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Fantasmi digitali, ecomostri e zone morte: dentro e contro il Tecnocene@0
Foto di elahoa In questa seconda puntata di Cicorie – Amare Ecologie, esploriamo i mostri dell’accelerazione tecnologica incontrollata in cui siamo immersi, indagando quale sia il paradigma economico e sociale in cui affonda le sue radici, quali siano i suoi effetti sulle persone e sui territori e quali lenti interpretative ci permettano di leggervi nuove frontiere di conflitto. Oggi tecnica e tecnologia, nella loro presunta imparzialità, si trovano al centro dei dibattiti politici e sono lo strumento di accreditamento dei governi sulla scena geopolitica mondiale; le Big-tech sostengono il posizionamento degli Stati verso strumenti di difesa nazionale, travestendosi da progresso e avanzamento scientifico. In che modo possiamo smascherare le narrazioni sul potere salvifico della tecnologia e dare un volto e una forma a quella che si va configurando – in modo sempre più esplicito – come l’ennesimo dispositivo di valorizzazione del capitale? Nella prima parte della puntata, per la rubrica “Indovina chi viene a -cene“, approfondiamo il concetto di Tecnocene. Dai natali incerti, scarsamente adottato e privo di un significato condiviso, Tecnocene ci è parso subito molto più problematico rispetto ai fratelli più consolidati Antropocene e Capitalocene, già trattati nel primo episodio. Chi usa questo termine, e perché? Il Tecnocene è conseguenza, evoluzione o condizione di possibilità dell’Antropocene? Quali contraddizioni pone al centro? È il modo di produzione a determinare tecniche e tecnologie, o viceversa? È vero che l’AI ci ruberà il lavoro? Dovremmo darci tutt* al neoluddismo? Di questo e altro discutiamo con Caterina Mele, docente presso il Politecnico di Torino, a partire dal suo articolo “Antropocene o tecnocene? Finalità della tecnica ed effetti socio-economici e ambientali” pubblicato quest’anno su Quaderni della decrescita. Durante il secondo segmento dell’episodio, si viaggia dalla Virginia fino a Moncalieri per provare a dare corpo ai fantasmi della transizione digitale, indagandone il risvolto materiale più emblematico e ingombrante: i Data center. A partire da una panoramica di cosa si sia mosso dapprima in Nord America (Stati Uniti e Canada), poi in Europa (nello specifico in Irlanda e in Finlandia), approfondiamo le specificità dei progetti alle nostre latitudini: in primis in Lombardia che per la sua posizione strategica conta il maggior numero Data Center tra progetti e strutture realizzate, e in cui si sono vissuti i primi momenti di piazza come quello del 10 ottobre a Milano.  Ma anche in Piemonte qualcosa bolle in pentola: sono già 64 le richieste di allaccio per progetti di Data Center. Riportiamo diversi contributi dai territori interessati: Trino Vercellese e Moncalieri (che vede il progetto del Data Center più grande d’Italia). Ospiti in collegamento con noi il collettivo di  XR Torino a presentare il loro dossier sullo stato dell’arte della corsa ai Data Center nella nostra regione. L’invasione massiccia di Data Center ci porta nuovamente – come già avevano fatto i depositi di scorie legati alle centrali nucleari – ad interrogarci su cosa significhi difendere i territori dalla sacrificabilità. Nell’ultima parte della trasmissione, ci interroghiamo su come immaginare e praticare alternative per i territori “compromessi” dialogando con  un* compagn* dell’EX SNIA di Roma per una restituzione della loro lotta e qualche aggiornamento sul Lago che combatte a dodici anni dalla sua liberazione.  In chiusura, restituiamo alcune voci dalle piazze delle ultime settimane, contraddistinte da un protagonismo giovanile in grado di parlare di caro vita, di opposizione alla guerra e lotta al collasso eco-climatico. 
November 3, 2026
Radio Blackout - Info
Fantasmi digitali, ecomostri e zone morte: dentro e contro il Tecnocene@1
Foto di elahoa In questa seconda puntata di Cicorie – Amare Ecologie, esploriamo i mostri dell’accelerazione tecnologica incontrollata in cui siamo immersi, indagando quale sia il paradigma economico e sociale in cui affonda le sue radici, quali siano i suoi effetti sulle persone e sui territori e quali lenti interpretative ci permettano di leggervi nuove frontiere di conflitto. Oggi tecnica e tecnologia, nella loro presunta imparzialità, si trovano al centro dei dibattiti politici e sono lo strumento di accreditamento dei governi sulla scena geopolitica mondiale; le Big-tech sostengono il posizionamento degli Stati verso strumenti di difesa nazionale, travestendosi da progresso e avanzamento scientifico. In che modo possiamo smascherare le narrazioni sul potere salvifico della tecnologia e dare un volto e una forma a quella che si va configurando – in modo sempre più esplicito – come l’ennesimo dispositivo di valorizzazione del capitale? Nella prima parte della puntata, per la rubrica “Indovina chi viene a -cene“, approfondiamo il concetto di Tecnocene. Dai natali incerti, scarsamente adottato e privo di un significato condiviso, Tecnocene ci è parso subito molto più problematico rispetto ai fratelli più consolidati Antropocene e Capitalocene, già trattati nel primo episodio. Chi usa questo termine, e perché? Il Tecnocene è conseguenza, evoluzione o condizione di possibilità dell’Antropocene? Quali contraddizioni pone al centro? È il modo di produzione a determinare tecniche e tecnologie, o viceversa? È vero che l’AI ci ruberà il lavoro? Dovremmo darci tutt* al neoluddismo? Di questo e altro discutiamo con Caterina Mele, docente presso il Politecnico di Torino, a partire dal suo articolo “Antropocene o tecnocene? Finalità della tecnica ed effetti socio-economici e ambientali” pubblicato quest’anno su Quaderni della decrescita. Durante il secondo segmento dell’episodio, si viaggia dalla Virginia fino a Moncalieri per provare a dare corpo ai fantasmi della transizione digitale, indagandone il risvolto materiale più emblematico e ingombrante: i Data center. A partire da una panoramica di cosa si sia mosso dapprima in Nord America (Stati Uniti e Canada), poi in Europa (nello specifico in Irlanda e in Finlandia), approfondiamo le specificità dei progetti alle nostre latitudini: in primis in Lombardia che per la sua posizione strategica conta il maggior numero Data Center tra progetti e strutture realizzate, e in cui si sono vissuti i primi momenti di piazza come quello del 10 ottobre a Milano.  Ma anche in Piemonte qualcosa bolle in pentola: sono già 64 le richieste di allaccio per progetti di Data Center. Riportiamo diversi contributi dai territori interessati: Trino Vercellese e Moncalieri (che vede il progetto del Data Center più grande d’Italia). Ospiti in collegamento con noi il collettivo di  XR Torino a presentare il loro dossier sullo stato dell’arte della corsa ai Data Center nella nostra regione. L’invasione massiccia di Data Center ci porta nuovamente – come già avevano fatto i depositi di scorie legati alle centrali nucleari – ad interrogarci su cosa significhi difendere i territori dalla sacrificabilità. Nell’ultima parte della trasmissione, ci interroghiamo su come immaginare e praticare alternative per i territori “compromessi” dialogando con  un* compagn* dell’EX SNIA di Roma per una restituzione della loro lotta e qualche aggiornamento sul Lago che combatte a dodici anni dalla sua liberazione.  In chiusura, restituiamo alcune voci dalle piazze delle ultime settimane, contraddistinte da un protagonismo giovanile in grado di parlare di caro vita, di opposizione alla guerra e lotta al collasso eco-climatico. 
November 3, 2026
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Fantasmi digitali, ecomostri e zone morte: dentro e contro il Tecnocene@2
Foto di elahoa In questa seconda puntata di Cicorie – Amare Ecologie, esploriamo i mostri dell’accelerazione tecnologica incontrollata in cui siamo immersi, indagando quale sia il paradigma economico e sociale in cui affonda le sue radici, quali siano i suoi effetti sulle persone e sui territori e quali lenti interpretative ci permettano di leggervi nuove frontiere di conflitto. Oggi tecnica e tecnologia, nella loro presunta imparzialità, si trovano al centro dei dibattiti politici e sono lo strumento di accreditamento dei governi sulla scena geopolitica mondiale; le Big-tech sostengono il posizionamento degli Stati verso strumenti di difesa nazionale, travestendosi da progresso e avanzamento scientifico. In che modo possiamo smascherare le narrazioni sul potere salvifico della tecnologia e dare un volto e una forma a quella che si va configurando – in modo sempre più esplicito – come l’ennesimo dispositivo di valorizzazione del capitale? Nella prima parte della puntata, per la rubrica “Indovina chi viene a -cene“, approfondiamo il concetto di Tecnocene. Dai natali incerti, scarsamente adottato e privo di un significato condiviso, Tecnocene ci è parso subito molto più problematico rispetto ai fratelli più consolidati Antropocene e Capitalocene, già trattati nel primo episodio. Chi usa questo termine, e perché? Il Tecnocene è conseguenza, evoluzione o condizione di possibilità dell’Antropocene? Quali contraddizioni pone al centro? È il modo di produzione a determinare tecniche e tecnologie, o viceversa? È vero che l’AI ci ruberà il lavoro? Dovremmo darci tutt* al neoluddismo? Di questo e altro discutiamo con Caterina Mele, docente presso il Politecnico di Torino, a partire dal suo articolo “Antropocene o tecnocene? Finalità della tecnica ed effetti socio-economici e ambientali” pubblicato quest’anno su Quaderni della decrescita. Durante il secondo segmento dell’episodio, si viaggia dalla Virginia fino a Moncalieri per provare a dare corpo ai fantasmi della transizione digitale, indagandone il risvolto materiale più emblematico e ingombrante: i Data center. A partire da una panoramica di cosa si sia mosso dapprima in Nord America (Stati Uniti e Canada), poi in Europa (nello specifico in Irlanda e in Finlandia), approfondiamo le specificità dei progetti alle nostre latitudini: in primis in Lombardia che per la sua posizione strategica conta il maggior numero Data Center tra progetti e strutture realizzate, e in cui si sono vissuti i primi momenti di piazza come quello del 10 ottobre a Milano.  Ma anche in Piemonte qualcosa bolle in pentola: sono già 64 le richieste di allaccio per progetti di Data Center. Riportiamo diversi contributi dai territori interessati: Trino Vercellese e Moncalieri (che vede il progetto del Data Center più grande d’Italia). Ospiti in collegamento con noi il collettivo di  XR Torino a presentare il loro dossier sullo stato dell’arte della corsa ai Data Center nella nostra regione. L’invasione massiccia di Data Center ci porta nuovamente – come già avevano fatto i depositi di scorie legati alle centrali nucleari – ad interrogarci su cosa significhi difendere i territori dalla sacrificabilità. Nell’ultima parte della trasmissione, ci interroghiamo su come immaginare e praticare alternative per i territori “compromessi” dialogando con  un* compagn* dell’EX SNIA di Roma per una restituzione della loro lotta e qualche aggiornamento sul Lago che combatte a dodici anni dalla sua liberazione.  In chiusura, restituiamo alcune voci dalle piazze delle ultime settimane, contraddistinte da un protagonismo giovanile in grado di parlare di caro vita, di opposizione alla guerra e lotta al collasso eco-climatico. 
November 3, 2026
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Fantasmi digitali, ecomostri e zone morte: dentro e contro il Tecnocene
Foto di elahoa In questa seconda puntata di Cicorie – Amare Ecologie, esploriamo i mostri dell’accelerazione tecnologica incontrollata in cui siamo immersi, indagando quale sia il paradigma economico e sociale in cui affonda le sue radici, quali siano i suoi effetti sulle persone e sui territori e quali lenti interpretative ci permettano di leggervi nuove frontiere di conflitto. Oggi tecnica e tecnologia, nella loro presunta imparzialità, si trovano al centro dei dibattiti politici e sono lo strumento di accreditamento dei governi sulla scena geopolitica mondiale; le Big-tech sostengono il posizionamento degli Stati verso strumenti di difesa nazionale, travestendosi da progresso e avanzamento scientifico. In che modo possiamo smascherare le narrazioni sul potere salvifico della tecnologia e dare un volto e una forma a quella che si va configurando – in modo sempre più esplicito – come l’ennesimo dispositivo di valorizzazione del capitale? Nella prima parte della puntata, per la rubrica “Indovina chi viene a -cene“, approfondiamo il concetto di Tecnocene. Dai natali incerti, scarsamente adottato e privo di un significato condiviso, Tecnocene ci è parso subito molto più problematico rispetto ai fratelli più consolidati Antropocene e Capitalocene, già trattati nel primo episodio. Chi usa questo termine, e perché? Il Tecnocene è conseguenza, evoluzione o condizione di possibilità dell’Antropocene? Quali contraddizioni pone al centro? È il modo di produzione a determinare tecniche e tecnologie, o viceversa? È vero che l’AI ci ruberà il lavoro? Dovremmo darci tutt* al neoluddismo? Di questo e altro discutiamo con Caterina Mele, docente presso il Politecnico di Torino, a partire dal suo articolo “Antropocene o tecnocene? Finalità della tecnica ed effetti socio-economici e ambientali” pubblicato quest’anno su Quaderni della decrescita. Durante il secondo segmento dell’episodio, si viaggia dalla Virginia fino a Moncalieri per provare a dare corpo ai fantasmi della transizione digitale, indagandone il risvolto materiale più emblematico e ingombrante: i Data center. A partire da una panoramica di cosa si sia mosso dapprima in Nord America (Stati Uniti e Canada), poi in Europa (nello specifico in Irlanda e in Finlandia), approfondiamo le specificità dei progetti alle nostre latitudini: in primis in Lombardia che per la sua posizione strategica conta il maggior numero Data Center tra progetti e strutture realizzate, e in cui si sono vissuti i primi momenti di piazza come quello del 10 ottobre a Milano.  Ma anche in Piemonte qualcosa bolle in pentola: sono già 64 le richieste di allaccio per progetti di Data Center. Riportiamo diversi contributi dai territori interessati: Trino Vercellese e Moncalieri (che vede il progetto del Data Center più grande d’Italia). Ospiti in collegamento con noi il collettivo di  XR Torino a presentare il loro dossier sullo stato dell’arte della corsa ai Data Center nella nostra regione. L’invasione massiccia di Data Center ci porta nuovamente – come già avevano fatto i depositi di scorie legati alle centrali nucleari – ad interrogarci su cosa significhi difendere i territori dalla sacrificabilità. Nell’ultima parte della trasmissione, ci interroghiamo su come immaginare e praticare alternative per i territori “compromessi” dialogando con  un* compagn* dell’EX SNIA di Roma per una restituzione della loro lotta e qualche aggiornamento sul Lago che combatte a dodici anni dalla sua liberazione.  In chiusura, restituiamo alcune voci dalle piazze delle ultime settimane, contraddistinte da un protagonismo giovanile in grado di parlare di caro vita, di opposizione alla guerra e lotta al collasso eco-climatico. 
November 3, 2026
Radio Blackout
Puntata del 04/08/2026@0
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin, RSU FIOM della Electrolux di Forlì sulla situazione attuale del gruppo industriale svedese che da maggio minaccia i suoi dipendenti con la prospettiva di licenziamenti di massa, circa 1900 nel nostro paese (contando i contratti a tempo determinato). Dalla scorsa intervista che avevamo realizzato sull’argomento, ricordiamo che erano stati previsti dei tavoli di confronto tra sindacati, istituzioni ed azienda, come sono andate le contrattazioni a quei tavoli? Che aria si respira nei vari stabilimenti Electrolux d’Italia? Quali le prospettive? Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato la possibilità di giornalisti di esprimersi contro l’operato o l’idea stessa di Stato di Israele, infatti in compagnia telefonica di Steano Galieni della Rete No Bavaglio, siamo andati a spiegare in cosa consiste l’ex ddl 1004. Dal blog pungolorosso.com : “La reale finalità di questo Ddl non è quella di “contrastare l’anti-semitismo”, ma di impegnare le istituzioni dello stato a promuovere ovunque il sionismo come ideologia di stato e a contrastare-bastonare ogni forma di critica dello stato sionista e del sionismo, e dei suoi protettori – tanto più se si tratta di una critica militante e di massa nelle piazze. Non si deve mai dimenticare che tra i massimi protettori dello stato di Israele c’è l’Italia di Meloni-Mattarella, terza fornitrice di armi per il genocidio dopo Stati Uniti e Germania. Le/I giornaliste/i anti-fasciste/i di “No Bavaglio” formulano la loro critica da un punto di vista democratico, diverso dal nostro, che è anti-coloniale e di classe. A differenza di noi, poi, nutrono illusioni sulle “forze democratiche” presenti in parlamento (il cui comportamento fu già pessimo al Senato), e nella loro denuncia si concentrano sull’attacco alla “libertà di espressione”, mentre noi denunciamo al contempo l’attacco al movimento di sostegno alla resistenza del popolo palestinese. Ciò non toglie loro il merito di avere segnalato per tempo a tutti/e, anche a noi, quello che giustamente definiscono un golpe estivo – contro cui bisogna muoversi. “ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto intervistandoo un’attivista di XR Reggio Emilia per farci raccontare la resistenza dell’Assemblea permanente Ospizio al progetto di costruzione di un punto vendita Conad e di una struttura destinata al comune all’interno di un bosco urbano. Dopo mesi di tentativi nell’ostacolare la partenza di questa ennesima operazione ecocida di cementificazione dei nostri territori, l’assemblea ha deciso di lanciare un presidio permanente, riuscendo dal primo giorno (il 3 Agosto) di fatto ad ostacolare l’ingresso delle ruspe nella futura area di cantiere. Ovviamente sono arrivate di conseguenza identificazioni a tappeto da parte delle forze dell’ordine e il tentativo di forzare il blocco costituito da un muri di corpi di attivisti e attiviste. L’invito quindi è quello di raggiungere il presidio permanente per continuare la lotta contro questo progetto. Buon ascolto
August 6, 2026
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Puntata del 04/08/2026@1
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin, RSU FIOM della Electrolux di Forlì sulla situazione attuale del gruppo industriale svedese che da maggio minaccia i suoi dipendenti con la prospettiva di licenziamenti di massa, circa 1900 nel nostro paese (contando i contratti a tempo determinato). Dalla scorsa intervista che avevamo realizzato sull’argomento, ricordiamo che erano stati previsti dei tavoli di confronto tra sindacati, istituzioni ed azienda, come sono andate le contrattazioni a quei tavoli? Che aria si respira nei vari stabilimenti Electrolux d’Italia? Quali le prospettive? Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato la possibilità di giornalisti di esprimersi contro l’operato o l’idea stessa di Stato di Israele, infatti in compagnia telefonica di Steano Galieni della Rete No Bavaglio, siamo andati a spiegare in cosa consiste l’ex ddl 1004. Dal blog pungolorosso.com : “La reale finalità di questo Ddl non è quella di “contrastare l’anti-semitismo”, ma di impegnare le istituzioni dello stato a promuovere ovunque il sionismo come ideologia di stato e a contrastare-bastonare ogni forma di critica dello stato sionista e del sionismo, e dei suoi protettori – tanto più se si tratta di una critica militante e di massa nelle piazze. Non si deve mai dimenticare che tra i massimi protettori dello stato di Israele c’è l’Italia di Meloni-Mattarella, terza fornitrice di armi per il genocidio dopo Stati Uniti e Germania. Le/I giornaliste/i anti-fasciste/i di “No Bavaglio” formulano la loro critica da un punto di vista democratico, diverso dal nostro, che è anti-coloniale e di classe. A differenza di noi, poi, nutrono illusioni sulle “forze democratiche” presenti in parlamento (il cui comportamento fu già pessimo al Senato), e nella loro denuncia si concentrano sull’attacco alla “libertà di espressione”, mentre noi denunciamo al contempo l’attacco al movimento di sostegno alla resistenza del popolo palestinese. Ciò non toglie loro il merito di avere segnalato per tempo a tutti/e, anche a noi, quello che giustamente definiscono un golpe estivo – contro cui bisogna muoversi. “ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto intervistandoo un’attivista di XR Reggio Emilia per farci raccontare la resistenza dell’Assemblea permanente Ospizio al progetto di costruzione di un punto vendita Conad e di una struttura destinata al comune all’interno di un bosco urbano. Dopo mesi di tentativi nell’ostacolare la partenza di questa ennesima operazione ecocida di cementificazione dei nostri territori, l’assemblea ha deciso di lanciare un presidio permanente, riuscendo dal primo giorno (il 3 Agosto) di fatto ad ostacolare l’ingresso delle ruspe nella futura area di cantiere. Ovviamente sono arrivate di conseguenza identificazioni a tappeto da parte delle forze dell’ordine e il tentativo di forzare il blocco costituito da un muri di corpi di attivisti e attiviste. L’invito quindi è quello di raggiungere il presidio permanente per continuare la lotta contro questo progetto. Buon ascolto
August 6, 2026
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Puntata del 04/08/2026@2
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin, RSU FIOM della Electrolux di Forlì sulla situazione attuale del gruppo industriale svedese che da maggio minaccia i suoi dipendenti con la prospettiva di licenziamenti di massa, circa 1900 nel nostro paese (contando i contratti a tempo determinato). Dalla scorsa intervista che avevamo realizzato sull’argomento, ricordiamo che erano stati previsti dei tavoli di confronto tra sindacati, istituzioni ed azienda, come sono andate le contrattazioni a quei tavoli? Che aria si respira nei vari stabilimenti Electrolux d’Italia? Quali le prospettive? Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato la possibilità di giornalisti di esprimersi contro l’operato o l’idea stessa di Stato di Israele, infatti in compagnia telefonica di Steano Galieni della Rete No Bavaglio, siamo andati a spiegare in cosa consiste l’ex ddl 1004. Dal blog pungolorosso.com : “La reale finalità di questo Ddl non è quella di “contrastare l’anti-semitismo”, ma di impegnare le istituzioni dello stato a promuovere ovunque il sionismo come ideologia di stato e a contrastare-bastonare ogni forma di critica dello stato sionista e del sionismo, e dei suoi protettori – tanto più se si tratta di una critica militante e di massa nelle piazze. Non si deve mai dimenticare che tra i massimi protettori dello stato di Israele c’è l’Italia di Meloni-Mattarella, terza fornitrice di armi per il genocidio dopo Stati Uniti e Germania. Le/I giornaliste/i anti-fasciste/i di “No Bavaglio” formulano la loro critica da un punto di vista democratico, diverso dal nostro, che è anti-coloniale e di classe. A differenza di noi, poi, nutrono illusioni sulle “forze democratiche” presenti in parlamento (il cui comportamento fu già pessimo al Senato), e nella loro denuncia si concentrano sull’attacco alla “libertà di espressione”, mentre noi denunciamo al contempo l’attacco al movimento di sostegno alla resistenza del popolo palestinese. Ciò non toglie loro il merito di avere segnalato per tempo a tutti/e, anche a noi, quello che giustamente definiscono un golpe estivo – contro cui bisogna muoversi. “ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto intervistandoo un’attivista di XR Reggio Emilia per farci raccontare la resistenza dell’Assemblea permanente Ospizio al progetto di costruzione di un punto vendita Conad e di una struttura destinata al comune all’interno di un bosco urbano. Dopo mesi di tentativi nell’ostacolare la partenza di questa ennesima operazione ecocida di cementificazione dei nostri territori, l’assemblea ha deciso di lanciare un presidio permanente, riuscendo dal primo giorno (il 3 Agosto) di fatto ad ostacolare l’ingresso delle ruspe nella futura area di cantiere. Ovviamente sono arrivate di conseguenza identificazioni a tappeto da parte delle forze dell’ordine e il tentativo di forzare il blocco costituito da un muri di corpi di attivisti e attiviste. L’invito quindi è quello di raggiungere il presidio permanente per continuare la lotta contro questo progetto. Buon ascolto
August 6, 2026
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Puntata del 04/08/2026
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin, RSU FIOM della Electrolux di Forlì sulla situazione attuale del gruppo industriale svedese che da maggio minaccia i suoi dipendenti con la prospettiva di licenziamenti di massa, circa 1900 nel nostro paese (contando i contratti a tempo determinato). Dalla scorsa intervista che avevamo realizzato sull’argomento, ricordiamo che erano stati previsti dei tavoli di confronto tra sindacati, istituzioni ed azienda, come sono andate le contrattazioni a quei tavoli? Che aria si respira nei vari stabilimenti Electrolux d’Italia? Quali le prospettive? Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato la possibilità di giornalisti di esprimersi contro l’operato o l’idea stessa di Stato di Israele, infatti in compagnia telefonica di Steano Galieni della Rete No Bavaglio, siamo andati a spiegare in cosa consiste l’ex ddl 1004. Dal blog pungolorosso.com : “La reale finalità di questo Ddl non è quella di “contrastare l’anti-semitismo”, ma di impegnare le istituzioni dello stato a promuovere ovunque il sionismo come ideologia di stato e a contrastare-bastonare ogni forma di critica dello stato sionista e del sionismo, e dei suoi protettori – tanto più se si tratta di una critica militante e di massa nelle piazze. Non si deve mai dimenticare che tra i massimi protettori dello stato di Israele c’è l’Italia di Meloni-Mattarella, terza fornitrice di armi per il genocidio dopo Stati Uniti e Germania. Le/I giornaliste/i anti-fasciste/i di “No Bavaglio” formulano la loro critica da un punto di vista democratico, diverso dal nostro, che è anti-coloniale e di classe. A differenza di noi, poi, nutrono illusioni sulle “forze democratiche” presenti in parlamento (il cui comportamento fu già pessimo al Senato), e nella loro denuncia si concentrano sull’attacco alla “libertà di espressione”, mentre noi denunciamo al contempo l’attacco al movimento di sostegno alla resistenza del popolo palestinese. Ciò non toglie loro il merito di avere segnalato per tempo a tutti/e, anche a noi, quello che giustamente definiscono un golpe estivo – contro cui bisogna muoversi. “ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto intervistandoo un’attivista di XR Reggio Emilia per farci raccontare la resistenza dell’Assemblea permanente Ospizio al progetto di costruzione di un punto vendita Conad e di una struttura destinata al comune all’interno di un bosco urbano. Dopo mesi di tentativi nell’ostacolare la partenza di questa ennesima operazione ecocida di cementificazione dei nostri territori, l’assemblea ha deciso di lanciare un presidio permanente, riuscendo dal primo giorno (il 3 Agosto) di fatto ad ostacolare l’ingresso delle ruspe nella futura area di cantiere. Ovviamente sono arrivate di conseguenza identificazioni a tappeto da parte delle forze dell’ordine e il tentativo di forzare il blocco costituito da un muri di corpi di attivisti e attiviste. L’invito quindi è quello di raggiungere il presidio permanente per continuare la lotta contro questo progetto. Buon ascolto
August 6, 2026
Radio Blackout
FERMATA E PERQUISITA 3 VOLTE IN 6 MESI. ATTIVISTA DI EXTINCTION REBELLION, SENZA PROCEDIMENTI PENALI, DENUNCIA L’ACCANIMENTO POLIZIESCO
Fermata 3 volte in 6 mesi. E’ il caso di Annalisa, attivista di Extinction Rebellion, che l’ultima volta era in aeroporto a Malpensa, dopo essere stata a Montreal per assistere il marito che aveva avuto un incidente. La polizia l’ha fermata al controllo passaporti. Considerata “Persona pericolosa” nonostante non abbia alcun procedimento penale o denunce di alcun tipo, è scattata la perquisizione. La denuncia arriva dalla stessa protagonista della vicenda, che ha deciso di rendere pubblico l’accaduto dopo l’ennesimo fermo ingiustificato in pochi mesi. “Casi analoghi hanno coinvolto decine di persone attive nel movimento negli ultimi due anni, che sono state costrette a volte a perdere il volo o a scendere dal treno”, denuncia XR. Dalle prime ricostruzioni, “sembra che le persone che in questi anni hanno partecipato a manifestazioni di Extinction Rebellion (e probabilmente anche altri movimenti), anche se non sottoposte a procedimenti giudiziari, siano finite in un registro riservato delle Forze dell’Ordine che dà loro pieni poteri su come controllarle, senza che vi sia mai stato un parere di un giudice”. La testimonianza, su Radio Onda d’Urto, della stessa Annalisa, insegnante di Torino e attivista di Extinction Rebellion. Ascolta o scarica.
June 13, 2026
Radio Onda d`Urto
Extinction Rebellion tinge di verde il laghetto dell’EUR di fronte alla sede di ENI: comincia la settimana di proteste a Roma
Oggi pomeriggio, Extinction Rebellion ha tinto di verde le acque del laghetto dell’EUR di fronte alla sede dell’ENI in piazzale Enrico Mattei a Roma e appeso al ponte sovrastante un enorme striscione con il logo dell’azienda che brucia la bandiera della Palestina e la scritta “Stop Ecocidio – Stop Genocidio”. Si apre così la PrimaVera Democrazia, la settimana di proteste di Extinction Rebellion, che vuole evidenziare il legame tra crisi ecoclimatica, guerre e crisi della democrazia. Temi che, nella giornata dello sciopero generale convocato da Unione dei Sindacati di Base e da Giovani Palestinesi, sono trasversali alle proteste di sindacati, movimenti e associazioni che chiedono si fermino la guerra, il riarmo e il genocidio a Gaza e denunciano la deriva autoritaria dell’Italia. In particolare, l’azione simbolica all’EUR vuole denunciare le conseguenze sugli ecosistemi e sul clima delle scelte di politica energetica del Governo, delle attività di estrazione di gas e petrolio da parte di ENI, e degli intrecci con le guerre in corso e la corsa al riarmo. Il verde innaturale assunto dall’acqua grazie alla fluoresceina, un tracciante innocuo che si degrada e scompare in poche ore, simboleggia infatti la distruzione e la morte degli ecosistemi e degli esseri viventi da cui dipende la sopravvivenza stessa dell’umanità. “L’ecocidio di cui parliamo non é un fenomeno lontano o astratto: l’inquinamento del suolo, dell’aria e delle acque ha conseguenze dirette sulla vita umana e non” racconta Davide, una delle persone sul posto. “Le responsabilità dell’industria petrolchimica, e di ENI, in questo panorama, sono importanti, come testimonia l’inquinamento e l’incidenza di patologie sopra la media a Gela o Priolo, in Sicilia, o nel Delta del Niger. Responsabilità che emergono anche nel supporto a Israele che a Gaza sta perpetrando un ecocidio e un genocidio”. Il riferimento è al tentativo di ENI di collaborare con Israele per l’estrazione di gas e petrolio nelle acque territoriali palestinesi. L’azienda ha ora ritirato la proposta, ma resta valida la partnership nel Mare del Nord con il gruppo israeliano Delek, uno dei principali fornitori di combustibile dell’esercito israeliano, inserito nella lista nera delle Nazioni Unite. O al noto caso del Delta del Niger: ancora oggi, il 75% di tutte le fuoriuscite di petrolio avvenute nella regione tra il 2006 e il 2020 sono attribuite a Shell ed ENI. Inoltre report di organizzazioni non governative hanno segnalato che nel 2024 l’azienda ha esercitato pressione sul Mozambico per accettare condizioni svantaggiose per il paese nel contratto per lo sfruttamento del bacino del Rovuma. Il Mozambico è al momento teatro di un’insurrezione armata legata anche al fatto che i progetti estrattivi nella regione non hanno portato benefici alle popolazioni locali. “La distruzione degli ecosistemi e di intere popolazioni, l’ecocidio e il genocidio, sono gli effetti di un sistema costruito sul colonialismo, sul profitto e l’illusione della crescita infinita su un pianeta finito. La policrisi che stiamo vivendo – guerre, pandemie, caos climatico – è l’effetto di un’unica ideologia. È ora che i governi ascoltino chi porta queste critiche in tutta Europa e cambino rotta ” dichiara Carlotta. La protesta si inserisce infatti in una mobilitazione internazionale promossa da diversi gruppi europei di Extinction Rebellion, Stop Rearm Europe, Ende Gelände e altri movimenti climatici, sociali e antimilitaristi, che inizia questo weekend in Italia, in occasione dell’80 anniversario della Repubblica, e proseguirà con appuntamenti in diverse capitali europee, per culminare il 14 giugno a Bruxelles con una marcia e un presidio davanti al parlamento Europeo. Extinction Rebellion
May 29, 2026
Pressenza