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Perù: respinta la richiesta di grazia per l’ex presidente Pedro Castillo
Il Ministero della Giustizia e dei Diritti Umani ha respinto la richiesta di grazia a favore dell’ex presidente Pedro Castillo Terrones, presentata dal deputato Elías Varas. La Direzione delle Grazie Presidenziali ha comunicato che il fascicolo non specificava il tipo di grazia presidenziale (grazia, commutazione della pena o diritto di grazia) né soddisfaceva i requisiti di base del Regolamento Interno della Commissione per le Grazie Presidenziali. Con la decisione del Ministero della Giustizia, si chiude la possibilità di un perdono che il presidente José María Balcázar avrebbe potuto concedere prima di lasciare la carica, uno degli impegni da lui assunti nei confronti dei sostenitori di Castillo. L’ex presidente Pedro Castillo sta scontando una pena di 11 anni di reclusione nel carcere di Barbadillo, a seguito del suo tentativo di colpo di Stato del 7 dicembre 2022, quando aveva trasmesso un messaggio alla nazione in cui scioglieva il Congresso della Repubblica. Successivamente è stato destituito dal Congresso e arrestato, fino a quando, nel novembre 2025, il tribunale lo ha condannato per il reato di cospirazione a fini di ribellione, assolvendolo dall’accusa di ribellione consumata, poiché non aveva preso le armi. Un giorno prima della decisione della Commissione per le Grazia Presidenziali, la Corte Suprema di Giustizia ha respinto il ricorso in appello presentato dalla difesa di Castillo Terrones e ha confermato la sua custodia cautelare per 12 mesi. IL GOVERNO IGNORA LE RACCOMANDAZIONI DELL’ONU Va ricordato che lo scorso luglio il Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha concluso che la detenzione dell’ex presidente Pedro Castillo Terrones è «arbitraria» e ne ha raccomandato l’immediata liberazione, concedendo allo Stato peruviano un termine di sei mesi per riferire in merito alle difficoltà nell’attuazione delle raccomandazioni. Il governo mantiene una posizione di non ottemperanza, sottolineando che la dichiarazione non è vincolante. Redacción Perú
July 24, 2026
Pressenza
Perù: un «nuovo» governo all’insegna della continuità
La decisione del Procuratore Generale della Nazione, Tomás Galvez Villegas, di nominare Patricia Benavides coordinatrice nazionale delle Procura specializzate in flagrante delitto è un segnale preoccupante per il Paese: indica infatti che la continuità sarà il tratto distintivo del nuovo governo di Keiko Fujimori e che, con il «nuovo ordine», si concretizzerà la presa dell’ultimo potere dello Stato che ancora manteneva una certa autonomia. La nuova nomina di Patricia Benavides (ex Procuratrice Generale) è del tutto controversa, poiché su di lei pendono diverse indagini per reati gravi quali la guida di un’organizzazione criminale ai vertici del Ministero Pubblico, traffico di influenze, corruzione e presunto plagio della sua tesi di laurea, interferenze nelle indagini penali come quella riguardante sua sorella, tra le altre cose. GARANZIA DI GIUSTIZIA? Sebbene le accuse a carico di Benavides siano state archiviate, la popolazione si chiede: come è possibile che una figura con questi precedenti torni nuovamente a ricoprire cariche pubbliche di grande influenza? Non ci sono forse procuratori integri, in grado di garantire una giustizia efficace e di esercitare tali cariche con competenza? Continuerà la nomina di personaggi controversi, che monopolizzano sempre più i poteri dello Stato? Secondo la Delibera 1967-2026-MP-FN pubblicata il 22 luglio sul quotidiano ufficiale «El Peruano», Benavides avrà il compito di dirigere e supervisionare le procure specializzate in flagrante delitto. Sarà inoltre responsabile della standardizzazione dei criteri operativi e del coordinamento tra questi uffici procuratori. Va sottolineato che la risoluzione che nomina Patricia Benavides a tale carica è stata emanata dopo che il Consiglio dei Procuratori Supremi aveva disposto la creazione, a livello nazionale, delle Procure Penali Provinciali per i reati in flagrante, mediante la Risoluzione n. 045-2025-MP-FN-JFS, datata 7 agosto 2025. La notizia della nomina della futura Coordinatrice Nazionale delle Procure Specializzate in Flagrante Delitto è stata accolta con sorpresa nel settore giudiziario; allo stesso modo, la società civile continua a vigilare sui cambiamenti che il governo di José María Balcázar sta attuando, a pochi giorni dal cambio di presidenza. L’esperienza insegna e, alla luce dei risultati delle recenti elezioni, se c’è una lezione da trarre, è questa: che i risultati odierni sono stati «preparati» in anticipo e senza alcuna consultazione; da qui l’importanza della vigilanza dei cittadini. Redacción Perú
July 23, 2026
Pressenza
(Perù) Attivisti della Generazione Z: dall’indignazione all’organizzazione
Determinati a «prendere il toro per le corna», lunedì 20 presso il Congresso della Repubblica, diversi attivisti della Generazione Z (GZ) hanno inaugurato l’organizzazione «Legado Nacional Unido», con l’obiettivo di responsabilizzare i giovani nella vita politica e nelle questioni pubbliche del Paese. Questa iniziativa si aggiunge alle organizzazioni, agli accordi e alle piattaforme che costituiscono il tessuto sociale attuale del Paese e che si sono unite nell’impegno per il bene comune. La cerimonia e la firma dell’Atto Costitutivo dell’organizzazione giovanile «Legado Nacional Unido» si sono svolte nell’Auditorium Alberto Andrade del Congresso della Repubblica e sono state condotte dai membri del Consiglio istituzionale: Yackov Solano, attivista sociale della Generazione Z e del Parlamento dei Giovani; l’attivista politica Flavia Nestares; Josué Ramos, attivista nel settore audiovisivo e membro del Parlamento dei Giovani; nonché Caroline Buitrón, comunicatrice e attivista. PARTECIPAZIONE POLITICA ATTIVA DEI GIOVANI Nel dare il via all’evento, Yackov Solano ha sottolineato che l’organizzazione giovanile «Legado Nacional Unido» nasce in risposta al profondo deterioramento della vita democratica che il Paese sta vivendo negli ultimi anni. «Siamo stati testimoni di una crisi politica caratterizzata dall’erosione delle istituzioni democratiche, dalla promozione di norme che favoriscono l’impunità, dall’indebolimento dello Stato di diritto e dalla crescente polarizzazione e allontanamento dei cittadini dalla politica, in particolare dei giovani. La nostra generazione è cresciuta in un contesto di mobilitazioni sociali, incertezze e ripetute promesse non mantenute. Di fronte a questa realtà, ci impegniamo a trasformare l’indignazione in organizzazione, in una partecipazione politica attiva, responsabile e democratica. Con questa convinzione abbiamo costituito l’Organizzazione Giovanile “Legado Nacional Unido” come piattaforma per formare una nuova generazione di leader impegnati al servizio del Paese e alla costruzione di una democrazia più solida, inclusiva e partecipativa. L’Organizzazione è un movimento sociale e politico composto da giovani provenienti da tutte le regioni del Perù, che credono nella capacità della nostra generazione di promuovere lo sviluppo del Paese attraverso il dialogo, il rispetto per la democrazia e la partecipazione civica, nonché il riconoscimento delle diversità che caratterizzano la nostra nazione». Da parte sua, Josué Ramos ha dichiarato: «Noi giovani spesso diciamo “siamo delusi dalla politica”, ma dobbiamo renderci conto che sono i politici stessi a farci deludere da loro. Dobbiamo migliorare il Paese, e dobbiamo farlo fin da ora, perché noi siamo il futuro, ma anche il presente che plasmeremo non solo per noi stessi, ma anche per i nostri figli e le generazioni future». SOSTEGNO DEI MEMBRI DEL CONGRESSO E DEL CNDDHH I giovani membri dell’organizzazione e i partecipanti all’evento hanno ricevuto il sostegno dell’ex candidato alla presidenza della Repubblica, Mesías Guevara; di Ruth Luque, deputata e senatrice designata; di Ana Aguilar, rappresentante delle popolazioni indigene di Juliaca, Puno; di Diego Pomareda, avvocato costituzionalista; di Germán Vargas, segretario esecutivo della Coordinatrice Nazionale per i Diritti Umani (CNDDHH); e di altri ancora. L’evento si è concluso con la firma di un Atto Costitutivo, sottoscritto sia dai membri del Consiglio sia dagli ex membri del Congresso e dai rappresentanti delle istituzioni che difendono i diritti umani, sociali e politici. «Questo atto costitutivo, questo atto di fondazione, rappresenta un primo passo verso l’istituzionalizzazione dell’organizzazione dei giovani che vogliono lavorare per il Paese, e questo è molto prezioso. Credo che sia innanzitutto la via verso l’istituzionalizzazione. In secondo luogo, non abbiamo paura, impegniamoci nelle questioni pubbliche, nella politica, e costruiamo quel Paese che tanto sogniamo. E un’altra cosa molto importante che avete detto: non possiamo essere neutrali in un Paese in cui viene violata la dignità della persona. Non c’è spazio per la neutralità. Noi prendiamo posizione a favore della vita, a favore della dignità di tutte, di tutte le persone», hanno sottolineato i membri del Congresso a sostegno dell’organizzazione. Redacción Perú
July 21, 2026
Pressenza
Perù: «Non ci arrenderemo finché la modifica alle borse di studio non verrà archiviata»
La lotta per un’istruzione inclusiva continua ad essere portata avanti dagli studenti, dai borsisti e dagli ex borsisti del Programma Nazionale di Borse di Studio (PRONABEC), che stanno ora organizzando una veglia permanente davanti alla sede del Ministero dell’Istruzione, situata nel distretto di San Borja, nella città di Lima. «Non ci arrenderemo, resteremo qui, mentre nel contempo continuiamo il dialogo con la presidente eletta», hanno affermato. Bryan Melgar, rappresentante del Fronte Nazionale dei Borsisti del Perù (FRENABEP), ha rilasciato alcune dichiarazioni a Pressenza durante il picchetto che decine di studenti, borsisti ed ex borsisti del PRONABEC hanno deciso di mantenere, chiedendo che questo governo (o quello entrante) archivi il progetto di modifica del Regolamento della Legge n. 29837, che snatura l’accesso all’istruzione per i giovani di talento ma in condizioni di vulnerabilità economica. «Questo governo ha deciso di ignorare la nostra richiesta, la nostra rivendicazione. Ha emanato una risoluzione ministeriale che proroga la consultazione pubblica di altri 30 giorni; in un certo senso è un risultato, ma è anche un modo per lavarsene le mani e lasciare il problema al prossimo governo. Quello che chiediamo è che questo governo si assuma le proprie responsabilità e, fin da ora, archivi questa risoluzione ministeriale, rendendola nulla», ha dichiarato Melgar in mezzo agli studenti in veglia. Il rappresentante del FRENABEP ha inoltre segnalato che, sebbene il periodo di consultazione pubblica sia stato esteso a 30 giorni, esso non ha avuto un’adeguata diffusione: «L’hanno pubblicato solo sul loro sito ufficiale, non l’hanno nemmeno pubblicato sui social network o su altri mezzi di comunicazione più vicini ai borsisti», limitando così la partecipazione civica delle persone coinvolte nella modifica normativa. EPURAZIONE DEI BORSISTI Attualmente il PRONABEC assiste 60.000 borsisti universitari e 283 di dottorato. Le modifiche che lo Stato peruviano intende apportare al programma di borse di studio sono considerate dagli studenti come una «snaturazione del programma». Pertanto, con la nuova normativa, i borsisti non potrebbero manifestarsi liberamente, poiché correrebbero il rischio di perdere la borsa di studio. Non potrebbero nemmeno ripetere gli anni di corso, né cambiare corso di laurea, e verrebbe loro revocato il sostegno psicologico-emotivo. «Il sistema che gestiscono è troppo rigido e poco attento alla realtà dei giovani e dei borsisti. Ecco di cosa stiamo parlando. C’è qualcosa che stanno gestendo, internamente, che potremmo definire una “epurazione dei borsisti”. Per loro siamo solo una spesa. Da dicembre, con la Beca 18, le borse di studio sono state praticamente tagliate, perché senza soldi non ci sono borse di studio. Di chi è la colpa? Non si è mai saputo. Ma delle 38.000 borse di studio promesse, non sono mai esistite. Da lì hanno persino avviato un processo di snaturamento, la cosiddetta riorganizzazione del Programma Nazionale delle Borse di Studio. Potremmo dire che si tratta di un vero e proprio processo, di un’iniziativa volta a snaturare l’attuale sistema di borse di studio e a trasformarlo in un altro tipo di sistema. Al settore dell’istruzione, a quanto pare, non interessa. Hanno già iniziato, da tempo, a tagliare i bilanci, per miliardi. Per questo ne stanno soffrendo tutte le università pubbliche e private, gli istituti, a livello nazionale. Ciò che stanno causando è semplicemente tagliare i sogni, stroncare l’istruzione del Paese. Modificando l’intera legge sul Programma Nazionale delle Borse di Studio, stanno cambiando i corsi di laurea, i corsi post-laurea, i crediti, l’intero numero di borse di studio esistenti. Stanno cambiando tutto, a loro piacimento, senza una vera consultazione, senza coordinamento con i giovani e con i borsisti”, ha denunciato Bryan Melgar. SOSTEGNO DA PARTE DEGLI STUDENTI E DEI CITTADINI I manifestanti accampati davanti al Ministero dell’Istruzione sottolineano che continueranno la veglia permanente fino a quando non otterranno una risposta dall’attuale governo o da quello entrante, a partire dal prossimo 28 luglio. La richiesta dei borsisti ha ricevuto il sostegno delle federazioni universitarie di Lima e Callao, nonché dell’Università Cattolica e dell’Università Cayetano Heredia. Inoltre, nel caso delle università prive di federazioni, hanno ricevuto il sostegno delle associazioni studentesche, come quelle dell’Università Científica, dell’UPC, dell’Università Ruiz de Montoya e di altre a livello nazionale. Redacción Perú
July 20, 2026
Pressenza
In Perù, Fujimori non arriva al potere, lo espande
Quando Keiko Fujimori entrerà in carica come Presidente della Repubblica il 28 luglio (data che coincide con l’anniversario dell’indipendenza peruviana [1821], non assisteremo alla formazione di un nuovo governo, bensì alla continuazione di un governo già al potere. Nel Parlamento uscente, a maggioranza Fujimori e dei suoi alleati, la cosiddetta “coalizione mafiosa” (così nominata dalle opposizioni) ha rimosso presidenti, insabbiato indagini contro i propri parlamentari, sottomesso il Consiglio Nazionale di Giustizia (che nomina e revoca giudici e Pubblici Ministeri) e indebolito il perseguimento dei crimini legati alle economie illegali (estrattivismo, disboscamento e narcotraffico), presentandosi al contempo come garante dell’ordine. > La coalizione di Keiko Fujimori non salirà al potere a luglio: è già al > governo da tempo. Quello che cambierà, salvo imprevisti, è che oltre al > Parlamento disporrà anche della fascia presidenziale. Definirla continuità e non semplicemente cambio di regime non è una sottigliezza retorica. È la differenza tra far suonare l’allarme per quello che sta per succedere ed essere colti di sorpresa ancora una volta, come se il Paese non avesse memoria di come il fujimorismo opera quando consolida il potere. UNA VOTAZIONE BLINDATA Dopo il completamento dello spoglio di tutte le schede elettorali da parte dell’Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali (ONPE), a 23 giorni dal secondo turno elettorale Keiko Fujimori e il suo partito di destra Fuerza Popular si sono assicurati il 50,135% dei voti validi. Il suo rivale di sinistra, Roberto Sánchez, ha invece ottenuto il 49,865% per Juntos por el Perú. È una differenza di circa 50.000 voti su quasi 20 milioni di voti espressi. La figlia del defunto dittatore Alberto Fujimori, condannato per i massacri di Barrios Altos e La Cantuta [1991 e 1992, ai danni di militanti del Partito Comunista del Perù Sentiero Luminoso – ndt] e per evidente corruzione, sta contando i giorni che la separano dall’insediamento alla carica ricoperta dal padre tra il 1990 e il 2000. Da parte sua, Roberto Sánchez, candidato di Juntos por el Perú ed erede politico di Pedro Castillo [Presidente della Repubblica dal 2021 al 2022, destituito da una mozione di empeachment e sostituito da Dina Boluarte – ndt], ha denunciato una «frode in corso» che lo porterà persino a rivolgersi agli organismi internazionali. Afferma che non riconoscerà un «governo illegittimo» e fa appello a una «coalizione di resistenza patriottica e popolare» con diverse mobilitazioni in tutto il territorio nazionale. Però Roberto Sánchez non ha presentato alcuna prova concreta dei brogli elettorali durante il primo turno elettorale. La sua tesi era che, se fossero stati esclusi i voti dei peruviani all’estero (dove Keiko Fujimori aveva ottenuto oltre il 63% dei voti) sarebbe stato lui il vincitore. Al primo turno delle elezioni legislative, Fuerza Popular ha conquistato 22 dei 60 seggi al Senato e 41 dei 130 seggi del nuovo Parlamento. Juntos por el Perú si è classificato secondo con soli 14 senatori e 32 deputati. > La disparità è significativa: la metà del Paese che ha respinto il fujimorismo > al secondo turno non ha, in nessuna delle due Camere, una presenza > proporzionata alla sua effettiva dimensione. Si ritroverà con un blocco di > minoranza a dover affrontare una coalizione che sa già, perché lo ha fatto in > passato, come cambiare le regole, proteggere le proprie forze di sicurezza e > aggrapparsi al potere a prescindere da qualsiasi esito avverso. I risultati > consentiranno al fujimorismo di governare con contrappesi istituzionali minimi > ma con la massima impunità possibile. Oggi la questione cruciale è cosa significhi (per un Paese con la memoria che ha il Perù) che il fujimorismo torni nuovamente ad accentrare tutto il potere su di sé. FANTASMI E BERSAGLI FACILI Al termine del primo turno elettorale, abbiamo scritto della persistenza del fujimorismo, di quella parte dell’elettorato che vota per l’attuale presidente eletta elezione dopo elezione. Abbiamo anche affrontato il tema dell’antifujimorismo (il ricordo dei crimini contro l’umanità, delle sterilizzazioni forzate e della corruzione sistemica) come l’identità politica più solida del Perù. Quel ricordo, sopravvissuto a tre tornate elettorali, era stato l’unico elemento che aveva impedito al fujimorismo di tornare al potere nelle elezioni precedenti. Questa volta non è bastato. Per la prima volta dopo quattro tentativi (contro Ollanta Humala nel 2011, Pedro Pablo Kuczynski nel 2016 e Pedro Castillo nel 2021), Keiko Fujimori ha trionfato. Tuttavia, non possiamo non rimarcare, come sottolineato da molti analisti, che si tratta di una vittoria di Pirro. Metà del Paese continua a considerare ancora il fujimorismo il principale responsabile del declino istituzionale, politico e sociale degli ultimi decenni. Non è un caso che siano riusciti ad accedere al secondo turno di votazione con appena il 17% dei voti. > In Perù, escludendo i voti della diaspora all’estero, è Roberto Sánchez ad > aver vinto le elezioni. Sono stati i voti di oltre un milione di peruviani > residenti all’estero a ribaltare il risultato nazionale. Il fatto che la > presidenza del Perù sia stata in definitiva decisa da qualcuno che non vivrà > le immediate conseguenze di quel governo è significativo. Il Parlamento uscente, il cui mandato termina il prossimo 27 luglio, sta sfruttando le ultime settimane in carica per approvare leggi che il fujimorismo cerca di attuare da anni. Il 23 giugno, nel pieno della tensione legata ai risultati del ballottaggio, il Parlamento ha approvato in seconda votazione una legge che stabilisce che gli agenti di polizia e il personale militare possono essere processati per reati commessi nell’esercizio delle proprie funzioni soltanto da tribunali militari e di polizia, impedendo alla giustizia ordinaria di indagare sugli stessi reati. Si tratta dello stesso sistema di impunità militare che vigeva negli anni ’90 sotto la guida di Fujimori padre. La legge è stata approvata con 52 voti a favore, in contrasto con il monito espresso dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. Lo stesso giorno, il Parlamento ha approvato un’altra modifica, meno eclatante ma altrettanto grave: una ridefinizione del reato di crimini contro l’umanità che richiederà la prova che un determinato crimine faccia parte di un «attacco generalizzato o sistematico» contro la popolazione civile, altrimenti dovrà essere giudicato come un crimine comune con i relativi termini di prescrizione che questo comporta. Non è difficile immaginare chi verrà tutelato da questa ridefinizione, né quali casi pendenti potrebbero riemergere nei prossimi anni. La Corte Costituzionale aveva già stabilito che crimini come l’omicidio non possono essere trasferiti alla giurisdizione militare a causa della gravità del danno che provocano. È proprio questo che il fujimorismo, che controlla il Parlamento e le istituzioni dal 2016, ha deciso di garantire prima della fine del docile governo attuale di José María Balcázar, approfittando di un’opposizione ancora dispersa e dell’opinione pubblica concentrata sullo scrutinio delle elezioni presidenziali. LA MEMORIA COME RESISTENZA Se Roberto Sánchez continuerà a lanciare appelli alla mobilitazione, soprattutto nelle regioni andine del Paese, il prossimo 28 luglio non rappresenterà un passaggio di poteri pacifico, bensì la continuazione di un ciclo di risposte di disobbedienza civile a un regime impopolare. L’annuncio di voler ricorrere al Sistema Interamericano per i Diritti Umani [strumento regionale di protezione dei diritti umani dell’Organizzazione degli Stati Americani – ndt] è stata una delle sue prime reazioni. È improbabile che queste mobilitazioni possano ribaltare l’esito che i dati ufficiali indicano già come definitivo. Ma le strade, quello stesso spazio dal quale in passato il Perù ha già respinto quello che le urne non sono riuscite a impedire, continueranno a essere il palcoscenico sul quale difendere la memoria che difficilmente sarà rappresentata dal nuovo Parlamento. Non si tratterà di cercare una riconciliazione con coloro che tornano al potere. Piuttosto, si tratterà di garantire che l’eredità dei crimini contro l’umanità di Alberto Fujimori non venga cancellata, non venga trattata come un semplice aneddoto e non diventi, ancora una volta, una ferita che guarisce superficialmente mentre la coalizione che l’ha causata prende formalmente possesso del Palazzo Presidenziale. La vera questione è se il Paese permetterà, ancora una volta, che gli venga chiesto di dimenticare in cambio della stabilità politica. Lo spettro del fujimorismo era più difficile da scacciare perché proveniva dall’interno, da una ferita aperta. L’obiettivo non è aspettare che il tempo la guarisca, è impedire che chiunque possa mai più presentare il fujimorismo come qualcosa di diverso da quello che era. Articolo scritto da Victor Miguel Castillo e pubblicato in castigliano sul sito indipendente Ojala lo scorso 2 luglio 2026. Traduzione in italiano a cura di Michele Fazioli per DinamoPress. Immagine di copertina di Foto © Connie France, del19 giugno 2026, quando un cordone di agenti di polizia presidia l’esterno di una sede elettorale di Keiko Fujimori nel centro di Lima, dove è visibile uno striscione con la scritta «La forza dell’ordine», mentre i sostenitori di Roberto Sánchez si radunano in un edificio dall’altra parte della strada per marciare in difesa del loro voto. Víctor Miguel Castillo è membro del Gruppo di Lavoro CLACSO [Consiglio Latinoamericano delle Scienze Sociali] Economie popolari: mappatura teorica e pratica, e Coordinatore della Comunicazione presso la Fondazione Rosa Luxemburg per il Cono Sud. Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo In Perù, Fujimori non arriva al potere, lo espande proviene da DINAMOpress.
July 16, 2026
DINAMOpress
Perù: Pedro Castillo: «Hanno orchestrato il mio arresto e la mia immediata destituzione»
L’ex presidente Pedro Castillo ha denunciato sul proprio account X che «lo Stato peruviano ha violato in modo flagrante i suoi diritti umani e che è stato oggetto di un arresto arbitrario mentre ricopriva la carica di presidente della Repubblica, lo scorso 7 dicembre 2022». Castillo Terrones ha preso posizione in seguito al rapporto del Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria delle Nazioni Unite (ONU), che ha emesso il Parere n. 78/2025 in cui conclude che la sua detenzione è stata arbitraria e ne raccomanda l’immediato rilascio. «I funzionari del sistema giudiziario e le organizzazioni politiche che hanno orchestrato il mio arresto e la mia immediata destituzione hanno agito in modo del tutto illegale, violando l’immunità presidenziale inventando un’inesistente fattispecie di flagranza di reato e di un presunto “sollevamento armato” che non è mai avvenuto, violando in tal modo lo Stato di diritto», sottolinea nel comunicato pubblicato sul suo account su X. L’ex presidente ha chiesto che si dia immediata esecuzione a quanto disposto dal GTDA poiché «quest’ultimo ha adottato tale decisione sulla base del proprio mandato e dei principi universali sanciti dal Patto internazionale sui diritti civili e politici (PIDCP), trattato internazionale vincolante di cui lo Stato peruviano è parte e che è tenuto a rispettare in buona fede, nel quadro dei propri impegni internazionali». Di seguito, il messaggio dell’ex presidente Pedro Castillo alla cittadinanza nazionale e internazionale: «Al popolo peruviano e ai popoli del mondo; alle organizzazioni che difendono i diritti delle persone e dei popoli; e agli organi di amministrazione della giustizia: Io, José Pedro Castillo Terrones, in qualità di presidente costituzionale della Repubblica del Perù, eletto dalla volontà sovrana del popolo, mi rivolgo a voi con la morale alta, la dignità intatta e la fermezza che mi conferiscono la verità storica e la legalità, per annunciarvi una pietra miliare di grande importanza nella lotta per la giustizia di fronte al crollo del sistema democratico nel nostro Paese, di cui sono stato vittima, insieme al mio popolo, negli ultimi anni. Rendo pubblico che il Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha emesso ufficialmente il Parere n. 78/2025 in relazione al mio caso. In questa storica decisione, tale organo internazionale ha stabilito, in modo inequivocabile, che lo Stato peruviano ha violato in modo flagrante i miei diritti umani e che sono stato oggetto di una detenzione arbitraria mentre ricoprivo la carica di presidente della Repubblica, lo scorso 7 dicembre 2022. Questa decisione conferma, in modo inequivocabile, che la mia incarcerazione non ha mai avuto alcuna giustificazione ed è stata effettuata in violazione delle norme fondamentali del costituzionalismo, del procedimento di impeachment, del giusto processo e degli accordi internazionali. Il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite ha adottato questa determinazione sulla base del proprio mandato e dei principi universali sanciti dal Patto internazionale sui diritti civili e politici (PIDCP), trattato internazionale vincolante di cui lo Stato peruviano è parte e che è tenuto a rispettare in buona fede, nel quadro dei propri impegni internazionali. Il mondo è ora a conoscenza delle conclusioni contenute in questo parere e può constatare come i funzionari del sistema giudiziario e le organizzazioni politiche che hanno orchestrato il mio arresto e la mia immediata destituzione abbiano agito in modo del tutto illegale, violando l’immunità presidenziale inventando un’inesistente fattispecie di flagranza di reato e di un presunto «sollevamento armato» che non è mai avvenuto, violando in tal modo lo Stato di diritto. In tal senso, lancio un appello energico ed esorto con fermezza tutti gli organismi nazionali e internazionali per la tutela dei diritti umani, nonché le autorità giudiziarie del Perù, a rispettare immediatamente e ad attuare quanto disposto da questo organo delle Nazioni Unite. Continuare a ignorare questa dichiarazione internazionale non solo aggrava la persecuzione politica nei miei confronti, ma pone lo Stato peruviano in una condizione di aperta ribellione e di violazione del diritto internazionale. Infine, esprimo la mia profonda gratitudine ai milioni di peruviani che non si sono arresi e che hanno compreso chiaramente che tutto ciò che è stato fatto contro di me era inteso a punire il popolo per aver eletto uno dei propri fratelli, i quali, con la loro instancabile lotta nelle strade, la loro fermezza e il loro sostegno morale, sono stati fondamentali affinché la verità internazionale risplendesse di fronte all’ingiustizia. Esprimo inoltre la mia eterna gratitudine per il lavoro svolto dal team legale internazionale. José Pedro Castillo Terrones Presidente costituzionale della Repubblica del Perù (2021-2026)». Redacción Perú
July 12, 2026
Pressenza
Perù: un organismo dell’ONU conclude che la detenzione di Pedro Castillo è arbitraria
Il Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria delle Nazioni Unite (ONU) ha concluso che la detenzione dell’ex presidente Pedro Castillo Terrones è «arbitraria» e ne ha raccomandato l’immediato rilascio. Inoltre, ha chiesto al governo peruviano di fornire, entro sei mesi, informazioni sulle difficoltà che potrebbe incontrare nell’attuazione delle «raccomandazioni» formulate dall’istituzione internazionale. Il Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria delle Nazioni Unite (GTDA) ha valutato la detenzione dell’ex presidente Pedro Castillo, a seguito del fallito colpo di Stato del 7 dicembre 2022, e la difesa dello Stato peruviano, concludendo che il procedimento non si è svolto nel rispetto del quadro giuridico, non sono stati rispettati l’immunità e il diritto a un processo preliminare; e non è stato rispettato il diritto a un processo equo. RILASCIO IMMEDIATO Il GTDA ha raccomandato il suo immediato rilascio, concedendogli un risarcimento, e ha inoltre richiesto un’indagine approfondita e indipendente sulle circostanze della sua privazione della libertà. «Il Gruppo di lavoro ritiene che, tenuto conto di tutte le circostanze del caso, il rimedio adeguato sarebbe quello di rimettere immediatamente in libertà il sig. Castillo e di garantirgli il diritto effettivo a ottenere un risarcimento e altre forme di riparazione, in conformità con il diritto internazionale», ha affermato il GTDA in un rapporto di 19 pagine datato 4 giugno 2026. L’organismo ha riscontrato che la detenzione arbitraria ha violato gli articoli 3, 9, 10 e 11 della Dichiarazione dei diritti umani, in particolare i diritti alla libertà, a non essere detenuti arbitrariamente, alla presunzione di innocenza, al diritto di essere giudicati da un tribunale competente e al diritto a una difesa adeguata. Va sottolineato che, lo scorso maggio, il vicepresidente di Fuerza Popular (fujimorismo), Miguel Torres, ha ammesso in un’intervista «che il partito guidato da Keiko Fujimori ha coordinato con il Congresso, la Procura —all’epoca guidata da Patricia Benavides— e altri settori per destituire l’ex presidente Pedro Castillo». PROBABILE GRAZIA? La risoluzione del GTDA arriva in un momento in cui il presidente José María Balcázar sta valutando la possibilità di concedere la grazia all’ex presidente Pedro Castillo Terrones; mentre la presidente eletta Keiko Fujimori, che assumerà il mandato il prossimo 28 luglio, ha precisato che qualsiasi grazia deve essere concessa nel rispetto della legge. Redacción Perú
July 11, 2026
Pressenza
Perù: le federazioni studentesche sostengono gli studenti dell’UNU e denunciano l’uso eccessivo della forza
Le federazioni universitarie di Lima e la Federazione degli Studenti del Perù (FEP) hanno espresso un massiccio sostegno agli studenti dell’Università Nazionale di Ucayali (UNU) in seguito all’intervento della Polizia Nazionale del Perù (PNP) nel campus universitario, caratterizzato da un uso smisurato della forza. Diversi studenti hanno riportato lesioni da corpo a corpo mentre protestavano contro una seduta del Consiglio universitario convocata dal rettore Edgardo Braul, figura fortemente contestata dagli studenti. Va sottolineato che gli studenti dell’UNU stanno protestando da maggio di quest’anno per avanzare 20 richieste, tra cui: il rinnovo delle autorità, del Consiglio Universitario, dell’Assemblea Universitaria e dei Consigli di Facoltà; la convocazione immediata delle elezioni dei rappresentanti studenteschi; una maggiore trasparenza sulle risorse e denunce relative a presunti atti di corruzione all’interno dell’università (in materia di logistica, assunzioni e nomina dei docenti); la semplificazione delle procedure per il conseguimento di titoli e lauree, tra le altre cose. La dichiarazione è sostenuta da 27 federazioni di studenti universitari e associazioni studentesche nazionali, che sottolineano che «questa misura non è isolata» e presenta un carattere ricorrente; per questo motivo, esigono «le dimissioni immediate dell’attuale rettore dell’UNU». Quest’ultimo afferma quanto segue: «A nome delle organizzazioni e delle associazioni studentesche firmatarie, esprimiamo il nostro più energico rifiuto dell’intervento della Polizia Nazionale del Perù contro gli studenti e le studentesse dell’Università Nazionale di Ucayali (UNU) che esercitavano il loro legittimo diritto di protesta per esigere le dimissioni dell’attuale rettore, Edgardo Leoncio Braul Gomero, nonché migliori condizioni per lo svolgimento dei propri studi, infrastrutture, trasparenza nella gestione universitaria e una pronta attenzione alle richieste della comunità studentesca. Durante l’intervento, abbiamo segnalato la sproporzionalità della violenza esercitata dalla PNP, che ha causato gravi feriti tra studenti e lavoratori a causa dei pallini e dell’esposizione ai gas lacrimogeni. Di fronte a ciò, riteniamo il rettore responsabile della violazione dei diritti della comunità universitaria e dell’incapacità di rispondere alle giuste richieste degli studenti. Purtroppo, questa misura non è un caso isolato. L’intervento della polizia nelle università e la persecuzione degli studenti organizzati si stanno verificando con sempre maggiore frequenza. A questo proposito, l’antidemocratica Legge Universitaria n. 30220 stabilisce, all’articolo 10, che l’accesso della Polizia Nazionale e del Ministero Pubblico ai campus universitari possa essere consentito o negato solo per mandato giudiziario o su richiesta del Rettore, il quale ha il solo dovere di renderne conto al Consiglio Universitario. Di fronte a ciò, gli altri membri della comunità universitaria rischiano di subire repressioni da parte di autorità chiuse al dialogo, che ricorrono all’intimidazione nei confronti di forme di protesta legittime. Pertanto, in qualità di associazioni studentesche, esigiamo: – Le dimissioni immediate del Rettore Edgardo Leoncio Braul Gomero; esigiamo inoltre che il Congresso della Repubblica, la SUNEDU, l’ANUP e il Ministero dell’Istruzione agiscano in conformità con i propri obblighi legali e politici, rivolgendo la propria attenzione a Ucayali. – Un’indagine obiettiva e indipendente sulle azioni delle forze dell’ordine e sulle decisioni che hanno portato all’intervento all’interno del campus universitario e sulle relative conseguenze, con l’attribuzione delle relative responsabilità. – L’intervento immediato del Ministero Pubblico, attraverso le Procura per la Prevenzione del Reato e le Procura Penali di turno, in collaborazione con il Difensore Civico, per garantire la tutela dell’intera comunità universitaria, la cessazione immediata della criminalizzazione del diritto di protesta e l’archiviazione definitiva di qualsiasi procedimento disciplinare o fascicolo penale istruito contro gli studenti. – La cessazione delle vessazioni e delle ritorsioni nei confronti degli studenti e delle studentesse che hanno partecipato alle proteste e alle azioni di lotta svolte da maggio ad oggi. – L’avvio di un processo di dialogo e di risoluzione delle rivendicazioni della comunità universitaria, alle condizioni concordate dalle parti per contrastare il dispotismo delle autorità universitarie corrotte. Lanciamo un appello all’unità tripartita dell’Università Nazionale di Ucayali e alla resistenza congiunta di tutte le forze democratiche – studenti, lavoratori e docenti – per difendere l’università e sottrarla alle mani di autorità corrotte e nefaste che, purtroppo, in questo momento saccheggiano e profanano il nome di tale istituzione accademica. Oggi, la difesa dell’UNU ha bisogno dell’unità dei suoi difensori. Oggi, più che mai, la forza tripartita di studenti, lavoratori e docenti ha il compito storico di recuperare i valori e i principi che hanno portato alla creazione dell’università. Sta a loro portare a termine questo compito storico, difendere l’università e lottare affinché essa sia, ora e sempre, un’università nazionale, scientifica e democratica, al servizio del popolo. Allo stesso modo, invitiamo le organizzazioni sociali per i diritti umani, popolari, ambientaliste, femministe, locali e della società civile di Ucayali a sostenere la legittima lotta dei nostri compagni dell’UNU e a non lasciarli soli in questa battaglia che stanno intraprendendo. Chiediamo inoltre a tutto il popolo peruviano di denunciare questi atti che criminalizzano il diritto di protesta. Noi studenti non rappresentiamo un pericolo, né tantomeno la forza della mobilitazione può essere paragonata alla forza repressiva e letale dello Stato. Segnaliamo con preoccupazione l’impunità con cui la PNP ricorre a un uso sproporzionato della violenza. Pertanto, riteniamo le autorità competenti responsabili della minaccia imminente al benessere degli studenti rappresentata da questi atti. Redacción Perú
July 9, 2026
Pressenza
Elezioni in Perù: una frode “straniera”
L’ipotesi di una frode “straniera” che potrebbe essersi verificata nel ballottaggio tenutosi in Perù è stata elaborata da Sergio Pascual, ingegnere delle telecomunicazioni e antropologo in Spagna, ex primo segretario all’organizzazione di Podemos e, inoltre, collaboratore in missioni di osservazione elettorale. La sua ricerca per il Centro Strategico Latinoamericano di Geopolitica – CELAG DATA fa luce sui risultati elettorali, in cui Keiko Fujimori ha vinto grazie al voto dall’estero. Secondo l’indagine di Pascual, le tendenze emerse nello spoglio (prima Keiko Fujimori con il voto urbano, poi Roberto Sánchez con il massiccio voto rurale e infine Fujimori con il voto dall’estero) trovano una spiegazione nei giorni precedenti alle elezioni. “ANALIZZANDO” I FATTI L’articolo analizza i fatti: «Cosa è successo con il voto dall’estero al secondo turno elettorale? Per capire cosa stesse accadendo dobbiamo tornare indietro di alcune settimane, al 21 aprile 2026, appena 10 giorni dopo il primo turno elettorale. In quella data, Piero Corvetto, fino ad allora stimato capo dell’Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali, si dimise a sorpresa. Il Consiglio Nazionale di Giustizia (JNJ) aveva appena, ‘per caso’, avviato un’indagine preliminare nei suoi confronti. «Per caso», i membri del Consiglio Nazionale di Giustizia che avevano avviato il procedimento erano stati eletti per il periodo 2025-2030 da una commissione speciale del Congresso controllata da Fuerza Popular (il fujimorismo) e dai suoi alleati. Solo due giorni dopo, con un’altra mossa inaspettata, Carlos Pareja Ríos veniva nominato ministro degli Esteri. Pareja è un fujimorista e non lo nasconde. Sulla sua pagina Facebook ci sono foto con il principale consigliere di Keiko Fujimori, Carlos Díaz-Rosillo. Pareja ha ricoperto incarichi di fiducia durante il governo di Alberto Fujimori (direttore degli Affari sudamericani, ministro consigliere dell’Ambasciata in Cile e consigliere della Vice-Cancelleria). Infatti, fu proprio Alberto Fujimori a promuoverlo ambasciatore e a inviarlo in una delle destinazioni diplomatiche più prestigiose: l’Ambasciata del Perù in Spagna. Così, appena pochi giorni dopo il primo turno, due figure chiave per il controllo elettorale erano state sostituite in Perù. Solo poche settimane dopo, il 29 maggio, cominciarono a venire alla luce le ragioni di questi cambiamenti. La nuova direzione dell’ONPE approvò la Risoluzione n. 000090-2026-JN/ONPE. La risoluzione, intitolata «Linee guida per le attività elettorali all’estero – Seconda elezione presidenziale 2026», stabiliva un cambiamento epocale nel conteggio dei voti dall’estero. È STATA VIOLATA L’INTANGIBILITÀ NORMATIVA L’indagine sottolinea inoltre che, storicamente, nella procedura elettorale generale, i voti dall’estero sono sempre stati i primi ad essere inseriti nel conteggio, a causa delle differenze di fuso orario tra i diversi continenti, con voti scansionati e digitalizzati dalle sedi remote dei consolati. Tuttavia, con la nuova norma, è stata violata «l’intangibilità normativa, che vieta di modificare le norme elettorali durante l’anno precedente alle elezioni»; inoltre, il suo trasferimento irregolare ha gravemente compromesso la catena di custodia dei voti. Va inoltre sottolineato il ruolo svolto dai mass media peruviani, che hanno iniziato a diffondere l’idea che il voto dall’estero avrebbe cambiato tutto. «Qualcosa “correggesse” progressivamente l’inserimento dei voti rurali a favore di Sánchez. Secondo i fujimoristi, quel “qualcosa” era l’inserimento tardivo dei voti dall’estero», sottolinea Pascual. «Questa ipotesi aveva senso? Una volta terminato lo spoglio, era semplice simularla: bastava fingere che tutti i voti di Keiko Fujimori e Roberto Sánchez dall’estero fossero stati conteggiati a priori, come se fossero arrivati nella prima fase dello spoglio – come era avvenuto al primo turno. Simulando che questi voti fossero già stati conteggiati, se ne sarebbe scartato l’effetto nella fase finale dello spoglio e – teoricamente – si sarebbe potuto osservare come in quella fase finale rimanesse solo l’effetto del voto rurale. Quando abbiamo effettuato questo esercizio, la tendenza continuava a discostarsi da quanto ci si sarebbe aspettato. Effettivamente, Sánchez avrebbe impiegato più tempo a recuperare il distacco da Fujimori, ma avvicinandosi al 98% dello spoglio, una volta conteggiata gran parte del Perù rurale, sarebbe riuscito a recuperare tutto lo svantaggio, compreso il voto dall’estero. Sembra evidente che sia successo qualcosa nello spoglio peruviano. Perché «casualmente» i verbali in attesa di revisione corrispondevano in maggioranza a zone in cui il fujimorismo è maggioritario? Perché la JNJ ha imposto la sostituzione del capo dell’ONPE in un momento critico come quello tra il primo e il secondo turno? Perché l’interesse a lasciare «per ultime» le schede dall’estero che venivano sempre conteggiate per prime? Molte domande e molti indizi che suggeriscono che qualcosa di più dei soli voti abbia favorito Keiko Fujimori in queste ultime elezioni in Perù”, afferma il ricercatore. È possibile consultare l’articolo originale al seguente link: https://www.celag.org/elecciones-en-peru-un-fraude-extranjero/ Redacción Perú
July 8, 2026
Pressenza
Perù: Fujimori incontra i sindacati e ammette gli errori
Mentre i risultati definitivi dell’ONPE indicano Keiko Fujimori come presidente eletta, il Perù deve ancora portare a termine il processo elettorale, che in questa fase prevede le proclamazioni decentralizzate da parte delle Commissioni Elettorali Speciali (JEE); fino al prossimo 3 luglio, data in cui la nuova presidente presterà giuramento. SINDACATI: CHE MANTENGA GLI IMPEGNI In questa fase iniziale, diverse organizzazioni politiche e sindacati si stanno incontrando con Fujimori Higushi per garantire il rispetto degli impegni assunti durante la campagna elettorale. Così, il Sindacato Unitario dei Lavoratori dell’Istruzione del Perù (SUTEP) si è riunito per chiedere il rispetto delle pensioni degli insegnanti; mentre le associazioni dei trasportatori urbani hanno chiesto un incontro per affrontare l’allarmante crisi di estorsione di cui sono vittime. Va sottolineato che, durante la campagna elettorale, Keiko Fujimori si è impegnata nei confronti del settore dell’istruzione a rispettare i diritti del corpo docente, la legge sulle pensioni e a migliorare le condizioni salariali; mentre, per il settore dei trasporti, ha annunciato che la sua amministrazione si concentrerà sul rafforzamento della sicurezza dei cittadini. Per quanto riguarda i partiti politici, la futura presidente ha ricevuto anche la visita della delegazione del Partito Aprista Peruviano (APRA), che ha posto all’ordine del giorno la lotta contro l’insicurezza dei cittadini. Va sottolineato che questa formazione politica è una delle più «malviste» dalla popolazione (campagna #PorEstosNo), che nel 2021 ha perso ufficialmente la propria registrazione politica e che in queste elezioni del 2026 ha ottenuto solo lo 0,963% dei voti validi. Una nuova alleanza all’orizzonte? Va ricordato che questa e altre formazioni politiche sono viste con totale diffidenza dalla popolazione, la quale, vigile, attende gesti politici da parte della presidente che prendano le distanze da un probabile continuismo. MEA CULPA? D’altra parte, nella prima intervista del suo mandato, concessa al giornalista cubano Ismael Cala per il podcast The Abundance Revolution, Keiko Fujimori ha sottolineato le differenze politiche rispetto al governo di suo padre Alberto Fujimori e ha riconosciuto che ci sono stati errori nell’operato del suo partito, Fuerza Popular, al Congresso della Repubblica, dove il partito ha esercitato un ampio potere politico creando uno scenario di confronto permanente con l’Esecutivo. Ha inoltre annunciato che nei primi 100 giorni cercherà di ripristinare la sicurezza dei cittadini, affronterà la prevenzione del fenomeno El Niño e creerà un contesto favorevole per attrarre nuovi investimenti privati e rafforzare le micro e piccole imprese (Mypes). Redacción Perú
July 2, 2026
Pressenza