La rivoluzione dei fenicotteri--------------------------------------------------------------------------------
Fonte: citizens.al
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La rivoluzione dei fenicotteri. Così la stanno chiamando in Albania. Questa foto
relativa è relativa al terzo giorno consecutivo di protesta a Tirana, dopo gli
scontri di sabato 30 maggio proprio a Narte. È il movimento più grande degli
ultimi anni. Spontaneo, auto-organizzato, senza leadership verticale, a
prevalenza giovanile. Ma le cose non accadono per caso. Anni di lotte, di
movimenti sociali e ambientali, di compagne e compagni con una generosità e un
coraggio incredibile in un contesto difficile che è difficile anche soltanto da
immaginare in molti paesi europei. Un contesto dove per davvero hanno
cementificato tutta la costa e resa irriconoscibile per chi ha un pochino di
memoria di cos’era anche solo quindici anni fa.
Ci sono cose che ti condizionano di più quando hai un legame affettivo, di
sangue, “identitario” con un territorio. Se sei nato lì vicino al luogo che la
famiglia Trump e altri oligarchi vogliono devastare per farci dei resort, se i
tuoi genitori che vivono lì, se per tutta la vita ogni volta che tornavi andavi
a passeggiare nella laguna di Zvernec e leghi questi luoghi a dei ricordi
indimenticabili non puoi rimanere inerte.
C’è un video in rete nel quale una ragazza del posto ha preso un megafono in
mano e ha urlato “io qui ci ho imparato a nuotare”, di fronte al filo spinato,
la polizia, i guardiani privati. Una cosa da brividi.
Ma non è solo questo.
È che quando è troppo è troppo. Razionalmente, proprio. Non si può vendere alla
famiglia Trump un’isola intera di fronte Valona, simbolo della città. Non si può
vendere alla famiglia Trump e ad altri un’area protetta come quella del delta
del fiume Vjosa, Narte, Zvernec, luoghi letteralmente sacri per i cittadini di
Valona e per tutti gli albanesi. Non si può vedere il proprio paese colonizzato,
depredato delle proprie risorse, con la promessa che la ricchezza generata
ricadrà sulla povera gente mentre questo non avviene mai. Mai. Intanto il paese
è schiacciato dall’innalzamento del costo della vita, il turismo speculativo, i
salari fermi, le infrastrutture di base – come l’acqua potabile tutto il giorno
– che mancano ancora in larga parte del paese.
L’Albania non è in vendita, grida questo movimento di protesta.
Se solo possiamo fare qualcosa di utile, pur non vivendo lì, facciamolo.
Supportiamo il movimento.
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DICHIARAZIONE DEL MOVIMENTO Dopo 35 anni di transizione, è arrivato il momento
di porre fine a un modello di governo che ha leso la proprietà privata, il
patrimonio nazionale e l’interesse pubblico. Questa protesta, nata come risposta
alla compromissione della proprietà e delle ricchezze nazionali, presenta le
seguenti richieste chiare e non negoziabili: 1) Le dimissioni del governo; 2)
L’abrogazione dello status e del quadro normativo relativo agli investitori
strategici; 3) L’abrogazione del cosiddetto “Pacchetto Montagne”; 4)
L’annullamento delle modifiche alla legge sulle aree protette; 5) L’annullamento
delle modifiche alla legge sul patrimonio culturale. Queste non sono richieste
di parte. Sono richieste di giustizia, legalità e tutela dell’interesse
nazionale. Non accettiamo negoziati sui diritti fondamentali dei cittadini né
sui beni che appartengono a tutti gli albanesi. Oggi rivolgiamo un appello a
ogni albanese, dentro e fuori dal Paese, affinché si unisca a questo impegno
civico per porre fine a questa casta politica corrotta. Il tempo del silenzio è
finito. È arrivato il tempo dell’azione. L’Albania appartiene ai suoi cittadini!
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Proteste in molte città di tutto il mondo:
5 giugno: Korça ore 18; Stockholm ore 18, Berlin ore 18,30; Munich ore 18,30;
Toronto ore 18
6 giugno: Vlora ore 11; Milan ore 10 (Piazza Mercanti); Firenze ore 10,30,
(Piazza della Signoria); Londra ore 11; New York ore 14
7 giugno: Brussels ore 11; Bologna ore 18 (Piazza del Nettuno); Skopje ore
16,30; New York ore 11
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