#lascuolavaallaguerra Alfabeto per una #scuola #disarmata (Sfide la scuola di
tutti) #istruzione
venerdì 13 Marzo 9:30 - 11:00 Rho-Milano
Mentre gli scenari internazionali si fanno sempre più complessi, la scuola
pubblica rischia di diventare l’ingranaggio silenzioso di una “cultura della
difesa” che normalizza la guerra e la logica del nemico.
https://www.sfide-lascuoladitutti.it/programma/alfabeto-per-una-scuola-disarmata/
Tag - istruzione
#lascuolavaallaguerra Strani connubi. Quale #educazione alla #pace e al #disarmo
nei percorsi formativi dei giovani? #istruzione
di Antonio Mazzeo
Per celebrare la Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate, le
istituzioni nazionali, regionali e locali e gli istituti scolastici di ogni
ordine e grado, possono promuovere e organizzare cerimonie ed incontri sui temi
della difesa della Patria
https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2026/02/strani-connubi-quale-educazione-alla.html
Net@, ovvero: la propaganda militarista-sionista dentro le nostre scuole
Le sorprendenti ‘scoperte’ dell’inchiesta di Assemblea Scuola Torino sul
progetto avviato in Israele nel 2003, importato a Milano nel 2018 e ora in
procinto di espandersi in tutte le scuole italiane.
L’obiettivo del programma didattico è diffondere la rivoluzione digitale “made
in Israel”, come affermato dal CEO di Appleseeds Academy, Dafna Gaber Lifshitz,
dichiarando “Dobbiamo puntare molto sulle scuole e abbiamo insegnanti giovani e
carismatici che dovranno sfidare un sistema scolastico spesso molto tradizionale
portando energia e innovazione”.
Net@ si presenta come un progetto di PCTO (da poco Formazione Scuola-Lavoro),
proposto agli studenti come un’opportunità imperdibile per sviluppare digital
and social skills utili per la propria crescita umana, professionale e
imprenditoriale.
L’immagine che vogliono trasmettere è legata a un approccio innovativo,
interculturale e utile a colmare diseguaglianze digitali soprattutto nelle zone
economicamente e socialmente più svantaggiate.
Lo scopo è diffondere competenze digital high-tech, in inglese, per studenti
delle scuole superiori.
Il progetto di durata pluriennale, spesso si presenta come ‘giovane’ perché, a
differenza delle lezioni curricolari standard, è condotto da universitari che
capiscono gli studenti e, di conseguenza, sono in grado di proporre un
insegnamento molto più efficace rispetto alla scuola tradizionale.
All’interno del programma viene insegnato come creare siti web per sponsorizzare
prodotti, avviare start up, parlare in pubblico, il time management, ecc.
Il programma del terzo e quarto anno in particolare prevede di occuparsi anche
di cyber security.
Tutto questo è gratuito per le famiglie perché sponsorizzato da istituti,
fondazioni, associazioni private e dalle stesse scuole. Quindi un progetto per i
giovani, coinvolgente dove la politica non c’entra assolutamente nulla. O quasi.
Net@ è un progetto nato in Israele nel 2003.
Lì viene pubblicizzato come un merito il fatto che chi esce dopo anni di
formazione con Net@ sia in grado di rappresentare una risorsa preziosa per
il mercato miliardario delle start up della cybersicurezza e delle tecnologie di
guerra, focalizzate sul deep tech, anche per la necessità di dare risposta
ai ‘problemi’ di ‘difesa’ e ‘sicurezza’ del paese (che questo settore
rappresenti già un rischio per la nostra privacy e le nostre democrazie ce
l’hanno rivelato scandali come il software “Pegasus” e lo spyware “Graphite”,
spiando decine di migliaia di cittadini tra capi di stato, giornalisti e
attivisti in tutto il mondo).
Un altro fiore all’occhiello dei promotori di Net@ è che il 56% dei diplomati si
arruola nelle unità tecnologiche d’élite dell’IDF.
Dal 2018 Net@ si è diffuso per la prima volta all’estero con un progetto pilota
a Milano.
A offrire i locali e promuovere a Milano il progetto è la Comunità ebraica, la
stessa che ha recentemente invitato Adi Karni, un militare dell’IDF accusato di
probabili crimini di guerra, a incontrare gli studenti dei licei per raccontare
che a Gaza ha visto “solo odio”, che “stiamo facendo il lavoro sporco per voi” e
spiegando che “l’Islam avanza in Europa”.
La volontà, esplicitamente espressa dagli organizzatori fin da subito, è di
portarlo nel resto del territorio italiano e anche esportarlo in altri paesi.
Net@ è promosso e sostenuto dal Keren Hayesod, fondo nazionale di costruzione
d’Israele e la centrale finanziaria del movimento sionista mondiale, e
dall’Agenzia ebraica per Israele (Jewish Agency for Israel – Sochnut,
organizzazione sionista israeliana che sostiene l’ebraicità di Israele) che dal
1967 si occupa anche delle attività dei coloni israeliani insediatisi in
Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e nelle alture del Golan.
Oltre alla Jewish Agency for Israel e al Keren Hayesod, altri partner sono
l’Appleseeds Academy, l’Associazione Educazione Digitale Italia, la Fondazione
Camis De Fonseca e Proedi Media.
In un video pubblicato in rete la CEO di Appleseeds, Dafna Lifshitz, afferma che
i finanziamenti più importanti di Net@ arrivano dalla USAID (Agenzia degli Stati
Uniti per lo Sviluppo Internazionale – agenzia governativa statunitense creata
nel 1961 per contrastare l’influenza dell’Unione Sovietica nel mondo, che aveva
la funzione di sostenere la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America e
viene indicata come uno dei suoi strumenti di soft power, da alcuni paesi
accusata di essere una copertura della CIA e di essere parte delle politiche di
interventismo degli Stati Uniti nel mondo).
A partire dal 2019 il progetto è arrivato a Torino all’Istituto Germano
Sommeiller e alla scuola ebraica.
I docenti inizialmente sono Shinshinim, ovvero giovani israeliani che hanno
completato la scuola superiore e rimandano di un anno il servizio militare
obbligatorio per prestare servizio nelle comunità ebraiche all’estero. Il loro
nome è un acronimo ebraico per “Shnat Sherut” o “anno di servizio”. Agiscono
come ambasciatori culturali, portando la cultura e lo stile di vita israeliani,
la lingua ebraica e le tradizioni ebraiche alle comunità locali prima di
arruolarsi nell’esercito.
A maggio 2022 il Keren Hayesod decide di non continuare il programma all’estero
per mancanza di risorse.
L’organizzazione e la diffusione presso le scuole sono allora affidate
alla Fondazione Camis de Fonseca che da quel momento le promuove a Torino e
dall’anno 2023/2024 il progetto parte anche al Liceo Monti di Chieri.
La Fondazione Camis De Fonseca (ora anche associazione), con lo scopo di trovare
partner italiani per poter continuare il progetto, finanzia “Grow in tech”
composta generalmente da giovani studenti universitari che, una volta formati in
Israele e alla metodologia, possono entrare nelle classi.
Recentemente sono stati coinvolti nel progetto anche Merende Digitali e ESSE I
Solutions.
Lo scopo è quello di creare un ‘nuovo’ progetto Net@ Italia, ‘ripulito’, ma
sempre funzionale alle organizzazioni e agli obiettivi strategici originari.
Questo è stato detto in modo esplicito e pubblico durante un convegno del 21
maggio 2023 organizzato nella sede della Fondazione Camis De Fonseca in cui, tra
gli altri passaggi significativi, viene data la parola al rappresentante del
Keren Hayesod per l’Italia, Eyal Avneri, il quale dice: “Stiamo lavorando tutti
insieme per continuare il progetto Net@ a Torino con formatori italiani e farò
il possibile, per la parte mia, per aiutarvi a realizzarlo, mettendo i contatti
con Net@ in Israele, almeno a distanza. Sarà, secondo me, una bellissima
collaborazione internazionale. […] Vi auguro un in bocca al lupo e spero di
vedervi tutti a novembre in Israele”.
Durante le attività capita che partecipi la fondatrice della Fondazione De
Fonseca, Laura Camis De Fonseca che, sui social, condivide post dove vengono
attaccati come antisemiti Papa Bergoglio, la Chiesa Cattolica e agenzie
dell’ONU. Si arriva a leggere che “le organizzazioni internazionali sono peggio
di una barzelletta, sono diventati organismi criminali che aiutano i jihadisti”
e che “gli Stati europei e l’Europa quasi tutta, esattamente come la Chiesa, si
riallacciano alle loro vergognose tradizioni antiebraiche”.
La fondazione De Fonseca si occupa di geopolitica e ha una posizione
politica sul conflitto israelo-palestinese. Basta scorrere velocemente il sito
per capire che è una celebrazione del progetto israeliano con una visione
piuttosto parziale.
Durante l’anno scolastico vengono invitati esperti che propongono un’idea di
scuola e di formazione estremamente aziendalistica e imprenditoriale. Altre
attività didattiche hanno avuto anche lo scopo di dare una visione estremamente
positiva di Israele come “una terra nata da sogni e speranze”, tecnologica,
green e inclusiva.
Nel 2022 tra gli studenti che partecipano al progetto viene proposto un concorso
dal titolo “Israele. Storia, tradizione, sostenibilità e innovazione
tecnologica”. I vincitori hanno in premio un viaggio d’istruzione in Israele:
visite al museo della diaspora, al Muro del pianto, alla tomba di Ben Gurion.
In conclusione, Net@ è un cavallo di Troia che promuove un’idea di scuola
aziendale e imprenditoriale al servizio del mercato, valorizza ‘risorse’ per il
mondo delle start up e della cybersicurezza, legato mani e piedi al genocidio di
Gaza, alla pulizia etnica e alla diaspora palestinese. Forma futuri soldati
d’élite nelle unità tecnologiche ed è ideato, organizzato e diffuso da
organizzazioni, Istituti e fondazioni sioniste che, non solo negano o non
condannano quanto sta avvenendo in Palestina da ottant’anni, ma che ne sono,
spesso, direttamente coinvolti.
Forse, ancora peggio, Net@ si presenta come un’organizzazione tecnologica
giovanile che, proponendo parole d’ordine accattivanti come Be your best self,
Be involved, Be open-minded, Be unlimited, Be cool sta consapevolmente formando
un movimento giovanile e una parte della futura leadership economica e politica,
con lo scopo di renderli funzionali ai suoi obiettivi strategici e organici alla
sua ideologia.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
#lascuolavaallaguerra 4 NOVEMBRE! Noi il Convegno lo facciamo lo stesso!!!
Il Ministero dell’#Istruzione e del Merito, come già comunicato in precedenza,
ha annullato il corso di formazione e aggiornamento che il CESTES-PROTEO (ente
di formazione accreditato presso il MIM) insieme all’Osservatorio contro la
militarizzazione delle scuole e delle università aveva organizzato per il 4
novembre 2025 con il titolo “4 novembre, la scuola non si
arruola”..https://osservatorionomilscuola.com/2025/11/01/4-novembre-noi-il-convegno-lo-facciamo-lo-stesso/?fbclid=IwY2xjawNzO4pleHRuA2Flb
#lascuolavaallaguerra II ministero dell'#istruzione fasciomilitarista si fa
golpista: Annullato d'autorità il convegno “La #scuola non si arruola"
organizzato per il 4 novembre dal Centro Studi Trasformazioni Economico-Sociali
e dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.
Al convegno avevano dato la propria adesione oltre un migliao di insegnanti di
tutta Italia.
‘GUERRA ALLA GUERRA’ NELLE UNIVERSITÀ: A PISA IL 13 E 14 SETTEMBRE, DUE GIORNI DI ASSEMBLEA NAZIONALE
Il 13 e 14 settembre a Pisa si terrà l’assemblea nazionale universitaria “Guerra
alla Guerra”, due giorni di confronto tra collettivi e realtà studentesche da
tutta Italia.
L’iniziativa nasce dal percorso di mobilitazione nazionale di ‘Guerra alla
Guerra’ e che ha visto una tappa significativa e partecipatissima a luglio in
Val di Susa, durante il Festival Alta Felicità e dall’esigenza di approfondire
il ruolo delle università all’interno della produzione bellica globale.
Al centro della due giorni ci saranno i rapporti degli atenei con l’industria
delle armi, la ricerca scientifica finalizzata alla produzione militare, ma
anche i tagli al welfare studentesco, la precarizzazione del lavoro accademico e
le ingerenze delle istituzioni di controllo.
Presentiamo l’iniziativa, ai microfoni di Radio Onda d’Urto, con Alessandra,
compagna del Collettivo Universitario Autonomo di Pisa. Ascolta o scarica.
#istruzione “Nessun progetto funzionale alla cultura di #guerra dovrebbe entrare
a #scuola”
Il processo di #militarizzazione delle scuole italiane è oggi un fenomeno che
investe istituti di ogni ordine e grado, riducendo la libertà di docenti e
studenti
https://altreconomia.it/nessun-progetto-funzionale-alla-cultura-di-guerra-dovrebbe-entrare-a-scuola/
Afghanistan, che cosa c’è dietro l’immagine ripulita dei Talebani. Seconda parte
Negli ultimi quattro anni, le organizzazioni, tra cui Rawa, che cercavano di
organizzare proteste e di far sentire la voce delle donne afghane come
resistenza contro i Talebani hanno subìto arresti, minacce, uccisioni delle loro
aderenti e questo è il motivo per cui la protesta ha cambiato forma.
Ora, come organizzazione, e credo che questo valga anche per la maggioranza
delle donne afghane, ci stiamo concentrando su metodi clandestini di resistenza
e crediamo che una di queste forme di resistenza sia aumentare la consapevolezza
delle donne e il loro livello di istruzione. Ed è per questo che negli ultimi
quattro anni abbiamo cercato di organizzare corsi segreti a domicilio di
inglese, informatica o scienze, per le ragazze che non possono andare a scuola e
per le donne più grandi. Abbiamo cercato di mobilitare un grande numero di donne
per poter dare più consapevolezza e coraggio alle giovani generazioni affinché
resistano ai Talebani.
Anche la resistenza delle donne in Iran ci ha incoraggiato e ispirato molto,
facendoci capire che il fascismo religioso e il fondamentalismo religioso,
sebbene siano al governo da decenni, non possono mettere a tacere le donne.
Le donne più istruite e consapevoli dei propri diritti saranno sicuramente in
grado di affrontare le minacce e di trovare il modo di resistere. E lo vediamo
ancora di più attraverso l’uso dei social media, dei corsi online, attraverso
corsi segreti e opportunità educative. Le donne stanno cercando di mobilitarsi
di più contro i Talebani e soprattutto contro la polizia religiosa.
Posso sicuramente dire che il nostro lavoro sta migliorando rispetto a quanto si
faceva prima. E la semplice ragione è che prima del 2021 c’erano molte
opportunità per le donne, università private, college, scuole, tutto. Ora solo
organizzazioni come Rawa e alcune ONG offrono opportunità di istruzione o corsi
di alfabetizzazione per le donne.
Il problema che abbiamo è la sicurezza. Purtroppo, non possiamo costruire classi
numerose o centri per le donne. Non possiamo portare più donne in alcune
regioni, soprattutto non possiamo portare avanti alcun progetto dove i Talebani
sono molto forti e nelle piccole città. Nelle grandi città è più facile
prenderci cura delle misure di sicurezza.
La maggior parte sono lezioni clandestine o segrete a domicilio. Si svolgono
all’interno delle case degli insegnanti. Non paghiamo l’affitto per l’edificio o
per la lezione. Una normale stanza per la vita quotidiana è usata anche come una
classe. La rete degli insegnanti è composta da persone che già conosciamo e di
cui ci fidiamo, che sono molto creative nel trovare studenti affidabili e
nell’ampliare le loro reti senza trasformare la loro casa in una scuola
ufficiale. In ogni classe, il numero medio di studentesse è di 15-20.
In alcune zone vediamo che 50-60 donne vorrebbero partecipare e purtroppo, per
motivi di sicurezza, non possiamo permetterlo. Non possiamo nemmeno scegliere
due o tre case molto vicine, perché se succedesse qualcosa a una delle nostre
classi segrete potrebbe venire coinvolta anche l’altra. Quindi, dobbiamo stare
attente a mantenere la distanza tra le nostre classi. L’insegnante e le
studentesse sono molto creative nel trovare soluzioni ai loro problemi di
sicurezza. È comune in Afghanistan che le donne si riuniscano per confezionare
abiti e per insegnare/imparare il Corano, che è considerato un atto religioso.
In ognuna di queste lezioni abbiamo il Corano e l’insegnante, qualora i Talebani
entrassero in casa, direbbe che si tratta di studi coranici e che la lavagna e
tutto il resto servono per insegnare il Corano. E ai Talebani va bene.
Nelle nostre classi nel tempo si sviluppa una grande solidarietà tra le ragazze,
le donne e le insegnanti. Di recente, una delle ragazze a causa delle pressioni
della famiglia aveva abbandonato la classe; è accaduto a Kabul, che è la zona
più sicura rispetto ad altre. Le sue compagne di classe indagano e quando
scoprono che è il fratello a non permetterlo, un folto gruppo di 10-12 compagne
di classe si è unito per convincerlo. Sfortunatamente, non ci sono riuscite, pur
avendo ottenuto il consenso dei membri maschi della sua famiglia e sebbene si
fossero offerte di alternarsi nell’accompagnarla.
La politica di Rawa non è solo quella di fornire l’alfabetizzazione, ma anche di
dare alle donne ferite l’opportunità di parlare tra di loro di cosa soffrono,
che tipo di discriminazione subiscono all’interno della famiglia, cosa possiamo
fare. In moltissimi casi l’insegnante va a trovare la famiglia quando sorgono
problemi di qualsiasi tipo. E’ successo recentemente a Jila, una giovane
studentessa; la famiglia voleva darla in matrimonio, mentre lei voleva
continuare le sue lezioni. L’insegnante è andata a parlare con i membri maschi
della famiglia per dire loro che la figlia non era ancora pronta per questa
proposta di matrimonio e fortunatamente loro hanno acconsentito a rimandarlo.
Abbiamo molti esempi di questi piccoli successi nel migliorare la vita delle
donne, delle bambine e delle ragazze afghane, il che ci dà molto coraggio. Come
organizzazione nutriamo grande speranza nel futuro; ora viviamo un momento buio
della nostra storia, ma non è destinato a durare per sempre. Prima o poi la luce
tornerà a risplendere sull’Afghanistan.
Link alla prima parte dell’articolo,
Fiorella Carollo