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Il governo ha diminuito i vincoli per impianti rinnovabili e trivelle
Con un blitz al Senato, in Commissione Ambiente, la maggioranza ha allentato i vincoli per gli impianti rinnovabili. Con l’emendamento presentato durante la conversione in legge del decreto n. 157/2026, ribattezzato dl Carburante, si mettono a rischio le aree all’interno delle zone di protezione dei siti UNESCO, oggi tutelate dal Testo unico delle rinnovabili. E non è l’unica novità: l’emendamento firmato dal forzista Claudio Fazzone e approvato in commissione conferisce maggiori poteri al commissario per gli idrocarburi previsto dall’articolo 2 del decreto-legge. L’ennesima figura “straordinaria” che rinnova la tradizione tutta italiana di esautorare gli enti locali. Il testo è arrivato ieri in Aula per la discussione generale; nelle prossime ore è attesa l’approvazione definitiva, destinata a esacerbare lo scontro tra lo Stato e le comunità, che invece chiedono maggiori tutele per il territorio. Il decreto-legge n. 157/2026 reca «disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche», riguardando anche gli impianti rinnovabili e le trivellazioni. Durante la conversione in legge al Senato, la maggioranza ha ottenuto una modifica per allentare i vincoli paesaggistici: parchi fotovoltaici e pale eoliche potranno essere costruiti anche a ridosso delle aree UNESCO, in quelle zone di protezione oggi tutelate dal Testo unico. Come specificato dal relatore Roberto Rosso (FI), il fine è quello di «consentire anche gli interventi in regime di procedura abilitativa semplificata e quelli in regime di autorizzazione unica, i cui impianti ricadano interamente nella buffer zone, che presenti le caratteristiche di un’area idonea», rispettosa cioè dei vari criteri previsti dalla legge. Le Regioni vengono inoltre chiamate a individuare nuove aree idonee, da aggiungere a quelle così dichiarate dalla normativa statale. Emerge così un riferimento indiretto alla recente controversia con la Regione Sardegna, risolta dall’intervento della Corte Costituzionale che ha bocciato le disposizioni sulle aree non idonee, viste come «un ostacolo al conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione e di massima diffusione delle fonti energetiche rinnovabili». La maggioranza di centrodestra ha introdotto delle novità anche in materia di trivellazioni. L’articolo 2 del decreto dà un’accelerata alla ricerca di petrolio e gas. Una volta avviato il procedimento relativo alle attività esplorative o di perforazione, la Regione ha 45 giorni di tempo per esprimersi sull’intesa con lo Stato. Se il termine scade senza che la Regione abbia espresso l’intesa, il governo può, su proposta del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, assegnarle un ulteriore termine di 60 giorni, ridotto a 30 in determinati procedimenti. Se anche questo termine scade senza che l’ente locale si sia espresso, il Consiglio dei ministri può nominare un commissario con il potere di approvare l’intesa in sostituzione della Regione. La novità introdotta dall’emendamento a firma Fazzone è l’estensione delle prerogative del commissario anche agli atti intermedi, senza fermarsi all’intesa in sé. Non sono mancate le polemiche in Aula, durante l’esame del testo. «Ormai il problema amministrativo in Italia si risolve con il commissario, ma qui non stiamo parlando di una pratica burocratica qualsiasi, bensì di attività estrattive, di interventi che possono avere conseguenze sull’ambiente e sugli ecosistemi, sulle risorse naturali e sull’equilibrio dei territori», ha dichiarato la pentastellata Elena Sironi. Dai banchi di Italia Viva, la senatrice Annamaria Furlan ha invece incalzato il governo sul merito, ricordando «che nel 2016 Giorgia Meloni incitava gli italiani a votare “sì” al referendum contro la trivellazione. Oggi scopriamo che invece vuole trivellare di più e che richiama le Regioni al loro dovere». The post Il governo ha diminuito i vincoli per impianti rinnovabili e trivelle appeared first on L'Indipendente.
October 15, 2026
L'INDIPENDENTE
Il governo Meloni vara il decreto per aumentare le trivelle alla ricerca di petrolio e gas
Il Consiglio dei ministri ha approvato un provvedimento per accelerare le autorizzazioni alla ricerca e all’estrazione di idrocarburi, sia sulla terraferma sia in mare. La misura è contenuta nel decreto che proroga di una settimana il taglio delle accise sul gasolio. Il provvedimento consente al governo di nominare un commissario per sbloccare le procedure relative al rilascio di permessi e concessioni per la ricerca, l’esplorazione e l’estrazione di idrocarburi nei casi di stallo prolungato con le Regioni. Secondo la premier Giorgia Meloni, l’aumento della produzione nazionale potrebbe ridurre la dipendenza dalle importazioni e i costi per famiglie e imprese, oltre a generare occupazione e maggiori entrate per i territori. Dopo l’annuncio, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha dichiarato che nelle aree già esplorate le estrazioni potrebbero partire entro pochi mesi. La misura del governo, approvata la scorsa settimana, si articola in due interventi: da una parte, stabilisce un’ulteriore proroga del taglio delle accise sui carburanti, in vigore fino al 17 settembre; dall’altra, considerata la «straordinaria necessità e urgenza di adottare misure di accelerazione dei procedimenti concernenti infrastrutture e attività energetiche strategiche», introduce un meccanismo per velocizzare l’iter di approvazione delle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi. Secondo il provvedimento, una volta avviato un procedimento relativo a queste attività, la Regione ha 45 giorni di tempo per esprimersi sull’intesa con lo Stato. Se il termine scade senza che la Regione abbia espresso l’intesa, il governo può, su proposta del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, assegnarle un ulteriore termine di 60 giorni, ridotto a 30 in determinati procedimenti. Se anche questo termine scade senza che la Regione si sia espressa, il Consiglio dei ministri può nominare un commissario ad acta, che ha il potere di rendere l’intesa in sostituzione della Regione. Il testo del provvedimento fa riferimento ai casi di «procedimenti amministrativi per lo svolgimento di attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi su terraferma» e non menziona le attività offshore, ossia al largo delle coste italiane. Secondo Pichetto Fratin, il vantaggio dell’intervento sarebbe duplice: da una parte, la produzione interna porterebbe benefici ai territori; dall’altra, permetterebbe di ridurre i costi in bolletta. Riguardo al primo punto, tra i territori che otterrebbero benefici vi sarebbe la Basilicata, per cui il ministro ha menzionato il giacimento di Gorgoglione. Proprio in Basilicata si è acceso il dibattito politico: secondo le opposizioni, la nomina di un commissario si configurerebbe come un tentativo di scavalcare le Regioni e le loro amministrazioni. «Si tratterebbe», si legge in un comunicato del PD Basilicata, «di un vero e proprio commissariamento della Basilicata, di un esproprio del diritto dei lucani a decidere sul proprio futuro». Sulla riduzione dei prezzi, nel corso di una intervista a Presa Diretta, lo stesso ministro ha ammesso che, per quanto riguarda i costi della materia, e dunque l’effettiva possibilità di risparmiare, «la partita si gioca su quelli che sono i prezzi internazionali», più che sulla produzione interna: «Avere il petrolio o il gas nazionale non garantisce che costi di meno, perché le compagnie che fanno le estrazioni lo vendono sul mercato internazionale al prezzo di mercato, cioè lo danno a quei 4/5 trader che poi fanno salire il prezzo di gas e petrolio alle stelle a seconda della situazione internazionale», ha infatti osservato il conduttore. Il vantaggio della produzione interna, sostiene Pichetto Fratin sarebbe piuttosto quello di consentire, «qualora l’estrazione avvenga da parte di compagnie nazionali», come nel caso di ENI, di siglare «contrattazioni specifiche e dirette con prezzi completamente diversi». The post Il governo Meloni vara il decreto per aumentare le trivelle alla ricerca di petrolio e gas appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 14, 2026
L'INDIPENDENTE