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Azione Contro la Fame: “La realtà attuale è molto preoccupante”
«Con 645 milioni di persone che soffrono la fame, il diritto al cibo resta ancora uno dei diritti umani più violati, soprattutto in Africa – ha dichiarato oggi Simone Garroni, direttore generale di Azione Contro la Fame – La leggera flessione registrata, a 4 anni dal 2030, ci lascia in realtà lontani anni luce dall’Obiettivo Fame Zero. E i recenti tagli di molti governi occidentali agli aiuti umanitari, combinati con gli aumenti delle spese militari, fanno chiaramente capire che l’agenda politica deve cambiare e rimettere al centro il diritto al cibo”. Osservando i dati rilevati dal rapporto SOFI (Stato della Sicurezza Alimentare e della Nutrizione nel Mondo) pubblicato questa mattina da cinque agenzie delle Nazioni Unite, Azione Contro la Fame ha riscontrato che nel 2025: * le persone che hanno sofferto la fame sono 645 milioni (il 7,8% della popolazione mondiale); * se la fame sta diminuendo a livello globale (14 milioni di persone in meno rispetto al 2024), la disparità tra i continenti si allarga e il nuovo epicentro globale della fame è l’Africa, dove per la prima volta il numero di persone colpite dalla fame, 309 milioni di persone – pari a 1 su 5 – supera quello in Asia; * in condizione di insicurezza alimentare moderata o grave vivono 2,1 miliardi di persone (25,8% della popolazione mondiale); * quasi un terzo della popolazione mondiale (32,7%) e in Africa il 66,6% degli abitanti non potevano ancora permettersi una dieta sana. In specifico, Azione Contro la Fame osserva che: > Il rapporto nel 2025 sono 645 milioni le persone (in un intervallo compreso > tra 608 e 696 milioni), pari al 7,8% della popolazione mondiale, a soffrire la > fame. A queste si aggiungono le oltre 2,1 miliardi di persone che si trovano > in una condizione di insicurezza alimentare moderata o grave. > Nonostante un leggera riduzione rispetto all’anno precedente, pari a 14 > milioni di persone in meno, il numero di persone che soffre la fame resta più > alto rispetto al periodo pre-pandemico e nasconde una frattura significativa. > La flessione globale è dovuta ai progressi in America Latina, nei Caraibi e in > Asia. > Invece cresce in Africa, dove il numero di persone colpite dalla fame è > arrivato 309 milioni, pari a 1 africano su 5, e per la prima volta supera > quello in Asia (292 milioni). In appena 15 anni la cifra africana è quasi > raddoppiata, a seguito di conflitti, sfollamenti, crisi climatiche e shock > economici che rendono il continente africano il nuovo epicentro della fame nel > mondo. Anche altri numeri confermano la maggiore gravità della situazione in > Africa: il 56,6% della popolazione vive in insicurezza alimentare moderata o > grave e il 66,6% non può permettersi una dieta sana (contro il 28,9% in Asia e > il 25,7% nei Caraibi). Sulla diversificazione minima della dieta, l’Africa > tocca i livelli più bassi al mondo: 20,5% nei bambini tra 6 e 23 mesi (media > globale 30,8%) e 43% nelle donne tra 15 e 49 anni (media globale 62,7%). > L’approfondimento tematico dell’edizione 2026 del Report SOFI, relativo alle > sfide dell’elevato costo di una dieta sana, impone un’ulteriore riflessione. > Nel 2025 quasi un terzo della popolazione mondiale (32,7%) non poteva ancora > permettersi una dieta sana, il cui costo è continuato a salire e ha raggiunto > i 4,28 dollari (a parità di poter di acquisto) mostrando gli effetti > dell’inflazione alimentare. > Rispetto all’obiettivo dichiarato nel rapporto di abbassare i prezzi > alimentari, Azione Contro la Fame rileva come il costo di un’alimentazione > sana sia un indicatore importante, ma non può da solo guidare le politiche > pubbliche; è necessario anche analizzare tutte le cause delle dinamiche dei > prezzi e comprendere le implicazioni sui redditi dei piccoli produttori > alimentari. È quindi fondamentale affrontare le disuguaglianze e gli squilibri > di potere lungo l’intera filiera alimentare, dalla produzione al consumo. > La lotta alla fame deve quindi passare attraverso la trasformazione dei > sistemi alimentari ponendo l’agroecologia contadina e l’agricoltura locale al > centro di questo processo. È il diritto al cibo che deve essere messo in cima > alle priorità politiche. “Siamo specialisti da 47 anni, preveniamo fame e malnutrizione, ne curiamo gli effetti e ne prevediamo le cause – specifica il comunicato di Azione Contro la Fame | www.azionecontrolafame.it, un’organizzazione umanitaria internazionale impegnata a garantire a ogni persona il diritto a una vita libera dalla fame – Siamo in prima linea in 52 Paesi del mondo per salvare la vita dei bambini malnutriti e rafforzare la resilienza delle famiglie con cibo, acqua, salute e formazione. Guidiamo con determinazione la lotta globale contro la fame, introducendo innovazioni che promuovono il progresso, lavorando in collaborazione con le comunità locali e mobilitando persone e governi per realizzare un cambiamento sostenibile. Ogni anno aiutiamo 21,2 milioni di persone”. Redazione Italia
July 21, 2026
Pressenza
L’intellettuale impegnato Jean Ziegler ci ha lasciato una grande eredità
Insegnante, scrittore, relatore per i diritti dell’uomo all’ONU e uomo politico svizzero, è spirato nel sonno il 10 giugno, all’età di 92 anni, il gigante della parola d’oltralpe. Qui di seguito un’intervista del 2019 a casa sua, con sua moglie … Leggi tutto L'articolo L’intellettuale impegnato Jean Ziegler ci ha lasciato una grande eredità sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Ricordo di Jean Ziegler, studioso marxista e militante della sinistra anticapitalistica e altermondialista. L’altra Svizzera
Il 10 giugno scorso è scomparso all’età di 92 anni Jean Ziegler. Ecco un breve ricordo per rendere omaggio a una figura che ci ha molto influenzato e che abbiamo molto ammirato. Dopo la scelta giovanile per il socialismo e per il comunismo, la sua militanza è stata nel segno della critica radicale del capitalismo e della sua logica di funzionamento come sistema mondiale. Da qui la sua costante attenzione al rapporto Nord-Sud. La scelta di sostenere i movimenti di liberazione nazionale e la rivoluzione cubana lo rese popolare presso noi terzomondisti in questa parte del pianeta. È celebre l’episodio con il Che nel 1964. In quanto militante comunista, fu incaricato di guidare Ernesto Guevara nella visita a Ginevra, dove il ministro della Cuba rivoluzionaria si era recato per un incarico istituzionale. Preso dal fervore rivoluzionario, Ziegler esternò al Che il proposito di seguirlo in America Latina e lui fermamente lo dissuase. “Il tuo posto di lotta è qui. Qui c’è la testa del mostro”. La Svizzera delle banche, della finanza internazionale, sede di multinazionali, rifugio, con il segreto bancario, dei capitali illegali mafiosi, delle dittature di mezzo mondo, sede di mercanti del commercio mondiale delle armi e via elencando. Il suo libro che fece epoca per noi fu Una Svizzera al di sopra di ogni sospetto, uscito nel 1976 con Oscar Mondadori e pertanto di larga diffusione. Lo conobbi nel 1980 a Milano in occasione di un convegno internazionale promosso dalla benemerita e formativa Lega Internazionale per i Diritti e la Liberazione dei Popoli, fondata da Lelio Basso e allora animata da Piero Basso. Ci siamo ritrovati nei primi anni 2000 come Associazione Culturale Punto Rosso per il movimento altermondialista e per i Forum Sociali Mondiali. È nota la sua lunga militanza quale consigliere socialista in varie legislature presso il Consiglio Nazionale (Parlamento) della Svizzera. Tra il 2000 e il 2008 è stato incaricato all’Onu quale “Relatore speciale per il diritto al cibo” e in questa veste ha denunciato la fame nel mondo e le malefatte del capitalismo. Nella sua visione, si tratta di un sistema economico e sociale sicuramente irriformabile e pertanto semplicemente da superare. Il suo rapporto costituisce uno studio accurato e un’indagine scrupolosa. Oggi nel mondo si produce cibo in quantità e in qualità tale da poter sfamare 12 miliardi di esseri umani. Nel 2008 la popolazione mondiale era di 6,8 miliardi di persone, oggi è 8,3 miliardi. Con il corollario necessario: lo scandalo, l’abominio della morte per fame di una parte dell’umanità, non solo ovviamente nel Sud Globale, ma addirittura anche nel Nord Globale. Non si può dire pertanto, come si fa di solito, che un bimbo/una bimba è morto/morta per fame. È stato ucciso/uccisa. È così che ogni cinque secondi un bambino/una bambina di età inferiore ai dieci anni muore di fame in un pianeta che abbonda di cibo e di ricchezza materiale a causa di un sistema profondamente ingiusto, appunto da superare. Tra i tanti suoi libri, ne rammentiamo solo alcuni: La Svizzera lava più bianco (Mondadori) del 1990, La privatizzazione del mondo (Marco Tropea Editore) del 2003 (poi Il Saggiatore), Il capitalismo spiegato a mia nipote. Nella speranza che ne vedrà la fine (Meltemi) del 2021. Proprio alla speranza ha dedicato la sua ultima fatica. Où est l’espoir? Dov’è la speranza ? (Seuil 2024), con la bellissima epigrafe che riporta i versi della canzone di Mercedes Sosa, monito per ognuno/ognuna di noi, militante e non. Solo le pido a Dios Que el dolor no me sea indiferente Que la reseca muerte non me encuentre Vacía y sola sin haber hecho lo suficiente. Chiedo solo a Dio Che il dolore non mi lasci indifferente Che la morte rinsecchita non mi trovi Vuota e sola senza aver fatto quello che occorreva. Giorgio Riolo
June 14, 2026
Pressenza
Report de La Via Campesina su sovranità alimentare, guerra, imperialismo e fame nel mondo
In occasione del 30° anniversario della Giornata internazionale delle lotte contadine, il 17 aprile 2026, La Via Campesina ha pubblicato il suo documento programmatico sulle guerre nel mondo. Nel 30° anniversario del massacro di Eldorado dos Carajás, un tragico evento che ha segnato la storia de La Vía Campesina, dove contadini senza terra in Brasile furono uccisi dalla polizia federale per aver difeso il loro diritto alla riforma agraria. A pochi chilometri di distanza e 30 anni dopo, il mondo continua a mietere vittime innocenti, in uno scenario sempre più critico, segnato dalla pressione del potere imperiale e dalle tensioni geopolitiche. La Via Campesina, movimento contadino ed ecologista internazionale che riunisce oltre 180 organizzazioni provenienti da 81 paesi e rappresenta più di 200 milioni di contadini, agricoltori, popolazioni indigene e comunità rurali, lancia l’allarme presentando un documento programmatico: “GLOBALIZATION OF WAR AND THE STARVATION OF PEOPLES Food Sovereignty Against Imperialism and Global Wars” (ovvero, “La sovranità alimentare di fronte alla guerra, all’imperialismo e alla fame dei popoli nel mondo”), un position paper che affronta elementi chiave per comprendere l’impatto delle guerre e del potere imperialista sulla sovranità alimentare dei popoli. In linea con la sua lotta centrale, “di fronte alle crisi globali, costruiamo la sovranità alimentare per garantire il futuro dell’umanità”, LVC sottolinea l’urgenza della situazione. Si legge nell’incipit: “Mai nella storia recente così tanti conflitti armati sono scoppiati simultaneamente in così tanti continenti. Le guerre a Gaza, in Libano, Mali, Ucraina, Sudan, Yemen, Myanmar, nel Sahel, nella Repubblica Democratica del Congo e in Siria non sono tragedie isolate. Sono manifestazioni sintomatiche di un unico sistema globale strutturalmente malato, costruito sulla logica dell’accumulazione illimitata di capitale, del razzismo strutturale, dell’escalation delle tensioni geopolitiche, dello sfruttamento delle risorse e del dominio neocoloniale imperialista. Oggi convergono 4 dinamiche che si rafforzano a vicenda: una crisi strutturale del capitalismo globale, l’escalation dell’imperialismo militare da parte delle potenze dominanti, lo sviluppo di tecnologie militari con effetti sempre più distruttivi e l’uso deliberato del cibo come arma. Queste dinamiche costituiscono una minaccia esistenziale non solo per i sistemi alimentari, ma anche per l’umanità e la natura stessa, con gravi violazioni dei diritti umani che eludono le convenzioni internazionali vincolanti. La difesa della terra e del cibo è stata storicamente parte integrante delle lotte dei popoli contro i colonizzatori. Fin dai primi tempi del colonialismo, terre, acque, foreste e territori sono stati conquistati per arricchire gli egemoni globali. Oggi, il neocolonialismo e il neoimperialismo continuano attraverso interventi militari e sistemi commerciali, istituzioni finanziarie e monetarie neoliberiste e multinazionali. Queste dinamiche fanno parte di ciò che Naomi Klein definisce “capitalismo dei disastri”, un sistema in cui le crisi vengono sfruttate per imporre privatizzazioni e deregolamentazione, garantendo che siano proprio loro a ricostruire e promuovere nuove tecnologie per un nuovo sistema di produzione alimentare.” Il documento ha preso in considerazione importanti dati forniti da rapporti del Comitato per la pesca della FAO, attraverso il suo rapporto sullo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo (SOFI), dello Stockholm International Peace Research Institute, dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), tra gli altri, riguardo ai conflitti globali e al loro impatto sui sistemi alimentari nei Paesi colpiti. “I poveri delle zone rurali, coloro che nutrono il mondo, stanno pagando il prezzo più alto.” – scrive La Via Campesina nel suo report – “Sono intrappolati nella povertà, nella fame e nei conflitti, che causano espropriazione e migrazioni forzate. (…) I fatti richiedono un’urgente chiarezza morale e politica.” Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) (1), i conflitti armati sono la principale causa di fame a livello globale. Sono: * 733 MILIONI persone che soffrono la fame nel mondo (FAO SOFI 2024); * 3,1 MILIARDI persone che non possono permettersi una dieta sana (FAO); * 60% le persone che soffrono la fame viventi in zone di conflitto (WFP); * e $2,44 TRILIONI spese militari globali nelle zone di conflitto 2023 (SIPRI ). Secondo La Via Campesina (LVC): “L’accumulazione di capitale, motore dell’ordine economico globale, si è sempre basata su due forme di espropriazione: lo sfruttamento del lavoro umano e la mercificazione della natura. Terra, acqua, semi, minerali, geni e spazio atmosferico sono stati tutti trasformati in risorse commerciabili. Quando queste risorse diventano scarse o quando gli stati potenti percepiscono una minaccia al loro approvvigionamento, la guerra diventa lo strumento prescelto.” È impossibile comprendere l’attuale proliferazione delle guerre senza confrontarsi con le profonde contraddizioni strutturali del capitalismo del XXI secolo. La globalizzazione della guerra nel mondo sta generando una pericolosa transizione dovuta alle dispute geopolitiche per il potere. Regioni come il mondo arabo e la sua sfera geopolitica, il Corno d’Africa, il Sahel, l’America Latina e il Sud-est e l’Est asiatico (l’Indo-Pacifico) sono diventate teatri centrali della competizione tra superpotenze. La LVC lancia l’allarme su come il multilateralismo sotto l’egida delle Nazioni Unite (ONU) sia effettivamente minacciato, subendo una pressione crescente da parte di potenze egemoniche concorrenti, che porta le Nazioni Unite ad essere irrilevanti nella regolamentazione e nella definizione delle relazioni internazionali. Con l’erosione dell’egemonia statunitense sotto il peso della finanziarizzazione, della deindustrializzazione, dell’ascesa della Cina come superpotenza economica e tecnologica e dell’emergere dei BRICS, la politica estera degli Stati Uniti è diventata sempre più assertiva. Come viene scritto nel report, la dinamica geopolitica è caratterizzata da quattro elementi strutturali: – Militarizzazione dell’economia globale: la spesa militare ha raggiunto la cifra record di 2.440 miliardi di dollari nel 2023 (SIPRI, 2024), mentre la FAO stima che porre fine alla fame nel mondo costerebbe 267 miliardi di dollari all’anno. La scelta di armare anziché nutrire non è una necessità economica, bensì una decisione politica. Riflette una prospettiva in cui il dominio della geopolitica è visto come una via per il dominio dell’economia globale. – L’ascesa del complesso militare-industriale: le lobby delle armi negli Stati Uniti, in Francia, in Israele e in altri paesi esercitano un’influenza significativa sulla politica estera. Le esportazioni di armi generano profitti nell’ordine delle centinaia di miliardi, mentre i territori che le ricevono si misurano in numero di vittime. La capacità distruttiva degli armamenti moderni è senza precedenti e mette il mondo intero a rischio nucleare. – La corsa alle risorse naturali: elementi delle terre rare, combustibili fossili, acqua e terreni agricoli sono la vera posta in gioco nella maggior parte dei conflitti contemporanei. Il blocco delle esportazioni di grano ucraino, la corsa al cobalto congolese e l’assedio delle zone di pesca di Gaza riflettono tutti questa logica. – Dipendenza strutturale dal Sud del mondo: decenni di aggiustamenti strutturali neoliberisti hanno eroso la sovranità alimentare delle nazioni in via di sviluppo, rendendole dipendenti da corridoi di importazione facilmente trasformabili in armi attraverso sanzioni, blocchi o interdizioni marittime. Oltre a questo, la globalizzazione della guerra porta inevitabilmente ad una catastrofe ecologica. “I conflitti armati accelerano la distruzione ambientale attraverso il bombardamento degli ecosistemi, la contaminazione del suolo e dell’acqua, la combustione di combustibili fossili in quantità massicce e il collasso della governance ambientale. Le zone di guerra diventano spesso siti di inquinamento tossico, deforestazione e perdita di biodiversità. Allo stesso tempo, l’accelerazione della crisi ecologica alimenta le tensioni geopolitiche. Con il superamento dei limiti planetari, tra cui l’instabilità climatica, la scarsità d’acqua, il degrado del suolo e la perdita di biodiversità, la competizione per le risorse naturali si intensifica.” In queste guerre si sta tornando ad un uso strategico della fame come arma di guerra. Se prima era una strategia usata dagli imperi nella storia per affamare e sottomettere i popoli,  questa antica logica viene applicata con precisione moderna: attraverso bombardamenti aerei dei sistemi di irrigazione, blocchi marittimi sulle importazioni di cibo, sanzioni che limitano l’accesso a fertilizzanti e pesticidi e il deliberato attacco a banche di semi, depositi di cereali, flotte pescherecce e mercati agricoli. LVC analizza i tre casi seguenti che dimostrano lo smantellamento deliberato dei sistemi alimentari come meccanismo di coercizione, punizione e controllo della popolazione: * A Gaza, la distruzione dell’80% dei terreni agricoli, il bombardamento dei pescherecci e il blocco dei corridoi umanitari costituiscono ciò che il Relatore Speciale delle Nazioni Unite ha definito “genocidio per fame”. * In Yemen, un decennio di blocco del porto di Hudaydah, punto di ingresso per il 70% delle importazioni alimentari, ha prodotto una delle peggiori carestie della storia moderna. * In Sudan, le Forze di Supporto Rapido hanno sistematicamente distrutto granai e saccheggiato terreni agricoli, trasformando un granaio in una catastrofe. “Questi non sono danni collaterali.” – scrive LVC – “Sono politiche deliberate e devono essere definite come tali: crimini di guerra.” La Via Campesina, in quanto movimento che riunisce le organizzazioni contadine a livello globale, ha riflettuto su questo tema e ha costantemente denunciato l’uso della fame come arma di guerra e il business che ne deriva. La distruzione e l’occupazione militare ne traggono vantaggio, alimentando genocidi in corso e perpetrando un numero incalcolabile di violazioni dei diritti umani e crimini contro l’umanità, che rischiano di restare impuniti, con donne e bambini che rappresentano i soggetti più vulnerabili. Uniti contro l’imperialismo, il neocolonialismo, la criminalizzazione delle lotte e l’espropriazione dei territori, La Via Campesina invita le sue organizzazioni associate e le organizzazioni alleate a studiare e condividere il documento come strumento educativo divulgativo e come contributo della classe contadina globale, espresso con la sua stessa voce.   (1) Fonti: FAO State of Food Security 2024 | WFP Global Report 2024 | SIPRI Military Expenditure Database 2024   Comunicato di La Via Campesina: https://viacampesina.org/en/2026/04/food-sovereignty-in-the-face-of-war-imperialism-and-the-hunger-of-peoples-around-the-world/ Per scaricare position paper: EN_LVC_2026_04_17_Documento_di_posizione_LA_GLOBALIZZAZIONE_DELLA_GUERRA_E_LA_FAME Documento di posizione di EN LVC_La sovranità alimentare di fronte alla guerra Lorenzo Poli
April 23, 2026
Pressenza
Sprechiamo ancora 555,8 grammi di cibo pro capite a settimana
Nel primo decennale dall’approvazione dell’Agenda ONU 2030 (settembre 2015) diventa urgente tracciare un bilancio sugli Obiettivi di Sostenibilità indicati nella Carta, in particolare quello al punto 12.3 che prevede di dimezzare lo spreco alimentare entro il 2030. L’Italia segna un miglioramento generale ma non adeguato a cogliere il traguardo dei 369,7 grammi di cibo sprecato settimanalmente, obiettivo che il nostro Paese dovrebbe raggiungere entro il 2030. Ad attestarlo sono i dati del nuovo Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International che, in vista del 29 settembre 2025, 6^ Giornata Internazionale della Consapevolezza delle Perdite e degli Sprechi Alimentari istituita dalle Nazioni Unite, ha monitorato il comportamento degli italiani nel mese di agosto 2025, attraverso l’indagine promossa dalla campagna pubblica Spreco Zero con l’Università di Bologna, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari, su monitoraggio Ipsos. L’indagine conferma che vale 555,8 gr lo spreco settimanale medio in Italia registrato quest’estate, un dato che riferito all’agosto 2024 era di 683 grammi, e che scende in modo significativo nell’area centrale del Paese, diventata la più virtuosa con “soli” 490,6 grammi, mentre a nord si sprecano mediamente 515,2 grammi di cibo ogni 7 giorni, e al sud il dato si impenna con 628,6 grammi a settimana. Più virtuose le famiglie con figli, che abbassano la soglia di spreco del 17% rispetto alle famiglie senza figli (+ 14 %) e più virtuosi i grandi comuni (-9%) di quelli medi (+ 16%). Nella hit dei cibi sprecati la frutta fresca (22,9 g), la verdura fresca (21,5 g) e il pane (19,5 g), segue l’insalata (18,4 g) e cipolle/tuberi (16,9 g). “Le pressioni economiche, in particolare l’inflazione che questa estate ha colpito fortemente i generi alimentari (+ 3,7%), sottolinea il direttore scientifico di Waste Watcher, l’agroeconomista Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero, possono aver suggerito alle famiglie acquisti più ponderati e una maggiore attenzione alla prevenzione degli sprechi. L’utilizzo di strumenti semplici e mirati, come la app Sprecometro, strumento di autovalutazione e monitoraggio dello spreco domestico, permette di attivare trasformazioni comportamentali durature, contribuendo a consolidare comportamenti virtuosi: quindi un percorso concreto verso la riduzione del 50% dello spreco alimentare entro il 2030. Trasformazione ‘strutturale’ è anche l’atteggiamento dei cittadini nei confronti dello spreco: ma con un rinnovato senso di giustizia, responsabilità e interconnessione globale. La sfida dei prossimi anni sarà rafforzare questa tendenza, affinché il traguardo del 2030 non resti un auspicio, ma diventi un risultato condiviso”. Nel mondo vengono sprecate ogni anno 1,05 miliardi di tonnellate di cibo, 1/3 della produzione alimentare globale. Di questo 33%, il 19% del cibo viene sprecato a livello di vendita al dettaglio, ristorazione e famiglie, mentre il 13–14% nella fase di produzione e raccolta. Mentre il cibo viene sprecato, la fame persiste: 673 milioni di persone soffrono la fame, pari all’8,2% della popolazione mondiale, di cui il 20,2% in Africa e il 6,7% in Asia. In aggiunta: 2,3 miliardi di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare, senza accesso garantito a un’alimentazione sufficiente e nutriente. Lo spreco e le perdite alimentari non sono solo un problema etico e sociale: hanno un impatto devastante sull’ambiente: lo spreco di cibo è responsabile di quasi il 10% delle emissioni globali di gas serra, ovvero 5 volte quelle generate dall’aviazione. Il 28% dei terreni agricoli, pari a 1,4 miliardi di ettari, viene utilizzato per produrre cibo che non verrà mai mangiato. È una superficie pari a 4 volte l’intera Unione Europea. E un quarto dell’acqua dolce utilizzata in agricoltura viene sprecato nella produzione di alimenti che finiranno nella spazzatura: si tratta di circa 250 km³ di acqua, l’equivalente del fabbisogno idrico annuo dell’intera popolazione mondiale. Nel 2025, anno delle guerre in Ucraina e in Medio Oriente, della crisi di Gaza e dell’emergenza climatica ma anche della sfida sui dazi, Waste Watcher ha deciso di aprire un focus speciale per capire se e come questi fattori influiscono sulle nostre abitudini di approvvigionamento, fruizione e gestione del cibo. Il risultato è, con tutta evidenza, l’impatto tangibile di essi sulle scelte di fruizione alimentare degli italiani: più di 1 cittadino su 3 (il 37%) ritiene utile puntare sui prodotti made in Italy nell’attuale contesto di guerre e tensioni internazionali, ma anche di crisi dei dazi. E ancora: 1 su 10 privilegia semplicemente i prodotti più economici, a prescindere dalla loro sostenibilità, mentre il 5% ha direttamente ridotto la spesa alimentare per ragioni economiche, percentuale che raddoppia negli under 25. Un italiano su 5, ovvero il 22%, afferma di preferire prodotti locali e a chilometro zero, confermando una crescente attenzione alla prossimità e al legame con il territorio, soprattutto nel Mezzogiorno. Qui il Report: https://www.sprecozero.it/wp-content/uploads/2025/09/WWI25_25settembre2025-pdf.pdf.   Giovanni Caprio
September 27, 2025
Pressenza