Alluvione tra Nepal e Tibet, 168 morti e 1.400 dispersi: collassata parte di un ghiacciaioContinuano ad aumentare i numeri della violenta alluvione che ieri si è
riversata sul confine tra Nepal e Tibet, travolgendo edifici e infrastrutture
sia sul versante nepalese sia su quello cinese. Sono circa 1.400 i dispersi, in
buona parte cittadini stranieri. La Farnesina ha reso noto che anche due
italiani sono rimasti coinvolti, senza riportare feriti. Nel frattempo, i media
locali hanno rilanciato i primi dati parziali sulle vittime: i morti sarebbero
almeno 168, ma il bilancio è destinato a salire. Le operazioni di ricerca da
parte delle squadre di soccorso accorse sul posto stanno continuando anche
questa mattina. Secondo le analisi del Servizio geologico statunitense, il
disastro sarebbe stato innescato dal collasso di una porzione di ghiacciaio,
seguito da una colata di ghiaccio, roccia e detriti che ha provocato «successivi
impatti catastrofici a valle». Il collasso ha inoltre generato un segnale
sismico equivalente a una magnitudo 5,2, inizialmente classificato dall’USGS
come un terremoto di magnitudo 4,4.
Le immagini che arrivano dal Nepal mostrano enormi masse d’acqua e detriti
inghiottire villaggi e spazzare via case e strade, lasciando dietro di sé
un’imponente massa di fango. L’USGS, l’istituto geologico statunitense, sostiene
che tutto sia partito dal crollo di una massa di ghiaccio e roccia riversatasi
in un fiume di montagna, provocando una devastante colata di detriti e acqua che
ha poi travolto i villaggi a valle. Il luogo di origine si trova nell’area di
confine tra il Tibet cinese e il Nepal: di preciso, la massa è precipitata nel
Lhende Khola, un affluente del Bhotekoshi, provocando un’improvvisa ondata di
piena. La massa d’acqua e detriti ha quindi travolto gli insediamenti lungo il
corso del fiume, raggiungendo il valico di frontiera di Gyirong, in Tibet, e
proseguendo poi verso il Nepal.
In Nepal sono state colpite le province di Bagmati, Gandaki e Lumbini. Le
autorità, riprese dai media locali, segnalano almeno 165 morti, ma il bilancio è
destinato a salire. Nella provincia di Bagmati sono morte almeno 106 persone,
distribuite in quattro distretti: 65 a Chitwan, 27 a Dhading, 12 a Nuwakot e 2 a
Rasuwa. A Gandaki le vittime sono 55, concentrate in tre distretti: 26 a
Nawalparasi orientale, 20 a Gorkha e 9 a Tanahun. In Lumbini si registrano
invece 5 vittime, tutte nel distretto di Nawalparasi occidentale. I dispersi
sarebbero invece almeno 826, ma anche questo dato è in continua evoluzione: tra
loro figurano 85 membri delle forze di sicurezza, 162 residenti di Rasuwa e
Nuwakot e 579 turisti, di cui 466 stranieri e 113 nepalesi. In Tibet, invece, le
autorità cinesi hanno riferito di 3 morti e 558 dispersi, tra cui 260 cittadini
stranieri.
Per fare fronte alla crisi, le autorità nepalesi hanno schierato più di 5.000
militari e agenti, oltre a mezzi e squadre per il soccorso aereo. Gli elicotteri
stanno distribuendo tende, cibo e altri beni di prima necessità, forniti anche
dalla vicina India. Anche gli Stati Uniti hanno annunciato lo stanziamento di
fondi per sostenere le operazioni: «Forniremo 500.000 dollari in aiuti tramite
l’accordo globale con Catholic Relief Services, sostenendo la fornitura di
rifugi di emergenza, beni di prima necessità e servizi idrici e
igienico-sanitari alle comunità colpite dalle inondazioni», si legge in una nota
del Dipartimento di Stato statunitense ripresa dall’agenzia di stampa
internazionale Reuters. Sul versante cinese, le autorità hanno annunciato
l’avvio di operazioni di soccorso su vasta scala. Nell’ambito degli interventi
sono già state predisposte circa 30.000 forniture di emergenza, tra cui tende,
stufe, vestiti, coperte e letti pieghevoli. La Cina ha inoltre stanziato circa
14 milioni di euro per gli interventi di ricostruzione.
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