Osservatorio economia e lavoro, CGIL Rimini
IRES Emilia-Romagna e CGIL Rimini hanno presentato i dati del 14° rapporto
sull’economia ed il lavoro in provincia di Rimini | In provincia di Rimini è
presente una popolazione che invecchia e che fa sempre meno figli; un’economia
in rallentamento; il lavoro con numeri positivi in superficie; accessi in
aumento alla Caritas.
IRES Emilia-Romagna (Istituto Ricerche Economico Sociali) ha presentato in Sala
Pironi i dati del 14° rapporto sull’economia ed il lavoro in provincia di
Rimini. I dati della ricerca, commissionata da CGIL Rimini, sono stati
illustrati da Valerio Vanelli (Ricercatore IRES). Alla presentazione ha
assistito e portato i saluti dell’Amministrazione comunale di Rimini l’Assessora
Francesca Mattei, che tra le deleghe ha anche quella al Patto per il clima e il
lavoro e alle Politiche giovanili.
Gli ambiti di approfondimento dell’Osservatorio IRES per la provincia di Rimini
La ricerca – condotta da Valerio Vanelli con un’appendice statistica a cura di
Federica Benni – si suddivide in 4 macro capitoli, che affrontano per la
provincia di Rimini: la struttura e le dinamiche demografiche, le dinamiche
economiche e d’impresa, il mercato del lavoro ed il benessere sociale,
l’ambiente ed il territorio.
Demografia: denatalità e invecchiamento preoccupano | Al 1° gennaio 2025, la
provincia conta 341.844 residenti, il 44% concentrato nel comune capoluogo. In
20 anni, mentre la popolazione totale aumentava del 12,9%, i cittadini con più
di 75 anni sono aumentati del 54,1%, con una riduzione della fascia 30-39 anni
del 30%, corrispondente a oltre 15.300 residenti in meno in questa fascia d’età.
Le nascite sono crollate del 47,6% dal 2010, dato peggiore rispetto a media
regionale e nazionale. Parallelamente, l’indice di vecchiaia tocca quota 216,
indicando che gli over 65 sono più del doppio degli under 15, e per la prima
volta supera quello regionale (212), oltre a mantenersi sopra quello nazionale
(208). L’incidenza della popolazione straniera è dell’11,2%, inferiore alla
media regionale e tra le più basse in Emilia-Romagna. La quota di stranieri di
almeno 50 anni è più che raddoppiata dal 2008 (dal 15,0% del totale al 31,3%),
modificando le future esigenze di cura e di welfare.
Economia in rallentamento, trainata dal turismo | Il sistema locale pur
resiliente dopo lo shock pandemico, frena. Pesano l’instabilità globale, i
conflitti internazionali e le spinte protezionistiche. Una forte contrazione del
manifatturiero (produzione -6,7%, fatturato -5,4%, ordinativi esteri -9,5%), con
l’export che crolla per i settori della pelle, metallo, farmaceutica e
macchinari. Colpito anche il comparto delle costruzioni, in forte contrazione (-
1,2% 2025 e -2,1% nel 2024), mentre il commercio della grande distribuzione
registra una tenuta positiva. A tenere alta la domanda è il turismo, con un
aumento delle presenze (+4,6%), soprattutto straniere (+7,5%). Unico segnale
fortemente positivo per l’export è il +30% nell’agroalimentare.
Mercato del lavoro: occupazione in crescita, ma precarietà diffusa | Il 2025
segna un dato positivo: +2% di occupati rispetto all’anno precedente, dato
identico alla media regionale e superiore alla media nazionale. Il tasso di
occupazione arriva al 69,7% , mentre la disoccupazione cala drasticamente al
4,5%, dato ai minimi storici. Però solo il 32,7% ha un occupazione a tempo
indeterminato, tempo pieno con 52 settimane di contribuzione. Dato che si riduce
al 20,3% se parliamo di lavoratrici.
Redditi bassi | In superficie numeri positivi, ma in profondità emerge la
fragilità e la precarietà lavorativa. Avere un lavoro non significa più avere
stabilità economica. La retribuzione media annua dei dipendenti privati si
attesta a 18.350 euro lordi, fanalino di coda in Emilia-Romagna dove la media è
di €26.377. L’incremento delle retribuzioni (dal 2008 al 2024 è stato del 24%)
non è riuscito a compensare la recente spinta inflazionistica (dal 2008 al 2024
è stata del 35%). Considerando poi le dichiarazioni dei redditi, Rimini è ultima
delle nove province emilianoromagnole, unica con reddito imponibile medio
inferiore a 21.000 euro lordi annuali.
La lettura dei dati con l’apporto anche di Isabella Mancino che ha illustrato
l’Osservatorio della Povertà Caritas | Parlare di povertà significa analizzare
un fenomeno multidimensionale. Fragilità economica, precarietà lavorativa,
emergenza abitativa, difficoltà sanitarie e povertà educativa, non sono problemi
isolati, ma dimensioni che si alimentano a vicenda, intrappolando le persone in
un circolo di svantaggio sociale. I working poor incontrati dalla Caritas non
riescono a sostenere le spese, e oltre a lavorare nei settori tradizionali come
il turismo o l’edilizia, emergono nuovi settori di fragilità come gli sportivi,
imprenditori, i magazzinieri. 1 su 3 incontrati dalla Caritas sono senza dimora
ma con occupazione; spesso anche con figli minori, trovano alloggi solo nei
residence e alberghi, essendo poi costretti ad uscire nel mese di maggio. Sempre
più critica è la condizione delle vedove e delle donne ucraine anziane, non più
nell’età lavorativa ma che nel loro Paese a causa del conflitto hanno perso il
loro alloggio.
Francesca Lilla Parco, lancia l’allarme sulla situazione reddituale e
produttiva: Si può indagare il lavoro irregolare in questa provincia leggendo i
dati sui redditi dichiarati e sulle retribuzioni medie; bassissime e sotto la
media regionale, che sono la conseguenza di lavoro nero e irregolare dilagante.
Nel settore turistico inoltre pesa in maniera considerevole l’assenza di
un’indennità di disoccupazione specifica per il turismo, dove tutto è affidato
alla NASPI che è uno strumento inadeguato.[…] Le crisi economico-occupazionali
prima del 2008, poi del 2019-2020 (pandemia) e infine l’inflazione degli ultimi
anni hanno colpito profili di nuclei familiari tradizionalmente non considerati
a rischio. Le crisi sopra citate non hanno creato il problema, ma hanno
probabilmente accelerato delle tendenze preesistenti e accentuato la
fragilizzazione di un’ampia «fascia grigia» di famiglie, nuovi profili che si
sono aggiunti a quelli tradizionalmente seguiti dai servizi.
Anche la crisi della manifattura incide sulla situazione reddituale, con la
fuoriuscita assorbita dai settori che oggi trainano l’economia territoriale, ma
che sono caratterizzati da redditi bassi e diffusa precarietà.
Rimini, 28/5/2026
Camera del Lavoro Territoriale – CGIL Rimini
Redazione Romagna