Il nuovo progetto di ENI in Mozambico fortemente criticato dagli esperti delle Nazioni Unite sui diritti umani
ReCommon condivide le forti preoccupazioni espresse dagli esperti delle Nazioni
Unite in merito al finanziamento di 150 milioni di dollari della Banca africana
di sviluppo (AfDB) a sostegno di Coral North Floating Liquefied Natural Gas
(FLNG), nel nord del Mozambico. Il progetto portato avanti da ENI consiste in
una piattaforma galleggiante progettata per l’estrazione e la liquefazione del
gas al largo delle coste di Cabo Delgado, la provincia più settentrionale del
Mozambico. La zona è teatro da ormai otto anni di un conflitto fra l’esercito di
Maputo e gruppi di insorti. L’opera è di fatto la replica di Coral South FLNG,
sempre di ENI, che è invece attiva ed esporta gas liquefatto da novembre 2022.
«Il progetto Coral North rischia di aggravare le violazioni dei diritti umani,
di contribuire al cambiamento climatico e di sottrarre i già scarsi fondi
pubblici agli investimenti urgenti nelle energie rinnovabili», hanno affermato
gli esperti, che si sono detti anche convinti che Coral North possa esacerbare
le tensioni causate dal settore del gas nella provincia di Cabo Delgado.
Gli altri progetti per l’estrazione e il processamento del gas a Cabo Delgado, a
partire da Mozambique LNG di TotalEnergies e di Rovuma LNG in capo a ExxonMobil
e alla stessa ENI, hanno sofferto infatti di procedure di consultazione pubblica
inadeguate, che hanno minato la partecipazione locale alle decisioni chiave del
progetto e hanno provocato disagi socio-economici a lungo termine per le
comunità che dipendono fortemente dalla pesca, dall’agricoltura e dalle risorse
naturali. Nonostante le promesse di creazione di posti di lavoro, gli alti tassi
di analfabetismo e l’accesso limitato all’istruzione fanno sì che, secondo
quanto riferito, le comunità locali abbiano beneficiato in misura minima delle
opportunità di lavoro generate finora. Ciò si è verificato in una regione in cui
il conflitto armato ha già causato sfollamenti su larga scala, e dove gli eventi
catastrofali associati al cambiamento climatico sono sempre più frequenti e
violenti.
Gli esperti hanno avvertito che il progetto Coral North FLNG potrebbe avere un
impatto climatico significativo, finendo per aumentare le emissioni di gas
serra. Un elemento denunciato da ReCommon già a marzo del 2025 con l’inchiesta
“Fiamme nascoste”, relativa agli impatti sul clima dell’impianto Coral South
FLNG, con un focus particolare sugli episodi di gas flaring e le associate
emissioni, entrambi sottostimati dall’azienda italiana.
«Siamo profondamente preoccupati dal fatto che una delle principali banche
multilaterali di sviluppo finanzi un progetto di questa natura in un momento in
cui le conseguenze dannose per l’ambiente e il clima derivanti dall’espansione
dei combustibili fossili sono ben note. Le istituzioni finanziarie e le imprese
hanno la responsabilità, ai sensi dei Principi guida delle Nazioni Unite su
imprese e diritti umani, di identificare, prevenire, mitigare e porre rimedio
agli impatti sui diritti umani legati alle loro attività e relazioni
commerciali» hanno dichiarato gli esperti.
Il monito degli esperti delle Nazioni Unite parla esplicitamente di Coral North
FLNG ed è indirizzato all’AfDB, ma la platea a cui si rivolge tra le righe è
molto più ampia. TotalEnergies è coinvolta in due procedimenti giudiziari: il
primo per omicidio colposo e mancata assistenza di persone in pericolo, il
secondo per complicità in crimini di guerra. Il sito su cui dovrebbe sorgere il
progetto della multinazionale francese è in condivisione con Rovuma LNG di
ExxonMobil ed ENI. Elementi, quelli relativi a Coral North FLNG e agli altri
progetti estrattivi nell’area, che non devono essere trascurati dagli sponsor
finanziari internazionali delle infrastrutture, sia quelli confermati che quelli
potenziali.
La decisione della Banca africana di sviluppo appare in contrasto con la sua
Strategia sul cambiamento climatico e la crescita verde 2021–2030, con il parere
consultivo della Corte internazionale di giustizia sul cambiamento climatico e
con l’imperativo, sancito dal diritto internazionale dei diritti umani, di
decarbonizzare le economie nel corso di questo decennio. Gli esperti esortano la
Banca a sospendere ogni finanziamento a progetti relativi ai combustibili
fossili.
«SACE e Cassa Depositi Prestiti hanno deciso di confermare il supporto
finanziario a Mozambique LNG nonostante le gravi violazioni dei diritti umani
associate al progetto. UBI Banca, ora controllata da Intesa Sanpaolo finanziò
Coral South FLNG. Tutte queste istituzioni finanziarie sono in lizza per
sostenere con capitali pubblici e privati sia Coral North FLNG che Rovuma LNG»,
afferma Simone Ogno di ReCommon. «Chiediamo loro di ascoltare il monito degli
esperti delle Nazioni Unite e non sostenere finanziariamente questi progetti.
Progetti che, guardando al contesto domestico, aggraverebbero la dipendenza
italiana dai combustibili fossili, una scelta miope se guardiamo alle
ripercussioni energetiche ed economiche derivanti dalla chiusura dello Stretto
di Hormuz in questi giorni», conclude Ogno.
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