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La guerra in Ucraina ha distrutto la Sassonia-Anhalt
Sull’esito delle elezioni in Sassonia-Anhalt si stanno facendo molte analisi e molte verranno fatte nei prossimi giorni. Io mi limito ad una lettura molto “strutturalista”. E’ un mio limite… L’impatto del conflitto russo-ucraino sull’economia della Sassonia-Anhalt ha assunto i connotati di una vera e propria frattura strutturale, agendo con una […] L'articolo La guerra in Ucraina ha distrutto la Sassonia-Anhalt su Contropiano.
September 8, 2026
Contropiano
Gli stoccaggi europei di gas sono scesi ai minimi storici
I livelli di stoccaggio di gas dei Paesi europei hanno raggiunto un minimo storico, attestandosi su una media di circa il 55%, in un periodo in cui i depositi dovrebbero essere quasi pieni in vista del prossimo inverno. Lo attestano i dati di AGSI+ (Aggregated Gas Storage Inventory), gestiti da Gas Infrastructure Europe, che comprendono il 100% del mercato dello stoccaggio di gas nel territorio dell’UE. I principali fattori che hanno portato a una carenza in termini di scorte energetiche sono l’attuale blocco dello Stretto di Hormuz, da cui prima della guerra transitava circa il 20% del petrolio globale e il 30% di quello commerciato via mare, e la prevista fine totale delle importazioni di gas russo dal 2027. Le conseguenze di questo scenario sono un forte aumento dei prezzi del gas che non farebbe altro che alimentare l’inflazione nei Paesi europei. Tuttavia, il livello di stoccaggio varia tra le diverse nazioni europee e, tra quelle che presentano i livelli più alti di scorte, al primo posto troviamo la Polonia (con i depositi riempiti all’83,3%) seguita da Portogallo (82,9%) e Italia (74,6%). A seguire compaiono poi Spagna, Danimarca e Austria. La Germania, invece – cuore economico dell’Ue – si posiziona verso la fine della lista con una disponibilità di gas che si ferma al momento al 46,3% dello stoccaggio complessivo. I Paesi con i più bassi livelli di scorte, invece, sono Paesi Bassi (35,7%), Belgio (32,5%) e Svezia (11,5%). In questo scenario, l’Italia vanta un buon livello di stoccaggio soprattutto grazie alla capacità di rigassificazione della Penisola, resa possibile dai numerosi terminali gestiti da Snam, primo operatore europeo nel trasporto di gas naturale. Tuttavia, anche per l’Italia resta alto il rischio dell’aumento dei prezzi energetici, come ha sottolineato l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi. Quest’ultimo ha anche posto l’accento sullo stop definitivo al gas russo che, secondo lui, potrà comportare problemi di approvvigionamento: «Nel momento in cui ci sarà più freddo, a gennaio, non solo non ci saranno i metri cubi russi, ma anche quelli stoccati saranno inferiori», ha affermato recentemente Descalzi. Secondo un’analisi di Wood Mackenzie – gruppo globale di ricerca e consulenza che fornisce dati – anche nell’ipotesi del “miglior scenario”, quello in cui il Qatar riuscisse a tornare alla piena capacità operativa a settembre, la percentuale di riempimento dei depositi di gas nell’Ue toccherebbe il 75 per cento il primo novembre. Negli scorsi anni, invece, in quel periodo, il riempimento medio degli stoccaggi era del 90%. Se, al contrario, ciò non accadesse e lo Stretto di Hormuz restasse chiuso, la percentuale scenderebbe sotto il 70 per cento. In tal caso sarebbe inevitabile un forte aumento dei prezzi del gas: già recentemente, le quotazioni spot del gas europeo sono aumentate di oltre il 50% rispetto ai minimi registrati a metà giugno, superando la soglia dei 60 euro per megawattora. Secondo gli analisti, questo andamento evidenzia come oggi il gas sia diventato persino più sensibile del petrolio alle crisi geopolitiche. In questo contesto, secondo Mackenzie, nemmeno il GNL (gas naturale liquefatto) potrebbe fornire un aiuto immediato, in quanto non sarebbe in grado di migliorare in modo significativo la situazione europea prima del 2028. Secondo Massimo Di Odoardo, vicepresidente Gas and Lng Research di Wood Mackenzie, sono tre i fattori che contribuiranno a tenere alte le quotazioni del gas nei prossimi mesi: le basse scorte europee, la domanda asiatica ancora robusta e una crescita limitata della nuova capacità mondiale di esportazione di gas naturale liquefatto. Una combinazione che potrebbe dispiegare i suoi effetti negativi sui prezzi almeno fino al 2027. A questo si aggiunge il divieto totale di importazione di gas russo: dal 18 marzo scorso, infatti, Bruxelles ha messo al bando i contratti, sia a breve che a lungo termine, con le società russe conclusi o modificati dopo il 17 giugno 2025. L’amministratore delegato di ENI ha definito questa situazione «una preoccupazione per tutta l’Europa». I Paesi europei, infatti, saranno privati dei principali canali di approvvigionamento energetico e i maggiori fornitori del Continente di gas rimarranno USA e Norvegia. Anche la potenza a stelle e strisce però sta registrando un aumento dei costi per il carburante e potrebbe limitare le esportazioni per far fronte alla domanda interna. L’Ue si ritrova, dunque, con un significativo problema di sicurezza energetica, aggravato anche dall’avere escluso completamente il gas russo in un momento in cui si ritrova ad affrontare quella che secondo il Fondo Monetario Internazionale e l’Agenzia internazionale per l’energia potrebbe diventare la peggiore crisi energetica della storia recente.   The post Gli stoccaggi europei di gas sono scesi ai minimi storici appeared first on L'INDIPENDENTE.
July 31, 2026
L'INDIPENDENTE
La metanizzazione della Sardegna avanza, iniziano gli espropri
DI PAOLA MATOVA La possibile metanizzazione della Sardegna va avanti, sebbene a piccoli passi. Formalmente autorizzato dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del settembre 2025 nell’ambito del progetto di “decarbonizzazione” della Sardegna, il piano prevede l’arrivo del gas naturale liquefatto GNL attraverso nuovi punti di approvvigionamento. L’elemento principale è il terminale previsto a Oristano, collegato a una nave rigassificatrice (FSRU), cui fa da sponda e una seconda possibile entrata da Porto Torres, con l’ipotesi di un ulteriore impianto di rigassificazione. All’interno di questo disegno rientra anche il gasdotto del Centro-Sud Sardegna, infrastruttura destinata a distribuire il gas lungo una parte significativa del territorio sardo.    Con l’avvio delle procedure sugli espropri, datato 15 maggio, il progetto del gasdotto del Centro-Sud Sardegna è entrato nella sua fase più concreta. L’opera, promossa da Enura, società controllata da Snam, prevede la realizzazione di oltre 300 chilometri di gasdotto tra rete nazionale e rete regionale, attraversando decine di comuni dall’Oristanese fino a Cagliari, con una diramazione verso Iglesias e Carbonia. Dopo la scadenza dei termini per presentare osservazioni fissata lo scorso giugno, l’iter amministrativo prosegue ora verso l’imposizione delle servitù, le occupazioni temporanee e gli espropri dei terreni necessari alla costruzione dell’infrastruttura. Il provvedimento non indica un numero complessivo degli espropri, ma gli elenchi a disposizione comprendono centinaia di proprietari e un numero elevato di particelle catastali, entrambi elementi che confermano l’ampiezza dell’intervento. A sollevare le maggiori perplessità sono le modalità con cui i cittadini sono stati informati. La Regione ha scelto la procedura prevista per gli interventi che coinvolgono un numero elevato di destinatari e infatti l’avviso è stato pubblicato per venti giorni negli albi pretori dei Comuni interessati e sul sito istituzionale della Regione, senza una comunicazione diretta ai proprietari. Formalmente la procedura è conforme alla normativa, ma nella pratica molti cittadini potrebbero non essersi accorti in tempo che i propri terreni erano interessati, dovendo orientarsi in  pochi giorni tra lunghi elenchi catastali e una documentazione tecnica complessa per verificare la presenza delle proprie particelle ed eventualmente predisporre osservazioni.   E’ quanto mai singolare che si stia procedendo con l’acquisizione dei terreni mentre restano aperte le contestazioni sull’intero progetto di metanizzazione della Sardegna e sulla sua effettiva utilità alle comunità. Mentre il gasdotto procede verso una fase operativa, il quadro energetico e industriale che ne aveva sostenuto la pianificazione è profondamente cambiato. La prospettiva di utilizzare il gas come soluzione di transizione per accompagnare l’uscita dal carbone è oggi messa in discussione dalle nuove scelte nazionali in materia energetica (decreto bollette), che hanno modificato le tempistiche di dismissione delle centrali a carbone. Allo stesso tempo, diversi elementi indicano che la necessità futura di gas nell’isola potrebbe essere molto diverso da quello che ci dice Enura/Snam nel suo progetto. Un altro elemento controverso è proprio l’allacciamento previsto del gasdotto ad Eurallumina, che è ora oggetto di una specifica procedura di assoggettabilità alla Valutazione d’impatto Ambientale (VIA) sulla quale sono state presentate osservazioni critiche al Mase. Questa viene infatti valutata in un contesto in cui il principale utilizzatore industriale indicato da Enura/Snam come destinatario principale del gas è uno stabilimento fermo dal 2009. L’ipotesi di destinare una parte significativa della nuova infrastruttura al rilancio dell’impianto di produzione di Eurallumina appare estremamente rischioso. In tutto questo contesto Arera, l’autorità regolatrice dell’energia, ha recentemente espresso forti riserve sul piano di metanizzazione della Sardegna, chiedendo maggiore chiarezza su costi, benefici e prospettive di utilizzo delle infrastrutture previste. Arera ha evidenziato il rischio che nuovi investimenti possano risultare sovradimensionati rispetto alla futura domanda di gas, con conseguenti effetti sulle tariffe energetiche. Una valutazione che mette in forte discussione la necessità di realizzare nuove opere fossili
July 20, 2026
ReCommon
LA RIPRESA DELLA GUERRA USA ALL’IRAN SPINGE UNA NUOVA IMPENNATA DEI PREZZI
L’aggressione imperialista Usa all’Iran, ormai, è ripresa a tutti gli effetti. Il presidente Usa Trump lo ha annunciato anche al Congresso di Washington: “Colpiremo tutte le loro capacità che hanno a che fare con Hormuz” e presto anche “l’impianto nucleare di Pickaxe Mountain”, ha detto davanti ai deputati. Il tycoon ha annunciato poi che giovedì sera, 16 luglio, terrà un discorso alla nazione. Dal Golfo, intanto, da Abu Dhabi comunicano che missili iraniani hanno colpito due petroliere emiratine nello Stretto, causando un morto e 8 feriti. Teheran, invece, afferma di aver colpito strutture militari statunitensi in Bahrein e Giordania. Amman afferma di aver abbattuto 4 missili iraniani nel propri spazio aereo. La ripresa della guerra imperialista sta già causando una nuova impennata dei prezzi che avrà, un’altra volta, pesanti ripercussioni sulle tasche di lavoratori e lavoratrici. Il future sul gas naturale scambiato ad Amsterdam sale del 3,16%, 52,9 euro al Megawattora, sui massimi degli ultimi tre mesi. Il metano è ai massimi da maggio. Sale di nuovo anche il petrolio. Nella serata di lunedì 13 luglio il greggio ha superato i 75 dollari al barile. Su Radio Onda d’Urto ne abbiamo parlato con l’economista Francesco Schettino, docente all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Ascolta o scarica
July 14, 2026
Radio Onda d`Urto
Gli italiani e la guerra in Ucraina. Guerrafondai in minoranza
La campagna guerrafondaia tesa ad aumentare l’impegno militare italiano a sostegno dell’Ucraina ha guadagnato qualche punto di consenso ma resta ancora minoritaria nell’opinione pubblica. A rivelarlo è un sondaggio curato dall’Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale). Rispetto alle rilevazioni di dicembre 2025, il 34% degli intervistati sostiene ancora […] L'articolo Gli italiani e la guerra in Ucraina. Guerrafondai in minoranza su Contropiano.
June 29, 2026
Contropiano
SARDEGNA: NUOVO ASSALTO FOSSILE
Espropri, occupazioni e servitù: la speculazione energetica che si muove silenziosa sull’isola-un appuntamento a Oristano Sono numerosissime le procedure per l’imposizione di occupazioni temporanee, servitù ed espropri avviate nei giorni scorsi per permettere la realizzazione di un lungo gasdotto che dovrà attraversare il Centro-Sud dell’isola. La comunicazione di queste procedure è avvenuta esclusivamente tramite la stampa locale e i portali
Vel-ENI e Venture Global: danni ambientali e pratiche controverse
Identikit del partner strategico di Eni. di Alessia Cesana (*) – Foto ripresa da ReCommon   ReCommon ha acceso una luce sulle controversie che riguardano Venture global, uno dei principali esportatori di gas “naturale” liquefatto (Gnl) degli Stati Uniti e partner di Eni da luglio 2025, quando hanno firmato un contratto ventennale per una fornitura totale di 40 milioni di
Venture Global,il marcio dietro il business del gas americano
Venture Global ha annunciato il 24/4/2026 che la sua filiale, Venture Global Calcasieu Pass, (“VGCP”) ha concluso un’emissione di obbligazioni per un importo nominale complessivo di 750.000.000 di dollari .Questa società fa parte del comparto del gas liquefatto (GLN)nordamericano che grazie anche alle conseguenze della guerra sta facendo enormi profitti. Ma la Venture Capital ha diverse criticità comuni alle società del settore del gas naturale liquefatto (GNL) statunitense e inoltre con ENI nel luglio del 2025 ha firmato un contratto ventennale per una fornitura di 2 milioni di tonnellate l’anno di GNL. Oltre ad essere un donatore milionario della campagna presidenziale di Trump e al centro di una serie di controversie legali, le attività di Venture global hanno avuto dei seri impatti socio-ambientali sulle coste della Louisiana: nell’agosto 2025 un grave incidente nel canale di accesso al terminal Calcasieu Pass ha contaminato pesci, ostriche e gamberi su un’ampia area, colpendo le comunità che vivono di pesca e acquacoltura. Eni ha stipulato un contratto ventennale con questa società estremamente controversa frutto di pressioni da parte dell’amministrazione Trump e della scelta europea di rinunciare al gas russo per rivolgersi a quello liquefatto nordamericano ,estratto con la pratica del fracking estremamente dannosa a causa degli effetti ambientali e l’utilizzo di tecniche invasive . Ne parliamo con Daniela Finamore di Recommon
April 27, 2026
Radio Blackout - Info
Centrale a carbone di Fiume Santo: svelati gli interessi fossili
Roma, 27 aprile 2026 – ReCommon lancia oggi la pubblicazione “Il miliardario ceco e Fiume Santo – gli interessi di EPH (e Snam) nel business del gas, dalla Repubblica Ceca alla Sardegna”. Il rapporto esce all’inizio degli Action Days contro EPH, giornate di mobilitazione internazionale promosse dalla rete Stop EPH dal 27 al 29 aprile, con azioni coordinate in diversi Paesi europei per denunciare il ruolo della multinazionale nell’espansione delle infrastrutture fossili, anche in Sardegna, dove opera tramite la controllata EP Produzione. La figura di Daniel Křetínský è poco conosciuta in Italia ma la sua compagnia, EPH, è tra le maggiori emettitrici di gas serra in Europa – nel 2022 era addirittura terza con 69 milioni di tonnellate CO2.  EPH è il quinto produttore di energia elettrica in Italia, con una capacità installata di circa 4,6 GW e una produzione annua di circa 13 TWh. Il rapporto rivela i molteplici interessi di Křetínský, che spaziano dal settore energetico all’editoria, ma soprattutto come per le centrali a carbone, gli impianti a gas e i progetti a biomasse siano segnati da controversie e foraggiati da abbondanti finanziamenti pubblici. L’impianto di Fiume Santo, nei pressi di Porto Torres, nel nord della Sardegna, è ancora alimentato a carbone e collocato in un’area SIN (sito d’interesse nazionale) a elevato impatto ambientale e sanitario. Nonostante il phase-out nazionale del carbone fosse previsto per la fine del 2025 (ma ora si è deciso di spostarlo al 2038), l’impianto continuerà a operare e bruciare carbone per produrre energia elettrica almeno fino al 2028, quando si prevede di convertirlo a gas. «La centrale di Fiume Santo è l’emblema delle strategie imprenditoriali di Křetínský: acquistare a prezzi bassi aziende in crisi, mantenere la proprietà per anni, senza spezzettarla ma senza nemmeno preoccuparsi di rilanciarla, sfruttando dove possibile l’erogazione di fondi pubblici. Il tutto per perpetuare un modello sempre più fallimentare, ma che i governi continuano a sussidiare. Basta pensare ai 1,75 miliardi di euro ricevuti da EPH dal governo tedesco come compensazioni per la graduale chiusura delle centrali a carbone in Germania, dove nel 2023 le miniere di proprietà di EPH hanno estratto oltre 50 milioni di tonnellate di carbone» ha dichiarato Paola Matova di ReCommon, autrice del rapporto. «Val la pena ricordare che il passaggio da carbone a gas rappresenta un tassello decisivo anche per Snam, che infatti fa dipendere proprio dalla conversione o meno di Fiume Santo la seconda fase della metanizzazione della Sardegna, inclusa la collocazione di una nave rigassificatrice a Porto Torres. Senza questa riconversione, l’intero investimento rischierebbe di perdere giustificazione e senso» ha concluso Matova. Sempre nell’ambito degli Action Days contro EHP, il 28 aprile dalle ore 9:00, nei pressi della centrale elettrica di Fiume Santo, si terranno un sit-in e una conferenza stampa. Il 29 di aprile alle ore 18:30 a Sassari, presso la sala Arci in Piazza Castello 11 piano A, si svolgerà un incontro-dibattito a cui parteciperà l’esponente di ReCommon Paola Matova.     Re: Common
April 27, 2026
Pressenza