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Il governo va avanti sul riconoscimento facciale nelle proteste: approvato in Commissione
Va avanti l’iter del decreto legislativo con cui il governo Meloni punta a disciplinare «l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale per l’attività di polizia». Si prevede cioè di integrare l’attuale sistema di videosorveglianza con tecnologia IA, da utilizzare sia prima che durante le manifestazioni. Il decreto dovrebbe dare attuazione all’AI Act, regolamento approvato nel 2024. Tuttavia, dopo il primo sì in Senato, è intervenuta proprio la Commissione Europea, sostenendo che il riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili è vietato dall’AI Act. Nonostante il richiamo, la maggioranza ha tirato dritto e in Commissione Politiche dell’UE alla Camera ha approvato lo schema di decreto legislativo che ora passa al vaglio del Consiglio dei ministri. Lo schema di decreto legislativo è stato presentato in Commissione la settimana scorsa. Per adeguare la normativa al regolamento europeo, Meloni ha fatto ricorso alla delega legislativa, ottenuta in Parlamento circa un anno fa. Tra le novità introdotte, vi sarebbe la memorizzazione, per sette giorni, dei dati biometrici di tutte le persone che accedono a luoghi sensibili, come ad esempio una piazza che ospiterà una manifestazione. All’art. 8 si autorizza «l’uso eccezionale di sistemi di IA per l’identificazione biometrica remota in tempo reale di persone fisiche in luoghi pubblici o aperti al pubblico, da parte delle forze di polizia» e per «la prevenzione di specifiche e gravi minacce gravi, relative ad un attacco terroristico ovvero alla vita o all’incolumità delle persone» — previsione, questa, molto ampia e discrezionale. L’art. 10, poi, disciplina il riconoscimento facciale “a posteriori”. In particolare, il decreto prevede la raccolta e la memorizzazione dei dati biometrici dei passanti, per un periodo massimo di sette giorni «in contesti caratterizzati da particolari esigenze di ordine e sicurezza pubblica» – come potrebbero essere le manifestazioni di piazza. In questo modo il governo può realizzare un «archivio di volti, orari e luoghi costruito in via anticipatoria su una platea indifferenziata di cittadini che non sono sospettati di alcunché», denunciano le opposizioni, che dopo la votazione di ieri hanno abbandonato la Camera. The post Il governo va avanti sul riconoscimento facciale nelle proteste: approvato in Commissione appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 4, 2026
L'INDIPENDENTE
Amnesty International: “Dissenso sotto attacco: cambiare la Legge 54/2026”
Amnesty International ha pubblicato oggi una dettagliata analisi in cui denuncia la Legge italiana n. 54/2026 in materia di sicurezza pubblica come una grave minaccia ai diritti umani e alle libertà fondamentali. Secondo l’organizzazione, numerose disposizioni della legge sono incompatibili con gli obblighi internazionali assunti dall’Italia e rischiano di comprimere in modo significativo il diritto alla libertà di espressione, di riunione pacifica, di associazione, alla vita privata e alla libertà di movimento. La nuova normativa amplia in modo senza precedenti i poteri delle forze di polizia, rafforza il ricorso a misure preventive e amministrative, riduce le garanzie giudiziarie e introduce nuovi strumenti che espongono attiviste, attivisti, cittadine e cittadini al rischio di controlli, restrizioni e sanzioni arbitrarie. “Questa legge rappresenta un pericoloso arretramento nella tutela dei diritti fondamentali e segna un ulteriore passo verso la normalizzazione di misure eccezionali che trattano il dissenso come una minaccia alla sicurezza anziché come un elemento essenziale di una società democratica – ha dichiarato Debora Del Pistoia, ricercatrice di Amnesty International Italia – Norme formulate in modo vago e ampiamente discrezionale conferiscono alle autorità poteri sproporzionati che rischiano di colpire in maniera arbitraria persone attiviste, movimenti sociali e chiunque eserciti il diritto di protestare pacificamente”. Tra le disposizioni più preoccupanti figurano il nuovo fermo preventivo fino a 12 ore nel contesto delle manifestazioni pubbliche, l’estensione dei poteri di fermo, identificazione e perquisizione senza preventiva autorizzazione dell’autorità giudiziaria, l’ampliamento delle misure di prevenzione e dei cosiddetti “Daspo”, nonché l’introduzione di nuovi divieti che possono impedire la partecipazione a manifestazioni e assemblee pubbliche. Amnesty International denuncia inoltre il rafforzamento di un modello di sicurezza fondato sulla presunta “pericolosità” delle persone piuttosto che sull’accertamento di responsabilità individuali, consentendo l’adozione di misure restrittive sulla base di semplici segnalazioni o denunce e in assenza di adeguate garanzie procedurali e di un controllo giudiziario effettivo. Particolare preoccupazione suscita la nuova disciplina delle manifestazioni pubbliche. Sebbene alcune condotte siano state formalmente depenalizzate, la legge introduce pesanti sanzioni amministrative per l’organizzazione di manifestazioni non preavvisate, per il mancato rispetto di prescrizioni imposte dalle autorità e persino per la promozione di iniziative attraverso piattaforme digitali e gruppi online. Secondo Amnesty International, tali misure rischiano di avere un forte effetto intimidatorio e deterrente sull’esercizio del diritto di protesta. A soli due mesi dall’entrata in vigore delle nuove norme, si registrano già centinaia di procedimenti e misure applicati nei confronti di sindacalisti, attiviste e attivisti e persone che hanno partecipato a manifestazioni pacifiche. Diverse procure hanno avviato procedimenti penali e amministrativi legati a iniziative di solidarietà con la popolazione palestinese e ad altre proteste non violente, contestando illeciti legati alla mancata notifica delle manifestazioni e applicando le nuove disposizioni sul blocco stradale e ferroviario. “L’applicazione delle nuove norme sta contribuendo a consolidare una tendenza preoccupante alla criminalizzazione del dissenso – ha aggiunto Debora Del Pistoia, ricercatrice di Amnesty International Italia – Sanzioni amministrative e procedimenti penali vengono sempre più utilizzati come strumenti di deterrenza nei confronti dell’esercizio della libertà di riunione pacifica”. Amnesty International chiede alle autorità italiane di abrogare o modificare radicalmente le disposizioni della Legge n. 54/2026 incompatibili con gli standard internazionali sui diritti umani, a partire dai poteri di detenzione preventiva e di fermo e perquisizione introdotti dall’articolo 7 e dalle disposizioni che sanzionano l’organizzazione di assemblee non notificate o la mancata osservanza dei percorsi imposti dalle autorità introdotte dall’articolo 9. Il testo integrale dell’analisi Italia: la nuova legge sulla sicurezza pubblica solleva gravi preoccupazioni per i diritti umani è disponibile online nella versione originale, in inglese, e nella traduzione in italiano. Nell’occasione, Amnesty International Italia sollecita le adesioni all’appello per chiedere di proteggere il diritto di protesta in Italia : https://www.amnesty.it/appelli/proteggere-il-diritto-di-protesta-in-italia/ Amnesty International
June 30, 2026
Pressenza
IL PRIMO FERMO PREVENTIVO COMMINATO A 91 PERSONE “ARMATE” DI FIORI PER UNA CERIMONIA FUNEBRE. “ANARCHICI SPESSO LABORATORIO PER LA REPRESSIONE”
Sono 91 le persone che hanno subito per prime il “fermo preventivo” in nome del famigerato decreto sicurezza – l’ultimo di una lunga serie varato dal governo Meloni – che ha colpito attivisti e attiviste di area anarchica. Le 91 persone sono state fermate preventivamente prima di raggiungere, domenica 29 marzo a Roma, il momento di ricordo funebre nei confronti di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, morti il 19 marzo nell’esplosione dentro un casolare al Parco degli Acquedotti nella capitale. I fermi sono stati eseguiti per il fotosegnalamento e rilevamento di impronte, sulla base della nuova normativa repressiva. Dopo 8 ore, in serata, sono stati rilasciati con 91 fogli di via. Il fermo preventivo, attraverso l’articolo 11bis introdotto nel d.l. sicurezza 2026 “prevede che ci sia un motivo fondato di pericolo per la pubblica sicurezza se vi sono delle armi o strumenti atti a offendere. In questo caso le persone fermate erano armate solo di fiori quindi è evidente che non ci fossero presupposti di pericolo”, fa sapere l’avvocata Paola Bevere, intervistata ai micrfoni di Radio Onda d’Urto, che insieme a Flavio Rossi Albertini segue attivisti e attiviste. “Il decreto sicurezza ha l’intento di limitare la partecipazione nelle piazze, ha introdotto delle sazioni amministrative molto salate (da mille a 10mila euro) che chiaramente possono essere un disincentivo, soprattutto per i giovani”, aggiunge l’avvocata. Non solo: c’è “la possibilità di fare perquisizioni sul posto e l’accompagnamento preventivo per 12 ore si limita fortemente la possibilità di partecipare alle manifestazioni sulla base di un mero sospetto”. Una norma molto ampia nella “sua applicazione e la sua vaghezza”, fa sapere l’avvocata Bevere. Come ha già fatto sapere l’avvocato Flavio Rossi Albertini, “spesso sono gli anarchici il primo laboratorio per l’attuazione di queste norme più repressiva che preventiva”. Il governo, però, paude. Ma a quale scenario andremo in contro d’ora in poi? L’intervista completa all’avvocata Paola Bevere. Ascolta o scarica.
March 30, 2026
Radio Onda d`Urto