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Traffico a Washington, vista su Hormuz
Quando Trump e Netanyahu si incontrano e addirittura si mostrano d’accordo la situazione diventa preoccupante per il resto del mondo. Se poi l’ora e mezza di chiacchierata a porte chiuse viene definita “buona e produttiva” da entrambe le parti – assegnando la diffusione del giudizio al solito Barak Ravid di […] L'articolo Traffico a Washington, vista su Hormuz su Contropiano.
July 29, 2026
Contropiano
“Il pappone” va alla guerra, dice…
Per evitare di fare discorsi sconclusionati quanto quelli della stampa occidentale, totalmente concentrata sulle parole che a getto continuo esondano dalla bocca di Trump, sarà bene tenere separati i fatti dalle dichiarazioni. Ossia la guerra dalla “comunicazione”. Il primo fatto è comunque la lettera inviata dall’amministrazione al Congresso tre giorni […] L'articolo “Il pappone” va alla guerra, dice… su Contropiano.
July 14, 2026
Contropiano
IRAN-USA: PROSEGUONO GLI ATTACCHI RECIPROCI, “AVREMO UN’ALTERNANZA TRA AZIONI BELLICHE E COLLOQUI”
Seconda notte di bombardamenti statunitensi contro l’Iran. Almeno 90 i raid ordinati da Trump: per la prima volta dal cessate il fuoco di tre settimane fa sono state attaccate anche infrastrutture civili iraniane; distrutti 2 ponti ferroviari, banchine e aeroporti. Proiettili di artiglieria statunitensi hanno anche colpito un ospedale a Chahbahar. Gli attacchi Usa, in due giorni, hanno causato la morte di almeno 14 persone e il ferimento di altre 78. Teheran segnala esplosioni in diverse città iraniane lungo la costa meridionale, tra cui Bushehr, Chabahar, Bandar Abbas e Sirik. L’Iran risponde con droni su basi militari statunitensi nel Golfo, in Bahrein, Kuwait e Qatar. Una situazione che potrebbe durare a lungo dato “che il memorandum firmato, che doveva trasformarti a metà agosto in accordo, non ha le basi perché le richieste iraniane e statunitensi non coincidono”. Lo ha sottolineato ai nostri microfoni il giornalista Ahmad Rafat, aggiungendo che nel prossimo periodo “si alterneranno azioni belliche e colloqui”. Nell’intervista realizzata con Ahmad Rafat, giornalista di origini iraniane, si sottolinea anche il lento ma progressivo passaggio da “un regime religioso, a regime militare”. Ascolta o scarica
July 9, 2026
Radio Onda d`Urto
DAGLI AFFARI DI LEONARDO NEL GOLFO AL “DEFENCE READINESS OMNIBUS”, LA BUSSOLA SONO SEMPRE GLI INTERESSI DELL’INDUSTRIA MILITARE
Una mozione presentata al Senato martedì 19 maggio da parte di alcuni esponenti di partiti che compongono la maggioranza di governo accennava a una possibile messa in discussione della decisione presa in ambito Nato riguardo lo stanziamento, per ciascun membro, quindi anche per l’Italia, del 5% del Pil nelle spese militari. Questa mozione è scomparsa dal testo nel giro di poco. “Il fatto che addirittura gli esponenti principali al Senato della maggioranza abbiano presentato quel punto, poi tolto, conferma, da un lato, quello che diciamo da tempo: l’aumento delle spese militari va a detrimento delle spese sociali e impedisce al governo di intervenire su questioni come, in questo caso, i rincari energetici”, commenta Francesco Vignarca, della Rete Italiana Pace e Disarmo su Radio Onda d’Urto. “Dall’altro lato – prosegue Vignarca – si tratta della conferma del fatto che il target Nato non è un obbligo, è un accordo politico che non ha mai avuto nessun tipo di giustificazione, nemmeno militare. È ovviamente un modo per spingere gli stati membri ad aumentare le spese militari, e quindi ad alimentare gli interessi dell’industria delle armi“. Più concreto, rispetto al teatrino interno alla maggioranza di governo, è il contratto firmato da Leonardo spa e Abu Dhabi Ship Building (Adsb), la divisione navale del gruppo Edge, per la fornitura di sistemi di combattimento navali di nuova generazione, destinati al programma di nuove unità navali “Al Dorra” della Marina militare del Kuwait. “Questa vendita di armi al Kuwait non viene fatta solo da Leonardo, ma c’è un accordo strategico con Edge, cioè con l’industria militare emiratina“, spiega a questo proposito Francesco Vignarca. “Si tratta di un’alleanza militare con gli Emirati Arabi Uniti fortemente voluta dal governo Meloni che non a caso ha revocato lo stop all’esportazione di alcuni tipi di armamenti agli Emirati che era stato deciso dal governo Conte II e ha sottoscritto questi accordi di partnership e joint venture”, aggiunge l’esponente pacifista intervenendo sulla nostra emittente. “Simili accordi – avverte Vignarca – rischiano inoltre di toglierci, in prospettiva, qualsiasi tipo di controllo… Perché se inizi a costruire le armi insieme a questi stati, poi questi imparano a costruirle e iniziano a fabbricarle da soli. È successo, ad esempio, con la Turchia”. “Le decisioni dei governi, giustificate con la falsa retorica della pace e della sicurezza, sono influenzate dagli interessi delle industrie militari“, commenta ancora Vignarca. “Gli interessi delle industrie belliche sono fortemente intrecciati con quelli dei governi, non solo perché i governi controllano le industrie militari, ma perché in realtà è soprattutto il contrario: gli interessi dei mega fondi che investono nelle industrie militari riescono a influenzare i governi“, aggiunge. A Bruxelles, intanto, è in discussione – tra Consiglio, Commissione e Parlamento Ue – il pacchetto legislativo “Defence Readiness Omnibus”. Tra le altre cose, il testo prevede una vera e propria deregulation nell’esportazione di armi dall’Unione europea al resto del mondo. La Rete italiana Pace e Disarmo ha criticato questo e altri aspetti del Defence Readiness Omnibus. “Si fa passare come una modifica tecnica di semplificazione una modifica che in realtà è sostanziale e politica”, spiega Vignarca. “Non è vero – specifica l’esponente della Rete italiana Pace e disarmo – che prevede solo la riduzione delle scartoffie, ma prevede l’estensione indefinita di alcune licenze globali, tutta una serie di esenzioni da vari tipi di controlli e un collegamento con compagnie extra europee che verranno considerate come se fossero all’interno dell’Unione Europea”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Francesco Vignarca della Rete italiana Pace e disarmo. Ascolta o scarica.
May 20, 2026
Radio Onda d`Urto
STATI UNITI, ISRAELE E LA GUERRA NEL GOLFO CHE SCIVOLA NEL BARATRO. INTERVISTE E AGGIORNAMENTI
Raid continui di Israele e Usa sull’Iran, con Teheran che replica colpendo una petroliera in Qatar, pozzi in Kurdistan iracheno, basi e sedi diplomatiche Usa nei paesi del Golfo. Missili e droni di Iran, Hezbollah e anche Houthi con diversi feriti pure su diverse zone di Israele, che nel frattempo martella di attacchi la Palestina, anche con armi occidentali e pure italiane: è quanto denuncia l’azione legale promossa da numerose ong italiane e arrivata oggi per la prima volta in udienza al  al Tribunale civile di Roma. Dichiarare nulli i contratti di fornitura militare con lo Stato di Israele firmati da Leonardo e Stato italiano: questa la richiesta di A Buon Diritto, Acli, Arci, AssoPacePalestina, Attac Italia, Pax Christi e Un Ponte Per, con la partnership legale della Fondazione Hind Rajab e insieme a Hala Abulebdeh, cittadina palestinese. Oggi udienza tecnica a trattazione scritta: il giudice ha 30 giorni di tempo per pronunciarsi sui nodi preliminari della causa di Roma. L’intervista a Minoo Mirshahvalad, sociologa iraniana, oggi ricercatrice di sociologia dell’Islam all’Università di Copenaghen, in Danimarca. Ascolta o scarica. Raid incessanti di Tel Aviv pure sul Libano, con 13 morti solo dall’alba. Una vera e propria strage è stata compiuta dai jet israeliani sul sud di Beirut sud, a Jnah, con 5 morti e 21 feriti gravi, tutti civili; bombardate quattro auto parcheggiate in strada Un altro attacco ha colpito un veicolo a Khaldeh, appena a sud di Beirut, uccidendo altre 2 persone e ferendone 3. Sempre da Israele il ministro Katz conferma di voler trasformare il sud del Libano in una landa desolata, come fatto a Gaza, demolendo le abitazioni in cui vivono 600mila libanesi, la metà scarsa del totale degli sfollati interni in meno di un mese di aggressione militare. Tel Aviv vuole occupare il territorio libanese fino al fiume Litani, cioè almeno 30 km almeno, dove però continua la resistenza di Hezbollah, a cui oggi è arrivato il primo messaggio della neoguida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei. In un messaggio al segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, Teheran promette di “continuare a sostenere con tutto il cuore il movimento di resistenza” libanese. Allargando lo sguardo al mare, resta chiuso al traffico marittimo lo stretto di Hormuz, dove passa il 20% degli idrocarburi. Su questo Londra fa sapere che nel fine settimana ospiterà un vertice con 30 Paesi per, secondo Starmer, “studiare i modi di protezione delle rotte commerciali globali”, che impattano soprattutto in Europa. Proprio contro l’Europa si scaglia il segretario di Stato Usa, Rubio, che attacca chi non concede l’uso delle basi: “gli Usa riesamineranno il loro rapporto con la Nato”. “Sto considerando di ritirarci, gli altri Paesi imparino a difendersi da soli e vadano loro prendere il petrolio a Hormuz”, rincara Trump, che però per stasera annuncia “importanti aggiornamenti sull’Iran”. Qui il ministro degli esteri Aragchi fa sapere di avere ricevuto “messaggi” dall’inviato Usa, Witkoff. Sempre sul piano negoziale, l’Iran – con la mediazione di Pakistan e Cina – avrebbe inviato altri 5 punti, considerati irrinunciabili, per deporre le armi di fronte all’aggressione israelo-Usa. L’intervista a Francesco Vignarca, della rete italiana Pace e Disarmo. Ascolta o scarica. In Italia intanto tiene ancora banco ancora Sigonella, off limits per alcuni F-15 Usa partiti dalla Gran Bretagna e diretti a bombardare l’Iran. Venerdì socrso la Difesa ha negato l’atterraggio: appurato che non si trattava di mezzo non logistici è stato deciso lo stop. “Ho fatto solo rispettare gli accordi”, frena Crosetto, con palazzo Chigi che si affretta a ribadire: “i rapporti con Washington sono solidi”. Le opposizioni chiedono a Crosetto di riferire in Parlamento, cosa al momento non prevista. In aula arriverà invece, giovedì 9 aprile, la Meloni, con comunicazioni relative alle “linee della ripartenza” dopo la scoppola del referendum. La premier, dice di voler chiarire “una volta per tutte i provvedimenti su cui il governo è impegnato e continuerà a lavorare” nell’ultimo anno di legislatura, diventato improvvisamente una montagna da scalare per la destra, dopo i 15 milioni di no nel voto referendario sulla giustizia che hanno squassato gli equilibri interni. Intanto ieri è arrivata l’ennesima fiducia – contro le opposizioni e pure i 3 deputati di Vannacci – sul decreto Bollette, meno di un pannicello caldo di fronte alla tempesta della recessione economica alle porte, tra impennata del petrolio e conseguente boom dell’inflazione. L’esecutivo cerca di raggranellare un altro mezzo miliardo di euro entro venerdì, quando è convocato un Cdm per prorogare il congelamento delle accise fino al 30 aprile, mentre anche il resto d’Europa vede nero: oggi la Germania ha dimezzato le stime di crescita, mentre a Bruxelles si parla apertamente di recessione e austerity, oltre che di programmi di “razionamento e riduzione” dell’energia. Antonio Tricarico, economista e responsabile finanza pubblica e multinazionali di Re:Common. Ascolta o scarica.
April 1, 2026
Radio Onda d`Urto
L’impatto della guerra sui prezzi dell’energia
Ultim’ora. Sulle piazze asiatiche, alla riapertura dei mercati, il prezzo del petrolio è arrivato a sfiorare i 120 dollari al barile. Di fatto il doppio di dieci giorni fa, prima che iniziasse l’aggressione sionista e statunitense. ***** La guerra Stati Uniti-Israele contro l’Iran potrebbe far sì che consumatori e imprese […] L'articolo L’impatto della guerra sui prezzi dell’energia su Contropiano.
March 9, 2026
Contropiano
La guerra in Iran e i suoi straripamenti: in Libano bombardamenti e IDF all’orizzonte
Mentre i bombardamenti sull’Iran continuano ininterrottamente per il 5° giorno di fila, da lunedì 2 marzo le bombe hanno colpito anche il sud del Libano. Ieri il tentativo dell’IDF di fare ingresso oltre il confine è stato respinto, ma nel paese si aspetta un’invasione massiccia. Continuano forti bombardamenti e, secondo il ministero della Salute libanese, da lunedì gli attacchi israeliani hanno causato almeno 50 morti e 335 feriti, prima degli attacchi notturni che hanno provocato almeno altri 11 morti. Nella giornata di oggi, 4 Marzo, il portavoce militare Avichay Adraee, con un post su X, ha ordinato l’esodo dalle abitazioni alla popolazione libanese: “Abitanti del Libano meridionale, dovete trasferirvi immediatamente nelle zone a nord del fiume Litani”. L’attacco arriva a seguito della risposta militare di Hezbollah all’assassinio della guida suprema dell’Iran ayatollah Khamenei -ora succeduto dal figlio Mojtaba per elezione dell’Assemblea degli Esperti- ma di fatto riguarda l’interesse strategico dello stato ebraico verso il paese vicino. L’aggressione israeliana del paese vicino è continua dal 2024, e sono 11.000 le aggressioni sioniste denunciate, che hanno violato il siglato cessate il fuoco del 27 Novembre del 2024. Ne parliamo con Mauro Pompili, giornalista freelance ora a Beirut, capitale del Libano:
La guerra in Medio Oriente “eccita” anche i governi europei, Italia inclusa
Le onde lunghe del conflitto in Medio Oriente scatenato dall’aggressione israelo-statunitense all’Iran, sono arrivate rapidamente e fragorosamente anche in Europa. Tacendo o toccando lievemente la violazione del diritto internazionale da parte di Washington e Tel Aviv, i governi europei si sono però schierati contro il paese aggredito – l’Iran – […] L'articolo La guerra in Medio Oriente “eccita” anche i governi europei, Italia inclusa su Contropiano.
March 4, 2026
Contropiano
Il rischio del “fronte interno” dei paesi arabi del Golfo
Se ne parla poco, anzi per niente, ma quando si parla delle petromonarchie del Golfo che ospitano le basi USA bombardate dall’Iran, viene trascurato il dettaglio di un possibile “fronte interno”. In questi paesi, infatti, se le èlite dominanti sono sunnite, ampie quote della popolazione – nel caso del Barhein […] L'articolo Il rischio del “fronte interno” dei paesi arabi del Golfo su Contropiano.
March 3, 2026
Contropiano