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It’s Time 2026: israeliani e palestinesi sono pronti per la pace. La diplomazia sta recuperando terreno
Non solo un Grande Evento di Buone Intenzioni: il Vertice della Pace organizzato dalla coalizione It’s Time, che si è svolto il 30 aprile all’Expo Center di Tel Aviv (ne abbiamo parlato qui e qui) è stato anche un momento importante di confronto delle proposte già da tempo sul tappeto a livello diplomatico, con l’annuncio di un molto prossimo Summit il 12 giugno a Parigi, che rilancerà la proposta (già da tempo sostenuta dalla Francia insieme all’Arabia Saudita) della soluzione a due stati, come pre-requisito per un sostenibile processo di pace. In proposito riceviamo e volentieri pubblichiamo questo comunicato che ci perviene dall’organizzazione ALLMEP (Alliance for Middle Peace) che raggruppa oltre 150 sigle attive a livello di società civile tra Israele e Palestina in una prospettiva di riconciliazione. Giovedì 30 aprile, il terzo vertice annuale It’s Time a Tel Aviv ha riunito centinaia di leader della società civile israeliana e palestinese – insieme a più di un centinaio di diplomatici – per proporre un percorso alternativo per la vita nella regione che prometta un futuro migliore per tutti. L’incontro, che comprendeva tavole rotonde, stand espositivi e un evento principale, è stato organizzato da una coalizione di oltre 80 organizzazioni affiliate – molte delle quali fanno parte della rete ALLMEP, che ha coordinato la sezione diplomatica della conferenza e – a supporto dell’iniziativa più ampia – ha pubblicato nuovi dati di sondaggio della nostra iniziativa AI Pulse che raccontano una storia in grado di ridefinire il modo in cui la comunità internazionale affronta questo momento: * Il 74% degli israelianisostiene o accetterebbe la normalizzazione regionale e la creazione di uno Stato palestinese. * L’81% dei palestinesipuò accettare un accordo di normalizzazione regionale che prevede la creazione di uno Stato palestinese. Questi dati sono rimasti costanti in quattro sondaggi consecutivi AI Pulse nell’arco di un anno. Entrambe le popolazioni, a quanto pare, sono pronte per la diplomazia. Attendono che i loro leader le portino al tavolo delle trattative e offrano un’alternativa al conflitto eterno. Un momento diplomatico – e una lacuna  L’evento It’s Time si è presentato quest’anno con un semplice messaggio: può essere, deve essere, sarà, Pace. E il messaggio proveniente dalla società civile arriva in un momento di autentico slancio diplomatico. Quadri di riferimento come la Dichiarazione di New York, il piano in 20 punti e l’Alleanza Globale per l’Attuazione della Soluzione a Due Stati sono percorsi per raggiungere quella soluzione diplomatica al conflitto, fino ad ora irraggiungibile. E sebbene la partecipazione della società civile a questi processi sia aumentata, la diplomazia e i cittadini che dovrebbero sentirsi coinvolti non sono stati sufficientemente coordinati. I quadri politici che non riescono a raggiungere i comuni cittadini israeliani e palestinesi rischiano di perdere la legittimità necessaria per essere mantenuti. Questo divario – tra la diplomazia ai più alti livelli e la comprensione popolare – è precisamente lo spazio occupato dalla società civile. Uno spazio che la coalizione It’s Time intende colmare – e il Summit di quest’anno ha compiuto un altro passo significativo in questa direzione. Cosa dicono i governi L’impegno diplomatico dimostrato è stato sorprendente. Nel video messaggio inviato alla conferenza, l’Alta Rappresentante dell’UE Kaja Kallas si è rivolta direttamente ai partecipanti israeliani e palestinesi con queste parole: “La società civile in Medio Oriente ha sempre dimostrato che la coesistenza pacifica è possibile, anche in presenza di incertezze sul piano politico… Voi sapete già cosa serve per creare percorsi sostenibili verso la pace. Dobbiamo metterci al vostro passo.” –  Kaja Kallas, Vicepresidente per gli Affari Esteri e la Giustizia Sociale dell’Unione europea. Kallas ha annunciato ulteriori 8 milioni di euro di finanziamenti dell’UE per progetti della società civile – oltre ai 18 milioni di euro stanziati lo scorso anno – e ha ribadito che la soluzione dei due Stati è l’unica via praticabile per una regione senza guerra. Anche il Ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha parlato al vertice tramite un video, dando seguito all’iniziativa guidata dalla Francia dopo l’Appello di Parigi dello scorso anno, in cui oltre 350 operatori di pace israeliani e palestinesi hanno definito le priorità che sono poi confluite nella Dichiarazione di New York. Ha infatti annunciato che la Francia riunirà nuovamente gli operatori di pace il 12 giugno a Parigi in vista del vertice dei leader del G7 che la Francia presiede. Nel loro insieme, questi impegni riflettono un cambiamento più ampio nel modo in cui la comunità internazionale concepisce la diplomazia di pace: * * l’Italia ha guidato il cambiamento di rotta del G7 del 2024volto a integrare formalmente la società civile nei processi diplomatici; * la Francia ha riunito 350 operatori di pace per la Paris Call, i cui risultati hanno contribuito alla Dichiarazione di New York. * il Regno Unito ha avviato un processo per la creazione di un Fondo internazionale per la pace israelo-palestinese; * l’UE ha stanziato 26 milioni di euro per progetti a favore della società civile – e la cifra è destinata a crescere. Il percorso diplomatico: punto di partenza ALLMEP ha convocato due panel diplomatici di alto livello che hanno messo in dialogo diretto responsabili politici e operatori del settore. Il primo, intitolato “Punto di partenza”, ha visto la partecipazione del Rappresentante speciale dell’UE Christophe Bigot e dell’ex vice capo del Consiglio di sicurezza nazionale israeliano, Eran Etzion, ed è stato moderato da Nivine Sandouka di ALLMEP. L’incontro ha esaminato il conflitto israelo-palestinese come fattore di instabilità regionale. Il dibattito ha chiarito che il sostegno pubblico a un percorso diplomatico esiste già, ma non ha un efficace riscontro sul piano politico. Il tema della sicurezza, hanno osservato i relatori, è centrale nell’atteggiamento dell’opinione pubblica sia israeliana che palestinese, ma non riceve sufficiente attenzione a livello diplomatico. Nivine Sandouka ha aperto la tavola rotonda sottolineando l’urgenza di avviare un’iniziativa diplomatica all’altezza dell’energia delle giovani generazioni: “Questa conversazione è particolarmente importante per le giovani generazioni, che non hanno vissuto la vera diplomazia, che non hanno mai sentito i politici articolare chiaramente la soluzione dei due Stati e che sono alla ricerca di azione concrete e trasformative, non l’ennesimo ciclo di ‘gestione’ del conflitto” Cristophe Bigot ha sottolineato un approccio dal basso, affermando: “Se si vuole la pace, è bene avere dei diplomatici, ma questa è solo la punta dell’iceberg. Il nocciolo della questione dipende dal cambiamento dell’opinione pubblica, in relazione alle opposte narrazioni, in una prospettiva di reale comprensione e proposta di idee nuove e creative.” Eran Etzion è intervenuto dicendo: “E’ arrivato il momento per la diplomazia, purché non sia una diplomazia vecchio stile. Abbiamo bisogno di un approccio più energico, più urgente e più incisivo. (…) La società civile è stata partecipe di questo cambiamento, contribuendo a promuovere iniziative come la Dichiarazione di New York, alla fine approvata da 151 Paesi”. L’era della guerra senza fine o un nuovo ordine regionale? La seconda tavola rotonda, intitolata “L’era della guerra senza fine – o un nuovo ordine regionale?”, ha visto la partecipazione dell’ambasciatore dell’UE Michael Mann, dell’ambasciatrice canadese Leslie Scanlon e del console generale francese Nicolas Kassianides, con la moderazione di Rana Fahoum dello Shalom Hartman Institute, e ha affrontato un’altra difficile domanda: stiamo entrando in un’era di guerra senza fine, o è possibile un nuovo ordine regionale? Rana Fahoum si è espressa chiaramente sull’argomento, affermando: “Il nostro ruolo principale è quello di preparare le persone alla possibilità della pace. Generare un linguaggio per quella possibilità. Parliamo il linguaggio del compromesso con dignità, non di un compromesso che prevede un vincitore su un perdente” Il Console Generale francese Nicolas Kassianides ha ribadito questo concetto sottolineando l’impegno della Francia nei confronti della società civile e affermando “Il legame che creiamo con la società civile non è un ripensamento, ma una parte fondamentale della nostra strategia diplomatica per Israele-Palestina.” Kassianides ha parlato del prossimo vertice del G7 e di come l’impulso dato dal lavoro della società civile si stia facendo sentire nei processi ai più alti livelli di governo. «Il contenuto dell’appello di Parigi per la TSS (Trans-Society for Social Services) è stato il fondamento della dichiarazione di New York», ha detto durante il panel. «La società civile israeliana e quella palestinese saranno al centro dell’attività diplomatica che la Francia intende svolgere nel contesto della sua presidenza del G7». “Non si tratta di un’interazione isolata limitata a questi eventi di alto livello”, ha concluso, sottolineando la natura cooperativa e quotidiana del lavoro. “Lavoriamo con voi e vi sosteniamo ogni giorno sul campo. È una relazione quotidiana.” L’ambasciatore dell’UE Michael Mann ha ribadito il sostegno dell’UE alla società civile, facendo eco al successivo annuncio di Kaja Kallas di un ulteriore finanziamento di 8 milioni di euro. “Sosteniamo la società civile, ciò che fate è davvero importante. Il contesto sta diventando sempre più difficile e noi siamo qui per sostenervi finanziariamente e politicamente”, ha affermato durante il dibattito. Questi colloqui sono poi culminati in un ricevimento diplomatico, con oltre 130 diplomatici – tra cui più di 30 capi missione – e oltre 100 portavoce della società civile israeliana e palestinese riuniti nella stessa sala per scambi ancor più diretti. Il compito che ci attende Sulla scia dell’elettrizzante energia dell’evento It’s Time, le migliaia di partecipanti e la forte presenza diplomatica descrivono un quadro molto chiaro. La diplomazia sta facendo progressi. I dati mostrano che l’opinione pubblica di entrambe le parti è più pronta per la pace di quanto il dibattito politico supponga. E sempre più spesso, la società civile viene coinvolta nei processi decisionali. Il compito ora è quello di approfondire tale integrazione, assicurando che la pace non sia solo negoziata a livello politico, ma compresa, sostenuta e, in ultima analisi, difesa dalle persone a cui è destinata. Con l’avvicinarsi del G7, gli oltre 200 membri di ALLMEP sono motivati a continuare in questo slancio verso un mondo migliore per tutti. Fonte: Alliance for Middle East Peace, 1° maggio 2026 Traduzione di Enzo Gargano per il Centro Studi Sereno Regis. Revisione a cura di Daniela Bezzi Centro Sereno Regis
May 6, 2026
Pressenza
Gioia del Colle, grazie alla mobilitazione bloccata la corsa podistica all’interno dell’aeroporto militare
Domenica 26 aprile 2026 si sarebbe dovuta svolgere a Gioia del Colle (BA) la tradizionale e consueta corsa annuale “Corri con Gioia”, giunta ormai alla dodicesima edizione, con una novità non di poco conto, cioè con un tratto di 7 km all’interno del perimetro della base aerea del 36° stormo, ubicata nel territorio comunale di Gioia, distante un chilometro dal perimetro della città. La corsa podistica era stata organizzata da Gioia Running, un’associazione dilettantistica locale, la quale aveva lanciato l’iniziativa circa un mese prima dello svolgimento con un raccapricciante messaggio promozionale in cui veniva fatto un accostamento non molto gradito dalla cittadinanza tra la potenza e la precisione degli aerei militari Eurofighter Typhoon, veri e propri strumenti di morte e le prestazioni sportive degli atleti e delle atlete. La cosa non è sfuggita al Comitato Cittadino per la Pace di Gioia del Colle, il quale si è mobilitato insieme alla società civile e ad altre associazioni locali, tra cui tutta la rete regionale dei Comitati per la Pace, DisarmataTerra, Emergency, Movimento nonviolento, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, per sollevare dubbi e perplessità circa l’opportunità in questo momento storico, caratterizzato da guerre e genocidi in corso, di organizzare un evento sportivo cittadino all’interno di una base militare e fuori dal centro cittadino, impedendo alla popolazione di fruire di un momento di convivialità nell’agorà cittadina, come nelle edizioni precedenti. La mobilitazione della società civile ha coinvolto e interpellato in primo luogo il Ministro della Difesa Guido Crosetto e il comandante dell’aeroporto, ai quali il Comitato ha inviato una lettera per chiedere delucidazioni in merito alle questioni legate soprattutto alla sicurezza, considerato l’ingresso di migliaia di persone all’interno della base militare. In un secondo momento, il Comitato ha contattato anche l’associazione podistica organizzatrice e il Comune di Gioia del Colle che, comunque, aveva dato il patrocinio economico e culturale all’iniziativa, ma a tutte queste sollecitazioni il Comitato non ha ricevuto alcuna risposta dalle istituzioni. Tuttavia, a meno di una settimana dallo svolgimento della “Corri con Gioia” la militarizzazione della gara podistica è stata bloccata per la parte relativa all’ingresso nella base militare da parte della Prefettura, che ha predisposto il divieto di accesso nella zona militarizzata… proprio per questioni di sicurezza! Questo episodio testimonia in maniera incontrovertibile che la militarizzazione dei territori si può arrestare, che non tutto ciò che viene organizzato, per il solo fatto che venga autorizzato dalle istituzioni necessariamente rispetti la sicurezza e i principi costituzionali e soddisfi il benessere della cittadinanza. È evidente che quando la società civile si mobilita e mette in discussione le modalità di svolgimento delle iniziative militaristiche ci si rende conto che la sicurezza dei cittadini e delle cittadine è il bene primario da soddisfare. Ecco perché è importante continuare a sensibilizzare contro la militarizzazione delle scuole e delle università, giacché finalmente qualcuno si rende conto che, di fatto, far entrare nelle caserme tante persone, così come condurre i bambini e le bambine, gli studenti e le studentesse nelle basi militari, come accade a Sigonella e in tante altre realtà italiane, per svolgere, ad esempio, la Formazione Scuola-Lavoro, rappresenta un serio problema. La propaganda delle forze armate in ambito scolastico, infatti, viola la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata dalle Nazioni Unite nel 1948; in particolare all’art. 26 si legge che l’istruzione «deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana e al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace». Come società civile pacifista, antimilitarista e nonviolenta riteniamo che la vicenda di Gioia del Colle rappresenti una clamorosa sconfitta per i guerrafondai sul territorio pugliese. Da questo episodio bisogna imparare che l’attivazione della società civile, l’invito alla mobilitazione e allo studio dei dettami costituzionali della convivenza civile, nonché la messa in discussione dello status quo può sortire effetti positivi per il benessere della popolazione e per respingere la militarizzazione dei nostri territori. Pagina Facebook del Comitato Cittadino per la pace     Michele Lucivero
May 4, 2026
Pressenza
Prarostino (TO), 12 aprile: incontro “La militarizzazione della società civile” con Osservatorio
DOMENICA, 12 APRILE 2026, ORE 16:30 PRAROSTINO (TO), CAPPELLA ROC La posizione storica della Comunità Valdese è sempre stata quella del dialogo e della promozione di una società democratica non militarizzata, ma di recente è stato fatto un passo in avanti: oltre ad essere attivamente impegnate nel contrasto alla crescente militarizzazione della società civile, promuovendo una cultura della non violenza e della pace, il Sinodo valdese ha di recente espresso fermo dissenso contro la presenza di militari nelle scuole, sostenendo invece un approccio pedagogico fondato sulla risoluzione pacifica dei conflitti.  In seguito a questa netta presa di posizione, la Comunità Valdese in particolare delle Valli Chisone e Pellice, in collaborazione con la Società di Studi Rorengh, ha organizzato un ciclo di sei  incontri per sensibilizzare la cittadinanza sul tema della militarizzazione, dedicando il quarto (previsto per il 12 aprile) all’esperienza dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università. Dopo l’intervento di Maria Teresa Silvestrini e Alessandra Alberti, entrambe facenti parte del Consiglio di Gestione dell’Osservatorio, in cui verrà presentato il Vademecum ed il libro Scuole e università di pace. Fermiamo la follia della guerra, che contiene gli atti dell’ultimo convegno nazionale dell’Osservatorio, verrà lasciato ampio spazio al dibattito, poiché la comunità locale si è dimostrata particolarmente attiva ed interessata all’argomento fin dal primo incontro. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente .
ForlaGreen dalla cura del quartiere alla costruzione di comunità
Sabato 28 marzo il quartiere Forlanini (periferia sud-est di Milano) ha vissuto una mattinata di forte partecipazione civica. La giornata di pulizia, promossa da numerose realtà del territorio, ha coinvolto adulti e bambini in un lavoro condiviso di cura degli spazi comuni: strade, giardini e aree del quartiere sono stati ripuliti grazie a un impegno diffuso che ha saputo unire generazioni e sensibilità diverse. L’iniziativa ha segnato anche l’avvio pubblico di ForlaGreen, un coordinamento nato per promuovere il decoro urbano e rafforzare una cultura della responsabilità condivisa. La mattinata si è conclusa con un momento conviviale presso l’Oratorio di San Nicolao della Flüe, restituendo il senso di una comunità che non solo interviene sui problemi, ma costruisce occasioni di incontro. ForlaGreen prende forma da un percorso avviato nei mesi precedenti, mettendo in rete esperienze già attive nel quartiere e orientandole in una direzione comune. L’obiettivo non è soltanto migliorare l’aspetto degli spazi, ma incidere sui comportamenti e sulla consapevolezza collettiva, coinvolgendo anche scuole e realtà educative in iniziative future. In questo quadro, la giornata del 28 marzo assume un significato che va oltre il semplice intervento sul decoro. Il degrado che attraversa i quartieri – fatto di incuria, rifiuti e abbandono – non è solo una questione materiale: è il segno di una distanza crescente tra le persone e i luoghi che abitano, di una perdita di attenzione verso ciò che è comune. Agire insieme per ripulire questi spazi significa allora scegliere una direzione diversa. Non limitarsi a segnalare o a lamentarsi, ma intervenire in prima persona, costruendo relazioni mentre si risolvono problemi. In questo senso, il gesto concreto della pulizia diventa anche un gesto culturale: introduce cura dove c’è abbandono, responsabilità dove c’è indifferenza, collaborazione dove c’è distanza. Il coinvolgimento di adulti e bambini rende ancora più evidente questo passaggio: il decoro urbano diventa occasione educativa, trasmissione di valori, esperienza condivisa di cittadinanza attiva. Non è solo “fare qualcosa”, ma imparare insieme un modo diverso di stare nello spazio pubblico. Da qui emerge un significato più profondo: contrastare il degrado senza alimentare contrapposizioni, senza cercare colpevoli, ma costruendo risposte collettive. È una pratica che, nei fatti, traduce la nonviolenza in azione concreta: non aggiunge tensione, ma la trasforma; non divide, ma connette. È proprio in questa prospettiva che questa esperienza trova il suo senso più pieno. Perché lega ciò che accade nel quotidiano – la cura di una strada, di un giardino, di un quartiere – a un orizzonte più ampio: quello della costruzione di relazioni più giuste, consapevoli e pacifiche. La pace, in questo contesto, non è un concetto astratto né un obiettivo lontano. È qualcosa che prende forma dentro pratiche come questa: quando le persone tornano a riconoscersi parte di una comunità, quando si riattiva fiducia, quando gli spazi condivisi diventano luoghi vissuti e non trascurati. Il successo della giornata è stato possibile grazie all’impegno di molte realtà del quartiere, tra cui: Comitato Forlanini, Associazione Sportiva Francesco D’Assisi, Comitato Genitori Francesco D’Assisi, Cooperativa Lo Specchio, Associazione La Nostra Comunità, Ottava Nota, Oratorio Comunità Pastorale Charles de Foucauld, Cinema Teatro Delfino, Mondo Senza Guerre e Senza Violenza. Con il supporto del Municipio e la collaborazione di AMSA, questa esperienza rappresenta il primo passo di un percorso più ampio. Un percorso in cui la cura degli spazi diventa anche cura delle relazioni, e in cui il contrasto al degrado può trasformarsi, concretamente, in costruzione di comunità e di pace, coltivando la bellezza dentro le persone e negli ambienti di vita che condividono.   Tiziana Volta
March 30, 2026
Pressenza
I video – Riforma della magistratura: Risposte competenti a slogan ingannevoli
Serie di video per comprendere cosa c‘è in gioco nel Referendum sulla riforma della magistratura. Ogni martedì e venerdì alle 19 una nuova puntata sulle pagine Facebook e Youtube di Carteinregola Cominciamo il 23 gennaio con un’intervento del costituzionalista Francesco Pallante: Come la Costituzione garantisce la separazione dei poteri e  l’autonomia della magistratura. Tra poche settimane si voterà per il referendum sulla riforma costituzionale della magistratura e nonostante lo straordinario risultato delle 500.000 firme raccolte in poche settimane per la richiesta di referendum popolare, le forze del SI continuano ad essere in vantaggio,  seppure con una progressiva riduzione della distanza dal fronte del NO. Il motivo principale è il disinteresse di molti cittadini, che pensano che la riforma non li riguardi, e soprattutto la disinformazione, favorita anche dalla  complessità dell’argomento, che  premia  gli  slogan di facile presa su chi – i più – non ha occasione di informarsi o di essere informato, e penalizza chi vuole  spiegare seriamente le tante ragioni  per opporsi. L’ impegno è quindi, come sempre, sul fronte della comunicazione, per  moltiplicare le occasioni di incontro e di dibattito e per  realizzare e diffondere materiali accessibili a tutti, che facciano comprendere che non si tratta di difendere i magistrati, ma i principi della nostra Costituzione e l’autonomia della magistratura, che sola può tutelare i cittadini – soprattutto i più deboli – dalla prepotenza dei più forti. L’Associazione Carteinregola, come già durante l’iter di approvazione dell’Autonomia regionale differenziata, intende lanciare una serie di puntate di approfondimento dei motivi del NO, con video di 10’ circa, ciascuno dedicato a uno slogan dei sostenitori della riforma trasformato in FAQ (domande frequenti) a cui risponde un esperto/a sul tema, rivelando la realtà che si cela  dietro le trombe della propaganda.  Interventi che possono riguardare gli aspetti giuridici della riforma e le loro ricadute, soprattutto sui diritti dei cittadini, o interventi dei protagonisti di tante realtà della società civile che hanno aderito ai comitati del NO, ciascuna con le motivazioni che scaturiscono dalla storia e dall’identità dell’organizzazione. Sono invitati a intervenire i presidenti dei Comitati del NO, giuristi, magistrati, avvocati, insieme a rappresentanti di tante organizzazioni della società civile che si stanno impegnando nella campagna. Hanno già dato la disponibilità: Silvia Albano, segretaria di Magistratura Democratica, Gaetano Azzariti, costituzionalista, Alfredo M. Bonagura, Consigliere Corte d’appello di Roma, Marina Boscaino, portavoce Comitati no AD, Christian Ferrari, Cgil nazionale, Enrico Fontana, Segretario di Legambiente nazionale, Elena Granaglia, Forum Disuguaglianze Diversità, Enrico Grosso, Presidente Comitato Giusto Dire NO, Rocco Maruotti segretario dell’associazione nazionale Magistrati, Francesco Pallante, costituzionalista, Maria Teresa Polito, magistrata della Corte dei conti, Emilio Ricci vicepresidente ANPI, Giovanni Salvi, già Procuratore generale della Repubblica. La  serie si aprirà venerdì 23 gennaio dalle 19, con un’intervento del costituzionalista Francesco Pallante sulle basi costituzionali della nostra democrazia, con la separazione dei poteri e l’ordinamento che ha garantito dal 1948 a oggi l’autonomia della magistratura e da alcuni interventi che affrontano  lo scenario  generale delle riforme in atto che si collocano, insieme a quella della magistratura, in un quadro di smantellamento di molti fondamenti e diritti costituzionali: dall’autonomia differenziata al premierato, dal Decreto sicurezza alla riforma della Corte dei Conti, alla riforma della legge elettorale, tutti  indici di un disegno inteso a rafforzare l’esecutivo. Quindi la serie passa in rassegna, in ogni puntata, un argomento specifico delle “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, per rispondere alle principali argomentazioni del SI, indicando per ciascun argomento le ricadute sui cittadini. Di seguito alcuni esempi: Una riforma della giustizia?  (Una giustizia più  efficiente,  più rapida,  più giusta per il cittadino?) Una riforma della separazione delle carriere? (Un giudice più imparziale e indipendente dal PM? Difensore e PM uguali davanti al Giudice? Il cittadino sarà più o  meno tutelato dal nuovo  PM?) La magistratura sarà meno “politicizzata”? (La scelta del sorteggio libererà il Consiglio Superiore della Magistratura dalle correnti ?Le correnti dei magistrati sono un male da eliminare?) L’autonomia della magistratura sarà garantita?  (Il pubblico ministero sarà sottoposto all’esecutivo?  La nuova  speciale corte disciplinare funzionerà meglio dell’attuale CSM? ) Ecc. In  parallelo sono proposte le testimonianze e le ragioni delle tante realtà della società civile che si stanno impegnando per la campagna referendaria Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com 21 gennaio 2026
January 22, 2026
carteinregola
Libertà di espressione: in Italia il dissenso è “ostruito”
L’Italia non è un Paese dove la società civile può operare con garanzie piene, bensì uno stato in cui il diritto di protesta, di associazione e di critica incontra ostacoli sistematici. È questo il verdetto severo – ma diciamo la verità, anche prevedibile – del rapporto annuale “Power Under Attack […] L'articolo Libertà di espressione: in Italia il dissenso è “ostruito” su Contropiano.
December 13, 2025
Contropiano
Campo Base Stroppiana (VC): la militarizzazione dei territori e della società civile avanza
Il 21 e 22 settembre 2025 si è svolta la terza edizione del “Campo Base Stroppiana” in provincia di Vercelli, promossa dalla Fondazione Marazzato, omonima dell’azienda nata nel 1952 e che si occupa di ambiente e sostenibilità (rifiuti speciali, bonifiche ambientali, spurghi civili e industriali le sue attività principali). Il campo propone due giornate dedicate al “motorismo storico” con un “focus speciale sui mezzi militari” ed è rivolto a collezionisti ed appassionati, ma anche a famiglie e società civile in generale. Lo scopo è quello di suscitare “curiosità” verso la storia di mezzi militari, in particolare carri armati, e di celebrarne le eroiche imprese nelle guerre in cui sono stati impiegati (clicca qui per le info sull’evento). Il programma prevede convegni, “attività dinamiche”, visite guidate, un giro nelle risaie vercellesi e un concerto della banda militare di Assoarma, la federazione delle associazioni d’arma della Repubblica Italiana. Le “attività dinamiche” consistono nel salire a bordo di mezzi corazzati funzionanti come l M4 Sherman e l’AMX-13 o altri mezzi militari storici, visitare un vero accampamento “con rievocatori in divisa che ti accompagneranno in un viaggio nel tempo” e ancora, sperimentare simulazioni in realtà virtuale di ambientazioni d’epoca come ad esempio una caserma della Prima Guerra Mondiale.    È previsto anche un tour tra le risaie a bordo di mezzi storici  e per il pranzo si possono gustare le prelibatezze del territorio. Insomma, un’occasione ricca di esperienze “culturali” interessanti, inedite e anche divertenti. Peccato che, trattandosi di un evento che mette al centro i mezzi militari, la parola “guerra” non venga mai nominata, anzi, il convegno tematico ha come titolo “Meccanica di pace: ali, ruote e racconti che hanno fatto la storia e ispirato il presente” e gli esperti di cosa parlano? Del riutilizzo di tali mezzi in ambito civile nonché di “aneddoti” che li riguardano. Il linguaggio utilizzato nella descrizione del programma infatti è tutto teso ad attirare il pubblico, utilizzando ripetutamente parole come “storia”, “cultura” e ne sottolinea l’aspetto ludico e divertente: esperienze di realtà virtuale che rendono i visitatori “protagonisti” e la ricorrente parola “aneddoti”, riferita ai mezzi militari. In realtà, questo è un altro degli innumerevoli esempi di eventi atti a legare a doppio filo il mondo militare con il territorio, esaltandone la storia e la cultura al fine di affermare la propria presenza ed influenza. Le immagini, infatti, raccontano ben altro rispetto al linguaggio edulcorato del programma: oltre a carri armati e uomini e donne in divisa, una in particolare mostra un giovane che si esercita a sparare imbracciando un fucile, prova di quanto tutta questa non sia altro che un’operazione di vera e propria propaganda militare. Qui alcune immagini tratte dal sito, clicca qui. Alessandra Alberti, Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università, Piemonte