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La meraviglia a portata di mano: il Cristo Velato accessibile ai non vedenti alla Cappella Sansevero
Quando l’arte si apre al tatto: la Cappella Sansevero dedica una giornata ai non vedenti e agli ipovedenti A Napoli esiste un luogo in cui la meraviglia sembra sospesa nel tempo, fatta di silenzi, di luce che filtra tra i marmi e di sculture che paiono respirare. È la Museo Cappella Sansevero, scrigno di simboli, arte e mistero nel cuore del centro storico. Martedì 17 marzo 2026 questo spazio straordinario compie un gesto raro e profondamente significativo: apre le sue opere principali all’esperienza tattile di persone non vedenti e ipovedenti con la visita speciale “La meraviglia a portata di mano”. Non si tratta soltanto di un evento culturale, ma di un atto concreto di accessibilità e inclusione. Toccare ciò che solitamente è vietato, avvicinare le dita alle pieghe del marmo, seguire con il polpastrello le trame di un velo scolpito: è un ribaltamento di prospettiva che restituisce all’arte una dimensione universale, sensoriale e profondamente umana. Protagonista assoluto del percorso sarà il Cristo velato, capolavoro di Giuseppe Sanmartino, considerato tra le sculture più suggestive di tutti i tempi. Accanto ad esso, i bassorilievi della Pudicizia e del Disinganno, opere che raccontano allegorie complesse e affascinanti, normalmente osservate a distanza e che, in questa occasione, potranno essere esplorate attraverso il tatto. L’iniziativa è organizzata dal Museo Cappella Sansevero in collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – Sezione Territoriale di Napoli, realtà da anni impegnata nella promozione dell’autonomia e della partecipazione culturale delle persone con disabilità visiva. Le guide che accompagneranno i visitatori saranno anch’esse non vedenti, in un passaggio di conoscenza che diventa condivisione di esperienza e non semplice spiegazione. La giornata si svilupperà dalle 9:00 alle 19:00 (ultimo ingresso alle 18:30) e l’accesso sarà gratuito su prenotazione. I partecipanti verranno accolti dallo staff dei servizi educativi del Museo con una descrizione introduttiva della Cappella e della figura del principe Raimondo di Sangro, ideatore del complesso monumentale e personaggio centrale nella storia simbolica del luogo. Uno degli aspetti più eccezionali dell’evento sarà la temporanea rimozione della recinzione attorno al Cristo velato, scelta che consentirà un avvicinamento fisico controllato all’opera. I visitatori, dotati di guanti di lattice, potranno percepire direttamente la finezza delle superfici marmoree. Per tutelare le sculture sarà richiesto di non indossare anelli, bracciali, orologi o altri oggetti potenzialmente abrasivi. Al termine del percorso tattile, gli ospiti saranno accompagnati in Sacrestia dove riceveranno in omaggio una guida in braille realizzata appositamente dal Museo in collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti: un gesto che trasforma la visita in memoria concreta e duratura. Ogni visitatore non vedente o ipovedente potrà accedere con un accompagnatore o con il proprio cane guida, a conferma di un’attenzione reale alle esigenze pratiche oltre che simboliche. Questa iniziativa rappresenta un passo importante verso una cultura più aperta, dove l’arte non è soltanto contemplazione visiva ma esperienza sensoriale completa. In un’epoca in cui spesso si corre e si guarda distrattamente, la Cappella Sansevero invita a rallentare, ascoltare, toccare, riconoscendo che la bellezza può essere compresa anche senza lo sguardo. Museo Cappella Sansevero – Napoli Via Francesco De Sanctis 19/21 Visita tattile “La meraviglia a portata di mano” Martedì 17 marzo 2026 Orario: 9:00 – 19:00 (ultimo ingresso 18:30) Ingresso gratuito – prenotazione obbligatoria Info e prenotazioni: Tel. 081 549 8834 Email: uicna@uici.it Un appuntamento che non è soltanto una visita museale, ma un invito collettivo a ripensare il modo in cui l’arte può essere vissuta: non più solo davanti agli occhi, ma a portata di mano. Lucia Montanaro
February 5, 2026
Pressenza
Tutela del patrimonio e sicurezza nei cantieri edili e di restauro: tante, troppe fragilità
Octay Stroyci, operaio di 66 anni che lavorava nel cantiere di restauro della Torre dei Conti, è morto in ospedale dopo undici ore trascorse sotto le macerie del doppio cedimento della struttura medievale, che ha causato anche il ferimento di altri lavoratori. All’indomani della tragedia, si grida al disastro, ci si rimpalla le responsabilità e si cerca una spiegazione a un cedimento non solo strutturale, ma anche simbolico del patrimonio culturale di Roma e non solo. Al di là delle polemiche e dello shock nel vedere le macerie di un monumento così importante per la collettività, resta la rabbia per la morte di un uomo che, a 66 anni, ancora lavorava in un cantiere edile — a un’età in cui si dovrebbe già poter andare in pensione, soprattutto in un mestiere tanto usurante. > Questa tragedia riporta con forza al centro del dibattito la questione delle > tutele: delle tutele e delle garanzie di sicurezza nel mondo del lavoro e > della tutela del nostro patrimonio culturale. Da oltre vent’anni assistiamo a una trasformazione radicale, pratica e di senso, nella gestione del patrimonio culturale: si è puntato quasi tutto sulla valorizzazione dei monumenti e dei siti di interesse storico-artistico, a discapito della loro tutela e conservazione. Non che la valorizzazione, se indirizzata agli interessi della collettività, sia di per sé un male; ma in molti avevano già avvertito i gravi rischi di questo approccio. È stato più volte segnalato come la corsa alla valorizzazione, se non accompagnata da interventi ordinari — e non straordinari, come quelli del PNRR — di manutenzione e prevenzione, avrebbe potuto compromettere la sicurezza dei beni stessi e di chi vi lavora. Quando i progetti privilegiano la valorizzazione economica e turistica, mettendo in secondo piano la loro manutenzione, la cura delle loro fragilità strutturali il risultato è prevedibile — e ieri ne abbiamo visto le rovinose conseguenze. Crollano i solai, ma crollano anche certezze che per decenni ci sono state proposte come granitiche. Un modello di gestione piegato spesso agli interessi privati, alla mercificazione e a una valorizzazione che parla quasi esclusivamente il linguaggio del profitto e della turistificazione sembrava l’unico modello perseguibile, l’unico efficace, determinando di fatto un cambiamento più generale del significato stesso della parola “tutela”, per cui il doveroso obiettivo di conservazione dei monumenti, nell’interesse delle comunità di oggi e di domani restava solo sullo sfondo. > Il crollo della Torre dei Conti ha però anche messo in luce non solo la > fragilità delle strutture medievali, ma anche la fragilità e la precarietà del > lavoro legato al patrimonio culturale, dentro e fuori i cantieri. Un lavoro segnato da subappalti, contratti instabili, finte partite IVA, responsabilità sproporzionate per archeologi e addetti ai lavori, e scarse tutele. Operai e tecnici che lavorano spesso in condizioni di rischio, sotto il sole cocente, con controlli di sicurezza ridotti al minimo. Ma al di là degli aspetti tecnici e delle responsabilità specifiche, una cosa è certa: non può esserci alcuna tutela né valorizzazione del nostro patrimonio se non si tutela prima di tutto il lavoro di chi lo conserva e lo protegge, e se non si mette in primo piano la sicurezza e la dignità del lavoro. La copertina è di Grotevriendelijkereus (Flickr) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Tutela del patrimonio e sicurezza nei cantieri edili e di restauro: tante, troppe fragilità proviene da DINAMOpress.
November 5, 2025
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