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CESVI: “Le disuguaglianze nella protezione dell’infanzia sono strutturali e non si correggono da sole”
In Italia oltre 2 milioni di bambini e ragazzi con meno di 16 anni vivono in famiglie a rischio di povertà o esclusione sociale. Il dato nazionale del 26,7%, raggiunge il 43,6% nel Sud e nelle Isole,  a dimostrazione che le condizioni di vita dei minorenni sono la diretta conseguenza del territorio in cui nascono e crescono. A preoccupare non è solo l’esposizione alla fragilità sociale, ma anche la persistenza delle disuguaglianze nella capacità dei territori di prevenire, intercettare e contrastare il maltrattamento all’infanzia. Le forme più diffuse sono la patologia delle cure, la violenza assistita e il maltrattamento psicologico. Dal 2018 al 2026, attraverso sette edizioni dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, la mappa della protezione dei minorenni non si è modificata nella sostanza: le regioni più fragili sono rimaste tali, mentre quelle più attrezzate hanno consolidato il proprio vantaggio. È quanto emerge dalla nuova Dashboard dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, a cura di CESVI. Si tratta del primo strumento digitale interattivo in Italia dedicato a questo tema, che rende navigabili, confrontabili e consultabili i dati raccolti nelle diverse edizioni dell’Indice, trasformando otto anni di ricerca in una risorsa permanente a disposizione di istituzioni, operatori, ricercatori, organizzazioni del Terzo Settore, giornalisti e cittadini. L’analisi storica resa possibile dalla Dashboard restituisce un quadro netto: la Campania ha occupato stabilmente l’ultima posizione della classifica in tutte le sette edizioni dell’Indice, risultando sistematicamente ventesima sia per fattori di rischio sia per disponibilità di servizi. Accanto a essa, Calabria, Sicilia e Puglia hanno costituito in ogni rilevazione il nucleo delle regioni con le maggiori criticità strutturali. All’estremo opposto, l’Emilia-Romagna ha conquistato il primo posto in sei delle sette edizioni, cedendolo solo nel 2021 al Trentino-Alto Adige. Nel tempo si è consolidato un gruppo stabile di regioni con le migliori performance: Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Toscana, Liguria e Valle d’Aosta. Particolarmente significativa è l’ascesa del Veneto, che nel 2026 raggiunge il secondo posto assoluto, migliorando progressivamente sia nei fattori di rischio sia nella dotazione di servizi.  “Otto anni di monitoraggio, ha sottolineato Stefano Piziali, Direttore Generale di CESVI, ci restituiscono una certezza scomoda: le disuguaglianze nella protezione dell’infanzia in Italia sono strutturali e non si correggono da sole. Con la Dashboard mettiamo a disposizione di amministratori, ricercatori, decisori politici, operatori e giornalisti uno strumento che consente di verificare, confrontare e valutare l’evoluzione della capacità di ciascuna regione di proteggere i propri bambini. Non si tratta più di una fotografia isolata, ma di un film che mostra tendenze, arretramenti e progressi. E la prima lezione che questo film ci consegna è chiara: dove si investe nei servizi territoriali i risultati arrivano, dove si disinveste le disuguaglianze si cronicizzano. Servono politiche continuative di prevenzione, non interventi emergenziali. Mettere in luce le differenze tra le regioni non significa porle in competizione, ma comprendere meglio le diverse condizioni in cui crescono bambini e bambine. Conoscere le fragilità e le risorse dei territori aiuta a riconoscere i bisogni, definire le priorità e rafforzare le azioni di prevenzione. Le ultime edizioni dell’Indice mostrano alcuni segnali positivi, ma confermano anche che il divario territoriale resta una delle principali sfide per le politiche di tutela dell’infanzia. Partire da una conoscenza più approfondita dei contesti è essenziale per costruire comunità e sistemi di protezione più efficaci e vicini ai bisogni di ogni bambino.” La Dashboard consente di osservare non solo le classifiche regionali, ma anche l’evoluzione dei singoli indicatori nel tempo. Ed è proprio sul fronte dei servizi che emergono alcuni dei dati più rilevanti. I servizi a sostegno della genitorialità mostrano una ripresa dopo la contrazione dovuta alla pandemia: gli utenti sono passati da 135.527 nel 2018 a 131.630 nel 2020, fino a raggiungere 144.627 nel 2022. Tuttavia, il divario territoriale resta molto ampio: nel Nord il servizio raggiunge 741 utenti ogni 100.000 abitanti target, contro 322,1 al Centro e appena 271 nel Mezzogiorno. In altre parole, al Sud la copertura dei servizi di sostegno alla genitorialità resta inferiore a un terzo rispetto al Nord. Anche i servizi sociali professionali registrano un aumento dopo la pandemia, passando da 725.440 utenti nel 2018 a 775.220 nel 2022, con un incremento del 6,9%. Ma la ripresa non basta a colmare le distanze tra territori: nelle regioni con reti sociali più solide e servizi più strutturati i miglioramenti risultano più evidenti, mentre nei contesti segnati da fragilità economiche, minore disponibilità di servizi e debolezza del tessuto sociale persistono condizioni di rischio più elevate. Preoccupa inoltre la diminuzione in termini assoluti dei pediatri di libera scelta, passati da 7.499 nel 2018 a 6.962 nel 2022. Il lieve miglioramento del rapporto ogni 10.000 minorenni non indica un rafforzamento reale della rete pediatrica, ma è legato soprattutto al calo della popolazione infantile. Particolarmente significativo è il dato relativo alle dimissioni ospedaliere per disturbi psichici tra minorenni: l’indicatore passa da 5,51 ogni 10.000 abitanti nel 2019 a 8,1 nel 2023, con un aumento del 47%. Un segnale che conferma la crescita del disagio mentale tra bambini e adolescenti e la necessità di rafforzare reti di prevenzione, ascolto e presa in carico precoce. Qui per approfondire: https://indiceinfanzia.cesvi.org/.    Giovanni Caprio
July 23, 2026
Pressenza
Scampia, in marcia per la pace i bambini delle scuole dell’infanzia
L’iniziativa dell’Ottava Municipalità ha coinvolto alunni, insegnanti e famiglie delle scuole comunali. Si è svolta questa mattina a Scampia la prima Marcia della Pace delle scuole dell’infanzia comunali dell’Ottava Municipalità di Napoli. L’iniziativa, promossa dal coordinamento pedagogico e dalle insegnanti del territorio con il sostegno dell’Assessorato all’Istruzione e alle Famiglie del Comune di Napoli, ha coinvolto bambini, docenti, personale scolastico e famiglie. I partecipanti hanno attraversato le strade del quartiere con cartelloni e messaggi dedicati alla pace, dando vita a una manifestazione che si inserisce nel percorso avviato dalla città nell’ambito della Rete degli Enti Locali per la Pace. L’iniziativa fa seguito anche all’impegno assunto dall’amministrazione comunale in occasione della partenza, il 19 febbraio scorso da Napoli, del Giro d’Italia per la Pace. «Vedere i bambini delle nostre scuole dell’infanzia sfilare per la pace, proprio qui a Scampia, è il segno tangibile di una città che vuole costruire il proprio futuro sui valori dell’accoglienza, del dialogo e della convivenza civile», ha dichiarato l’assessora all’Istruzione e alle Famiglie, Maura Striano. Secondo il Comune, l’obiettivo dell’iniziativa è stato quello di promuovere nei più piccoli una riflessione sui temi della condivisione, del rispetto reciproco e della risoluzione pacifica dei conflitti quotidiani, attraverso un percorso educativo sviluppato all’interno delle scuole del territorio. Fonte: Comune di Napoli – Ufficio Stampa. Redazione Napoli
June 15, 2026
Pressenza
L’influenza militare sull’infanzia in Italia. A partire da alcune segnalazioni giunte all’Osservatorio
Come si evince dalle innumerevoli segnalazioni che ogni giorno arrivano alla mail dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università (osservatorionomili@gmail.com), la presenza delle forze armate è ormai una vera invasione di campo. Un campo che dovrebbe essere gestito dagli/dalle insegnanti, nella relazione asimmetrica per ruolo ed età, fra chi insegna e chi impara. Soprattutto i bambini e le bambine, le creature piccole e i giovani sono i più esposti alle insinuanti parole di chi veste una divisa. Ai loro occhi un corpo armato, vestito in armi, mostra vigore, determinazione nell’affrontare situazioni di rischio, capacità nell’uso di tecnologie sofisticate per affrontare il pericolo, sia esso il nemico classico o il delinquente e il marginale. Oggi a soldati e soldatesse viene lasciato un compito educativo che gli adulti di riferimento – docenti e genitori – riconoscono complementare, quando non sostitutivo, al loro. Soprattutto le armi sono oggetto della fascinazione. Dalla spada al moderno fucile d’assalto, gli oggetti della tecnica della morte sono un’espressione di aggressività precocemente appresa, che si mostra nel gioco infantile, nella predilezione per gli sport violenti, per le finzioni dei videogiochi e dei film di animazione. Qualcuno afferma che si tratti di un fascino derivante da pulsioni residuali, da istinti aggressivi di cui la cultura non ha mai davvero esonerato gli esseri umani. I bambini più piccoli imparano a coltivare quello spazio emotivo nella convinzione che discutere con l’Altro, chiunque esso sia, non vale le parole spese, ancora prima di provare a trovarle. Imparano che nell’Altro si nasconde il nemico, che la frontiera è una protezione, che la Patria è un luogo da difendere come Heimat, la casa, da chi la vuole occupare, chissà distruggere. Le segnalazioni che commento vengono da informazioni veicolate nel web e riguardano istituti scolastici della fascia del primo ciclo di istruzione (6/13 anni, dunque infanzia e preadolescenza). Tre tipi di iniziative apparentemente bonarie, la bellezza del volo, la vitalità della banda musicale, la simpatia per la mascotte, che però hanno un sottotesto, pescano nell’immaginario guerriero, tanto più invadente quanto schermato, sottile. Inizio da Viterbo, dove il 13 maggio sul sito dell’AVES (Aviazione Esercito Italiano) si commentava il successo dell’open day, percorso di orientamento e di informazione per le scuole della provincia sull’importanza del servizio prestato nelle forze armate. Motivo di orgoglio per gli organizzatori l’entusiasmo dei più piccoli per l’esibizione di armi e apparecchiature, soprattutto – si sottolinea – fra i membri del consiglio comunale dei bambini (una prova di educazione civica?). Nel sito si evidenzia anche la partecipazione di Poste Italiane che ha impresso un francobollo per commemorare i 75 anni di vita dell’AVES. Del resto, la compartecipata statale è sempre meno dedicata al servizio postale e sempre più rivolta all’attività di banca e finanziaria, presente sul mercato, dove è bene farsi una buona pubblicità. Tutti contenti, amministratori locali, aviatori, genitori e sicuramente dirigenti scolastici e insegnanti ormai, su quasi tutto il suolo patrio, fedelissimi alle divise (clicca qui per la notizia). Sempre nel Lazio, l’istituto comprensivo Santa Maria Delle Mole, nell’omonima frazione di Marino (Città Metropolitana di Roma), il 15 maggio ha partecipato con 6 classi all’evento musicale organizzato dalla banda dell’Esercito. Messa in musica la fiaba di Esopo “La cicala e la formica”, mostrati gli strumenti musicali, sponsorizzato un corso di pianoforte, anche online (?), offerte esibizioni di canti della tradizione popolare. Quale tradizione, mi chiedo. Ho diretto un anno l’istituto in questione e Santa Maria delle Mole, agro romano fortemente urbanizzato alle falde dei Castelli Romani, era allora ed è oggi un non luogo. Malgrado qualche aspirazione a diventare un comune autonomo grazie ad una vittoria referendaria che non ha avuto seguito, può vantare il ricordo di antichi insediamenti di coloni-reduci dell’esercito romano, i mulini a ridosso delle marane (torrenti) a cui deve forse il suo nome, oggi scomparsi. Sorvolano il paese (circa 13.000 abitanti) 180 voli giornalieri dal vicino aeroporto di Ciampino, un contributo all’inquinamento di gas e rumore: «Se un essere umano è condannato a svolgere la funzione limitata della formica non soltanto cesserà di essere uomo, ma non sarà neppure una buona formica» scriveva Norbert Wiener, il padre della cibernetica (Introduzione alla cibernetica, 1966/2001). Un semplice collegamento di idee dall’edificante Esopo alla tecnologia militare…Non ultimo: ma un laboratorio musicale curato da insegnanti dentro la scuola, no? Ci vuole la più performante banda dell’esercito (https://www.instagram.com/p/DYVGByHDFqx ). Mi sposto a Sesto Campano, piccolissimo paese della seconda più piccola regione italiana, il Molise. Come ci informa un foglio locale on line, i bambini dell’IC Don Giuliano Testahanno vinto il primo premio del concorso “WOrso Wojtek“, ideato dal giornalista Lello Castaldi, un buon amico e sponsor dell’esercito, come si evince dalle sue pagine Facebook. L’orso bruno in questione venne adottato dalla 22° Compagnia dell’esercito polacco in esilio in URSS, impegnato nella liberazione dell’Italia dai nazisti e, come nella pubblicistica destrorsa, anche queste celebrazioni tendono a oscurare il ruolo delle formazioni partigiane. Pure a Sesto tutti contenti, sindaco Eustachio Macchiari in testa (lista civica Noi Ci Siamo) (Clicca qui per la segnalazione). Conclusione, molto provvisoria. Nel gioco di riflessi fra adultità e infanzia, prima che il bambino specchi sé stesso e possa riconoscersi, l’adulto riverbera il suo desiderio del bambino e del suo futuro. Un doppio genitivo per dire l’incrocio delle attese reciproche, delle domande, delle risposte, degli inganni, delle scoperte scomode, urticanti. Anche oggi – nel dibattito tutt’altro che spento sui cascami del patriarcato e lo sfumare del padre, del maschio – l’adulto fornisce protesi per crescere. Anche la complicità degli adulti, degli educatori, che annulla il differire fra le generazioni lo è, prova a esserlo: ci si diverte insieme, si imparano insieme il conformismo e l’adattamento passivo, acritico, tutti, grandi e creature piccole nello stesso gioco mediatico. Oggi, le protesi sono anche un moschetto, una divisa, un inno: passaporti per entrare presto nel mondo adulto, pragmatico, dove la violenza va gestita, accompagnata, addestrata, più che evitata. Bambini-soldato in molte regioni del mondo, bambini futuri soldati, qui, ora, da noi, Italia, Europa. P.S. È NOSTRA CURA CELARE I VOLTI DEI BAMBINI E DELLE BAMBINE PERCHÉ SIAMO EDUCATORI ED EDUCATRICI SENSIBILI E CI FA ORRORE ASSOCIARLI AGLI STRUMENTI DI MORTE, COSTRUIRTI CON IL SOLO SCOPO DI UCCIDERE ALTRE PERSONE, TUTTAVIA MARCA LA DIFFERENZA PEDAGOGICA IL FATTO CHE SU QUESTO SITO NON CI SIA ALCUN RIGUARDO RISPETTO ALL’ESPOSIZIONE DI MINORENNI ACCANTO AD ELICOTTERI E VELIVOLI DA GUERRA. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Diritto al gioco… di guerra?
MIR Napoli stigmatizza la presenza delle Forze Armate all’iniziativa ASL – UNICEF di Avellino per il diritto al gioco Si è svolta domenica 24 maggio ad Avellino l’iniziativa sul “diritto di giocare e crescere insieme”, promossa dal locale Comitato provinciale dell’UNICEF e dall’ASL territoriale. Insieme a varie iniziative ricreative, però, in quella occasione erano presenti anche postazioni di ben tre forze armate: Esercito Italiano, Carabinieri e Guardia di Finanza, mescolando impropriamente al concetto di ‘gioco’ esercitazioni al tiro col fucile, di lotta e di altre pratiche militari che nulla hanno a che vedere con un’attività ludica rivolta a bambini e ragazzi. «A nome del Movimento Internazionale della Riconciliazione, storica organizzazione italiana per la pace e il disarmo, esprimo sconcerto e riprovazione per questo subdolo tentativo di militarizzare ancora una volta non solo la cultura e la scuola, ma anche lo sport e le attività ricreative per l’infanzia – ha dichiarato Ermete Ferraro, presidente nazionale e coordinatore locale del MIR – Ancora una volta colpisce che a prestarsi a questa pericolosa commistione di gioco e attività di ambito militare sia l’organizzazione internazionale che, per statuto, più dovrebbe tutelare il diritto dei minori alla pace ed al benessere. Purtroppo, però, già in altri casi l’UNICEF regionale ha promosso iniziative che vedevano la partecipazione delle forze armate, contraddicendo alla missione della Fondazione che “ispira la sua attività al principio che tutti i bambini abbiano il diritto di sopravvivere, crescere e realizzare le proprie potenzialità per il beneficio di un mondo migliore per ogni bambino ovunque”.» Alcune sconcertanti immagini allegate – ricavate da un video sulla manifestazione https://www.youtube.com/watch?is=MRNF41DbY7afx8xv&v=hS0R0LR-TVo&feature=youtu.be mostrano infatti bambini che impugnano e puntano fucili più grandi di loro, esercitazioni alla lotta ed al pugilato ed un’inutile esibizione di uniformi, armi e attrezzature militari. «Che UNICEF, ASL e Consorzio Servizi Sociali A5 promuovano il diritto al gioco, alla salute ed alla socialità con una manifestazione dove si esibiscono strumenti di guerra è davvero intollerabile. Il MIR disapprova questa scelta ed invita invece a lanciare messaggi ben diversi, di educazione alla pace, a relazioni solidali ed a soluzioni dei conflitti prive di violenza» ha concluso Ferraro. CONTATTI Ermete FERRARO Cell. e WhatsApp: 349 3414190 Email: ermeteferraro@gmail.com – mirnapoli@virgilio.it Web: https://www.facebook.com/napolimir Redazione Napoli
May 26, 2026
Pressenza
Restituire l’infanzia
Non si comprende la concezione che la nostra cultura si fa dell’essere umano se non si ricorda che alla sua base sta un uomo senza infanzia: Adamo. Secondo la narrazione della Genesi, l’uomo che il Signore crea e pone nel giardino di Eden è un adulto, a cui Egli parla e dà dei comandi e per il quale crea una compagna perché non sia solo. E soltanto un adulto, e non certo un in-fante, poteva dare un nome a tutti gli animali del giardino. Non stupisce che un essere senza infanzia non possa rimanere innocente e sia fatalmente destinato alla colpa e al peccato. Forse il pessimismo che condanna l’Occidente cristiano a rimandare sempre al futuro felicità e compimento proviene da questa singolare carenza, che fa di Adamo un essere costitutivamente privo d’infanzia. Ed è forse per questa mancanza più originale di ogni peccato che, da una parte, l’infanzia è per ciascuno di noi il luogo della nostalgia dell’impossibile felicità e, dall’altra, nell’organizzazione sociale, una condizione difettiva, che bisogna ad ogni costo disciplinare e ammaestrare. E se la psicanalisi vede nel bambino il soggetto nascosto di ogni nevrosi, ciò è forse proprio perché da qualche parte agisce in noi il paradigma adamitico di un uomo senza infanzia. Ciò significa che la guarigione della malattia dell’Occidente – cioè di una cultura adulta che, reprimendo l’infanzia, finisce per condannarsi alla puerilità – sarà possibile solo se saremo capaci di restituire a Adamo la sua infanzia. -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato su Quodlibet (con il titolo L’infanzia di Adamo e qui con l’autorizzazione della casa editrice). Tra i i libri più importanti di Giorgio Agamben: Homo Sacer. Edizione integrale 1995-2015, (Quodlibet) e L’uomo senza contenuto (Quodlibet). Il suo ultimo libro invece è Amicizie (Einaudi). -------------------------------------------------------------------------------- FacebookTwitterMastodonPinterestWhatsAppTelegramEmailCo Comune-info
April 19, 2026
Pressenza
Bari: “Scegliamo i soldati” e “Diventiamo marinai” nella scuola dell’infanzia IC “Massari-Galilei”
In queste settimane nei due plessi Montello e via Mandragora della scuola dell’infanzia dell’IC “Massari-Galilei” di Bari è partito il progetto “Raccontami … che lavoro fai?”, che prevede il coinvolgimento diretto dei genitori nelle attività scolastiche, con brevi momenti di gioco strutturato e laboratori. Così le piccole e i piccoli bambini, guidati dalle maestre e dal genitore invitato, hanno di volta in volta costruito un autolavaggio, simulato la gestione di un fast food McDonald’s, giocato a lavorare come commessi in un negozio di scarpe, simulato il lavoro dell’infermiere con cerotti e termometri giocattolo, ascoltato dal papà agronomo la storia sui semi che diventeranno piante. Tra i genitori intervenuti fino ad oggi anche un papà capitano dell’Esercito Italiano, che ha guidato la mattinata dal titolo “Scegliamo i soldati” e un papà Sottufficiale della Marina Militare con la mattinata dal titolo “Tutti a bordo! Diventiamo marinai”.  Qui in basso il post su Facebook della scuola, che, evidentemente, dimostra come spesso anche i/le docenti obbediscano ad una retorica nazionalistica priva di fondamento sostanziale se arrivano a scrivere che con la discussione guidata dal soldato si giunge ad una «definizione rassicurante del suo ruolo come tutore della pace e difensore della nazione». Occorrerebbe ricordare ai bambini e alle bambine, e forse anche ai/alle insegnanti, quante volte negli ultimi 30 anni le forze armate italiane sono intervenute, per scellerate scelte politiche, in scenari di guerra non certamente a difesa della nostra Patria o sotto l’egida dell’ONU, ma in forma aggressiva accanto alla NATO o, peggio, accanto agli Stati Uniti, causando anche la morte dei nostri militari da parte delle popolazioni invase (Balcani, Iraq, per citarne solo alcune). L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università critica aspramente la banalizzazione romantica delle professioni militari. A maggior ragione, quando il pubblico è formato da bambine e bambini di quattro anni, dal discorso romantico e patriottico viene rimossa totalmente la loro funzione offensiva e letale. Difficilmente si può accettare una simile riduzione di complessità. Inoltre, in un territorio a forte connotazione militare troveremo molti genitori che lavorano nella Difesa e quindi, in contesti scolastici come quello “Raccontami … che lavoro fai?”, i genitori in divisa saranno statisticamente più numerosi, incentivando nell’immaginario infantile il modello del militare. Per elevare il livello di propaganda militaristica funzionale a generare l’universo simbolico che normalizza la guerra e la rende plausibile, di recente il Parlamento italiano ha stabilito ben due ricorrenze nazionali a carattere militare e il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha prontamente suggerito di inserirle nel calendario della didattica nelle scuole, quelle dell’infanzia comprese: il 17 marzo Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera e il 4 novembre Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Vi invitiamo alla lettura dei nostri approfondimenti su queste due ricorrenze, qui per il 17 marzo, qui per il 4 novembre. L’Osservatorio è nato per ricercare e denunciare tutte le iniziative che prevedono la partecipazione e l’ingerenza delle Forze Armate e delle organizzazioni e aziende della filiera bellica negli istituti scolastici di ogni ordine e grado. Vogliamo contrastare la militarizzazione dei luoghi di istruzione e la diffusione della cultura della difesa tra le nuove generazioni. Lo sfondo attuale vede un riarmo senza precedenti e seriamente temiamo per il loro futuro. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Pensare contro se stessi – di Tiziana Villani
Pubblichiamo su Effimera l'introduzione tratta dal libro di Tiziana Villani, Territori dell'infanzia. Sovvertire l'immaginario del presente, Ortothes, Napoli 2025 * * * * * In alcune fasi della vita, della storia che si attraversano e dalle quali siamo attraversati, occorre a un certo punto fermarsi e riflettere sui modi e gli strumenti attraverso i [...]
February 12, 2026
Effimera
Educazione affettiva: una necessità per restare umani
Azur del mare, Boom Boom Bunny e l’arte come spazio educativo Nel mio percorso tra arte, diritti e pace ho incontrato un progetto curato da Simone Tansini. Un lavoro che intreccia editoria, teatro, musica e formazione e che prende forma anche in due libri illustrati: Boom Boom Bunny e Azur del mare. Non si tratta semplicemente di due volumi, ma di due corpi narrativi inseriti in un progetto più ampio. Storie che non si accontentano della pagina, ma cercano altre strade per continuare a vivere, attraversando linguaggi diversi e generando esperienze condivise. Boom Boom Bunny, scritto da Simone Tansini e illustrato da Silvio Boselli, racconta l’incontro tra le coscienze di due bambine lontane. Una vive in un paese in guerra, l’altra in una città europea. A unirle è Boom Boom, un coniglio di pezza che sembra attraversare distanze, luoghi e confini. Il libro pone una domanda semplice e radicale: e se ogni cosa fosse collegata? Ogni persona, ogni luogo, ogni esperienza? Azur del mare, scritto da Leili Maria Kalamian, illustrato ancora da Silvio Boselli e curato da Simone Tansini, nasce invece da una ferita reale: il naufragio di Cutro del 2023. Ma sceglie di non fermarsi alla cronaca. Il mare diventa confine e porta insieme, soglia che separa e che può trasformare. Una donna che guarda il mare viene cambiata per sempre da ciò che le onde le restituiscono. La realtà è il punto di partenza, ma il racconto prende la via simbolica, dove rivoluzione e accoglienza, silenzio e canto, pianto e speranza convivono. Le tavole di Silvio Boselli aggiungono ai racconti una bellezza silenziosa. Il suo tratto, delicato e insieme inquieto, tiene dentro la stessa immagine infanzia e ferita, leggerezza e vertigine. Boom Boom Bunny lavora sulla connessione, Azur del mare sulla ferita. Entrambi però si muovono nella stessa direzione: portare il lettore in un territorio emotivo più che informativo. Accade nelle immagini, nei silenzi, negli sguardi. Accade quando i morti non sono numeri, ma assenze che interrogano. Quando l’accoglienza non è un concetto, ma un gesto. Quando la speranza non è retorica, ma responsabilità. Le pagine che accompagnano Azur del mare parlano di ascoltare, affiancare, consolare, curare. Parlano di donne che esercitano una particolare forma di maternità che è l’accoglienza. Parlano di umanità che resiste. Qui non si educa spiegando. Si educa mettendo in relazione. Non è un caso che Azur del mare sia diventato anche laboratorio teatrale, spettacolo e percorso con adolescenti. In questo progetto il teatro non è messa in scena, ma spazio educativo. Un luogo in cui la storia non si osserva soltanto, ma si attraversa. Nei testi nati dal lavoro con i ragazzi, la parola “confine” si moltiplica. Diventa gabbia, protezione, paura, incontro, possibilità di vedere l’altro. Non sono definizioni. Sono pensieri in formazione. Più che a un’età precisa, Boom Boom Bunny e Azur del mare sembrano rivolgersi a una relazione. A bambini e ragazzi accompagnati. Ad adulti disposti a non proteggere dal dolore, ma ad abitarlo insieme. Sono libri che chiedono tempo, ascolto e presenza. Trovano nel teatro, nei laboratori e nella comunità una prosecuzione naturale. Parti di un progetto più ampio che tenta linguaggi diversi per raggiungere lo stesso punto: l’umano. C’è una frase che sembra custodire il senso profondo di questo lavoro: Che sia concesso ai bambini. Che sia concesso a noi, che bambini non siamo più, di avere sempre a cuore le umane cose. Forse è qui il centro di tutto. Non parlare dell’infanzia, ma difenderne lo sguardo. Quello capace di lasciarsi scompigliare dalle onde, di vedere nel confine una soglia, di riconoscere nell’altro non una distanza, ma una possibilità. A partire da questo lavoro, ho scelto di fare alcune domande per continuare la riflessione con Simone Tansini. 1. Simone, tu vieni dalla musica e dal teatro, curi progetti formativi e culturali legati all’infanzia e all’adolescenza e, dentro questo percorso, sono nati anche Boom Boom Bunny e Azur del mare. Che tipo di ricerca stai portando avanti attraverso questi lavori? La cosa che mi affascina maggiormente e che perseguo da più anni è la commistione tra linguaggi artistici e comunicativi. Credo fortemente nelle contaminazioni tra i generi, perché permettono di scoprire connessioni inattese. Questo pensiero nasce dalla musica e si è sviluppato nel tempo attraverso la letteratura, il teatro e l’editoria. Ho pubblicato graphic novel dedicate a rivisitazioni moderne di opere liriche e persino un gioco da tavolo incentrato sul mondo del teatro d’opera. Con gli anni ho sentito sempre più forte la necessità di portare le competenze maturate verso temi sociali. Avverto il bisogno di dare un senso umano al mio agire, non solo un senso artistico. Questo non significa fare arte superficiale, ma esattamente il contrario: fare arte dove c’è più bisogno di bellezza e di profondità di pensiero. 2. Nei tuoi libri non si spiegano temi sociali o affettivi: si raccontano, si mostrano, si mettono in scena. Perché senti che queste questioni chiedono una forma narrativa e non discorsiva? Credo che questo dipenda dalla mia formazione musicale e teatrale. La maschera del teatro e l’introspezione del personaggio permettono di arrivare al cuore delle persone lasciando a ciascuno il proprio percorso. Quando vediamo un film o un’opera, ognuno ne ha una percezione diversa. Io non voglio spiegare i temi sociali che mi toccano. Li trascrivo e li affido alla sensibilità di chi entra in contatto con essi. Questo atto creativo è un po’ come affidare un messaggio in bottiglia al mare. 3. In un tempo in cui si discute molto di educazione affettiva, credi che la scuola abbia bisogno anche di spazi non disciplinari, dove lavorare su emozioni, relazione, conflitto e cura? Negli ultimi anni lavoro sia come docente interno alla scuola sia come esperto esterno su molti progetti che vanno dallo sviluppo dell’espressività all’educazione affettiva, dalla lotta alla dispersione scolastica alla musica e al teatro nei contesti di fragilità sociale. La scuola ha bisogno di momenti di riflessione e di spazi di confronto non giudicante, non soggetti a valutazione. I ragazzi hanno un forte bisogno di adulti con cui confrontarsi alla pari, in luoghi di reale condivisione delle conoscenze. Ci sono scuole che operano già in questa direzione ed è importante che sia così. 4. Azur del mare è diventato anche laboratorio teatrale e spettacolo. Cosa cambia quando una storia passa dalla pagina al corpo? La magia accade quando i ragazzi diventano protagonisti e mettono in gioco il proprio bagaglio esperienziale su temi inattesi. Quando ho iniziato a costruire lo spettacolo di Azur del mare non ho spiegato subito tutta la trama ai giovani interpreti. All’inizio non pensavano di far parte di una storia così toccante. Ci sono entrati poco alla volta e hanno sentito crescere la responsabilità di ciò che stavano facendo. 5. Quando lavori con bambini e ragazzi su temi così duri, che cosa impari tu da loro? Osservo sempre i ragazzi con grande attenzione, cercando di cogliere anche le sfumature più nascoste. Quando riesco a entrare in contatto profondo con loro mi sento arricchito emotivamente, come se vivessi anche le loro storie. I bambini mi insegnano soprattutto la loro enorme capacità di adattamento. Vivono tutto con intensità, con ingenuità e strumenti propri, ma anche con una sorprendente capacità di trovare strategie per stare nel mondo che li circonda. 6. Viviamo un tempo in cui infanzia, guerra, confini e paure collettive sono di nuovo centrali. Che responsabilità pensi abbia oggi l’arte, soprattutto quando incontra i giovani? L’arte ha una responsabilità enorme perché parla direttamente alle coscienze e alle sensibilità delle persone. Ancora più grande è la responsabilità di chi dell’arte diventa tramite. L’arte deve essere al servizio della società che racconta ed educa. Tra i progetti che mi stanno dando maggiore soddisfazione ci sono Campus Teatro, una sfida artistico-didattica del Teatro Municipale di Piacenza, e Il Canto della Terra. Linguaggi di vita e solidarietà, un progetto che attraversa teatro, musica, fotografia, cinema e filosofia, nel segno di una socialità viva e multiforme. In questi giorni, mentre questo articolo prendeva forma, Simone Tansini ha avviato un corso di canto e lettura interpretata all’interno del carcere di Piacenza. Un’esperienza che lui stesso racconta come attraversata da inattesi “fotogrammi di felicità”, capaci di restituire senso e umanità anche in contesti complessi. Parallelamente continuano a svilupparsi percorsi come Campus Teatro e Il Canto della Terra, progetto sempre più trasversale che intreccia linguaggi artistici diversi e apre nuove possibilità di relazione. Segni concreti di un lavoro che non resta sulla carta, ma continua ad accadere, incontrare, trasformare. Un ringraziamento a Simone Tansini per la disponibilità, la generosità delle risposte e per il lavoro che continua a intrecciare arte, educazione e responsabilità umana, dentro e fuori i contesti più fragili. Un percorso che può offrire spunti preziosi a educatori, insegnanti e operatori culturali che lavorano con l’infanzia e l’adolescenza, alla ricerca di linguaggi capaci di attraversare emozioni, relazioni e cura.                               Lucia Montanaro
January 30, 2026
Pressenza
Impatto della guerra sull’infanzia: didattica per la scuola primaria
Gianluca Gabrielli è figura nota a chi frequenta il sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. È autore di numerosi testi e articoli di pedagogia e didattica, sulla valutazione standardizzata e le mosse contrastive per riuscire a “farne a meno”, sul militarismo che sta di nuovo asfissiando le aule scolastiche. Gabrielli anima, inoltre, un blog che ospita contributi sui suddetti temi, «Per chi suona la campanella». Il titolo ripropone quello di una raccolta di racconti pubblicata anni fa: memorie personali autentiche, passate alla lente della favola che spesso riveste di un’aura nostalgica, ma anche angosciante, i nostri ricordi (AAVV, Quando suona la campanella. Racconti di scuola Manifestolibri, Roma, 2006). Maestro e Storico: metto in questo ordine le attività di Gianluca Gabrielli perché entrambe sono annodate e costituiscono quella che è la sua personalità di uomo e di professionista. L’esercizio dell’arte e della professione docente conferisce accenti importanti e, potremmo dire, riorganizza i suoi studi storici. La storia dell’Infanzia nel Novecento, nello specifico durante il periodo fascista, accende nella sua didattica quotidiana una particolare attenzione verso quei bambini e bambine che, in una classe multietnica, gli effetti delle guerre li hanno sulla pelle. Effetti del vecchio e nuovo colonialismo, espresso di recente in toni elogiativi nelle pagine del testo Nuove Indicazioni Nazionali per il Curricolo del Primo Ciclo dell’Istruzione (MIM, 2025), sul quale invito a leggere il parere del Consiglio di Stato, assai negativo rispetto,  non solo ai contenuti, ma alla maldestra forma (09/09/2025 n. 829). Se sulla genericità del concetto di bambino e bambina, fuori da contesti storici, di etnia, di classe, su queste pagine si è già detto, proponiamo una piccola riflessione sulla locuzione-triade “bambini, donne, anziani”. Utilizzata nelle operazioni di salvataggio, sottolineata come aggravante nelle operazioni di violenza bellica condotte contro la popolazione civile, la locuzione, oltre l’uso quasi banalizzato, rinvia al nodo della cura della vita, al suo esordio, al nascere e alla sua fine. Di questo nodo il cardine è la donna che tale funzione di cura continua a esercitare, spesso in forma esclusiva, malgrado la presunta fine delle forme più escludenti del Patriarcato. Dare la vita e vederla perdersi in una trincea, in un bombardamento e, come ha scritto un narratore spagnolo rispetto alla Guerra Civile, en las casas vacias, le case svuotate, denudate dalla guerra. Casa che è anche la Terra Madre, come sa Gianluca che di educazione ecologica si occupa, nell’atto unico dell’educare. L’articolo che proponiamo è complesso, la bibliografia rende ragione degli approfondimenti. Si tratta, a un tempo, di  un contributo per tutti e di una messe di suggerimenti didattici per insegnanti, non solo di primaria, come si può vedere dall’indice dei capitoli: https://www.novecento.org/storia-e-didattica/didattica-in-classe/prima-dellarticolo-11-dalleducazione- -del-fascismo-al-ripudio-della-guerra-della-nostra-costituzione-7094/#proposta. Attendiamo la pubblicazione dell’ultima fatica di Gianluca Gabrielli, Storia attiva per la scuola primaria. Percorsi esperienziali per scoprire il passato in modo attivo e coinvolgente per i tipi della Erickson. Per l’autore ogni traccia è degna di esser esplorata, discussa, di ogni reperto si può raccontare la memoria e inserirlo nel percorso della Storia ufficiale. Sul tema relativo a infanzia e guerra preme rimandare alla lettura del numero doppio nn 56/57 12/2025 Guerra all’Infanzia, pubblicato dal Dipartimento di Studi Storici e Linguistici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Sottolineo soprattutto l’importanza dei primi quattro interventi e il contributo della nostra Cristiana Ronchieri disponibili a questo link sul nostro sito. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente