenti religiosi ed epocali e con esplicito riferimento alla storia e alla ‘identità’ della città, in particolare alla venerazione delle reliquie che vi sono custodite e anche all’Editto di tolleranza che nel 313 venne siglato nel palazzo imperiale (sito dove ora si ergono le colonne di San Lorenzo) di Milano, che allora era la capitale dell’Impero Romano d’Occidente. Firmato da Costantino e Licinio, rispettivamente sovrani degli imperi romani d’Occidente e d’Oriente, l’Editto di tolleranza sancì la libertà di professione dei culti religiosi e, soprattutto, che in ogni territorio soggetto alla loro giurisdizione, cioè al diritto romano, i titoli dei cittadini riconosciuti validi erano inalienabili, quindi che i cristiani avevano diritto a disporre delle eredità e proprietà che gli erano state sottratte durante la loro persecuzione. E nella stessa epoca in cui Milano era la capitale dell’Impero Romano d’Occidente, verso la metà del IV secolo, vescovo della diocesi ambrosiana venne nominato il greco Eustorgio, che si trasferì nella città portando con sé le reliquie dei re magi: > Nel corso del viaggio, a Villetta, nel cuore dell’Abruzzo, un lupo avrebbe > attaccato e ucciso uno dei buoi che trascinavano il pesante sarcofago. Il > santo vescovo, allora, riuscì ad aggiogare la belva al posto del bue, > giungendo a Milano alla testa di un così ben particolare corteo. Ma > all’altezza di Porta Ticinese, nei pressi del fonte detto di san Barnaba, > sacro ai milanesi per il battesimo dei primi cristiani, improvvisamente l’arca > divenne così pesante da non poter più essere rimossa. Eustorgio, scorgendo in > ciò un disegno della provvidenza, ordinò che sul posto venisse eretta la > Basilica dei Magi. > > Il 17 giugno 1164 le reliquie dei magi furono sottratte a Milano e portate in > Germania, a Colonia, dove sono state conservate per quasi un millennio, fino > all’inizio del XX secolo, “quando l’arcivescovo della città tedesca fece dono > al cardinal Ferrari [vescovo di Milano] di parte delle venerate reliquie, > subito ricollocate all’interno della basilica di Sant’Eustorgio, dove ancor > oggi le vediamo e veneriamo”. > > Museo di Sant’Eustorgio / Storia e curiosità Un emblema del Natale e dell’Epifania raffigurato anche nel presepe, la stella cometa è il simbolo apposto sul sarcofago dei tre magi e sul campanile della basilica. Nella basilica di Sant’Eustorgio sono conservate anche le spoglie di Pietro da Verona, il cataro veronese Pietro Rosini (1205-1252) convertito all’ortodossia che ‘militò’ nell’Ordine dei Predicatori a quell’epoca fondato e guidato da Domenico da Guzmán, nel convento domenicano di Sant’Eustorgio a Milano formò la Società della Fede o dei Fedeli, fu priore delle comunità della congregazione ad Asti e Piacenza, predicatore a Firenze, nella chiesa di Santa Maria Novella, paciere fra le città di Faenza, Cervia e Rimini e inquisitore a Piacenza, Como e Milano. Le spoglie sono custodite nell’arca sita al centro della cappella la cui cupola è decorata con lo spettacolare affresco che illustra il paradiso e l’armonia dei cori angelici mediante un simbolico arcobaleno che oggi è emblematico della bandiera della pace con cui nel 1961 Aldo Capitini ha ‘inaugurato’ la Marcia Perugia-Assisi. Nell’opuscolo dedicato alle gesta di Azzone Visconti, il cronista Galvano Fiamma descrive la rappresentazione messa in scena a Milano nel 1336 e documenta la prima celebrazione dell’Epifania e della festa dei tre Re: > In quel tempo fu introdotta la festa dei tre Re nel giorno dell’Epifania nel > convento dei frati Predicatori [la basilica di Sant’Eustorgio]… > > … tre re su grandi cavalli, circondati da scudieri, vestiti, con molti > svariati giumenti e con un seguito veramente grande … > > … una stella d’oro che percorreva l’aria e precedeva questi tre re. > > Giunsero alle colonne di San Lorenzo [vestigia del palazzo imperiale d’epoca > romana] … Il copione prevedeva che [i tre re] chiedessero a re Erode dove > fosse nato il Cristo … > > … tenendo in mano scrigni dorati con oro, incenso e mirra, con i giumenti e > uno straordinario seguito di servi, preceduti dalla stella in aria, annunciati > dal suono squillante delle trombe, con scimmie, babbuini e diversi generi di > animali, con un meraviglioso tumultuare di popoli, giunsero alla chiesa di > Sant’Eustorgio, dove al lato dell’altare maggiore vi era un presepio con il > bue e l’asino e nel presepio vi era il piccolo Gesù fra le braccia della > Vergine Madre. > > E questi re offrirono a Cristo i loro doni; poi finsero di dormire e > un angelo alato disse loro di non tornare per la contrada di San Lorenzo ma > per Porta Romana: e così fecero. > > E vi fu così grande concorso di popolo, di soldati, di signore e di chierici > che uno simile quasi non lo si vide mai. > > E fu emanato l’ordine che ogni anno fosse celebrata questa festa.   Come il primo, ogni corteo dei re magi che da oltre sei secoli sfila a Milano il 6 gennaio è composto dai figuranti che interpretano i protagonisti delle cronache scritte nei Vangeli (Matteo / II, 1-16 e Luca / 2-17).   Ci sono i leggendari Gasparre, Melchiorre e Baldassarre che, giunti “da oriente a Gerusalemme, e domandavano: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo»”. Ci sono il re Erode, i sacerdoti e gli scribi (i dotti) che ai magi “risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scrittoper mezzo del profeta»” e chiesero di tornare a riferire se avessero lo trovato, ma “avvertiti in sogno di non tornare da Erode, fecero ritorno al loro paese per un’altra strada”. Ci sono Gesù bambino, Maria e Giuseppe, a cui “un angelo del Signore apparve in sogno e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo»” e lui, “destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode”. E ci sono i pastori delle tribù che a quell’epoca popolavano “quella regione”, la Palestina, e a cui un “esercito celeste che lodava Dio e diceva «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama»”. Con riferimento alla persecuzione dei cristiani cessata con la promulgazione dell’Editto di tolleranza, la celebrazione milanese evoca anche l’aberrante strage degli innocenti a cui il piccolo Nazareno era scampato e oltre che dai figuranti, la moltitudine delle popolazioni umane è impersonata dai partecipanti all’evento: i milanesi che formano e seguono il corteo e, a rappresentanza dei popoli che abitano a Milano, i referenti delle associazioni etniche regionali italiane e nazionali e dei consolati e delle ambasciate che hanno nella città, nell’occasione un’ambiente urbano simbolicamente cosmopolita e le cui piazze e chiese rappresentano i luoghi della Terra Santa all’epoca e, precisamente, nell’anno ‘Zero’ dalla storiografia stabilito come quello della nascita di Gesù e convenzionalmente fissato a ‘spartiacque’ della storia umana.   Tra le rappresentazioni sacre e profane della Natività con cui, insieme alla memoria storica del passato, si sono tramandate la conoscenza delle idee, dei valori etici e dei principi morali condivisi da tanti popoli e molte generazioni, spicca la Divòta Cumedia il cui protagonista principale è il pastore Gelindo. Un racconto fantastico della tradizione popolare monferrina, la cui ‘narrazione’ mediante la sua costante messa in scena in sagrati e piazze delle città piemontesi ha permesso la scrittura del copione medievale in testi compilati dal XIX secolo, nella sua versione più autentica è lo spettacolo rappresentato al Teatro San Francesco di Alessandria da 101 anni e tra i cui interpreti ha annoverato Umberto Eco, che ha dedicato all’opera teatrale un saggio fondamentale dell’etnografia italiana: > Da bambino aveva conosciuto il Gelindo osservandolo dalle spalle del padre che > lo portava alle rappresentazioni in un teatro ancora antico, dove spesso le > persone si dovevano portare le sedie da casa per poter assistere… nel primo > dopoguerra è uno dei principali autori di rappresentazioni > goliardico-studentesche, in forma di teatro di rivista, che gli faranno anche > poi scrivere: “il teatro San Francesco è Broadway” … Egli stesso nella > prefazione del libro commemorativo del 75esimo anniversario della commedia > alessandrina, ci racconta il percorso tortuoso nella scelta dei ruoli da poter > ricoprire. [Umberto Eco e Gelindo] Analogamente al burbero e impacciato pastore monferrino che nel medioevo viene trasportato a Betlemme mentre Maria e Giuseppe cercano un riparo per la notte e, assistendo la coppia a cercare un rifugio, assiste ai prodigi della Natività, i maldestri diavoletti – evocativi dei tre spiriti protagonisti di A Christmas Carol scritto da Charles Dickens a Londra nel 1843 – nel 2002 inventati dal napoletano Enzo D’Alò si avventurano a Napoli, ‘capitale italiana’ del presepe, per tentare di impedire il miracolo conducendo due bambini del XXI secolo in Terra Santa nella notte di Natale [Opopomoz]. Nella ‘puntata’ della serie Robba archeloggica trasmessa ieri – 21 dicembre 2025 – Pubble (Paola Ceccantoni) spiega: «Come ogni anno è tradizione di Natale la polemica sul presepe, scandalo divisioni, quasi risse tutto al grido di ” tradizioneeee!”, ma più si scava e più ci si accorge che quasi nessuno conosce veramente i simboli di cui tanto qualcuno si riempie la bocca. Perchè tradizione significa tramandare e di conseguenza conoscere e preservare. E oggi parleremo di una figura specifica, quella degli zampognari, figure immancabili nel presepe che raccontano qualcosa di molto profondo e che pochissimi conoscono: un ponte tra sacro e profano, tra oriente e occidente, tra culto e mito…».   Maddalena Brunasti
Altri Natali – Natale in-canto: la musica come linguaggio universale al Monastero delle Trentatrè
Il 20 dicembre, il Monastero di Santa Maria in Gerusalemme, detto delle Trentatrè, a Napoli, ospita Natale in-canto, un concerto che propone un viaggio musicale e culturale fondato sull’incontro. Un appuntamento che restituisce al Natale un significato essenziale, lontano dalla retorica e dal consumo, riportandolo alla sua dimensione più autentica: quella dell’ascolto, della relazione e della condivisione. Il concerto si inserisce nel progetto Altri Natali, rassegna promossa dal Comune di Napoli che propone una rilettura del Natale attraverso linguaggi artistici diversi, mettendo al centro ascolto, accoglienza e pluralità. Per questo appuntamento, il concerto è realizzato grazie alla collaborazione tra il coro IoCiSto APS e la Bandita Sbandata Ensemble dell’associazione LeMuseper-l’Oro APS, due realtà diverse per storia e composizione, ma accomunate dall’idea della musica come spazio di dialogo e apertura. Il programma attraversa brani della tradizione napoletana, canti natalizi internazionali e composizioni rielaborate, costruendo un percorso in cui linguaggi, culture e sensibilità differenti si incontrano. In Natale in-canto la musica si fa trait d’union e linguaggio universale: un territorio comune in cui le differenze non vengono annullate, ma riconosciute e trasformate in armonia. La musica diventa così strumento di relazione e di ascolto, capace di creare legami e generare partecipazione. Il coro IoCiSto APS, diretto dalla maestra Francesca Curti Giardina, è una realtà corale nata all’interno della comunità della libreria e associazione IoCiSto di Napoli. Composto da voci diverse per età e percorsi, il coro ha costruito nel tempo un’esperienza musicale fondata sulla condivisione e sulla disponibilità a esserci quando la musica può accompagnare un messaggio, un incontro, un momento collettivo. Non un coro tematico, ma una comunità che canta, mettendo al centro il valore del fare insieme. Il coro IoCiSto APS è accompagnato dai maestri Cinzia Martone e Andrea Sensale, che ne sostengono l’impianto musicale, valorizzando il lavoro corale e l’ascolto reciproco delle voci. Accanto a questa esperienza, la Bandita Sbandata Ensemble porta in scena un repertorio di brani originali che raccontano storie, desideri e vissuti legati alla disabilità, dando voce anche al disagio che spesso accompagna questa condizione. I testi alternano forme dirette ed esplicite – come Quando ti senti un di più e Helena – a narrazioni costruite per metafore, come Il capitano Solo, ispirato a un racconto di Gabriele Romagnoli. Il repertorio affronta anche temi di forte impatto e impegno sociale, come in Guerra!!!, Crissommole e Libbertà, e si apre a linguaggi e culture extraeuropee: La rana non si ingozza prende spunto da un proverbio africano e propone una visione ecologista, mentre Mansane Sissè rielabora un canto processionale dei contadini del Senegal. Un lavoro che mostra come la musica possa farsi racconto collettivo e strumento di consapevolezza. Natale in-canto, all’interno del progetto Altri Natali, è un appuntamento che affida alla musica il compito di creare uno spazio di ascolto e condivisione. Un momento in cui le voci, i suoni e le storie si incontrano per restituire al Natale il senso dell’essere insieme, qui e ora. L’evento è gratuito, fino ad esaurimento posti. Lucia Montanaro
Dal caffè sospeso al giocattolo sospeso: Napoli e l’Italia unite da un gesto di solidarietà
A Napoli la solidarietà non è mai stata un concetto astratto. È un modo di vivere, una forma di cura reciproca che nasce dal basso e attraversa i secoli. La tradizione del caffè sospeso racconta proprio questo: chi poteva permetterselo lasciava pagato un caffè in più, destinato a chi non avrebbe potuto ordinarlo. Un gesto anonimo ma profondissimo, capace di ricordare che la comunità viene prima delle difficoltà individuali. È da questa cultura che, nel 2016, il Comune di Napoli trae ispirazione per una nuova forma di solidarietà: il Giocattolo Sospeso. Se un caffè può regalare un momento di calore a un adulto, un giocattolo può regalare un sorriso a un bambino che vive una condizione di fragilità economica. Nasce così un’iniziativa che, anno dopo anno, diventa un appuntamento atteso da molte famiglie e un simbolo della città durante il periodo natalizio. Anche per il 2025 il Comune rinnova il progetto, attivo dal 6 dicembre al 6 gennaio. Chi desidera partecipare può recarsi in uno dei negozi aderenti e acquistare un gioco da lasciare in sospeso. Sarà poi la rete del volontariato cittadino a distribuire i doni alle bambine e ai bambini che vivono situazioni di difficoltà. Per molte famiglie questo Natale sarà complesso. L’aumento del costo della vita, i redditi insufficienti e le nuove forme di povertà emerse negli ultimi anni fanno sì che un semplice giocattolo possa rappresentare molto più di un regalo. Secondo gli ultimi dati Istat, più di un milione e trecentomila minori vivono oggi in Italia in condizioni di povertà assoluta. Nel Mezzogiorno la situazione è ancora più grave e coinvolge una percentuale crescente di famiglie con figli. La povertà minorile non riguarda solo il reddito, ma limita l’accesso a opportunità educative, culturali e ricreative. Durante il periodo natalizio questa mancanza si traduce spesso nell’assenza di un dono, di un momento di gioia da condividere. Il Giocattolo Sospeso non risolve le cause strutturali delle disuguaglianze, ma rappresenta una risposta immediata, concreta e umana. È la forma più semplice e più autentica con cui una città decide di non lasciare indietro i più piccoli. Negli ultimi anni l’intuizione napoletana ha ispirato progetti analoghi in molte altre regioni italiane. Grazie al lavoro di Assogiocattoli e della campagna Gioco per Sempre, il Giocattolo Sospeso è oggi una pratica nazionale, con centinaia di punti vendita coinvolti e una rete di associazioni che si occupa della distribuzione dei doni. Da Napoli a Palermo, da Torino a Bari, il gesto di lasciare un regalo in sospeso è diventato parte di un movimento culturale che unisce le persone attorno all’idea che il gioco sia un diritto e non un privilegio. A incoraggiare la cittadinanza a contribuire è l’Assessora ai Giovani e al Lavoro, Chiara Marciani, che sottolinea il valore dell’iniziativa con queste parole: «Giocattolo Sospeso è l’iniziativa del Comune di Napoli che vuole aiutare, grazie a una raccolta di giocattoli, i bambini e le bambine che vivono un momento di difficoltà. Insieme alle associazioni, alle parrocchie e ai volontari, a breve inizieremo a distribuire i giocattoli, ma per farlo abbiamo bisogno di raccoglierli. Grazie alle cartolibrerie, ai negozi e ai giocattolai che hanno aderito alla nostra iniziativa, possiamo contribuire a questa raccolta e chiediamo il vostro aiuto. Grazie per quello che farete, per gli acquisti che farete e buon Natale a tutti». Le sue parole ricordano che ogni gesto, anche minimo, può diventare fondamentale per costruire una città più giusta e più attenta ai bisogni dei bambini. Negozi aderenti al Giocattolo Sospeso 2025 – Napoli Cartolibreria Gianfranco Lieto, Viale Augusto 43/51 Fanta Universe, Via San Biagio dei Librai 65 Junior Giocattoli, Via Maurizio Piscicelli 25 La Girandola Srl, Via Toledo 400 La Girandola Giocattoli, Via Edoardo Nicolardi 158/162 Leonetti Giocattoli, Via Toledo 350/351 Libreria Mancini, Via Nuova Poggioreale 11 Natullo Toys (tre sedi): Via A. Ranieri 51, Corso Garibaldi 301, Via Nazionale 52 Toys Fate e Folletti Srls, Via Pasquale del Torto 45 IoCiSto – Libreria, Via Domenico Cimarosa 20 Il Fuori Orario, Via Girolamo Giusso 11 G. Guerretta Srl, Corso Ponticelli 23H Raffaello Srl, Via Michelangelo 80 Lucia Montanaro