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Italia-informazione: democrazia loquace ma in gabbia
Mario Sommella (*) ragiona sul 49° posto nella classifica di RSF sulla libertà di stampa. Questo titolo – il 49° posto – fa notizia, ma soprattutto mi fa male. Mi fa male perché somiglia a un paradosso: accendo la tv, scorro i giornali, sento qua e là domande anche dure, e per un attimo mi verrebbe da pensare “ma allora
Il governo sudanese ha presentato un piano di pace all’ONU
Il primo ministro sudanese, Kamel Idriss, ha presentato lunedì al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite l’iniziativa del suo governo, che prevede un cessate il fuoco globale sotto la supervisione internazionale e regionale. Rivolgendosi ai membri del consiglio, Idriss ha affrontato il tema della reintegrazione degli ex combattenti nella vita civile e ha chiesto “un cessate il fuoco sotto la supervisione congiunta delle Nazioni Unite, dell’Unione Africana e della Lega degli Stati Arabi, accompagnato dal ritiro della milizia ribelle da tutte le aree che occupa e dal suo disarmo”. I capi delle milizie di Pronto Intervento (RSF) hanno sprezzantemente respinto la proposta. I combattimenti si stanno incendiando in Kordofan, con la popolazione intrappolata nel mezzo, provocando decine di migliaia di sfollati ogni giorno. ANBAMED
Sudan: una guerra dimenticata
Con Daniela Rocchi, operatrice sanitaria di Emergency, parliamo della situazione in Sudan, uno dei paesi più grandi dell’Africa che, per posizione geografica, costituisce uno degli snodi principali per le rotte migratorie. Ci soffermiamo, in particolare, sul conflitto tra le Forze di Supporto Rapido (RSF), milizia creata nel 2013 dall’ex presidente Omar al-Bashir, e le Forze Armate Sudanesi (SAF). Si tratta di una delle guerre più sanguinose della contemporaneità, al punto che le Nazioni Unite hanno definito quella in Sudan “la più grave crisi umanitaria del mondo”, con più di 150.000 morti e almeno 12 milioni di persone costrette alla fuga, che è tuttavia sino ad oggi rimasta quasi completamente fuori dall’attenzione mediatica.
Radio Africa
Tanzania - Le proteste sono iniziate il 29 ottobre, giorno delle elezioni parlamentari e presidenziali da cui erano stati estromessi i leader delle opposizioni, vinte dalla presidente Samia Suluhu Hassan con quasi il 98% dei voti, ma segnate da brogli diffusi, la durissima repressione ha provocato fra gli 800 e i 3000 morti .Una strage che ha sconvolto il paese ,si parla di esecuzioni sommarie e fosse comune ,niente sarà come prima in Tanzania . Mali- Da diverse settimane i jihadisti del gruppo JNIM affiliato ad Al-Qaeda hanno imposto un blocco delle importazioni di  carburante ,paralizzando l'economia del paese e costringendo la giunta di Goita a sospendere molte attività e a chiudere le scuole .Sebbene JNIM possa continuare ad esercitare pressioni è improbabile che riesca ad arrivare a Bamako certamente la giunta maliana non controlla più una parte rilevante del territorio e rischia una crisi di consenso tra i cittadini  esasperati.   Sudan- Le forze di supporto rapido paramilitarie (RSF) hanno annunciato l’accettazione della tregua umanitaria di tre mesi proposta dal Quartetto, composta da Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita ed Egitto, sollevando speranze ma anche dubbi . Il conflitto in Sudan ha creato quella che l’Onu ha definito “la più grande crisi umanitaria del mondo”, in cui si stima che oltre 24 milioni di persone stiano affrontando una grave carenza di cibo, e la conquista dell’importante città di Al Fasher da parte delle RSF ha causato la morte di almeno 2000 persone.