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Sui cieli italiani Steadfast Noon coinvolge 17 paesi NATO
Contro l’escalation militarista e la minaccia nucleare: la pace come responsabilità globale L’Italia ospita in questi giorni Steadfast Noon, l’esercitazione annuale della NATO dedicata alla deterrenza nucleare, che coinvolge 17 Paesi alleati e si svolge anche nei cieli italiani e sul Mar Tirreno. L’attività interessa, tra le altre, le basi di Aviano e Ghedi e prevede simulazioni e verifiche delle procedure legate alla capacità nucleare dell’Alleanza. La NATO e l’Aeronautica militare italiana precisano che non vengono impiegate armi nucleari reali e che l’esercitazione, pianificata da tempo, non è diretta contro uno specifico Paese né collegata a una particolare crisi internazionale. Proprio la natura nucleare dell’addestramento, tuttavia, rende inevitabile una riflessione politica e democratica. In una fase segnata da guerre e tensioni tra potenze, la simulazione di scenari legati all’impiego di ordigni atomici non può essere considerata una questione esclusivamente tecnica. Occorre interrogarsi su quanto queste attività contribuiscano davvero alla sicurezza collettiva e su quali rischi possano derivare da una logica di deterrenza che continua a fondare la pace sulla minaccia di una distruzione reciproca. La discussione riguarda anche la trasparenza e il ruolo del Parlamento e delle comunità interessate. Le richieste di chiarimento avanzate da esponenti dell’opposizione sulle modalità dell’esercitazione, sulle attività previste e sull’informazione fornita ai territori richiamano un principio essenziale: le scelte che coinvolgono la sicurezza nazionale e il rischio nucleare devono essere accompagnate da un confronto pubblico adeguato. La difesa e la preparazione militare non possono sostituire la diplomazia, il disarmo e la ricerca di strumenti condivisi per prevenire l’escalation. Dalla contrapposizione tra NATO e Russia alla crescente corsa agli armamenti, il rischio di una catastrofe nucleare impone una svolta politica e culturale. La sicurezza non può fondarsi sulla deterrenza e sulla minaccia di annientamento, ma sulla diplomazia, sul disarmo verificabile e sulla partecipazione democratica. Prevenire l’escalation autoritaria e militarista significa difendere la vita, la dignità umana e il futuro dell’intera comunità internazionale. L’escalation in atto tra NATO e Russia solleva interrogativi fondamentali sul rapporto tra sicurezza, potere militare e sopravvivenza dell’umanità. In un contesto segnato dalla minaccia nucleare, contrastare le tendenze autoritarie, sovraniste e militariste significa interrogarsi criticamente sulle strategie che alimentano la spirale del riarmo, dell’ostilità e della reciproca sfiducia, soprattutto quando la deterrenza nucleare viene presentata come una garanzia di pace. I genocidi e le altre forme di violenza di massa, quando non vengono prevenuti o adeguatamente contrastati, contribuiscono a normalizzare l’esclusione, la disumanizzazione del nemico e il ricorso sistematico alla forza. Non costituiscono necessariamente tappe di un unico processo predeterminato, ma rappresentano segnali d’allarme rispetto alla possibilità che la violenza si estenda e assuma dimensioni catastrofiche, fino a compromettere le condizioni stesse della vita umana. Nell’era degli arsenali nucleari, questa prospettiva impone di considerare non soltanto i conflitti armati localizzati e le tragedie dei genocidi, come quello in atto a Gaza, ma anche il rischio estremo di una distruzione su vasta scala. La minaccia atomica non distingue tra vincitori e vinti: può travolgere intere popolazioni, cancellare ecosistemi e compromettere il futuro delle generazioni. In questo scenario, la vera vittoria strategica deve essere ripensata alla luce della ragione, della responsabilità etica, morale e politica e della volontà condivisa di vivere. La distinzione tra vincere e con-vincere esprime efficacemente questo cambiamento di prospettiva. Mentre vincere può significare imporre la propria volontà attraverso la superiorità militare, con-vincere significa costruire condizioni nelle quali gli avversari possano riconoscere, attraverso il confronto, la negoziazione e la trattativa diplomatica, la convenienza reciproca della pace. È necessario evitare che la ricerca della sicurezza di una parte produca insicurezza crescente per tutte le altre. La deterrenza nucleare, infatti, si fonda sulla minaccia di una distruzione che, una volta innescata, potrebbe sfuggire a ogni controllo. La sicurezza costruita sulla paura dell’annientamento rimane una sicurezza precaria, esposta a errori di valutazione, incidenti, escalation e decisioni irreversibili. La prevenzione di una guerra tra NATO e Russia richiede pertanto un impegno diplomatico fondato su accordi vincolanti, controllo degli armamenti, canali di comunicazione permanenti, meccanismi indipendenti di verifica e una partecipazione attiva del mondo pacifista. Non si tratta di ignorare le tensioni geopolitiche o le esigenze di sicurezza dei popoli, ma di riconoscere che nessuna soluzione militare può garantire una pace duratura quando è in gioco la sopravvivenza dell’umanità. La trasparenza deve inoltre essere sottoposta a un controllo democratico effettivo, attraverso il coinvolgimento delle istituzioni rappresentative, della comunità scientifica, delle organizzazioni della società civile, dei cittadini e dei movimenti pacifisti. La pace non può dipendere esclusivamente dalle decisioni riservate delle élites politiche e militari: deve diventare un obiettivo pubblico, sostenuto dalla conoscenza, dalla partecipazione democratica e dalla responsabilità collettiva. Occorre anche contrastare la progressiva normalizzazione della militarizzazione, che rischia di trasformare la preparazione alla guerra in una condizione permanente della società. Le risorse destinate al riarmo devono essere valutate alla luce delle necessità umane, sociali e ambientali, senza dimenticare che la sicurezza comprende il diritto alla salute, all’istruzione, al lavoro, alla dignità e a un futuro vivibile. Disinnescare la minaccia nucleare non è un gesto di debolezza, ma una responsabilità etica che richiede reciprocità, verificabilità e capacità di riconoscere la salvezza dell’umanità intera. In un mondo esposto alla possibilità di una catastrofe irreversibile, la misura della razionalità politica non può essere soltanto la potenza distruttiva accumulata, ma soprattutto la capacità di impedire che venga impiegata. Di fronte alla minaccia nucleare, nessun Paese può considerarsi davvero al sicuro se gli altri sono esposti al rischio di annientamento. La tutela mondiale contro le armi atomiche deve diventare una priorità condivisa, capace di superare le divisioni geopolitiche e di restituire alla politica il suo compito più alto: proteggere la vita e rendere possibile un futuro di pace. Le esercitazioni militari della NATO che coinvolgono anche il territorio italiano riportano al centro una questione decisiva: quale idea di sicurezza vogliamo costruire in un mondo attraversato da guerre, tensioni internazionali e una crescente corsa agli armamenti? L’addestramento delle forze armate viene presentato come uno strumento di deterrenza e preparazione, ma non può essere sottratto al dibattito pubblico sulle sue conseguenze politiche e sui rischi di un’escalation. L’Italia ospita da tempo importanti strutture dell’Alleanza atlantica e partecipa alle sue attività operative e addestrative. Questa presenza rende ancora più urgente una riflessione trasparente sul ruolo del nostro Paese: le esercitazioni non sono soltanto operazioni tecniche, ma segnali che si inseriscono in un contesto geopolitico delicato, nel quale ogni dimostrazione di forza può essere interpretata come una minaccia dall’altra parte. Occorre dunque interrogarsi sul rapporto tra preparazione militare e iniziative diplomatiche, tra deterrenza e disarmo, tra sicurezza nazionale e sicurezza condivisa. La pace non può essere affidata esclusivamente alla capacità di rispondere militarmente a un eventuale attacco: richiede anche canali di dialogo, accordi verificabili, cooperazione internazionale e un impegno concreto per ridurre le armi e prevenire i conflitti. Per questo, mentre si svolgono le esercitazioni, è necessario dare spazio anche alla voce di chi chiede una politica estera fondata sulla diplomazia, sul rispetto del diritto internazionale e sulla tutela delle popolazioni civili. La sicurezza dei cittadini italiani e dei popoli europei non dovrebbe essere concepita come contrapposizione permanente, ma come un obiettivo da perseguire attraverso la distensione e la costruzione di fiducia reciproca. Passare dal vincere al con-vincere significa assumere la sopravvivenza dell’umanità e la possibilità di una vita dignitosa come criteri fondamentali dell’azione politica. La trattativa diplomatica, costruita attraverso accordi controllabili, responsabilità democratiche e il contributo dell’attivismo per la pace, rappresenta una prospettiva concreta per contrastare l’escalation militare e nucleare. La volontà pacifista deve tradursi in un impegno istituzionale universale, etico e morale. Non basta invocare la pace: occorre costruirla attraverso il disarmo, la cooperazione internazionale, la prevenzione dei conflitti e il riconoscimento della comune vulnerabilità dell’umanità.   Laura Tussi
October 18, 2026
Pressenza
NATO-Sardegna: combattenti di terra, mare e cielo
Iniziate le mega- esercitazioni militari Steadfast Noon 2026* e Joint Stars 2026** *Steadfast Noon si tiene ogni anno in uno dei Paesi europei che ospitano ordigni nucleari statunitensi. L’edizione precedente si è svolta nel 2025, sempre a ottobre. Quest’anno, l’area di volo principale sarà tra Trapani e la Sardegna orientale. Gli F-35 italiani non parteciperanno, poiché non ancora certificati per
October 15, 2026
La Bottega del Barbieri
#nucleare La nuova bomba #atomica B61-12 che sta ridisegnando la strategia nucleare in Europa #aviano #ghedi #amendola Ogni ottobre, nei cieli d’Europa, si svolge una delle esercitazioni militari più importanti della NATO: Steadfast Noon. Quest’anno si svolgerà dal 13 al 20 ottobre e si estenderà allo spazio aereo italiano, con il coinvolgimento delle basi di Ghedi, Aviano, Amendola, Gioia del Colle e Trapani. https://www.youtube.com/watch?v=ZGYeiYOoOwM
October 14, 2026
Antonio Mazzeo
Spilimbergo (Pordenone): polizia, carabinieri e Leonardo S.p.A. insieme all’I.I.S. “Il Tagliamento”
I tentativi di forze dell’ordine, forze armate e industria bellica di penetrare nella scuola pubblica sono sempre più evidenti e, come nostro solito, la seguiamo e commentiamo con dovizia di particolari. Oggi denunciamo l’iniziativa di plurimilitarizzazione di sabato 3 Ottobre, organizzata presso l’Istituto d’Istruzione Superiore “Il Tagliamento” di Spilimbergo e denominata “Technology Day 2”. Partiamo da questa locandina da brividi: C’è “tutto”. I primi tre ingredienti sono a dir poco evidenti: forze dell’ordine, forze armate e industria bellica con Leonardo S.p.A. La Polizia di Stato di Pordenone, che è arrivata in forze con la Questura (in particolare con gli operatori della Polizia Scientifica), la Polizia Stradale e la Polizia Postale e che ha inteso mostrare come la tecnologia sia oggi un elemento fondamentale nell’attività quotidiana delle forze dell’ordine (e su questo teniamo a sottolineare che parte della “lezione” è convenuta sull’utilizzo delle tecnologie nel mondo della sicurezza investigativa). Le forze armate con l’Arma dei Carabinieri ha allestito un banchetto informativo per illustrare le opportunità di carriera e i profili tecnici richiesti nei diversi reparti, fatto di per sé gravissimo. Infine, ai ragazzi sono stati distribuiti volantini e pieghevoli, nel mentre li si incoraggiava a proseguire negli studi scientifici per sviluppare competenze utili… A chi? Beh, non tanto a loro, quanto a «una delle prime dieci aziende globali nei settori di aerospazio, Difesa e Sicurezza». O in altri termini, uno dei fiori all’occhiello della produzione italiana delle armi usate oggi per uccidere e distruggere altrove, soldati forzati al fronte e civili nelle loro case senza distinzione alcuna. Ma oltre al contenuto c’è la forma. E finalmente arriviamo alla “dovizia di particolari”: * nella sezione «scuola» della locandina, troviamo dirigente e sindaco insieme, fianco a fianco, indicando un totale favoreggiamento dell’iniziativa da parte delle istituzioni; * la sezione «istituzioni e forze dell’ordine» presenta una colpevole imprecisione, perché contenendo solo polizia e carabinieri sarebbe stato più corretto chiamarla «forze dell’ordine e forze armate»? Ma forse la nostra Cultura della Difesa non è abbastanza sviluppata… ; * il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco è «un corpo ad ordinamento civile della Repubblica Italiana incaricato del soccorso tecnico urgente, della prevenzione e dell’estinzione degli incendi e del soccorso alla popolazione in caso di calamità, incidenti ed altre emergenze». Inserirlo a fianco dei veicoli di polizia e carabinieri è un atto simbolico che va a favore della dottrina militare della Difesa Totale; * il «modera la professoressa» indica un supporto da parte del corpo docente stesso. Ma non di tutto. Anzi il collegio docenti ha addirittura la possibilità di impedire queste collaborazioni (clicca qui); * per finire, una sovrastante Harley Davidson tutta stelle e strisce, rigurgito della vicina base dell’aeronautica militare statunitense di stanza ad Aviano e sintomo della colonizzazione culturale e militarizzazione del territorio che ne consegue. Insomma, non solo un modo di fare scuola piegato alle esigenze delle forze armate e dell’industria bellica ma tutto un sistema che lo supporta e lo promuove: non vi sono più soltanto attività di prevenzione e “educazione alla legalità”, ma vere e proprie passerelle orientate a persuadere gli studenti che la filiera bellica e le carriere in divisa offrano meravigliose opportunità di carriera. È un fiume, il Tagliamento, a dare il nome alla scuola. Un’intitolazione che risuona nell’immaginario di molte e molti rievocando la guerra. E con essa la morte di migliaia di soldati e l’imperativo a fare di tutto perché ciò non si ripeta. E il nome urla se portato da una scuola oggi in questo modo. Quale ruolo scegliamo come docenti nella trasmissione della memoria collettiva? Perché non tutte e tutti le docenti si allineano a coloro che si sono prodigate e prodigati per il “Technology Day 2”. E il 4 novembre che si avvicina potrebbe diventare un’occasione per riflettere in classe anche all’I.I.S. Tagliamento. Dal basso più che dai vertici, per creare insieme alle e agli studenti chiavi di lettura altre dall’Onore e dal Valore Militare. Si legge dell’1 novembre 1917, battaglia di Ragogna: « [La Brigata Bologna rimase] intrappolata tra l’avversario preponderante per numero e mezzi (di fronte) e il Tagliamento in piena (alle spalle). Con i Ponti di Pinzano e di Pontaiba interrotti dietro disposizioni superiori, pur accerchiati dall’avversario e colpiti addirittura dalle salve dell’artiglieria “amica”, i resti della brigata prolungarono la difesa per alcune ore, sino all’inevitabile resa». Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università chiudiamo spezzando una lancia per la pace. Perché se la prassi di un sindaco, una dirigente e un’industria di morte sta portando alla guerra i giovani e le giovani studenti di un istituto tecnico; e se nelle guerre le forze armate risolvono i problemi facendo saltare un ponte con 5000 giovani dall’altra parte, come scuola e come società abbiamo un’altra possibilità. Quella di arrivare prima. E scegliere insieme una strada diversa da quella che porta alla guerra. Abbiamo tutti gli strumenti per farlo. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Steadfast Noon sui nostri cieli. Fuori l’Italia dai giochi dell’apocalisse nucleare NATO
Per una settimana i cieli italiani si trasformeranno nel teatro di una delle più delicate e imponenti manovre militari dell’Alleanza Atlantica. Dal 13 al 20 ottobre si svolgerà “Steadfast Noon 2026”, l’annuale esercitazione della NATO ideata per testare la prontezza e le procedure di “deterrenza” (dicono i guerrafondai…) nucleare, simulando […] L'articolo Steadfast Noon sui nostri cieli. Fuori l’Italia dai giochi dell’apocalisse nucleare NATO su Contropiano.
October 9, 2026
Contropiano
#war Italia, base USA: il ruolo strategico delle basi americane #sigonella #aviano #muos #niscemi #ghedi https://www.raiplay.it/video/2026/10/Italia-base-USA-il-ruolo-strategico-delle-basi-americane---PresaDiretta-04102026-b129ee06-a353-4837-8ba0-8eb98d973c01.html
October 7, 2026
Antonio Mazzeo
COINVOLGIMENTO ITALIANO NELLA GUERRA DEL GOLFO. “AD AVIANO ARRIVATI BOEING PER IL TRASPORTO DI TRUPPE DALL’ARABIA SAUDITA”, LA DENUNCIA DEL DEPUTATO DI AVS GRIMALDI
Coinvolgimento italiano nella guerra del Golfo. E’ il deputato di Avs, Marco Grimaldi, a denunciarlo questa mattina ai microfoni di Radio Onda d’Urto: “sarebbero in corso nelle ultime ore nuovi movimenti dal Golfo verso la base di Aviano” in Friuli Venezia-Giulia. Secondo quanto appreso, provenienti dalla base militare in Arabia Saudita sarebbero atterrati in Italia “un cargo Boeing C-17 Globemaster (volo RCH337) partito da Ramstein lungo la rotta solitamente usata per carichi bellici, e un Boeing 747-47 UF Atlas (volo CMB553) per trasporto truppe“. Denuncia Grimaldi di Avs . “Il 747 avrebbe trasportato personale militare in ricambio per le operazioni in Medio Oriente, effettuando un atterraggio dal lato nord della base con manovra inconsueta”. Se confermato, ricorda Grimaldi, “si tratterebbe dell’ennesima prova del ruolo centrale di Aviano nello scacchiere mediorientale”. “Chiediamo al Governo se corrisponda al vero quanto segnalato, quali materiali e personale starebbero transitando da Aviano e con quale autorizzazione parlamentare”. Il commento di Marco Grimaldi, deputato di AVS, a Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica.
September 10, 2026
Radio Onda d`Urto
Commemorare Hiroshima e Nagasaki oggi: presidio alla base militare statunitense di Aviano
IL 6 E IL 9 AGOSTO 1945 L’AERONAUTICA MILITARE STATUNITENSE SGANCIAVA DUE BOMBE NUCLEARI SU HIROSHIMA E NAGASAKI. DOMENICA, 9 AGOSTO 2026, IL TAVOLO PER LA PACE DI PORDENONE HA ORGANIZZATO UN PRESIDIO DI COMMEMORAZIONE DAVANTI ALLA BASE MILITARE STATUNITENSE DI AVIANO. PUBBLICHIAMO L’INTERVENTO PORTATO DA MIRIA PERICOLOSI E LUCA ALBERTI ARCHETTI PER L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ. Miria Pericolosi esordisce affermando che «commemorare è un viaggiare nel tempo tra passato e presente, un’occasione preziosa per imparare collettivamente». L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, come molte altre realtà, anche prima della sua nascita, sta “vedendo” i pericoli della deriva bellicista di questo presente e perciò si avverte una responsabilità che deriva da questa conoscenza, al punto di essere presenti ad Aviano per portare questa testimonianza. Luca Alberti Archetti, in un discorso accorato, ricorda: «Dieci anni fa ero uno studente universitario in trasferta in Giappone. Ero ospite dell’Università di Kyoto per un periodo di ricerca di due mesi. Ero là perché pieno di dubbi sulla strada da intraprendere in questo mondo. Oggi lavoro come matematico e come docente di scuola media. Non che i dubbi si siano dipanati ma, ripensando ora a quel periodo, noto invece anche una certa fermezza. Un qualcosa che portò quella persona che ero a arrivare una mattina, con una biciclettina che era la versione giapponese della “Graziella”, all’autostrada a est di Kyoto, scavalcare e posizionarmi all’area di sosta in attesa di un passaggio. Aspettai due ore. Poi, una coppia mi diede attenzione. Erano le 8.20 di mattina del 6 agosto. Appena salito in macchina, condivisero con me la loro colazione, una frittata e degli onigiri, quelle pallette di riso con un ripieno o di tonno cotto o di altre cose. E poi partimmo. Un solo passaggio fino alla destinazione, più di 350km di distanza, e loro non parlavano inglese e io non parlavo giapponese, ma comunicavamo. Ci capivamo. Loro andavano in vacanza, molto più a sud, ma invece che lasciarmi all’area di sosta decisero di uscire dall’autostrada. Mi offrirono il pranzo. E mi lasciarono davanti al Museo commemorativo della pace di Hiroshima. Ce l’avevo fatta. Era il 6 agosto 2016 ed ero a Hiroshima. Il resto del giorno è stato difficile. Condivido un solo un frammento, che trascrissi su un mio diario per non dimenticare. Sotto lo splendore azzurrino pezzi di pelle cadono. Nei miei occhi rossi di sangue il sole è scuro. Sulla sabbia sottile scappavo sostenendo le mie gambe tremolanti con un bastone di bambù. Una madre con la carne cadente e le ossa esposte, tra le braccia un bimbo morto, era piegata sulla strada vomitando qualcosa di nero. "Ho caldo, ho caldo, mamma", gli occhi deformati i vestiti bruciati dai raggi termici pulendosi la schiuma di sangue, uno studente di scuola media girava contorcendosi. Con i capelli ritti e le braccia rivolte al cielo morto o vivo, uomo o donna, un volto grigio galleggiava sul fiume. Nel prosieguo dell’intervento, Miria Pericolosi precisa che l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università è un’associazione di scopo che denuncia la penetrazione dei valori bellicisti nei luoghi della formazione. In Italia e nei vari Paesi europei sempre più presente è una progettata ingerenza militarista volta alla costruzione di una identità collettiva nuova e funzionale alla guerra, basata sulla sua normalizzazione e sull’elogio delle forze armate in contesti scolastici di totale assenza di contraddittorio. Essere alla base di Aviano il 9 agosto significa ricordare che nel 1945, ottantuno anni fa, gli Stati Uniti iniziarono l’era nucleare, lanciando due bombe atomiche, su Hiroshima e Nagasaki, decidendo di bruciare due centinaia di migliaia di bambini, donne e uomini, a dimostrazione, come dicono attenti studi storici, della potenza degli Stati Uniti, della propria capacità di dominio seminando terrore. Dopo il 1945 il possesso di armi nucleari divenne priorità per altre potenze mondiali e da allora siamo entrati nell’era della deterrenza nucleare, in un «folle equilibrio del terrore in cui il mondo ha vissuto per decenni e vive tuttora». Un equilibrio che si fonda sul possesso di tecnologie sufficienti ad essere più veloci nella controffensiva e che oggi, l’uso dell’intelligenza artificiale, se non regolamentata come richiesto da Organizzazioni internazionali, rischia di alterare velocizzando le decisioni strategiche, riducendo il tempo di reazione umana e il margine di errore, costituendo un possibile rischio di catastrofe nucleare. È da ricordare, tra parentesi, che i Paesi nucleari NATO si riservano di poter usare armi atomiche anche in risposta a un attacco convenzionale a sé o ai loro alleati. L’Osservatorio segue e denuncia questa costruzione da parte delle istituzioni della “cultura della difesa”, della “Cultura del Nemico”, dell’insicurezza e della paura, della logica identitaria, di un mondo chiuso alla diversità, dell’obbedienza senza coscienza. In questo momento i governanti sono concordi e uniti sulle politiche di guerra e sulla rincorsa “all’Europa della difesa”; sono alla ricerca di finanziamenti per quei settori giudicati prioritari per la futura industria delle armi europea. Essi giustificano questo preoccupante declino verso la guerra come necessità per gli Stati europei di fornire maggiori contributi alla sicurezza collettiva, potenziando le imprese di guerra e la ricerca nel settore della difesa, essenziale per colmare i divari tecnologici atti ad affrontare, secondo i vertici militari, le manifatture militari e i vertici della Difesa, il Nemico prospettato. In questa deriva guerrafondaia, l’Osservatorio propone l’Obiezione di Coscienza che deve essere totale e farsi scelta collettiva e in tutti gli ambiti della società civile: * nel mondo del lavoro per il diritto di rifiutare la produzione e il trasporto degli armamenti; * nella ricerca per il diritto di sottrarsi a progetti “dual-use” o a scopi bellici; * in tutta la società come barriera civile contro un sistema che prepara il Paese allo stato di guerra. L’Osservatorio invita a mettere in atto azioni di disubbidienza civile contro tutte le misure adottate dal Governo italiano e dalle altre istituzioni nazionali ed europee per la militarizzazione della società, incluso il ritorno alla leva obbligatoria in qualsiasi forma e alla schedatura di massa dei ragazzi e ragazze. L’invito è quello di seguire quel “ripudio della guerra” espresso nell’art.11 della Costituzione rifiutando qualsiasi ipotesi di difesa militare e civile funzionale o complementare alla logica bellica. Luca Alberti Archetti ricorda, inoltre, che nel 1983, a Comiso, durante la protesta contro l’installazione di 112 missili nucleari, il fisico pacifista e nonviolento Giovanni Salio diceva che non è affatto vero che il totalitarismo, anche estremo come nel caso di Hitler, sia monolitico e invincibile. Anch’esso, come tutte le forme di potere, si regge sul consenso e sulla collaborazione. Il progetto di sterminio degli ebrei fallì proprio là dove le tradizioni democratiche erano più radicate e autentiche e la popolazione e i funzionari non collaborarono, per cui Luca conclude che «Anche noi oggi con la nostra collaborazione, stiamo costruendo, come diceva Salio, una gigantesca macchina da guerra simile a quella prodotta dal popolo tedesco nella seconda guerra mondiale, che si regge sul nostro consenso, sulla nostra partecipazione quotidiana».  D’altra parte, però, queste evidenze rivelano che di fronte al problema della guerra tutti e tutte potrebbero essere obiettori. Salio indicava esplicitamente una via per costruire un’alternativa. Bisogna partire dalla rottura e dal ribaltamento di quella partecipazione su cui si basa il consenso che sostiene la guerra e il riarmo. Secondo il Capo di stato maggiore della Difesa Luciano Portolano, convocato per un’audizione in Parlamento il 21 maggio dell’anno scorso, il nostro presente è di nuovo come quello di Comiso, in piena Guerra Fredda. Portolano dice più o meno così: «Dall’89 al 2022 facevamo [intendendo come forze armate italiane] delle operazioni operazioni militari internazionali di “pace”. Mentre ora la fase è cambiata, ora dobbiamo tornare a fare “deterrenza” e “difesa totale” come durante la Guerra Fredda». È nostra responsabilità condividere l’urgenza di affermare che la difesa totale è la dottrina militare su cui si basano Portolano, l’UE e la NATO. Secondo questa dottrina, ogni civile, perfino quello pacifista e nonviolento, può trovare un posto riservato per lui per partecipare alla macchina della guerra. Per l’Osservatorio, ogni forma di sostegno civile alla guerra va rifiutata: ecco da dove arriva la proposta dell’obiezione di coscienza totale e collettiva. Dall’altra parte, vi è una subdola strumentalizzazione dell’idea stessa di “difesa”. Non basta più volersi “difendere”. In un presente in cui lo Stato italiano vuole andare alla guerra, l’art. 52 rivela i suoi limiti. Quello che allora venne scritto come “sacro dovere del cittadino”, e cioè “la difesa della Patria”, va oggi sostituito con la difesa dell’umanità, “la difesa dell’umanità contro la guerra“. È in questa prospettiva che ci siamo ritrovati a Londra il 20 giugno, alla Conferenza Internazionale contro la Guerra. L’analisi condivisa è che le Governances occidentali vogliono portare il mondo alla guerra. A Londra si è manifestata un’unità attraverso la diversità. Come per le manifestazioni contro l’invasione dell’Iraq nel 2003 e contro il genocidio in Palestina lo scorso autunno, prendiamo atto del costituirsi di una “opiniona pubblica mondiale” che dal basso rifiuta la guerra e l’oppressione. Siamo davanti a un cambio di ordine mondiale, in cui l’Occidente, che per secoli ha dominato con un potere violento, patriarcale e coloniale, si trova ora a dover cedere il passo alle “periferie del mondo”. Non lo farà spontaneamente e la forma del suo rifiuto è la guerra. Quella guerra che uccide, prima dei vertici, le popolazioni. Sia quelle del Nemico di turno, nemico con la N maiuscola, sia le “sue”. Perché le guerre di oggi sono fatte di terrorismo di stato, di stragi di civili.  È così che ci ritroviamo, 81 anni dopo, di nuovo alla prima settimana di agosto 1945, quando si decideva di lanciare una bomba nucleare sulla gente giapponese anche per fermare la Russia. Si decideva di lanciare una arma nuova, che corrispondeva necessariamente alla strage, per motivi politici: per poter mantenere un ordine mondiale a proprio favore. Tuttavia, ottantuno anni dopo, con Londra, con la Flotilla, con lo sciopero internazionale dei portuali chiamato per il prossimo 30 ottobre, vediamo il trasformarsi di quella che era un’opinione pubblica mondiale in quello che vogliamo essere un “soggetto politico mondiale”: i popoli in solidarietà fra essi, contro la guerra e contro l’oppressione, vigili e capaci di “difendersi”. È questo il contributo che dal mondo vogliamo portare qui oggi e nelle nostre scuole a settembre. UN’OBIEZIONE TOTALE E COLLETTIVA PER DIFENDERE. DIFENDERE NON LA PATRIA, MA L’UMANITÀ. DIFENDERE NON DAL NEMICO, MA DALLA GUERRA. Miria Pericolosi e Luca Alberti Archetti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Per contattarci: osservatorionomili@gmail.com. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
A 81 anni da Hiroshima e Nagasaki la memoria si fa azione
NUMEROSE INIZIATIVE IN TUTTA ITALIA NELL’ANNIVERSARIO DEI BOMBARDAMENTI ATOMICI. LA RETE ITALIANA PACE E DISARMO: “RICORDARE NON BASTA, VA COSTRUITA ORA UN’ALTERNATIVA DI PACE E DISARMO”. RILANCIATA LA RACCOLTA FIRME PER LA DIFESA CIVILE NON ARMATA E NONVIOLENTA A 81 anni dai bombardamenti atomici che il 6 e il 9 agosto 1945 distrussero Hiroshima e Nagasaki, numerose iniziative promosse dai gruppi e associazioni locali nostre partner attraversano l’Italia: da Padova a Brescia, da Rovereto a Cervia, da Verona ad Aviano. La Rete Italiana Pace e Disarmo le accompagna e le sostiene, perché fare memoria di quei giorni non significa celebrare un rito, ma riconoscere una minaccia ancora attuale e scegliere di prevenirla. LE ARMI PEGGIORI DEL MONDO, IERI COME OGGI Come ricorda sempre la campagna ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, Premio Nobel per la Pace 2017, di cui la Rete Italiana Pace e Disarmo è partner italiano) le armi nucleari sono gli ordigni più distruttivi, indiscriminati e disumani mai create: una singola bomba è in grado di distruggere un’intera città. Nel 1945, a Hiroshima e Nagasaki, oltre il 90% delle vittime erano civili, tra cui circa 38.000 bambini. La devastazione fu tale che medici, ospedali e soccorsi vennero annientati, e chi entrò nelle città dopo le esplosioni per portare aiuto si ammalò a causa delle radiazioni. Gli effetti si sono estesi per decenni e attraverso le generazioni, con tumori e danni genetici ancora oggi presenti tra i sopravvissuti. Sono gli hibakusha, i sopravvissuti, ad averci consegnato la testimonianza più chiara: le armi nucleari e l’umanità non possono coesistere. È un monito che pesa sul presente, perché il rischio che oggi venga utilizzata un’arma nucleare, per errore o deliberatamente, è alto quanto non lo sia mai stato, mentre le nazioni dotate di questi arsenali aumentano le spese per modernizzarle (circa 120 miliardi di dollari nel 2025) con risorse sottratte a sanità, scuola, lotta alla povertà e alla crisi climatica. IL TPNW E LE CITTÀ PROTAGONISTE La strada indicata da ICAN, Senzatomica e Rete Italiana Pace e Disarmo è una sola: l’adesione al Trattato ONU sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), in vigore dal 2021. Attraverso la campagna “Italia, ripensaci” si chiede al Governo italiano di ratificarlo, e attraverso l’ICAN Cities Appeal si mobilitano le amministrazioni locali. Questo protagonismo dei territori è oggi evidente: sono ormai 148 le città italiane che hanno sottoscritto l’Appello di ICAN, insieme alle Regioni Emilia-Romagna e Campania, per un insieme che rappresenta il 14,3% della popolazione italiana. Proprio in questi giorni Rovereto compie un ulteriore passo verso l’adesione, mentre Comuni già firmatari come Brescia, Padova e Cervia rinnovano il loro impegno. DALLA MEMORIA ALL’AZIONE: “UN’ALTRA DIFESA È POSSIBILE” Le iniziative di questi giorni non si fermano al ricordo: additano un’alternativa concreta. Occorre smontare le dinamiche di militarizzazione e riarmo che rischiano di trascinare il mondo verso una catastrofe, e costruire fin da ora percorsi di pace, disarmo e nonviolenza capaci di prevenirla. Per questo, a partire dalla manifestazione di Aviano davanti alla base USAF ma anche nell’appuntamento con le Lanterne di Pace a Verona, in questi eventi verrà rilanciata l’iniziativa per una difesa civile, non armata e nonviolenta e la raccolta di firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla campagna “Un’altra difesa è possibile”. Difendere le comunità senza le armi, investire in strumenti civili di prevenzione e trasformazione dei conflitti: è questa la risposta che la società civile oppone alla logica del riarmo. Vale, oggi più che mai, l’appello di Setsuko Thurlow, sopravvissuta a Hiroshima e testimone per ICAN: “ogni persona uccisa aveva un nome ed era amata da qualcuno; a noi il compito di fare in modo che quelle morti non siano state vane”. LE INIZIATIVE DEL 6 E 9 AGOSTO 2026 * 6 agosto, ore 8.00-9.00 – Padova — Ancora Hiroshima? Ancora Nagasaki? Ricordiamoci della nostra umanità. Ritrovo davanti a Palazzo Moroni, momento di silenzio e lettura dei messaggi degli hibakusha. * 6 agosto, ore 17.30-19.00 – Rovereto (TN) — Rovereto città per la pace: verso l’adesione a “Italia ripensaci”. Al Centro Pace, Ecologia e Diritti, verso l’adesione del Comune a “Italia, ripensaci” e all’ICAN Cities Appeal. * 6 agosto, ore 17.30-19.00 – Cervia (RA) — “No more Hiroshima! No more Nagasaki!”. Alla Biblioteca Maria Goia, proiezione della Dichiarazione di Pace di Mayors for Peace. * 6 agosto, ore 18.00-19.00 – Brescia — Anniversario di Hiroshima – Corteo silenzioso per le vie di Brescia. Corteo silenzioso in fila indiana da Largo Formentone, con sosta alla Prefettura per chiedere la ratifica del TPNW. * 6 agosto, ore 20.15-22.30 – Verona — Lanterne di pace sull’Adige per ricordare Hiroshima e Nagasaki. Alla vasca dell’Arsenale, musica, parole e deposizione delle lanterne rosse sul fiume. * 9 agosto, ore 10.00-12.00 – Aviano (PN) — Aviano: 81 anni da Hiroshima e Nagasaki. Manifestazione davanti alla base USAF per il disarmo nucleare, l’obiezione di coscienza e la difesa civile non armata e nonviolenta, con raccolta firme.   Rete Italiana Pace e Disarmo
August 5, 2026
Pressenza
Armi nucleari ad Aviano: il Tribunale conferma la presenza, ma archivia l’esposto
Il Giudice per le indagini preliminari (Gip) di Pordenone ha disposto l’archiviazione della denuncia, presentata decine di realtà insieme a vari cittadini e cittadine, sull’illegittimità della presenza di armi nucleari nella base statunitense di Aviano. Il procedimento era nato dall’esposto presentato da questo nutrito gruppo di associazioni e persone impegnati […] L'articolo Armi nucleari ad Aviano: il Tribunale conferma la presenza, ma archivia l’esposto su Contropiano.
July 31, 2026
Contropiano