Attivisti di Palestine Action interrompono lo sciopero della fame in carcere
I DETENUTI LO HANNO DECISO DOPO CHE IL GOVERNO STARMER HA BLOCCATO UN CONTRATTO
A ELBIT SYSTEMS UK CHE PRODUCE ARMI PER IL GENOCIDIO
Kamran Ahmed, Heba Muraisi e Lewie Chiaramello, attivisti di Palestine Action,
detenuti in Gran Bretagna, hanno annunciato la loro decisione di porre fine agli
scioperi della fame, i più lunghi della storia britannica, dopo che a Elbit
Systems UK è stato negato un contratto governativo cruciale, una delle
principali rivendicazioni degli scioperanti. «È sicuramente un momento di
celebrazione. Un momento per gioire e per abbracciare la nostra gioia come
rivoluzione e come liberazione. Lo facciamo per la Palestina, perché siamo stati
ispirati, perché siamo stati messi nelle condizioni di agire e di provare a
realizzare i nostri sogni: una Palestina libera, un mondo emancipato», ha
dichiarato Lewie Chiaramello, uno dei tre attivisti per la vita dei quali i
movimenti che denunciano il genocidio a Gaza temevano il peggio a causa del
protrarsi della loro protesta. Il precedente terribile era quello dello sciopero
della fame del 1981 di Bobby Sands e dei suoi compagni dell’IRA.
Heba Muraisi, 31 anni, avrebbe raggiunto il 73° giorno di digiuno, lo stesso
numero di giorni raggiunto dallo scioperante della fame repubblicano irlandese
Kieran Doherty, che è sopravvissuto più a lungo dei 10 uomini morti nel 1981. Il
primo decesso tra i repubblicani irlandesi avvenne dopo 46 giorni. Heba Muraisi,
Kamran Ahmed, Lewie Chiaramello, Teuta Hoxha, Jon Cink, Qesser Zuhrah e Amu Gib
hanno iniziato la fase di rialimentazione, in conformità con le linee guida
sanitarie. Tuttavia, secondo il Guardian, Umar Khalid, 22 anni, che sabato ha
ripreso il suo sciopero della fame dopo averlo precedentemente sospeso, continua
a rifiutare il cibo.
La notizia giunge in Italia poco dopo una manifestazione convocata dalle reti
palestinesi davanti l’ambasciata britannica di Roma, a Porta Pia. Popoff aveva
anche ripreso un articolo di NovaraMedia.
Palestine Action è ufficialmente fuorilegge nel Regno Unito come organizzazione
terroristica ai sensi del Terrorism Act 2000 dal 5 luglio scorso. Questo
significa che da quella data essere membri del gruppo o esprimere supporto per
esso è un reato penale nel Regno Unito, con pene fino a 14 anni di carcere e
sanzioni anche per chi porta simboli o dichiara pubblicamente sostegno. Per il
governo Starmer, la proscrizione si basa sulla natura delle sue azioni dirette
contro infrastrutture militari e legate alla difesa e sulla percezione di un
rischio alla sicurezza nazionale. Il movimento e i gruppi di attivisti per i
diritti civili contestano la misura come eccessiva e non motivata da criteri
oggettivi di terrorismo.
Elbit Systems UK è la filiale britannica dell’azienda israeliana produttrice di
armi. E adesso ha perso un contratto decennale da 2 miliardi di sterline che le
avrebbe permesso di addestrare 60.000 soldati britannici. Dal 2012 Elbit ha
ottenuto oltre 10 contratti pubblici.
Il contratto è stato perso nonostante i massimi sforzi di funzionari sia del
Ministero della Difesa sia dell’Esercito britannico. Palestine Prisoner segnala
che questi ultimi erano collusi con Elbit Systems UK e con la sua società madre,
Elbit Systems, in incontri riservati e “tour” nella capitale della Palestina,
Gerusalemme.
Venerdì 9 gennaio 2026, la svolta con i vertici nazionali della sanità
penitenziaria che hanno finalmente incontrato i rappresentanti dei prigionieri
in sciopero della fame, su richiesta del Ministero della Giustizia, per
discutere delle condizioni carcerarie e delle raccomandazioni sul trattamento
sanitario. La decisione arriva mentre il gruppo Prisoners for Palestine ha
dichiarato una serie di vittorie dello sciopero della fame, elencandole in un
comunicato:
«Oltre al raggiungimento di questa richiesta chiave, vogliamo cogliere
l’occasione per rendere pubbliche le diverse vittorie ottenute nel corso dello
sciopero della fame:
Nelle sole ultime settimane, 500 persone si sono impegnate ad intraprendere
azioni dirette contro il complesso militare-industriale genocida: un numero
superiore a quello di chi ha partecipato alle azioni di Palestine Action durante
l’intera campagna quinquennale. In quei cinque anni, quattro fabbriche di armi
israeliane sono state chiuse. Elbit Systems sta vivendo di tempo rubato: la
vedremo chiudere definitivamente, non grazie al governo, ma grazie al popolo.
Il trasferimento di Heba a HMP Bronzefield è stato accettato da HMP Newhall,
dove attualmente è detenuta in isolamento intenzionale dalla sua famiglia e dai
suoi amici.
A T. Hoxha è stato offerto un incontro con il responsabile della JEXU (Joint
Extremism Unit) del suo istituto, la stessa organizzazione che coordina il
trattamento dei prigionieri come “terroristi”.
Nonostante la crudele e costante negligenza medica subita dagli scioperanti —
inclusa la mancata registrazione del rifiuto di cibo, il rifiuto di ambulanze in
situazioni di emergenza potenzialmente letali e trattamenti degradanti in
ospedale — i vertici nazionali della sanità penitenziaria hanno incontrato il
nostro gruppo su richiesta del Ministero della Giustizia.
Durante lo sciopero della fame, alcuni prigionieri hanno iniziato a ricevere
pacchi cumulativi di posta precedentemente trattenuta e, in un caso, hanno
ricevuto le scuse del personale carcerario per una lettera consegnata con sei
mesi di ritardo. Sono stati inoltre consegnati libri su Gaza e sul femminismo
dopo mesi di attesa.
Nell’ambito della richiesta di un giusto processo, gli scioperanti hanno chiesto
la divulgazione delle licenze di esportazione di Elbit Systems degli ultimi
cinque anni. Dopo ripetute richieste, queste informazioni sono state fornite a
un ricercatore indipendente dal Dipartimento del Commercio durante lo sciopero
della fame».
Questi attivisti imprigionati hanno fatto la storia britannica, partecipando al
più grande sciopero della fame coordinato e al più lungo mai avvenuto nel Regno
Unito, durato complessivamente 73 giorni, con Heba Muraisi che ha concluso lo
sciopero proprio al 73° giorno. Gli esperti spiegano che, dopo 40 giorni senza
cibo, il rischio di eventi catastrofici — come insufficienze cardiache,
respiratorie, renali, epatiche, aritmia e morte improvvisa — è estremamente
elevato.
Il corpo, dopo aver esaurito le riserve di glucosio e grasso, inizia a consumare
muscoli e organi vitali, incluso il cuore. Ahmed è stato ricoverato più volte
per complicazioni cardiache e respiratorie, mentre gli altri mostrano segni di
possibili danni neurologici. Le carenze vitaminiche, in particolare di tiamina
(la B1), aumentano il rischio di danni permanenti a cervello, nervi e cuore.
Anche in caso di interruzione dello sciopero, i medici avvertono che potrebbero
verificarsi gravi conseguenze a lungo termine, inclusi danni neurologici
irreversibili e la sindrome da rialimentazione, potenzialmente fatale.
Il gruppo Prisoners for Palestine sottolinea che la vittoria più importante
dello sciopero della fame è stata l’impennata dell’impegno nell’azione diretta:
«Lo sciopero della fame dei nostri prigionieri sarà ricordato come un momento
storico di pura sfida; un imbarazzo per lo Stato britannico. Ha mostrato al
mondo che la Gran Bretagna ha prigionieri politici al servizio di un regime
genocida straniero e ha portato centinaia di persone a impegnarsi nell’azione
diretta seguendo le orme dei prigionieri.
Mentre questi prigionieri pongono fine allo sciopero della fame, la resistenza è
appena iniziata. Mettere al bando un gruppo e imprigionare i nostri compagni si
è ritorto contro lo Stato britannico: l’azione diretta è viva e sarà il popolo a
cacciare definitivamente Elbit dalla Gran Bretagna».
Amu Gib ha dichiarato: «Non ci siamo mai affidati al governo per le nostre vite,
e non inizieremo certo ora. Saremo noi a decidere come dare le nostre vite alla
giustizia e alla liberazione».
The post Attivisti di Palestine Action interrompono lo sciopero della fame in
carcere first appeared on Popoff Quotidiano.
L'articolo Attivisti di Palestine Action interrompono lo sciopero della fame in
carcere sembra essere il primo su Popoff Quotidiano.