Tag - cassa integrazione

Puntata del 20/10/2026@1
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Raffaele Cataldi del Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti di Taranto sul futuro della città nella fabbrica. Sabato 17/10/2026 a Taranto è tornata in piazza contro l’ex Ilva. Migliaia di persone, con le croci dei bambini uccisi dal veleno in testa al corteo, hanno rifiutato il ricatto occupazionale e la delega alla magistratura in vista dell’udienza della Cassazione del 20 ottobre. La salute come questione di classe, la riconversione come autodeterminazione dal basso: questa la cornice politica della mobilitazione. Intanto le Sezioni Unite della Cassazione si sono riservate di decidere sui ricorsi contro lo stop dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto (scadenza 25 ottobre). Il PM Birritteri ha chiesto di annullare il provvedimento, ritenendo carente il bilanciamento tra salute e produzione. Gli impianti restano in preriscaldo minimo fino al 15 dicembre grazie a un decreto del Governo. Lo stop potrebbe colpire 6.964 lavoratori su 7.875 a Taranto, con ulteriori 870 addetti a Genova, 515 a Novi Ligure e 117 a Milano. Al Ministero del Lavoro è in corso il confronto sugli ammortizzatori sociali per una nuova richiesta di cassa integrazione che coinvolgerebbe 8.622 dipendenti del gruppo. Con l’aiuto di Raffaele abbiamo analizzato il nodo giuridico della sentenza, le condizioni dei lavoratori Tarantini inclusi quelli dell’indotto e la strategia della rete di cittadini che da tempo chiedono la chiusura della fabbrica. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Armando Palombo, coordinatore della RSU Fiom Cgil dello stabilimento ex Ilva di Genova sulla vertenza di Cornigliano che si inserisce in una linea che la Fiom porta da mesi: rifiuto della cassa integrazione come strumento strutturale, difesa dell’occupazione contro la logica della “sospensione tecnica”, e richiesta di un piano industriale per il sito genovese che non sia dipendente da Taranto. Il riferimento al “ciclo corto” respinto a dicembre è il precedente più recente di questa linea. Taranto si spegne per un decreto del tribunale. Cornigliano si ferma perché non ha coils. Non produce acciaio: lo trasforma. Senza materia prima, si blocca. I commissari di Acciaierie d’Italia hanno un piano: 35.000 tonnellate di coils da fornitori esterni. Ma a gennaio. Non a novembre. In mezzo, due mesi di buco. Due mesi che si chiamano “sospensione tecnica temporanea”. Venerdì notte, una PEC: 870 su 917 in cassa integrazione fino a febbraio. Quasi tutti. La Fiom: «Comportamento schizofrenico, irresponsabile e codardo». I lavoratori occupano l’aeroporto per dieci ore. Il Ministero congela la CIG a 280. Sette giorni. Il 27 ottobre si va a Palazzo Chigi. I lavoratori chiedono: coils ora, piano scritto, legge se serve. Buon ascolto
October 20, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 20/10/2026@0
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Raffaele Cataldi del Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti di Taranto sul futuro della città nella fabbrica. Sabato 17/10/2026 a Taranto è tornata in piazza contro l’ex Ilva. Migliaia di persone, con le croci dei bambini uccisi dal veleno in testa al corteo, hanno rifiutato il ricatto occupazionale e la delega alla magistratura in vista dell’udienza della Cassazione del 20 ottobre. La salute come questione di classe, la riconversione come autodeterminazione dal basso: questa la cornice politica della mobilitazione. Intanto le Sezioni Unite della Cassazione si sono riservate di decidere sui ricorsi contro lo stop dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto (scadenza 25 ottobre). Il PM Birritteri ha chiesto di annullare il provvedimento, ritenendo carente il bilanciamento tra salute e produzione. Gli impianti restano in preriscaldo minimo fino al 15 dicembre grazie a un decreto del Governo. Lo stop potrebbe colpire 6.964 lavoratori su 7.875 a Taranto, con ulteriori 870 addetti a Genova, 515 a Novi Ligure e 117 a Milano. Al Ministero del Lavoro è in corso il confronto sugli ammortizzatori sociali per una nuova richiesta di cassa integrazione che coinvolgerebbe 8.622 dipendenti del gruppo. Con l’aiuto di Raffaele abbiamo analizzato il nodo giuridico della sentenza, le condizioni dei lavoratori Tarantini inclusi quelli dell’indotto e la strategia della rete di cittadini che da tempo chiedono la chiusura della fabbrica. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Armando Palombo, coordinatore della RSU Fiom Cgil dello stabilimento ex Ilva di Genova sulla vertenza di Cornigliano che si inserisce in una linea che la Fiom porta da mesi: rifiuto della cassa integrazione come strumento strutturale, difesa dell’occupazione contro la logica della “sospensione tecnica”, e richiesta di un piano industriale per il sito genovese che non sia dipendente da Taranto. Il riferimento al “ciclo corto” respinto a dicembre è il precedente più recente di questa linea. Taranto si spegne per un decreto del tribunale. Cornigliano si ferma perché non ha coils. Non produce acciaio: lo trasforma. Senza materia prima, si blocca. I commissari di Acciaierie d’Italia hanno un piano: 35.000 tonnellate di coils da fornitori esterni. Ma a gennaio. Non a novembre. In mezzo, due mesi di buco. Due mesi che si chiamano “sospensione tecnica temporanea”. Venerdì notte, una PEC: 870 su 917 in cassa integrazione fino a febbraio. Quasi tutti. La Fiom: «Comportamento schizofrenico, irresponsabile e codardo». I lavoratori occupano l’aeroporto per dieci ore. Il Ministero congela la CIG a 280. Sette giorni. Il 27 ottobre si va a Palazzo Chigi. I lavoratori chiedono: coils ora, piano scritto, legge se serve. Buon ascolto
October 20, 2026
Radio Blackout - Info
Stellantis ferma di nuovo Mirafiori: oltre mille lavoratori in cassa integrazione
Stellantis ha annunciato una nuova fermata dello stabilimento di Mirafiori, a Torino: dal 19 al 30 ottobre la produzione della Fiat 500 — l’unico modello, nelle versioni elettrica e ibrida, realizzato nella fabbrica — resterà infatti bloccata per mancanza di ordini. Il reparto Carrozzerie tornerà così in cassa integrazione, dopo che la misura era cessata lo scorso febbraio: la sospensione riguarderà 1.074 lavoratori, 934 operai e 140 impiegati. La decisione, comunicata dalla direzione alle rappresentanze sindacali, è maturata al termine di una riunione interna convocata per fare il punto sulle difficoltà produttive dell’impianto torinese. I sindacati avevano già segnalato il deterioramento della situazione nelle scorse settimane e ora parlano di un segnale grave per il futuro occupazionale del sito e dell’indotto. La decisione non arriva all’improvviso. Già a luglio Emanuele Cappellano, direttore Europa Allargata, aveva ammesso che sarebbe stato complicato centrare l’obiettivo di 100mila veicoli a Torino entro il 2026. I dati del primo semestre, del resto, erano tutt’altro che incoraggianti, nonostante gli annunci ottimistici arrivati dal governo. Il gruppo aveva quindi prolungato di due settimane le ferie estive e, al rientro, erano seguiti diversi fermi produttivi giustificati con la carenza di componenti — pezzi che però, nello stesso periodo, continuavano ad arrivare regolarmente in altri stabilimenti Stellantis. Da qui il sospetto dei sindacati: il fornitore dei basamenti motore avrebbe scelto di privilegiare Pomigliano d’Arco, dove la Pandina non manca di ordini, a scapito di Mirafiori, dove invece le vendite della 500 restano deboli. Ora arriva l’ufficializzazione dello stop, motivato dall’azienda con la necessità di valutare le criticità produttive dell’impianto. «Siamo di fronte ad una situazione complessa nonostante gli investimenti e il raddoppio della produzione rispetto allo scorso anno», ha dichiarato un portavoce del gruppo. Durissima la reazione della Fiom. Il segretario generale di Torino Edi Lazzi e il responsabile di Mirafiori Gianni Mannori ricordano che «sono passati solo otto mesi da quando la cassa integrazione è cessata alle Carrozzerie di Mirafiori» e che il nuovo stop «rischia di essere il primo di una lunga serie», mettendo «a rischio la conferma dei 400 ragazzi interinali che lavorano in Carrozzeria». Le due sigle sindacali sottolineano inoltre che con questa sospensione si arriva «al diciannovesimo anno consecutivo in cui le lavoratrici e i lavoratori sono collocati in cassa integrazione». Per la Uilm, il segretario generale di Torino Luigi Paone parla di una situazione «ogni giorno più critica» e ribadisce che «non è accettabile che la crisi produttiva venga scaricata sulle spalle dei lavoratori attraverso fermate ripetute che tagliano il reddito e mettono in discussione la tenuta occupazionale del sito», chiedendo che «l’azienda si assuma le proprie responsabilità industriali e sociali». Anche la Fim esprime «forte preoccupazione», definendo lo stop l’«ennesima sospensione in poche settimane che conferma quanto sia fragile la continuità produttiva dello stabilimento». Stellantis, dal canto suo, rivendica l’impegno a realizzare «un ambizioso piano per rafforzare la nostra presenza industriale in Italia, con oltre una ventina di modelli prodotti nel nostro Paese ed altri che arriveranno», e torna a indicare nel costo dell’energia uno dei principali ostacoli alla competitività: «Stiamo portando avanti un dialogo con le istituzioni nazionali e locali per chiedere un costo dell’energia allineato a quelli di altri Paesi europei come la Spagna e la Francia, ma ancora – anche a causa del difficile contesto geopolitico – non abbiamo visto alcun beneficio concreto». Il piano industriale al 2030, tuttavia, non prevede al momento nuovi modelli per Mirafiori né per Cassino, mentre Pomigliano dovrà attendere il 2028 per verificare gli effetti della scommessa sulle auto elettriche. A febbraio Stellantis aveva reso noto di avere registrato una perdita netta di 22,332 miliardi di euro nel 2025, dovuta a 25,4 miliardi di euro di oneri straordinari, con un calo dei ricavi del 2%, mentre per quest’anno non sono stati previsti dividendi per gli azionisti e bonus per i lavoratori. Nello specifico, i ricavi netti dell’azienda si sono attestati a 153,5 miliardi, registrando un calo del 2% sul 2024. A impattare sul bilancio sono stati anche i dazi USA, pari a 1,2 miliardi di euro, così come il calo delle consegne in alcune aree chiave. La decisione più contestata concerne però direttamente i lavoratori. Il mancato raggiungimento degli obiettivi legati all’Aoi europeo ha comportato l’azzeramento del premio di risultato per i dipendenti italiani, che già nel 2025 hanno dovuto convivere con cassa integrazione e contratti di solidarietà. In alcune aree del mondo, invece, il bonus sarà regolarmente erogato. «Questo conferma che, laddove l’azienda decida di investire, come sta facendo in Nord Africa, anche i salari delle lavoratrici e dei lavoratori ne traggono beneficio», aveva denunciato la Fiom-Cgil, secondo cui «è chiara la volontà» di Exor, azionista di riferimento, di un «disimpegno delle attività industriali in Italia». The post Stellantis ferma di nuovo Mirafiori: oltre mille lavoratori in cassa integrazione appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 23, 2026
L'INDIPENDENTE
Puntata del 30/06/2026@0
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Federico Giusti della CUB Pisa e del blog delegati e lavoratori sul discusso provvedimento del governo che introduce dal 1 luglio 2026 la CIG in caso di caldo estremo. con l’aiuto del nostro ospite siamo entrati nel merito del provvedimento che tutela i lavoratori dalle situazioni climatiche eccezionali, ma con fondi dimezzati rispetto allo scorso anno e: * nonostante le ondate di calore fuori misura di queste settimane la copertura è prevista dal primo luglio * sono esclusi i rider, il settore della pesca, li stagionali del turismo, lavoratori autonomi, le partite Iva e tutte le categorie che non rientrano nel sistema degli ammortizzatori sociali richiamato dal decreto Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato le lotte dei lavoratori nel mondo della logistica piemontese. In collegamento telefonico con Fabio del SiCobas Piemonte siamo andati nello specifico a raccontare le vicende che hanno riguardato lo stabilimento in quel di Tortona di IN’S discount. Questi lavoratori, stanchi di turni di lavoro mal organizzati, ticket mensa di importo insufficiente ma soprattutto dei soprusi ai loro danni, agiti da un preposto che creava un clima di terrore all’interno dello stabilimento (oltre a che essere accusato dai lavoratori di veri e propri episodi di violenza fisica e razzismo), hanno deciso di mobilitarsi mettendosi in presidio davanti agli stabilimenti di IN’S con l’intento di bloccare il traffico delle merci. La loro iniziativa ha funzionato talmente bene, da rendere la loro lotta nota a tutta la clientela del marchio di discount, che non ha potuto per più di una settimana riempire gli scaffali dei loro punti vendita. Dopo varie fumate nere arrivate dopo i colloqui in prefettura, tentativi di sfondamento del picchetto da parte di camionisti, cariche della polizia a tutela dei padroni, i lavoratori e il sindacato di base, sono riusciti ad ottenere quello che volevano, confermando che in questo come in altri ambiti è solo la lotta che paga. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto tramite un contributo registrato preparato dalla redazione di Radio Blackout: Venerdì 26 e Sabato 27 Giugno un presidio formatosi davanti al ristorante Meat-TO di via Carlo Boucheron 18 ha sostenuto lo sciopero di due lavoratori addetti alle cucine. Il lavoro senza sosta, 7 giorni su 7 e per paghe misere, ha portato due lavoratori di origine bengalese a rivendicare migliori condizioni. Attraverso l’intervento del sindacato e la solidarietà di alcuni gruppi di compagni e compagne una mobilitazione ha preso forma nel week end per sensibilizzare i e le clienti. Come in altri settori che reggono sulla manodopera di persone razzializzate, ad emergere è non solo il ricatto della sopravvivenza, ma anche quello di accettare condizioni di sfruttamento pur di garantirsi un contratto che possa consentire il riconoscimento del permesso di soggiorno. Insieme ad un compagno del collettivo Ujamaa un racconto della mobilitazione. AGGIORNAMENTO: la mobilitazione continua anche Venerdì 3 e Sabato 4 Luglio dalle ore 18 PRESIDIO IN VIA CARLO BOUCHERON 18 Buon ascolto
Puntata del 30/06/2026@1
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Federico Giusti della CUB Pisa e del blog delegati e lavoratori sul discusso provvedimento del governo che introduce dal 1 luglio 2026 la CIG in caso di caldo estremo. con l’aiuto del nostro ospite siamo entrati nel merito del provvedimento che tutela i lavoratori dalle situazioni climatiche eccezionali, ma con fondi dimezzati rispetto allo scorso anno e: * nonostante le ondate di calore fuori misura di queste settimane la copertura è prevista dal primo luglio * sono esclusi i rider, il settore della pesca, li stagionali del turismo, lavoratori autonomi, le partite Iva e tutte le categorie che non rientrano nel sistema degli ammortizzatori sociali richiamato dal decreto Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato le lotte dei lavoratori nel mondo della logistica piemontese. In collegamento telefonico con Fabio del SiCobas Piemonte siamo andati nello specifico a raccontare le vicende che hanno riguardato lo stabilimento in quel di Tortona di IN’S discount. Questi lavoratori, stanchi di turni di lavoro mal organizzati, ticket mensa di importo insufficiente ma soprattutto dei soprusi ai loro danni, agiti da un preposto che creava un clima di terrore all’interno dello stabilimento (oltre a che essere accusato dai lavoratori di veri e propri episodi di violenza fisica e razzismo), hanno deciso di mobilitarsi mettendosi in presidio davanti agli stabilimenti di IN’S con l’intento di bloccare il traffico delle merci. La loro iniziativa ha funzionato talmente bene, da rendere la loro lotta nota a tutta la clientela del marchio di discount, che non ha potuto per più di una settimana riempire gli scaffali dei loro punti vendita. Dopo varie fumate nere arrivate dopo i colloqui in prefettura, tentativi di sfondamento del picchetto da parte di camionisti, cariche della polizia a tutela dei padroni, i lavoratori e il sindacato di base, sono riusciti ad ottenere quello che volevano, confermando che in questo come in altri ambiti è solo la lotta che paga. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto tramite un contributo registrato preparato dalla redazione di Radio Blackout: Venerdì 26 e Sabato 27 Giugno un presidio formatosi davanti al ristorante Meat-TO di via Carlo Boucheron 18 ha sostenuto lo sciopero di due lavoratori addetti alle cucine. Il lavoro senza sosta, 7 giorni su 7 e per paghe misere, ha portato due lavoratori di origine bengalese a rivendicare migliori condizioni. Attraverso l’intervento del sindacato e la solidarietà di alcuni gruppi di compagni e compagne una mobilitazione ha preso forma nel week end per sensibilizzare i e le clienti. Come in altri settori che reggono sulla manodopera di persone razzializzate, ad emergere è non solo il ricatto della sopravvivenza, ma anche quello di accettare condizioni di sfruttamento pur di garantirsi un contratto che possa consentire il riconoscimento del permesso di soggiorno. Insieme ad un compagno del collettivo Ujamaa un racconto della mobilitazione. AGGIORNAMENTO: la mobilitazione continua anche Venerdì 3 e Sabato 4 Luglio dalle ore 18 PRESIDIO IN VIA CARLO BOUCHERON 18 Buon ascolto
Puntata del 30/06/2026@2
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Federico Giusti della CUB Pisa e del blog delegati e lavoratori sul discusso provvedimento del governo che introduce dal 1 luglio 2026 la CIG in caso di caldo estremo. con l’aiuto del nostro ospite siamo entrati nel merito del provvedimento che tutela i lavoratori dalle situazioni climatiche eccezionali, ma con fondi dimezzati rispetto allo scorso anno e: * nonostante le ondate di calore fuori misura di queste settimane la copertura è prevista dal primo luglio * sono esclusi i rider, il settore della pesca, li stagionali del turismo, lavoratori autonomi, le partite Iva e tutte le categorie che non rientrano nel sistema degli ammortizzatori sociali richiamato dal decreto Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato le lotte dei lavoratori nel mondo della logistica piemontese. In collegamento telefonico con Fabio del SiCobas Piemonte siamo andati nello specifico a raccontare le vicende che hanno riguardato lo stabilimento in quel di Tortona di IN’S discount. Questi lavoratori, stanchi di turni di lavoro mal organizzati, ticket mensa di importo insufficiente ma soprattutto dei soprusi ai loro danni, agiti da un preposto che creava un clima di terrore all’interno dello stabilimento (oltre a che essere accusato dai lavoratori di veri e propri episodi di violenza fisica e razzismo), hanno deciso di mobilitarsi mettendosi in presidio davanti agli stabilimenti di IN’S con l’intento di bloccare il traffico delle merci. La loro iniziativa ha funzionato talmente bene, da rendere la loro lotta nota a tutta la clientela del marchio di discount, che non ha potuto per più di una settimana riempire gli scaffali dei loro punti vendita. Dopo varie fumate nere arrivate dopo i colloqui in prefettura, tentativi di sfondamento del picchetto da parte di camionisti, cariche della polizia a tutela dei padroni, i lavoratori e il sindacato di base, sono riusciti ad ottenere quello che volevano, confermando che in questo come in altri ambiti è solo la lotta che paga. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto tramite un contributo registrato preparato dalla redazione di Radio Blackout: Venerdì 26 e Sabato 27 Giugno un presidio formatosi davanti al ristorante Meat-TO di via Carlo Boucheron 18 ha sostenuto lo sciopero di due lavoratori addetti alle cucine. Il lavoro senza sosta, 7 giorni su 7 e per paghe misere, ha portato due lavoratori di origine bengalese a rivendicare migliori condizioni. Attraverso l’intervento del sindacato e la solidarietà di alcuni gruppi di compagni e compagne una mobilitazione ha preso forma nel week end per sensibilizzare i e le clienti. Come in altri settori che reggono sulla manodopera di persone razzializzate, ad emergere è non solo il ricatto della sopravvivenza, ma anche quello di accettare condizioni di sfruttamento pur di garantirsi un contratto che possa consentire il riconoscimento del permesso di soggiorno. Insieme ad un compagno del collettivo Ujamaa un racconto della mobilitazione. AGGIORNAMENTO: la mobilitazione continua anche Venerdì 3 e Sabato 4 Luglio dalle ore 18 PRESIDIO IN VIA CARLO BOUCHERON 18 Buon ascolto
Acciaierie D’Italia (ex Ilva): il governo presenta un irricevibile piano di chiusura
Martedi si è svolto a Palazzo Chigi l’incontro su Acciaierie d’Italia, alla presenza del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, dei ministri Adolfo Urso, Marina Calderone, dei commissari straordinari e delle organizzazioni sindacali. Il Governo ha illustrato un piano che prevede fermi produttivi, aumento della cassa integrazione fino a […] L'articolo Acciaierie D’Italia (ex Ilva): il governo presenta un irricevibile piano di chiusura su Contropiano.
November 12, 2025
Contropiano
L’impatto delle spese militari su occupazione e produttività del lavoro
Stando all’ultima rilevazione ISTAT, la produzione industriale italiana nel gennaio 2025 continua a ridursi. A fronte, infatti, di un miglioramento mensile del 3,2%, il dato tendenziale rimane negativo, con un calo dello 0,6% rispetto all’anno precedente. I settori più colpiti solo quelli del lusso, della produzione di automobili e del […] L'articolo L’impatto delle spese militari su occupazione e produttività del lavoro su Contropiano.
September 17, 2025
Contropiano
LA RIPICCA DEI PADRONI DI ESSELUNGA, CASSA INTEGRAZIONE PER 200 CORRIERI E FACCHINI DEL POLO MILANESE IN SCIOPERO
Cassa integrazione per 200 lavoratori e lavoratrici che operano nella logistica per Esselunga. E’ questo l’annuncio dei vertici padronali del supermercato lombardo dopo una settimana di sciopero e dopo la rottura del tavolo di trattative, svoltosi la scorsa settimana in Prefettura a Milano. “Una mossa che punta a dividere i lavoratori“, fa sapere il sindacato di categoria Filt Cgil dopo la decisione di Esselunga di mettere in cassa integrazione 200 corrieri e facchini dello stabilimento di via Cassio Dione a Milano. Si protesta per un salario dignitoso, modifica degli orari massacranti, camion in pessime condizioni, sicurezza nel trasporto e movimentazione merci e contro quelli che la Filt Cgil Milano e Lombardia definisce come “comportamenti aziendali discriminatori e pratiche gestionali arbitrarie”. Intanto il sindacato lombardo fa sapere che domani, mercoledì 30 aprile alle ore 10, si terrà un presidio davanti alla sede legale di Esselunga, in via Giambologna 1 a Limito di Pioltello (MI). “Nonostante il protrarsi della protesta – si legge in un comunicato -, l’azienda continua a mantenere un silenzio assordante e rifiuta ogni confronto, sia a livello nazionale che territoriale”. L’intervista a Agostino Mazzola, funzionario Filt Cgil Milano e Lombardia del dipartimento merci. Ascolta o scarica.
April 29, 2025
Radio Onda d`Urto