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“Oggi l’Iran sarà colpito duramente!”
Con il post diffuso alle 12:11 Donald Trump ha annunciato la propria intenzione di sconfiggere l’Iran fino al suo annientamento e che nel mirino della propria furia epica adesso ci sono anche “aree e gruppi di persone che finora non erano stati considerati come obiettivi”, che minaccia di colpire senza remore dichiarando che nelle zone in cui prevede di intervenire avanzerà fino alla loro “completa distruzione” e infierirà fino alla loro “morte certa” degli avversari. Inoltre Donald Trump sostiene che l’Iran “si è scusato e si è arreso ai suoi vicini mediorientali, promettendo che non li attaccherà più” perché, secondo lui, la repubblica islamica persiana sta soccombendo all’incessante offensiva di Stati Uniti e Israele e, vantando che > Per la prima volta in migliaia di anni l’Iran perde nel confronto con i paesi > mediorientali a lui circostanti. Hanno detto: “Grazie, Presidente Trump”. Io > ho risposto: “Prego!” proclama: > L’Iran non è più lo “spaccone del Medio Oriente”, è invece “IL PERDENTE DEL > MEDIO ORIENTE”, e lo sarà per molti decenni fino a quando non si arrenderà o, > più probabilmente, crollerà completamente! Iran, which is being beat to HELL, has apologized and surrendered to its Middle East neighbors, and promised that it will not shoot at them anymore. This promise was only made because of the relentless U.S. and Israeli attack. They were looking to take over and rule the Middle East. It is the first time that Iran has ever lost, in thousands of years, to surrounding Middle Eastern Countries. They have said, “Thank you President Trump.” I have said, “You’re welcome!” Iran is no longer the “Bully of the Middle East,” they are, instead, “THE LOSER OF THE MIDDLE EAST,” and will be for many decades until they surrender or, more likely, completely collapse! Today Iran will be hit very hard! Under serious consideration for complete destruction and certain death, because of Iran’s bad behavior, are areas and groups of people that were not considered for targeting up until this moment in time. Thank you for your attention to this matter! – President DONALD J. TRUMP Redazione Italia
March 7, 2026
Pressenza
Le ragioni economico-politiche dell’attacco Usa-Israele contro l’Iran: una possibile interpretazione – di Andrea Fumagalli
L'attacco congiunto Usa-Israele contro l'Iran apre un nuovo scenario che va al di là dello scontro sul futuro dell'Iran e della sua democrazia. L'ipocrisia del pensiero mainstream plaude all'iniziativa di Trump e Netanyahu come espressione del ripristino di elementi di democrazia e della "libertà delle donne". Perché parlo di ipocrisia? Per vari motivi, come [...]
March 4, 2026
Effimera
Il Venezuela tra l’incudine e il martello dopo l’attacco Usa: la legge venezuelana sugli idrocarburi – di Angelo Zaccaria
In questo articolo, Angelo Zaccaria, già autore di un libro sull'esperienza chavista in Venezuela (La revolucion bonita. Viaggio a tappe nel Venezuela di Hugo Chavez, Colibrì, 2019), discute la nuova legge organica sugli idrocarburi, frutto di un accordo tra la nuova dirigenza del paese e l'amministrazione Trump. Se da un lato, obiettivo della presidente [...]
February 19, 2026
Effimera
Rapporto Amnesty sui diritti umani in USA. Seconda parte
La prima parte dell’articolo si trova a questo link. L’uso illegale della forza e la violazione di massa dei diritti umani rappresentano il settimo campanello d’allarme suonato da Amnesty International. Le deportazioni arbitrarie diffondono una narrazione disumanizzante e creano nelle comunità un clima di terrore: le famiglie si chiudono in casa, non mandano più a scuola i bambini, evitano gli ospedali e i servizi di base per paura di essere fermati e sequestrati, poiché gli agenti mascherati pattugliano proprio le zone intorno alle scuole, gli ospedali e i luoghi di fede. “Fin da suo primo giorno” è scritto nel rapporto “l’amministrazione Trump ha portato avanti un’agenda contro i migranti e i rifugiati, con ordini esecutivi razzisti e xenofobi che disumanizzano e criminalizzano i migranti e i richiedenti asilo. Dal gennaio 2025, oltre un milione e mezzo di migranti hanno perso o stanno per perdere il permesso di soggiorno, il che li mette a rischio di deportazione illegale”. Il rifiuto del visto d’ingresso negli Usa è passato da 19 a 39 Paesi. Tra i luoghi di detenzione dei deportati compare il famigerato ‘Alligator Alcatraz’, dove le torture sono prassi abituale. Tra queste la “scatola”, una gabbia di 70 centimetri di lato dove le persone vengono rinchiuse per ore incatenate e senz’acqua. Le persone sono costrette a vivere con cibo e acqua scarsi e scadenti, a dormire tra i liquami e gli insetti, con la luce accesa 24 ore. Negata anche la possibilità di parlare con un avvocato e di sapere se e quando la detenzione illegale avrà fine. La militarizzazione come “nuova normalità” è l’ottavo motivo di allarme indicato da Amnesty. “Quando i soldati sono impiegati nelle comunità o in caso di proteste, i rischi di intimidazione, uso eccessivo della forza e soppressione della libertà di riunirsi aumentano vertiginosamente. Il presidente Trump ha inviato militari con il falso pretesto di affrontare problemi di criminalità. Ma guarda caso sei delle nove città dov’è stata mandata la Guardia Nazionale o persino i Marines hanno un’alta incidenza di persone non bianche o sono governate da sindaci di colore. E gli arresti arbitrari continuano nonostante il fatto che giudici federali di Washington e di Chicago abbiano ordinato agli agenti di non fermare le persone senza mandato a meno che sia probabile la presenza ‘illegale’ nel Paese o il pericolo di fuga imminente. Di fronte a centinaia di generali e ammiragli riuniti dal Segretario della difesa, Trump ha affermato che “le città sono un campo di esercitazione per le forze armate. Noi stiamo subendo un’invasione dall’interno: nessuna differenza rispetto a un nemico straniero, ma più difficile in molti casi perché questo nemico non indossa un’uniforme”. Il caso di studio si riferisce all’omicidio a Minneapolis di Renee Good, definita ‘terrorista interna’ dall’amministrazione subito dopo che un agente dell’ICE  le ha sparato alla testa mentre la donna stava facendo manovra per allontanarsi dagli agenti. Trump ha affermato che la giovane avesse tentato di investire l’agente, ma a smentire questa versione sono i video e la stessa mancanza di referti medici sugli agenti dell’ICE. Amnesty ha richiesto a gran voce un’inchiesta indipendente su quanto avvenuto. A questo omicidio del 7 gennaio si è aggiunto quello di Alex Pretti di pochi giorni fa nella stessa città: dieci colpi esplosi contro un uomo a terra e disarmato (la pistola in suo possesso gli era già stata tolta dagli agenti). Anche in questo caso numerosi video dimostrano che l’azione dell’ICE è stata una vera e propria esecuzione. L’allarme numero nove si riferisce all’uso della tecnologia e in particolare dell’intelligenza artificiale in funzione repressiva e in evidente violazione del diritto alla privacy, alla libertà di espressione, di riunione e associazione e di movimento, al principio di uguaglianza e di non discriminazione. “L’intelligenza artificiale può accelerare e potenziare le pratiche autoritarie aumentando la scala e la velocità della schedatura. I sistemi di IA Babel X e Palantir Immigration Os sono in grado di fornire un costante monitoraggio di massa, sia attraverso l’analisi di quanto pubblicato sui social che del riconoscimento facciale delle persone riprese per esempio in occasione di manifestazioni. Trump usa questi potenti strumenti nell’ambito della campagna “Catch and revoke” per rintracciare migranti, rifugiati e richiedenti asilo e per identificare gli studenti di origini straniere che partecipano alle manifestazioni pro Palestina, creando un “effetto paralizzante” nelle comunità dei migranti e nei campus scolastici e universitari. Gli “Us Citizenship and immigration services” richiedono nell’esame delle pratiche uno “screening sull’antiamericanismo”. Non solo politiche improntate al razzismo e alla xenofobia. Nel mirino dell’amministrazione Trump ci sono le questioni di genere e i diritti sessuali e riproduttivi, e tutto ciò configura il decimo campanello d’allarme. La chiusura forzata di numerose strutture di sostegno alla popolazione Lgbtq e alla salute riproduttiva delle donne ha avuto un forte impatto e conseguenze molto negative soprattutto nei quartieri più poveri. Per non parlare della disparità tra Stati che ammettono o negano il diritto all’interruzione volontaria della gravidanza. Secondo uno studio del Gender equity policy institute, le donne incinte che vivono in Stati che puniscono il ricorso all’Ivg hanno quasi il doppio di possibilità di morire durante la gravidanza, il parto o il puerperio rispetto a quelle che vivono dove l’aborto è legale. Per quanto riguarda l’identità di genere, nel mirino di Trump sono in particolare le persone transgender. Il presidente ha vietato le cure che affermano l’identità di genere oltre i 19 anni, la Corte Suprema quelle per i minori. È stato anche chiuso il settore dedicato della linea telefonica per la prevenzione dei suicidi tra i giovani. Le politiche per la diversità, equità e inclusione (Dei) sono state cancellate e i professionisti che se ne occupavano sono stati licenziati in massa. I nomi delle persone trans sono stati riportati a quelli di nascita anche sui documenti, incluso il passaporto, creando caos e difficoltà burocratiche enormi. Mentre le libertà e i diritti umani vengono sempre più spesso violati, l’amministrazione Trump lascia mano libera agli interessi illeciti di aziende e settori statali ad alto rischio di corruzione. L’undicesimo campanello d’allarme riguarda proprio il blocco delle agenzie e delle pratiche di contrasto e prevenzione degli abusi nel privato e nel pubblico. Le nuove linee guida introdotte hanno fatto sì che la metà dei casi giudiziari pendenti venisse archiviata. Si calcola che siano state annullate le cause intentate nei confronti di almeno 160 società, con conseguente blocco delle procedure di risarcimento delle vittime anche quando questo era già stato stabilito. Alcuni casi riguardavano corporations legate al presidente Trump. Particolarmente favoriti sono i giganti della tecnologia. A Meta per esempio l’amministrazione ha consentito di smantellare il programma di fact checking e di ignorare le precedenti norme intese a prevenire persecuzione e denigrazione di minoranze razziali e di genere. Il dodicesimo e ultimo campanello d’allarme si riferisce alle conseguenze dello smantellamento del sistema di supporto ai diritti umani negli Stati Uniti e in tutto il mondo. “Sebbene il governo americano si sia a lungo definito – almeno a parole – come un campione globale dei diritti umani, l’amministrazione Trump ha velocemente portato gli Stati Uniti nella direzione opposta”. Gli Usa si sono ritirati da tutte le organizzazioni internazionali di tutela dei diritti (tra cui l’Human Rights Council dell’Onu) e hanno azzerato il programma UsAid, compromettendo le possibilità di sopravvivenza di milioni di persone in tutto il mondo. Trump ha fatto carta straccia del diritto internazionale, arrivando a sanzionare individui e organizzazioni impegnati nell’International Criminal Court. Si è ritirato dalle strutture internazionali che si occupano di salute e cambiamento climatico, dal Trattato di Parigi all’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il disprezzo delle più elementari norme di diritto internazionale è culminato nelle esecuzioni sommarie di almeno 123 persone che viaggiavano su 36 imbarcazioni in acque internazionali o dei Caraibi e nella cattura del presidente venezuelano Nicolàs Maduro e di sua moglie Cilia Flores. Tutte azioni che rischiano di incoraggiare altri governi a commettere impunemente violazioni dei diritti umani e di sabotare i tentativi della popolazione civile di opporsi non solo in Palestina, ma anche in Afghanistan, Burundi, Costa d’Avorio, Darfur, Repubblica democratica del Congo, Libia, Mali, Myanmar, Nigeria, Filippine, Ucraina e nello stesso Venezuela. Le conclusioni del rapporto mettono in evidenza gli ulteriori rischi per la democrazia nel prossimo futuro. Ci sono per esempio inquietanti segnali che lasciano presagire il tentativo di limitare l’esercizio del diritto di voto in occasione delle decisive elezioni di “Mid term” del novembre prossimo. “Il presidente Trump si è mosso pericolosamente sulla via della negazione dei diritti e del consolidamento del potere. Amnesty sa dove porta questa strada e conosciamo il costo umano se i campanelli d’allarme resteranno inascoltati. In questa congiuntura storica, mentre leggi e pratiche autoritarie si moltiplicano nel mondo nell’interesse dei pochi, governi e società civile devono lavorare con urgenza per riportare l’umanità su un terreno più sicuro”, avverte Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International. Conclude il rapporto una dettagliata serie di raccomandazioni al governo e al Congresso degli Stati Uniti, alle amministrazioni statali e locali, agli attori internazionali, alle organizzazioni multilaterali e agli altri governi, alle multinazionali della tecnologia e ai grandi imprenditori. “Il disastro non è inevitabile. Con l’impegno di tutti, c’è ancora tempo per fermarlo”. Link al rapporto in inglese: https://d21zrvtkxtd6ae.cloudfront.net/public/uploads/2026/01/Ringing-the-Alarm-Bells.pdf     Claudia Cangemi
February 3, 2026
Pressenza
Rapporto Amnesty sui diritti umani in USA. Prima parte
Non uno o due, ma ben dodici campanelli d’allarme. A “suonarli” è Amnesty International nel suo rapporto appena pubblicato, intitolato “Ringing the alarm bells: rising authoritarian practices”, un’analisi circostanziata delle numerose violazioni dei diritti umani e dello scivolamento verso un regime antidemocratico negli Stati Uniti. “Nell’ultimo anno – avverte AI – il presidente Trump, attraverso ordini esecutivi e misure amministrative, ha ristretto gli spazi civici e minato lo stato di diritto interno e internazionale, con conseguenze a breve e lungo termine per la salvaguardia dei diritti umani”. Si è creata un’emergenza attraverso azioni che si rinforzano a vicenda, creando un circolo vizioso: “L’intimidazione della stampa rende difficile denunciare gli abusi, le ritorsioni fanno sì che le persone abbiano paura di denunciare, sorveglianza e militarizzazione aumentano il ‘costo’ del dissenso, gli attacchi ai giudici, agli avvocati e agli organi di sorveglianza rendono più difficile dimostrare le responsabilità. Abbiamo già visto dove porta la strada quando il dissenso viene punito, la sorveglianza è smantellata e le persone scompaiono o sono espulse senza poter fare ricorso alla legge. Ma sappiamo anche che questo deriva non è inevitabile”. Il rapporto di Amnesty non si limita a denunciare con prove circostanziate quanto sta avvenendo da un anno a questa parte negli Stati Uniti, ma chiama all’azione tutte le istituzioni federali, statali e locali, la società civile, gli attori privati e le società tecnologiche, invitandole a compiere con urgenza “passi pratici per salvaguardare gli spazi civici, ripristinare le salvaguardie di legge e prevenire la normalizzazione della repressione e delle violazioni dei diritti umani”. Il primo “campanello d’allarme” si riferisce alla libertà di stampa, “elemento critico di salvaguardia dei diritti umani”, dal momento che ha il potere di denunciare abusi, indicare responsabilità e permettere alla popolazione di prendere decisioni consapevoli e di sfidare la corruzione. Amnesty segnala il tentativo dell’amministrazione Trump di controllare la stampa attraverso l’intimidazione dei giornalisti, la restrizione degli accessi, il discredito delle posizioni critiche anche attraverso attacchi personali in pubblico e l’uso del potere per punire i media indipendenti. Due tra i molti esempi di tale comportamento: Trump pretende di decidere quali giornali debbano “coprire” la Casa Bianca e ha ristretto la possibilità di occuparsene dell’Associated Press a causa della decisione editoriale dell’agenzia di non cambiare la definizione “Golfo del Messico” in “Golfo dell’America”. Nell’ottobre 2025, dozzine di reporter hanno abbandonato il Pentagono e i loro badge piuttosto che firmare un documento in cui rinunciavano alle tutele del Primo Emendamento. Il New York Times ha fatto causa all’amministrazione Trump per aver ridotto le possibilità di lavorare dei giornalisti. “La stessa Federal communication commission è stata trasformata da agenzia regolatoria in uno strumento di ritorsione politica: con un ordine esecutivo Trump ha deciso che deve fare riferimento a lui e non più al Congresso”. Un caso particolarmente grave riguarda Mario Guevara, corrispondente salvadoregno dagli Stati Uniti, il primo giornalista arrestato dall’ICE mentre stava seguendo una manifestazione “No kings” a Doraville (Georgia) il 14 giugno scorso. L’ICE ha poi rifiutato il pagamento della cauzione stabilita dal giudice, sostenendo che il suo reportage aveva messo a rischio la sicurezza pubblica. Malgrado la campagna di Amnesty Usa per il suo rilascio, Guevara è stato deportato in El Salvador il 3 ottobre. La repressione della libertà di espressione e di protesta costituisce il secondo campanello d’allarme. “Un classico segnale di pratica autoritaria è l’uso di sorveglianza, sanzioni amministrative e forza militare per far percepire il dissenso come qualcosa di pericoloso”. E Trump ha minacciato e criminalizzato le proteste e la libertà accademica. In particolare ciò è avvenuto in occasione delle manifestazioni di solidarietà alla Palestina. L’amministrazione Trump ha arrestato e deportato centinaia di studenti. “Il Segretario di Stato Marco Rubio ha revocato i visti ad almeno 300 manifestanti, affermando senza alcuna prova che avevano vandalizzato l’università, molestato altri studenti e creato scompiglio. Nelle scorse settimane il Dipartimento di Stato ha annunciato di aver revocato nel corso del 2025 oltre 100mila visti a residenti (ottomila dei quali erano studenti) in base a non meglio precisati legami con ‘attività criminali’”. Il caso più eclatante riguarda Mahmoud Khalil, attivista palestinese laureato di recente alla Columbia University, con un permesso di residenza permanente negli Usa, arrestato in marzo e detenuto illegalmente per il suo impegno pro Palestina. Un giudice ha ordinato il suo rilascio su cauzione in giugno, ma un ricorso ha ribaltato la decisione e Khalil continua la sua battaglia per restare negli Usa con la famiglia. Come lui almeno una decina di altri studenti è stata incarcerata o deportata per la partecipazione a manifestazioni pro palestinesi. Tra loro Leqaa Kordia, una 32enne palestinese arrestata illegalmente il 13 marzo e trasferita in un carcere del Texas, dove ha subito documentate violazioni dei diritti umani. Leqaa ha perso 175 membri della sua famiglia dall’inizio del genocidio in Palestina. Il terzo campanello d’allarme riguarda proprio le università e la società civile. Nei confronti della seconda Trump usa l’arma del sospetto: “Ha gettato una larga rete per individuare le organizzazioni esenti da tassazione che si oppongono alle sue politiche e ha poi firmato un ordine esecutivo teso a smantellare gruppi che definisce ‘terroristi interni’. Il procuratore generale degli Stati Uniti sta implementando un ‘memorandum’ per intensificare le indagini sul ‘terrorismo interno’, incentivando anche a denunciare ‘attività sospette’”. Il Dipartimento di giustizia sta pensando di considerare un atto di terrorismo interno persino la ripresa con il telefono degli arresti di immigrati. Trump ha preso di mira anche alcune organizzazioni filantropiche. Il Congresso sta tentando di evitare che il Segretario del tesoro metta fine all’esenzione dalle tasse delle Ong basandosi sull’accusa di ‘supportare attività terroristiche”. Lo stesso Dipartimento ha emanato un ordine di bloccare il lavoro alle società di orientamento legale per gli immigrati e i programmi destinati a famiglie e bambini, forzando l’immediata cessazione dei servizi di supporto per la casa e il lavoro, con gravissime conseguenze per migliaia di persone. Per quanto riguarda gli atenei, Trump ha tagliato i fondi a tutti quelli che rifiutavano il controllo federale su assunzioni e ammissioni e ha revocato l’esenzione dalle tasse all’Università di Harvard, accusandola di supportare ideologie ispirate al terrorismo. Altre cinquanta scuole superiori hanno subìto sanzioni dal Dipartimento dell’educazione per presunte violazioni al “Civil right act” del 1964. In ottobre dodici università sono state informate che avrebbero potuto ricevere fondi federali speciali se avessero accettato di ridurre la libertà d’espressione e insegnamento, impedire ai transgender l’accesso ad alcune parti dei campus e cancellare le identità non binarie. Il 20 ottobre, sei atenei avevano già rifiutato i fondi. La “normalizzazione delle ritorsioni contro i critici e gli informatori” rappresenta il campanello d’allarme numero quattro. Come riportato dalla Reuters, il presidente Trump ha preso di mira almeno 470 persone e gruppi con l’uso di licenziamenti, sospensioni, indagini e revoca delle tutele sociali. “Ha usato numerose leve di governo per vendicarsi, minacciare e costringere all’ubbidienza ufficiali e impiegati federali, procuratori, università e mezzi di comunicazione”. Tra i casi eclatanti di “vendetta” quello contro la general attorney Letitia James e l’ex direttore dell’Fbi James Comey, che in passato avevano indagato rispettivamente su Trump e sulle interferenze russe alle presidenziali del 2016. Trump ha persino minacciato alcuni parlamentari democratici con background militare o d’intelligence, affermando che il reato di sedizione è punibile con la morte, dopo che questi avevano affermato in un video che i militari dovrebbero rifiutarsi di eseguire ordini illegali. Il dipendente di Usaid Nicholas Enrich è stato licenziato per aver sottolineato in alcuni post le gravi conseguenze del definanziamento sui diritti umani. Erez Reuven è stato a sua volta licenziato dal Dipartimento di giustizia per aver testimoniato davanti a un giudice che un uomo era stato deportato dal governo per errore. L’allarme numero cinque si riferisce all’indipendenza e libertà di azione dei giudici e degli avvocati. In risposta a sentenze che bloccavano lo sviluppo delle sue politiche, Trump ha più volte sollecitato l’impeachment dei magistrati coinvolti, evitato di eseguire gli ordini delle corti e punito i procuratori per il loro lavoro sotto le precedenti amministrazioni. Un memorandum presidenziale chiede al procuratore generale di portare avanti indagini e sanzioni contro giudici e studi di avvocati che “si impegnano in frivole, irragionevoli e vessatorie” azioni contro il governo. Nel mirino del presidente anche tutti coloro che si sono opposti al tentativo di sovvertire il risultato elettorale alle elezioni del 2020 e chi rappresenta gli interessi legali di migranti e richiedenti asilo. Il “caso di studio” si riferisce a un atto di ritorsione collettiva, il Dipartimento di giustizia ha citato tutti i 15 giudici federali del Maryland, dopo che il loro capo George L. Russell aveva stabilito che i cittadini non americani avrebbero dovuto restare in custodia prima della deportazione per almeno 48 ore, in modo da permettere loro di presentare ricorso. Il giudice federale della Virginia cui è stato assegnato il caso sui colleghi del Maryland ha rifiutato, ammonendo il governo, “che ha definito i giudici federali sinistrorsi, liberali, attivisti, radicali, squilibrati, truffatori, incostituzionali e peggio”. Rispetto al triennio 2021-24, nel 2025 le minacce ai giudici sono raddoppiate e si sono moltiplicate soprattutto le richieste di empeachement del governo nei confronti di magistrati “colpevoli” di aver emesso sentenze sfavorevoli o sgradite all’amministrazione. Ma nei “democratici” Stati Uniti sono documentati anche moltissimi casi di “sparizione forzata” e di “espulsione illegale”, e ciò costituisce la sostanza del “campanello d’allarme” numero sei. La sparizione forzata è una gravissima violazione dei diritti umani e porta con sé la negazione del diritto a un giusto processo e la violazione del divieto di detenzione illegale e di trattamenti inumani o degradanti, tra i pilastri della Dichiarazione universale dei diritti umani approvata dall’Onu nel 1948. L’espulsione illegale, inoltre, espone la persona che la subisce al rischio di tortura o esecuzioni sommarie nel Paese di destinazione. “Quando le autorità possono espellere le persone senza avviso, audizione o accesso alla possibilità di difesa, e quando le sentenze dei giudici vengono ignorate” è scritto nel rapporto” lo Stato passa dalla legalità al potere arbitrario”. La deportazione di massa di migranti e richiedenti asilo venezuelani avvenuta il 15 marzo 2025 costituisce per Amnesty una “patente violazione dei diritti umani”. Trump ha invocato in quel caso il ricorso all’Alien Enemy Act, una legge pensata come risposta a un’invasione in tempo di guerra, usata l’ultima volta per l’internamento in campi di prigionia di 120mila giapponesi residenti in Usa durante la seconda guerra mondiale. In caso di sparizione o espulsione le famiglie non ricevono alcuna informazione, né c’è la possibilità di rivolgersi a un avvocato o di sapere dove si trovino le persone “prelevate” in strada, nei luoghi di lavoro, in chiesa o nelle loro abitazioni, poiché l’ICE agisce senza mandato e in forma totalmente arbitraria. Gli stessi ufficiali dell’ICE ammettono che “molti” degli arrestati non avevano alcuna pendenza penale e che alcuni sono stati prelevati perché gli agenti ‘percepivano’ che avrebbero potuto commettere reati in futuro. Eclatante il caso di Andry José Hernandez Romero, un artista e attore venezuelano trentunenne, fuggito negli Stati Uniti dopo essere stato preso di mira in patria per le sue idee politiche e la sua omosessualità. Due giorni prima dell’audizione per la richiesta di asilo, Romero è stato prelevato e deportato a El Salvador senza dargli neppure la possibilità di avvisare la famiglia. Nel marzo 2025 è stato trasferito insieme ad altri 251 connazionali nel carcere di massima sicurezza Cecot, noto per le condizioni terribili di detenzione. In luglio, i deportati sono stati rimandati in Venezuela, L’ordine di un giudice federale di permettere il ritorno negli Usa per esaminare le richieste di asilo è stato ignorato dall’amministrazione Trump. Link al rapporto in inglese: https://d21zrvtkxtd6ae.cloudfront.net/public/uploads/2026/01/Ringing-the-Alarm-Bells.pdf     Claudia Cangemi
February 3, 2026
Pressenza
MSF: “Cliniche chiuse, farmaci bloccati nei porti, conseguenze devastanti dello smantellamento di USAID”
Un anno fa, l’amministrazione Trump ha emanato una serie di decreti esecutivi che hanno stravolto i programmi sanitari e umanitari in tutto il mondo, danneggiando gravemente la cooperazione e la solidarietà su questi temi. Le cliniche hanno chiuso i battenti. I farmaci salvavita sono rimasti bloccati nei porti. Gli operatori sanitari hanno perso il lavoro. I costi umani sono stati catastrofici. Nel corso del 2025 Medici Senza Frontiere (MSF), che non accetta finanziamenti dal governo statunitense per mantenere la sua indipendenza, ha assistito alle enormi conseguenze di queste scelte ed oggi esprime la sua vicinanza alle persone che sono state colpite. Le conseguenze devastanti delle misure adottate dall’amministrazione Trump, che ridefiniscono la politica di aiuti esteri degli Stati Uniti, hanno appena iniziato a manifestarsi, avverte MSF. “Mentre il mondo è ancora sotto shock per questi tagli agli aiuti, è ormai chiaro che si è trattato solo della prima mossa dell’amministrazione Trump per ridefinire l’assistenza sanitaria e umanitaria globale” afferma Mihir Mankad, direttore del dipartimento di Advocacy e Policy in tema di salute globale di MSF. “Le diverse amministrazioni hanno sempre avuto priorità e programmi differenti in materia di salute globale, ma quello a cui stiamo assistendo ora è un allontanamento sconcertante dal principio fondamentale secondo cui fornire assistenza umanitaria di base, combattere le epidemie, la malnutrizione e le malattie prevenibili con i vaccini e sostenere le comunità più emarginate del mondo siano cause meritevoli”. In Somalia, l’interruzione degli aiuti ha causato il blocco delle spedizioni di latte terapeutico per mesi. Il numero di bambini gravemente malnutriti ricoverati nelle strutture supportate da MSF è passato da 1.937 nei primi 9 mesi del 2024 a 3.355 nello stesso periodo del 2025. Solo nell’ospedale regionale di Baidoa Bay, i decessi tra i bambini gravemente malnutriti sono aumentati del 44% nella prima metà del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024, con il 47% dei decessi avvenuti entro due giorni dall’arrivo del bambino a causa della gravità delle sue condizioni. All’ospedale della contea di Renk, in Sud Sudan, i tagli ai finanziamenti hanno costretto improvvisamente un’organizzazione umanitaria a interrompere il sostegno a 54 membri del personale ospedaliero nel mese di giugno, lasciando gravi lacune nell’assistenza alla maternità. Il reparto pediatrico dell’ospedale, gestito da MSF, ha accolto un numero maggiore di neonati con peso alla nascita criticamente basso e altre patologie dovute alla mancanza di assistenza medica durante la gravidanza e il parto. In risposta a questa situazione, MSF ha iniziato a supportare il reparto maternità nel settembre 2025. Nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), lo smantellamento di USAID ha portato alla cancellazione di un ordine di 100.000 kit post-stupro, che includevano farmaci per la prevenzione dell’HIV e di altre infezioni sessualmente trasmissibili. I team di MSF hanno riscontrato livelli estremamente elevati di violenza sessuale in RDC – hanno fornito assistenza a 28.000 sopravvissute solo nella prima metà del 2025 – e hanno effettuato acquisti non programmati di profilassi post-esposizione (PEP) per l’HIV in risposta alle carenze di forniture nel Nord Kivu. Questi esempi e innumerevoli altri risalenti all’ultimo anno, significano molto più che semplici tagli al bilancio; rappresentano un cambiamento radicale nel modo in cui gli Stati Uniti interagiscono con il mondo e concepiscono il proprio ruolo nello scenario internazionale. Lo scorso settembre, l’amministrazione Trump ha pubblicato la sua strategia sanitaria globale America First, che assegna agli Stati Uniti un ruolo notevolmente ridotto. La strategia è limitata e poco lungimirante e orienta la politica statunitense verso un approccio errato e probabilmente inefficace alla risposta alle epidemie. Su aree chiave in cui gli Stati Uniti sono stati a lungo leader globali – salute sessuale e riproduttiva, nutrizione e malattie non trasmissibili – la strategia tace. Per iniziare ad attuare la strategia America First, l’amministrazione ha rapidamente negoziato una serie di accordi bilaterali con i governi che ricevono assistenza sanitaria estera dagli Stati Uniti. Questi accordi costituiranno la spina dorsale di un nuovo approccio alla salute globale, apertamente transazionale e negoziato a porte chiuse, senza il contributo della società civile o delle comunità la cui salute e il cui benessere sono maggiormente a rischio. L’amministrazione sostiene che questo approccio incoraggia la responsabilità e sovranità dei Paesi. Tuttavia, il governo statunitense ha contemporaneamente esercitato pressioni sui governi beneficiari affinché limitassero l’accesso ai servizi in base a criteri ideologici, in particolare per le popolazioni emarginate e nel campo della salute sessuale e riproduttiva. “L’affermazione secondo cui questi accordi promuovono la sovranità nazionale suona falsa quando, allo stesso tempo, i funzionari del Dipartimento di Stato dicono apertamente ai Paesi che l’assistenza sanitaria è subordinata alla loro disponibilità a concludere un accordo sui minerali con gli Stati Uniti” afferma Mankad di MSF. “L’assistenza sanitaria globale dovrebbe essere guidata dalle esigenze di salute pubblica, da solide prove mediche e dall’epidemiologia, non da rozzi calcoli politici, dall’estrazione economica o dalla coercizione ideologica”. I tagli del 2025 sono stati devastanti, ma ciò che sta emergendo ora è un ripensamento totale del perché e del modo in cui gli Stati Uniti forniscono aiuti e si impegnano con il resto del mondo su questioni sanitarie e umanitarie.   Medecins sans Frontieres
January 22, 2026
Pressenza
Amnesty International: negli USA e nel mondo oggi la ‘campana suona’ per i diritti umani
A un anno dal ritorno alla presidenza di Donald Trump, Amnesty International ha lanciato l’allarme sulle crescenti pratiche autoritarie e sulla devastante erosione dei diritti umani negli Usa. Nel rapporto RINGING THE ALARM BELLS diffuso oggi [20 gennaio 2026], l’organizzazione per i diritti umani ha documentato l’aumento delle pratiche autoritarie sotto la presidenza Trump, come la chiusura dello spazio civico e l’indebolimento dello stato di diritto, che stanno erodendo i diritti umani negli Usa, e non solo. “Sotto la presidenza Trump, stiamo assistendo a una pericolosa traiettoria che ha già prodotto un’emergenza dei diritti umani – ha commentato Paul O’Brien, direttore generale di Amnesty International Usa – Infrangendo le regole e concentrando il potere, l’amministrazione Trump sta cercando di rendere impossibile a chiunque di chiamarla a rispondere del suo operato. Non c’è dubbio che queste pratiche autoritarie stiano erodendo i diritti umani e aumentando i rischi per i giornalisti e per le persone che esprimono dissenso: manifestanti, avvocati, studenti e difensori dei diritti umani”. RINGING THE ALARM BELLS – RISING AUTHORITARIAN PRACTICES AND EROSION OF HUMAN RIGHTS IN THE UNITED STATES Il rapporto di Amnesty International illustra 12 aree, interconnesse tra loro, in cui l’amministrazione Trump sta facendo a pezzi i pilastri di una società libera: gli attacchi alla stampa e all’accesso all’informazione, alla libertà di espressione e di protesta pacifica, alle organizzazioni della società civile e alle università, agli oppositori politici e alle voci critiche, ai giudici e agli avvocati, al sistema legale e al giusto processo. Il rapporto denuncia anche gli attacchi ai diritti delle persone migranti e rifugiate, l’uso di persone come capri espiatori di determinate comunità, i passi indietro nella protezione dalla discriminazione, l’impiego delle forze armate per finalità interne, lo smantellamento delle misure anti-corruzione e di quelle per chiamare a rispondere le imprese del proprio operato, l’espansione della sorveglianza senza controlli significativi e i tentativi di indebolire i meccanismi internazionali istituiti per proteggere i diritti umani. Queste tattiche autoritarie si stanno rafforzando a vicenda: studenti vengono arrestati e portati in carcere per aver protestato nei campus, intere comunità vengono invase e terrorizzate da uomini dell’Ice (l’Agenzia federale che si occupa d’immigrazione) col volto coperto, la militarizzazione delle città sta diventando la norma. Allo stesso tempo, le intimidazioni alla stampa rendono più difficile denunciare le violazioni dei diritti umani; le rappresaglie contro chi protesta dissuadono le persone dal prendere la parola; l’aumento della sorveglianza e della militarizzazione aumenta il prezzo che chi dissente è chiamato a pagare; gli attacchi ai tribunali, agli avvocati e agli organismi di controllo rendono più difficile chiamare in causa chi compie violazioni dei diritti umani. Inolte, queste tattiche stanno chiaramente erodendo i diritti umani: le libertà d’espressione, di protesta pacifica, di stampa, di accesso all’informazione; all’uguaglianza e alla non discriminazione, al giusto processo, alla libertà accademica, alla libertà dagli arresti arbitrari; e ancora il diritto di chiedere asilo, di ricevere un processo equo e persino quello alla vita. Amnesty International denuncia da tempo pratiche simili in stati di ogni parte del mondo. I contesti sono differenti, ma i governi consolidano il potere, controllano l’informazione, screditano chi li critica, puniscono il dissenso, restringono lo spazio civile e indeboliscono i meccanismi istituiti per accertare le responsabilità. “L’attacco allo spazio civico e allo stato di diritto e l’erosione dei diritti umani negli Usa rispecchiano una tendenza globale vista da Amnesty International per decenni e contro la quale avevamo messo in guardia – ha sottolineato O’Brien – Va sottolineato che, secondo la nostra esperienza, le pratiche autoritarie sono pienamente intrecciate e che le istituzioni nate per limitare gli abusi di potere sono già gravemente compromesse”. Nel rapporto RINGING THE ALARM BELLS, Amnesty International elenca una serie di raccomandazioni al potere esecutivo, al Congresso, alle amministrazioni statali e locali, alle agenzie incaricate dell’applicazione della legge, ad attori internazionali, a governi terzi, a imprese come quelle tecnologiche e all’opinione pubblica affinché si respingano le pratiche autoritarie e s’impedisca la normalizzazione della crescente repressione e dell’aumento delle violazioni dei diritti umani. Inoltre chiede azioni urgenti per proteggere lo spazio civico, ripristinare le garanzie dello stato di diritto, rafforzare i meccanismi per accertare le responsabilità e assicurare che le violazioni dei diritti umani non siano mai accettate né considerate inevitabili. “Possiamo e dobbiamo intraprendere un cammino differente. Le pratiche autoritarie prendono piede solo quando è permesso loro di venire normalizzate. Non possiamo permettere che questo accada negli Usa. Insieme abbiamo l’opportunità e la responsabilità di alzare la voce in questi tempi così sfidanti della nostra storia e di proteggere i diritti umani”, ha concluso O’Brien. RINGING THE ALARM BELLS – RISING AUTHORITARIAN PRACTICES AND EROSION OF HUMAN RIGHTS IN THE UNITED STATES Amnesty International
January 20, 2026
Pressenza
Notizie da Gerusalemme, da Gaza e dalla Cisgiordania, dallo Yemen… e da Genova
Il notiziario quotidiano di ANBAMED oggi riferisce che il Parlamento israeliano ha approvato una legge per l’interruzione definitiva di corrente elettrica e acqua alle sedi a Gerusalemme dell’UNRWA, che fornisce servizi a oltre 110˙000 rifugiati e gestisce due campi profughi: il campo di Shuafat e il campo di Qalandia, enti e istituzioni come l’Indian Corner Clinic all’ingresso di Bab al-Sahira e le scuole maschili e femminili di Gerusalemme, Sur Baher. ANBAMED inoltre riferisce che il consulente per i media dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi (UNRWA), Adnan Abu Hasna, ha affermato che 1,6 milioni di palestinesi nella Striscia di Gaza soffrono attualmente di livelli pericolosi o multipli di malnutrizione o insicurezza alimentare, poiché l’occupazione israeliana continua a ostacolare l’ingresso di rifornimenti umanitari essenziali per l’inverno. Il funzionario dell’UNRWA ha spiegato che il clima di bassa pressione ha causato lo sradicamento di migliaia di tende e l’allagamento di vaste aree residenziali da parte di acqua piovana e liquami e, sottolineando che la maggior parte delle cosiddette tende sono state montate alla rinfusa con pezzi di plastica e qualche pezzo di stoffa e non sono praticamente degne di essere vere tende in grado di proteggere i loro abitanti, che la gente di Gaza ha la sensazione che la guerra continui, ma in altri modi e forme, e ha affermato che il continuo deterioramento della situazione umanitaria, il numero crescente di malati e l’impossibilità di portare centinaia di tipi di generi alimentari e non alimentari, pezzi di ricambio per le stazioni fognarie e idriche, attrezzature mediche e medicinali, rappresentano inequivocabilmente della forme di ostilità bellica contro la popolazione civile. Contemporaneamente l’UNFPA / Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione ha lanciato un allarme per la situazione sanitaria in Yemen: “Sottolineando che anni di conflitto hanno portato i servizi di base del Paese sull’orlo del collasso e lasciato milioni di donne e ragazze in una situazione di estrema vulnerabilità, UNFPA ha riferito che ogni giorno in Yemen tre donne muoiono a causa di complicazioni prevenibili della gravidanza, che 6,2 milioni di donne e ragazze non hanno accesso ai servizi di protezione di base e che 7 milioni di persone in Yemen hanno urgente bisogno di supporto psicologico”. Ricordando che sono trascorsi “3 anni, 10 mesi e 5 giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina”, sull’esito dei colloqui di Trump con Zelensky e Putin ANBAMED osserva che i commenti sono contrastanti e propone le analisi di Sergio Serra su un testo scritto nel 1943 da Vasilij Semënovič Grossman, un ebreo, nato in Ucraina – a Berdičev – nel 1905, che nell’agosto 1944 fu tra i primi a entrare nel campo di sterminio di Treblinka e a documentare l’olocausto. Dell’incontro di Trump con Netanyahu, ANBAMED riferisce che “non ha portato novità”: «Elogi reciproci e carinerie per coprire il vuoto di proposte concrete. Minacce a Hamas ed all’Iran condite con promesse di un futuro di pace nella regione con l’attuazione degli accordi di Abramo e tante armi da esportare alle monarchie del Golfo». Intanto * nella Striscia di Gaza proseguono le violazioni del cessate-il-fuoco da parte di Israele, “All’alba di oggi l’artiglieria ha bombardato Rafah in contemporanea con un raid aereo sulla stessa zona. L’aeronautica israeliana ha colpito il campo profughi di Maghazi, nel centro della Striscia. Carri armati israeliani hanno lanciato obici contro Deir Balah. Nel nord, aerei israeliani hanno colpito Beit Lahia”; * in Cisgiordania nella sola giornata di ieri sono stati effettuati 35 attacchi, “I più gravi sono avvenuti a Nablus, el-Bira, el-Khalil e Jenin. A Betlemme, un gruppo di coloni armati ha invaso un villaggio, devastando case e distruggendo raccolti agricoli. Hanno ridotto in fin di vita un anziano di 80 anni, Ibrahim Iybiayat, e suo nipote Mustafà di 14 anni. Come al solito, i soldati che hanno accompagnato gli aggressori non hanno mosso un dito. Nessuno di loro è stato arrestato…”; * in Italia, del proprio colloquio con lui nel carcere di Genova, gli avvocati di Mohammed Hannoun – Emanuele Tambuscio e Fabio Sommovigo – hanno riferito: “È stato molto lucido e preciso nel ricostruire tutti i passaggi dei finanziamenti e da domani cominceremo a studiarli nei dettagli. Ha sempre operato in maniera tracciabile e sempre con associazioni registrate, molte delle quali anche in Israele. Oggi chiarirà alcuni passaggi con la Gip rilasciando una dichiarazione spontanea, ma su nostro consiglio non si sottoporrà a interrogatorio, perché ancora non abbiamo ricevuto tutti gli atti depositati”. ANBAMED riferisce gli interventi del professor Montanari e del GAP / Giuristi e Avvocati per la Palestina e che a Genova, dove domani alla 1231° ora in silenzio per la pace verrà chiesto il suo rilascio , davanti al carcere dove Mohammed Hannoun è detenuto ieri si è svolta una “manifestazione di solidarietà con gli attivisti arrestati sulla base di documentazione e giurisprudenza israeliana”. ANBAMED / NL 1951 – 30 dicembre 2025 ANBAMED
December 30, 2025
Pressenza
Il caldo globale uccide 480.000 persone all’anno
> Il caldo estremo è uno dei principali killer del mondo, superando di oltre il > doppio i 233.000 morti causati dai conflitti mondiali nel 2024, con 480.000 > persone morte a causa del caldo estremo. Tutti gli indicatori suggeriscono che il numero di morti causate dal caldo estremo è destinato a salire molto, perché il riscaldamento globale non sta rallentando in modo apprezzabile, dato che le emissioni globali di CO2 (biossido di carbonio o anidride carbonica) nell’atmosfera aumentano ogni anno con la precisione di un orologio, stabilendo nuovi livelli record e accumulando sempre più calore. È una situazione insostenibile. La rilevazione attuale di CO2 presso l’Osservatorio di Mauna Loa, Hawaii, il 15 giugno 2025 era di 430,07 ppm, la media giornaliera più alta mai registrata. L’eccesso di CO2 atmosferica è la fonte primaria di calore estremo. Bisogna tornare indietro di milioni di anni per trovare livelli più alti. Nel 2016 il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC), un organismo globale di scienziati del clima, ha dichiarato che: “La CO2 a 430 ppm spingerebbe il mondo oltre il suo obiettivo di evitare cambiamenti climatici pericolosi”. Ci siamo lì! Nessuna azienda o governo sulla Terra è più colpita dai cambiamenti climatici del settore assicurativo. È il più grande campanello d’allarme. La Swiss Re Ltd (fondata nel 1863) è uno dei principali fornitori mondiali di assicurazione e riassicurazione. Il Rapporto SONAR 2025 della compagnia mette in guardia il mondo sul fatto che il riscaldamento globale è diventato uno dei principali killer del mondo. La Swiss Re afferma che il “calore estremo” è il killer designato: “Gli eventi di calore estremo possono avere un forte impatto sulla salute umana. Dati recenti mostrano che circa 480.000 morti all’anno possono essere attribuite a eventi di calore estremo”. (Fonte: Extreme Heat More Deadly than Floods, Earthquakes and Hurricanes Combined, Finds Swiss Re’s SONAR Report, Swiss Re Group, Media, Press Release, June 12, 2025) Secondo Jérôme Haegeli, capo economista del Gruppo Swiss Re: “Il caldo estremo viene abitualmente considerato il ‘pericolo invisibile’ perché gli impatti non sono così evidenti come altri pericoli naturali… Con una chiara tendenza a ondate di calore più lunghe e più calde, è importante fare luce sul vero costo per la vita umana, la nostra economia, le infrastrutture, l’agricoltura e il sistema sanitario”. Il Rapporto SONAR 2025 sostiene che il caldo estremo minaccia sia l’industria che la vita umana. Ad esempio, “l’industria delle telecomunicazioni affronta rischi significativi dovuti al malfunzionamento dei sistemi di raffreddamento dei centri dati o al danneggiamento dei cavi terrestri”. TRUMP NON RICONOSCE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO COME MINACCIA Secondo la rivista Time: “What’s At Stake This Summer As Trump Targets Heat and Climate Experts”, 16 giugno 2025:  “Agli esperti di calore del National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH) e del National Integrated Heat Health Information System (NIHHIS) è stato comunicato all’inizio di aprile che i loro posti di lavoro sarebbero state eliminati come parte dei tagli effettuati dal Department of Governmental Efficiency dell’amministrazione Trump. L’intera unità di salute ambientale dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) è stata tagliata, anche se alcuni posti di lavoro sono stati ripristinati… Ciò che è andato perso è di un valore gigantesco per le comunità, secondo V. Kelly Turner, professore associato di pianificazione urbana presso l’Università della California, Los Angeles”. Trump non riconosce il cambiamento climatico come una minaccia per l’umanità, abbandonando l’Accordo di Parigi del 2015, tagliando 4 miliardi di dollari di impegni precedenti, non presentando più piani di riduzione delle emissioni di anidride carbonica alle Nazioni Unite, eliminando gli incentivi per i veicoli elettrici e distruggendo i piani di mitigazione del cambiamento climatico dell’amministrazione Biden, mentre enfatizza e dirige l’attenzione nazionale sull’uso dei combustibili fossili. Questi sono modi sicuri per aumentare il rischio di riscaldamento globale, che a sua volta porterà a un caldo estremo più severo, mettendo così Trump in contrasto con gli avvertimenti di Swiss Re sul numero di vittime del “caldo estremo”. Secondo il National Oceanic and Atmospheric Administration’s (NOAA) Climate Prediction Center, l’intero Paese potrebbe sperimentare temperature superiori alla norma, differendo unicamente nella gravità dell’anomalia termica. Negli Stati Uniti (senza contare Alaska e Hawai), le temperature medie sono già aumentate di circa il 60% rispetto alla media globale dal 1970 (US EPA). A tempo debito, il Sud e il Sud-Est americano si somiglieranno ai Paesi del Golfo Persico di oggi, dove attualmente fa troppo caldo per lavorare all’aperto in sicurezza durante il giorno per gran parte dell’estate. Su base globale, la straordinaria spinta americana alle emissioni di combustibili fossili contribuisce all’accumulo di CO2 nell’atmosfera, con conseguente impatto sul sistema climatico mondiale, intrappolando più calore planetario. Questa relazione diretta tra le emissioni di CO2 e l’aumento del riscaldamento globale è un fatto scientifico accertato. Secondo il vicesegretario generale dell’OMM (Organizzazione Meteorologica Mondiale) Ko Barrett: “Abbiamo appena vissuto i dieci anni più caldi mai registrati. Purtroppo, questo rapporto dell’OMM non mostra segni di tregua per i prossimi anni, e ciò significa che ci sarà un crescente impatto negativo sulle nostre economie, sulla nostra vita quotidiana, sui nostri ecosistemi e sul nostro pianeta”. Richard Betts, responsabile della Ricerca sugli Impatti Climatici presso il Met Office del Regno Unito e professore all’Università di Exeter, il 28 maggio 2025 ha informato l’Associated Press. “Si prevede che i prossimi cinque anni saranno mediamente più caldi di 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali, e questo metterà più persone che mai a rischio di gravi ondate di calore, causando più morti e gravi effetti sulla salute, a meno che non si riesca a proteggere meglio le persone dagli effetti del caldo. Inoltre, possiamo aspettarci incendi incontrollati più gravi, poiché l’atmosfera più calda inaridisce il paesaggio”. Il rapporto SONAR di Swiss Re avverte il mondo dei pericoli esistenziali del cambiamento climatico, concentrandosi in parte sulle morti causate dal caldo estremo. Tuttavia, il rapporto prosegue suggerendo che il cambiamento climatico rappresenta una minaccia per l’intera infrastruttura delle economie. La Swiss Re sostiene le politiche per limitare i cambiamenti climatici, che sono diametralmente opposte a quelle di Trump, ovvero: la Swiss Re suggerisce un approccio su più fronti alla mitigazione dei cambiamenti climatici: (1) ridurre le emissioni di gas serra (2) investire in tecnologie di rimozione del carbonio (3) aumentare la resilienza al clima attraverso misure di adattamento (4) sottolineare l’importanza del percorso di riduzione del carbonio concordato a Parigi (5) integrare tale percorso con strategie di rimozione del carbonio, e (6) sostenere la collaborazione e la condivisione delle conoscenze per accelerare l’azione. Le politiche di Trump non sono in linea con nessuno, nemmeno uno, dei sei suggerimenti di una delle più antiche e prestigiose compagnie assicurative del mondo. Se la sua amministrazione non ascolta uno dei principali fornitori di copertura assicurativa al mondo che è in prima linea contro il cambiamento climatico, allora chi l’ascolterà? È vergognoso che il governo degli Stati Uniti non riconosca la crescente minaccia per la vita, soprattutto di fronte agli allarmi lanciati dall’industria assicurativa, mentre i premi salgono alle stelle e le richieste di risarcimento mettono in grande difficoltà i maggiori operatori. L’economia non ce la può fare, i proprietari di case non ce la possono fare, le imprese non ce la possono fare. La soluzione: smettere di bruciare combustibili fossili come petrolio, gas e carbone. Traduzione dall’inglese di Stella Maris Dante. Revisione di Thomas Schmid. Robert Hunziker
July 8, 2025
Pressenza
Rapporto 2024-2025 di Amnesty International: crisi globale dei diritti umani, “effetto Trump” accelera tendenze distruttive
Il Rapporto 2024-2025 (pubblicato in Italia da Infinito Edizioni) descrive la situazione dei diritti umani in 150 Stati e sottolinea l’insinuarsi di pratiche autoritarie e le feroci repressioni contro il dissenso. I primi 100 giorni del presidente Trump hanno intensificato la regressione globale e tendenze profondamente radicate nel tempo. Il mancato contrasto globale alle ineguaglianze, al collasso climatico e alla trasformazione tecnologica mette in pericolo le future generazioni. L’ascesa delle pratiche autoritarie e l’annichilimento del diritto internazionale non sono inevitabili: le persone resistono e resisteranno agli attacchi ai diritti umani. I governi possono favorire la giustizia internazionale e devono continuare a farlo. “Effetto Trump” La campagna contro i diritti umani dell’amministrazione Trump sta sovraccaricando tendenze dannose già esistenti, svuotando completamente le protezioni internazionali sui diritti umani e mettendo in pericolo miliardi di persone in tutto il pianeta. L’“effetto Trump” ha accresciuto i danni fatti da altri leader durante il 2024, erodendo decenni di duro lavoro svolto per costruire e far progredire i diritti umani universali per tutte e tutti e accelerando la discesa dell’umanità in una nuova era caratterizzata da una miscela di pratiche autoritarie e avidità delle imprese economiche. “Di anno in anno, avevamo dato l’allarme sul pericolo di un arretramento dei diritti umani. Ma quanto accaduto negli ultimi 12 mesi – segnatamente il genocidio israeliano della popolazione palestinese della Striscia di Gaza, avvenuto in diretta e tuttavia trascurato – ha messo a nudo quanto il mondo possa risultare infernale per moltissime persone quando gli Stati più potenti scaricano in mare il diritto internazionale e mostrano disprezzo per le istituzioni multilaterali. In questa congiuntura storica, mentre le leggi e le pratiche autoritarie si stanno moltiplicando a vantaggio di assai poche persone, i governi e la società civile devono agire con urgenza per riportare l’umanità su un terreno più sicuro”, ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International. Il Rapporto 2024-2025 di Amnesty International documenta violente e diffuse repressioni del dissenso, catastrofiche escalation dei conflitti armati, azioni inadeguate per fronteggiare il collasso climatico e passi indietro globali nella difesa delle persone migranti e rifugiate, delle donne e delle ragazze e delle persone lgbtqia+. Se non ci sarà un’inversione di rotta globale, in questo turbolento 2025 si verificherà un ulteriore deterioramento. “Cento giorni dopo l’inizio del suo secondo mandato, il presidente Trump ha mostrato solo profondo disprezzo per i diritti umani universali. Il suo governo ha frettolosamente e deliberatamente preso di mira istituzioni statali e internazionali fondamentali e iniziative sorte per rendere il mondo più sicuro e più equo. Il suo assalto a tutto campo all’essenza stessa dei concetti di multilateralismo, asilo, giustizia razziale e di genere, salute globale e azioni sul clima per salvare vite umane sta aggravando i danni già arrecati a quei principi e a quelle istituzioni e sta ulteriormente incoraggiando leader e movimenti contrari ai diritti umani a unirsi a quell’assalto”, ha aggiunto Callamard. Ma dobbiamo essere chiari: questo malessere è molto più profondo delle azioni di Trump. Assistiamo da anni a una strisciante diffusione di pratiche autoritarie, alimentate da leader candidatisi o eletti con l’intenzione di essere agenti di distruzione. Ci hanno trascinato in una nuova era di agitazioni e crudeltà, ma tutte le persone che credono nella libertà e nell’uguaglianza devono coalizzarsi per contrastare gli attacchi sempre più estremi al diritto internazionale e ai diritti umani universali”, ha proseguito Callamard. La proliferazione di leggi, politiche e pratiche autoritarie contro la libertà d’espressione, di associazione e di riunione pacifica documentata da Amnesty International nel 2024 è stata un elemento centrale nell’assalto globale ai diritti umani. I governi hanno cercato di evitare i controlli, rafforzato i loro poteri e istillato paura mettendo al bando organi d’informazione, smantellando o sospendendo Ong e partiti politici, imprigionando con accuse infondate di “terrorismo” o “estremismo” persone che li hanno criticati e criminalizzando chi ha difeso i diritti umani, chi si è attivato per la giustizia climatica, chi ha manifestato in solidarietà con la popolazione della Striscia di Gaza e chi ha espresso in altro modo il proprio dissenso. In numerosi Stati le forze di sicurezza hanno fatto ricorso ad arresti arbitrari, sparizioni forzate e forza eccessiva, in alcuni casi letale, per sopprimere la disubbidienza civile. Le autorità del Bangladesh hanno ordinato di sparare a vista contro le proteste studentesche, causando quasi 1.000 morti, mentre in Mozambico le forze di sicurezza hanno dato luogo alla peggiore repressione delle proteste da anni a questa parte dopo un contestato risultato elettorale, uccidendo almeno 227 persone. In Turchia sono stati imposti divieti generali di protesta e si è continuato a usare forza illegale e indiscriminata contro le proteste pacifiche. In Corea del Sud, invece, ha vinto il potere delle persone quando il presidente Yoon Suk Yeol ha sospeso alcuni diritti umani e dichiarato la legge marziale, per poi essere rimosso dall’incarico e veder annullati i suoi provvedimenti dopo proteste di massa. I conflitti armati evidenziano il ripetersi dei fallimenti Nel moltiplicarsi e intensificarsi dei conflitti, forze statali e gruppi armati hanno agito in modo sfrontato, commettendo crimini di guerra e altre gravi violazioni del diritto internazionale umanitario che hanno devastato la vita di milioni di persone. Amnesty International ha documentato il genocidio di Israele contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza e il sistema di apartheid e l’occupazione illegale in Cisgiordania si sono fatti più violenti. La Russia ha ucciso più civili ucraini nel 2024 che nell’anno precedente, continuando a colpire infrastrutture civili e sottoponendo le persone detenute a torture e sparizioni forzate. In Sudan, dove due anni di guerra civile hanno causato 11 milioni di sfollati interni – il più alto numero al mondo – le Forze di supporto rapido hanno commesso violenze sessuali ai danni di donne e bambine, che costituiscono crimini di guerra e possibili crimini contro l’umanità. Ciò nonostante, questo conflitto è andato avanti nella quasi totale indifferenza mondiale, per non parlare di chi ha cinicamente sfruttato l’occasione per violare l’embargo sulle armi dirette verso il Darfur. In Myanmar i rohingya hanno continuato a subire attacchi razzisti e molti di loro hanno dovuto lasciare le loro abitazioni nello stato di Rakhine. Il massiccio taglio degli aiuti internazionali deciso dall’amministrazione Trump ha aggravato la situazione, causando la chiusura di ospedali nei campi per persone rifugiate nella vicina Thailandia, facendo rischiare il rimpatrio a chi difende i diritti umani e mettendo in pericolo programmi che aiutavano le persone a sopravvivere al conflitto. L’iniziale sospensione degli aiuti statunitensi all’estero ha avuto conseguenze anche sui servizi sanitari e di sostegno in favore delle bambine e dei bambini separati dalle loro famiglie nei centri di detenzione in Siria. Quei tagli brutali hanno costretto alla chiusura programmi salva-vita nello Yemen, come quelli per combattere la malnutrizione infantile e delle donne in gravidanza e in fase di allattamento o per gestire i centri rifugio per le sopravvissute alla violenza di genere e per fornire cure mediche alle bambine e ai bambini colpiti dal colera o da altre malattie. “Amnesty International da tempo metteva in guardia sulla minaccia dei doppi standard nei confronti di un ordine basato sulle regole. L’impatto di questo arretramento è stato più acuto nel 2024, dalla Striscia di Gaza alla Repubblica democratica del Congo. Dopo aver aperto la strada verso il disordine, venendo meno al rispetto universale delle regole, la comunità internazionale ora deve assumersene la responsabilità”, ha commentato Callamard. “Il costo di questi fallimenti è gigantesco: la perdita di protezioni vitali sorte per salvaguardare l’umanità dopo gli orrori dell’Olocausto e della Seconda Guerra Mondiale. Nonostante le molte imperfezioni del multilateralismo, la sua fine non rappresenta alcuna risposta. Al contrario, dovrebbe essere rafforzato e reimmaginato. Ma, dopo aver subito già danni nel 2024, oggi l’amministrazione Trump pare intenzionata a usare la motosega contro ciò che resta della cooperazione multilaterale, per rimodellare il nostro mondo attraverso una dottrina commerciale basata sull’avidità, sull’insensibile egoismo e sul dominio di poche persone”, ha sottolineato Callamard. I governi stanno abbandonando le future generazioni Il Rapporto 2024-2025 di Amnesty International contiene evidenti prove che il mondo sta condannando le future generazioni a un futuro ancora più duro a causa dei fallimenti collettivi nel contrastare la crisi climatica, nell’invertire le sempre più profonde ineguaglianze e nel porre un freno al potere delle imprese. La Cop 29 è stata una catastrofe, con un numero record di lobbisti del fossile a impedire il progresso verso una transizione equa: gli Stati più ricchi hanno fatto i bulli nei confronti di quelli a basso reddito, costringendo questi ultimi ad accettare negoziati che hanno suonato come prese in giro. La sconsiderata decisione del presidente Trump di abbandonare l’Accordo di Parigi e il suo ripetere “Avanti con la trivella!” non ha fatto altro che rafforzare tali fallimenti e potrebbe incoraggiare altri a fare lo stesso. “Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato e il primo ad andare sopra un grado e mezzo rispetto ai livelli preindustriali. Le inondazioni che hanno devastato l’Asia meridionale e l’Europa, le siccità che hanno devastato l’Africa meridionale, gli incendi che hanno ridotto in cenere parti della foresta dell’Amazzonia e gli uragani che hanno fatto disastri negli Usa sono esempi dell’immenso costo umano del riscaldamento globale, persino ai suoi attuali livelli. Col prospettato aumento di tre gradi in questo secolo, gli Stati più ricchi sanno che non saranno immuni da disastri innaturali sempre più estremi, come i recenti incendi in California. Ma faranno qualcosa?”, si è chiesta Callamard. Nel 2024 povertà e ineguaglianze estreme, all’interno degli Stati e fra gli Stati, hanno proseguito a peggiorare a causa della massiccia inflazione, della scarsa regolamentazione delle imprese, di provvedimenti fiscali arbitrari e della crescita del debito nazionale. Eppure, molti governi e movimenti politici hanno fatto ricorso a una retorica razzista e xenofoba per addossare alle persone migranti e rifugiate la colpa della criminalità e della stagnazione economica. Nel frattempo, il numero e il benessere delle persone miliardarie sono cresciuti. Persino la Banca mondiale ha parlato di un “decennio perso” nella riduzione globale della povertà. Il futuro appare ancora più nero per molte donne, ragazze e persone lgbtqia+ a causa dell’aumento degli attacchi all’uguaglianza e all’identità di genere. In Afghanistan i talebani hanno introdotto limitazioni ancora più draconiane contro l’esistenza pubblica delle donne e in Iran le autorità hanno intensificato la loro brutale repressione contro le donne e le ragazze che sfidano l’obbligo d’indossare il velo. In Messico e in Colombia i collettivi di donne in cerca delle persone care scomparse hanno subito minacce e aggressioni. Malawi, Mali e Uganda hanno introdotto norme per criminalizzare o rafforzare divieti sulle relazioni omosessuali tra persone adulte e consenzienti. Georgia e Bulgaria hanno seguito la Russia nella repressione della cosiddetta “propaganda lgbtqia+”. L’amministrazione Trump sta contribuendo all’attacco globale alla giustizia di genere smantellando le iniziative per contrastare la discriminazione, attaccando senza sosta i diritti delle persone trans e interrompendo i finanziamenti ai programmi sanitari, educativi e di altro tipo a sostegno delle donne e delle ragazze di ogni parte del mondo. I governi stanno ulteriormente danneggiando la generazione attuale e quella futura non regolamentando adeguatamente le nuove tecnologie, usando in modo illegale gli strumenti di sorveglianza e rafforzando la discriminazione e le ineguaglianze mediante il crescente uso dell’intelligenza artificiale. Le imprese tecnologiche da tempo facilitano pratiche discriminatorie e autoritarie, ma il presidente Trump ha esacerbato questa tendenza incoraggiando le aziende proprietarie delle piattaforme social a limitare le protezioni – come, per esempio, l’addio di Meta ai programmi di fact-checking indipendente – e a rafforzare modelli di business che favoriscono la diffusione dell’odio e di contenuti violenti. L’allineamento tra l’amministrazione Trump e i miliardari della tecnologia rischia anche di aprire le porte a un’era di corruzione, disinformazione, impunità e conquista dei poteri dello Stato da parte delle imprese. “Dall’avere miliardari seduti in prima fila alla sua inaugurazione fino a garantire all’uomo più ricco del mondo un accesso senza precedenti all’interno dell’apparato di governo, il presidente Trump pare intenzionato a consentire a imprenditori egoisti suoi alleati di agire privi di controlli e senza il minimo rispetto per i diritti umani né per le regole”, ha sottolineato Callamard. Uno sforzo vitale per rafforzare la giustizia internazionale Nonostante la crescente opposizione da parte di Stati potenti, cui quest’anno si sono aggiunte le vergognose sanzioni dell’amministrazione Trump contro il procuratore della Corte Penale Internazionale, la giustizia internazionale e gli organi multilaterali hanno continuato a chiamare a rispondere i più alti livelli del potere e i governi del sud del mondo hanno assunto diverse, importanti iniziative. La Corte Penale Internazionale ha emesso mandati d’arresto contro alti funzionari di stato e leader di gruppi armati di Israele, della Striscia di Gaza, di Myanmar e della Russia. Le Nazioni Unite hanno avviato i negoziati per un trattato quanto mai necessario sui crimini contro l’umanità. Un mese fa le Filippine hanno arrestato l’ex presidente Rodrigo Duterte, ricercato dalla Corte Penale Internazionale per il crimine contro l’umanità di uccisioni. La Corte internazionale di giustizia ha ordinato tre serie di misure cautelari nel caso Sudafrica contro Israele per violazione della Convenzione sul genocidio e ha emesso un parere in cui ha dichiarato che l’occupazione israeliana del Territorio palestinese, compresa Gerusalemme Est, è illegale. L’Assemblea generale ha approvato una risoluzione che chiede a Israele di porre fine all’occupazione e, nel gennaio di quest’anno, otto Stati del sud del mondo hanno costituito il “Gruppo degli otto dell’Aia” per impedire i trasferimenti di armi a Israele e chiamare a rispondere questo stato di violazioni del diritto internazionale. “Plaudiamo agli sforzi di Stati come il Sudafrica e degli organi della giustizia internazionale nel respingere la determinazione con cui gli Stati potenti stanno indebolendo il diritto internazionale. Contrastando in tal modo l’impunità, quegli Stati e quegli organi mostrano al mondo l’esempio da seguire. Il crescente attacco cui stiamo assistendo, negli ultimi mesi, alla Corte Penale Internazionale pare essere diventato uno dei grandi campi di battaglia del 2025. Tutti i governi devono fare quanto è in loro potere per sostenere la giustizia internazionale, chiamare gli autori di crimini di diritto internazionale a risponderne e proteggere la Corte Penale Internazionale e il suo personale dalle sanzioni”, ha commentato Callamard. “Nonostante possano essere demoralizzanti, queste sfide non rendono inevitabile la distruzione dei diritti umani. La storia abbonda di esempi di persone coraggiose che hanno vinto contro le pratiche autoritarie. Nel 2024 elettori ed elettrici di numerosi Stati hanno rifiutato col voto leader contrari ai diritti umani e milioni di persone nel mondo hanno alzato le loro voci contro l’ingiustizia. Dunque, è chiaro: non importa chi ci si metta contro, dobbiamo continuare e continueremo a resistere a questi avventati sistemi di potere e di profitto che cercano di privare le persone dei loro diritti umani. Il nostro vasto e incrollabile movimento resterà unito per sempre nella comune visione della dignità e dei diritti di ogni persona su questo pianeta”, ha concluso Callamard.   Amnesty International
April 29, 2025
Pressenza